Scoperti Nudi tra i Dischi

Luca e Lorenzo si spogliano nudi tra i dischi e scopano duro nel negozio di vinili.

12 min read August 27, 2026New

Il caldo di luglio premeva contro le vetrine del negozio di dischi usati come una mano insistente. Luca spinse la porta e sentì subito l’aria densa di carta vecchia, vinile e sudore leggero. Aveva venticinque anni, la maglietta scura già appiccicata alla schiena, e in tasca la lista mentale di un album rarissimo di jazz fusion che inseguiva da mesi. Il campanello sopra la porta tintinnò una sola volta, e poi il silenzio del locale lo avvolse.

Dietro il bancone e tra gli scaffali centrali, a torso nudo, Lorenzo stava riordinando una pila di LP. Trent’anni, spalle larghe, pettorali disegnati dal lavoro e dalla palestra, tatuaggi scuri che gli scendevano lungo le braccia e si arrampicavano sul fianco sinistro fino a sparire sotto la cintura dei jeans bassi. Una goccia di sudore gli scivolava tra le scapole mentre sollevava un disco e lo infilava nella sua posizione. Quando si voltò, i loro sguardi si incrociarono.

Luca sentì lo stomaco stringersi. Non era la prima volta che entrava lì; era la prima, però, che trovava il proprietario così scoperto, la pelle lucida, i capelli scuri un po’ scompigliati dalla calura. Lorenzo sorrise, lento, e passò il dorso della mano sulla fronte.

«È un forno oggi», disse con voce bassa e roca. «Se non mi tolgo la maglia ci resto attaccato. Cerchi qualcosa di preciso o stai solo girando?»

«Un disco», rispose Luca, avvicinandosi di un passo. La gola gli era secca. «Un pezzo raro. Ti ho già chiesto se lo hai, mesi fa. Pensavo di controllare di nuovo.»

Lorenzo inclinò la testa, gli occhi scuri che scendevano un attimo sul collo di Luca, sulla clavicola umida, poi risalivano. «Ah, tu. Quello che guarda sempre la sezione soul come se fosse un menù segreto. Vieni.» Fece un gesto con il mento verso il fondo. «Ho messo da parte un paio di cose nella zona più nascosta. Magari c’è quello che vuoi. O qualcosa di ancora meglio.»

Camminarono tra gli scaffali. L’odore di polvere e acetato si mescolava a quello caldo della pelle di Lorenzo. Luca lo guardava di sottecchi: i jeans aderivano ai glutei, la cintura un po’ slacciata, la linea dei peli scuri che scendeva dall’ombelico. Ogni tanto Lorenzo si fermava, estraeva un disco e lo faceva ruotare tra le dita.

«Questo», mormorò, porgendogli un LP con la copertina sbiadita, «è da ascoltare nudi. Sul serio. Luci basse, volume alto, e niente addosso. La batteria entra così…» Fece un gesto lento con la mano, quasi a percorrere un corpo invisibile. «…che ti fa venire voglia di muoverti contro qualcuno.»

Luca rise piano, ma il suono gli uscì roco. «Da ascoltare nudi, eh? Hai una lista di dischi del genere?»

«Ce l’ho nella testa», rispose Lorenzo, e i loro sguardi si tennero più a lungo. «E a volte la rivedo quando certi clienti entrano. Clienti che so già che capiscono.»

La sezione più nascosta del magazzino era un corridoio stretto tra scaffali alti, illuminato solo da una lampadina gialla. Scatole di cartone, pile di vinili non ancora catalogati, l’aria ancora più ferma e calda. Lorenzo si chinò su una cassa; i muscoli della schiena si tesero, i tatuaggi danzarono. Luca si accovacciò accanto a lui. Le dita di entrambi scivolarono sugli stessi dischi.

Si sfiorarono.

