Written by AIEvery story here is written by an AI. Tell it what you want and it writes it for you →
Ask the writer →

Mascherato nel desiderio proibito del mio migliore amico

Il mio amico di 28 anni Luca mi piega sul divano e mi scopa forte durante il Carnevale.

14 min read September 26, 2026New

Le luci tremolanti delle candele che avevo acceso per dare un tocco carnevalesco al salotto del mio appartamento a Venezia danzavano sulle pareti antiche, mentre fuori le grida gioiose della folla sul Canal Grande si mescolavano al suono di una fisarmonica lontana. Io, Sergio, trentadue anni e grafico pubblicitario che passava le giornate chino su schermi a inventare slogan seducenti per clienti esigenti, avevo proposto a Luca di passare quella notte di Carnevale lontani dal caos. Lui, il mio migliore amico di ventotto anni, personal trainer dal fisico scolpito che motivava clienti sudati in palestra sei giorni su sette, aveva accettato subito. Entrambi mascherati, sembravamo usciti da un quadro del Longhi: io con una bauta bianca immacolata, il mantello di seta nera che mi avvolgeva le spalle larghe e la maschera che lasciava scoperti solo bocca e mento, lui con una maschera nera dal naso lungo e curvo, abbinata a un costume rosso bordato d’oro che gli stringeva il torace muscoloso e i fianchi stretti.

Eravamo soli, volutamente. Nessun altro era stato invitato. La bottiglia di prosecco fresca e l’Aperol sul tavolino basso promettevano spritz abbondanti. Luca si lasciò cadere sul divano di velluto blu, la maschera che gli deformava la voce in un tono buffo e cavernoso. «Cazzo, Sergio, mi sto già pentendo di questo naso. Sembra che abbia ingoiato un cetriolo intero. Tu invece sembri un fantasma pronto a succhiare anime… o forse solo il mio cazzo, eh?»

Scoppiai a ridere, versando il primo spritz. Il suono della mia risata era liberatorio, ma sentivo già qualcosa di elettrico strisciare sotto la pelle. «Luca, sei sempre il solito idiota. Con quel naso potresti annusarmi il culo da due metri di distanza. E comunque, se proprio vuoi saperlo, sotto questa bauta sto sudando come un maiale. Il mantello pesa una tonnellata.»

Lui accettò il bicchiere che gli porgevo, le dita guantate che sfiorarono le mie per un secondo di troppo. Bevve un sorso, poi inclinò la testa, la maschera che gli nascondeva l’espressione ma non il luccichio malizioso degli occhi scuri. «Sai, Sergio… visto che siamo qui, mascherati come due coglioni d’epoca, ti confesso una cosa che mi fa ridere da anni. Ho sempre avuto un debole per te. Un debole vero. Non parlo di amicizia. Parlo del tuo culo che vedo da otto anni ogni volta che andiamo in palestra. Quel culo alto, rotondo, sodo nonostante tu stia tutto il giorno al computer a muovere solo il mouse. Mi sono fatto seghe pensando a te piegato sulla panca, più volte di quante voglia ammettere.»

Per un attimo il tempo si fermò. Il mio cuore picchiò forte contro lo sterno. Dentro di me un turbine di pensieri: ‘Luca? Il mio Luca, quello che scopa mezza Venezia femminile, ora mi dice questo? E io che da almeno tre anni mi mordo la lingua ogni volta che lo vedo nudo negli spogliatoi, con quel cazzo semi-eretto che pende pesante tra le cosce muscolose…’ Sentii il mio uccello gonfiarsi lentamente contro la stoffa rigida del costume. Ma il tono era così ridicolo, così leggero, che non potei fare altro che ridergli in faccia.

«Stai scherzando, vero? Tu, il personal trainer che ha il telefono pieno di numeri di tipe con le tette rifatte, hai un debole per il mio culo? Luca, se è uno scherzo di Carnevale è il più crudele della storia.»

Lui rise più forte, una risata calda e genuina che gli scuoteva le spalle. Si tolse la maschera solo per un istante, passandosi una mano tra i capelli sudati, poi la rimise. «Non scherzo per niente, Sergio. E non sono ubriaco. Questo è il primo spritz. Guarda che ti sto dicendo la verità ridendo perché altrimenti mi viene da vomitare per l’imbarazzo. Ma sotto questa proboscide nera mi sento coraggioso. Quindi sì, voglio il tuo culo. Voglio afferrartelo con queste mani mentre ti scopo forte. E tu? Non mi dire che non hai mai guardato il mio pacco negli spogliatoi.»

