L'Invito del Migliore Amico nel Retro del Mercato
Sonia, moglie di 38 anni, si fa scopare brutalmente dal migliore amico di suo marito Callum nel retro del mercato mentre il cornuto guarda e si sega.
Il sole di mezzogiorno batteva impietoso sulle bancarelle del mercato rionale, mescolando odori di frutta matura, pesce fresco e spezie. Callum, un contabile di quarantadue anni dal fisico appesantito dalle troppe ore seduto in ufficio, stringeva la mano di Sonia mentre fingeva di interessarsi alle cassette di pomodori. Sonia, sua moglie di trentotto anni, era una donna dal corpo maturo e sfacciato: seni pesanti che tendevano la stoffa leggera del vestito estivo, fianchi larghi e un culo rotondo che ondeggiava a ogni passo. Sotto il tessuto sottile si intuivano le mutandine di pizzo nero che aveva scelto quella mattina, quasi presagendo che la giornata avrebbe preso una piega pericolosa.
Reid li vide per primo. Il migliore amico di Callum, un uomo di quarant’anni tutto muscoli per via del lavoro manuale nella sua ditta di costruzioni, si avvicinò con quel sorriso predatorio che Sonia conosceva bene. Alto, spalle larghe, barba di due giorni e occhi che sembravano spogliare chiunque guardasse. «Callum, amico mio. Sonia… cazzo, stai meglio ogni volta che ti vedo.» La voce di Reid era bassa, calda, e i suoi occhi non si posarono nemmeno un secondo sul marito. Scivolarono invece sul décolleté di Sonia, fermandosi sulle curve dei seni con una fame così evidente che l’aria sembrò addensarsi.
Callum sentì un nodo allo stomaco. Il rossore gli salì dal collo fino alle guance. Avrebbe dovuto dire qualcosa, fare una battuta, interrompere quel momento, invece restò lì, impotente, mentre il cazzo gli si induriva lentamente dentro i pantaloni. Sonia, al contrario, sentì un calore liquido raccogliersi tra le cosce. Pensò: “Dio, mi guarda come se fossi già nuda. Callum non mi ha mai guardata così, nemmeno i primi anni. Mi fa sentire una troia vera, e mi piace da morire.”
Reid non perse tempo. Si avvicinò di un passo a Sonia, abbastanza perché lei sentisse l’odore di maschio e dopobarba, e disse con voce bassa ma perfettamente udibile: «Sonia, ho della roba interessante nel retro del magazzino del mercato. Roba che una donna come te dovrebbe provare. Vieni con me. Subito.» Non era una domanda. Era un ordine velato, accompagnato da uno sguardo che le promise spinte violente e umiliazione dolce.
Sonia sentì il cuore martellarle nel petto. Il suo respiro si fece più corto. Guardò Callum di traverso, vide il suo viso paonazzo, le mani che stringevano il bordo della bancarella. Un’ondata di eccitazione le bagnò le mutandine. Si voltò verso Reid, inclinando la testa con un sorriso da puttana. «Davvero, Reid? Mi guardi così davanti a mio marito e pensi che io resista?» La sua voce era un sussurro roco, abbastanza alto perché Callum sentisse ogni parola. «Mi fai bagnare solo con gli occhi. Voglio sentirmi desiderata come una vera troia, di quelle che si fanno scopare nel retro mentre il marito guarda.»
Callum deglutì. Il suo cazzo pulsava dolorosamente contro la stoffa. Avrebbe voluto sprofondare, eppure non riusciva a distogliere lo sguardo. Sonia si girò verso di lui, gli occhi lucidi di lussuria. «Ti dispiace se vado con Reid, amore? Dimmi di sì. Voglio che tu veda quanto mi piace essere presa da un vero uomo.»
Callum, rosso fino alle orecchie, annuì lentamente. La voce gli uscì strozzata. «Vai… se è quello che vuoi.»
Reid ghignò, afferrò la mano di Sonia con possesso e la trascinò tra le casse impilate dietro le bancarelle, verso il magazzino sul retro. Sonia voltò la testa mentre camminava, sorridendo al marito con cattiveria dolce. «Resta lì e guarda, cornuto. Non muoverti. Voglio che tu veda tutto.»
