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Scommessa Perduta di Proposito al Museo: Quando Mia Moglie Si Concede al Curatore

La mia moglie trentottenne si fa scopare con gusto dal curatore quarantacinquenne davanti al marito consenziente al museo.

13 min read October 09, 2026New

Marco aveva quarantadue anni e l’arte gli scorreva nelle vene come un’ossessione dolce. Quella sera, dopo l’orario di chiusura, il museo privato di Lorenzo gli sembrava ancora più vivo: luci soffuse sulle cornici dorate, silenzio rotto solo dai passi che echeggiavano sul marmo. Al suo fianco camminava Sofia, trentotto anni, curva dei fianchi stretta nel vestito nero corto che lui stesso aveva scelto, scollo profondo e niente mutandine, come d’accordo. Lorenzo, quarantacinque anni, curatore dal fisico alto e magro, camicia bianca arrotolata sulle braccia, li guidava tra le sale con voce calma e sguardo che ogni tanto scivolava sulle gambe di Sofia.

«Qui abbiamo un pezzo raro del Settecento», disse Lorenzo fermandosi davanti a una tela dove due corpi nudi si avvinghiavano con bocche aperte e cosce divaricate. «Notate la luce sulla pelle… quasi si sente il respiro».

Marco sorrise, la mano che sfiorava la schiena nuda della moglie. «Sofia, amore, guarda quanto è esplicito. Tu non osresti mai sedurre un uomo come Lorenzo. Troppo colto, troppo… controllato. Scommetto che non avresti il coraggio di fargli venire il cazzo duro qui, davanti a me».

Sofia girò il viso, labbra carnose già umide. Gli occhi scuri brillavano di sfida e di fame. «Scommessa accettata, Marco. E la perdo di proposito. Lorenzo…» si voltò verso il curatore, voce bassa e rauca «…il tuo corpo mi piace da quando siamo entrati. Quelle spalle, le mani grandi. E quel rigonfiamento nei pantaloni non mente. Ti sto guardando il cazzo da dieci minuti».

Lorenzo non arretrò. Il sorriso si fece lento, predatore. «Sei libera di guardare, Sofia. E di toccare, se tuo marito è d’accordo». Lo sguardo passò a Marco, che annuì con un cenno, già eccitato, il pene che premeva contro la zip.

Marco mormorò: «Sii sfacciata, troia mia. Voglio vedere quanto sei puttana per lui».

Sofia si avvicinò al quadro, poi a Lorenzo. Gli passò le dita sul petto, scese fino alla cintura. «Complimenti al curatore. Hai un bel corpo sotto questi abiti da intellettuale. E questo…» la palma premette sul rialzo evidente «…è grosso. Voglio che me lo ficchi qui, in mezzo ai quadri, mentre Marco guarda. Voglio farmi scopare da te davanti a mio marito. Adesso».

L’aria si fece densa. Lorenzo emise un suono gutturale, afferrò Sofia per i fianchi e la tirò contro di sé. «Allora togliti il vestito e mettiti in ginocchio».

Sofia obbedì senza esitazione. Lo zip scese, il vestito cadde a terra. Tette pesanti, capezzoli già duri, la fica rasata e lucida di bava. Si inginocchiò sul marmo freddo, aprì la fibbia di Lorenzo, tirò fuori il cazzo grosso e venato, già duro, la testa lucida. «Cazzo che pezzo…» sussurrò, e lo ingoiò fino in gola con un gemito umido.

Marco si appoggiò a una colonna, aprì i pantaloni e iniziò a masturbarsi lentamente, lo sguardo fisso sulla bocca della moglie che succhiava con avidità. «Così, Sofia. Succhialo tutto. Fagli vedere che sei una bocca da puttana da museo».

Sofia bagnava l’asta con saliva, saliva e riprendeva, una mano a massaggiare le palle di Lorenzo mentre l’altra gli stringeva la base. Lorenzo le afferrò i capelli, spinse più a fondo, le fece sbattere il naso contro il pube. «Prendi tutto, brava. Tuo marito ti sta guardando mentre mi ingoi il cazzo».