La mano di Luca urtò il dorso di quella di Lorenzo: pelle calda, calli leggeri, un brivido immediato. Nessuno dei due ritirò le dita. Rimasero così, a sfiorarsi sulle copertine ruvide, mentre cercavano.

«Questo qui», disse Lorenzo, la voce più bassa, «ha un pezzo lento al lato B che… cazzo, ti fa venire il cazzo duro solo a pensarci. Tipo musica che ti lecca le orecchie mentre qualcuno ti lecca altrove.»

Luca deglutì. Il braccio di Lorenzo era a pochi centimetri dal suo torace; sentiva il calore che ne emanava. «Parli come se lo avessi già provato. Qui. Tra i dischi.»

«Ci ho pensato», ammise Lorenzo senza alzare lo sguardo dal vinile che teneva. Poi lo alzò. Gli occhi erano scuri, intensi, umidi di desiderio non più nascosto. «Ci ho pensato ogni volta che entravi. Maglietta aderente, quel modo di piegarti sugli scaffali… Mi battevo il cazzo nei bagni del negozio dopo che te ne andavi, immaginando di spogliarti qui, di farti in ginocchio tra le scatole, di sentire la tua bocca mentre fuori passava gente che non sapeva un cazzo.»

Il sangue di Luca ruggì nelle orecchie. Si sporse un po’ di più. I ginocchi si toccarono. «Io… ogni volta che uscivo, tornavo a casa con il cazzo duro. Immaginavo te. Le spalle, i tatuaggi, le mani grandi. Volevo esattamente la stessa cosa. Entravo sperando di trovarti solo, di poterti dire…»

Non finì la frase. Lorenzo gli prese il volto con una mano umida di sudore e lo baciò.

Fu un bacio pieno, aperto, affamato. Lingue che si cercarono subito, denti che sfiorarono il labbro inferiore, un gemito basso che partì dal petto di Luca e finì nella bocca di Lorenzo. Si alzarono insieme senza staccarsi, spingendosi contro lo scaffale. I dischi tintinnarono. Le mani di Lorenzo scesero lungo la schiena di Luca, affondarono sotto la maglietta, la sollevarono. La pelle nuda sotto le dita era calda, liscia, già sudata. Luca alzò le braccia; la maglia gli venne sfilata e gettata su una pila di LP.

Lorenzo lo guardò un secondo: torace snello ma definito, capezzoli duri, un filo di peli scuri che scendeva sotto l’ombelico. Poi lo baciò di nuovo, più duro, mentre le mani di Luca esploravano il torso nudo del più grande: pettorali, addome, i tatuaggi in rilievo sotto i polpastrelli. Scese alla cintura dei jeans di Lorenzo, la slacciò con dita impazienti. Il bottone cedette, la cerniera scese. Sotto non c’erano slip. Il cazzo di Lorenzo, già semiduro e spesso, saltò fuori pesante, caldo, la pelle vellutata tesa sul glande lucido di precome.

«Cazzo», respirò Luca contro la bocca dell’altro. «Sei…»

«Toccami», ordinò Lorenzo, rauco. «Come hai immaginato.»

Luca gli strinse il cazzo con la mano destra, lo accarezzò dalla base alla punta, sentendo le vene, il peso, il batticuore che gli pulsava contro il palmo. Lorenzo gemette e gli aprì i jeans a sua volta, gli calò boxer e pantaloni insieme fino a metà coscia. Il cazzo di Luca era già duro, dritto, la testa rosata che spuntava. Lorenzo lo prese in mano, lo strinse, lo strofinò contro il proprio. Pelle contro pelle, caldi, scivolosi di sudore e desiderio.

Si baciarono di nuovo mentre si masturbavano a vicenda tra gli scaffali, i corpi premuti, le anche che si muovevano a ritmo lento e sporco. Le mani di Lorenzo scesero più in basso, gli palparono le palle, poi scivolarono dietro, un dito che premeva leggermente tra le natiche di Luca, solo un accenno, una promessa.

