Divorzio Sul Pontile, Lei Lo Prende Davanti A Me

Delphine, 38 anni, si fa scopare sul pontile dal vicino Theo, 35 anni, mentre il marito 42enne guarda da cuckold.

11 min read September 08, 2026New

Sono Sullivan, quarantadue anni, e sto seduto sul legno scuro del pontile della nostra casa al lago mentre il sole cala dietro le montagne e tinge l’acqua di un arancio sporco. Mia moglie Delphine ha trentotto anni e anche adesso, con i capelli sciolti sulle spalle e l’accappatoio leggero che le scivola appena sulle cosce, è la donna più bella che abbia mai conosciuto. Stiamo divorziando di comune accordo. I documenti sono già pronti sul tavolo in cucina; manca solo la firma di domani. Abbiamo deciso di passare quest’ultima serata qui, sul pontile dove una volta facevamo l’amore da innamorati, e io credevo che sarebbe stata una sera malinconica. Invece Delphine ha acceso una sigaretta, ha soffiato il fumo verso il lago e mi ha guardato dritto negli occhi.

«Theo arriva tra poco in barca», ha detto con voce calma. «Lo sai che ho flirtato con lui per settimane. Gli ho mandato foto. Gli ho detto cosa avrei voluto fargli. E adesso voglio che tu stia qui e guardi mentre me lo prendo. Voglio che tu veda tutto, Sullivan. Voglio umiliarti come il cuckold che sei diventato. Entrambi lo vogliamo. Dimmi di sì.»

Il cuore mi batteva forte, ma il cazzo si è indurito subito nei pantaloni. Ho annuito. «Sì. Guarderò. Voglio vedere.»

La barca di Theo ha sfiorato i pali pochi minuti dopo. Theo ha trentacinque anni, spalle larghe da chi remi e corre ogni mattina, braccia tautissime, un sorriso sicuro che non ho mai avuto. È salito sul pontile senza fretta, ha salutato Delphine con un bacio sulla guancia che è scivolato troppo vicino alla bocca, e ha allungato solo un cenno del capo verso di me. Sapeva già tutto. Delphine gliel’aveva spiegato.

Si sono baciato lì, in piedi, di fronte a me. La lingua di Theo è entrata nella bocca di Delphine con una confidenza da padrone; lei ha gemuto basso e ha premuto il bacino contro di lui. Le mani di lui scendevano lungo la schiena, afferravano le natiche sode sotto l’accappatoio, lo aprivano. Delphine non portava niente sotto. I suoi seni pieni, ancora sodi, i capezzoli scuri già duri, la figa rasata e già lucida. Mi ha guardato mentre baciava Theo, e i suoi occhi dicevano: guarda bene, marito.

Le dita di Delphine sono scese sulla cintura di Theo, l’hanno sganciata, hanno aperto i bottoni dei pantaloni e li hanno fatti scivolare. Il cazzo di Theo è balzato fuori, grosso, scuro di sangue, venoso, già duro come pietra. Delphine lo ha avvolto con la mano destra e ha iniziato a strofinarlo lentamente, dal glande alla base. Si è china un poco verso di me senza lasciare la presa.

«Guarda quanto è grosso, Sullivan. Quanto è duro. Il tuo non è mai stato così. Il tuo è piccolo e molle quando conta. Questo… questo mi riempie già solo a toccarlo.»

La voce era un sussurro caldo e crudele. Io sentivo il mio cazzo pulsare dolorosamente contro la zip, ma non ho osato toccarlo ancora. Delphine mi ha ordinato con un cenno del mento: «Siediti lì. Sulla panchina. E non muoverti finché non te lo dico. Guarda soltanto.»

Mi sono seduto. Le gambe mi tremavano. Theo ha spinto Delphine in avanti, l’ha fatta mettere a quattro zampe sul legno del pontile. L’accappatoio le è caduto del tutto. Il culo alto, la figa aperta e bagnata che gocciolava già sul legno scuro. Theo le ha passato il cazzo tra le labbra della figa, avanti e indietro, spalmando il precome. Delphine ansimava e teneva lo sguardo fisso nel mio.

«Fallo», ha detto lei. «Scopami davanti a mio marito.»

