Massaggio a vapore con l'amica di sua madre
Lorenzo seduce l'amica della matrigna in un massaggio anale a vapore.
Sono Lorenzo, ho ventitré anni, e questa è la confessione di quello che è successo davvero, senza filtri e senza bugie. Tutto è cominciato il pomeriggio in cui, dopo settimane di dolori alla schiena che non mi facevano dormire, ho aperto bocca con Selena. Lei ha quarantadue anni, è la migliore amica della mia matrigna, e da sempre entra e esce di casa nostra come se fosse di famiglia. Quella volta mi ha guardato con quel sorriso lento, da donna che sa già tutto, e mi ha detto: «Vieni al mio centro benessere privato. Ti faccio un massaggio a vapore. Solo noi due. Ti sistema la schiena… e forse anche altro.»
Il giorno dopo mi sono trovato nella cabina umida del suo studio. L’aria era calda, satura di vapore che appannava gli specchi e mi faceva sudare già prima di spogliarmi. Selena indossava solo un corto pareo bianco annodato sui fianchi. Ogni movimento faceva scivolare la stoffa sulle cosce mature, lasciando intravedere la curva pesante del culo e il contorno dei capezzoli scuri che premevano contro il tessuto bagnato. Mi ha ordinato di stendermi nudo sul lettino, a pancia in giù. Quando ho calato i boxer, il mio cazzo era già mezzo duro. Non riuscivo a nasconderlo. Lei ha fatto un verso basso, quasi divertito.
«Già così? E io non ti ho ancora toccato.»
Il vapore mi avvolgeva, mi faceva sentire ogni poro aperto. Lei ha versato olio caldo sulla mia schiena. Le sue mani, forti e esperte, hanno iniziato a scivolare lungo la colonna, premendo i punti dolenti, ma scendendo sempre più in basso. I pollici hanno spinto sui glutei, li hanno aperti leggermente. Il calore dell’olio e del suo respiro vicino alla mia nuca mi facevano pulsare il cazzo contro il lettino. Non riuscivo a pensare ad altro che a quanto avessi desiderato quella donna per anni: i suoi seni pieni, le sue anche larghe, quella voce calda che mi aveva chiamato «ragazzo» con un tono che non era mai da zia.
Quando le dita oliate sono scese nel solco delle natiche e hanno sfiorato l’ano, ho gemuto forte. Selena non si è fermata. Ha tracciato cerchi lenti attorno al buco, premendo appena, mentre l’altra mano massaggiava la base delle palle.
«Hai la pelle così tesa… e qui sei tutto contratto», ha sussurrato, la bocca vicina al mio orecchio. «Dimmi la verità, Lorenzo. Da quanto mi guardi così?»
Ho girato la testa di lato, il cuore che martellava. «Da anni. Ogni volta che venivi a casa, ogni volta che ti piegavi… mi veniva duro. Volevo ficcartelo nel culo. Volevo sentirti gemere il mio nome.»
Le sue dita hanno premuto più forte contro l’ano, scivolando con l’olio. «E io ti volevo da quando hai compiuto diciotto anni. Ti guardavo crescere, ti immaginavo mentre mi aprivi. Oggi lo facciamo. Entrambi lo vogliamo. Consenzienti. Niente di nascosto qui dentro.»
Mi sono voltato a sufficienza da vedere i suoi occhi scuri, lucidi di eccitazione. «Allora non fermarti. Tocca mi. Scopami.»
Selena ha sorriso e ha versato altro olio caldo direttamente sul mio buco e sulle dita. Ne ha spalmato anche sul cazzo, che ormai era di pietra, venato, gocciolante. Mi ha fatto alzare. Si è china sul lettino a quattro zampe, il pareo abbandonato a terra. Il culo le si è aperto davanti a me: pieno, sodo, con l’ano rosato che brillava d’olio e si contraeva leggermente al contatto con l’aria calda. Si è masturbata con una mano mentre mi guardava sopra la spalla.
«Prima le dita. Preparami. Poi voglio il tuo cazzo tutto dentro.»
