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Mercato di Desideri: La Prima Volta Che Mi Prende Nel Culo

Marco, 32 anni, seduce la 28enne Brigitte al mercato e la incula per la prima volta nel retro.

12 min read September 30, 2026

Il sole del pomeriggio romano filtrava obliquo tra le bancarelle di legno del Mercato di Desideri, quel angolo nascosto dietro il Pantheon dove l’aria sapeva di incenso, legno di sandalo e desiderio crudo. Marco, trentadue anni, stava in piedi dietro il suo banco con la sicurezza di chi conosce ogni sfumatura del piacere proibito. Il suo corpo atletico, modellato da anni di lavoro manuale e notti passate a soddisfare clienti esigenti, era fasciato da una camicia di lino bianca leggermente aperta sul petto. I capelli neri ondulati gli ricadevano sulla fronte mentre sistemava con mani esperte le bottiglie di olio anali, i plug di vetro borchiato e i dildo graduati pensati proprio per aprire chi non aveva mai osato.

Quando Brigitte apparve tra la folla, Marco sentì subito un colpo secco al basso ventre. Lei aveva ventotto anni e dirigeva con polso fermo una boutique di lingerie di lusso vicino a Piazza di Spagna; lo si capiva dal modo in cui camminava, dal portamento elegante e allo stesso tempo volgare, come una donna che vendeva seduzione ogni giorno e ora cercava la propria. Il vestito leggero di cotone verde le aderiva alle curve generose: seni alti e pieni che tendevano la stoffa, vita stretta e fianchi larghi che ondeggiavano a ogni passo. Le gambe tornite finivano in sandali dal tacco alto che facevano sembrare le sue caviglie ancora più delicate.

I loro sguardi si incrociarono sopra il banco. Quello di lei era diretto, famelico. Quello di Marco, predatorio.

«Buongiorno» disse lui con voce bassa, quasi un ringhio gentile. «Cerchi qualcosa che ti faccia tremare, vero?»

Brigitte non finse. Prese tra le dita un flacone di olio al sandalo e ylang-ylang, lo soppesò, lo aprì e ne annusò il profumo con le narici dilatate. «Qualcosa che mi rilassi qui» rispose, voltandosi leggermente e facendo scivolare una mano lungo la curva del suo stesso sedere, sopra la stoffa. «Gestisco una boutique di lingerie, vedo ogni giorno donne che comprano per il culo delle altre. Io invece voglio provare sulla mia pelle. Non l’ho mai fatto. Mai preso un cazzo vero nel culo. E voglio che sia… intenso.»

Marco sentì il membro ingrossarsi contro la coscia. Pensò immediatamente a come sarebbe stato vederla piegata in avanti, le natiche aperte, il buchetto rosa che pulsava sotto la sua lingua. «Allora sei nel posto giusto, Brigitte. Io sono Marco, e so esattamente come prepararti. Questo olio è speciale. Scalda appena, rilassa lo sfintere e rende ogni penetrazione un piacere liquido. Vuoi che te lo mostri?»

Lei si morse il labbro inferiore. I capezzoli le si erano già induriti, due punte evidenti sotto il vestito. Prese poi un plug piccolo di silicone nero, spesso quanto due dita, e lo fece ruotare lentamente tra i palmi. «Immagino di averlo dentro mentre cammino per il mercato… o mentre un uomo me lo spinge più a fondo con il suo cazzo vero. Dimmi, Marco, ti capita spesso di inculare le clienti nel retro dopo la chiusura?»

La domanda era così esplicita che l’aria tra loro sembrò crepitare. Marco si sporse sul banco, abbastanza vicino da sentire il profumo caldo della sua pelle e del suo sesso già eccitato. «No. Ma per te farei un’eccezione. Ti guardo da quando sei arrivata e non penso ad altro che a leccarti il culo fino a farti urlare, per poi infilarti tutto dentro, piano, finché non mi supplichi di fotterti più forte.»

Brigitte deglutì. Le sue guance erano arrossate, ma gli occhi brillavano di consenso assoluto. Scelse altri due oggetti: un dildo anali realistico con vena in rilievo e una bottiglietta di lubrificante extra scivoloso. Mentre pagava, le loro dita si sfiorarono e restarono lì, intrecciate un secondo di troppo. «Mi stai facendo bagnare la figa solo a parlarne» confessò lei in un soffio. «Non pensavo di trovare qualcuno che capisse quanto desidero sentirmi piena dietro. Voglio che sia la mia prima volta… e la voglio con te.»

