Il bacio della strega che non poteva resistere
Una strega di 24 anni bacia con passione selvaggia l’elfo guerriero mezzo mutaforma nella foresta incantata e si fa scopare fino a urlare di piacere
Nella foresta incantata di Eldrath, dove i rami degli alberi antichi si intrecciavano come dita di amanti e la luna filtrava tra le foglie argentee, Camila avanzava a piedi nudi sul muschio. Aveva ventiquattro anni, una maga del fuoco dai capelli corvini che le cascavano selvaggi sulla schiena e dagli occhi color fiamma viva. Il suo corpo snello e curvilineo era avvolto in una veste leggera di seta scura che si apriva sul petto generoso e sulle cosce toniche a ogni passo. Stava compiendo un rituale per sigillare un antico portale che pulsava di energia oscura tra le rovine di pietra. Le sue mani disegnavano rune ardenti nell’aria, la voce bassa e intensa mentre mormorava le parole antiche.
Errol la osservava dall’ombra. Era il guardiano elfico, un guerriero millenario mezzo mutaforma dalle orecchie affilate che spuntavano tra i capelli biondo scuro, il corpo scolpito di muscoli duri e lunghi, la pelle ambrata segnata da vecchie cicatrici di battaglia. Indossava solo un perizoma di cuoio che lasciava scoperto il torace largo e le cosce potenti. I suoi occhi verde bosco si fissarono su di lei quando, nel bel mezzo dell’incantesimo, Camila sbagliò una sillaba. Un’onda di magia viola e rossa esplose dal portale, avvolgendoli entrambi come una carezza ardente. Non era un’aggressione: era un incantesimo di desiderio puro, che risvegliava ciò che già covava sotto la superficie. Camila sentì il calore salirle tra le gambe, i capezzoli indurirsi contro la seta, il respiro farsi corto. Guardò Errol e vide lo stesso fuoco nei suoi occhi.
«Lo senti?» chiese lei a voce roca, facendo un passo verso di lui senza paura. «Questo desiderio… è magia, ma è anche nostro. Ti voglio. Voglio il tuo corpo contro il mio, qui e ora. Dimmi che lo accetti, Errol. Dimmi che vuoi scoparmi come un animale.»
Errol annuì lentamente, le labbra che si schiudevano in un sorriso affamato. «Lo accetto, Camila. Ti desidero dal momento in cui ti ho vista. Il tuo odore di fuoco e donna mi fa impazzire. Voglio le tue mani su di me, la tua bocca, la tua fica bagnata. Sì. Ti prendo se mi prendi.»
La tensione sessuale crebbe mentre si avvicinavano tra le rovine illuminate dalla luna. Camila allungò una mano e sfiorò il petto di lui, sentendo i muscoli contrarsi sotto le dita. Errol le ricambiò il tocco, le dita leggere sul fianco scoperto, scivolando sotto la veste fino a sfiorare la curva morbida del sedere. Lei sussurrò contro il suo collo: «Non posso resistere al tuo odore di bosco e muschio. Mi fa venire l’acquolina, mi bagna le cosce. Voglio leccarti tutto.» Lui le rispose all’orecchio, la voce grave e rovente: «Da quando ho visto le tue curve sotto quella veste maledetta, mi si è indurito il cazzo. Voglio spogliarti e ficcartelo dentro fino a farti urlare.»
I tocchi divennero più decisi, i sussurri più sporchi. Camila sentiva il calore dell’incantesimo e del suo stesso ardore fondersi. Non resistette oltre. Si slanciò avanti e lo baciò per prima, con passione selvaggia, le labbra che si schiusero sulla sua bocca, la lingua che spinse dentro cercando la sua. Lo spinsero indietro contro un albero sacro dal tronco ampio e liscio, coperto di rune antiche. Il bacio era vorace, denti che graffiavano, gemiti che si mescolavano. Errol rispose afferrandole i fianchi con mani forti ma consapevoli, le dita che premevano la carne morbida mentre lei si strofinava contro di lui. «Sì, così,» gemette lui tra un bacio e l’altro. «Il bacio della strega. Abbandoniamoci. Voglio tutto.»
