L'Attrazione Proibita sulla Houseboat

Giulia e Brigitte, ex matrigna e figliastra, si abbandonano a una scopata lesbica selvaggia sulla houseboat del lago.

25 min read September 02, 2026New

Il sole di fine estate batteva forte sul ponte di teak della houseboat, facendolo risplendere di un calore dorato che penetrava la pelle. Giulia si stese a pancia sotto sul lettino imbottito, indossando solo lo slip nero minuscolo e gli occhiali da sole. A trentadue anni il suo corpo era ancora una macchina precisa: spalle larghe da nuotatrice, schiena scavata, glutei sodi e tondi che spingevano contro il tessuto sottile. L’olio solare le scivolava lungo la spina dorsale, lentamente, e ogni goccia le ricordava quanto tempo era passato dall’ultima volta che qualcuno l’aveva toccata con vera voglia.

Dietro di lei sentì i passi leggeri di Brigitte.

La ragazza era scesa dalla cabina con un bikini a triangolo bianco che lasciava scoperti i seni pieni e sodi, il ventre piatto, le cosce toniche di chi correva ogni mattina. Ventisei anni, capelli castani sciolti sulle spalle, labbra carnose già lucide di balsamo. Era la figlia della sua ex-moglie. Ex-figliastra. Una parola che doveva essere sterile e invece le bruciava sotto la pelle da anni.

«Ti sei già unta tutta da sola?» chiese Brigitte con quel tono basso, quasi divertito.

Giulia non si girò subito. Sentì solo l’ombra della ragazza coprirle le gambe.

«Manca la schiena. Non ci arrivo bene.»

Brigitte non chiese permesso. Si inginocchiò accanto al lettino, versò olio caldo sul palmo e lo sparse con entrambe le mani. Le dita partono dalle spalle, scesero lente lungo i muscoli delle scapole, poi più in basso, lungo la curva della vita. Ogni passaggio era più lento del dovuto. I pollici premevano, aprivano, massaggiavano. Quando arrivarono al bordo dello slip, si fermarono un secondo di troppo.

Giulia trattenne il respiro.

«Sei dura qui», mormorò Brigitte, tracciando con l’indice la linea che separava la schiena dai glutei. «Tutta tesa.»

«È il lavoro. E… altre cose.»

«Altre cose», ripeté Brigitte. La voce le tremava appena. Continuò a strofinare, ora con i palmi aperti, spingendo l’olio sotto i bordi del costume. Le nocche sfiorarono la fessura tra le chiappe. Non per sbaglio.

Giulia sentì il calore salirle tra le gambe come una marea. Il clitoride cominciò a pulsare contro il tessuto bagnato di olio e sudore. Non si mosse. Non disse stop.

Brigitte si sporse di più. I seni le pendevano pesanti dentro i triangoli bianchi, i capezzoli già duri che graffiavano quasi la schiena di Giulia. L’alito caldo le sfiorò l’orecchio.

«Ti sei sempre piaciuta così. Atletica. Dominante. Quando abitavo ancora con voi… ti guardavo di nascosto mentre facevi yoga in salotto. Quel leggings nero che ti segnava tutto.»

Giulia si voltò a metà, appoggiandosi su un gomito. Gli occhiali da sole scivolarono sul naso. I loro volti erano a pochi centimetri.

«Brigitte…»

«Lo so. Sono la figlia di lei. Ex. Ma non siamo sangue. Non lo siamo mai state.» Le labbra di Brigitte si aprirono in un sorriso lento, malizioso. «E tu mi guardavi lo stesso. La sera, quando uscivo dalla doccia con solo l’asciugamano. Facevi finta di controllare il telefono, ma i tuoi occhi erano sulle mie cosce.»

Giulia non negò. Il cuore le batteva in gola. Con la mano libera toccò il braccio della ragazza, seguì il bicipite fino alla spalla, poi scese sul seno. Il tessuto del bikini era già teso. Strinse il capezzolo tra pollice e indice attraverso la stoffa, sentendolo indurirsi di più.

Brigitte emise un suono basso, gutturale.

«Cazzo, Giulia…»

«Vieni qui.»

Brigitte salì sul lettino a cavalcioni delle cosce di Giulia, ancora vestita solo di quel pezzo di stoffa ridicolo. I loro corpi si toccarono pancia contro pancia, seno contro seno. L’olio rese tutto scivoloso. Giulia le afferrò i fianchi e la strattonò più su, finché il monte di Venere di Brigitte premette contro il suo ventre. Sentiva il calore umido della figa della ragazza anche attraverso i due strati di tessuto.

Si baciarono senza preamboli. Bocche aperte, lingue che si cercavano, denti che graffiavano labbra. Era un bacio affamato, anni di sguardi repressi che esplodevano finalmente. Giulia le morse il labbro inferiore e Brigitte gemette dentro la sua bocca, muovendo il bacino in avanti e indietro, strofinandosi.