Il mercato continuò a brulicare intorno a loro per un’altra ora, ma tra sguardi rubati e frasi sussurrate il desiderio divenne una corda tesa. Ogni volta che Brigitte si chinava per guardare gli articoli più bassi, la stoffa del vestito le saliva sulle cosce, rivelando l’attaccatura delle natiche sode. Marco immaginava di separarle con le mani, di sputare sul suo ano e di lavorarselo con la lingua finché lei non avesse tremato. Lei, dal canto suo, non smetteva di provocarlo: «Questo plug è piccolo… il tuo cazzo invece immagino sia molto più grosso. Ce la farò a prenderlo tutto?»

«Ti preparerò così bene che mi implorerai di sfondarti» rispose lui a voce bassa, mentre fingeva di sistemare la merce.

Quando le ultime clienti se ne andarono e i venditori vicini cominciarono ad abbassare le serrande, Marco girò intorno al banco. Il mercato stava chiudendo. L’aria era ancora calda, carica di odori sensuali. Brigitte era rimasta lì, con il sacchetto in mano, il respiro leggermente accelerato.

«Il retro è mio» disse lui senza giri di parole. «C’è un piccolo magazzino con un tavolo grande e cuscini. Se vuoi davvero provare questi prodotti… se vuoi davvero che ti lecchi e ti apra il culo per la prima volta, vieni con me. Solo se lo desideri con tutta te stessa.»

Brigitte non esitò neppure un istante. I suoi occhi erano due pozze di puro desiderio. «Sì. Voglio che mi prendi nel culo, Marco. Voglio sentirti dentro dove nessuno è mai entrato. Portami lì.»

Il retro era un ambiente intimo, illuminato da una lampada calda, con casse di legno trasformate in panche e un grande tavolo coperto da un telo di velluto nero. Non appena la porta si chiuse alle loro spalle, Marco la spinse contro il muro con un bacio famelico. Le loro lingue si intrecciarono subito, profonde, bagnate, quasi violente. Brigitte gemette nella sua bocca, spingendo il bacino contro il rigonfiamento duro dei suoi pantaloni. Lui le afferrò i seni attraverso il vestito, strizzandoli, poi le fece scivolare una mano sotto la gonna.

«Cazzo, non porti le mutande» ringhiò contro le sue labbra quando trovò la figa già fradicia.

«Le ho tolte nel bagno pubblico mezz’ora fa… pensando a te» confessò lei ansimando.

Marco la fece voltare di scatto, premendola contro il tavolo. Le sollevò il vestito fino alla vita, scoprendo due natiche rotonde, perfette, divise da un solco invitante. Brigitte si inarcò, offrendosi. Lui versò un po’ di quell’olio profumato sulle dita e cominciò a massaggiarle il perineo, scendendo lentamente verso l’ano stretto che pulsava sotto il tocco.

«Oddio…» mormorò lei, tremando.

Marco si inginocchiò. Il suo respiro caldo colpì prima la pelle, poi la lingua larga e umida passò dal clitoride fino al buchetto rosa, leccando con avidità. Brigitte gridò di piacere, spingendo indietro il sedere contro la sua faccia. «Leccami il culo… sì, così… più profondo, ti prego.»

Lui obbedì. La lingua entrò, spingendo contro lo sfintere, mentre due dita le penetravano la figa fradicia. Brigitte si aggrappava al bordo del tavolo, le nocche bianche, il respiro rotto da gemiti sempre più alti. «Non ho mai provato niente del genere… mi stai facendo impazzire. Voglio il tuo cazzo, Marco. Voglio essere inculata per la prima volta. Adesso. Ti prego, preparami e infilamelo tutto dentro.»

Marco si alzò, il mento lucido dei suoi umori. Si slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo grosso, venato, già bagnato di precum. Lo strofinò tra le natiche di lei, premendo la cappella proprio contro l’ano ancora stretto nonostante la lingua e l’olio. Brigitte spinse indietro, cercando di prenderlo.

«Sei sicura?» le chiese lui un’ultima volta, la voce roca di desiderio.

«Sì, cazzo, sì. Inculami. Voglio sentirmi aprire, voglio essere tua da dietro. Prendimi il culo vergine, Marco…»

Lui premette appena, la punta cominciò a forzare lo stretto anello di muscoli. Brigitte emise un lungo gemito strozzato, a metà tra dolore e piacere estremo, spingendo ancora indietro con il bacino, chiedendo di più con tutto il corpo.

E proprio mentre il suo cazzo stava per affondare oltre lo sfintere, mentre il respiro di entrambi si era fatto sincrono e disperato, Marco si fermò un istante, assaporando la tensione tremenda di quel confine che stavano per superare insieme. Il calore del suo ano stretto pulsava intorno alla cappella, invitandolo, supplicandolo di andare oltre. Brigitte tremava, la schiena inarcata, le dita che artigliavano il velluto, pronta a essere completamente riempita per la prima volta nella vita.