Camila scese in ginocchio sul muschio umido, le mani che gli strappavano via il perizoma. Il cazzo di Errol balzò fuori, spesso, lungo, venato e già duro come pietra, la testa lucida di liquido preorgasmico. Lei lo afferrò alla base e lo leccò dalla radice alla punta, poi lo ingoiò avidamente, spingendolo in gola finché le labbra non toccarono i suoi testicoli pesanti. Errol gemette forte, le mani che le afferravano i capelli corvini senza tirare troppo, solo guidandola. «Cazzo, Camila… succhiami così, più a fondo. La tua bocca è un forno.» Lei gorgogliò intorno al membro, saliva che colava sul mento, la lingua che lavorava la vena spessa mentre muoveva la testa avanti e indietro con ritmo famelico. Il sapore salato e muschiato di lui la faceva godere, la fica che pulsava e gocciolava sul muschio. Succhiò più forte, le guance cave, finché lui non tirò indietro con un ringhio di piacere.
Errol la sollevò come se non pesasse nulla, le spalle larghe che si contraevano. La spinsero di nuovo contro l’albero sacro, lei con le gambe avvolte intorno ai suoi fianchi. Con una mano le scostò la veste, trovandola già fradicia. «Entro,» disse lui, e lei annuì fremente: «Sì, scopami. Ficcamelo tutto.» Lui la penetrò in piedi con una spinta profonda e ritmica, il cazzo grosso che spaccava le sue pareti strette e bagnate fino in fondo. Camila urlò di piacere puro, le unghie che gli affondavano nelle spalle. Ogni spinta era potente, i suoi fianchi che battevano contro di lei, il tronco dell’albero che la sosteneva mentre lui la fotteva a fondo, il pube che sbatteva sul suo clitoride. «Più forte, Errol, rompimi,» gemette lei. Lui obbedì, allungando le spinte, il membro che usciva quasi del tutto prima di riaffondare con uno schiocco umido.
Poi la calò delicatamente sul muschio morbido, senza mai uscire del tutto. Si sistemò sopra di lei in missionario, le gambe di Camila aperte larghe, le caviglie sulle sue spalle. Errol ricominciò a spingere, più lento all’inizio, poi sempre più duro, il corpo che ondulava contro il suo. Lei gli graffiò la schiena con le unghie, lasciando strisce rosse, urlando di piacere a ogni botta che le colpiva il punto più profondo. «Sì, così, cazzo, mi fai venire… non fermarti!» I suoi seni ballavano a ogni spinta, i capezzoli duri che lui le prese in bocca, succhiando e mordicchiando mentre la scopava senza pietà. Il muschio si improntava sotto di loro, il profumo di sesso e magia che si mescolava all’aria notturna. Camila sentiva l’orgasmo salire, ma lui rallentò all’improvviso, uscendo da lei con un suono umido.
La girò con mani esperte, mettendola a quattro zampe. Camila abbassò la schiena, il sedere alto e offerto, la fica rosata e gonfia che gocciolava. Errol si inginocchiò dietro di lei e la prese da dietro in posizione doggy, il cazzo che scompariva di colpo nella sua carne calda. Lei urlò di nuovo, spingendo indietro contro di lui. «Cavalcalo,» le ordinò lui con voce rauca, e lei lo fece: cominciò a muovere i fianchi all’indietro, cavalcando il suo cazzo con spinte magiche. Le sue rune di fuoco si accesero sulla pelle sudata di entrambi, brillando rosso-arancio sui fianchi di lei e sul torace di lui, pulsando a ritmo con le penetrazioni. Ogni volta che lei si infilzava fino in fondo, una scossa di calore magico li attraversava, rendendo tutto più intenso, più animale. Errol le afferrava i fianchi e la aiutava, spingendo incontro alle sue cariche, le palle che sbattevano contro il suo clitoride. «Guarda come mi prendi, strega… la tua fica mi stringe come vuole tenermi dentro per sempre.»
Camila gemette a denti stretti, i capelli sparsi sul muschio, il corpo che ondulava con forza selvaggia. Sentiva ogni vena del suo cazzo, ogni spinta che le riempiva l’utero, le rune che bruciavano piacevolmente sulla pelle. L’incantesimo di desiderio ancora li avvolgeva, ma ora era loro, scelto, urlato, vissuto. Errol si piegò su di lei, una mano che le scivolava davanti a strofinarle il clitoride gonfio mentre la fotteva da dietro, l’altra che le stringeva un seno. Lei stava per esplodere, le gambe che tremavano, ma lui sussurrò all’orecchio: «Non ancora. Voglio sentirti venire più volte stasera. C’è ancora tanto da fare… il portale aspetta, ma noi no.»