«Ti voglio leccare», ansimò Brigitte tra un bacio e l’altro. «Da anni. Voglio sentire che sapore hai.»

Giulia le slacciò il reggiseno del bikini con un gesto rapido. I seni di Brigitte caddero liberi, pesanti, areole scure e capezzoli eretti. Li prese in mano, li strinse, li portò alla bocca. Succhiò forte, la lingua che girava, i denti che pizzicavano. Brigitte gettò la testa indietro, i capelli che le cascavano sulla schiena nuda, le anche che continuavano a strusciarsi contro il pube di Giulia.

«Più forte… così… cazzo sì.»

Giulia passò una mano tra i loro corpi, scese sotto lo slip bianco di Brigitte. Trovò la fessura già gonfia, scivolosa, i peli curati e bagnati. Due dita si infilarono senza fatica tra le labbra, su e giù, raccogliendo il liquido caldo. Il clitoride era grosso, turgido. Lo strofinò con il polpastrello in circoli lenti mentre continuava a succhiarle il seno.

Brigitte tremava. «Dentro… mettile dentro.»

Giulia obbedì. Due dita entrarono fino alla seconda nocca, poi alla terza. La figa di Brigitte le strinse intorno, calda, pulsante. Iniziò a scoparla con movimenti decisi, il palmo che batteva contro il clitoride a ogni spinta. Il suono bagnato delle dita che entravano e uscivano si mescolava al risucchio dell’acqua contro lo scafo e ai gemiti aperti della ragazza.

«Sei stretta», borbottò Giulia contro la pelle del collo. «Stretta e gocciolante. Ti sei bagnata solo perché ti ho toccata la schiena, vero?»

«Sì… cazzo sì. Ogni volta che ti vedevo in costume… mi toccavo di nascosto pensando a te. Immaginavo la tua bocca qui.» Si palpeggiò il seno, poi scese e aprì le labbra della figa intorno alle dita di Giulia, esponendosi di più. «Leccami. Ti prego. Voglio venire sulla tua lingua.»

Giulia la fece rotolare sul fianco, poi si sistemò tra le sue cosce aperte. Strappò via lo slip bianco con un tiro secco. La figa di Brigitte era bella: labbra carnose, rosa scuro, lucide di lubrificazione naturale, il clitoride che sporgeva chiederendo attenzione. L’odore era forte, femminile, salato.

Ci affondò la faccia.

La prima leccata fu lunga, dalla base fino al clitoride. Brigitte gridò e affondò le dita nei capelli di Giulia, spingendola contro di sé. Giulia leccò con fame, lingua piatta che spalmava, poi a punta che forava l’ingresso, poi di nuovo sul bottone gonfio che succhiava tra le labbra. Infilò di nuovo due dita e le mosse a gancio, cercando quel punto ruvido all’interno mentre la bocca lavorava senza pietà.

«Così… non fermarti… sto venendo… Giulia, cazzo, sto…»

Brigitte venne con le cosce che si chiudevano intorno alla testa di Giulia, il bacino che si sollevava a scatti, un gemito lungo e rotto che sembrava non finire più. Il liquido le bagnò il mento, scese sul collo. Giulia non si staccò finché gli spasmi non si calmarono, continuando a succhiare dolcemente, a bere tutto.

Quando alzò la testa, la bocca lucida, Brigitte la guardava con gli occhi semichiusi, le guance rosse, il petto che saliva e scendeva.

«Adesso tocca a te», disse con voce roca. «Voglio farti squirtare su questo ponte. Voglio che il lago senta quanta voglia mi fai.»

Giulia si stese di nuovo a pancia in su. Lo slip nero era già fradicio. Brigitte glielo tirò via con i denti, poi le aprì le gambe con decisione. La guardò un secondo, la figa di Giulia depilata, le labbra gonfie, il buco che si contraeva già in anticipo.

«Sei bellissima», mormorò. Poi ci piombò sopra con la stessa voracità.

La lingua di Brigitte era giovane, agile, impaziente. Lecca, succhiava, penetra. Due, poi tre dita la riempirono mentre la bocca si concentrava sul clitoride, succhiandolo a ritmo. Giulia afferrò la ringhiera del ponte con una mano e i capelli di Brigitte con l’altra. Spingeva il bacino contro quella faccia, scopandole la bocca senza ritegno.

«Più a fondo… usa tutta la mano se serve… voglio sentirmi aperta.»

Brigitte obbedì. Quattro dita ora, piegate, che entravano e uscivano con un suono obsceno e bagnato. La lingua non smetteva. Giulia sentiva l’orgasmo costruire basso nel ventre, caldo, pesante, inevitabile.

