Sussurri al Fieno: Il Desiderio Reciproco per la Sua Istruttrice

Due contadine di 32 e 38 anni si scopano selvaggiamente con la lingua e le dita nel fienile durante un temporale.

13 min read September 10, 2026New

Tamara, una contadina di trentadue anni dal fisico robusto e dalla pelle intensamente abbronzata dal sole che picchiava sui campi della grande tenuta, lavorava da mesi sotto la guida di Brigitte. Brigitte, l’istruttrice di equitazione di trentotto anni dal corpo sinuoso, i fianchi morbidi eppure autoritari e il seno alto che tendeva sempre le camicie di lino, possedeva quella terra fertile e aveva deciso di insegnare personalmente alla più giovane come stare in sella. Fin dal primo giorno la tensione era stata lì, sospesa tra loro come il polline nell’aria calda d’estate. Ogni lezione diventava un pretesto per toccarsi, per guardarsi troppo a lungo, per parlare con voci basse che sapevano di invito sporco.

Tamara ricordava ancora la prima volta che Brigitte le aveva corretto la presa sulle redini. Le dita eleganti dell’istruttrice si erano chiuse sulle sue, premendo, trattenendo, mentre il fiato caldo le sfiorava l’orecchio: «Stringi di più con le cosce, Tamara. Senti il cavallo tra le gambe come se fosse una figa calda che devi domare». Lei era arrossita fino alla radice dei capelli ma aveva risposto con un mezzo sorriso: «E se invece fossi io a voler domare te, Brigitte?». Da quel momento gli sguardi si erano fatti più lunghi, più affamati. Durante le pause, mentre i cavalli pascolavano, Brigitte si avvicinava da dietro e le sistemava la postura delle spalle, lasciando che i seni premono contro la schiena di Tamara per un secondo di troppo. «Hai un culo fatto per essere cavalcato», le aveva sussurrato una volta, fingendo di parlare del modo di stare in sella. Tamara aveva sentito la figa contrarsi dentro i pantaloni da lavoro, bagnandosi all’istante. Nei suoi pensieri, mentre tornava alla stalla sudata e sporca di terra, immaginava già la lingua di Brigitte che le apriva le grandi labbra, che succhiava il clitoride gonfio fino a farla urlare tra le balle di fieno. Sapeva che anche Brigitte la voleva. Lo vedeva negli occhi verdi che si scurivano ogni volta che la guardava piegarsi per raccogliere qualcosa, nel modo in cui le labbra dell’istruttrice si socchiudevano come se già pregustassero il sapore della sua fica.

Quel pomeriggio la lezione era stata più dura del solito. Il cavallo aveva galoppato forte, facendo rimbalzare Tamara sulla sella in un modo che le strofinava continuamente il clitoride contro la cucitura dei pantaloni. Brigitte, in piedi al centro del maneggio, non le toglieva gli occhi di dosso. «Più fondo, spingi il bacino in avanti come se volessi infilarti un cazzo grosso», aveva ordinato con voce roca, e Tamara aveva obbedito gemendo piano tra sé, la figa che colava umori dentro gli slip. Quando smontò, le gambe le tremavano non solo per la fatica. Il cielo si era fatto nero all’improvviso. Un tuono esplose vicinissimo e la pioggia arrivò come una frustata, gelida e violenta.

«Al fienile, subito!» gridò Brigitte, afferrandole il polso. Corsero sotto il diluvio. L’acqua inzuppò le camicie in pochi secondi, rendendole trasparenti. I capezzoli scuri di Tamara sporgevano duri come sassolini, chiaramente visibili. Brigitte correva davanti a lei e Tamara non riusciva a staccare gli occhi dal culo rotondo che ondeggiava sotto i pantaloni bagnati, dalle cosce lunghe e forti che immaginava già aperte per lei. Entrarono nel fienile ridendo e ansimando, chiudendo la grande porta di legno dietro di sé. Il rumore della pioggia sul tetto era un ruggito costante che copriva tutto.

