Sussurri Mascherati: La Prima Volta di Mia Moglie con un’Altra

Marco, 32 anni, guarda eccitato sua moglie Rosa, 29 anni, mentre si fa scopare per la prima volta da un altro uomo durante il Carnevale di Venezia.

11 min read September 22, 2026New

Il Carnevale di Venezia non mentiva mai. Dietro ogni maschera c’era un desiderio che di giorno non osavi dire ad alta voce, e io, Marco, trentadue anni, lo sapevo da mesi. Mia moglie Rosa, ventinove, sposata con me da quattro anni di letti caldi e di gesti teneri, ascoltava da tempo la mia confessione più sporca: volevo vederla presa da un altro uomo, con il mio pieno consenso, mentre io restavo lì a guardare e a bruciare. Non era una prova d’amore storta; era la mia fantasia più vera, e lei la conosceva a memoria, parola per parola.

Quella sera, tra le calli affollate e l’odore di cera delle torce, indossavamo maschere veneziane. La sua era dorata, sottile, lasciava libere le labbra rosse; la mia nera, semplice. Fu così che incontrammo Victor, trentacinque anni, architetto affascinante, maschera d’argento che non nascondeva del tutto gli occhi scuri e il sorriso sicuro. Ci parlò di ponti e di luce sul canale; Rosa rise, e nel riso c’era già qualcosa di più. I sguardi si allungarono. Dietro le maschere i sussurri divennero confidenze. «Mi piace», mi disse all’orecchio, voce bassa, mentre Victor ordinava un altro spritz. «Mi attrae. Davvero.»

Il sangue mi scese tutto in basso. La gelosia mi leccò la gola, ma l’eccitazione la vinse di netto. La presi per un polso, la attirai contro di me. «Se lo desideri davvero», le sussurrai contro la guancia, «vivilo. La tua prima volta con un altro. Io ti guardo. Ti voglio vedere. Solo se lo vuoi tu, Rosa. Consenso chiaro, adesso.» Lei mi fissò attraverso i fori della maschera, le pupille dilatate. «Lo voglio», rispose. «Con te che guardi. Con te che dici di sì.» Victor capì senza bisogno di troppe parole: tre adulti, tre sì espliciti, nessuna ubriachezza, solo Carnevale e desiderio nudo.

Tornammo in hotel lungo il Canal Grande, la suite con i velluti scuri e il letto enorme. La tensione non scese di una virgola; salì. Victor si tolse la maschera per primo, rivelando il volto tagliente, la bocca che sapeva già dove posarsi. Io mi sedetti in poltrona, gambe divaricate, cazzo già duro contro i pantaloni, e li guardai. «Baciala», dissi, voce rauca. «Sul collo. Lì dove è più sensibile.»

Victor obbedì. Le labbra calde scesero sul collo di Rosa mentre le mani le stringevano i fianchi. Rosa gettò indietro la testa, un gemito basso le uscì dalla gola. Io parlavo sporco, incoraggiandola, perché volevo che sentisse ogni sillaba. «Così, amore. Lascia che ti lecchi. Sei bagnata già, vero? Dimmi quanto sei bagnata per lui mentre io ti guardo.» Lei tremava. «Sono… cazzo, Marco, sono fradicia. Mi tremano le cosce.» Le dita di Victor scesero lungo la schiena, slacciarono piano la zip del vestito. Rosa si voltò verso di me, gli occhi lucidi di lussuria e di quella gelosia dolce che ci apparteneva solo a noi due. «Posso… possiamo andare fino in fondo? Tutti e tre. Voglio che mi scopi. Voglio che tu mi veda mentre me lo fa.»

Il mio cuore batteva così forte che sentivo le tempie. «Sì», dissi. «Voglio vederti mentre ti fai scopare. Voglio vederti prendere il suo cazzo. Se lo vuoi, spogliati. Adesso.» Lei annuì, eccitatissima, e iniziò a spogliarsi. Il vestito scivolò a terra, poi il reggiseno, le mutandine già scure di umidità. Rimasto nuda, pelle chiara, capezzoli duri, la figa rasata e lucida, spinse tutti e tre oltre il limite della fantasia. Victor si tolse la camicia, i pantaloni; il suo cazzo era grosso, venato, già duro. Io mi liberai solo abbastanza da tirare fuori il mio, lo strinsi in pugno senza smettere di guardarla.