Le spinte continuarono, più profonde, più magiche, i corpi sudati che sbattevano l’uno contro l’altra sotto la luna di Eldrath, le urla di Camila che echeggiavano tra gli alberi mentre il piacere la montava senza ancora sfogarsi del tutto, lasciando entrambi sull’orlo di qualcosa di ancora più grande e vorace.
Errol non rallentò del tutto. Continuò a spingere dentro di lei con colpi lunghi e pesanti, il cazzo grosso che sprofondava fino alla radice mentre le dita le strofinavano il clitoride gonfio in cerchi stretti e umidi. Camila ansimava a quattro zampe sul muschio, le braccia che tremavano, il sedere alto che urtava indietro contro i suoi fianchi. Ogni penetrazione le mandava scosse elettriche lungo la schiena; le rune di fuoco sulla sua pelle pulsavano più forte, rosse come braci, e quelle sul torace di Errol rispondevano con lo stesso calore, fondendo i loro corpi in un unico ritmo selvaggio.
«Non fermarti… cazzo, non fermarti», gemette lei, la voce spezzata. «Mi stai aprendo tutta, mi stai riempiendo fino in fondo. Sento le tue palle battermi contro la fica, le sento.»
Lui le afferrò i capelli corvini con una mano, tirandoli appena abbastanza da farle alzare la testa, e si piegò su di lei. Il fiato caldo le lambì l’orecchio. «La tua fica mi succhia come se volesse mangiarmi vivo, strega. Sei così stretta, così bagnata… scivolo dentro di te e non voglio più uscire. Guarda come ti allarghi per me.» Spinse più forte, un colpo secco che le fece urlare, e le dita sul clitoride accelerarono. Camila sentì l’orgasmo montare di nuovo, irrefrenabile, le cosce che vibravano. Proprio quando stava per cedere, Errol rallentò di nuovo, uscendo quasi del tutto, lasciandola a pulsare a vuoto.
Lei ringhiò di frustrazione e piacere. «Bastardo… mi fai impazzire.»
«E tu lo adori», rispose lui con un sorriso affamato nella voce. La girò con forza controllata, facendola sdraiare supina sul muschio. Le aprì le gambe larghe, le piegò indietro finché le ginocchia non le toccarono quasi le spalle, esponendola completamente. La luce della luna illuminava la sua fica gonfia, lucida di succhi, le labbra aperte e rosate. Errol si chinò e le leccò tutta la fessura con la lingua larga e calda, dal buco fino al clitoride, poi succhiò forte. Camila urlò, le mani che gli affondavano nei capelli biondo scuro.
«Sì… leccami, mangiami tutta», ansimò. «La tua lingua… cazzo, è calda come il fuoco.»
Errol le ficcò due dita dentro mentre leccava, curvandole contro quel punto spugnoso che la faceva contorcere. Le rune brillarono più intense; un filo di magia rossa scese dalle dita di Camila e si avvolse intorno al polso di lui, aumentando la sensibilità. Lei sentiva ogni solco della sua lingua, ogni spinta delle dita come se fossero moltiplicate. L’orgasmo la colpì all’improvviso, violento. La schiena si inarcò, le unghie gli graffiarono il cuoio capelluto, e urlò il suo nome mentre la fica le contraeva intorno alle dita di lui, spruzzando un po’ di liquido caldo sul suo mento. Errol non si fermò. Continuò a leccare e a pompiare le dita finché lei non tremò in un secondo spasmo, più corto ma altrettanto intenso, gemendo «basta… no, non basta… ancora».
Quando la sollevò di nuovo, il cazzo di Errol era ancora duro come ferro, lucido del suo stesso liquido e dei succhi di lei. Camila lo spinse indietro a sua volta, facendolo sedere con la schiena contro l’albero sacro. Si arrampicò su di lui a cavalcioni, afferrò il membro spesso e se lo allineò alla fessura. Lo guardò negli occhi verde bosco mentre scendeva lentamente, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente infilzata. Entrambi gemettero. Lei cominciò a muoversi, prima su e giù con spinte ampie, poi in avanti e indietro, strofinando il clitoride contro la base del suo cazzo.
«Guarda come ti cavalco», sussurrò lei, la voce roca. «Il tuo cazzo mi arriva così in fondo… lo sento nel ventre. Voglio venire di nuovo su di te. Voglio che mi riempi.»
Errol le afferrò i fianchi, aiutandola a salire e scendere più forte. I suoi muscoli addominali si contraevano a ogni movimento; le cicatrici sul petto brillavano leggermente sotto le rune. Camila sentiva qualcosa cambiare in lui: le orecchie più appuntite, un leggero brivido di pelo scuro che spuntava lungo le braccia, le unghie che si allungavano appena a mezza mutaforma, graffiandole i fianchi senza ferirla, solo segnandola. Gli occhi di lui si fecero più selvaggi, le pupille strette. «Sì… prendilo tutto», ringhiò. «La tua fica mi sta mungendo. Sei mia stasera, Camila. Tutta mia.»
Lei accelerò, saltellando sul suo cazzo con forza, i seni che rimbalzavano pesanti sotto il suo sguardo affamato. Lui le prese un capezzolo in bocca e lo succhiò forte, i denti che graffiavano appena. La magia di lei rispose: fiammelle bluastre danzarono sulle sue spalle, scaldandolo senza bruciarlo, rendendo ogni contatto più intenso. Camila sentiva l’orgasmo salire di nuovo, più profondo, più basso nel ventre. Si piegò in avanti, le labbra contro le sue, e lo baciò con la stessa passione selvaggia di prima, lingue che si combattevano, denti che si mordevano. Continuò a muovere i fianchi anche mentre lo baciava, il suono umido e schioccante delle loro unioni che riempiva la radura.
Errol la sollevò di colpo senza uscire da lei, restando in piedi con lei avvolta intorno al bacino. La spinse di nuovo contro il tronco dell’albero, le spalle di lei che urtavano la corteccia liscia. Cominciò a fotterla in piedi con spinte potenti e profonde, i piedi piantati saldi sul muschio, i glutei che si contraevano a ogni botta. Camila gli stringeva il collo con le braccia, le gambe bloccate intorno ai suoi fianchi, urlando a ogni penetrazione. «Più forte… sì, così… sfondami. Il tuo cazzo è troppo grosso, mi stai spaccando e lo voglio di più.»
Lui obbedì. Le spinte divennero più rudi, più animali. Il mezza mutaforma in lui emergeva di più: un ringhio basso le uscì dalla gola, le mani le sollevarono il sedere per aprirla ancora di più, e cominciò a martellarla con un ritmo forsennato. Ogni colpo faceva sbattere il pube di lui contro il suo clitoride. Camila veniva di nuovo, un’ondata lunga che la fece irrigidire e poi sciogliere, la fica che gli stringeva il cazzo a impulsi, ma lui non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, prolungandolo finché lei non piangeva di piacere, le unghie che gli lasciavano segni rossi sulla schiena.
Quando le gambe di lei tremarono troppo, Errol la depose di nuovo sul muschio, questa volta di fianco. Si sistemò dietro di lei, sollevandole una gamba e rientrando da dietro in una posizione a cucchiaio profonda. Una mano le cingeva il petto, pizzicandole i capezzoli, l’altra le scendeva tra le cosce a massaggiarle il clitoride già ipersensibile. Spingeva lento e profondo, quasi indolente, ma ogni spinta le riempiva l’utero. Camila gemette, spingendo indietro il sedere contro di lui.
«Sento ogni vena», sussurrò lei. «Sei così duro… non sei ancora venuto. Voglio il tuo sborra dentro di me. Riempimi, Errol. Marcami.»
«Non ancora», rispose lui contro la sua nuca, le labbra che le baciavano la pelle sudata. «Voglio farti venire finché non riuscirai più a stare in piedi. Poi ti riempirò. E dopo ti prenderò di nuovo. Il portale può aspettare. Questa magia… questo fuoco tra noi… non l’ho mai sentito così.»
Le spinte rimasero lente ma devastanti. Camila chiuse gli occhi, abbandonandosi alla sensazione del cazzo che entrava e usciva, del pollice che le girava sul clitoride, delle rune che bruciavano piacevolmente su entrambi. L’incantesimo di desiderio ancora li avvolgeva come una seconda pelle, ma ora era alimentato dal loro consenso vorace, dalla loro fame. Lei sentiva un altro orgasmo costruire, più lento, più profondo, come un’onda lontana che si avvicinava. Errol lo sentì pure: aumentò appena la pressione delle dita e la profondità delle penetrazioni.
