Scambio di Sguardi nella Stanza Privata
Luca e Monica si scambiano sguardi carichi di desiderio e finalmente si scopano per la prima volta nella stanza privata della biblioteca.
La luce al neon della piccola stanza privata della biblioteca universitaria batteva debole sui libri sparsi sul tavolo di legno scuro. Erano le nove di sera e il silenzio fuori era quasi assoluto, interrotto solo dal ronzio lontano dell’aria condizionata. Luca chiuse il quaderno di anatomia e alzò lo sguardo. Monica era seduta di fronte a lui, i capelli castani sciolti che le cadevano sulle spalle, le labbra leggermente dischiuse mentre rileggeva gli appunti con quella concentrazione finta che lui conosceva ormai da settimane.
Diciannove anni entrambi. Compagni di corso. Avevano iniziato a studiare insieme per l’esame di fisiologia e, piano piano, quegli sguardi erano diventati qualcosa di più pesante. Ogni volta che le loro mani si sfioravano per passarsi una penna, qualcosa gli scoppiava nello stomaco. Stasera, chiusi lì dentro con la porta a vetro smerigliato e la targa “Occupato” fuori, la tensione non era più sopportabile.
Monica alzò gli occhi. Le pupille erano dilatate, le guance già un po’ rosse. Non distolse lo sguardo. Luca sentì il cuore battere forte contro le costole, il cazzo che cominciava a gonfiarsi nei jeans solo per quel contatto silenzioso. Da settimane. Ogni lezione, ogni corridoio, ogni scusa per restare un’ora in più a “ripasare”.
«Non riesco più a concentrarmi», mormorò lei a voce bassa, quasi un sussurro.
Luca deglutì. La voce gli uscì roca. «Nemmeno io.»
Silenzio. Solo il fruscio della carta quando Monica spostò il libro di lato, come a liberare lo spazio tra loro. Si morsicò il labbro inferiore, un gesto che lui aveva visto cento volte e che stanotte lo fece indurire completamente. Poi arrossì di più, un rosso che le scese fino al collo, e abbassò lo sguardo un attimo prima di rialzarlo, decisa.
«Luca… io non ho mai fatto niente con un ragazzo. Niente di niente. Sono… come dire… intatta. Mai baciata sul serio, mai toccata. E tu…» La voce le tremò ma non si fermò. «Tu mi guardi in un modo che mi fa venire voglia di scoprire. Di fare. Con te.»
Le parole gli arrivarono dritte all’inguine. Il cazzo pulsò contro la zip, pesante, caldo. Luca sentì le mani sudate. Aveva immaginato questa scena più volte, da solo, nel letto, masturbandosi forte pensando alle sue labbra, alle tette che indovinava sotto la maglietta larga. Ma sentirla dirlo, lì, con quella voce rotta di vergogna e di eccitazione, era un’altra cosa.
«Anch’io», ammise, la gola secca. «Mai fatto niente. Sono vergine come te. E da settimane penso solo a spogliarti qui dentro. A toccarti. A scopare con te finché non riusciremo più a camminare.»
Allungò la mano sopra il tavolo e le prese le dita. Erano fredde, sottili. Lei non le ritrasse. Anzi, le strinse, e il pollice le sfiorò il dorso della mano con una lentezza deliberata. Monica si alzò dalla sedia. Il rumore delle gambe di legno sullo linoleum sembrò fortissimo. Girò attorno al tavolo senza lasciare la sua mano, finché fu in piedi tra le sue gambe aperte. Luca alzò il volto. Lei tremava leggermente, ma gli occhi erano scuri, bagnati di voglia.
Fu lei a chinarsi per prima. Le labbra di Monica si posarono sulle sue con una timidezza iniziale che durò meno di un secondo. Poi il bacio diventò affamato. Aprì la bocca, la lingua le sfiorò quella di lui, calda, un po’ inesperta ma già insistente. Luca gemette basso contro la sua bocca, le mani che salirono subito ai suoi fianchi, afferrando la maglietta e tirandola su. La pelle sotto era morbida, calda. Le costole, la curva della vita, poi più su, fino a sentire il bordo del reggiseno di cotone.