Rosa si inginocchiò sul tappeto, tra le sue gambe. Mi guardò dritto negli occhi mentre apriva la bocca e succhiava con avidità il cazzo di Victor. Labbra rosse che si stiravano intorno al glande, lingua che girava, saliva che scendeva. «Guardami», le dissi. «Non staccare gli occhi da me mentre lo succhi.» Lei lo fece. Occhi fissi nei miei, gola che lavorava, un suono umido e osceno ogni volta che spingeva più a fondo. Victor le tenne i capelli, non troppo forte, rispettoso e bestiale insieme. «Che bocca», mormorò. «Tua moglie sa succhiare, Marco.» «Lo so», risposi, masturbandomi lento. «Ed è la prima volta che lo fa con un altro. Goditela.»

Quando la tirò su, Rosa era già un disastro di desiderio: labbra lucide, petto che saliva e scendeva. Victor la stese sul letto in missionario. Le aprì le cosce, si sistemò tra di esse, e spinse dentro con un colpo lungo e pieno. Rosa gridò, non di dolore: di piacere crudo. Io mi sedetti sul bordo del materasso, le presi la mano, intrecciando le dita con le sue mentre il cazzo di Victor spariva e riappariva lucido dei suoi succhi. «Senti com’è grosso?», le chiesi contro l’orecchio. «Dimmi.» «È… ah… è grosso, mi riempie tutta, Marco, mi sta scopando e tu mi tieni la mano, cazzo, mi piace, mi piace da morire.» Lui spingeva con ritmo costante, le baciate sul seno, le dita sul clitoride. La fece venire la prima volta così: un’ondata che le contrasse la pancia, un urlo soffocato contro la mia spalla, la figa che si stringeva visibilmente intorno a lui.

Non si fermò. La girò a pecorina. Rosa si mise a quattro zampe, il culo alto, la schiena inarcata, e mi guardò di nuovo mentre Victor le affondava dentro con spinte profonde e forti. Il suono era umido, carnale, le sue tette dondolavano a ogni botta. «Troia di tuo marito», le disse Victor, voce bassa e calda, senza cattiveria gratuita, solo il gioco che tutti e tre avevamo accettato. «La troia consenziente di tuo marito. Dillo.» «Sì», urlò Rosa, godendo. «Sono la troia di mio marito… mi piace essere usata davanti a lui… più forte, scopami più forte mentre lui mi guarda…» Io mi masturbavo più veloce, il precome che mi scorreva sulle dita. Le dita di Victor tornarono sul clitoride; la fece venire di nuovo, due dita dentro insieme al cazzo, un secondo orgasmo che la fece collassare in avanti, singhiozzando di piacere, ripetendo quanto le piacesse essere presa così, con me che approvavo ogni spinta.

Victor uscì al momento giusto. Rosa si voltò, ancora in ginocchio sul letto, e lui le sparò abbondante sul viso e sulle tette: getti caldi, densi, che le colarono sulle labbra, sul mento, tra i seni. Lei li ricevette a bocca semiaperta, gli occhi ancora su di me. Quella visione mi fece venire. Venii forte, gemendo il suo nome, lo sborro che mi schizzò sulla mano e sull’addome mentre la guardavo mascherata di sesso e di lui.

Rosa restò lì, esausta, ansimante, il corpo lucido di sudore e di sborra, le cosce che le tremavano ancora. Victor si sedette sul bordo del letto, respiro pesante, una mano leggera sulla sua schiena in un gesto che non chiudeva niente. Io le pulii piano il viso con un angolo del lenzuolo, le baciai la fronte sudata, e sentii che qualcosa tra noi si era aperto di più, non si era chiuso. Lei mi guardò, voce roca. «Non basta», sussurrò. «Marco… non è ancora finita. Voglio ancora. Voglio di più. Stasera non finisce qui.»