Theo è entrato con una spinta secca e profonda. Delphine ha urato, un suono lungo e rauco che ha echeggiato sull’acqua. Lui ha iniziato a fotterla forte, tenendola per i fianchi, le palle che sbattevano contro la clitoride a ogni colpo. Il legno scricchiolava sotto le ginocchia di lei. Io guardavo il cazzo grosso sparire e riemergere lucido dei suoi succhi, e sentivo l’umiliazione bruciarmi il petto come acido dolce. Delphine non smetteva di guardarmi.

«Cristo… è così grosso… mi apre tutta… un vero uomo, Sullivan. Non come te. Con te dovevo fingere. Con lui godo sul serio. Senti come scopicchia forte? Senti come mi prende?»

Ogni parola mi colpiva mentre il mio cazzo pulsava nei pantaloni bagnati di precome. Theo ansimava dietro di lei, le mani che le stringevano le tette penzoloni, i pollici che giravano sui capezzoli. Ha accelerato, i colpi secchi e profondi che facevano sbattere le natiche di Delphine contro il suo bacino con uno schiaffo umido continuo.

Poi Delphine ha detto: «Basta così. Voglio montarlo. Voglio guardare mio marito mentre me lo prendo tutto.»

Theo si è tirato fuori, il cazzo lucido e gonfio, e si è sdraiato sulla schiena sul pontile, le gambe leggermente aperte. Delphine gli è salita sopra a cavalcioni, di fronte a me, le ginocchia ai lati dei fianchi di lui. Ha afferrato il cazzo, lo ha puntato contro la figa e si è abbassata lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a inghiottirlo tutto. Un gemito lungo le è uscito dalla gola quando le palle di Theo le hanno toccato la pelle. Ha iniziato a cavalcare, su e giù, le tette che ballavano, il ventre che si contraeva, la figa che si stirava intorno a quel tronco spesso.

Mi guardava dall’alto mentre lo faceva. «Masturbati, Sullivan. Piano. Voglio vederti sprecare la tua sborra da solo mentre un uomo vero mi riempie. Il tuo cazzo piccolo non merita la mia figa stasera. Solo il suo. E tra poco mi riempirà di sborra. Sentirò lo scatto caldo dentro e penserò a te che guardi, inutile, con la mano sul tuo cosino.»

Ho aperto i pantaloni con dita tremanti. Il mio cazzo è saltato fuori, più piccolo, più sottile, dolorosamente duro. L’ho stretto e ho cominciato a muovere la mano lentamente, come mi aveva ordinato. Ogni salita e discesa di Delphine sul cazzo di Theo mi faceva stringere di più. Lei gememava oscenità a voce alta, parole sporche sul lago quieto: quanto era pieno, quanto godava, come il cazzo di Theo le toccava punti che il mio non aveva mai raggiunto, come non avrebbe mai più finto con me.

Theo le teneva i fianchi e spingeva dal basso, incontrando ogni sua discesa. Il suono era osceno, umido, ritmico. Delphine ha accelerato, i capelli che le sbattevano sul viso, la bocca aperta, gli occhi sempre su di me. «Sto per venire… e lui pure… lo sento gonfiarsi… riempimi, Theo, riempimi davanti a questo cuckold… voglio che mi cola lungo le cosce mentre lo guardo.»

Theo ha ruggito, le anche sollevate di scatto, e ha sparato dentro di lei. Delphine ha sentito gli schizzi caldi e ha goduto a sua volta, la figa che si contraeva visibilmente intorno al cazzo che pulsava, un grido acuto che le ha spezzato la voce. Si è mossa ancora qualche volta, lenta, spremendo ogni goccia, poi si è sollevata. Il cazzo di Theo è uscito con un suono bagnato e un filo denso di sborra ha collegato per un attimo il glande alle sue labbra gonfie prima di spezzarsi. Altre gocce spesse le colavano già lungo l’interno coscia, bianche sul legno scuro del pontile.

Delphine si è alzata in piedi, le gambe un po’ tremante, la figa ancora aperta e che gocciolava. Si è avvicinata a me, si è china e mi ha baciato sulla fronte, un bacio leggero e quasi materno mentre il suo odore di sesso e sborra mi riempiva le narici. La sborra di Theo mi è cascata da una goccia sul ginocchio.

«Domani firmo i documenti», ha mormorato contro la mia pelle. «Il divorzio è fatto. Stasera però non ho finito con te. Resta qui. Non toccarti più finché non torno. Voglio che rimanga duro e umiliato.»

