Sguardi proibiti nel buio con la madre del mio migliore amico
Marco, 26 anni, si fa la figa bagnata di Aisha, la sensuale madre marocchina di 42 anni del suo migliore amico, dopo sguardi proibiti che sfoc
Sono Marco, ventisei anni, italiano fino al midollo, e questa settimana sto ospite a casa del mio migliore amico Luca. Lui è via per lavoro, mi ha lasciato le chiavi e mi ha detto di sentirmi a casa. La casa, però, non è vuota. C’è lei. Aisha. Quarantadue anni, madre marocchina di Luca, pelle scura e luminosa come cioccolato fondente, corpo voluttuoso che ogni curva grida sensualità. Seni generosi, fianchi larghi, un culo che fa venire voglia di affondarci le mani. Mi ha sempre guardato con quegli occhi intensi, scuri, che sembrano leggere i pensieri sporchi che mi passano per la testa da anni.
La prima sera siamo rimasti soli. Luca era già partito, e il silenzio della casa pesava. Aisha indossava un abito leggero, scollato, che lasciava intravedere il décolleté abbondante. Ci siamo seduti in salotto, le luci basse, quasi al buio. Solo la lampada laterale gettava un cono giallo sul divano. Io non riuscivo a staccare lo sguardo. Lei sorrideva maliziosa, le labbra carnose piegate in un sorriso che diceva tutto senza parole. Ogni volta che si chinava a prendere il telecomando, i seni si schiacciavano e io sentivo il cazzo muoversi nei pantaloni.
«Marco… stai comodo?» chiese lei, voce bassa, roca. «Luca mi ha detto che resti tutta la settimana. Mi fa piacere. Mi piace la tua compagnia.»
Io annuii, la gola secca. «Sì, Aisha. Grazie. È… bello essere qui.»
Gli sguardi nel buio diventavano sempre più carichi. Lei incrociava e disincrociava le gambe, la gonna scivolava su di un coscio spesso e morbido. Io fissavo, e lei lo sapeva. Mi guardava dritto negli occhi, poi abbassava lo sguardo sul mio inguine gonfio, e di nuovo su. Desiderio reciproco, denso come l’aria calda di quella sera.
Abbiamo deciso di guardare un film. Niente di speciale, un thriller qualsiasi. Ci siamo seduti sul divano, non troppo lontani. Le nostre ginocchia si sono sfiorate. Un contatto leggero, ma elettrico. Non mi sono spostato. Lei nemmeno. Dopo qualche minuto, la gamba di Aisha premeva di più contro la mia. Sentivo il calore della sua pelle attraverso il tessuto.
Poi, a un tratto, spense il volume con il telecomando. Il silenzio tornò. Si voltò verso di me, gli occhi lucidi di qualcosa di proibito.
«Marco…» sussurrò. «Da mesi… da mesi fantasi su di te. Su di un ragazzo bianco più giovane. Su di te. Ti guardo quando vieni a trovare Luca e mi bagnо. Mi tocco la notte pensando alla tua bocca, alle tue mani. È sbagliato, lo so. Ma non riesco a smettere.»
Il sangue mi martellava nelle tempie e nel cazzo. «Aisha… cazzo. Io pure. Ti guardo da anni. Quel corpo… quella pelle scura… ho sempre voluto saperti sotto di me.»
Lei prese la mia mano. La portò lentamente sul suo seno. Attraverso il tessuto sottile sentii il calore, il peso, il capezzolo già duro. Gemette piano quando strinsi delicatamente.
«Sì… così,» mormorò. «Toccamelo. Da mesi aspetto che tu lo faccia.»
Le massaggiai il seno, poi scivolai sotto lo scollo, pelle nuda, morbida, calda. Il capezzolo tra le dita, lo arrotolai. Aisha gettò la testa indietro, un gemito più lungo uscì dalle sue labbra. «Marco… voglio te. Adesso. Consapevolmente. Lasciamoci andare. Nessuno lo saprà.»
Io la guardai dritto. «Lo voglio. Ti voglio. Tutta.»
Ci baciammo. Passione grezza, lingue che si cercavano, denti che graffiavano il labbro inferiore. Il sapore di lei, speziato e dolce. Le mie mani scesero sulla schiena, poi più in basso, affondarono nel culo pieno, lo strinsi forte. Lei gemette nella mia bocca e salì a cavalcioni sulle mie gambe, la gonna tirata su.
Aisha scese dal divano e si inginocchiò davanti a me. Con dita esperte mi sbottonò i pantaloni, li abbassò insieme ai boxer. Il mio cazzo saltò fuori, duro, gonfio, venato, già gocciolante. Lei lo guardò affamata, poi alzò gli occhi nei miei mentre lo prendeva in mano.
«Che bel cazzo bianco… grosso,» sussurrò. E lo infilò in bocca.
Succhiò con avidità. Labbra carnose strette intorno alla mia lunghezza, lingua che leccava il glande, poi scendeva lungo la vena. Ingojò fino in fondo, la gola che si apriva, saliva che colava. Mi guardava sempre negli occhi mentre mi pompava la bocca, una mano a massaggiarmi le palle. Io afferrai i suoi capelli scuri, ricci, e spinsi piano. «Cazzo, Aisha… così. Succhiami tutto.»
Lei gemette intorno al mio cazzo, le vibrazioni mi fecero rizzare ancora di più. Leccò, succhiò, sputò un po’ di saliva e la usò per scivolare meglio. Poi si alzò, si tolse l’abito in un movimento solo. Nuda. Seni pesanti con capezzoli scuri e duri, pancia morbida, fianchi larghi, la figa rasata e già lucida di bagnо. Si arrampicò di nuovo sul divano, a cavalcioni su di me. Afferrò il mio cazzo e se lo strofinò sulla fessura bagnata.
«Guardami mentre ti entro dentro,» disse. E scese.
La sua figa mi inghiottì centimetro dopo centimetro, calda, stretta, scivolosa. Affondò fino in fondo, il culo che si appoggiava sulle mie cosce. Entrambi gememmo. «Oh Dio… sei così grosso… mi riempi tutta.»
Cominciò a cavalcarmi. Su e giù, onde di fianchi scuri, seni che rimbalzavano. Io le stringevo i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e spingevo dal basso. Ogni botta produceva un suono bagnato, obsceno. Aisha urlava di piacere, testa gettata all’indietro. «Sì… scopami… più forte, Marco… così… la figa della mamma del tuo amico è tua stasera!»
La cavalcata divenne più selvaggia. Io le succhiavo i capezzoli, le mordevo piano, mentre lei strizzava i muscoli interni intorno al mio cazzo. Sentivo di essere vicino, ma volevo di più. La sollevai, ancora infilata in lei, e la portai in piedi contro il muro del salotto. La girai, le mani piatte sul muro, culo spinto indietro. Entrai di nuovo da dietro, un colpo solo, fino in fondo.
«Aah! Sì, così! Sfondami!»
La scopai con colpi forti e decisi. Fianchi che sbattevano sul suo culo scuro, il suono della pelle contro pelle che riempiva la stanza. Le afferrai i seni da dietro, poi una mano scese a strofinarle il clitoride gonfio. Aisha tremava, gridava, la figa che mi succhiava. «Vengo… Marco, sto venendo… non fermarti!»
Venne urlando, il corpo che si contraeva violentemente intorno al mio cazzo, liquidi che mi bagnavano le palle e le cosce. Continuai a spingere attraverso il suo orgasmo, più forte, più profondo, finché sentii salire il mio. «Dentro… ti riempio, Aisha.»
«Sì… riempimi… dammi tutto il tuo sborra!»
Scoppiate. Getti caldi che le riempirono la figa, pulsazioni lunghe, mentre io spingevo fino all’ultimo. Restammo così, ansimanti, sudati, il mio cazzo ancora dentro di lei che pulsava.
Esausti, tornammo sul divano. Ci sdraiammo uno contro l’altra, nudi, appiccicati di sudore e sesso. Aisha mi accarezzò il viso con la mano, le dita delicate sulla guancia. Mi baciò teneramente, lingue lente, dolci dopo la tempesta.
«Questo sarà il nostro segreto piccante,» sussurrò contro le mie labbra, gli occhi ancora pieni di desiderio. «Da ripetere ogni notte che Luca non c’è… e forse anche di giorno. Non ho finito con te, Marco. Voglio assaggiarti ancora. Voglio che tu mi prenda in cucina, sotto la doccia, nel letto di Luca mentre pensiamo a quanto è proibito. Dimmi che resti sveglio per me stasera. Perché ho ancora la figa che pulsa e voglio di più.»
Io la strinsi più forte, il cazzo che già iniziava a rinvigorirsi contro la sua coscia. «Resto. E non ho intenzione di smettere. Questa settimana è nostra. Ogni sguardo, ogni gemito, ogni buco tuo. Dimmi dove vuoi che ti ficchi adesso, Aisha. Perché il buio del salotto è solo l’inizio.»
Lei sorrise maliziosa, una mano che scese di nuovo a stringermi il cazzo semi-duro, ancora unto dei nostri umori misti. «Prima fammi riprendere fiato… poi voglio che mi lecca tutta, lentamente. E dopo… vedremo quanto regge quel tuo bel cazzo bianco per una donna marocchina affamata come me. La notte è lunga, e io non ho ancora gridato abbastanza.»
