L’Ultima Notte sul Treno: Prendo il Culo della Mia Migliore Amica
Colette, 28 anni, incula con il dildo il culo della sua amica Fiona, 26 anni, sul treno notturno.
Il treno notturno da Milano a Palermo era l’unico mezzo rimasto dopo la cancellazione del volo. Colette, ventotto anni, graphic designer con le borse sotto gli occhi e la valigia pesante di scadenze, trascinò Fiona, ventisei anni e collega nello stesso studio, lungo il corridoio stretto della seconda classe. La cabina letto era minuscola: due cuccette sovrapposte, una finestra chiusa che non filtrava aria e l’afa di luglio che appiccicava i vestiti alla pelle.
«Sembra un forno», mormorò Fiona chiudendo lo sportello a scatto. Si tolse la giacca, poi la maglietta, restando in reggiseno nero e jeans. Colette non distolse lo sguardo. Il seno di Fiona saliva e scendeva con il respiro corto; una goccia di sudore le scendeva tra le scapole. Colette si sfilò la camicia e i pantaloni, restando in boxer e canottiera. Lo spazio le obbligava a sfiorarsi continuamente: ginocchio contro coscia, gomito contro fianco.
Sedute l’una di fronte all’altra sul lettino inferiore, si asciugavano il collo con lo stesso asciugamano. Fiona rise nervosa.
«Ti ricordi quella sera, due anni fa? Quando ti ho confessato che… che volevo provarlo. Il culo. Con qualcuno di cui mi fido ciecamente.»
Colette sentì il calore salirle tra le gambe. «Me lo ricordo perfettamente. Hai detto che doveva essere una donna. Qualcuna che non ti avrebbe giudicata.»
Fiona abbassò gli occhi, ma le cosce le si aprirono di un centimetro. «Sì.»
Il treno dondolava, le luci del corridoio filtravano sotto la porta. Colette si sporse, la voce roca. «E adesso sei bagnata al solo pensiero, vero?»
Fiona alzò lo sguardo, le pupille dilatate. «Sì. Porca puttana, sì. Sono inzuppata all’idea di farmi prendere nel culo proprio stasera. Da te.»
Colette le posò una mano sulla coscia nuda, salendo lentamente fino al bordo dello slip. Le dita strinsero una natica morbida, la pizzicarono. Fiona gemette, afferrò il polso di Colette e se lo portò tra le gambe. Il tessuto era già trasparente di umidità.
«Senti com’è bagnata», sussurrò Fiona, facendo scorrere le dita dell’amica sulle labbra gonfie. «Voglio che mi inculi. Ho il dildo in valigia, quello medio con la cintura. Usalo. Spaccami il culo, Colette. Ti prego.»
Colette non esitò. La baciò a bocca aperta, lingua contro lingua, denti che graffiavano il labbro inferiore. «Lo faccio. Ti sfondo il culo come meriti, troia mia. Adesso.»
Apri la valigia di Fiona, trovò il dildo di silicone carne, di medie dimensioni, e l’imbracatura nera. Se lo allacciò sui fianchi, il finto cazzo che le sporgeva rigido. Fiona si spogliò del tutto, carponi sul lettino stretto, natiche alzate, la fessura rosa già lucida. Colette aprì il flacone di lubrificante, ne versò a rivoli sul buco stretto di Fiona, massaggiandolo con due dita.
«Cazzo, sei chiusa», borbottò Colette, spingendo l’indice fino alla prima falange. Fiona spingeva indietro, gemendo. Colette si chinò, aprì le natiche con le mani e ci ficcò la lingua. Rimming lento e umido, cerchi sulla ruga, punta che spingeva dentro, saliva che colava giù verso la figa. Fiona tremava.
«Ancora… leccami il culo, succhiamelo…»
Colette aggiunse il medio, scissorò le dita, allargò. Poi si raddrizzò, allineò la testa del dildo contro l’anello lubrificato e spinse. Lento. Un centimetro alla volta. Fiona agguantò il lenzuolo, bocca aperta.
«Ahh… sì, entraci… più a fondo…»
Il silicone scomparve a metà. Colette tenne fermo, lasciò Fiona abituarsi, poi spinse ancora finché le anche le toccarono le natiche. «Tutto dentro. Il culo della mia migliore amica pieno del mio cazzo.»