Arrossii sotto la maschera, ma il gioco era ormai iniziato. Bevvi mezzo bicchiere in un sorso, sentendo l’alcol dolce scaldarmi lo stomaco senza offuscarmi la mente. Eravamo entrambi lucidi, adulti, consapevoli. Il consenso era nell’aria, nello sguardo che ci scambiavamo, nelle risate che trasformavano ogni frase sporca in qualcosa di leggero e irresistibile. «Va bene, stronzo. Hai vinto. Sì, ti ho guardato. Quel cazzo che hai tra le gambe è impressionante anche da morbido. Mi sono chiesto tante volte come sarebbe sentirlo diventare duro nella mia bocca, quanto sarebbe grosso una volta dentro di me. Contento adesso?»

Luca fischiò, un fischio basso e divertito. Si alzò dal divano con movenza felina, il costume che frusciava. Preparò altri due spritz, versando il prosecco con gesti teatrali. «Due bicchieri per lubrificare la serata, allora. Perché se continui a parlare così, Sergio, questo naso lungo sta per puntare dritto verso il tuo bel culetto mascherato.»

Mi passò il bicchiere nuovo. Le nostre dita si toccarono di nuovo, stavolta di proposito. Bevvi, ridendo. La stanza sembrava più calda. Fuori una maschera veneziana passò sotto la finestra urlando una canzone oscena. Dentro, la tensione cresceva giocosa e spessa.

Luca si avvicinò ancora. Stavolta non c’era più distanza tra noi. Il suo corpo, caldo e solido sotto il costume rosso, sfiorò il mio fianco. La mano guantata mi toccò la vita in modo scherzoso, come se volesse sistemarmi il mantello, ma le dita scesero piano fino a posarsi sul mio culo. Strinse appena, un tocco leggero ma intenzionale. «Porca troia, Sergio… anche attraverso questa stoffa si sente quanto è perfetto. Sodo. Rotondo. Fatto per essere spalancato e riempito. Se non fossi mascherato ti starei già mordendo una natica.»

Il contatto mi fece gemere piano. Il mio cazzo era ormai completamente duro, intrappolato nei pantaloni del costume. Interiormente pensavo: ‘Cazzo, è vero. Lo desidero da una vita. Il suo odore, il suo corpo, quella voce da stronzo che ora mi sta dicendo esattamente quello che voglio sentire.’ Risposi flirtando senza più filtri: «Luca, se continui a toccarmi così mi tolgo tutto e ti faccio vedere quanto è invitante dal vivo. E il tuo cazzo? Sento già che sta spingendo contro il mio fianco. È duro come il marmo di Carrara. Da quanto tempo ce l’hai così per me?»

«Da troppo, cazzo,» rispose lui con una risata roca. Bevve un altro sorso, poi posò il bicchiere. La sua mano non lasciò il mio culo. Anzi, lo palpò con più decisione, le dita che seguivano la curva mentre mi tirava contro di sé. I nostri costumi si strofinarono, le maschere quasi si toccavano. Il naso lungo della sua premeva contro la mia guancia. «Ti ho voluto per anni. E stasera, con queste maschere del cazzo, ho deciso che il desiderio proibito del mio migliore amico non resta più proibito. Voglio piegarti su questo divano, Sergio. Voglio sentirti urlare il mio nome mentre ti riempio.»

Le sue parole erano crude, esplicite, ma il tono era ancora venato di umorismo, di quella complicità che avevamo costruito in otto anni di amicizia. Non c’era coercizione, solo desiderio reciproco dichiarato apertamente. Mi voltai del tutto verso di lui. I nostri sguardi si incatenarono attraverso i buchi delle maschere. «Allora smettila di parlare e baciami, personal trainer del cazzo. Voglio sentire la tua lingua prima che il tuo uccello mi apra in due.»

Luca non se lo fece ripetere. Con una risata bassa mi afferrò per il mantello e mi attirò a sé. Le nostre bocche si incontrarono sotto le maschere, prima goffe per via degli ingombri di stoffa e cartapesta, poi con una passione che spazzò via ogni risata. La sua lingua calda e bagnata invase la mia bocca, cercandomi con urgenza. Sapeva di spritz e di desiderio. Gemetti dentro il bacio, le mani che gli stringevano il collo forte, sentendo i muscoli tesi sotto la giacca del costume.

Il bacio si fece più profondo, sporco, umido. Le nostre salive si mescolavano mentre le mani diventavano audaci. Le sue scesero di nuovo sul mio culo, questa volta con forza, separando le natiche attraverso il tessuto e premendo un dito proprio sulla fessura. Io infilai una mano tra noi e gli strinsi il cazzo duro sopra i pantaloni. Era grosso, caldo, pulsante. Lo massaggiai con decisione, sentendolo ingrossarsi ancora di più.

«Cazzo, Sergio… ce l’hai duro come me,» ansimò lui staccandosi appena, la maschera storta. Ridemmo entrambi, una risata spezzata dal fiato corto, poi tornammo a baciarci più ferocemente. Lo spinsi all’indietro verso il divano. Ci cademmo sopra in un groviglio di mantelli e seta, le gambe intrecciate. La mia mano gli slacciò i primi bottoni del costume, infilandosi dentro per toccare la pelle calda e liscia del suo petto, i capezzoli duri. Lui mi morse il labbro inferiore, poi scese con la bocca sul mio collo, leccando e succhiando mentre le sue dita trovavano il bordo dei miei pantaloni e vi scivolavano dentro, sfiorando la pelle nuda del mio culo.

«Questo culo è mio stasera,» ringhiò con tono giocoso e dominante al tempo stesso. «Lo voglio leccare, morderlo, aprirlo e scoparlo finché non implori di venire.»

Io gemetti forte, spingendo il bacino contro la sua mano. «Allora fallo, Luca. Toccami. Sento il tuo cazzo che cola già. Voglio succhiartelo fino in gola.» Le mie dita gli strinsero l’asta attraverso la stoffa, pompando lentamente. I nostri corpi si strofinavano con urgenza crescente, i costumi che si aprivano in punti strategici, la pelle che si toccava bollente. Le maschere rimanevano sui nostri volti, rendendo tutto ancora più surreale e proibito.

Il divano cigolava sotto i nostri movimenti. Le risate si erano trasformate in gemiti bassi e respiri affannosi, ma ogni tanto una battuta sfuggiva ancora: «Attento al naso, coglione, mi sta infilzando l’orecchio,» dissi io ridendo mentre lui mi girava per premermi meglio contro i cuscini. Luca rise contro il mio collo, mordendolo, poi la sua mano scese più in basso, un dito che sfiorava finalmente la mia apertura nuda, stuzzicandola senza entrare.

Ero eccitatissimo, consenziente, pronto a tutto. Il mio cazzo gocciolava contro il suo ventre. I pensieri mi urlavano che questo era solo l’inizio, che il vero sfogo sarebbe arrivato presto, che il mio migliore amico stava per piegarmi davvero su quel divano e scoparmi come nei miei sogni più sporchi. Ma per ora restavamo così, sospesi, a baciarci, toccarci, provocarci, con le maschere che nascondevano i nostri sorrisi carichi di lussuria e il Carnevale fuori che sembrava ridere con noi.

La tensione era un nodo stretto nello stomaco e nel cazzo. Luca mi guardò negli occhi attraverso le maschere, il dito ancora fermo sulla mia entrata, il suo uccello duro che pulsava contro la mia coscia. «Dimmi che lo vuoi davvero, Sergio,» sussurrò con voce roca ma ancora venata di quell’umorismo che rendeva tutto perfetto. «Dimmi che vuoi che ti scopi forte.»

E io, con il cuore che batteva all’impazzata e il corpo in fiamme, aprii la bocca per rispondere…

«Lo voglio davvero, Luca,» risposi con la voce che usciva rauca e impaziente da sotto la bauta, il cuore che sembrava volermi sfondare le costole. «Voglio che mi scopi forte, che mi apri con quel cazzo grosso e mi riempia fino a farmelo sentire nella gola. Sono la tua troia mascherata stasera, usami, piegami, sfondami. Ti supplico.»

Luca emise una risata bassa, trionfante, da vero stronzo dominante che però sapeva di gioco e di anni di amicizia. Il naso lungo della sua maschera nera oscillò mentre inclinava la testa. «Brava, troia mascherata. Inginocchiati allora, e fammi vedere quanto sei bravo a ingoiare il cazzo del tuo personal trainer.»

Le gambe mi tremavano per l’eccitazione mentre scivolavo giù dal divano e mi mettevo in ginocchio sul tappeto antico. Con mani febbrili slacciai i pantaloni del suo costume rosso bordato d’oro. Quando il suo cazzo schizzò fuori, pesante, venoso e già lucido di liquido preseminale, mi sfuggì un gemito umido di pura ammirazione. Era grosso, davvero grosso, la cappella gonfia e violacea, l’asta che pulsava con vigore contro la mia guancia. Pensai: “Otto anni a guardarlo di nascosto negli spogliatoi e ora ce l’ho davanti, pronto per la mia bocca. Cazzo, è meglio di tutti i sogni sporchi che mi sono fatto.”

«Con quel naso sembri un demonio del Carnevale venuto per incularmi,» ridacchiai, prima di aprire le labbra e prendere la punta calda tra di esse. Luca mi posò una mano guantata sulla testa, spingendo piano ma deciso. Lo succhiai con avidità, la lingua che vorticava intorno alla cappella, raccogliendo ogni goccia salata. Poi spinsi avanti, rilassando la gola, e lo ingoiai più a fondo. Il glande mi aprì l’esofago, provocandomi un conato bagnato che si trasformò subito in un gemito gutturale, umido, osceno: «Gluck… gluck…»

«Oh sì, così, troia mascherata,» ringhiò lui, la voce deformata dalla maschera ma piena di umorismo sporco. «Ingoia tutto, fino alle palle. Guardati, Sergio, trentadue anni passati a disegnare loghi e ora sei in ginocchio a fare deepthroat con la bauta bianca. Sembri un fantasma porco del Settecento.»

Risi intorno al suo cazzo, una vibrazione che lo fece gemere più forte. Il naso lungo della sua maschera mi picchiava ritmicamente sulla fronte mentre muovevo la testa su e giù, sempre più veloce, sempre più avido. La saliva mi colava dal mento, bagnandomi il mantello di seta nera. Sentivo la gola gonfia, dilatata, ogni centimetro di lui che mi invadeva. Pensavo: “È umiliante, è ridicolo, è perfetto. Il mio migliore amico mi sta usando la bocca e io sto colando pre sperma sui pantaloni del costume.” Accelerai, succhiando con suoni bagnati e osceni, una mano che gli massaggiava le palle pesanti mentre l’altra si stringeva il mio stesso cazzo attraverso la stoffa.

Luca ansimava, i fianchi che spingevano con ritmo controllato. «Cazzo, Sergio… se continui così vengo in quella gola calda. Ma non ancora. Voglio quel culo.» Mi tirò su per il mantello, ridendo quando la maschera mi si spostò di lato. Mi spinse sul divano di velluto blu, facendomi chinare sui cuscini con il culo per aria. Mi abbassò i pantaloni con uno strattone deciso, esponendo le natiche. Sentii le sue mani forti separarle, poi la lingua calda e bagnata che leccava dall’ano fino alle palle in lunghe passate lente.

«Questo culo… porca puttana, è meglio di come me lo immaginavo nelle seghe,» mormorò tra una leccata e l’altra, la voce ancora venata di quel tono giocoso e dominante. «Sodo, rotondo, fatto per essere spalancato dal cazzo del tuo amico.»

«Luca, ti prego,» supplicai, spingendo indietro contro la sua faccia, la maschera che mi faceva sudare copiosamente. «Non leccarmi più, scopami. Riempimi. Sono pronto.»

Lui rise di nuovo, si alzò e posizionò la cappella contro la mia apertura ancora bagnata di saliva. Spinse. Il primo affondo fu lento ma inesorabile: sentii ogni vena, ogni centimetro che mi dilatava, bruciando in modo delizioso. Quando fu completamente dentro, palle contro palle, entrambi gememmo forte. «Sei strettissimo, troia mascherata,» disse lui, cominciando a muoversi con spinte profonde e ritmiche. «Sembra che il tuo culo mi stia mungendo il cazzo. Otto anni di palestra per avere questo corpo e ora lo uso per sfondare il mio migliore amico.»

Ogni colpo mi faceva vedere le stelle. Il divano cigolava violentemente sotto di noi. Sentivo il suo cazzo colpire la prostata a ogni affondo, mandandomi scariche di piacere puro lungo la spina dorsale. La maschera mi limitava la vista ma rendeva tutto più proibito, più carnevalesco. «Più forte, Luca! Scopami come se mi odiassi!» implorai tra risate e gemiti.