Il retro del magazzino era un ambiente stretto, illuminato solo da una lampadina sporca che pendeva dal soffitto. Casse di legno e cartone erano impilate ovunque, l’aria sapeva di polvere e umidità. Appena la porta si chiuse dietro di loro, Sonia non aspettò. Si inginocchiò sul pavimento sporco con un gemito di anticipazione, le ginocchia che premevano contro il cemento freddo. Le mani di Reid aprirono la cintura con un gesto secco. Il grosso cazzo saltò fuori, spesso, venato, già duro come marmo e con la cappella lucida di precum. Sonia lo guardò negli occhi mentre Callum restava sulla soglia, mezzo nascosto dietro una cassa, la mano già premuta sui pantaloni.
«Guarda tuo marito, troia,» ringhiò Reid. Sonia obbedì, voltando la testa verso Callum mentre apriva la bocca e ingoiava metà di quel cazzo enorme in un colpo solo. Succhiò con avidità, le guance incavate, la lingua che leccava la vena pulsante sotto la cappella. Rumori bagnati riempirono il magazzino: glug, slurp, gemiti soffocati. Sonia sentiva la figa pulsare, il succo che le colava lungo le cosce. Pensava: “È così grosso… Callum non ha mai avuto niente del genere. Mi sta guardando mentre succhio l’amico. Sono una puttana e lo adoro.”
Reid l’afferrò per i capelli, spingendole la testa più a fondo finché il cazzo non le toccò la gola. «Brava, Sonia. Succhialo come la moglie troia che sei.» Poi la tirò su, la fece piegare su uno scatolone alto. Le sollevò il vestito fino alla vita, strappò le mutandine di pizzo con uno strattone secco e le infilò due dita nella figa fradicia. «Sei già zuppa. Ti eccita farti scopare mentre il cornuto guarda, eh?»
«Sì… cazzo, sì,» ansimò Sonia, spingendo indietro il culo. Reid non aspettò. Allineò il grosso cazzo e la penetrò da dietro con una spinta brutale, affondando fino alle palle in un colpo solo. Sonia urlò di piacere, le unghie che graffiavano il cartone. Le spinte erano forti, profonde, animalesche. Ogni affondo faceva tremare i suoi seni pesanti dentro il vestito. Lo scatolone scricchiolava sotto di lei. Reid le schiaffeggiava il culo, lasciando impronte rosse. «Prendilo tutto, puttana di tuo marito. Questo è il cazzo che meriti.»
Callum, sulla soglia, aveva tirato fuori il suo cazzo più piccolo e si stava segando lentamente, gli occhi fissi sul punto in cui il cazzo di Reid spariva dentro la figa di sua moglie. Sonia lo guardò, il viso distorto dal piacere. «Segati, Callum… ma non venire. Non osare. Guarda come mi scopa davvero.»
Reid la girò sulla schiena sopra lo scatolone, le sollevò le gambe fino a poggiarle sulle proprie spalle e la penetrò di nuovo in missionario. La scopava con rabbia controllata, il bacino che sbatteva contro il suo clitoride a ogni colpo. Sonia urlava senza freni ormai. «Più forte! Scopami come una puttana! Sono la troia di Reid!» Il piacere la travolse in ondate violente, la figa che si contraeva intorno al cazzo spesso. Venne con un grido strozzato, gli occhi rovesciati, mentre guardava il marito che si masturbava umiliato.
Reid accelerò, sudato, i muscoli delle braccia tesi. «Adesso ti riempio, troia.» Con un ringhio animale spinse fino in fondo e scaricò una sborrata violenta, densa, copiosa dentro la figa di Sonia. Getti caldi la inondarono, tanto che Sonia sentì lo sperma che le colava fuori intorno al cazzo ancora piantato dentro di lei. Venne di nuovo, più forte, artigliando la schiena di Reid.
Il respiro era pesante. Reid rimase dentro qualche secondo, godendo degli spasmi della figa di lei. Poi estrasse il cazzo ancora gocciolante, lucido di sborra e succhi. Afferrò Sonia per i capelli e glielo spinse davanti alla bocca. «Lecca. Puliscilo tutto davanti a tuo marito.»
Sonia, con gli occhi appannati dal piacere, obbedì. La lingua corse lungo tutta la lunghezza, raccogliendo ogni goccia di sperma misto ai suoi umori. Leccò la cappella, succhiò l’ultima perla densa che stillava dal buco. Callum, umiliato e con la mano bagnata del proprio sperma che gli era sfuggito nonostante l’ordine, restava lì tremante.
Reid tirò su Sonia, la baciò sulla bocca sporca di sborra, lingua contro lingua, assaporando il suo stesso sapore. Quando si staccò, le sussurrò all’orecchio ma abbastanza forte perché Callum sentisse: «Da ora in poi sono io il tuo uomo. Questa figa è mia. Callum può solo guardare e segarsi.»