Si è raddrizzata, ha raccolto l’accappatoio senza chiuderlo del tutto e ha fatto un cenno a Theo. Lui si è rialzato, si è tirato su i pantaloni senza fretta, mi ha lanciato un’occhiata che era metà compassione e metà trionfo, e l’ha seguita verso la casa. Io sono rimasto solo sul pontile, il cazzo ancora in mano, pulsante e trascurato, la sborra di un altro uomo che asciugava sulla mia gamba, e il lago nero davanti a me. Sapevo che sarebbero tornati. Sapevo che Delphine non aveva ancora finito di spezzarmi davanti a lui. E il peggio, o il meglio, era che il mio corpo tremava dall’eccitazione mentre aspettavo il suono dei loro passi di ritorno sul legno.

Sono rimasto seduto sulla panchina del pontile con il cazzo ancora in mano, duro e trascurato, mentre la goccia di sborra di Theo si asciugava sul mio ginocchio come un marchio. Il lago era nero e quieto. Poi ho sentito i passi sul legno: Delphine tornava nuda, l’accappatoio abbandonato chissà dove, e Theo dietro di lei già di nuovo a cazzo duro, che pendeva pesante e lucido tra le cosce.

«Non ti sei toccato», ha detto lei, soddisfatto. «Bravo cuckold. Adesso alzati.»

Mi sono alzato. Le gambe mi tremavano. Delphine si è fermata a un passo da me, ha preso la mia mano e l’ha portata tra le sue cosce. La figa era ancora aperta, calda, strabordante della sborra di Theo. Le dita mi sono scivolate dentro senza sforzo, immerse in quel liquido denso e caldo.

«Senti», ha mormorato. «Senti cosa mi ha lasciato un uomo vero. Tutto questo caldo… e tu non lo meriti. Leccami. In ginocchio. Pulisci la sborra di Theo dalla figa di tua moglie mentre lui ti guarda.»

Mi sono inginocchiato sul legno scuro. L’odore mi ha colpito in faccia: sesso, sborra maschile, il profumo di Delphine mescolato a quello di un altro. Ho spinto la lingua avanti. Il sapore era salato, amaro, denso. Lei ha gemuto e mi ha afferrato i capelli, spingendo il bacino contro la mia bocca.

«Più a fondo. Bevi tutto. Ogni goccia che lui mi ha sparato dentro… adesso è tua. Solo così puoi assaggiarmi stasera.»

Ho leccato, ho succhiato, ho inghiottito. La sborra di Theo scendeva sulla mia lingua insieme ai suoi succhi. Dietro di lei Theo si masturbava piano, guardandomi con quel sorriso da padrone. Delphine teneva la mia testa ferma e si strofinava sul mio viso, le cosce che mi stringevano le orecchie.

«Basta», ha detto dopo un po’. «Adesso voglio che mi scopi di nuovo, Theo. Ma questa volta voglio che Sullivan stia proprio sotto di noi. Voglio che senta tutto.»

Theo mi ha spinto a sdraiarmi supino sul pontile. Il legno mi graffiava la schiena. Delphine gli è salita di nuovo a cavalcioni, ma questa volta di spalle a lui, di fronte a me, e si è abbassata lentamente sul suo cazzo grosso. L’ho visto sparire centimetro dopo centimetro nella sua figa ancora gonfia. Quando è arrivata in fondo ha sospirato lungo e ha iniziato a muoversi.

Io stavo sotto, a pochi centimetri. Ogni volta che lei scendeva, le palle di Theo mi sfioravano quasi la faccia. La figa di Delphine si apriva e si chiudeva intorno a quel tronco, e gocce di sborra mista le cadevano sulle labbra e sul mento. Lei mi guardava dall’alto mentre cavalcava.

«Guarda quanto lo prendo tutto, Sullivan. Guarda come mi allarga. Il tuo cazzo piccolo non ci arriverebbe mai così in fondo. Toccalo. Tocca il cazzo di Theo mentre mi fotte. Tocca le mie tette. Ma non entrare. Non meriti di entrare.»

Ho obbedito. Ho allungato la mano e ho avvolto le dita intorno alla base del cazzo di Theo, sentendolo scivolare dentro e fuori dalla figa di mia moglie, bagnato e pulsante. Con l’altra mano le ho afferrato un seno, il capezzolo duro tra le dita. Delphine ansimava più forte.