Ho spinto due dita oliate nel suo sedere. Era stretto, caldo, vellutato. Lei ha gemuto lungo, spingendo il bacino indietro, ingoiandomele fino alle nocche. Le ho aperte a forbice, le ho fottute piano mentre lei si sfregava la figa bagnata. I suoi gemiti riempivano la cabina insieme al sibilo del vapore.
«Cazzo, sì… così… sono pronta. Infilamelo.»
Ho allineato la testa del cazzo contro il suo ano. Ho spinto. Lentamente. Il calore l’ha stretto, l’ha risucchiato centimetro dopo centimetro. Quando sono entrato fino in fondo, le palle contro le sue natiche, entrambi abbiamo ansimato. Selena ha urlato di piacere, la schiena inarcata.
«Scopami. Forte. Spingi più a fondo.»
Ho afferrato le sue anche e ho iniziato a trombarla. Prima con colpi lunghi e profondi, poi più veloce, il ritmo che cresceva. Il suono della carne che sbatteva, l’olio che schizzava, i suoi urli che mi incitavano. «Più forte, Lorenzo… rompimi il culo… così… non smettere!» Ogni spinta faceva ondul are i suoi seni pesanti. Io guardavo il mio cazzo sparire nel suo buco stretto e riapparire lucido. Ero fuori di testa. Il piacere saliva dalla base della spina dorsale, mi stringeva le palle.
Dopo un po’ l’ho fatta girare. L’ho messa supina, le ho alzato le gambe e gliele ho appoggiate sulle spalle. L’ano era ancora aperto, rosso, pronto. Sono rientrato d’un colpo solo, guardandola dritto negli occhi. Lei si teneva le cosce, mi guardava mentre la sodomizzavo, la bocca aperta in gemiti continui. «Vieni dentro… riempimi… guardami mentre mi sfondi.»
Ho accelerato, martellandola fino a sentire le pareti contrarsi intorno al cazzo. Lei ha iniziato a venire, la figa che schizzava mentre l’orgasmo le scuoteva tutto il corpo. Il suo ano mi ha strizzato talmente forte che non ho resistito. Ho sparato dentro, getti caldi e densi che le hanno riempito il culo, spingendo ancora mentre venivo, gemendo il suo nome. Lei ha continuato a stringermi, a farmi spremere tutto, finché non siamo rimasti tremanti, uniti, sudati, il vapore che ci avvolgeva ancora.
Ci siamo ripresi il fiato lentamente. Selena mi ha tirato giù e mi ha baciato con una passione vorace, la lingua calda che cercava la mia, le mani ancora sul mio culo. «Questo è solo l’inizio della nostra cosa segreta», ha mormorato contro le mie labbra. «Nessuno deve sapere. Ma io voglio di più. Molto di più.»
Ci siamo alzati e siamo entrati insieme nella doccia calda attigua alla cabina. L’acqua scorreva sui corpi ancora oliati e sudati. Lei mi ha insaponato il cazzo ancora semi-duro, io le ho passato le mani sul seno e sul culo, le dita che tornavano a sfiorarle l’ano pieno del mio sborra. Ci siamo baciato sotto il getto, respirando l’uno contro l’altra.
«La prossima volta porto qualcosa di speciale», ha detto mentre mi strofinava lentamente. «E tu mi dirai esattamente come vuoi usarmi. Promettimi che tornerai. Questa relazione resta tra noi due… e non finisce qui.»
Sono ancora nudo sotto l’acqua calda quando Selena spegne il getto e mi spinge contro le piastrelle bagnate. Il vapore della cabina si è mischiatо a quello della doccia, e il suo corpo appiccicoso di olio e sapone scivola contro il mio. Mi prende il cazzo ancora gonfio tra le dita untuose e lo stringe piano, sentendolo tornare a durarsi sotto il suo tocco.
«Torna domani sera», mormora contro la mia bocca. «Chiudo lo studio. Porto qualcosa che ti farà urlarе.»
