Arrampicata Segreta: La Sconosciuta Online Era la Mia Ex

Due ex trentenni, Delphine e Camila, si riconoscono in palestra, litigano e finiscono a scoparsi selvaggiamente sul materassino fino a venire insieme.

12 min read September 20, 2026New

Delphine, scalatrice di trentadue anni con un fisico scolpito da anni di competizioni internazionali, sedeva nel silenzio del suo appartamento romano con il portatile sulle ginocchia. Le dita scorrevano rapide sulla tastiera mentre rispondeva ai messaggi di “ArrampicataSegreta”, l’utente misteriosa che da settimane la faceva bagnare solo con le parole. I loro scambi erano iniziati parlando di grip e dinamiche di salita, ma erano diventati sempre più luridi. «Quando sali su una via esposta mi immagino le tue cosce aperte, i muscoli che tremano mentre ti tieni forte», aveva scritto Delphine due sere prima. La risposta era arrivata subito: «E io penso alla tua lingua che trova la presa più bagnata, quella che cola quando sei eccitata». Ogni messaggio era una provocazione, un doppio senso che finiva con Delphine a toccarsi sotto la scrivania, due dita affondate nella fica mentre immaginava una sconosciuta che la scopava con la bocca.

Quella sera però un dettaglio la colpì come uno schiaffo. ArrampicataSegreta aveva raccontato di una gara di boulder a Fontainebleau di cinque anni prima, descrivendo una presa sporgente che solo chi c’era poteva conoscere. Delphine sentì il sangue gelarsi. Camila. La sua ex di trent’anni, quella che l’aveva lasciata tre anni prima dopo una litigata violenta, urlandole che l’arrampicata contava più di lei, più del loro letto, più di tutto. Il rancore era ancora vivo, acido nella gola, eppure il corpo reagiva in modo diverso. La fica le si contrasse di colpo, un fiotto caldo le bagnò gli slip. «Cazzo, sei tu», sussurrò Delphine, rileggendo il messaggio con il cuore che martellava. Rancore, desiderio represso e una voglia feroce di rivincita sessuale si mescolarono fino a farle girare la testa. Voleva umiliarla, voleva farla implorare, voleva leccarle la figa fino a farla tremare e poi negarle l’orgasmo, per farle pagare ogni lacrima versata tre anni prima.

Nei giorni seguenti non riuscì a pensare ad altro. Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva Camila sul materassino, le gambe spalancate, la fica lucida che la chiamava. Ricordava il sapore di lei, dolce e un po’ salato, il modo in cui le contrazioni della sua figa le stringevano le dita quando veniva. Delphine si toccava ogni notte, venendo con il nome di Camila tra i denti, arrabbiata con se stessa per quanto la desiderasse ancora. Alla fine decise. La palestra vicino casa era aperta ventiquattr’ore e dopo mezzanotte diventava un deserto. Sarebbe andata lì, avrebbe scalato da sola, avrebbe sfogato la tensione sui muri artificiali. O forse, in fondo, sperava di incontrarla.

Entrò poco dopo l’una. Le luci di emergenza tingevano tutto di un arancione tenue. L’odore di magnesio e gomma la calmò per un attimo. Delphine indossava leggings neri ultraaderenti che le entravano tra le natiche e un top sportivo che a stento conteneva i seni sodi, i capezzoli già turgidi per il freddo e l’eccitazione. Si cosparse le mani di chalk, il bianco che le segnava i palmi e le dita, poi attaccò una via 7c esposta. Il corpo si tese subito: bicipiti gonfi, addominali che si contraevano visibilmente sotto la pelle sudata, gambe aperte in un dyno che le faceva premere il tessuto contro il clitoride. Ogni movimento era osceno. Il sudore le colava dal collo, tra i seni, lungo la schiena, inzuppando il top fino a renderlo trasparente. Sentiva la fica pulsare a ogni trazione, il tessuto bagnato che sfregava il punto più sensibile. Nella mente continuava a ripetersi: “Se è lei, la spingo giù e le ricordo chi comanda”.

Un rumore di passi sul tappeto la fece bloccare a metà via. Guardò sotto. Camila era lì, a pochi metri dal materassino, con i capelli neri corti umidi di sudore, un reggiseno sportivo nero che le schiacciava i seni piccoli e sodi e shorts da climbing così ridotti che metà delle natiche muscolose restavano scoperte. I loro sguardi si incastrarono. Il riconoscimento fu istantaneo e violento.

«Tu», ringhiò Delphine saltando giù. Atterrò sul materassino spesso con le ginocchia flesse, il respiro corto. «ArrampicataSegreta. Dovevo capirlo dal modo in cui scrivevi “voglio sentire il tuo peso sopra di me mentre sali”. Solo tu potevi essere così troia anche online».