Iniziò a muoversi. Trazioni lunghe, poi spinte più decise. Fiona spingeva indietro a ogni colpo, il treno che oscillava aiutava il ritmo. Colette la fece sdraiare di lato, a cucchiaio, una gamba di Fiona alzata. Il dildo entrava da un’altra angolazione, più profondo. Una mano di Colette le scese sulla figa, strofinò il clitoride gonfio mentre inculava.
«Che troia che sei», le soffiò all’orecchio. «Ti piace farti sfondare il culo dalla tua migliore amica, eh? Senti come ti apre… quanto sei stretta e quanto ti allarghi lo stesso. Vuoi che ti rovini questo buco?»
«Sì… rompimi… più forte…»
Colette la fece tornare a pecorina. Afferrò i fianchi e cominciò a martellare. Spinte forti, profonde, il suono umido di carne e lubrificante che riempiva la cabina. Fiona gemette a ogni botta, i seni che dondolavano, saliva che le colava dal mento.
«Prendi, puttana. Prendi tutto il cazzo nel culo. Sei la mia troia anale, solo mia stasera. Dimmi quanto ti piace.»
«Mi piace da morire… mi stai spaccando… non smettere… strofinami la figa…»
Le dita di Colette le sfregavano il clitoride in circoli rapidi mentre il dildo andava e veniva senza pietà. Fiona si irrigidì, il culo che si contraeva a onde intorno al silicone.
«Vengo… cazzo vengo dal culo…»
L’orgasmo la scosse tutta: un grido soffocato contro il cuscino, le natiche che tremavano, liquidi che le scendevano lungo le cosce. Colette continuò a spingere finché le contrazioni non si placarono, poi rallentò, ancora sepolta dentro di lei.
Fiona respirava a scatti. Si girò lentamente, il dildo che le uscì con un suono schioccante. Con le mani ancora tremanti sganciò l’imbracatura dai fianchi di Colette, la fece cadere sul pavimento della cabina e spinse Colette a sdraiarsi sul lettino, sull’asciugamano sudato. Gli occhi di Fiona brillavano di fame non ancora soddisfatta; le labbra le si aprirono mentre le mani scendevano verso il basso ventre di Colette, ancora nuda e pulsante di eccitazione.
Il treno proseguiva nel buio, e nessuna delle due aveva finito.
Fiona non diede a Colette il tempo di riprendere fiato. Le mani le scesero sul ventre ancora teso, le dita le aprirono le labbra già umide e ci ficcarono due falangi senza preamboli. Colette inarcò la schiena, un gemito roco le uscì dalla gola mentre Fiona le leccava il clitoride con la lingua piatta, poi lo succhiava forte, bagnandolo di saliva e del sapore di entrambe.
«Cazzo, sei gonfia», mormorò Fiona contro la fessura, la voce roca di chi ha appena preso il culo e vuole di più. «Mi hai spaccata e adesso ti tocco io. Voglio sentirti squirtare sulla mia faccia.»
Colette, ventotto anni e le cosce che tremavano, le afferrò i capelli e la premette più forte. «Fallo. Leccaminci. Mettici le dita fino in fondo.»
Fiona obbedì. Tre dita entrarono nella figa di Colette, curve a cercare il punto che faceva contrarre il basso ventre; la bocca lavorava sul clitoride gonfio in succhi e tirate. Il treno dondolava, il rumore delle rotaie copriva i suoni umidi, ma non i gemiti. Colette spingeva il bacino in su, bagnando il mento e le guance di Fiona. Quando venne la prima volta lo fece con un urlo soffocato, le gambe chiuse intorno alla testa dell’amica, i liquidi che le colavano lungo le natiche e bagnavano l’asciugamano sotto di loro.
Fiona non si fermò. Si alzò in ginocchio, il seno che dondolava, i capezzoli duri, e raccolse il dildo e l’imbracatura dal pavimento. Se li allacciò lei stessa, le fibbie che scattavano sui fianchi stretti. Il silicone carne le sporgeva rigido, ancora lucido del culo di Fiona e del lubrificante. Colette la guardò con gli occhi socchiusi, le labbra aperte.