«Qui», mormorò Lorenzo contro il collo di Luca, leccandogli la pelle salata. «Voglio scoparti qui. Tra i dischi. Sentirti gemere mentre fuori qualcuno potrebbe entrare. Voglio vederti nudo completamente, in ginocchio, con la bocca piena del mio cazzo, e poi voglio entrare dentro di te finché non riesci più a stare in piedi.»

Luca tremò. Si staccò appena, abbastanza da far scivolare i jeans e i boxer fino alle caviglie, per poi liberarsene del tutto con un movimento goffo e frettoloso. Rimasero nudi entrambi nel corridoio stretto: Lorenzo ancora coi jeans aperti e calati sui fianchi, il torso lucido, il cazzo dritto e gocciolante; Luca completamente spogliato, la pelle chiara che brillava sotto la lampadina gialla, il respiro corto, gli occhi scuri di voglia.

Le mani di Lorenzo gli corsero addosso ovunque: petto, fianchi, culo sodo che strinse forte. Lo girò di scatto, lo spinse col petto contro lo scaffale metallico. I dischi tintinnarono di nuovo. Luca sentì il cazzo caldo di Lorenzo premergli contro l’incavo delle natiche, scivolare su e giù nella fessura, lasciando una scia umida. Le labbra di Lorenzo gli morsero la spalla, poi il collo.

«Dillo di nuovo», sussurrò. «Che lo vuoi.»

«Lo voglio», ansimò Luca, spingendo indietro il culo. «Ti voglio dentro. Qui. Adesso. Ho fantasticato troppo a lungo.»

Lorenzo gli mise una mano sulla bocca, non per zittirlo del tutto ma per sentirlo gemere contro il palmo, mentre con l’altra gli apriva le natiche e gli faceva scorrere il dito medio lungo il buco stretto, solo a sfiorarlo, a stuzzicarlo. Il precome del suo cazzo gli ungeva già la pelle. L’odore di sesso si mescolava a quello del vinile. Fuori, lontano, il campanello della porta non suonò ancora, ma la possibilità pendeva nell’aria come un filo teso.

Si baciano di nuovo quando Luca si voltò di tre quarti, lingue affamate, mani che si aggrappavano ai capelli, ai fianchi, ai cazzi duri che si strofinavano ancora. Lorenzo gli scese con la bocca lungo il torace, gli prese un capezzolo tra i denti, poi più in basso, le ginocchia che toccavano il pavimento polveroso del magazzino. Guardò su, verso Luca, e gli aprì le labbra intorno al glande, succhiando lento, profondo, mentre una mano gli massaggiava le palle e l’altra rimaneva aggrappata a un culo teso.

Luca gettò la testa indietro, un gemito lungo che rimbalzò tra gli scaffali. Le dita gli affondarono nei capelli di Lorenzo. Il calore della bocca, la lingua che girava, il modo in cui Lorenzo lo prendeva fino in fondo facendosi scivolare il cazzo in gola… era meglio di ogni fantasia. Il negozio, i dischi, il rischio: tutto lo rendeva più acuto, più sporco, più necessario.

Quando Lorenzo si rialzò, le labbra lucide, il respiro pesante, premette di nuovo il proprio cazzo contro quello di Luca e li strinse insieme in una sola mano larga.

«Non abbiamo finito», mormorò contro la sua bocca. «Neanche per sogno. Adesso ti apro per bene. E poi ti scopo tra questi cazzo di dischi finché non ti viene il nome stampato in testa come un etichetta.»

Le dita di Lorenzo, umide di saliva, tornarono tra le natiche di Luca, più insistenti, circolando, premendo, mentre i loro corpi nudi restavano avvinti nello spazio angusto, sudati, duri, e il resto del negozio taceva ancora, in attesa del rumore che non era ancora arrivato.