«Vengo… non smettere… leccami mentre ti sparo addosso…»

L’orgasmo la travolse a ondate. Il primo getto le uscì forte, bagnando le labbra e il mento di Brigitte. Poi un altro. Le cosce tremavano, la schiena si inarcò, un urlo gutturale le uscì dalla gola. Brigitte continuò a leccare e a pompate le dita finché Giulia non la spinse via, troppo sensibile.

Si guardarono ansimanti, nudi sotto il sole, i corpi lucidi di olio, sudore e sesso. Il bikini di Brigitte era abbandonato da una parte, lo slip di Giulia dall’altra. L’aria odorava di figa e di lago.

Brigitte strisciò sopra di lei, allineò le fighe bagnate e cominciò a strusciarsi lentamente, clitoride contro clitoride. Il contatto era elettrico, scivoloso, perfetto. Si baciarono di nuovo, condividendo il sapore dell’altra.

«Questo è solo l’inizio», sussurrò Brigitte contro le labbra di Giulia, le anche che non smettevano di muoversi in cerchi lenti e sporchi. «Abbiamo tutto il weekend. Nessuno sa che siamo qui. Posso scoparti come voglio. Posso legarti al corrimano e usarti finché non riesci più a camminare.»

Giulia le afferrò il culo a piene mani, aprendo le chiappe, spingendola ancora più forte contro di sé. Sentiva già un altro orgasmo costruire mentre le loro fessure si strofinavano senza pietà.

«Fallo», rispose con voce rauca. «Usami. Sono tua per tre giorni. Nessun limite.»

Il sole continuava a battere. L’acqua sciabordava dolce contro lo scafo. E tra le loro cosce la scivolosa, proibita frizione non faceva che intensificarsi, pregustando tutto quello che sarebbe successo appena sarebbero scese nella cabina buia, o rimanendo proprio lì, esposte, a martellarsi l’una contro l’altra finché il cielo non fosse diventato rosso.

Il sole cominciava a calare, tingendo il cielo di arancione e viola che si riflettevano sull’acqua del lago come macchie di fuoco liquido. L’aria si raffreddava appena, ma i loro corpi bruciavano ancora di più. Brigitte continuava a strusciarsi contro Giulia, clitoride contro clitoride, le labbra gonfie e scivolose che si aprivano e si chiudevano in un ritmo sporco e umido. Il suono era obscene: un succhiotto bagnato a ogni spinta, misto ai gemiti bassi che uscivano dalle gole di entrambe.

Giulia affondò le unghie nei glutei di Brigitte, aprendoli, spingendola più forte. Sentiva il liquido dell’altra scendere lungo la propria fessura, mescolarsi al suo, scivolare tra le chiappe fino a bagnare il teak del ponte. «Non smettere», ansimò, la voce rauca di chi aveva già venuto forte ma ne voleva ancora. «Strofina più duro. Voglio che mi segni.»

Brigitte obbedì, accelerando i cerchi del bacino. I seni le ballavano pesanti sopra quelli di Giulia, i capezzoli duri che si sfioravano a ogni movimento. Poi si fermò all’improvviso, il respiro corto, gli occhi scuri fissi in quelli della donna sotto di lei. La luce del tramonto le dipingeva il viso di rosso, faceva brillare il sudore sul collo e sul petto.

«Giulia…» la voce le uscì roca, quasi spezzata. «Ho sempre desiderato questo. Da quando avevo vent’anni e tu entravi in cucina indossando solo la maglietta di lui… no, di lei. Ti guardavo e mi bagnavo le mutandine pensando a come sarebbe stato leccarti. Immaginavo le tue dita dentro di me mentre mi dicevi di stare zitta. Ogni cazzo di volta che ti vedevo uscire dalla doccia, il corpo bagnato, i capelli scuri appiccicati alla schiena… mi toccavo di nascosto nella mia stanza. Venivo mordendomi il cuscino e pensando al sapore della tua figa.»

Giulia sentì un brivido scenderle lungo la schiena. Le mani salirono lungo i fianchi di Brigitte, si intrecciarono alle sue dita, le strinsero forte. I respiri si mescolarono, caldi, affannati. Non c’era più spazio tra loro. I nasi si sfiorarono. Le labbra si sfiorarono una prima volta, timide, solo un assaggio. Poi di nuovo, più decisive. La lingua di Brigitte scivolò fuori, leccò il labbro inferiore di Giulia, e il bacio esplose.

Diventò famelico in un secondo. Bocche aperte, denti che graffiavano, lingue che si attorcigliavano come se volessero divorarsi. Giulia gemette dentro la bocca dell’altra, sollevando il bacino per premere ancora di più le fessure insieme. Il contatto era elettrico, scivoloso, perfetto. Il clitoride di Brigitte batteva contro il suo come un cuore impazzito. Le dita rimasero intrecciate sopra la testa di Giulia, premute contro il lettino, mentre i corpi si muovevano in un ritmo sempre più selvaggio.