Sonia sorrise, le gambe ancora deboli, lo sperma di Reid che le colava lungo l’interno coscia. Guardò il marito, ancora con il cazzo in mano e l’espressione distrutta dal piacere e dalla vergogna. Pensò che non era finita. Anzi, era solo l’inizio di qualcosa di molto più profondo e umiliante. Reid le strinse una natica con possesso, mentre da fuori arrivavano voci di clienti che si avvicinavano al magazzino. La tensione rimase sospesa nell’aria calda, densa di promesse oscene che nessuno dei tre aveva ancora esaurito. Sonia sapeva che avrebbe voluto di più, molto di più, e che Callum avrebbe dovuto assistere a tutto quanto.
Il calore nel magazzino era diventato insopportabile, un misto soffocante di polvere, sudore maschio e l’odore pungente del sesso che impregnava ogni cassa impilata. Sonia, la moglie di trentotto anni dal corpo maturo e sfacciato, sentiva ancora le gambe molli dopo l’orgasmo che l’aveva squassata. Lo sperma denso di Reid le colava copioso lungo l’interno delle cosce, tracciando rivoli caldi che brillavano sotto la lampadina sporca. Le voci dei clienti fuori si avvicinavano sempre di più, due donne che discutevano ad alta voce di melanzane e poi un uomo che chiedeva se il magazzino fosse aperto. Quel rischio la faceva bagnare di nuovo, un calore liquido che si mescolava alla sborra già dentro di lei. Sonia pensò che era esattamente ciò che voleva: essere usata come una troia vera mentre il marito guardava, con il pericolo di essere scoperti che rendeva tutto più sporco e irresistibile.
Reid, il quarantenne costruttore con le spalle larghe e i muscoli gonfi per anni di lavoro manuale, non aveva nessuna intenzione di fermarsi. Il suo cazzo spesso, ancora mezzo duro e lucido di umori misti, pulsava contro la coscia di Sonia. La afferrò per i capelli con possesso brutale, tirandola in piedi solo per spingerla di nuovo contro una pila di scatoloni più alti. «Non abbiamo finito, puttana,» ringhiò piano, la voce roca che vibrava di dominio. «Voglio scoparti un’altra volta, più forte, finché non ti tremano le gambe e quel cornuto di tuo marito non capisce una volta per tutte chi comanda su questa figa.»
Sonia voltò la testa verso Callum, gli occhi lucidi di lussuria cattiva. Il marito, quarantaduenne contabile dal ventre morbido, era lì a due metri con il cazzo piccolo stretto nel pugno, la faccia paonazza e gli occhi fissi sul rivolo di sborra che usciva dalla sua figa. «Avvicinati, cornuto,» gli ordinò lei con un sussurro roco. «Vieni a vedere come un uomo vero mi apre. Segati pure, ma non osare venire. Questa è la mia scopata, non la tua.» Dentro di sé Sonia esultava: a trentotto anni si sentiva finalmente desiderata come meritava, il corpo pesante e voluttuoso che tremava di anticipazione per un altro round brutale. Callum non l’aveva mai guardata con quella fame; Reid invece la guardava come carne da fottere senza pietà, e questo la faceva sentire una vera troia bagnata.
Reid le sollevò una gamba, poggiandola su una cassa laterale in modo da spalancarla completamente. Il vestito era arrotolato intorno alla vita come una cintura inutile, i seni pesanti che oscillavano liberi, i capezzoli scuri duri come sassolini. Allineò il grosso cazzo alla figa fradicia e spinse con un colpo solo, affondando fino in fondo con un rumore bagnato e osceno. Sonia soffocò un urlo mordendosi il labbro inferiore fino a sentire il sapore del sangue, mentre la figa veniva spalancata di nuovo. «Cazzo… è troppo grosso,» ansimò, ma spinse indietro il culo rotondo per prenderlo tutto. Reid iniziò a pompare con rabbia controllata, ogni affondo un colpo di bacino che faceva sbattere le sue palle pesanti contro il clitoride di lei. Lo scatolone scricchiolava pericolosamente sotto la violenza delle spinte. Schiaffi secchi arrivavano sul culo di Sonia, lasciando impronte rosse sulla pelle bianca.