Il cuore mi batteva forte. La tensione non si era sciolta. Anzi. Mentre le dita di Aisha mi accarezzavano con promesse, sapevo che il mattino dopo Luca avrebbe chiamato, e noi avremmo dovuto fingere. Ma adesso, nel buio ancora carico di odore di sesso, lei mi guardava come se volesse divorarmi di nuovo. E io non avevo alcuna intenzione di dire di no.
Sono Marco, e mentre le dita di Aisha mi stringevano ancora il cazzo semi-duro, unto dei nostri umori, il cuore mi martellava più forte del primo orgasmo. Lei mi guardava dall’alto, nuda, la pelle scura lucida di sudore, i seni pesanti che si muovevano al ritmo del suo respiro irregolare. Aveva quarantadue anni e ogni curva del suo corpo gridava fame. Io ne avevo ventisei e non riuscivo a pensare ad altro che a quanto volessi divorarla di nuovo.
«Prima fammi riprendere fiato…» aveva detto. Ma non aspettò molto. Si distese sul divano, le gambe divaricate, la figa ancora gonfia e lucida della mia sborra che le colava lenta lungo le labbra scure. «Leccami, Marco. Lenta. Voglio sentire la tua lingua bianca su di me.»
Mi inginocchiai tra le sue cosce spesse e morbide. L’odore del sesso misto mi salì alla testa: speziato, dolce, salato. Passai la lingua piatta dalla base della fessura fino al clitoride gonfio. Aisha gemette lungo, le mani nei miei capelli. «Sì… così… cazzo, più piano.» Leccai piano, assaporando i nostri liquidi uniti, succhiando piano il nodulo duro. La lingua scese più in basso, entrò tra le labbra, assaggiò la mia stessa sborra ancora calda dentro di lei. Lei alzò il bacino, spingendo la figa contro la mia bocca.
«Ingoi… mangiami tutta…» ansimò. Io lo feci. Leccai a fondo, labbra chiuse attorno al clitoride, due dita che scivolavano dentro la figa bagnata e stretta. Le dita curvate, cercando quel punto che la faceva tremare. Aisha si contorceva, i seni che rimbalzavano, la voce che saliva. «Marco… sì… leccami la figa della mamma di Luca… oh Dio…»
La succhiai più forte, le dita che entravano e uscivano con suoni schioccanti. Lei venne di nuovo, le cosce che mi strinsero la testa, un grido roco che riempì il salotto buio. Liquidi caldi mi bagnarono il mento. Continuai a leccare finché non tremò e mi spinse via piano.
«Basta… ora voglio di nuovo il tuo cazzo.» Si alzò, mi trascinò in piedi. Il mio cazzo era di nuovo di pietra, pulsante. Mi baciò, assaporando sé stessa sulla mia bocca. «Vieni. In cucina. Voglio che mi prendi sul tavolo.»
Camminammo nudi attraverso la casa silenziosa. La luce del frigorifero si accese per un attimo quando lei aprì la porta a prendersi dell’acqua, illuminando il suo culo pieno e le gocce di sborra che le scorrevano lungo la coscia interna. Bevve un sorso, me ne offrì uno, poi si piegò in avanti sul tavolo di legno. «Da dietro. Forte. Voglio sentirlo fino in fondo.»
Mi posiziona dietro di lei. Le mani sulle sue anche larghe, la pelle scura che contrasta con le mie dita chiare. Il glande sfiorò la figa ancora gocciolante, poi spinsi tutto in un colpo solo. Aisha urlò, le unghie che graffiavano il legno. «Ah! Sì… riempimi…»
Iniziai a scoparla con colpi lunghi e profondi. Il tavolo cigolava. Il suono umido della mia carne che sbatteva contro il suo culo riempiva la cucina. Le afferrai i capelli ricci, tirando indietro la testa, e spinsi più forte. «Prendi questo cazzo… la figa della madre del mio amico… tutta mia stanotte.»
«Sì… tutta tua… scopami come una troia… più forte, Marco!» Lei spingeva indietro incontro a ogni botta. Una mano le scese sotto, strofinò il clitoride gonfio. Sentivo i muscoli interni contrarsi, succhiarmi. Cambiai angolo, colpendo più in alto. Aisha tremava. «Lì… cazzo, lì… sto per…»
Venne di nuovo, la figa che mi mungeva, un gemito lungo e gutturale. Continuai attraverso le sue contrazioni, finché le gambe le tremarono. La sollevai, la girai, la misi a sedere sul tavolo. Entrai di fronte, le sue gambe avvolte intorno alla mia schiena. I seni contro il mio petto, i capezzoli scuri che sfregavano. Ci baciammo mentre la scopavo, lingue lente e poi affamate. «Guardami,» le dissi. «Guardami mentre ti riempio di nuovo.»