Camila non indietreggiò. Fece due passi avanti, gli occhi stretti in due fessure cariche di rabbia e di fame. «E tu sei sempre la solita Delphine del cazzo. Trentadue anni e ancora convinta di essere il centro del mondo. Mi hai riempito di messaggi schifosi per settimane, mi hai fatto venire tre volte solo leggendo come mi avresti leccato il buco del culo, e ora fai la sorpresa? Dopo che mi hai distrutto tre anni fa?»

Delphine rise, una risata bassa e sporca. «Io ti ho distrutto? Sei tu che sei scappata perché non sopportavi che avessi una passione più grande di te. Ma guardati ora: hai i capezzoli duri come pietre e stringi le cosce perché già ti cola lungo le gambe. Ammettilo, Camila. Ti è mancata la mia bocca sulla tua figa».

Camila arrossì violentemente, ma il rossore era di eccitazione più che di vergogna. Fece un altro passo. Erano a meno di mezzo metro. L’aria tra loro sembrava elettrica, densa di sudore, di magnesio e di fighe bagnate. «Mi è mancato tutto, stronza. Mi è mancato il tuo sapore, il modo in cui mi facevi urlare quando mi infilavi tre dita mentre mi succhiavi il clitoride. Ti odio con tutta me stessa, ma voglio scoparti fino a non riuscire più a camminare».

Non ci fu più spazio per le parole. Camila afferrò Delphine per la nuca e la tirò a sé con forza. Il bacio fu aggressivo, quasi doloroso. Labbra che sbattevano, lingue che si spingevano, denti che mordevano. Era un bacio fatto di rabbia accumulata, di tre anni di fantasie represse, di voglia di rivincita. Camila spinse Delphine all’indietro fino a farla cadere pesantemente sul materassino. Le montò sopra a cavalcioni, i corpi sudati che scivolavano uno sull’altro.

«Mi è mancato il tuo sapore, cazzo», ringhiò Camila contro la sua bocca, mordendole il labbro inferiore fino a farla gemere. «La tua figa dolce quando sei così bagnata da colare sul materassino». Le sue mani erano ovunque: strappò il top di Delphine, liberando i seni pieni, e subito abbassò la testa per succhiare un capezzolo con forza brutale, tirandolo con i denti mentre la mano destra scendeva dentro i leggings.

Delphine ansimò forte quando due dita di Camila le affondarono dentro senza preavviso, aprendole la fica calda e fradicia. «Sei zuppa, troia», sussurrò Camila, pompando dentro e fuori con ritmo cattivo. «La tua figa mi stringe come se volesse rompermi le dita. Ti è mancato questo, vero?»

Delphine non rispose a parole. Afferrò i capelli corti di Camila e la tirò su per baciarla di nuovo, più sporco, più profondo, mentre con l’altra mano le abbassava gli shorts fino alle ginocchia. La figa di Camila era rasata, gonfia, le grandi labbra lucide di umori che le colavano lungo l’interno coscia. Delphine infilò due dita di colpo, sentendo le pareti interne contrarsi violentemente intorno a lei.

Si scopavano con le dita sul materassino, i corpi che sbattevano, i seni che si schiacciavano, i gemiti che rimbalzavano nella palestra deserta. Il rumore osceno delle dita che entravano e uscivano dalle fiche fradice riempiva l’aria. Delphine sentiva l’orgasmo avvicinarsi, un nodo caldo che si stringeva nel basso ventre, ma rallentò apposta, tirando fuori le dita e portandosele alla bocca per leccarle con uno sguardo di sfida.

«Non ancora», disse con voce roca, gli occhi fissi in quelli di Camila. «Voglio sentirti implorare prima di farti venire. Voglio la tua lingua dentro di me fino in fondo, e solo dopo ti lascerò esplodere».

Camila tremava di desiderio e frustrazione, la fica che pulsava visibilmente, un filo di umori che le colava sul materassino. Si guardarono per un lungo secondo, entrambe consce che quello era solo l’inizio di qualcosa di molto più selvaggio e lungo. La notte era ancora giovane, e nessuna delle due aveva intenzione di fermarsi.

Delphine guardò Camila con un’intensità che mescolava rabbia, desiderio e un bisogno primordiale di dominare. Il suo corpo di trentaduenne scalatrice professionista era teso, i muscoli definiti dal costante allenamento internazionale, i seni sodi che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato. Sapeva che Camila, la sua ex di trent’anni, la voleva tanto quanto lei nonostante i litigi passati. Era tutto consensuale, questa danza di potere e rivincita, e Delphine era pronta a prendere il controllo completo della scena.

«Adesso basta con le chiacchiere, troia» disse Delphine con voce roca, piena di autorità sporca. «Mettiti a quattro zampe sul materassino. Voglio vedere il tuo culo alto in aria e la tua figa che cola come una fontana per me.»