Il profumo dolce e asciutto del fieno le avvolse. Alcune balle erano cadute e bisognava risistemarle per creare uno spazio dove aspettare che il temporale passasse. Mentre lavoravano, i corpi si sfioravano di continuo. Il braccio di Brigitte strusciò contro il seno pesante di Tamara, facendole indurire ancora di più i capezzoli. Poi fu Tamara a premere il fianco contro il bacino di Brigitte, sentendo il calore che emanava nonostante i vestiti fradici. I respiri si fecero corti, rumorosi. Brigitte lasciò cadere la balla che stava spostando e si avvicinò da dietro, premendo il petto contro la schiena robusta della contadina.

«Non ce la faccio più a fare finta, Tamara», sussurrò direttamente nell’orecchio, la voce bassa e sporca. «Da mesi sogno di buttarti su questo fieno e leccarti la figa fino a farti squirtare sulla mia faccia. Sei già bagnata per me, vero? Sento il tuo odore di fica eccitata anche sotto la pioggia». Tamara rabbrividì violentemente. Si voltò di scatto, gli occhi neri di desiderio. «Sì, Brigitte. Anch’io ti voglio da impazzire. Voglio infilarti la lingua nella fica e nel culo, voglio sentirti urlare mentre ti scopo con la bocca come una puttana affamata. Baciami, cazzo. Adesso».

Le bocche si scontrarono con violenza. Il bacio fu subito sporco, lingue che si spingevano, si succhiavano, si mordevano. Brigitte infilò le mani sotto la camicia fradicia di Tamara e gliela strappò letteralmente di dosso, facendo volare i bottoni tra il fieno. I seni grandi e sodi della trentaduenne rimbalzarono liberi, i capezzoli scuri e duri. Brigitte li afferrò, li strizzò, li tirò mentre continuava a baciarla con furia. Tamara rispose abbassando i pantaloni di Brigitte con uno strattone solo, insieme alle mutandine ormai inzuppate non solo di pioggia. La figa di Brigitte era completamente depilata, le labbra interne gonfie e lucide di umori che colavano già lungo le cosce eleganti.

In pochi attimi furono nude entrambe. I corpi si scontrarono di nuovo: il fisico robusto e muscoloso di Tamara contro le curve sinuose e feline di Brigitte. La trentottenne spinse la più giovane contro una balla alta e compatta di fieno. Il materiale pungeva la schiena di Tamara ma quel dolore leggero si mescolava al piacere in modo delizioso. Brigitte si inginocchiò tra le sue gambe forti, le divaricò con decisione e rimase un secondo a guardare la figa aperta davanti a sé: grandi labbra carnose, clitoride sporgente e già rosso, l’entrata che brillava di succhi densi.

«Che figa da puttana», ringhiò prima di affondare. La lingua larga e calda di Brigitte la leccò dal basso verso l’alto in una passata lunga e lenta, raccogliendo tutto il sapore salato-dolce di Tamara. Poi chiuse le labbra intorno al clitoride e succhiò forte, mentre due dita spesse entravano di colpo nella fica bagnatissima, curvandosi subito verso il punto g. Tamara gridò, un suono animale che il temporale inghiottì. «Cazzo, Brigitte! Succhiami il clitoride così, sì! Più forte, leccami come se volessi mangiarmi!» Afferrò la testa dell’istruttrice con entrambe le mani, spingendosela violentemente contro il pube, cavalcandole la faccia senza pudore. Brigitte gemeva dentro la sua fica, le dita che entravano e uscivano velocissime, schizzando umori sulle balle di fieno. La lingua frustava il clitoride senza pietà.

Tamara sentiva l’orgasmo arrivare come una tempesta più forte di quella fuori. Le gambe le tremavano, i muscoli interni si contraevano intorno alle dita di Brigitte. «Sto venendo… oddio sto venendo sulla tua faccia!» Urlò mentre l’orgasmo la squassava, uno spruzzo caldo che bagnò mento e guance di Brigitte, che continuò a bere e leccare senza fermarsi, prolungando il piacere fino a farle vedere le stelle.

