Sola con l'amico silenzioso del marito
Bored 32-year-old wife Vanessa gets eagerly fucked by her husband Warrick’s quiet athletic friend Grant on their marital bed.
Sono Vanessa, una moglie di trentadue anni che da troppo tempo si trascina in un matrimonio diventato piatto e prevedibile. Warrick, mio marito di trentaquattro anni, è un uomo affidabile, ma il desiderio tra noi si è spento come una candela consumata. Da mesi, però, ha cominciato a parlarmi apertamente della mia natura hotwife. All’inizio pensavo scherzasse, ma una sera, mentre mi prendeva con spinte distratte, mi ha sussurrato all’orecchio: «Voglio che tu sia scopata da un altro, Vanessa. Voglio sapere che un uomo ti fa godere come io non riesco più a fare. Hai il mio consenso totale». Quelle parole mi avevano fatto bagnare all’istante. Da quel momento l’idea aveva messo radici dentro di me, trasformandosi in un fuoco lento che mi faceva toccare di nascosto pensando a mani sconosciute sul mio corpo.
La tensione è diventata insopportabile la sera in cui Warrick ha invitato a cena il suo amico Grant. Grant ha trentacinque anni, è un uomo atletico e silenzioso, con un fisico scolpito da anni di allenamenti duri: spalle larghe, braccia definite, petto che tende le camicie. Da tempo avevo notato come mi guardava quando veniva da noi. I suoi occhi scuri mi percorrevano le gambe, il culo, il seno, con un desiderio così evidente da risultare quasi doloroso. Non diceva quasi nulla, ma quel silenzio parlava per lui. Quando Warrick mi ha annunciato la cena, ho capito immediatamente il gioco. Mio marito voleva lasciarmi sola con lui.
Ho preparato un risotto ai funghi e arrosto, ma ho dedicato più tempo a me stessa. Ho scelto un vestito rosso scuro, corto quanto bastava per mostrare le cosce tornite, con una scollatura profonda che lasciava intravedere il bordo del reggiseno di pizzo nero. I capelli castani sciolti sulle spalle, un filo di trucco che accentuava le labbra piene. Quando Grant è arrivato, il suo sguardo si è fermato su di me per diversi secondi di troppo. Warrick ha sorriso, fingendo di non notare nulla, e ci ha fatti accomodare.
Durante la cena l’aria era elettrica. Grant parlava poco, ma ogni volta che i nostri occhi si incrociavano sentivo un calore liquido tra le gambe. A un certo punto, sotto il tavolo, il suo ginocchio ha premuto contro il mio. Non l’ha spostato. Io nemmeno. Warrick chiacchierava del più e del meno, lanciandomi occhiate complici, come a dire: «So cosa sta succedendo e lo voglio». Alla fine del dolce si è alzato, stiracchiandosi.
«Devo finire una relazione urgente nello studio,» ha detto con voce fin troppo casuale. «Voi due state comodi sul divano, bevete qualcosa, rilassatevi.» Mi ha dato un bacio leggero sulla guancia e, prima di uscire dalla stanza, mi ha sussurrato all’orecchio: «Divertiti, amore. È tutto approvato». Poi è sparito.
Siamo rimasti soli. Il divano di pelle nera sembrava improvvisamente troppo piccolo. Grant sedeva con le gambe leggermente aperte, le mani grandi posate sulle cosce muscolose. Io mi sono seduta accanto a lui, accavallando le gambe in modo che il vestito salisse ancora più su, scoprendo metà coscia. Il silenzio pesava, ma era un silenzio carico di promesse.
«Sei sempre così taciturno o è solo con me?» gli ho chiesto, girandomi verso di lui con un mezzo sorriso.
Lui ha voltato la testa. I suoi occhi erano neri di desiderio. «Con te è diverso, Vanessa. Se parlo troppo rischio di dire quello che penso davvero.»
«E cosa pensi davvero?» La mia voce era già più bassa, più rauca.
Grant ha inspirato profondamente. «Penso a te da anni. Ogni volta che vengo qui immagino di strapparti i vestiti, di metterti a quattro zampe e di scoparti fino a farti urlare. Immagino il tuo corpo nudo sotto il mio, la tua figa bagnata che stringe il mio cazzo. Sono anni che mi masturbo pensando a te.»
Le sue parole crude mi hanno fatto contrarre la pancia. Sentivo il clitoride pulsare. Ho deciso di buttarmi.