Dopo un minuto di succhi avidi e gorgoglii, Lorenzo la tirò su, la piegò in avanti sopra una teca di vetro che conteneva monete antiche. Le spalle di Sofia premevano contro il cristallo freddo, il culo alto e aperto. Lorenzo le divaricò le natiche, si allineò e la penetrò d’un colpo solo, fino in fondo. Sofia urlò: «Oh cazzo sì! Scopami più forte davanti a mio marito! Spaccami questa fica da troia!»

Marco gemette, la mano che scorreva più veloce sul proprio cazzo. «Guarda come ti prende, amore. Sei tutta bagnata per lui».

Lorenzo la scopava con spinte lunghe e pesanti, le mani che le stringevano i fianchi lasciando segni rossi. Il suono umido di pelle contro pelle riempiva la sala. Sofia ansimava, le tette che sbattevano contro il vetro. «Più forte… usami… fammi sentire che sono la tua puttana del museo mentre lui si sega guardandomi».

Lorenzo la girò, la stese sul pavimento di marmo. Le alzò le gambe sulle spalle e la prese in missionary, spinte profonde che le facevano arretrare la schiena. Sofia gli graffiava le braccia, occhi spalancati su Marco. «Vieni dentro… no, aspetta, voglio cavalcarti».

Si alzarono. Lorenzo si sedette con la schiena contro un basamento di statua, Sofia gli si arrampicò sopra, infilò il cazzo grosso nella figa gonfia e iniziò a cavalcarlo con forza, tette che saltellavano, culo che sbatteva sulle cosce di lui. «Marco, guardami… guarda come mi scappa il buco per il cazzo del curatore».

Marco era vicino all’orgasmo, il respiro corto. «Sei perfetta così. Umiliata, sottomessa, piena di lui».

Lorenzo le afferrò i capelli, le diede qualche schiaffo leggero sulle tette, poi la sollevò quasi del tutto e la rimpennò. Sofia gridava porcate senza freno: «Scopami, riempimi, usami come un pezzo d’arte da sbattere!» Finché Lorenzo la fece scendere, si alzò in ginocchio e le sparò lo sborro caldo sul viso e sulle tette. Getti spessi le colarono sulle labbra, sul mento, sui capezzoli. Sofia aprì la bocca e ne prese un po’, poi si voltò verso Marco con lo sguardo lucido di piacere e sottomissione.

Marco venne con un gemito basso, spargendosi sulla mano mentre guardava la moglie sporca di sperma altrui.

Ansimanti e sudati, Sofia e Lorenzo si baciarono profondamente, lingue che si scambiavano il sapore. Marco si avvicinò, le prese il viso tra le mani e le baciò le labbra sporche di sborra, leccando un filo bianco. «Sei stata perfetta, troia del museo. La mia hotwife più brava».

Lorenzo sistemò la camicia, ancora a mezzo cazzo lucido. Sofia restava nuda, gambe aperte, sborra che le colava tra le tette. Marco le accarezzò una coscia. «La prossima settimana… un’altra visita guidata. Magari nella sala delle sculture. Voglio vederti presa di nuovo».

Sofia sorrise, la voce ancora rauca. «Sì. E stavolta porto i plug che mi piacciono. Lorenzo, prepara le luci basse».

Lorenzo annuì, lo sguardo già acceso di nuovo. «Vi aspetto. E porto qualcosa di speciale da usare su di te mentre Marco filma con gli occhi».

Il silenzio del museo si riempì di respiro ancora pesante. Sofia raccolse il vestito ma non se lo rimise; restò nuda tra i due uomini, il corpo marchiato di piacere e di sborra. Marco le passò un braccio intorno alla vita, le labbra contro l’orecchio. «Non abbiamo finito, amore. Questa era solo la prima scommessa persa».