«Cazzo, ti sento così bagnata», ansimò Brigitte tra un bacio e l’altro, la voce spezzata dal desiderio. «Goccioli sulla mia figa. Sei mia adesso. Di’ che sei mia.»

«Sono tua», rispose Giulia senza esitazione, spingendo su con i fianchi. «Scopami. Usami come hai sempre sognato. Voglio sentire le tue dita, la tua bocca, tutto. Non fermarti.»

Brigitte liberò una mano e la cacciò tra i loro corpi. Trovò facilmente l’ingresso di Giulia, già aperto e fradicio, e infilò tre dita fino in fondo con un colpo secco. Il suono fu umido, osceno. Iniziò a scoparla forte mentre continuava a strofinare i clitoridi insieme, il palmo che batteva contro il monte di Venere a ogni spinta. Giulia gridò, la schiena che si inarcò, i seni che si sollevarono verso la bocca di Brigitte. La ragazza ci si avventò, succhiando un capezzolo con fame, i denti che pizzicavano, la lingua che girava intorno.

L’odore del sesso saliva forte nell’aria del tramonto, misto a quello dell’olio e del lago. L’acqua sciabordava più forte contro lo scafo, come se volesse accompagnare i loro gemiti. Giulia sentiva l’orgasmo costruire di nuovo, basso, pesante, diverso dal primo. Più profondo. Le dita di Brigitte le curvavano dentro, cercando quel punto che la faceva tremare, mentre il bacino non smetteva di martellare.

«Vieni per me», ordinò Brigitte contro la pelle del seno, la voce gutturale. «Vieni sulla mia mano mentre ti confesso quanto ti ho voluta. Quante notti ho passato a masturbarmi immaginando di legarti e leccarti finché non piangevi dal piacere. Volevo la mia ex-matrigna. Volevo questa figa. E adesso ce l’ho.»

Giulia non riuscì a rispondere. L’orgasmo la colpì come un’onda. Le cosce si chiusero intorno al polso di Brigitte, il bacino che si sollevava a scatti, un getto caldo che le uscì addosso alle dita e bagnò ancora di più le loro fessure. Gridò il nome di Brigitte, rauco, spezzato, mentre gli spasmi la scuotevano. Brigitte non si fermò. Continuò a pompò le dita, a strofinarsi, a succhiarle il seno finché Giulia non la tirò su per i capelli e la baciò di nuovo, assaporando il proprio sapore sulla lingua dell’altra.

Si rotolarono sul lettino, ora Brigitte sotto, le gambe aperte larghe. Giulia si sistemò tra di esse, allineò di nuovo le fighe e riprese a strusciarsi, più lenta stavolta, più sporca, godendosi ogni millimetro di contatto. Le dita si intrecciarono di nuovo, i respiri si mescolarono in un unico ansimare caldo. Il sole stava quasi scomparendo, lasciando solo una striscia rossa all’orizzonte e le luci calde della houseboat che si accendevano piano.

«Dimmi di più», sussurrò Giulia, muovendo i fianchi in cerchi larghi. Il clitoride le pulsava ancora, ipersensibile, ma non voleva smettere. «Dimmi come mi guardavi. Dimmi cosa facevi.»

Brigitte alzò il bacino incontro a lei, gemendo. «Mi infilavo le dita pensando a te. A volte usavo un dildo e lo chiamavo col tuo nome. Immaginavo che fossi tu a scoparmi da dietro mentre mi tenevi i capelli. Una volta ti ho spiata mentre ti toccavi sul divano, tardi la notte. Ti sei venuta con tre dita e io sono venuta dietro la porta senza fare rumore. Odio e amo quanto mi facevi male il desiderio.»

Giulia le morse il collo, lasciando un segno rosso. «Adesso non devi più immaginare. Adesso puoi prendermi. Ovunque. Come vuoi.»

Le mani di Brigitte scesero lungo la schiena di Giulia, afferrarono le chiappe e le aprirono. Un dito scivolò tra di esse, trovò il buco stretto già umido di liquido sceso, e lo massaggiò piano, circolando. Giulia gemette forte, spingendo indietro contro quel dito.

«Vuoi entrarmi anche lì?» chiese con voce roca, il desiderio che la rendeva sfacciata. «Fallo. Preparami. Voglio sentirmi piena di te da tutte le parti.»

Brigitte sorrise contro la sua bocca, maliziosa, affamata. Infilò la punta del dito, solo un poco, mentre riprendeva a strofinare le fighe insieme con rinnovata urgenza. Il contatto era troppo: caldo, bagnato, proibito. I loro corpi si muovevano come una sola bestia, ansimanti, sudati, lucidi al crepuscolo. Le dita intrecciate non si lasciavano. I respiri si mescolavano in baci che non finivano più, ora lenti e profondi, ora famelici e pieni di denti.