Rosa restò lì, ansimante, e quelle parole mi colpirono come una seconda scarica. «Non basta. Voglio ancora. Voglio di più. Stasera non finisce qui.» Io le strofinai il pollice sulla guancia, togliendo un filo di sborra che le era rimasto all’angolo della bocca, e sentii il mio cazzo che già si rialzava, indolenzito ma affamato. Victor, ancora seduto sul bordo del letto, la guardò con gli occhi scuri che brillavano di nuovo interesse; non disse niente di sbagliato, solo un «Se lo vuoi, siamo qui» basso, e Rosa annuì con decisione, le cosce ancora lucide.

Mi alzai solo per spegnere la luce più forte e lasciare quelle delle lampade da comodino, ombre calde sui velluti. Poi tornai da lei. «Dimmi cosa vuoi adesso», le chiesi, la voce ancora roca. «Dimmi mentre ti tocco.» Le dita le scesero tra le gambe; era gonfia, caldissima, scivolosa di quel che aveva già preso. Lei gemette e aperse le cosce. «Voglio succhiarti mentre lui mi scopa di nuovo. Voglio sentire entrambi. Voglio che mi riempiate la bocca e la figa finché non riesco più a pensare.»

Victor si rialzò. Il suo cazzo, che si era ammorbidito, tornò a indurirsi sotto lo sguardo di Rosa. Io mi stesi a capo letto, la schiena contro i cuscini, e lei si trascinò tra le mie gambe. La sua maschera dorata era ancora sul comodino; senza di essa il volto era più nudo, più vero, le labbra gonfie. Mi prese in mano, mi leccò dalla base alla punta con una lentezza voluta, e nello stesso istante Victor le si mise dietro, le sollevò i fianchi e le spinse dentro di nuovo con un colpo lungo. Rosa si chiuse in gola intorno a me per il piacere, un verso umido che mi vibrò fino alle palle.

«Cazzo, sì», borbottai, tenendole i capelli. «Succhiami mentre ti prende. Guardami negli occhi.» Lei alzò lo sguardo, lacrime di sforzo e di lussuria agli angoli, e iniziò a dondolarsi avanti e indietro: avanti sulla mia lunghezza, indietro contro le spinte di Victor. Il ritmo si fece sincrono. Ogni volta che lui affondava, lei spingeva la gola un po’ più a fondo su di me; ogni volta che ritirava, mi leccava il glande con la lingua piatta. Il suono era obsceno, saliva e figa, carne che batteva contro carne. Io le parlavo continuo, perché volevo che restasse ancorata a me anche mentre un altro la usava. «Sei così bagnata per lui. Sento l’odore. La mia moglie che si fa scopare e mi succhia come una puttana felice. Dimmi se ti piace.»

«Mi piace», riuscì a dire tra una boccata e l’altra, la voce spezzata. «Mi riempie… ah… e tu sai di me, di noi… non smettere di guardarmi.» Victor le tenne i fianchi con forza, accelerò. Le chiappe di Rosa sbattevano contro di lui, il letto scricchiolava. Le dita di lui tornarono sul clitoride, circolari, precise. La sentii stringersi; un orgasmo le arrivò di sorpresa, la fece ragliare intorno al mio cazzo, la gola che si chiudeva a onde. Io resistetti, denti stretti, perché non volevo venire ancora, non così presto.

Quando smise di tremare, la tirai su. «Sali su di lui», dissi. «A cavallo. Voglio vederti cavalcarlo guardandomi.» Victor si stese sulla schiena. Rosa gli montò sopra, gli prese il cazzo con una mano e si calò lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a sedergli fino in fondo. Un sospiro lungo le uscì dal petto. Poi iniziò a muoversi: prima avanti e indietro, poi su e giù, le tette che saltellavano, i capezzoli duri. Io mi misi in ginocchio accanto a loro, le presi un seno in bocca, succhiai, morsicai piano, mentre l’altra mano le scendeva dove i due corpi si univano. Le accarezzai il clitoride gonfio, sentendo il cazzo di Victor che entrava e usciva lucido.