Il giorno dopo non riesco a pensare ad altro. Al lavoro il cazzo mi si alza ogni volta che immagino il suo ano rosato e stretto che mi ingoia. Quando suono al citofono del centro benessere è già buio. Selena mi apre in un accappatoio di seta nera scollato fino all’ombelico. I seni pesanti si muovono liberi, i capezzoli scuri già duri. Mi tira dentro senza una parola, chiude a chiave e mi bacia con una fame che sa di possessione. La lingua mi esplora la bocca mentre le sue mani scendono e mi aprono i pantaloni. Il mio cazzo schizza fuori, già duro, già gocciolante.
«In cabina. Nudo. Subito.»
La cabina a vapore è già satura, più calda della volta precedente. Specchi appannati, lettino coperto da un lenzuolo impermeabile lucido di olio. Sul ripiano c’è una borsa di pelle. Selena lascia cadere l’accappatoio. È nuda, la figa rasata che brilla di umidità, l’ano ancora un po’ arrossato dal giorno prima. Si gira, si piega e apre le natiche con le mani, mostrandomi il buco che si contrae.
«Guardalo. È ancora pieno del ricordo di te. Oggi lo allarghiamo di più.»
Tira fuori dalla borsa un plug anale di vetro spesso, liscio, con una base svasata, e un tubetto di lubrificante denso. Poi un collare di cuoio sottile e un piccolo vibratore a proiettile. Il cuore mi martella. Mi gira, mi fa stendere a pancia in giù e mi lega i polsi con fasce morbide ai lati del lettino. Non strette, ma abbastanza da farmi sentire esposto. L’olio caldo mi ricopre di nuovo la schiena, i glutei, le cosce. Le sue dita scendono subito nel solco, premono sul mio ano e lo massaggiano in cerchi lenti.
«Stasera tocca anche a te farti aprire», sussurra. «Poi mi usi come vuoi.»
Sento il plug freddo e lubrificato premere. Spingo indietro, gemo quando la testa rotonda forza l’anello di muscoli. Entra centimetro dopo centimetro, allargandomi, riempiendomi di una pressione che mi fa pulsare il cazzo contro il lettino. Quando è tutto dentro, la base preme contro le natiche e ogni movimento mi manda scosse elettriche su per la spina. Selena accende il vibratore e me lo preme contro le palle mentre inizia a dondolarsi, facendo muovere il plug dentro di me.
«Cazzo… Selena…»
Mi slega, mi fa alzare. Il plug resta conficcato, ogni passo è un tormento di piacere. Lei si mette a quattro zampe sul lettino, mi porge il collare. Glielo allaccio intorno al collo, tiro delicatamente la linguetta di cuoio. Si arcua, spinge il culo verso di me.
«Ora preparami con quello. Poi il tuo cazzo. Voglio sentirmi spaccata.»
Prendo il plug di vetro, lo ricopro di lubrificante denso e caldo. Le apro le natiche con una mano. Il suo ano è già morbido, ancora un po’ allentato dal giorno prima. Premo la punta di vetro e la guardo sparire dentro di lei mentre lei mugola e si masturba la clitoride. Spingo fino in fondo, la faccio sentire piena, poi lo tiro fuori piano e lo reinfilo, scopandola con il vetro mentre il mio cazzo sbatte contro le mie cosce, duro come pietra, con il plug che mi riempie e mi fa gocciolare pre-sborra.
«Basta… ora te», ansima. «Infilamelo. Tutto. Senza pietà.»
Estraggo il vetro. Il suo buco resta aperto un secondo, rosso, lucido, prima di richiudersi lentamente. Allineo la testa del mio cazzo, spingo. Entra d’un colpo solo grazie al lubrificante e al calore. Lei urla, il collare teso mentre tiro leggermente. Afferro le anche mature, le dita affondano nella carne morbida, e comincio a trombarla con colpi lunghi e violenti. Il suono è osceno: carne che sbatte, olio che schizza, il plug nel mio culo che mi martella la prostata a ogni spinta. Guardo il mio cazzo sparire fino alle palle nel suo sedere, le natiche che ondulano, i seni che penzolano pesanti.