Giulia sentiva un altro orgasmo arrivare, più lento, più torbido. Si concentrò sulla pressione del clitoride di Brigitte contro il suo, sul dito che le massaggiava il buco, sulle parole sporche che le riempivano la testa. «Non fermarti», ansimò. «Scopami finché il sole non muore del tutto. Poi portami sotto, nella cabina. Voglio che mi leghi come hai detto. Voglio che mi usi finché non so più il mio nome.»

Brigitte accelerò, il bacino che sbatteva ora con forza, le labbra della figa che schioccavano umide a ogni colpo. «Lo farò. Ti legherò al corrimano del letto con le cinture. Ti aprirò le gambe e ti leccerò per ore. Ti farò squirtare sul materasso finché non sarà fradicio. E poi ti monterò la faccia e ti cavalcherò finché non avrò finito di venire nella tua bocca. Sei mia per tre giorni. Nessun limite, hai detto. E io non ne avrò.»

Il cielo era ormai quasi buio. Le loro anche non smettevano. I gemiti diventavano più bassi, più gutturali, più disperati. Giulia sentiva le cosce tremare, il ventre contrarsi. Stava per venire di nuovo, e sapeva che Brigitte era vicina quanto lei. Ma non c’era fretta di finire. C’era solo questo: corpi che si cercavano senza pietà, dita intrecciate che si stringevano più forte, respiri che si fondevano, e un desiderio reciproco e consenziente che nessuna delle due voleva più fermare.

Si baciarono ancora, profonde, mentre il lago li cullava e la houseboat dondolava piano. Il dito di Brigitte entrò un altro centimetro nel buco di Giulia, e quella spinta bastò a farle perdere il ritmo. L’orgasmo arrivò basso e lungo, un gemito rotto contro le labbra dell’altra, il corpo che si scuoteva mentre continuava a strofinarsi. Brigitte la seguì un attimo dopo, le unghie conficcate nella schiena di Giulia, un urlo soffocato che le uscì dalla gola mentre il liquido caldo le usciva addosso e le bagnava ancora di più.

Non si staccarono. Rimasero agganciate, ansimanti, le fighe ancora premuti insieme, i cuori che battevano all’unisono. Il tramonto era finito. La notte sul lago era solo all’inizio, e sotto di loro la cabina li aspettava, buia e privata, pronta a contenere tutto quello che ancora doveva succedere.

Il sole era ormai morto dietro le colline e solo le luci calde della houseboat disegnavano ombre lunghe sul ponte di teak. Giulia non diede a Brigitte il tempo di riprendere fiato. La afferrò per i polsi, la sollevò di peso e la spinse di schiena contro il parapetto di legno laccato. Il corpo della ragazza urtò il bordo con un tonfo sordo; le anche restarono in bilico, il culo nudo esposto all’aria fresca del lago, le cosce già aperte dalla spinta.

«Resta così», ordinò Giulia, la voce roca di chi aveva già venuto tre volte e ne voleva ancora di più. «Ti tengo io.»

Brigitte gemette quando le spalle toccarono il legno freddo. I seni le ballavano pesanti, i capezzoli turgidi e scuri già duri per l’aria e per la voglia. Giulia ci si avventò sopra senza preamboli. Affondò la bocca sul seno sinistro, succhiò forte, i denti che graffiavano l’areola mentre la lingua girava a spirale. Con la mano libera scese dritta tra le gambe della ragazza. Trovò la figa ancora fradicia, le labbra gonfie e scivolate di liquido misto. Due dita entrarono di colpo, fino alla terza nocca, senza pietà.

«Cazzo… Giulia…» Brigitte gettò la testa all’indietro, i capelli castani che le cascavano oltre il parapetto, verso l’acqua nera. Le unghie si conficcarono nella schiena nuda di Giulia. «Più forte. Aprimi.»

Giulia pompò le dita con ritmo svelto e profondo. Il palmo batteva contro il clitoride a ogni spinta; il suono era umido, schioccante, sporco. Continuava a succhiare i capezzoli, passando da uno all’altro, tirandoli con le labbra finché non diventavano violacei e dolorosamente eretti. Brigitte muoveva il bacino incontro alle dita, scopandosi da sola, le cosce che tremavano contro il legno. L’odore di figa saliva forte nella notte, misto a quello dell’acqua e del legno bagnato.

«Sei ancora così stretta», borbottò Giulia contro la pelle del seno, le dita che si piegavano a gancio cercando il punto ruvido. «Dopo tutto quello che ti ho fatto sul lettino… ancora ti chiudi intorno a me come una cazzo di morsa. Ti piace essere aperta qui, esposta, vero? Se qualcuno passasse con una barca ti vedrebbe con le dita della tua ex-matrigna conficcate fino in fondo.»

«Sì… cazzo sì…» Brigitte ansimava, gli occhi socchiusi, le ginocchia che cedevano. «Scopami qui. Voglio venire sul parapetto. Voglio che mi senta il lago.»