«Devi sapere una cosa importante,» ho detto, posando la mano sulla sua coscia dura. «Warrick sa tutto. Da mesi mi spinge a vivere questa parte di me. Mi ha detto chiaramente che vuole che io sia una hotwife, che mi faccia scopare da altri uomini con il suo pieno consenso. Stasera ti ha lasciato qui apposta. Sa che ti desidero e approva.»
Grant ha emesso un suono basso, quasi un ringhio. Il suo cazzo aveva già formato una grossa tenda nei pantaloni eleganti. «Cazzo… sul serio? Tuo marito vuole che ti prenda?»
«Sì,» ho risposto, stringendo la mano sulla sua coscia e risalendo lentamente verso il rigonfiamento. «E io voglio sentirti dentro. Voglio il tuo cazzo grosso che mi apre, voglio che mi scopi sul nostro letto matrimoniale mentre lui sa esattamente cosa stiamo facendo.»
Non ha più resistito. Con un movimento improvviso mi ha afferrato la nuca e mi ha baciata. Il bacio è partito violento, affamato. La sua lingua ha invaso la mia bocca, calda, esigente, mentre una mano grande mi stringeva la vita tirandomi contro il suo petto muscoloso. Ho gemuto dentro quel bacio, rispondendo con la stessa urgenza. Sapeva di vino rosso e di desiderio represso. Le sue labbra erano ferme, i denti ogni tanto mordicchiavano il mio labbro inferiore. Ho sentito la sua erezione premere contro il mio fianco, dura come pietra.
La mia mano ha osato di più: ha accarezzato il contorno del suo cazzo attraverso i pantaloni, stringendolo, misurandolo. Era spesso, lungo, e pulsava sotto le mie dita. «È così duro per me,» ho sussurrato tra un bacio e l’altro, la voce rotta. «Voglio sentirtelo dentro, Grant. Voglio che mi riempia tutta, che mi scopi come Warrick non fa più da tanto tempo.»
Lui ha ringhiato, facendo scivolare una mano dentro la scollatura del vestito. Le sue dita hanno trovato il mio seno, stringendolo, tirando il capezzolo già duro. Un brivido mi ha attraversato fino alla figa, che ormai era completamente bagnata, le mutandine fradice. Ci baciavamo come due adolescenti eccitati, ma con la consapevolezza adulta e consenziente di due corpi che si desiderano da anni. Le sue mani esploravano le mie cosce, risalendo sotto il vestito, sfiorando il bordo di pizzo delle mutandine senza ancora osare di più. Io ansimavo, spingendo il bacino contro la sua mano, implorando silenziosamente.
«Sei fradicia,» ha mormorato contro la mia bocca, sentendo il calore attraverso la stoffa. «Cazzo, Vanessa, non riesco a credere che stia succedendo davvero.»
«Succede,» gli ho risposto, mordendogli il labbro. «E voglio di più. Voglio tutto.»
Il cuore mi batteva così forte che sembrava volesse uscirmi dal petto. Sapevo di essere sul punto di varcare un confine, ma era un confine che Warrick stesso aveva aperto per me. Ho preso la mano di Grant, mi sono alzata dal divano con le gambe tremanti e l’ho guardato negli occhi, le labbra gonfie per i baci, il respiro corto.
«Vieni,» gli ho detto, la voce ridotta a un sussurro carico di urgenza. «Ti porto in camera da letto. Sul nostro letto.»
L’ho tirato per mano lungo il corridoio. I nostri passi erano veloci, quasi impazienti. Quando ho aperto la porta della camera matrimoniale, il grande letto con le lenzuola grigie che condivido con Warrick ci ha accolti in silenzio. La luce bassa della lampada sul comodino illuminava le curve del materasso. Ho sentito un’ultima fitta di eccitazione mista a emozione: stavo per farmi scopare dall’amico silenzioso di mio marito proprio lì, dove Warrick mi aveva toccata tante volte senza più passione.
Grant è entrato dietro di me, chiudendo la porta con un clic deciso. Il suo corpo atletico sembrava occupare tutto lo spazio. Mi ha guardata come un predatore, il cazzo ancora visibilmente duro nei pantaloni, il respiro pesante. Io sono rimasta in piedi accanto al letto, il vestito stropicciato, le cosce lucide di umori, il cuore che martellava mentre aspettavo la sua prossima mossa, sapendo che quello che stava per succedere sarebbe stato solo l’inizio di una notte che nessuno di noi tre avrebbe dimenticato.