Gli occhi scuri fissi nei miei. Spinsi fino in fondo, sentii salire di nuovo. «Dentro… di nuovo…» «Sì… dammi tutto…»
Scoppiai. Getti caldi che le riempirono di nuovo la figa, pulsazioni lunghe mentre restavo conficcato. Lei mi strinse, ansimando contro il mio collo. «Cazzo… quanto sei pieno…»
Restammo così un momento, poi lei sorrise. «Doccia. Ora. Voglio lavarti e poi sporcarti di nuovo.»
Salimmo le scale. Il bagno era ampio, la doccia grande. L’acqua calda scese sui nostri corpi. Aisha si inginocchiò sotto il getto, mi prese il cazzo in bocca di nuovo. Lo pulì con la lingua, succhiò piano, guardandomi dal basso. L’acqua le scorreva sui capelli, sul seno. «Che sapore… noi due misti.» Mi pompò la bocca finché non tornai duro. Poi si alzò, mi spinse contro il muro piastrellato. «Adesso io.»
Si girò, le mani al muro, culo spinto indietro. Entrai di nuovo. L’acqua rendeva tutto più scivoloso. La scopai sotto la cascata, i colpi che facevano schioccare l’acqua. Le mani le stringevano i seni, i capezzoli tra le dita. «Aisha… la tua figa… non ne ho mai avuta una così stretta e calda.»
«È tua… tutta la settimana… usa questa figa marocchina quanto vuoi…» Gemetti e spinsi più forte. Lei raggiunse indietro, aprì le chiappe, mi lasciò vedere tutto mentre entravo e uscivo. Il contrasto della mia pelle chiara contro la sua scura mi faceva impazzire. Cambiai, la sollevai, le gambe intorno alla vita, la schiena al muro. La scopai in piedi, i seni schiacciati contro di me, i suoi gemiti che echeggiavano nel bagno.
«Vengo… ancora…» La sua figa strinse, venne con un grido soffocato contro la mia spalla. Io la seguii poco dopo, un’altra scarica calda dentro di lei. Restammo sotto l’acqua finché non diventò tiepida, ansimanti, il mio cazzo che usciva lento, la sborra che le colava lungo le cosce insieme all’acqua.
Ci asciugammo a vicenda. Lei mi prese per mano. «Il letto di Luca. Voglio che mi prendi lì. Proibito. Mentre pensiamo a lui che non sa niente.»
Entrammo nella stanza di Luca. Il letto disfatto. Aisha si stese a pancia in giù, il culo alto. «Prendimi il culo. Piano. Voglio sentirlo.»
Mi posiziona dietro. Leccai prima, lingua che girava intorno al buco scuro e stretto, assaggiando. Lei gemette nel cuscino. «Sì… preparami.» Metti saliva, un dito, poi due, aprendo piano. Quando fu pronta, spinsi il glande contro l’anello. «Respira…» Entrai lento. Stretto, caldo, incredibile. Aisha ansimò. «Oh cazzo… grosso… vai avanti…»
Affondai centimetro dopo centimetro finché le palle non le toccarono la figa. Restai fermo, lasciandola abituarsi. Poi iniziai a muovermi. Colpi lenti, profondi. Lei spingeva indietro. «Più forte… sì… sfondami il culo…»
La scopai il culo con ritmo crescente. Una mano sotto a strofinarle il clitoride. Il letto cigolava. «Marco… sì… il cazzo bianco nel culo della madre di Luca…» Le parole la facevano venire. Sentii le contrazioni intorno al mio cazzo. Spinsi più forte, più veloce, finché non esplosi di nuovo, riempiendole il culo di sborra calda.
Crollammo sul letto di Luca, sudati, pieni, esausti. Il mio cazzo uscì lento, lasciando un filo bianco. Aisha si girò verso di me, mi accarezzò il petto. Ci baciammo dolci, lenti. Nessuna fretta adesso.
«Domani… di giorno… in salotto di nuovo… e forse sul balcone se nessuno guarda,» sussurrò. «Ma adesso… restiamo qui.»
Mi strinse contro di sé. Il respiro si fece più lento. Fuori la casa era silenziosa. Nessun rumore di macchine, nessun ticchettio. Solo il calore dei nostri corpi nudi, l’odore di sesso che restava sulle lenzuola, e il buio che avvolgeva tutto.
Restammo così. Niente più parole. Solo silenzio.
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