Monica si staccò un attimo solo per respirare, la fronte contro la sua. «Cazzo… mi gira la testa.»
«Anch’a me.» La voce di Luca era un brontolio. «Voglio toccarti le tette. Voglio sentire se sei già bagnata.»
Lei annuì, un movimento piccolo e deciso. «Fallo. Tocca tutto. Voglio che lo facciamo. Tutto. Stanotte. Qui.»
Le mani di Luca scivolarono sotto la maglietta, la sollevarono fino a scoprire il reggiseno bianco semplice. Lo sganciò con un gesto maldestro, le dita che tremavano per l’eccitazione. Le tette di Monica uscirono morbide, i capezzoli già duri, rosati. Li prese in mano, li pesò, li strinse piano. Lei emise un suono acuto, un gemito che le uscì dalla gola mentre spingeva il petto contro i palmi di lui. Luca chinò la testa e le prese un capezzolo in bocca, succhiando, la lingua che girava intorno. Il sapore della sua pelle, il calore. Monica gli afferrò i capelli e lo tenne lì, ansimando.
«Oh cazzo… Luca… così…»
Mentre lui le succhiava il seno, le mani di lei scesero al suo jeans. Aprì il bottone, tirò giù la cerniera con urgenza. La mano le entrò nei boxer e trovò il cazzo di Luca già duro da fare male, grosso, caldo, la punta umida di precome. Lo strinse, inesperta ma curiosa, e lo fece scorrere su e giù una volta sola. Luca staccò la bocca dal seno con un gemito rauco.
«Madonna, Monica… se continui così mi sborro nei pantaloni.»
«Allora togliteli», sussurrò lei, gli occhi lucidi. «Toglili. Voglio vedertelo. Voglio toccarlo per bene.»
Si alzarono entrambi. Le mani si muovevano frenetici, impacciati, desiderosi. Luca si sfilò la maglietta, poi i jeans e i boxer in un colpo solo. Il cazzo saltò fuori, eretto, venato, la testa lucida. Monica lo fissò un secondo, le labbra socchiuse, poi si tolse la maglietta e il reggiseno già sganciato. Rimasero in piedi, nudi dal torace in su, i pantaloni di lei ancora a metà coscia. Luca le tirò giù la gonna e le mutandine insieme. La figa di Monica apparve rasata, le labbra già gonfie e lucide di umidità. L’odore leggero, dolce e muschiato, gli riempì le narici.
Si baciano di nuovo, questa volta senza nessuna esitazione. Lingue che si cercavano, denti che graffiavano labbra, respiri caldi mescolati. Le mani di Luca scesero sul culo di lei, lo strinse forte, le dita che affondavano nella carne morbida. Monica gli strinse il cazzo con più sicurezza ora, lo pompava lentamente, il pollice che strofinava la fessura umida sulla punta. Ogni tanto si staccava per guardarlo, per vedere come il suo pugno si muoveva su quella carne dura.
«È caldo», mormorò lei, stupita e arrapata. «E duro… cazzo, Luca, voglio sentirlo dentro. Non so come si fa ma lo voglio. Adesso.»
Luca la sollevò quasi, la fece sedere sul bordo del tavolo tra i libri. Le aprì le gambe con le mani. Si chinò, baciò l’interno della coscia, poi più su. La lingua le sfiorò la figa per la prima volta. Monica sussultò, un grido strozzato. Era calda, bagnata, il sapore acre e dolce insieme. Luca leccò piano, incerto all’inizio, poi più deciso quando lei gli premette la mano sulla testa. La lingua le entrò tra le labbra, trovò il clitoride gonfio e ci girò intorno. Monica ansimava, le cosce che tremavano ai lati della sua testa.
«Cazzo sì… lì… continua… non smettere…»
I suoi fianchi si muovevano contro la bocca di lui. Luca le infilò un dito piano, sentendo quanto era stretta, quanto calda. Un secondo dito. La figa di Monica si chiuse intorno, bagnata da far scivolare. La pompava piano mentre leccava, sentendo i muscoli interni contrarsi. Lei gemette più forte, una mano che gli afferrava i capelli, l’altra che si aggrappava al bordo del tavolo.
«Luca… mi sto per… non so… è strano… forte…»
Si staccò un attimo, la bocca lucida dei suoi succhi. «Vieni sulla mia lingua se vuoi. Poi ti scopo. Ti scoperò piano all’inizio, ma voglio sentirmi stretto dentro di te fino in fondo.»
Monica lo guardò dall’alto, gli occhi socchiusi, le tette che salivano e scendevano con il respiro affannoso. «Sì. Scopami. Voglio perdere la verginità con te. Qui. Adesso. Mettilo dentro.»
Luca si rialzò. Il cazzo gli pulsava, pesante, le palle tirate. Si avvicinò tra le sue gambe aperte, la punta che sfiorò le labbra bagnate della sua figa. Monica lo guidò con la mano, lo posizionò contro l’apertura stretta. Si guardarono negli occhi. Nessuna esitazione ormai. Solo desiderio crudo, la scelta chiara di tutti e due di andare fino in fondo, di scoprire insieme cosa significava fottere sul serio.
Spinse piano. La testa del cazzo affondò, stretta da far male in modo delizioso. Monica emise un suono acuto, mezzo dolore mezzo piacere, le unghie che gli si conficcarono nelle spalle. Luca restò fermo un secondo, dentro solo a metà, il respiro spezzato.
«Troppo stretta… cazzo, Monica… sei strettissima…»
«Non fermarti», ansimò lei, le gambe che gli si avvolgevano intorno ai fianchi. «Spingi. Voglio tutto. Voglio sentirti riempirmi.»
Luca affondò ancora, centimetro dopo centimetro, finché il pube non le toccò il clitoride e il cazzo fu sepolto fino alle palle nella sua figa vergine. Si guardarono, sudati, ansimanti, il tavolo che scricchiolava sotto di loro. Il piacere era così intenso da far bruciare. Monica si mosse per prima, un piccolo movimento di bacino che lo fece gemere contro il suo collo.
Le mani di lui le afferrarono i fianchi. Iniziò a muoversi, uscite lente e spinte profonde, sentendo ogni centimetro di quella stretta calda che lo spremeva. I libri cadevano a terra, le pagine aperte. Monica gemva a ogni spinta, la voce che saliva, le tette che ballavano. Luca le baciò il collo, le morse la spalla, le parlò all’orecchio con voce rauca mentre la scopava sempre più forte.
«La tua figa mi sta mangiando il cazzo… sei così bagnata… ti sto sverginando e mi guardi come se volessi che ti fotessi ancora più a fondo…»
«Sì… più forte… Luca… scopami… non smettere… voglio sentirlo tutto…»
Il ritmo aumentò. Il suono umido di pelle contro pelle riempiva la stanza privata. Luca le alzò una gamba, cambiò angolo, affondò ancora più profondo. Monica gettò la testa all’indietro, un gemito lungo che non riuscì a trattenere. Il piacere saliva, grezzo, nuovo, totalizzante. Le mani di lei gli solcarono la schiena, le unghie che lasciavano segni. Il cazzo di Luca pulsava dentro di lei, pronto a esplodere ma trattenuto a fatica, perché voleva ancora di più, voleva farla venire prima, voleva vederle la faccia mentre la figa gli si chiudeva intorno per la prima volta.
Si baciarono di nuovo, disordinati, mentre lui continuava a spingere. Il tavolo batteva contro il muro a ritmo sordo. Fuori, nel corridoio deserto della biblioteca, nessuno sapeva cosa stesse succedendo dietro quel vetro smerigliato. Dentro, Luca e Monica si scopavano per la prima volta, grezzi, sudati, affamati, e ogni spinta era una scoperta, ogni gemito una resa al desiderio che avevano tenuto nascosto per settimane. Le gambe di lei tremavano sempre di più. Il respiro di lui diventava più corto, più animale. Erano solo all’inizio, e già sapevano che non si sarebbero fermati finché non avessero succhiato fino all’ultima goccia di quel piacere nuovo e assoluto.
Luca affondò ancora, i fianchi che battevano contro quelli di Monica con un ritmo grezzo che faceva scricchiolare il tavolo. Il cazzo le sfregava in fondo, gonfio, e lei gemette contro la sua spalla mordendola piano per non urlare troppo forte. Il piacere le saliva già dal basso ventre, nuovo, spaventoso, ma lui improvvisamente si fermò. Tirò indietro i fianchi e il cazzo scivolò fuori con un suono umido, lasciandola vuota e tremante.
«Aspetta», ansimò lui, la voce rauca. «Voglio assaggiarti prima. Voglio farti venire sulla lingua. Poi me lo rimetti tu.»
Monica scivolò giù dal tavolo, le gambe molli. Si inginocchiarono entrambi sul linoleum freddo tra i libri caduti. Lei lo afferrò di nuovo per il cazzo duro, lo strinse con tutta la palma, curiosa, stupita dal peso e dal calore. Lo pompò su e giù lentamente, il pollice che strofinava la fessura da cui usciva altro precome lucido. «È ancora più grosso adesso», mormorò, gli occhi bassi a guardare come la pelle scura scorreva sotto le dita. «Pulsa… cazzo, Luca, mi piace sentirlo così.»
Luca gemette e le allargò le cosce, facendola adagiare a metà sulla schiena. Si chinò tra le sue gambe aperte e le leccò la figa con fame vera. La lingua le spianò le labbra gonfie, raccolse il sapore acre e dolce dei suoi succhi misti al suo precome, poi trovò il clitoride e ci succhiò sopra con forza. Monica strinse il cazzo più forte, la mano che andava su e giù più veloce mentre i fianchi le si alzavano contro la bocca di lui. «Oh… lì… continua a leccarmi… così… sto per…»
Lui le infilò di nuovo due dita, le curvò dentro cercando quel punto spugnoso, e leccò più forte, più sporco, la lingua che entrava e usciva. Monica lo masturbava con curiosità crescente, guardando la testa del cazzo diventare più scura, più umida, sentendo i muscoli della sua coscia tremare. Il piacere le esplose all’improvviso: la figa le si chiuse a scatti intorno alle dita, il clitoride pulsò sotto la lingua, e lei venne con un gemito lungo e rotto, le cosce che gli strettero la testa, i fluidi che gli bagnarono il mento. Continuò a pompargli il cazzo anche mentre veniva, la mano che non si fermava.
Luca si staccò solo quando i suoi spasmi calarono. Si asciugò la bocca sul dorso della mano e si sdraiò indietro sul pavimento, il cazzo dritto verso l’alto, lucido. «Vieni sopra. Mettilo tu. Voglio vederti scendere su di me.»
Monica tremante si alzò, gli passò a cavalcioni. Afferrò di nuovo il cazzo, lo guidò contro la figa ancora pulsante e gocciolante. La punta le sfregò l’apertura. Si morse il labbro, gli occhi fissi nei suoi, e spinse i fianchi in giù. Il cazzo entrò di nuovo, centimetro dopo centimetro, e questa volta lo sentì spingere contro qualcosa di più profondo, di più suo. Un brivido le attraversò la schiena, mezzo dolore mezzo piacere acuto mentre la verginità già spezzata cedeva del tutto al grosso di lui che la riempiva fino in fondo. Gemette forte, le unghie conficcate nel petto di Luca.