Camila, con il respiro pesante e la pelle arrossata dall’eccitazione, non esitò un istante. Il suo fisico tonico da arrampicatrice, forgiato da anni di boulder e competizioni, si mosse con grazia felina mentre si girava e assumeva la posizione sul materassino spesso che attutiva ogni impatto. Le mani piantate saldamente, le ginocchia larghe, la schiena inarcata in un arco perfetto che esponeva le natiche muscolose e separate, la figa rasata e gonfia che brillava di umori densi sotto le luci arancioni di emergenza, e il buco stretto del culo che pulsava visibilmente per l’anticipazione. Un filo spesso di eccitazione le colava già lungo l’interno coscia, macchiando il materassino. «Fammi quello che vuoi, Delphine. Leccami la figa e il culo fino a farmi urlare, lo voglio da morire» rispose Camila con voce tremula ma carica di desiderio consenziente, spingendo il bacino indietro in un invito osceno e totale.

Delphine si sentì invadere da un’ondata di potere feroce. ‘Finalmente, dopo tre anni di rancore, la farò urlare come una puttana sul mio materassino, le ricorderò chi comanda con la lingua’ pensò mentre si inginocchiava dietro la sua ex. Le mani ancora segnate dal gesso bianco afferrarono le natiche sode di Camila, separandole con forza brutale per avere accesso completo. L’odore pungente di figa fradicia, sudore e magnesio della palestra le fece venire l’acquolina in bocca e contrarre la propria fica dentro i leggings inzuppati. La lingua uscì lunga e vorace, iniziando a leccare la figa di Camila con fame animalesca: colpi larghi dal clitoride gonfio fino all’apertura bagnata, succhiando le grandi labbra tra le labbra, tirando il clitoride con i denti e raccogliendo ogni goccia di quel nettare dolce-salato che colava copioso sulla sua lingua e sul mento.

Camila emise un gemito gutturale che si trasformò subito in un grido. «Oh cazzo, Delphine! La tua lingua è così calda e bagnata sulla mia figa! Leccami più forte, più a fondo, ti prego!»

Delphine non aveva bisogno di suppliche. La sua lingua lavorava senza sosta, lappando con colpi ampi e piatti, poi puntuti e penetranti dentro la fica stretta, scopandola con movimenti rapidi mentre due dita della mano destra strofinavano il clitoride con pressione esperta e crudele. Il sapore era inebriante, gli umori viscidi che le coprivano tutta la bocca la facevano eccitare fino a farle pulsare la fica dolorosamente. Poi salì senza preavviso, la lingua piatta che lambiva il perineo fino a centrare il buco del culo. Girò intorno all’ano contratto, bagnandolo di saliva abbondante, stuzzicandolo con la punta prima di spingere dentro con forza vorace, penetrando il culo stretto di Camila mentre le dita tornavano a tre nella fica, pompando con ritmo implacabile e cattivo. I rumori erano disgustosamente belli: schiocchi bagnati, succhiamenti rumorosi, il respiro affannoso di entrambe.

«Cazzo! Mi stai leccando il culo! La tua lingua dentro il mio buco del culo mi fa impazzire, Delphine! Più forte, leccami il culo come una troia!» urlò Camila, la voce che saliva in un urlo acuto e primitivo mentre il piacere la squassava. Il suo corpo tremava violentemente, i muscoli delle braccia e delle gambe da scalatrice che si contraevano in modo visibile, il sudore che colava dalla schiena e dalle cosce tese. Spingeva indietro con il bacino contro la faccia di Delphine, cercando di prendere più lingua possibile nel culo e più dita nella fica che stringeva come una morsa. Le urla diventavano sempre più forti e disperate, rimbalzando tra le pareti vuote della palestra: «Sto per venire! Non fermarti, leccami il culo più a fondo, puttana! Sì, sì, sì, mi fai urlare come una troia!»

Delphine continuò senza pietà per lunghi minuti, la lingua che scopava il culo con affondi veloci e bagnati, succhiando l’ano tra un colpo e l’altro, le dita che entravano fino alle nocche nella figa fradicia, curvandosi per massacrare il punto G. Sentiva le contrazioni sempre più violente intorno alle dita e alla lingua, vedeva il corpo di Camila tremare sul limite, ma si fermò bruscamente prima dell’orgasmo, tirandosi indietro con il viso lucido e sporco di umori.

«Sdraiati sulla schiena ora, troia. Voglio usarti la faccia» ordinò Delphine, la voce arrochita dal desiderio di dominio.