«Più veloce», le sussurrai all’orecchio. «Fallo venire dentro di te se lo vuoi. Oppure fuori. Scegli tu. Io ti sto guardando scopare un altro uomo come se fossi nata per questo.» Rosa accelerò, i fianchi che lavoravano con una disperazione dolce. «Dentro», ansimò. «Voglio sentirlo sparare dentro… e poi voglio te. Subito dopo. Non uscirò da questo letto finché non mi hai riempita anche tu.» Victor gemette sotto di lei, le mani che le stringevano i glutei, le unghie che lasciavano segni leggeri. Spinse dal basso, contrò il ritmo di lei, e in pochi minuti si scaricò con un verso basso, le anche sollevate, il cazzo che pulsava visibilmente mentre lei lo stringeva. Rosa restò ferma un momento, gli occhi chiusi, sentendo i getti caldi che la riempivano, poi si sollevò. Un filo di sborra le colò sulla coscia interna.

Non le diedi tempo di riprendere fiato. La stesi di nuovo sulla schiena, le aprii le gambe, vidi la figa arrossata, aperta, che perdeva il carico di Victor, e mi infilai dentro di lei con un colpo solo. Era scivolosa in un modo che non avevo mai sentito, calda di due uomini, e il pensiero mi fece quasi venire all’istante. «Marco…», gemette, agganciandomi la schiena con le unghie. «Sì, così, riempimi tu. Fammi tua di nuovo mentre è ancora dentro di me.» Spinsi forte, profondamente, il bacino che sbatteva contro il suo. Victor restò seduto accanto, una mano che le accarezzava i capelli, l’altra che le toccava un seno, non invadente, solo presente. Rosa girò la testa e lo baciò mentre io la scopavo, lingue lente, e quella visione — mia moglie che baciava un altro con la mia sborra che stava per arrivare — mi spezzò.

Venii con un grido rauco, scaricandomi a fondo, spinta dopo spinta, finché non ebbi più niente. Rimanemmo agganciati, sudati, il cuore che batteva contro il suo. Poi mi sfilai piano. Lei restò aperta, le cosce tremanti, il miscuglio dei nostri orgasmi che le usciva lento. Victor le baciò una spalla e si alzò a cercare un asciugamano. Glielo passò con gentilezza. Rosa si pulì in silenzio, poi si accoccolò contro il mio petto. Io le cinsi le spalle. Victor si vestì senza fretta, ci lasciò un sorriso stanco e rispettoso, e uscì dalla suite chiudendo la porta alle spalle con un click soft. Solo noi due. Il Carnevale fuori, lontano, le calli che ancora cantavano.

Rosa mi baciò il collo. «È stato… tutto quello che avevi detto. Di più. Mi sono sentita libera e tua insieme.» La sua voce era dolce, soddisfatta. Io annuii, le accarezzai i capelli, ma qualcosa aveva già iniziato a spostarsi dentro di me. Mentre il sudore si raffreddava sulla pelle, mentre l’odore di sesso e di un altro uomo restava sul lenzuolo e su di lei, la gelosia che durante l’atto era stata solo condimento tornò più densa, più scura. Non era rabbia. Era un vuoto strano. Avevo voluto tutto. Avevo spinto, incoraggiato, goduto. E adesso, con la suite silenziosa e il Canal Grande che batteva piano contro le fondamenta, mi chiedevo se avessi davvero visto mia moglie o se avessi solo consumato una versione di lei che non sarei più riuscito a rimettere nella scatola.

Lei si addormentò quasi subito, la testa sul mio petto, il respiro regolare. Io restai sveglio, gli occhi aperti nel buio tiepido, il cazzo molle, le mani che sapevano ancora di lei e di lui. «Era solo Carnevale», mi dissi piano, ma la frase suonò falsa. Qualcosa si era aperto, sì, come avevo sentito prima. Solo che adesso, a freddo, temevo che non si sarebbe più richiuso del tutto. E per la prima volta da mesi, la fantasia che avevo inseguito mi lasciava in bocca un retrogusto di dubbio che non sapevo ancora come nominare.

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