«Senti come stringe, Callum?» ringhiò Reid senza smettere di fottere. «Questa figa matura è fatta per me. Tu l’hai solo tenuta in caldo per quarantadue anni inutili.» Sonia rideva tra i gemiti, il piacere che montava in onde violente. Ogni spinta le arrivava fino al fondo, la cappella grossa che le massaggiava il punto più sensibile dentro. Pensava: «Mi sta rovinando per sempre. Il cazzo di mio marito non mi basterà mai più. Guardalo, povero cornuto, con quella mano grassa che va su e giù mentre Reid mi usa come una puttana da mercato.»
Le voci fuori erano proprio davanti alla porta adesso. Una cliente chiese: «C’è qualcuno? Ho bisogno di altre cassette!» Sonia sentì il cuore esploderle nel petto, ma invece di fermarsi strinse i denti e sussurrò: «Scopami più forte, non fermarti. Voglio venire mentre loro sono lì fuori.» Reid ghignò, le tappò la bocca con una mano grande e accelerò, trasformando le spinte in un martellamento selvaggio. Il suono bagnato della figa che veniva sbattuta riempiva il magazzino nonostante il tentativo di silenzio. Sonia venne di colpo, un orgasmo così violento che le tremarono le ginocchia e gli occhi le si rovesciarono. I succhi caldi schizzarono intorno al cazzo di Reid, mescolandosi alla sborra precedente che veniva spinta fuori a ogni colpo.
Callum era ormai a mezzo metro, gli occhi spalancati, la mano che segava frenetica il suo cazzetto ridicolo. Le lacrime gli rigavano le guance ma non riusciva a smettere. Pensava: «È il mio migliore amico che sta distruggendo mia moglie e io sto godendo come un maledetto. La figa di Sonia non è più mia, è solo un buco per la sua sborra.»
Reid tirò fuori il cazzo con un suono osceno, lucido e gonfio, e spinse Sonia in ginocchio di nuovo. «Apri la bocca, troia. E tu, cornuto, vieni qui.» Fece segno a Callum di avvicinarsi ancora. Sonia ingoiò metà del cazzo ancora sporco in un colpo solo, succhiando con avidità disperata mentre le lacrime di piacere le rigavano il viso. Reid la teneva per i capelli, usando la sua bocca come una figa, spingendo fino in gola. «Lecca tutto, Sonia. Pulisci il sapore della tua stessa figa di trentottenne puttana.» Poi, senza preavviso, estrasse e ordinò: «Adesso tu, Callum. Lecca la figa di tua moglie. Succhia fuori ogni goccia della mia sborra mentre lei mi finisce con la bocca.»
Callum esitò solo un secondo, poi crollò in ginocchio tra le gambe aperte di Sonia. La figa di lei era gonfia, rossa, aperta, un disastro di sborra densa e umori lucidi. Appena la lingua toccò le labbra tumide, il sapore salato e forte lo invase. Succhiò, leccò, infilò la lingua dentro per estrarre i fiotti densi che Reid aveva lasciato. Sonia gemette forte intorno al cazzo di Reid, spingendo la figa contro la faccia del marito. «Sì, così, cornuto… bevi quello che un uomo vero ha lasciato dentro di me. Leccami il buco che non ti apparterrà mai più.» Il piacere di essere pulita dalla lingua umiliata del marito la portò a un altro orgasmo breve e intenso, mentre succhiava Reid con rinnovata ferocia.
Reid ansimava, i muscoli delle cosce tesi, i testicoli che si contraevano. «Sto per venire di nuovo, troia.» Tirò fuori il cazzo dalla bocca di Sonia e scaricò getti potenti sulla sua faccia, sui seni pesanti, sui capelli. Qualche schizzo arrivò persino sulla testa di Callum che ancora leccava obbediente. Sonia rideva tra i singhiozzi di piacere, il viso coperto di sborra, il corpo segnato da impronte rosse e sudore. Reid le diede un ultimo schiaffo sul culo, poi la tirò in piedi e la baciò profondamente, assaporando il suo stesso sapore sulla lingua di lei.
I tre rimasero in silenzio per qualche secondo, respiri pesanti, corpi esausti. Le voci dei clienti si erano allontanate, ignare di tutto. Sonia si sistemò il vestito con mani tremanti, lo sperma di Reid che ancora le colava dal mento e dalla figa. Guardò Callum, ancora in ginocchio con la bocca lucida e l’espressione distrutta.
Callum capì che il suo ruolo da quel momento in poi sarebbe stato solo quello di guardare e pulire.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Popular Collections
Browse Categories