Giulia accelerò. Il pollice premette sul clitoride gonfio, strofinò in cerchi stretti mentre le due dita martellavano. Brigitte venne di scatto, un gemito lungo e rotto che si perse sull’acqua. Le gambe si chiusero a tenaglia intorno al polso di Giulia; il liquido caldo le scese lungo il polso, gocciolò sul teak. Giulia non si fermò finché gli spasmi non divennero troppi, finché Brigitte non la spinse via con un sospiro spezzato.

«Dentro», ansimò Giulia, afferrandola di nuovo per un polso. «Adesso sul letto. Voglio leccarti finché non piangi.»

Si trascinarono giù per la scaletta stretta, nudi, lucidi di sudore e di sesso. La cabina principale era ampia, il grande letto a due piazze già disfatto, le coperte bianche sparpagliate. Giulia la spinse sul materasso e vi salì sopra di peso. Si girarono l’una sull’altra in un attimo: 69, facce tra le cosce, fighe aperte e calde a pochi centimetri dalla bocca dell’altra.

Brigitte affondò subito. La lingua le uscì lunga, piatta, e leccò Giulia dalla base della fessura fino al clitoride con un colpo solo, lento e affamato. Giulia gemette contro la figa della ragazza e rispose allo stesso modo: lingua avida che si conficcava tra le labbra carnose, che succhiava il clitoride turgido, che forava l’ingresso già dilatato. Il sapore era salato, forte, femminile; lo bevevano a turni, gemendo l’una dentro l’altra.

«Lecca più a fondo», ordinò Giulia, la voce soffocata contro la carne bagnata. Infilò di nuovo due dita nella figa di Brigitte e le mosse a ritmo mentre la bocca lavorava il clitoride. «Così… succhiami mentre ti penetro. Voglio sentire come ti stringi.»

Brigitte obbedì. Succhiò il clitoride di Giulia tra le labbra, la lingua che batteva a martello, mentre le sue stesse dita scendevano e entravano nella figa di Giulia fino in fondo. Quattro dita in totale, due per ciascuna, che si muovevano insieme, si sfioravano quasi attraverso i corpi. Il letto scricchiolava. I gemiti diventavano alti, gutturali, senza vergogna. Le anche di entrambe si muovevano a scatti, spingendo le fighe contro le bocche, scopando le lingue.

Giulia sentiva l’orgasmo costruire basso, pesante, diverso. Non voleva ancora. Voleva far venire Brigitte sulla sua faccia. Si staccò un attimo, le labbra lucide.

«Sali», ansimò. «Cavalcami la faccia. Voglio che mi annegi. Voglio i tuoi scatti violenti addosso.»

Brigitte non se lo fece dire due volte. Si girò, si mise a cavalcioni del volto di Giulia, le ginocchia affondate nel materasso ai lati della testa. Abbassò i fianchi. La figa calda e gonfia premette contro la bocca aperta di Giulia. Giulia la afferrò per le chiappe, le aprì, e ci affondò la lingua e il naso. Lecca, succhiò, penetrò. Due dita di nuovo dentro, profonde, a gancio, mentre Brigitte iniziava a muoversi.

La ragazza cavalcava con forza. I fianchi salivano e scendevano, strofinavano il clitoride contro il naso e le labbra di Giulia, si piantavano a fondo. I seni le ballavano pesanti; li prese in mano e se li strinse, i capezzoli tra le dita.

«Così… cazzo, Giulia… leccami mentre ti vengo in bocca… sì, più dita… aprimi…»

Giulia aggiunse un terzo dito. La figa di Brigitte si allargò intorno, calda, pulsante, che gocciolava dritto nella gola. Continuava a leccare il clitoride con lingua piatta e rapida, a succhiarlo a ritmo delle spinte. Con l’altra mano raggiunse la propria figa e si infilò due dita, pompando in sincronia. Il piacere le saliva lungo la schiena; sentiva Brigitte stringersi, stringersi di più.

Brigitte accelerò. I movimenti diventarono scatti violenti, corti, disperati. Le cosce tremavano contro le guance di Giulia. «Sto… sto venendo… non smettere… succhiami… cazzo sì…»

Venne con un urlo rauco. Il bacino si abbatté sulla faccia di Giulia a ondate; gli spasmi le scuotevano il ventre, le cosce, le braccia. Il liquido caldo le uscì a getti, bagnò mento, bocca, collo di Giulia. Giulia non si staccò. Continuò a leccare, a pompò le dita, a bere tutto mentre le proprie dita le facevano venire di rimando, un orgasmo lungo e tremulo che le contrasse il ventre contro il materasso.

Brigitte rimase seduta sulla sua faccia ancora qualche secondo, ansimante, i muscoli che si contraevano a scatti residui. Poi scivolò di lato, crollò sul letto, le gambe aperte, il petto che saliva e scendeva. Giulia si voltò, le labbra lucide, gli occhi scuri.

Si guardarono. Il respiro era ancora corto. Fuori la houseboat dondolava piano sull’acqua nera. Brigitte allungò una mano, toccò il seno di Giulia, strinse il capezzolo ancora duro.

«Non abbiamo finito», sussurrò con voce spezzata, un sorriso stanco e affamato. «Mi hai detto tre giorni. Nessun limite. Adesso voglio che mi leghi come hai promesso. Voglio le cinture del corrimano. Voglio che mi tieni aperta e mi usi finché il sole non torna. E poi… voglio provarci qualcosa di più. Qualcosa che non ti ho ancora detto.»

Giulia le morse il labbro inferiore, assaporando ancora il sapore di entrambe. La mano scese tra le cosce di Brigitte, trovò la figa ancora pulsante, e ci passò le dita piano, solo per sentirla contrarsi.

«Allora alzati», rispose. «Prendi le cinture. Questa notte è solo iniziata, e io non ho ancora finito di aprirti.»

La houseboat scricchiolò dolcemente. L’acqua batteva contro lo scafo. E tra di loro la voglia non calava; cresceva di nuovo, più scura, più profonda, pronta a tutto ciò che la cabina buia poteva ancora contenere.

La cabina odorava ancora di sesso e di legno umido quando Giulia afferrò le cinture di cuoio dal cassetto sotto il letto. Brigitte era già stesa a pancia in su, le braccia alzate sopra la testa, i polsi offerti senza esitazione. Gli occhi scuri le brillavano nella luce bassa della lampada da comodino.

«Fallo», ansimò. «Legami forte. Voglio sentire che non posso scappare mentre mi usi.»

Giulia le strinse i polsi al corrimano di legno con due giri precisi, il cuoio che scricchiolava contro la pelle. Controllò che tenesse, poi scese a cavallo del petto della ragazza e le schiaffeggiò piano una guancia con il baso della figa ancora gonfia. «Apri la bocca. Succhia.»

Brigitte obbedì. La lingua le uscì avida, leccò le labbra di Giulia, si infilò dentro, succhiò il clitoride turgido mentre Giulia si strofinava avanti e indietro sulla sua faccia. Il sapore era forte, misto, il loro. Giulia gemette basso, le mani che si aggrappavano alla testiera, i fianchi che cominciavano a scopare quella bocca aperta con colpi corti e sporchi.

«Così… bevi tutto… sei la mia cagna legata adesso.»

Dopo un minuto si staccò, scese più in basso, aprì le cosce di Brigitte a forza e ci piombò con la bocca. Lecca senza pietà, tre dita già dentro che pompavano forte, il pollice che premeva sul buco del culo ancora stretto. Brigitte tirò sulle cinture, il corpo che si inarcò, un urlo rauco che riempì la cabina.

«Dentro il culo… mettici un dito… ti prego…»

Giulia sputò sulla fessura, raccolse il liquido con le dita e lo spinse piano nell’anello stretto. Un dito, poi due, mentre la bocca non lasciava il clitoride. Brigitte venne di botto, le cosce che sbattevano contro le orecchie di Giulia, il liquido che schizzò caldo sul mento. Giulia non si fermò. Continuò a leccare e a scopare entrambi i buchi finché gli spasmi non divennero singhiozzi.

Si slegò solo abbastanza da girare Brigitte a pancia sotto, le ginocchia divaricate, il culo all’aria. Rilegò i polsi più stretti e le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa. «Conta.»

«Uno…» ansimò Brigitte.

Un altro schiaffo, più forte. La pelle arrossò subito. «Due… cazzo… tre…»

Giulia ne diede sette, poi si mise in ginocchio dietro di lei, allineò le fighe e cominciò a strofinarsi forte, clitoride contro labbra gonfie, una mano che teneva i capelli di Brigitte tirati indietro. L’altra mano tornò al buco del culo e ci cacciò di nuovo due dita, scavando mentre si macinava contro di lei.

«Sei piena di me», borbottò. «Figa e culo. Tutta mia. Di’ che sei mia.»

«Sono tua… cazzo sì… scopami più forte… usami…»

I corpi sbattevano umidi, il materasso scricchiolava, l’acqua del lago batteva sullo scafo a ritmo. Giulia sentì l’orgasmo arrivare basso e violento. Si piegò sulla schiena di Brigitte, morse la spalla e venne con un grido gutturale, il liquido che le uscì a ondate bagnando le cosce di entrambe. Non smise di muoversi. Continuò a strofinarsi attraverso le scosse finché anche Brigitte non esplose di nuovo, le cinture che scricchiolavano sotto la tensione, un gemito lungo e spezzato che sembrava non finire.

Si slegarono solo quando le braccia tremavano troppo. Rotolarono una sull’altra, sudate, lucide, i capelli appiccicati alle guance. Giulia le leccò il collo, poi scese di nuovo tra le cosce e le diede una leccata lenta, raccogliendo tutto il sapore. Brigitte la tirò su per i capelli e la baciò a fondo, condividendo il liquido caldo sulle lingue.