«Cazzo… è dentro tutto… mi stai aprendo…»
Si mosse piano all’inizio, alzandosi e riabbassandosi, abituandosi alla pienezza. Poi i movimenti divennero più decisi. Cavalcò con i fianchi che ondulavano, le tette che ballavano davanti al volto di lui. Luca le afferrò i seni, le strinse i capezzoli, le spinse il bacino incontro a ogni discesa. «Così… scopami tu… usa il mio cazzo… sei così stretta che mi fai venire voglia di sborrare già adesso.»
Monica ansimava, sudata, i capelli castani appiccicati alle guance. Accelerò, il culo che batteva contro le cosce di lui, il suono bagnato e osceno che riempiva la stanza chiusa a chiave. Sentiva ogni vena, ogni spinta interna, il clitoride che sfregava contro il pube di Luca. «Mi piace… cavolo quanto mi piace… lo sento battere dentro… voglio di più…»
Dopo lunghi minuti di cavalcata sempre più selvaggia lei si piegò in avanti, le mani sul petto di lui, e lui ne approfittò. La sollevò quasi di peso, la fece girare e la piegò sul tavolo di legno scuro. I libri volarono di nuovo. Monica si aggrappò al bordo, il petto contro il piano freddo, il culo alto e offerto. Luca le allargò le chiappe con le mani e spinse il cazzo dentro di nuovo, dritto, fino alle palle, in una sola spinta profonda.
«Ah! Cazzo sì… così… da dietro…»
Iniziò a scoparla con colpi lunghi e decisi. Ogni spinta faceva avanzare i fianchi di lei sul tavolo, le tette schiacciate, la figa che lo stringeva e lo succhiava. Le mani di Luca le afferrarono i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e aumentò la velocità. Il suono della pelle che sbatteva, umido, ritmico, riempiva l’aria insieme ai gemiti di entrambi. Monica urlò di piacere quando lui le diede una spinta particolarmente profonda, colpendo un punto che le fece vedere stelle.
«Più forte… scopami più forte… non fermarti… mi fai venire di nuovo…»
Luca chinò il busto sopra di lei, le morse la spalla, le parlò all’orecchio mentre continuava a fotterla a fondo. «La tua figa mi sta mungendo il cazzo… sei tutta bagnata e aperta per me… ti sto scopando per la prima volta e già urli come una puttana affamata… vieni di nuovo… voglio sentirtelo chiudere.»
Le spinte diventarono più grezze, più profonde. Monica sentiva il bordo del tavolo che le tagliava i fianchi, il cazzo che la apriva e la riempiva senza pietà consensuale, il piacere che saliva di nuovo come un’onda scura. Le gambe le tremavano. Gridò quando venne la seconda volta, la figa che si contraeva a scatti intorno al cazzo di Luca, i succhi che gli scendevano sulle palle. Lui non si fermò. Continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, tenendola piegata, i fianchi che sbattevano senza tregua.
Il respiro di entrambi era un rantolo. Fuori dal vetro smerigliato la biblioteca restava silenziosa, ma dentro la stanza privata l’odore di sesso e sudore era denso. Luca tirò fuori il cazzo solo un attimo, lo strofinò tra le labbra della figa di lei ancora aperta e pulsante, poi lo riaffondò fino in fondo con un gemito animale. Monica voltò la testa, lo guardò con gli occhi lucidi di lacrime di piacere.
«Non sborrare ancora», ansimò. «Voglio che mi scopi finché non riesco più a stare in piedi. Voglio provarne ancora… in bocca… dappertutto…»
Luca le diede un’altra spinta lenta e profonda, sentendo le pareti interne che lo stringevano. Il cazzo gli pulsava pericolosamente, le palle tirate e piene, ma si trattenne. Le accarezzò la schiena sudata, le afferrò i capelli castani e tirò indietro la testa mentre ricominciava a muoversi, più lento ma più pesante, preparandosi a cambiarle di nuovo posizione, a farle provare altro, a succhiare ancora di più da quella prima volta che non voleva finire.