Grant si avvicinò lentamente, i suoi occhi scuri che mi divoravano come se volesse imprimersi ogni curva del mio corpo di trentaduenne. Le sue mani grandi, segnate da anni di pesi e allenamenti, afferrarono le spalline del vestito rosso e le fecero scivolare giù con una lentezza esasperante, quasi reverente. Il tessuto scese lungo i miei fianchi, sfiorando la pelle sensibile, finché non si raccolse ai miei piedi in un mucchio scarlatto. Rimasi lì, in reggiseno e mutandine di pizzo nero, il respiro già corto. Grant inspirò profondamente, le narici dilatate, fissando il bordo di pizzo che a malapena conteneva i miei seni. «Da anni ti immagino così, Vanessa. Nuda. Pronta. Mia per una notte.» Le sue dita slacciarono il gancetto del reggiseno; i miei capezzoli, già duri, si liberarono all’aria fresca della camera. Poi si inginocchiò, tirando giù le mutandine fradice lungo le cosce tornite. La stoffa lasciò una scia umida sulla mia pelle. Baciò l’interno delle ginocchia, risalendo piano, il suo fiato caldo che mi faceva tremare. Quando la sua bocca sfiorò il monte di Venere senza ancora toccare la fica, io gemetti piano. Pensavo a Warrick, mio marito di trentaquattro anni, seduto nello studio a pochi metri da noi, consapevole di ogni secondo. Quel pensiero mi bagnò ancora di più. Grant mi fece sdraiare sul letto matrimoniale, le lenzuola grigie che ancora conservavano il nostro odore coniugale. Il materasso cedette sotto di me. Mi aprì le gambe con decisione, esponendo la mia fica gonfia e luccicante.
Si abbassò tra le mie cosce, le spalle larghe che mi tenevano aperta. La prima leccata fu lunga, lenta, dalla base della fessura fino al clitoride. Gemetti forte, le mani che afferravano il lenzuolo. La sua lingua era calda, insistente, disegnava cerchi stretti intorno al bottoncino duro, poi lo succhiava tra le labbra con un ritmo perfetto. Due dita spesse entrarono dentro di me, curvandosi verso l’alto, massaggiando quel punto che mi faceva vedere le stelle. «Grant… cazzo, sì…» ansimai, spingendo il bacino contro la sua faccia. Lui non parlava più; emetteva solo suoni bassi di piacere mentre beveva i miei umori. Sentivo l’orgasmo salire come una marea. Le dita dei piedi si contrassero, le cosce tremavano intorno alla sua testa. Pensavo: “Sto per venire sulla lingua dell’amico silenzioso di mio marito, proprio qui dove Warrick mi ha presa tante volte senza passione”. L’onda mi travolse. Venni con un grido rauco, la schiena inarcata, la fica che pulsava e spruzzava leggermente sui suoi labbra. Lui continuò a leccare piano, prolungando le contrazioni finché non divenni sensibile e tremante.
Non mi diede il tempo di riprendere fiato. Si alzò, si tolse i pantaloni e i boxer. Il suo cazzo era spesso, venoso, la cappella lucida e grossa. Si stese sopra di me in missionario, il petto scolpito che premeva contro i miei seni. Entrò con una spinta lenta ma implacabile, aprendomi completamente. I nostri sguardi si incatenarono. «Guardami negli occhi, Vanessa,» ringhiò, cominciando a muoversi. «Sei una troia per il cazzo dell’amico di tuo marito. Dimmi quanto ti piace farti fottere da me sul suo letto.» Ogni parola era accompagnata da una spinta profonda, il suo bacino che sbatteva contro il mio. Sentivo le sue palle pesanti contro il mio culo. «Sì… sono una troia,» confessai tra i gemiti, gli occhi fissi nei suoi. «Il tuo cazzo è così grosso… mi stai rovinando per Warrick.» Le sue spinte diventavano più esigenti, il suo torace sudato contro il mio. L’intimità di quello sguardo mi faceva sentire nuda nell’anima oltre che nel corpo. Venni quasi di nuovo, ma lui rallentò, godendo del controllo.