Ma non avevano ancora finito.

Brigitte spinse Giulia sulla schiena, le aprì le gambe e ci mise la faccia di nuovo, questa volta più lenta, più sporca. Due dita nella figa, una nel culo, la lingua che lavorava il clitoride a cerchi stretti. Giulia afferrò le lenzuola, il bacino che si sollevava incontro a quella bocca.

«Così… non smettere… voglio squirtarti in faccia di nuovo…»

Brigitte accelerò, le dita curve che premevano il punto giusto. Giulia venne con un getto potente che bagnò mento, seno e lenzuola. Brigitte bevve, rise contro la carne, poi salì a cavalcioni e allineò di nuovo le fessure. Si strofinarono lente, esauste ma affamate, i clitoridi che si urtavano gonfi e ipersensibili.

«Ancora una volta», sussurrò Brigitte. «Insieme.»

Si baciarono mentre i fianchi lavoravano in cerchi larghi e umidi. Le mani si intrecciarono sopra la testa. I respiri si fuse. L’orgasmo arrivò insieme, lungo, tremulo, i corpi che si scuotevano l’uno contro l’altro, il liquido che si mescolava e scendeva tra le chiappe fino al materasso già fradicio.

Poi, finalmente, crollarono.

Rimasero distese di fianco, faccia a faccia, nudi e luccicanti di sudore, olio e umori. Il petto saliva e scendeva ancora troppo veloce. Brigitte alzò una mano tremante e tracciò il contorno delle labbra di Giulia con il pollice, poi si chinò e la baciò piano. Lento. Profondo. Assaporando il sapore di entrambe sulle lingue: salato, forte, femminile, il loro. Giulia rispose allo stesso modo, le labbra che si muovevano dolci, la lingua che leccava piano il labbro inferiore dell’altra come se volesse impressi quel gusto per sempre.

Si staccarono solo per guardarsi. Gli occhi di Brigitte erano lucidi, sazi e ancora affamati. Giulia le passò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, poi la tirò contro di sé. Si abbracciarono strette, seno contro seno, pancia contro pancia, le gambe intrecciate. La pelle scivolava ancora di liquido. Il cuore di Brigitte batteva contro le costole di Giulia.

«Questo weekend…» cominciò Brigitte, la voce roca, calda contro il collo di Giulia. «Non basta. Non può bastare.»

Giulia strinse di più, le unghie che disegnavano cerchi lenti sulla schiena nuda. «Lo so. Quando torniamo… nessuno deve sapere. Lei non deve sapere. Nessuno.»

«Segreta», mormorò Brigitte, baciandole la spalla. «Appassionata. Tutta nostra. Posso venire da te di notte. Posso chiamarti “matrigna” solo quando ti scopro e ti faccio venire. Possiamo prendere questa houseboat di nuovo, o andare in montagna, o chiuderci in un albergo lontano dove nessuno ci conosce.»

Giulia sorrise contro i capelli di lei, esausta e felice in un modo che non ricordava da anni. «Tre giorni non bastano. Voglio mesi. Voglio annate di questo. Voglio svegliarmi con la tua figa sul viso e addormentarmi con le tue dita ancora dentro di me.»

Brigitte alzò la testa, la baciò di nuovo, assaporando ancora il sapore condiviso. Poi si strinse più forte, le cosce che si chiudevano intorno a un fianco di Giulia come per non lasciarla andare mai.

Fuori la houseboat dondolava piano sull’acqua nera. Dentro, i loro corpi lucidi si raffreddavano lentamente, ma il fuoco sotto la pelle non scendeva. Giulia già pensava. Mentre le dita di Brigitte le accarezzavano i glutei in cerchi pigri, lei stava già schemando la prossima volta: tra due settimane, quando l’ex sarebbe stata fuori città per lavoro. Avrebbe preso di nuovo la houseboat, avrebbe fatto portare vino e cinture nuove, avrebbe legato Brigitte al corrimano del ponte al tramonto e l’avrebbe leccata finché le stelle non fossero uscite. Le avrebbe detto di portare il suo dildo preferito. Le avrebbe fatto venire in ginocchio sulla scaletta. Le avrebbe fatto promettere, di nuovo, che erano solo all’inizio.

Brigitte, come se leggesse il pensiero, sussurrò contro la sua bocca: «Sto già contando i giorni. La prossima volta ti legherò io. Ti terrò aperta tutto il weekend. E poi il weekend dopo. E quello dopo ancora.»

Giulia la baciò una ultima volta, lenta, profonda, il sapore di entrambe ancora caldo sulle labbra. «Allora è deciso. Questo è solo l’inizio.»

Si addormentarono così, abbracciate strette, sudate e sazie, mentre la houseboat le cullava e il lago teneva il segreto.

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