Lorenzo spegneva alcune luci della sala, lasciando solo i faretti sui quadri erotici. L’ombra allungava i corpi ancora caldi. Sofia si leccò una goccia di sborra dal labbro inferiore e fissò i due uomini con fame non ancora saziata. «Allora… chi mi porta nella sala accanto prima che chiudiate davvero?»

Sofia restava nuda sul marmo freddo, lo sborro di Lorenzo che le colava lento tra le tette e le scendeva verso il ventre rasato, e i due uomini la guardavano come un pezzo vivo da rovinare ancora. Marco le strinse un capezzolo tra le dita, lo torse finché lei sibilò di piacere, poi le passò la mano bagnata di se stesso sulla guancia. «Vieni, puttana. Ti porto io nella sala delle sculture. Voglio vedere quel culo spalancato sotto una Venere di marmo mentre Lorenzo ti sfonda di nuovo.»

Lorenzo raccolse il vestito di Sofia e lo buttò su una panca, senza ridarglielo. Camminò davanti a loro a cazzo ancora mezzo duro e lucido di saliva e figa, le palle pesanti che dondolavano a ogni passo. Sofia seguì a piedi nudi, le cosce che si sfregavano bagnate, le gocce di sborra che le cadevano sul pavimento lasciando scie bianche. Marco le teneva un braccio intorno alla vita nuda, la mano che le scendeva a premere sulla figa gonfia, due dita che entravano e uscivano piano mentre camminavano. «Senti come schiocchi ancora, amore. Sei un buco aperto, una vera cagna da museo. Hai già il buco che brucia di voglia di un altro cazzo.»

La sala accanto era più buia, solo faretti bassi che illuminavano statue di nudi antici, culi di pietra, tette di marmo, cazzi scolpiti a mezz’aria. L’odore di polvere antica e sesso fresco si mescolava. Lorenzo si fermò davanti a una scultura di un satiro eretto, si voltò e spinse Sofia in ginocchio di nuovo. «Apri quella bocca da troia. Pulisci il mio cazzo con la lingua prima che te lo rifaccio entrare in figa. Voglio che tu senta il sapore di te stessa e del mio sborro mescolati.»

Sofia obbedì subito, lingua larga che leccava l’asta ancora umida, succhiando la testa con guance cave, occhi alzati su di lui e poi su Marco. Marco si era già tirato fuori di nuovo il cazzo, duro come pietra, e se lo strofinava lentamente guardandola. «Ingoialo fino in gola, Sofia. Fagli vedere che la bocca della mia moglie è un cesso caldo per il curatore. Succhia più forte, senti come ti si riempiono le gote.»

Lorenzo le afferrò i capelli e la usò come un buco, spinte corte e profonde che le facevano lacrimare gli occhi, saliva che le colava sul mento e sulle tette già sporche. Sofia gorgogliava, una mano tra le proprie gambe a sfregarsi il clitoride gonfio, l’altra a massaggiarsi una tetta. Quando Lorenzo la tirò su per i capelli, lei ansimava: «Mettilo dentro. Spaccami di nuovo. Voglio che mi usi come una statua da scopare, davanti a mio marito che si sega guardandomi la figa aperta.»

Lorenzo la spinse contro il basamento di una Venere sdraiata, le alzò un ginocchio e le aprì le natiche con le mani grandi. Il cazzo grosso premette contro l’ingresso bagnato e scivolò dentro con un suono umido e osceno. Sofia urlò, la schiena inarcata, le unghie che graffiavano il marmo. «Cazzo sì, così a fondo! Senti come mi si allarga per te… Marco, guardami, guardami mentre mi faccio riempire di nuovo.»