«Vuoi il culo anche tu», disse Fiona, non era una domanda. «Dimmi di sì.»
«Sì. Inculami. Voglio sentirlo stretto come me l’hai fatto sentire tu.»
Colette si mise a pecorina sul lettino stretto, le ginocchia che sfioravano il muro della cabina, le natiche alzate. Fiona versò altro lubrificante sul buco di Colette, lo massaggiò con il pollice, poi ci spinse l’indice fino alla seconda falange. Colette spingeva indietro, respirando a scatti.
«Sei stretta da morire», borbottò Fiona, scissorando le dita. «Adesso ti allargo. Poi ti sfondo.»
Ci ficcò la lingua, rimming grosso e umido, saliva che colava sulla figa già trasudante. Colette gemette nel cuscino. Fiona allineò la testa del dildo, la premette contro l’anello e spinse. Lento all’inizio, un centimetro, poi un altro. Colette afferrò le sbarre del lettino superiore, le knuckle bianche.
«Ahh… cazzo… entraci tutto… non fermarti…»
Il silicone scomparve intero. Le anche di Fiona battevano contro le natiche di Colette. Restarono ferme un secondo, il respiro di entrambe corto, poi Fiona cominciò a muoversi. Trazioni lunghe che facevano uscire quasi tutta l’asta, poi spinte profonde che facevano sbattere la carne. Il suono era schioccante, lubrificante e sesso. Colette spingeva indietro a ogni colpo, il culo che si apriva e si chiudeva intorno al finto cazzo.
«Prendi, troia», soffiò Fiona, una mano che le afferrava i capelli e le tirava la testa indietro. «Senti come ti riempio il culo. Sei la mia migliore amica e ti sto inculando sul treno come una puttana di passaggio. Ti piace?»
«Mi piace da crepare… più forte… martellami…»
Fiona accelerò. Spinte dure, il dildo che entrava fino in fondo a ogni botta, le tette di entrambe che dondolavano. Con l’altra mano scese sulla figa di Colette, le strofinò il clitoride in circoli rapidi e sporchi. Colette tremava, saliva che le filava dal mento al cuscino.
«Voglio vederti venire col culo pieno», disse Fiona. «Squirta. Bagna tutto.»
Colette si irrigidì. L’orgasmo le arrivò a ondate: un grido rauco, il culo che si contraeva a spasmi intorno al silicone, liquidi che le schizzavano sulle cosce e sul lettino. Fiona continuò a spingere attraverso le contrazioni, godendo del modo in cui l’anello stringeva e rilasciava. Quando Colette collassò in avanti, Fiona uscì piano, il dildo che uscì con un suono bagnato, e si sfilò l’imbracatura.
Si sdraiarono una di fronte all’altra sul lettino stretto, sudate, i corpi che si appiccicavano. Fiona prese la mano di Colette e se la portò tra le gambe, facendole sentire quanto era ancora aperta e scivolosa. Colette le infilò due dita nel culo senza esitazione, le mosse piano mentre le baciava la bocca aperta, lingua contro lingua.
«Ancora un po’», sussurrò Colette. «Voglio fartene venire un altro. Dal culo.»
Le dita andavano e venivano, il medio che premeva in profondità. Fiona aprì le cosce di più, una gamba gettata sul fianco di Colette. L’altra mano di Colette le lavorava il clitoride. Fiona ansimava contro la bocca dell’amica, le unghie che le graffiavano la schiena.
«Così… non smettere… sto per…»
Venne di nuovo, più silenziosa ma più lunga, il corpo che si scuoteva a scosse, il culo che succhiava le dita. Colette le baciò la gola, il sapore di sale e di sesso. Restarono aggrovigliate mentre il treno scivolava nel buio della notte, il ritmo monotono delle rotaie che li cullava.
Fiona, ancora con le gambe aperte e le dita di Colette dentro di lei, alzò lo sguardo lucido. Le labbra le si piegarono in un sorriso stanco e affamato.
«La prossima volta me lo metti senza lubrificante, solo saliva, e mi fai venire tre volte di fila. Mi fai da padroni del culo fino a Palermo, Colette… ci stai?»
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories