Pioggia Battente, Lei Si Arrende al Mio Migliore Amico nella Tenda
In campeggio sotto la pioggia battente, la ventottenne Yvonne si arrende al cazzo del migliore amico Xavier mentre il marito guarda eccitato.
La pioggia cadeva a scrosci sulla tela della tenda, un rumore sordo e costante che isolava i tre dal resto del bosco. Emmett, trentadue anni, si era accucciato su un lato del sacco a pelo con la schiena contro la parete umida, le ginocchia piegate per far spazio. Di fronte a lui, troppo vicina, c’era Yvonne, ventotto anni, la moglie che condivideva con lui da sei anni un letto sempre più freddo. Xavier, trentaquattro, migliore amico da mezza vita, occupava l’angolo opposto con le spalle larghe e un sorriso che non cercava di nascondersi.
Da ore il temporale li teneva prigionieri. L’aria dentro era calda di respiri, di odore di terra bagnata e di corpi chiusi. Yvonne teneva le ginocchia strette al petto, la maglietta sottile appiccicata ai seni, i capelli scuri raccolti in una coda sciatta. Ogni tanto i suoi occhi scivolavano su Xavier, lunghi, famelici, senza pudore. Emmett lo notava. Lo notava da mesi, in verità: sguardi troppo lunghi a cena, risate troppo basse quando Xavier le sussurrava qualcosa all’orecchio. Quella sera, però, nella luce gialla della lampada frontale, la fame era nuda.
Xavier ricambiava. Si passava la lingua sui denti e guardava Emmett dritto in faccia, arrogante, come se già sapesse chi avrebbe vinto. «Che freddo di merda, eh?» disse, allungando le gambe fin quasi a toccare quelle di Yvonne. «Siamo strizzati come sardine.»
Emmett sentì lo stomaco chiudersi. Sapeva che stava per perdere il controllo. Anni di scopate frettolose, di orgasmi di lei finti o assenti, di scuse. Yvonne non lo guardava più da tempo con quel luccichio. Ora lo riservava all’amico.
La pioggia martellava più forte. Yvonne si mosse, fingendo di rabbrividire. «Cazzo, ho gelo,» mormorò, e strisciò verso Xavier senza chiedere permesso. Appoggiò la testa sulla spalla larga dell’amico, il naso contro il collo, e inspirò. Emmett vide le sue labbra aprirsi. Prima un bacio leggero sulla gola, poi un altro, più umido, più lento. La lingua di Yvonne uscì, leccò la pelle, e un sospiro le uscì dalla gola mentre le mani le scivolavano sul petto di Xavier.
Xavier la strinse di lato, una mano grande sul fianco, le dita che già spingevano sotto l’orlo della maglietta. Guardò Emmett negli occhi e sorrise. «Guarda come la tua mogliettina si bagna per me. Senti?» Prese la mano di Yvonne e la spinse tra le proprie gambe, dove il cazzo già tendeva i pantaloni. «È già dura. Tutto per lei.»
Yvonne gemette contro la gola di lui, eccitata dal tradimento aperto. Si staccò abbastanza da rivolgersi al marito, le guance rosse, le labbra lucide. «Emmett… lo voglio da mesi. Lo sogno. Stanotte mi arrendo completamente a lui. Voglio il suo cazzo dentro, voglio che mi riempia. Dimmi di sì. Dimmi che posso.» La voce era roca, non c’era gioco: chiedeva il consenso esplicito, gli occhi fissi su di lui mentre le dita di Xavier le stringevano già un seno sotto la maglia.
Emmett sentì il proprio cazzo rizzarsi contro i boxer, umiliato e arrapato allo stesso tempo. La gola secca. Annuì, una volta, due. «Sì… fai pure. Fai quello che vuoi.» Le parole uscirono basse, sconfitte. Xavier rise piano, soddisfatto.
Yvonne non aspettò altro. Si mise in ginocchio tra le gambe di Xavier, con la pioggia che copriva i sospiri, e gli abbassò i pantaloni con mani frettolose. Il cazzo di Xavier saltò fuori, grosso, venato, già gocciolante. Lei lo afferrò alla base e lo guardò dritto mentre lo portava alla bocca. «Guardami,» sussurrò a Emmett, e poi lo ingoiò, le labbra strette intorno al glande, la lingua che girava, scendendo centimetro dopo centimetro finché le guance non si scavarono. Succhiava con fame, saliva che le colava sul mento, gli occhi aperti sul marito mentre Xavier le afferrava i capelli e spingeva più a fondo, facendole gorgogliare.
«Brava troia,» grugnì Xavier. «Succhialo come non hai mai succhiato a lui.» Yvonne gemette intorno al cazzo, bagnata tra le cosce, e si toccò da sola sotto i leggings, due dita che si spingevano dentro mentre continuava a pompò con la bocca. Emmett non poteva distogliere lo sguardo: la moglie in ginocchio, la gola piena dell’amico, le tette che ballonzolavano a ogni spinta.
Xavier la tirò su di scatto. «A quattro zampe. Adesso.» Yvonne obbedì in fretta, abbassandosi i leggings e le mutandine bagnate fino alle ginocchia, il culo nudo esposto nella luce gialla. Xavier si mise dietro di lei, le spalmò le chiappe, e le cacciò dentro il cazzo con una spinta secca e profonda. Yvonne urlò, un suono acuto che la pioggia assorbì solo in parte. «Cazzo, sì—!»
Lui la fotteva con colpi lunghi e violenti, le mani ai fianchi che la tiravano indietro contro il bacino, le palle che sbattevano contro la fica gocciolante. Ogni affondo le faceva tremare le cosce. «Più forte,» ansimava lei, la faccia premuta sul sacco a pelo, gli occhi ancora su Emmett. «Riempimi… usami.» Xavier accelerò, il suono umido di pelle contro pelle che riempiva la tenda piccola, i gemiti di Yvonne che diventavano grida.
La girò di colpo, la mise sulla schiena, le gambe aperte larghe. Entrò di nuovo in missionary, le ginocchia che spingevano le sue cosce verso il petto, e le strinse i seni con le mani, i pollici che strofinavano i capezzoli duri mentre la martellava. «Dimmi che il cazzo del tuo amico è meglio di quello di tuo marito,» ordinò, la voce bassa e crudele. «Dillo forte.»
Yvonne guardò Emmett, le pupille dilatate, la bocca aperta. «Sì, cazzo— Luca… Xavier mi riempie come Marco… come Emmett non ha mai fatto! È più grosso, mi tocca dove lui non arriva— ah, sì, così!» Un altro colpo profondo e lei squirtò, un getto caldo che bagnò il ventre di Xavier e il sacco a pelo sotto di loro. Venne scossa, le unghie sulla schiena di lui, il corpo che si inarcava mentre lui continuava a fotterla attraverso l’orgasmo, senza pietà.
Xavier non si fermò. La tenne aperta, le baciò il collo a morsi, le sussurrò all’orecchio cose sporche mentre la fica di lei lo succhiava convulsa. Emmett, ritto e impotente, si toccò sopra i pantaloni, il cuore che batteva come un tamburo. Yvonne venne di nuovo, un secondo spasmo più lungo, le cosce che tremavano incontrollate, il nome di Xavier che le usciva rotto dalle labbra.
Xavier grugnì, le spinte che diventavano irregolari, profonde fino in fondo. «Te lo sparo dentro, mogliettina. Tutto caldo.» Affondò un’ultima volta con violenza e scoppiò, il cazzo che pulsava mentre riempiva Yvonne di sperma denso. Lei sentì ogni getto, gemendo, le unghie conficcate nei suoi dorsi, la pancia che si stringeva intorno a lui per non farne uscire neanche una goccia. Xavier restò conficcato, ansimante, e le diede un colpetto sulla guancia con due dita, sorridendo a Emmett sopra la spalla di lei.
«Guarda che casino le ho fatto. È piena.» Yvonne teneva ancora le gambe avvolte intorno ai fianchi di lui, il respiro corto, lo sguardo lucido e sazio ma non finito. Lo sperma caldo le colava già un filo lungo la coscia quando Xavier si mosse appena, ancora mezzo duro dentro di lei. La pioggia non accennava a calare. Nella tenda stretta, con l’odore di sesso che copriva tutto, Emmett capì che la notte era solo all’inizio: Yvonne gli lanciò un’occhiata da sotto le ciglia, le labbra che si piegarono in un sorriso stanco e affamato, e allungò una mano verso il cazzo ancora pulsante di Xavier, come a dire che non aveva ancora finito di arrendersi.
La pioggia martellava ancora più forte, come se volesse spingere i tre corpi ancora più vicini nella tenda stretta. Xavier non si era sfilato del tutto; il cazzo mezzo duro restava conficcato nella fica gonfia di Yvonne, e lei lo sentiva pulsare mentre lo sperma caldo le colava già lungo le labbra, macchiando il sacco a pelo. Emmett, trentadue anni, restava accucciato contro la tela umida, il cazzo che gli premeva doloroso contro i boxer, le mani strette a pugno sulle cosce. Guardava la moglie ventottenne allungare la mano e afferrare di nuovo l’asta dell’amico, le dita che si chiudevano intorno alla base ancora lucida di sborra e di succhi.
«Non ho finito,» mormorò Yvonne, la voce roca di chi ha appena squirtato due volte ma ha ancora la figa che brucia. «Voglio di più. Voglio che mi usi finché non riesco più a chiudere le gambe.» Xavier sorrise, quel sorriso arrogante che Emmett conosceva da mezza vita, e si sfilò lentamente, lasciando che un filo denso di sperma le scendesse dalla fessura aperta. Yvonne gemette alla perdita, poi si voltò a quattro zampe di nuovo, il culo alzato verso l’amico, la schiena inarcata, i seni che pendevano pesanti sotto la maglietta alzata. «Rimettilo. Subito. E questa volta voglio che Emmett mi tenga le gambe aperte mentre me lo dai.»
Emmett sentì un brivido di umiliazione scendergli lungo la schiena. Si mosse comunque, strisciando più vicino, le ginocchia che scricchiolavano sul tessuto. Afferrò le cosce di Yvonne, le tenne spalancate, le dita che affondavano nella carne morbida. Poteva vedere tutto: la fica rossa, gonfia, che si contraeva ancora, lo sperma di Xavier che ne usciva a fiotti lenti. Xavier si posizionò dietro, le spalle larghe che bloccavano quasi la luce della lampada, e spinse il cazzo grosso e venato di nuovo dentro con un affondo secco. Yvonne urlò, un suono gutturale che la pioggia non riuscì a soffocare del tutto. «Cazzo— più fondo, usami come una troia!»
Xavier la fotteva senza pietà, colpi profondi e ritmati che facevano sbatacchiare le palle contro il clitoride gonfio. Ogni spinta faceva schioccare la pelle bagnata, un suono obsceno che riempiva la tenda. «Guarda tuo marito,» grugnì lui, afferrandole i capelli e tirandole la testa indietro. «Guarda come ti tiene aperta perché io possa riempirti di nuovo. Digli quanto sei stretta sul mio cazzo.»
Yvonne ansimava, gli occhi lucidi fissi su Emmett. «È enorme… mi stira come non hai mai fatto tu. Sento ogni vena, ogni centimetro. Mi bagno di più solo a pensare che stai guardando. Continua a tenermi, Emmett. Tienimi aperta mentre il tuo migliore amico mi sfonda.» Emmett non rispose a parole; le sue mani tremavano sulle cosce di lei, le dita che scivolavano involontarie verso la fessura dove il cazzo di Xavier entrava e usciva lucido di sborra mista. Toccò accidentalmente l’asta dell’amico, sentì il calore, e ritrasse la mano come scottato, ma Xavier rise e gli afferrò il polso.
«No, tocca pure. Senti come le scorre. Metti le dita dove la fotte.» Emmett, arrapato e sconfitto, lasciò che le sue dita scivolassero lungo il punto di unione, sentendo la fica di Yvonne contrarsi e lo scorrere scivoloso del cazzo grosso. Yvonne gemette più forte, spingendo indietro il bacino. «Sì, così… sentimi piena di lui. Mi scopa meglio di te, cazzo, molto meglio.»
Xavier accelerò, le mani che le spalmavano le chiappe e le aprivano ancora di più, il pollice che premeva contro il buco del culo ancora chiuso. «Vuoi anche qui? Vuoi che ti prenda tutto stasera?» Yvonne annuì disperata, la saliva che le colava sul mento. «Sì, rompimi anche lì. Voglio sentirmi piena da tutte le parti mentre Emmett guarda.» Xavier sputò sulla mano, spalmò la saliva sul buco stretto e spinse il pollice dentro mentre continuava a fotterle la fica. Yvonne si contrasse tutta, un grido acuto, le cosce che tremavano nelle mani di Emmett. «Ah— cazzo sì, così! Mi stai aprendo, mi usi tutta!»
Emmett teneva duro, le dita che affondavano nella carne, lo sguardo fisso su quel pollice che spariva nel culo della moglie mentre il cazzo dell’amico martellava la figa. Il suo stesso cazzo pulsava, dimenticato, gocciolante nei boxer. Yvonne allungò una mano indietro e gli strappò i pantaloni giù abbastanza da liberarlo. Lo afferrò, lo strinse, lo pompò con dita viscide di sborra altrui. «Toccati mentre mi scopa. Voglio vederti venire come un coglione mentre lui mi riempie.»
Xavier sfilò il cazzo dalla fica con un plop umido, lo spinse contro il buco del culo e spinse lentamente, millimetro dopo millimetro. Yvonne singhiozzava di piacere, il corpo che si apriva, le unghie conficcate nel sacco a pelo. «Più grosso… cazzo, mi spacca il culo… Emmett, guarda come mi prende il buco! Non l’hai mai fatto così!» Xavier affondò fino in fondo, le palle contro le chiappe, e cominciò a fotterla con colpi lunghi e pesanti. Ogni affondo faceva tremare Yvonne tutta, i seni che ballonzolavano, la bocca aperta in gemiti rochi. «Dillo di nuovo,» ordinò Xavier. «Dillo che sei la mia troia stasera.»