Luca affondò di nuovo, lento e pesante, il cazzo che spingeva fino in fondo mentre Monica ansimava contro il legno del tavolo. Le sue unghie grattarono la superficie scura, i libri ormai sparsi ovunque. Sentiva ogni vena di lui premere contro le pareti strette della figa, ancora pulsante dal secondo orgasmo. Lui le tirò i capelli castani indietro, esponendole il collo sudato, e le morsicò la pelle mentre accelerava.
«Apri la bocca», ordinò con voce rauca, tirandosi fuori all’improvviso. Monica si girò subito, scivolando in ginocchio sul linoleum freddo. Afferrò il cazzo lucido dei suoi succhi, lo portò alle labbra e lo succhiò con fame goffa e disperata. La lingua le girò intorno alla testa gonfia, assaporando il misto acre di entrambi. Luca gemette forte, i fianchi che spingevano avanti, facendole prendere più di quanto pensasse di poter gestire. Lei tossì un attimo ma non si ritrasse; anzi, lo prese più a fondo, le lacrime agli angoli degli occhi, la gola che si chiudeva intorno.
«Cazzo, Monica… così… succhialo tutto.»
La pompò con la bocca finché non sentì le palle di lui contrarsi. Poi lui la sollevò di peso, la sdraiò di schiena sul tavolo e le divaricò le cosce. Entrò di nuovo in una spinta sola, fino alle palle, e iniziò a scoparla con colpi grezzi e profondi. Il tavolo batteva contro il muro. Monica gli avvolse le gambe intorno alla schiena, lo tirò più dentro, gemendo a ogni botta.
«Vieni dentro… sborrami… voglio sentirlo caldo…»
Luca non resisté. Affondò un’ultima volta, il cazzo che esplose a scatti, riempiendola di sborra densa e calda. Monica sentì ogni getto, la figa che si chiuse di riflesso intorno a lui, e venne di nuovo, il terzo orgasmo che le spaccò il basso ventre. Tremò tutta, le cosce che scuotevano incontrollate, un grido strozzato che le uscì dalla gola mentre i muscoli le si contraevano a ondate. Luca collassò sopra di lei, ansimante, il corpo che le premeva contro, entrambi inzuppati di sudore e fluidi.
Restarono così, uniti, il cazzo di lui ancora dentro che rammolliva piano mentre gli spasmi calavano. Il respiro di Monica era un rantolo caldo contro il collo di Luca. Le gambe le tremavano ancora, i piedi che scivolavano sul bordo del tavolo. Lui le accarezzò i fianchi con mani lente, sentendo la pelle d’oca che gli rispondeva. Quando finalmente si sfilò, un filo di sborra le scese lungo la coscia interna, calda e appiccicosa. Monica gemé per la perdita improvvisa, vuota e piena allo stesso tempo.
Si guardarono. Gli occhi di lei erano lucidi, le labbra gonfie e rosse. Luca chinò il volto e la baciò. Non era più il bacio affamato di prima: era dolce, lento, le lingue che si sfioravano appena, respiri che si mescolavano. Lei gli passò le braccia intorno al collo e lo strinse, tenendolo contro il suo petto nudo. Il cuore di entrambi batteva ancora forte, sincronizzato in quel silenzio rotto solo dal ronzio dell’aria condizionata.
Monica sorrise, un sorriso stanco e soddisfatto che le illuminò tutto il viso. Gli sfiorò i capelli umidi con le dita e gli sussurrò contro la bocca, la voce rauca di chi ha appena urlato troppo:
«Voglio rifarlo presto. Domani. Dopodomani. Tutte le sere se serve. Non ho mai sentito niente del genere… cazzo, Luca, è come se mi avessi acceso qualcosa che non sapevo di avere.»