Marco si avvicinò, si mise di fianco e le cacciò il proprio cazzo in bocca mentre Lorenzo la scopava da dietro con spinte lunghe e pesanti che le facevano ballare le tette. «Succhia il mio mentre lui ti sfonda, puttana. Sei solo un buco doppio stasera. Una figa e una bocca da museo da usare.» Sofia gorgogliava intorno all’asta del marito, saliva dappertutto, occhi stravolti di piacere. Lorenzo le diede uno schiaffo sul culo che lasciò il segno rosso, poi un altro, e accelerò. Il suono di pelle contro pelle riempiva la sala, misto ai gemiti rauchi di Sofia e ai respiri grevi degli uomini.

«Più forte, usami di più», ansimò Sofia quando Marco le uscì di bocca. «Voglio che mi giri e mi metta a pecora sul pavimento, voglio sentire le palle che mi sbattono sul clitoride mentre mi riempi.» Lorenzo la calò giù, la mise a quattro zampe sul marmo freddo tra le statue. Si inginocchiò dietro di lei, le afferrò i fianchi e la penetò di nuovo d’un colpo solo fino in fondo. Sofia spingeva indietro il culo, cercando di prenderlo ancora più a fondo. «Scopami come una cagna, curatore. Spaccami questa fica da maritata, fammi sentire che sono la tua troia personale mentre Marco mi guarda e si fa venire.»

Marco si sedette sulla base di una scultura, gambe aperte, e si masturbava guardando il cazzo di Lorenzo che entrava e usciva lucido dalla figa della moglie. «Parla più sporco, Sofia. Dimmi quanto ti piace essere usata così.» Sofia, a ogni spinta, vomitava porcate: «Mi piace il cazzo grosso del curatore che mi allarga… mi piace sapermi piena di sborra altrui… voglio che mi sborri di nuovo dentro o in faccia, voglio sentirmi una puttana completa, la hotwife più sporca di questo museo… Marco, vieni qui, sborrami sulla schiena mentre lui mi sfonda.»

Lorenzo le afferrò i capelli, le tirò la testa indietro e le parlò all’orecchio mentre martellava: «La tua figa è un forno bagnato, Sofia. Stringi di più. Voglio sentire come ti chiudi intorno al mio cazzo quando ti vengo dentro. Tuo marito vuole vederti traboccare del mio sborro.» Sofia strinse i muscoli, gemendo alto, e cavalcò indietro ogni spinta. Marco si alzò, si mise accanto a lei e le scaricò lo sborro caldo sulla schiena e sul culo, getti spessi che le colavano tra le natiche proprio dove Lorenzo entrava e usciva. «Prendi tutto, troia. Sei coperta di noi due.»

Lorenzo non si fermò. Continuò a scoparla con rabbia di lustro, le mani che le massaggiavano le tette penzoloni, pizzicando i capezzoli duri. Sofia venne di nuovo, un orgasmo lungo che le fece tremare le cosce e spruzzare un po’ di liquido caldo sul marmo. «Oh cazzo, sto squirtando sul pavimento del museo… usami di più, non fermarti.» Lorenzo la tirò su, la fece girare e la sollevò contro una colonna, le gambe intorno ai fianchi, e la scopò in piedi così, culo contro pietra fredda, cazzo che sbatteva a fondo. Sofia gli graffiava le spalle, baciandolo con bocca aperta e lingua lercia. «Riempimi. Sborrami dentro stavolta. Voglio camminare con la sborra del curatore che mi cola sulle cosce mentre mio marito mi tiene per mano.»

Lorenzo ansimò, spunse ancora tre, quattro volte e esplose dentro di lei, getti caldi e densi che le riempirono la figa fino a farla traboccare subito. Sofia lo strinse con le gambe, gemendo di soddisfazione mentre sentiva ogni pulsazione. Quando lui la posò giù, lo sborro le uscì a fiotti sulla coscia interna. Marco si chinò, le aprì le labbra della figa con le dita e leccò un po’ di quella sborra mista ai suoi succhi. «Sapore di puttana sposata. Perfetto.»