La vera presa, quella profonda e totale, era solo a un respiro di distanza.

Marco non resistette più. Afferrò Brigitte per i fianchi e la guidò con fermezza verso una delle casse di legno massiccio addossate alla parete del magazzino. La fece piegare in avanti con decisione, il busto di lei premuto contro la superficie ruvida, i seni schiacciati sotto il vestito sollevato fino alla vita. Le sue natiche rotonde e sode, pallide alla luce calda della lampada, si aprirono come un frutto maturo quando lui le spalancò con entrambe le mani grandi e callose. L’ano rosa, ancora lucido di saliva e olio, pulsava visibilmente, contraendosi per l’anticipazione.

«Così, Brigitte. Piega bene la schiena e spingi questo culo verso di me» ringhiò Marco, la voce bassa e roca. Versò metà della bottiglietta di lubrificante direttamente sul solco profondo tra le natiche. Il liquido denso e profumato colò in rivoli lenti, ricoprendo l’anello stretto e scendendo fino alla figa già fradicia. Le sue dita esperte, due alla volta, iniziarono a massaggiare con movimenti circolari, premendo, ruotando, entrando e uscendo con lentezza esasperante. Prima un dito, poi due, poi tre, che si aprivano a forbice dentro di lei per dilatare lo sfintere con pazienza professionale. Ogni volta che le dita affondavano, si sentiva un suono umido, osceno, mentre il lubrificante schizzava leggermente fuori.

Brigitte, la ventottenne che dirigeva con polso di ferro una boutique di lingerie di lusso vicino a Piazza di Spagna, tremava sulle gambe. Il suo respiro era già spezzato. «Oddio, Marco… le tue dita mi stanno aprendo in un modo che non credevo possibile. Sento il culo che si rilassa, che diventa tuo. Mettici ancora lubrificante, ti prego. Voglio essere fradicia là dietro.»

Lui obbedì, versandone altra dose generosa, quasi eccessiva, tanto che il liquido colava copioso lungo le cosce di lei. Dentro di sé Marco pensava che non aveva mai visto un culo così perfetto: rotondo, sodo, con quell’ano piccolo che ora si stava trasformando in un buco voglioso sotto le sue cure. Il suo cazzo, grosso e venato, pulsava dolorosamente tra le gambe, la cappella viola e lucida di precum.

Quando giudicò che fosse abbastanza aperto, Marco posizionò la punta del membro proprio contro l’anello rilassato. Spinse con lentezza esasperante. La cappella forzò lo sfintere e scivolò dentro con un pop quasi udibile. Brigitte emise un lungo gemito strozzato, a metà tra sorpresa e piacere estremo, le nocche bianche sul bordo della cassa. «Cazzo… è enorme… mi stai entrando nel culo, Marco. Piano, fammi abituare… ma non fermarti.»

Lui rimase immobile per lunghi secondi, solo la cappella dentro di lei, lasciando che il calore stretto lo avvolgesse come un pugno bollente. Poi avanzò ancora, centimetro dopo centimetro, sentendo ogni millimetro di resistenza cedere. Il lubrificante faceva il suo lavoro: il cazzo scivolava dentro senza strappi, solo quella meravigliosa pressione avvolgente. Quando fu completamente seppellito, le sue palle premute contro la figa bagnata di Brigitte, entrambi respiravano all’unisono, sudati già.

«Tutto dentro, Brigitte. Il tuo culo vergine ha preso ogni centimetro del mio cazzo. Come ti senti, troia?»

«Piena… mi sento così piena da dietro. È sporco, è bellissimo. Inizia a muoverti, Marco. Inculami. Voglio sentire ogni vena mentre mi sfondi.»

Marco cominciò a ritrarsi e a spingere di nuovo, lentamente all’inizio, godendo la vista del suo cazzo spesso che scompariva tra quelle natiche perfette. Il ritmo aumentò gradualmente. Le spinte divennero più decise, più profonde. Il suono della pelle che sbatteva riempiva il magazzino insieme ai gemiti di lei. Brigitte aveva una mano tra le cosce e si toccava il clitoride con movimenti rapidi, circolari, disperati. Ogni volta che lui affondava fino in fondo, lei stringeva i muscoli e gemeva più forte.

«Più forte! Inculami più forte, cazzo! Sento il tuo cazzo che mi arriva fino allo stomaco da dietro!» urlò lei, la voce ormai senza vergogna.

Marco le diede uno schiaffo secco sulla natica destra, poi un altro sulla sinistra. La carne rimbalzò, diventando di un rosso acceso. «Prendi questo, puttana del culo. Ti piace farti schiaffeggiare mentre ti apro l’ano, vero? Dimmi che sei la mia troia anale.»