Lui annuì, la fronte contro la sua, e le baciò di nuovo le labbra, poi la punta del naso, poi la guancia. «Anch’io. Non riesco a pensare ad altro. La tua figa… il modo in cui mi stringe… voglio riscopartela finché non impariamo ogni cazzo di centimetro.»
Rimasero abbracciati ancora qualche minuto, nudi sul tavolo tra i libri di fisiologia aperti sulle pagine sbagliate. Monica gli accarezzò la schiena, seguendo i segni rossi che le sue unghie avevano lasciato. Luca le strofinò piano il fianco, sentendo i brividi che le scendevano ancora lungo la colonna. L’odore di sesso era denso, mischiato a carta e legno. Nessuno dei due voleva muoversi per primo.
Poi, piano, si staccarono. Monica scivolò giù, le gambe ancora molli, e raccolse le mutandine dal pavimento. Se le infilò lentamente, sentendo la sborra che le scivolava ancora tra le labbra della figa e le bagnava il cotone. Luca la guardò fare, il cazzo ancora semi-duro che gli pendeva tra le cosce. Si chinò a raccogliere i jeans e se li tirò su senza i boxer, troppo stanco e troppo felice per cercarli tra i libri.
«Aiutami col reggiseno», chiese lei a voce bassa, porgendogli il reggiseno bianco. Lui le passò dietro, le agganciò le fibbie con dita ancora tremanti, poi le baciò la spalla nuda prima che lei si infilasse la maglietta. Monica gli allacciò i bottoni del jeans, le nocche che gli sfioravano il ventre, e sorrise di nuovo.
«Siamo un disastro», mormorò, guardando i libri sparsi, le pagine spiegazzate, il tavolo pieno di impronte di mani sudate. «Ma cazzo se ne è valsa la pena.»
Luca rise basso, le prese il viso tra le mani e la baciò un’altra volta, più lungo. «Sì. La nostra prima volta. Qui. Solo noi. E adesso so com’è farti venire. So com’è quando mi guardi mentre ti riempio. Non tornerò indietro.»
Si rivestirono il resto in silenzio carico, condividendo sguardi ogni volta che le mani si sfioravano. Monica si lisciò la gonna, sentendo ancora il bruciore dolce tra le cosce, il ricordo fisico di quanto fosse stata stretta e di come lui l’avesse aperta. Luca recuperò la maglietta, se la infilò, e raccolse il quaderno di anatomia ormai inutilizzabile, le pagine macchiate.
Quando furono vestiti, si abbracciarono di nuovo in piedi, petto contro petto, respirando lo stesso aria carica. Monica gli posò la testa sulla spalla.
«Abbiamo scoperto qualcosa stasera», sussurrò. «Non solo come si scopa. Qualcos’altro. Un legame. Come se i nostri corpi si fossero riconosciuti prima ancora che noi lo facessimo con la testa.»
Luca le strinse i fianchi, annuendo contro i suoi capelli. «Lo so. Lo sento anch’io. Da settimane quegli sguardi… e adesso so perché. Sei mia in un modo che non sapevo esistesse. E io sono tuo.»
Restarono così ancora un po’, assorbendo il calore reciproco, il battito che pian piano si calmava. Poi Monica si staccò, raccolse la borsa e gli sorrise una volta sola, gli occhi ancora scuri di piacere.
Uscirono dalla stanza privata chiudendo piano la porta a vetro smerigliato. Il corridoio della biblioteca era deserto, le luci al neon debole. Si tennero per mano fino all’uscita, le dita intrecciate, il silenzio tra loro pieno di promesse non dette e di ricordi ancora umidi sulla pelle.
Solo quando la porta pesante dell’edificio si chiuse alle loro spalle e l’aria fresca della notte li colpì in faccia, Luca si accorse del dettaglio che avrebbe cambiato tutto per sempre: il telefono di Monica, dimenticato acceso sul tavolo tra i libri di anatomia, stava ancora registrando.
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