Ma Tamara non voleva essere solo la ricevente. Appena riuscì a riprendere fiato, afferrò Brigitte per i capelli e la fece sdraiare di schiena sul fieno. Si girò, aprì le cosce sopra la faccia dell’istruttrice e ci si sedette sopra con decisione, schiacciando la figa ancora pulsante contro la bocca aperta di Brigitte. Nello stesso istante si chinò in avanti, aprì con le dita le labbra eleganti di Brigitte e affondò la lingua dentro di lei, leccando avidamente il sapore ricco e denso della sua eccitazione. Era un 69 selvaggio, sporco, animale. Le due donne si divoravano senza ritegno, gemiti e suoni umidi che si mescolavano al rumore della pioggia.

Brigitte non si accontentò della lingua. Mentre leccava il clitoride di Tamara con rinnovata ferocia, spinse due dita nella figa grondante della contadina e, senza preavviso, infilò il pollice nel culo stretto. Scopava entrambi i buchi con ritmo brutale, la lingua che non smetteva di succhiare. Tamara urlò contro la fica di Brigitte, il suono vibrò dentro di lei. «Sì, scopami il culo e la figa insieme, troia! Infilami tutto, fammi sentire la tua mano dentro!» I loro corpi sudati scivolavano uno sull’altro, i seni di Tamara che sfregavano contro il ventre di Brigitte, i succhi che colavano copiosi sulle facce, sui capelli, sul fieno. Vennero di nuovo, quasi nello stesso istante, urlando dentro le fiche l’una dell’altra, corpi scossi da spasmi violenti, umori che schizzavano e bagnavano tutto.

Esauste, coperte di sudore, di pioggia e di succhi brillanti, si separarono lentamente. Tamara si girò e si lasciò cadere accanto a Brigitte. Si baciarono con calma ora, un bacio profondo e pigro, assaporando sulla lingua dell’altra il gusto forte della propria figa. Il sapore era salato, leggermente dolce, intensamente intimo. Brigitte accarezzò il viso arrossato di Tamara, passandole il pollice sulle labbra gonfie. I suoi occhi verdi brillavano di una promessa oscura.

«D’ora in poi», mormorò con voce ancora roca di piacere, «ogni volta che verrai a lezione, ogni volta che il sole tramonterà o che un temporale arriverà… io ti prenderò. Ti leccherò, ti scoperò con le dita e con la lingua fino a farti urlare il mio nome. Ma questo è solo l’inizio, Tamara. C’è molto di più che voglio farti, molto di più che voglio che tu faccia a me. La prossima volta…»

Fuori il temporale non accennava a calmarsi. Un tuono più vicino fece tremare le pareti del fienile. Le due donne si guardarono, ancora nude, ancora bagnate, i corpi che già ricominciavano a desiderarsi. Il sorriso di Brigitte era una promessa sporca e aperta. Qualunque cosa volesse dire dopo quel “la prossima volta”, Tamara sapeva che avrebbe detto di sì. E che il desiderio reciproco, nato tra i cavalli e le lezioni, era ormai una fiamma che nessuna pioggia avrebbe spento.

Tamara la guardò con gli occhi ancora velati di piacere, il corpo robusto di trentadue anni coperto di fieno e umori, e sentì che la fiamma non si era affatto spenta. Brigitte, la sua istruttrice di equitazione di trentotto anni, giaceva accanto a lei con quel sorriso predatorio sulle labbra gonfie, i seni alti che si alzavano al ritmo del respiro affannoso. Il temporale ruggiva ancora forte sul tetto del fienile, ma dentro di loro il temporale era appena all’inizio di una nuova fase più selvaggia. Brigitte si sollevò su un gomito, passò un dito sulle labbra di Tamara e sussurrò con voce sporca: «La prossima volta non basterà leccarti la figa e il culo, contadina. Voglio che mi apri tutto, che mi scopi con la lingua mentre io ti riempio con quattro dita. Ma perché aspettare? Adesso, Tamara. Prendimi come meriti».