«Odiarti? Ti adoro, coglione,» rispose lui ridendo, schiaffeggiandomi una natica con la mano aperta. «Prendi questo cazzo, troia mascherata. Senti come ti riempio? Questo è il cazzo che hai guardato per anni negli spogliatoi. Ora è dentro di te, fino in fondo.»

La scopata divenne più selvaggia, i nostri corpi che sbattevano con suoni umidi e forti. Poi Luca si sedette sul divano, il cazzo ancora duro e lucido del mio succhio. «Vieni qui. Cavalcamelo, Sergio. Voglio vederti ballare su di me.»

Mi misi a cavalcioni, guidando di nuovo quell’asta grossa dentro di me. Quando affondai del tutto, entrambi urlammo. Iniziai a muovermi energicamente, su e giù, i muscoli delle cosce che bruciavano mentre lo cavalcavo come un ossesso. Le nostre mani si trovarono sui nostri cazzi: io pompavo il suo alla base mentre lui stringeva il mio, masturbandoci a vicenda con movimenti frenetici e sincronizzati. Le maschere si guardavano, naso lungo contro bauta bianca, e la scena era così assurda che continuavamo a ridere tra i gemiti.

«Cazzo, sembriamo due idioti usciti da un dipinto del Longhi che scopano,» ansimò Luca, la mano che accelerava sul mio uccello. «Ma sei la troia mascherata più bella di Venezia. Muoviti più forte, fammi sentire quel culo che mi strizza.»

«Riempimi, Luca… ti supplico, sborrami dentro!» gridai, cavalcandolo con furia, sentendo l’orgasmo montare come una marea. Il suo cazzo mi massaggiava la prostata a ogni discesa, la sua mano mi segava il cazzo con perfezione da personal trainer.

Venimmo insieme in un’esplosione violenta. Luca spinse i fianchi verso l’alto, urlando mentre il suo cazzo pulsava dentro di me, scaricando fiotti caldi e abbondanti di sperma che mi riempivano fino a colare fuori. Il mio uccello schizzò sulla sua mano e sul suo torace muscoloso, getti potenti che mi lasciarono tremante e senza fiato. L’orgasmo fu così intenso che per qualche secondo vidi solo bianco, il corpo scosso da spasmi mentre ridevo e gemevo nello stesso momento.

Restammo fermi, ansimanti, ancora uniti, il suo seme che mi colava lungo le cosce. Poi Luca iniziò a ridere, una risata profonda, liberatoria, contagiosa. Mi alzai lentamente, sentendo il vuoto improvviso e il liquido caldo che usciva. Ci togliemmo le maschere con gesti goffi, ridendo come due matti. I nostri volti arrossati, sudati, con i capelli appiccicati alla fronte, si guardarono per la prima volta senza filtri. Sergio trentaduenne e Luca ventottenne, migliori amici che avevano appena varcato il confine.

«Cazzo, Luca… sei un disastro,» dissi ridendo, prendendo dei fazzoletti dal tavolino per pulirci. Lui si pulì il petto e il cazzo ancora semi-duro, poi mi attirò di nuovo sul divano, coccolandomi contro il suo torace caldo e sudato. Le sue braccia mi avvolsero, un bacio dolce sulla tempia.

«Tu invece sei la troia mascherata più brava del Carnevale,» scherzò, mordicchiandomi il lobo. «Direi che il nostro desiderio proibito è appena diventato la nuova abitudine serale. Niente più seghe pensando al culo dell’altro. Da stasera si scopa sul divano dopo gli spritz. Che ne dici di ordinare una pizza? Sto morendo di fame dopo averti sfondato per bene. Margherita extra formaggio per te, diavola per me?»

Stavo per rispondere, ridendo e già immaginando la serata di coccole e battute, quando un rumore secco ci gelò entrambi. Qualcuno bussava con forza alla porta dell’appartamento. Poi una voce familiare, allegra e un po’ ubriaca, risuonò dal pianerottolo:

«Sergio! Luca! Lo sappiamo che siete lì! Abbiamo visto le candele dalla calle! Aprite, abbiamo portato altra grappa e mezza comitiva mascherata! La festa continua da voi!»

Ci guardammo con gli occhi spalancati, nudi, sporchi di sperma e sudore, i costumi sparsi sul pavimento, le maschere buttate sul tappeto come prove del reato. Il bussare divenne più insistente. Il cuore mi ripartì a mille, questa volta per il panico più comico della mia vita.

Rate this story

★★★★★
Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Tagged blowjob deepthroat anal doggy-style riding

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.