«Sono la tua troia,» ansimò lei, gli occhi su Emmett. «Il cazzo di Xavier mi scopa il culo e mi fa squirtare come tu non hai mai saputo. Riempimi di sborra, usami, spezzami.» Xavier le diede un ceffone leggero sulla chiappa, il suono secco che echeggiò sotto la pioggia, e accelerò. La fica di Yvonne gocciolava liberamente, lo sperma precedente che le colava sulle cosce tenute aperte da Emmett. Emmett non resse: si pompò il cazzo con la mano libera, guardando la moglie venire di nuovo, il corpo scosso da spasmi mentre il culo le veniva martellato.
Xavier la girò di nuovo, la mise a cavalcioni su di lui questa volta, il cazzo conficcato nel culo, e la fece rimbalzare. Yvonne rideva e gemva, le mani sul petto largo di lui, i capelli scuri che le cadevano sul viso. «Più forte, cazzo, fammi male.» Xavier la afferrò per i fianchi e la sbatteva su e giù, il suono di carne bagnata che riempiva tutto. Poi tirò fuori, la spinse a quattro zampe di fronte a Emmett e le cacciò il cazzo in gola di colpo. Yvonne gorgogliò, gli occhi pieni di lacrime di piacere, succhiando la propria sborra e la saliva mentre Xavier le usava la bocca con spinte profonde. «Puliscilo. Poi te lo rimetto nella fica e ti sparo l’ultima carica.»
Lei obbedì, la lingua che girava intorno al glande, le guance scavate, lo sguardo fisso sul marito che si masturbava freneticamente. Xavier la tirò su, la mise di nuovo sulla schiena, le gambe sulle spalle, e le conficcò il cazzo nella fica gonfia fino in fondo. La fotteva con violenza, le palle che sbattevano, la voce bassa e crudele: «Senti come ti riempio. Questo è il cazzo che meriti. Tuo marito può solo guardare e sborrare come un coglione.»
Yvonne venne di nuovo, squirtando un getto caldo che bagnò il ventre e il petto di Xavier, il corpo che si contorceva. «Sì— dentro, sparalo tutto dentro, riempimi fino a farmi scoppiare!» Xavier grugnì, le spinte che diventavano selvagge, e scoppiò profondamente, il cazzo che pulsava a getti spessi, riempiendola di nuovo di sborra calda e densa. Yvonne lo sentiva, ogni spasmo, e strinse le gambe intorno a lui per tenerlo dentro, la pancia che si contraeva. Emmett venne nello stesso momento, lo sperma che gli schizzava sul ventre e sui boxer abbassati, umiliato, ansimante, guardando la moglie piena dell’amico.
Xavier restò conficcato ancora un momento, poi si sfilò lentamente. Lo sperma colava a fiotti dalla fica aperta di Yvonne, gocciolando sul sacco a pelo già macchiato. Lei restò sdraiata, le gambe spalancate, le dita che scendevano a raccogliere la sborra e a spingersela di nuovo dentro, lo sguardo su Emmett. Xavier si sedette indietro, il cazzo ancora gocciolante, e le diede un colpetto leggero sulla guancia. «Brava. Ora leccalo dal mio cazzo mentre tuo marito guarda il casino che ti ho fatto.»
Yvonne si mise in ginocchio, leccò l’asta sporca di sborra mista, succhiò il glande pulito, poi si voltò verso Emmett con un sorriso sporco. Afferrò di nuovo il cazzo di Xavier, ancora mezzo duro, e lo strinse. «Non ho ancora finito di arrendermi. Voglio che mi fotta di nuovo mentre tu mi tieni le chiappe aperte e mi dici quanto sono una puttana piena di sborra del tuo amico.» La pioggia cadeva incessante. Xavier rise, spinse Yvonne di nuovo a quattro zampe, le spalò le chiappe e le riaffondò il cazzo nella fica gocciolante con un colpo secco che le fece uriare. Emmett, ancora ansimante, le tenne le natiche divaricate con le mani tremanti mentre Xavier la sfondava di nuovo, più forte, più a fondo, lo sperma che schizzava fuori a ogni spinta.
Yvonne gemette roca, la faccia premuta sul tessuto: «Riempimi di nuovo, cazzo, spargimi un’altra carica fino a farmi colare dalle cosce per giorni, usami come il tuo buco personale mentre questo coglione mi tiene aperta e si guarda il cazzo molle.» Xavier grugnì, accelerò i colpi umidi e violenti, e le sparò dentro l’ennesima sborrata densa che le uscì subito a fiotti caldi lungo le labbra gonfie, gocciolando dritto sulle mani di Emmett che le tenevano le chiappe spalancate.
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