«Sì! Sono la tua troia anale! Schiaffeggiami il culo mentre mi inculi! Mi sto toccando il clitoride e sto per venire con il tuo cazzo nel culo!»

L’orgasmo la colpì come un’onda violenta. Il suo ano si contrasse ritmicamente intorno al cazzo di Marco in spasmi potenti, spremendolo, massaggiandolo. Lui dovette fermarsi per non venire troppo presto. Quando le contrazioni si calmarono, uscì lentamente dal suo ano ora visibilmente dilatato, un buco rosso e lucido che restava aperto per qualche secondo prima di contrarsi di nuovo.

«Sdraiati sui cuscini. Voglio cavalcarti. Voglio controllare io quanto profondo prendermi il tuo cazzo nel culo» ordinò Brigitte, gli occhi brillanti di lussuria.

Marco si distese sui grandi cuscini di velluto nero, il cazzo dritto verso il soffitto, lucido di lubrificante e dei succhi di lei. Brigitte gli salì sopra a cavalcioni, questa volta di fronte, così da guardarlo negli occhi. Afferrò la base del membro e lo guidò di nuovo verso il suo ano dilatato. Si abbassò lentamente, controllando ogni millimetro. La cappella entrò di nuovo, poi metà asta, poi tutto. Quando fu completamente seduta, con il cazzo di lui piantato fino alle palle nel suo intestino, emise un sospiro tremante di pura soddisfazione.

«Così posso decidere io… posso prenderlo tutto o solo la punta» sussurrò lei, cominciando a muoversi su e giù. I suoi fianchi roteavano, scendevano, risalivano. I seni ballavano sotto il vestito ancora mezzo slacciato. Marco le afferrò le natiche, le spalancò di nuovo e le diede altri schiaffi sonori, uno dopo l’altro, mentre lei accelerava.

«Cavalca quel cazzo, Brigitte. Fammi vedere come il tuo ano dilatato lo ingoia tutto. Sei una sporca inculata, lo sai? Il tuo culo è fatto per essere usato ogni settimana.»

«E tu sei il mio stallone del mercato» rispose lei con passione feroce, aumentando il ritmo. «Mi piace sentirtelo così in fondo. Sfondami l’ano, spingi dal basso. Voglio che mi riempia fino alla gola il tuo cazzo! Schiaffeggiami ancora, più forte, fammi venire un’altra volta con il culo!»

Le spinte dal basso di Marco divennero potenti, incontrando le discese di lei. Il magazzino era impregnato dell’odore di lubrificante al sandalo, di sudore, di sesso crudo. I loro corpi erano lucidi, i capelli di Brigitte appiccicati alla fronte, il petto di Marco che si alzava e abbassava rapido. Lei si toccava di nuovo il clitoride, gli occhi fissi in quelli di lui.

«Sto per venire di nuovo… il tuo cazzo nel mio culo mi fa impazzire!»

«Vieni, troia. Stringimi il cazzo con il tuo ano mentre ti riempio di sperma» ringhiò lui.

L’orgasmo li prese quasi insieme. Brigitte si contrasse violentemente, urlando, il suo ano che mungeva il cazzo di Marco in onde potenti. Lui spinse in alto un’ultima volta e venne, schizzando getti caldi e abbondanti dentro il suo intestino, riempiendola fino a farne uscire un rivolo bianco che colò sulle sue palle.

Esausti, sudati, i corpi ancora uniti, rimasero così per lunghi minuti, respiri affannosi che lentamente si calmavano. Marco uscì con delicatezza dal suo ano ora spalancato e la attirò tra le sue braccia. Si baciarono teneramente, un bacio lento, profondo, quasi dolce dopo la furia di prima. Le sue mani grandi le accarezzavano la schiena nuda sotto il vestito, seguendo la curva della spina dorsale, calmando i brividi residui.

Brigitte sorrise soddisfatta contro le labbra di lui, gli occhi ancora velati di piacere. «Tornerò ogni settimana, Marco. Ogni maledetta settimana per farmi sodomizzare di nuovo da te. Questo è solo l’inizio della nostra relazione segreta e intensamente erotica tra i banchi del mercato.»

Mentre lo diceva, Brigitte custodiva dentro di sé un segreto che Marco non avrebbe mai saputo: era stata lei a orchestrare l’incontro fin dal mattino, dopo averlo osservato per mesi dal suo negozio di lingerie, scegliendo con cura gli oggetti da comprare solo per avere una scusa per seguirlo nel retro. Lui credeva di averla sedotta. Lei sapeva di averlo scelto.

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