«Più forte, Theo. Scopami come si deve. Voglio sentirlo fino allo stomaco mentre il mio marito cuckold mi tiene le tette e ti tocca il cazzo.»

Theo ha cominciato a spingere dal basso con forza, le anche che sbattevano, il suono umido e osceno che riempiva la notte. Delphine urlava ogni nome sporco che conosceva: quanto era pieno, quanto grosso, come non aveva mai goduto così con me, come il mio cazzo era inutile, piccolo, da pietà. Ogni parola mi colpiva il petto e mi faceva pulsare di più. Il mio cazzo era di nuovo fuori, duro contro l’aria fresca del lago, ma non osavo toccarlo.

«Adesso gira», ha ordinato lei a Theo. «Voglio prenderlo di doggy di nuovo, ma voglio che Sullivan stia davanti a me. Voglio succhiargli il cazzo piccolo mentre tu mi riempi da dietro. Voglio assaporare la mia umiliazione.»

Si sono mossi. Delphine si è messa a quattro zampe, il culo alto verso Theo, la faccia all’altezza del mio bacino. Theo è entrato di nuovo con una spinta secca che l’ha fatta gemere contro la mia pelle. Poi ha afferrato i miei fianchi e mi ha tirato più vicino. La bocca di Delphine si è aperta e ha preso il mio cazzo.

Era caldo, umido, ma lo faceva senza tenerezza. Solo per umiliarmi. Succhiava piano, guardandomi negli occhi mentre Theo la scopava forte da dietro, le natiche che sbattevano, le palle che colpivano la sua figa con schiaffi umidi. Io sentivo le vibrazioni della sua gola ogni volta che gemevasul mio cazzo.

«È piccolo», mormorava tra una succhiata e l’altra, la voce rotta dai colpi di Theo. «È così piccolo rispetto a quello che ho dentro… ma mi piace sentirti tremare mentre un uomo vero mi fotte. Sborra pure, Sullivan. Sborra in bocca a tua moglie mentre lei prende un cazzo vero. Ma non dirmi che sei un uomo. Non lo sei più.»

Theo accelerava. I colpi diventavano più profondi, più violenti. Delphine ansimava sul mio cazzo, la saliva che gli scorreva lungo l’asta. Io non resistevo più. Ho sparato con un gemito basso, la sborra che le riempiva la bocca. Lei l’ha tenuta un attimo, poi l’ha fatta colare fuori dalle labbra, bianca e densa sul legno accanto al mio fianco, mescolata a quella di Theo che già le scendeva dalle cosce.

«Bravo cuckold», ha sussurrato. «Hai sprecato tutto. Adesso resta fermo.»

Theo ha ruggito dietro di lei. Ha affondato fino in fondo e ha sparato di nuovo, le anche che spasimavano, la sborra che spingeva fuori intorno al cazzo e colava in fili spessi lungo l’interno coscia di Delphine, gocciolando sul pontile e su di me. Delphine ha goduto con un grido lungo, la figa che si contraeva visibilmente, il corpo che tremava mentre stringeva quel cazzo che la riempiva.

Si sono fermati così, ancora uniti. Theo le teneva i fianchi, il respiro pesante. Delphine ha abbassato la testa e mi ha baciato la fronte, le labbra ancora sporche della mia sborra. Poi si è sollevata lentamente. Il cazzo di Theo è uscito con un suono bagnato, e un filo di sborra fresca ha collegato il glande alle sue labbra gonfie prima di spezzarsi. Altre gocce le colavano giù, calde, fino al legno scuro.

Si è sdraiata di fianco a me sul pontile, nuda, sudata, la figa ancora aperta e che gocciolava. Theo si è accasciato dall’altra parte, una mano posata possessiva sul suo seno. Delphine mi ha guardato con gli occhi socchiusi, il sorriso stanco e crudele.

«Domani firmo», ha mormorato. «Ma stasera… stasera ti ho spezzato bene. Guarda come mi cola ancora. Guarda cosa mi ha lasciato.»

Io restavo sdraiato, il cazzo molle e sensibile contro la coscia, il corpo che tremava ancora, l’odore di sborra e sesso che mi riempiva i polmoni. Il lago nero davanti a noi. Delphine ha posato la testa sulla spalla di Theo e ha chiuso gli occhi, ancora gocciolante, ancora piena di lui, mentre io guardavo il suo corpo sazio e sapevo che non c’era più niente da salvare.

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