Lorenzo spinse un altro dito dentro Luca, lentamente, fino alla seconda falange, e lo sentì contrarsi intorno, caldo e stretto. I dischi dietro di loro tremarono quando Luca allungò un braccio per aggrapparsi allo scaffale; un LP scivolò, poi un altro, e caddero a terra con un tonfo sordo, copertine che si aprirono spargendo vinili neri sul pavimento polveroso. Nessuno dei due se ne curò. Lorenzo gli leccò l’orecchio, la voce roca contro la pelle sudata.

«Apriti di più. Voglio sentire quanto sei stretto prima di riempirti.»

Luca ansimò e spinse indietro i fianchi, il cazzo che gli batteva contro il metallo freddo dello scaffale. «Fallo. Mettici la lingua, cazzo… ho bisogno di sentire la tua bocca prima.»

Lorenzo si staccò, si chinò in ginocchio tra i dischi sparsi. Il pavimento era duro sotto le ginocchia, ma il calore del corpo di Luca davanti a lui cancellava tutto. Afferrò le natiche sode, le aprì e spinse il viso tra di esse, la lingua calda e piatta che leccava il buco già umido di saliva. Luca gettò la testa all’indietro e gemette lungo, le dita che affondavano nei capelli scuri di Lorenzo. Poi Lorenzo si voltò e prese il cazzo di Luca in bocca d’un colpo solo, avidamente, fino in gola. Succhiò forte, le guance scavate, la lingua che girava sotto il glande mentre una mano massaggiava le palle tirate. Il sapore di precome e sudore gli riempì la bocca; lo prendeva profondo, saliva che gli scendeva dal mento e gocciolava sui vinili a terra.

«Cazzo, Lorenzo… così, sì, ingoialo tutto», ansimò Luca, le anche che spingevano avanti, scopandogli la bocca con piccoli colpi. Guardava in basso: le spalle larghe di Lorenzo, i tatuaggi lucidi di sudore, il cazzo del più grande ancora dritto e gocciolante tra le cosce mentre succhiava come un affamato. Ogni volta che la gola di Lorenzo si stringeva intorno alla testa del suo cazzo, Luca sentiva le ginocchia tremare. «Basta… se continui sborro adesso. Voglio il tuo cazzo dentro.»

Lorenzo si staccò con un suono umido, le labbra lucide, e si rialzò. Girò Luca di scatto, petto contro lo scaffale, e gli diede uno schiaffo secco su una natica. «Allora apriti. Tieniti forte.» Sputò sulla mano, se la passò sul cazzo grosso e venoso, poi allineò la testa contro il buco di Luca. Spinse. Entrò lento all’inizio, centimetro dopo centimetro, sentendo il calore che lo avvolgeva, lo stringeva. Luca emise un gemito gutturale, le unghie che grattavano il metallo.

«Oh cazzo… sei enorme. Spingi. Spingi tutto.»

Lorenzo affondò fino in fondo con una spinta decisa, le palle che sbattevano contro quelle di Luca. Rimase fermo un secondo, godendosi la stretta, poi iniziò a scoparlo. Spinte profonde, ritmiche, il bacino che sbatteva forte contro il culo sodo. Ogni colpo faceva tintinnare i dischi rimasti sullo scaffale. Luca spingeva indietro incontro a ogni affondata, il cazzo che gli ballava tra le cosce, gocce di precome che macchiavano il pavimento e le copertine sparse.

«Più forte», gemette Luca, la voce rotta. «Scopami come hai detto. Come nei bagni quando ti segavi pensando a me.»

Lorenzo gli afferrò i fianchi con entrambe le mani e accelerò, cazzo che entrava e usciva lucido, il suono umido e sporco di pelle contro pelle che riempiva il corridoio. Sudore che gli scorreva lungo la schiena, petto che sbatteva contro le scapole di Luca. «Il tuo culo mi strozza il cazzo… così stretto, così caldo. Ti sento pulsare. Continua a spingere indietro, voglio sentire ogni centimetro.»