«Più forte… rompimi… usami il culo come un troia», geme, la voce rotta. Si spinge indietro incontrando ogni affondo. Accendo il vibratore e glielo premo sulla figa, direttamente sul clitoride. Lei esplode quasi subito, l’ano che mi stringe a ondate furibonde mentre la figa schizza sui lenzuoli. Continuo a scoparla attraverso l’orgasmo, sentendo le pareti vellutate che mi mungono.
La faccio girare. La metto supina, le gambe piegate sul petto, le caviglie sulle mie spalle. Il collare le stringe leggermente la gola mentre la fisso negli occhi e rientro nel buco ancora pulsante. Ora la vedo tutta: la bocca aperta, gli occhi lucidi, i seni che ballano a ogni spinta. Mi piego e le mordo un capezzolo, succhio forte mentre la sfonado. Una mano le scende sulla figa, due dita dentro mentre il cazzo le martella il culo.
«Vieni di nuovo. Sulla mia mano mentre ti riempio.»
Lei si contrae, urla il mio nome, viene di nuovo con tutto il corpo che trema. Il suo ano mi strizza talmente forte che sento le palle tirarsi su. Non resisto. Sparo getti caldi e densi in fondo al suo culo, spingendo ancora, gemendo, mentre il plug dentro di me mi fa venire ancora più forte, a ondate che mi accecano. Continuo a pompare finché non ho sparato tutto, finché non sento la sborra che mi cola lungo le palle e le bagna.
Restiamo così, uniti, sudati, il vapore che ci avvolge come una seconda pelle. Estraggo piano. Il suo ano resta semiaperto un attimo, un filo di sborra bianca che cola fuori e scende verso la figa. Tiro fuori il mio plug con un gemito. Ci collassiamo sul lettino, i corpi oliati che scivolano uno contro l’altro. Lei mi bacia piano, le mani nei miei capelli.
«Sei stato incredibile», sussurra. «La prossima volta porto un dilatat ore più grosso. Ti farò vedere quanto posso prenderti.»
Mi alzo per andare in doccia. L’acqua calda scorre, ma qualcosa si è incrinato. Mentre mi insapono, guardo il mio riflesso appannato e sento il vuoto. Selena entra, mi abbraccia da dietro, il seno contro la mia schiena, ma il calore non è più lo stesso. Torniamo a vestirci in silenzio. Lei mi sistema il collare nella borsa con un sorriso complice.
«Nessuno saprà mai. È la nostra cosa.»
Esco nella notte fresca. L’aria mi colpisce il viso e all’improvviso il dubbio mi stringe lo stomaco come un pugno. Cammino verso casa, il culo ancora sensibile, la sborra di lei e mia che mi ricorda ogni centimetro, ma la mente corre a mia matrigna. A come Selena le sorride a cena, a come si chiamano «sorelle». Ho appena scopato a sangue il culo della sua migliore amica, le ho riempito il sedere, l’ho legata e usata, e lei vuole di più. Segreto. Solo nostro.
Salgo le scale di casa. La luce in cucina è accesa. Sento la voce di mia matrigna che ride al telefono, probabilmente proprio con lei. Mi chiudo in camera, mi siedo sul letto. Il cazzo è ancora un po’ gonfio, il corpo soddisfatto, ma dentro c’è un buco freddo. Era eccitante. Era la cosa più sporca e bella che avessi mai fatto. E adesso, da solo, mi chiedo se il piacere valga il peso di mentire ogni volta che le vedrò insieme, di fingere che non ho visto Selena venire con il mio cazzo conficcato nel culo, di sapere che la prossima volta porterà qualcosa di ancora più estremo e io ci andrò comunque.
Mi stendo, guardo il soffitto. Il vapore, l’olio, i suoi gemiti, tutto è ancora sulla pelle. Ma il rammarico filtra lento, come acqua fredda. Forse avrei dovuto fermarmi dopo il primo orgasmo. Forse questa «cosa segreta» mi consumerà da dentro prima ancora che qualcuno scopra. Chiudo gli occhi e so già che tornerò. E so già che ogni volta il dubbio diventerà più pesante.
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