Con un movimento fluido mi girò a pecorina. Mi ritrovai a quattro zampe, il viso premuto sul cuscino di Warrick. Grant mi afferrò i fianchi e affondò dentro di me con forza brutale. Il suono bagnato della sua fica che lo accoglieva riempì la stanza. Tirò i miei capelli castani come redini, costringendomi a inarcare la schiena. «Prendilo tutto, troia hotwife,» grugnì, scopandomi con affondi violenti. Ogni colpo faceva tremare le mie cosce, il suo cazzo spesso che colpiva in fondo, facendomi sentire usata e adorata allo stesso tempo. Il dolore al cuoio capelluto si mescolava al piacere, rendendolo più acuto. Io spingevo indietro contro di lui, implorando di più con il corpo. «Più forte, Grant… scopami come Warrick non sa fare.» Lui accelerò, sudore che gocciolava sulla mia schiena, la mano libera che ogni tanto schiaffeggiava il mio culo rotondo. Ero vicina al limite, ma lui si fermò di nuovo, sadico e perfetto.
Mi fece voltare e sdraiare sopra di lui. «Adesso cavalca il mio cazzo spesso, Vanessa. Voglio guardarti mentre vieni gridando.» Mi abbassai sul suo membro, sentendolo entrare fino in fondo, le pareti della mia fica che si tendevano al massimo intorno alla sua circonferenza. Iniziai a muovermi, prima con movimenti circolari lenti, poi sempre più veloci, su e giù, i seni che rimbalzavano pesantemente. Le sue mani stringevano i miei fianchi, guidandomi, poi salivano a pizzicare i capezzoli. Il clitoride sfregava contro il suo pube a ogni discesa. Sudore ci univa. I miei gemiti diventavano urla. «Sto per venire di nuovo… cazzo, Grant!» Accelerai freneticamente, cavalcandolo come una posseduta. L’orgasmo mi esplose dentro con violenza. Gridai il suo nome, il corpo scosso da spasmi violenti, la fica che lo strizzava ritmicamente. Lui resistette solo pochi secondi ancora.
Mi spinse giù dal suo cazzo e si alzò in ginocchio davanti alla mia faccia. «Apri la bocca.» Presi la cappella tra le labbra, succhiando con avidità, la lingua che vorticava mentre la mia mano lo masturbava alla base. Con un ringhio animale venne. Il suo sperma caldo, denso, schizzò sulla mia lingua e in gola in potenti getti. Ingoiai tutto, avidamente, guardandolo negli occhi mentre deglutivo ogni goccia salata. Non ne persi nemmeno una. Mi sentivo sporca, soddisfatta, viva.
Ansimanti e coperti di sudore, crollammo sul letto. Grant mi accarezzò il viso con una tenerezza che non mi aspettavo, il pollice che seguiva il contorno del mio labbro inferiore ancora lucido del suo sperma. «Grazie, Vanessa,» mormorò. «Grazie per aver realizzato questa fantasia che ho condiviso con Warrick. Sei stata perfetta.»
Più tardi, quando Warrick rientrò nella stanza con lo sguardo già eccitato, mi trovò ancora nuda tra le lenzuola stropicciate. Mi sedetti e, con voce bassa e sensuale, gli raccontai tutto. Gli descrissi come Grant mi aveva spogliata lentamente, ogni centimetro di pelle baciato; come la sua lingua esperta aveva leccato la mia fica bagnata fino a farmi venire la prima volta con la faccia premuta tra le mie cosce; come, in missionario, mi aveva guardata negli occhi dicendomi quanto ero troia per il cazzo dell’amico di mio marito; come mi aveva girata a pecorina, scopandomi forte e tirandomi i capelli fino a farmi sentire completamente sua; come mi aveva fatta cavalcare quel cazzo spesso, portandomi a un secondo orgasmo urlante; e infine come avevo ingoiato avidamente la sua sborra calda, guardandolo mentre lo facevo. Warrick ascoltava con il respiro pesante, la mano che si stringeva sul cazzo duro attraverso i pantaloni. Ogni dettaglio lo faceva gemere. Quando finii, mi baciò la fronte con orgoglio. «La prossima volta resterò qui a guardare, amore. Voglio vederti mentre diventi la hotwife che meriti di essere.»
Dopo tutta quell’intensità, calò il silenzio. Un silenzio assoluto, profondo, rotto solo dal nostro respiro che lentamente tornava regolare. Giacevo tra le braccia di mio marito, il corpo ancora pulsante di piacere, e in quella quiete assoluta mi sentii finalmente viva, desiderata, completa.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Popular Collections
Browse Categories