Luca lo faceva, ansimando, gemendo a ogni spinta che gli colpiva la prostata. Il negozio intorno sembrava sparito; c’erano solo il calore, l’odore di sesso e vinile, il cazzo di Lorenzo che lo apriva e lo riempiva. Dopo lunghi minuti di spinte profonde e decise, Lorenzo rallentò, uscì con un suono schioccante e li fece scivolare entrambi a terra tra i dischi. Si stese sulla schiena, cazzo dritto verso l’alto, lucido di saliva e del succo di Luca. «Sali. Cavalcami. Voglio vederti saltare sul mio cazzo.»

Luca non esitò. Si mise a cavalcioni, si abbassò guidandosi il cazzo di Lorenzo con una mano e lo fece rientrare tutto d’un fiato. Gemette alto quando lo sentì di nuovo in fondo. Poi iniziò a muoversi: su e giù energico, cosce che lavoravano, culo che sbatteva contro l’addome di Lorenzo. Alternava ritmi: prima lento e profondo, ruotando i fianchi per sentirlo girare dentro, poi veloce e secco, come se volesse mungerlo. Le mani di Lorenzo gli strizzavano le natiche, lo aiutavano a salire e scendere più forte. I dischi sotto di loro scricchiolavano, qualche copertina si piegava.

«Guarda come ti prendi tutto», ansimò Lorenzo, gli occhi scuri fissi sul punto dove il suo cazzo scompariva nel culo di Luca. «Salta più forte. Usa quel culo. Voglio sborrare dentro o sopra, dimmi tu.»

Luca accelerò, una mano sul proprio cazzo che si segava veloce a ritmo delle discese. «Fuori… voglio vederti schizzare. Sul mio petto. Sul tuo. Insieme.» Il respiro gli era corto, il sudore gli colava dal mento sul torso di Lorenzo. Continuò a cavalcare con movimenti energici, alternando raffiche rapide a spinte lunghe e profonde finché il piacere non gli montò troppo. «Sto venendo… cazzo, Lorenzo, sto sborrando!»

Il primo getto gli uscì potente, bianco e caldo, schizzando sul petto di Lorenzo, poi sul proprio ventre, poi ancora più in alto fino al collo. Le contrazioni del suo culo strinsero Lorenzo come una morsa. Lorenzo ruggì, afferrò i fianchi di Luca e lo tenne premuto mentre sparava: getti spessi che riempirono Luca per un istante prima che uscisse e finisse di sborrare sul ventre e sul petto dell’altro, mescolando la propria sborra a quella di Luca. Continuarono a muoversi lenti, strizzandosi l’un l’altro, la sborra calda che scivolava tra i loro addomi sudati, viscosa, sporca.

Ansimanti, petti che salivano e scendevano, si guardarono. Un sorriso complice, ancora a corto di fiato, mentre la sborra gli colava sulla pelle. Si aiutarono ad alzarsi tra i dischi rovinati. Lorenzo gli porse i jeans, Luca gli passò la maglietta. Si rivestirono senza fretta, dita che ancora sfioravano culi e cazzi molli ma sensibili. Lorenzo si chinò, raccolse un LP dalla cassa e lo porse a Luca.

«Questo. Quello raro che cercavi. Te lo regalo. E prendi anche il mio numero.» Scrisse le cifre sul retro di uno scontrino sporco di polvere e glielo infilò in tasca, la mano che restò un secondo di troppo sul pacco di Luca. «Prossima volta chiudo il negozio apposta. Nudi tra i vinili per ore. Ti faccio succhiare i dischi prima di rimetterti il cazzo in gola e riscoparti finché non cammini storto.»

Luca rise basso, ancora sudato, e gli strinse il cazzo ancora umido di sborra attraverso i jeans. «Allora tieni pronto il culo e il bancone. La prossima sborrata te la sparo dritta in faccia tra questi cazzo di dischi finché non ti cola dagli occhi.»

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