Tamara rabbrividì, la figa che pulsava di nuovo a quelle parole. Pensò che da mesi sognava esattamente questo: dominare e farsi dominare da quella donna autoritaria che le aveva insegnato a stare in sella. Si baciarono con furia rinnovata, lingue che si spingevano profonde, succhiandosi il sapore delle fiche che ancora impregnava le loro bocche. Le mani di Tamara scesero sui fianchi morbidi di Brigitte, stringendoli forte, mentre quelle eleganti di Brigitte le strizzavano i seni pesanti, tirando i capezzoli scuri fino a farla gemere dentro il bacio. «Sei una troia affamata», ringhiò Brigitte staccandosi solo per respirare. «E io voglio mangiare ogni centimetro di te».

Spinse Tamara contro una balla più alta, facendola appoggiare con la schiena punzecchiata dal fieno secco. La contadina aprì le gambe forti da lavoratrice dei campi, offrendosi senza vergogna. Brigitte si inginocchiò tra le cosce muscolose, ma questa volta non iniziò dalla figa. Le sue mani aprirono le natiche rotonde di Tamara, esponendo il buchetto stretto e rosa che ancora brillava di umori colati giù. «Che bel culo da puttana», mormorò prima di affondare. La lingua larga e calda tracciò cerchi lenti intorno allo sfintere, premendo, rilassandolo, poi spinse dentro con decisione, penetrando quel canale stretto mentre due dita spesse entravano di colpo nella figa grondante.

Tamara urlò, un suono animale coperto dal tuono. Il piacere era brutale, la lingua di Brigitte che scopava il suo culo con affondi ritmici, le dita che pompavano veloci dentro la fica, curvandosi contro il punto g con precisione crudele. Sentiva ogni passata, ogni vibrazione, il naso di Brigitte premuto contro il perineo mentre leccava più profondo. «Cazzo, Brigitte… leccami il culo più forte! Infila quella lingua fino in fondo, sì! Sono la tua puttana, usami!» Pensava che il dolore leggero del fieno sulla schiena si mescolava al piacere in modo perfetto, rendendola ancora più bagnata. La sua figa contraeva le dita dell’istruttrice, schizzando umori densi che colavano sul mento di Brigitte e sulle balle sotto di loro.

Brigitte gemeva dentro di lei, il suono vibrava nel culo di Tamara. Aumentò il ritmo, aggiungendo un terzo dito nella figa e spingendo la lingua ancora più a fondo, scopando entrambi i buchi con ferocia. Tamara afferrò la testa della donna più grande, spingendosela contro il sedere, cavalcandole la faccia senza pietà. L’orgasmo arrivò come un calcio di cavallo, violento e improvviso. Urlò il nome di Brigitte mentre squirtava forte, un getto caldo che bagnò il collo e i seni dell’istruttrice, che continuò a bere e leccare senza fermarsi, prolungando gli spasmi fino a farle tremare le gambe.

Ma Tamara non voleva solo ricevere. Appena riprese fiato, si alzò, afferrò Brigitte per i capelli e la fece mettere in ginocchio contro una balla. Ora era lei a dominare. Si inginocchiò dietro di lei, aprì quelle natiche eleganti e affondò la faccia tra di esse. La lingua di Tamara era famelica: prima leccò la figa depilata dall’alto verso il basso, raccogliendo il sapore ricco e cremoso di Brigitte, poi salì e penetrò il culo stretto con la punta rigida. «Hai un culo così stretto e buono», ringhiò tra una leccata e l’altra. «Voglio sentirti urlare mentre ti scopo con la lingua qui dentro». Infilò tre dita nella figa di Brigitte, pompando con forza, mentre la lingua entrava e usciva dal buco posteriore, scopandolo senza pietà.

Brigitte spinse indietro il bacino, gemendo come una puttana in calore. «Sì, Tamara! Leccami il culo, infilami la lingua nel buco! Scopami come meriti, troia! Più dita, allarga la mia figa!» Il suo corpo sinuoso tremava, i fianchi morbidi che ondeggiavano contro la faccia della contadina. Tamara aggiunse un quarto dito nella figa, sentendo le pareti calde e bagnate che si dilatavano intorno a lei, mentre la lingua continuava a fottere il culo con affondi profondi. Il sapore era intenso, muschiato, sporco, e lei lo amava. Pensava che questo era ciò che voleva da mesi: far urlare la sua istruttrice, farla bagnare come una fontana sul fieno della sua stessa tenuta.