Camila, con le gambe molli e la fica che pulsava a vuoto, obbedì immediatamente, girandosi e sdraiandosi supina sul materassino, le gambe spalancate, la figa e il culo lucidi di saliva, umori e sudore. Delphine si liberò completamente dei leggings e del top, mostrando il corpo nudo e scolpito, i seni pieni con i capezzoli durissimi, la figa rasata che gocciolava eccitazione lungo le cosce. Si piazzò sopra la faccia di Camila, abbassandosi lentamente fino a sedersi completamente sulla sua bocca, premendo la fica bagnatissima e calda direttamente sulle labbra e sul naso dell’ex. «Succhiamele il clitoride gonfio, puttana. Leccami tutta mentre mi struscio bagnata sulla tua faccia da troia.»

Camila iniziò subito con foga, la lingua che usciva per avvolgere e succhiare con forza brutale il clitoride turgido di Delphine, le labbra che lo imprigionavano e tiravano mentre Delphine cominciava a muoversi, strusciando la fica fradicia avanti e indietro sulla bocca aperta, bagnando completamente il viso di Camila con i suoi umori densi e caldi. La sensazione era sporca e perfetta: la bocca calda e bagnata, la lingua abile che entrava nella fica e poi tornava sul clitoride, il naso che premeva contro il suo ano mentre Delphine aumentava il ritmo, cavalcando la faccia con movimenti sempre più aggressivi.

«Sì, così, succhiami il clitoride mentre ti scopo la faccia con la mia figa che cola! Bevi tutto, ex mia troia schifosa!» gemeva Delphine, i seni che rimbalzavano, il culo che sbatteva sulla faccia di Camila. Le mani di Camila afferravano le natiche di Delphine, tirandola più forte contro di sé, la lingua che non smetteva un secondo di leccare e succhiare. Delphine sentiva l’orgasmo montare ma lo controllava, godendo del dominio assoluto, del sentire la faccia della sua ex trasformata in un cuscino bagnato e usato.

Dopo averle strusciato la fica sulla bocca per minuti interminabili, Delphine si alzò di scatto, il viso di Camila ridotto a una maschera lucida di umori. «Ora basta. In sessantanove, subito. Voglio che veniamo insieme urlando come due puttane.»

Si sistemarono con furia sul materassino: Delphine sopra, la figa sulla bocca di Camila e la sua bocca sulla figa di Camila. Iniziarono in modo selvaggio e senza controllo. La bocca di Delphine si chiuse sul clitoride di Camila succhiandolo con forza brutale, la lingua che lo frustava senza pietà mentre infilava due dita nella fica fradicia e un dito medio grosso nel culo ancora bagnato di saliva, pompando entrambi i buchi con ritmo violento e sincronizzato. Camila replicò con la stessa ferocia, succhiando il clitoride gonfio di Delphine come se volesse ingoiarlo, le dita che invadevano la fica e il culo di Delphine, spingendo dentro e fuori con forza mentre i corpi sbattevano uno contro l’altro.

Il sessantanove era puro animale: succhiamenti rumorosi, dita che entravano e uscivano con schiocchi osceni, gemiti soffocati dalle fiche premute sulle bocche. «La tua figa stringe le mie dita come una troia, e il tuo culo è così caldo e stretto» ringhiò Delphine tra una succhiata feroce e l’altra, pompando più forte. I gemiti diventarono urla soffocate, i fianchi che spingevano, i clitoridi succhiati con forza quasi dolorosa. L’orgasmo le colpì simultaneamente come un’esplosione violenta.

Delphine urlò contro la figa di Camila mentre veniva, il corpo squassato da spasmi potenti, la fica che spruzzava getti caldi di sborra sulla faccia dell’ex, il culo che pulsava selvaggiamente intorno al dito. Camila venne nello stesso istante con un urlo strozzato e rumoroso, il corpo che si arcuava come un arco, le gambe che tremavano incontrollabili, la sua figa che contraeva e spruzzava umori densi sulla lingua di Delphine mentre succhiava il clitoride con forza disperata. Le urla riempirono la palestra deserta, i corpi che si contorcevano insieme in un orgasmo rumoroso, bagnato e violento che sembrò durare un’eternità, con umori che colavano ovunque sul materassino e sui loro menti.

Esauste e sudate, i corpi appiccicosi di sudore, sborra e saliva, si separarono dal sessantanove e si baciarono con le bocche ancora sporche, assaporando il sapore mescolato delle loro fiche sulle lingue e sulle labbra. Delphine sussurrò con voce roca e sporca contro la bocca di Camila: «Questa arrampicata segreta non sarà l’ultima, troia.» Camila, ancora tremante con le gambe aperte e la figa che pulsava, annuì sorridendo e le chiese: «Rivediamoci la settimana prossima per una nuova sessione notturna, così potrai leccarmi il culo e la figa fino a farmi sborrare di nuovo sulla tua faccia da puttana.»

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