Ma non era finita. Sofia, ancora tremante, si voltò verso i due cazzi che rimanevano semi-duri. «Ancora. Voglio entrambi. Uno in figa e uno in bocca, o… Lorenzo, mettimelo nel culo. Ho portato i plug a casa, ma stasera voglio il tuo cazzo vero a aprirmi il buco di dietro mentre Marco mi guarda.» Lorenzo sorrise sporco, le fece piegare di nuovo sopra una teca bassa di vetro. Si bagnò le dita con lo sborro che le usciva dalla figa e gliele cacciò piano nel culo. Sofia spingeva indietro. «Sì, dilata pure. Preparami. Voglio sentirmi aperta e usata in tutti i buchi.»

Lorenzo le mise la testa del cazzo contro l’anello stretto e spinse lentamente. Sofia urlò di piacere misto a bruciore dolce, le unghie che scricchiolavano sul vetro. «Cazzo che grosso… mi stai allargando il culo da troia… Marco, guardami, guardami mentre mi faccio inculare dal curatore nel suo museo.» Marco se la godeva, si stava toccando di nuovo, già duro. «Prendilo tutto, amore. Sei una cagna da culo adesso. Spingi fuori e faglielo entrare fino alle palle.»

Lorenzo avanzò centimetro dopo centimetro finché le palle le batterono contro. Poi iniziò a scoparla di culo con ritmo crescente, spinte profonde che le facevano sbattere le tette sul vetro. Sofia delirava: «Più forte, sfondami il culo, usami come un pezzo d’arte da rovinare… voglio che mi sborri anche qui dentro, voglio sentirmi piena di sborra di dietro e davanti.» Marco le cacciò le dita in bocca perché le succhiasse mentre veniva scopata. «Succhia le mie dita come se fossero un cazzo, puttana. Mostra quanto sei affamata.»

Lorenzo accelerò, le mani che le tenevano aperte le natiche per vederla meglio. «Il tuo culo è stretto e caldo, Sofia. Si chiude intorno a me come una bocca. Sto per sborrarti dentro di nuovo.» Sofia spingeva indietro, urlando: «Fallo! Riempimi il culo di sborra, curatore! Fammi la tua puttana piena!» Lorenzo venne con un gemito basso, scaricando dentro il buco stretto, spinte lunghe che spingevano lo sborro più a fondo. Quando uscì, un filo spesso di bianco le colò dal culo aperto giù sulla figa già zuppa.

Marco non resistette. Si mise dietro di lei, cacciò il proprio cazzo nella figa sborraia e la scopò con furia breve, venendo dentro di lei pure lui in pochi secondi, mescolando i liquidi. Sofia collassò quasi sul vetro, ansimante, buchi aperti e colanti, corpo coperto di segni, saliva, sborra e sudore. Lorenzo le raccolse un po’ di sborra dal culo con le dita e gliela fece leccare. «Ingoia. Sei una fogna ambulante stasera.»

Sofia leccò pulito, sorridendo sporca, poi si mise a quattro zampe di nuovo e si voltò verso i due uomini ancora nudi e sudati. «Non ho ancora finito di essere usata. Voglio che mi mettiate uno dietro l’altro di nuovo, figa e culo, finché non riesco più a camminare dritta. Fatemelo sentire che sono solo carne da museo, una hotwife da riempire e umiliare finché il pavimento non è tutto scivoloso della nostra sborra.»

Marco le diede uno schiaffo sulla faccia leggero e osceno, poi le aprì la bocca con i pollici. «Allora apri tutto, troia. Stasera esci da qui con la figa, il culo e la gola pieni fino all’orlo, e domani cammini con lo sborro di entrambi che ti cola ancora sulle mutandine che non hai.» Lorenzo le cacciò già il cazzo di nuovo in gola mentre Marco le spingeva due dita nel culo ancora aperto e zuppo. Sofia gorgogliava contenta, occhi lucidi di fame, corpo che si offriva senza riserve tra le statue silent e le luci basse, pronta a farsi sfondare ancora e ancora finché non sarebbe rimasta solo una massa tremante e colante di puttanate e sborra sul marmo del museo.

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