Il rumore era osceno: suoni umidi di lingua e dita, gemiti soffocati, il fieno che frusciava sotto i corpi sudati. Brigitte venne per prima, un orgasmo che la fece contrarre violentemente intorno alle dita e alla lingua di Tamara. La figa spruzzò umori caldi sulla mano della trentaduenne, il culo che pulsava ritmicamente. Tamara non si fermò, continuò a leccare e scopare fino a farla tremare e implorare.

Si separarono solo per cambiare di nuovo. Brigitte si sdraiò sulla schiena, attirando Tamara sopra di sé in posizione inversa. Le loro fiche si schiacciarono l’una contro l’altra, clitoridi gonfi che si strofinavano mentre cominciavano a tribare con movimenti selvaggi dei fianchi. «Senti come le nostre fiche si scopano, puttana?» ansimò Brigitte. «Sfrega più forte, voglio sentire i nostri succhi mescolarsi». Tamara obbedì, muovendo il bacino in cerchi rapidi, sentendo ogni piega bagnata dell’altra donna contro la propria. Nello stesso momento spinse due dita nel culo di Brigitte, mentre l’istruttrice faceva lo stesso con lei: due dita spesse nel buco posteriore di Tamara, che pompavano a ritmo con il tribadismo.

I seni di Tamara rimbalzavano contro il ventre di Brigitte, i capezzoli duri che sfregavano la pelle calda. I corpi scivolavano per il sudore e gli umori abbondanti. Il piacere era totale, ogni sfregamento del clitoride mandava scariche elettriche, ogni affondo delle dita nei culi stretti amplificava tutto. «Sto per venire di nuovo… scopami il culo con quelle dita mentre mi sfrego sulla tua figa!» urlò Tamara. Brigitte rispose aumentando il ritmo, aggiungendo un terzo dito nel culo della contadina, allargandola senza pietà.

Vennero insieme, un’esplosione simultanea di piacere animale. I corpi si irrigidirono, le fiche che schizzavano una contro l’altra, i culi che si contraevano intorno alle dita, urla soffocate nelle gole mentre si mordeva la pelle a vicenda. Gli umori colarono copiosi, bagnando il fieno sotto di loro in una pozza calda. Rimasero così per lunghi minuti, sfregando lentamente mentre gli spasmi diminuivano, le dita ancora dentro i buchi, le lingue che si cercavano in baci pigri e sporchi.

Finalmente si separarono, crollando nude e esauste sulle balle. Il temporale stava calando, la pioggia ora solo un ticchettio leggero. Il fienile odorava di sesso intenso, di fiche scopate e sudore femminile. Brigitte accarezzò il fianco di Tamara con un sorriso soddisfatto, mormorando qualcosa su lezioni future più private. Ma mentre il respiro tornava normale, Tamara sentì un peso freddo scendere sullo stomaco. Il piacere svaniva rapido, lasciando un vuoto amaro. Pensò a come Brigitte fosse la padrona della tenuta, colei che le pagava il lavoro nei campi e le lezioni. Avevano appena scopato come animali nel suo fienile, con lingue e dita in ogni buco, urlando parole da puttane. E se fosse stato solo un capriccio del temporale? E se domani Brigitte l’avesse guardata con distacco, pentita di aver abbassato la guardia con una semplice contadina di trentadue anni? Il loro rapporto di lavoro, la fiducia costruita mese dopo mese, i cavalli, i campi… tutto poteva andare in pezzi. Tamara fissò il tetto di legno, il cuore che si stringeva in una morsa di dubbio. Aveva voluto questo desiderio reciproco con tutta se stessa, ma ora, nel silenzio dopo la tempesta, si chiedeva se non avesse appena rovinato tutto. Qualcosa non andava. Il rimpianto già mordeva ai margini del piacere, e mentre Brigitte si stiracchiava soddisfatta accanto a lei, Tamara capì che quella fiamma avrebbe potuto bruciare la sua intera vita. Il temporale era finito, ma dentro di lei ne stava nascendo uno nuovo, oscuro e pieno di rimpianti.

Rate this story

Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Tagged fingering 69 facesitting rimming dirty-talk

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.