Poi, senza preavviso, la sollevò di nuovo e la fece inginocchiare di fronte a sé. Camila capì subito. Afferrò il cazzo lucido e bagnato dei loro succhi e se lo ficcò in bocca, succhiando avidamente, la lingua che girava intorno alla testa mentre una mano gli massaggiava le palle pesanti. Errol gemette forte, le mani nei suoi capelli, i fianchi che si muovevano appena per fotterle la bocca con delicatezza controllata. «Così… succhiami i nostri sughi. Gustati come ti ho aperto.» Lei gorgogliò intorno a lui, saliva e liquido che le colavano sul mento e sul petto, gli occhi alzati a guardarlo. Il sapore era salato, muschiato, misto al suo stesso ardore. Succhiò più a fondo, finché la punta non le toccò la gola, e lui tirò indietro con un ringhio prima di venire.
«Basta così per ora», disse lui, la voce rauca. La sollevò, la baciò con fame, assaggiando se stesso sulla sua lingua, e la spinse di nuovo a quattro zampe. Rientrò in un colpo solo, riprendendo il doggy con spinte ancora più profonde e magiche. Le rune esplosero di luce arancione; una scossa di calore li attraversò entrambi, facendo gemere Camila di nuovo. Errol le afferrò i fianchi e la fotteva come un animale, i corpi che sbattevano, il suono umido e carnale che echeggiava tra gli alberi.
Camila sentiva il piacere salire ancora, le gambe che cedevano, la mente che si svuotava di tutto tranne che del cazzo dentro di lei e delle mani di lui su di lei. «Errol… sto per… di nuovo…» Ma lui rallentò all’improvviso, uscendo quasi del tutto, tenendola sull’orlo con la sola testa del cazzo che le sfiorava l’ingresso. Lei piagnucolò, spingendo indietro. «No… ficcamelo. Ficcamelo tutto.»
«Presto», promise lui, la voce piena di promessa e di tensione non ancora sciolta. «C’è ancora di più. Voglio vederti spezzarti di piacere sotto la luna. Voglio sentire la tua magia esplodere mentre ti vengo dentro. Ma non ancora. Resisti con me, strega. Resisti e ti darò tutto.»
Riprese a spingere, lenti e profondi, costruendo di nuovo, i corpi sudati che scivolavano l’uno contro l’altro, le urla di lei che si facevano più alte, il desiderio che montava senza sosta sotto gli alberi di Eldrath, lasciandoli entrambi sospesi in un fuoco che non voleva ancora spegnersi.
Errol restò fermo con solo la testa del cazzo che le sfiorava l’ingresso gonfio e pulsante. Camila spingeva indietro il sedere con disperazione, le unghie che affondavano nel muschio umido, la schiena inarcata come un arco teso. Le rune di fuoco le bruciavano i fianchi con scosse piacevoli, e lei sentiva il vuoto dentro di sé come una ferita dolce. «Ficcamelo… ti prego, Errol, non mi lasciare così», gemette, la voce roca e spezzata. Lui le strinse i fianchi con le dita già uncinate dalla mezza mutaforma, le unghie che le segnavano la carne senza graffiare troppo a fondo, e sorrise contro la sua nuca.
«Guarda come trema la tua fica per me», mormorò, facendo scivolare solo un centimetro dentro prima di ritirarsi di nuovo. «Sei tutta aperta, lucida, che gocciola sul muschio. Voglio vederti chiedere di più. Dimmi quanto lo vuoi.»
Camila girò la testa, i capelli corvini appiccicati alla fronte sudata, gli occhi color fiamma che lo fissavano con fame. «Lo voglio tutto. Voglio che mi spazzi l’utero, che mi riempi finché non riesco più a pensare. Scopami come l’animale che sei. Usami.» La magia rispose al suo desiderio: un filo di calore rosso scese dalle sue dita e si avvolse intorno al cazzo di lui, stringendolo e massaggiandolo come una seconda bocca. Errol ringhiò, le orecchie ancora più appuntite, un brivido di pelo scuro che gli corse lungo le braccia e il petto. Non resistette oltre. Affondò con una spinta secca e profonda che le fece urlare, il pube che sbatteva forte contro il suo sedere.
Ricominciò a fotterla da dietro con colpi lunghi e pesanti, ogni penetrazione che le mandava vibrazioni fino alla gola. Camila spingeva indietro incontro a lui, cavalcandolo a ritroso, la fica che gli succhiava il membro con contrazioni golose. Lui le allungò una mano sotto il ventre e le strofinò il clitoride gonfio con due dita, cerchi stretti e rapidi che la fecero venire quasi subito. L’orgasmo la scosse violento: le cosce tremarono, la schiena si inarcò, e urlò il suo nome mentre spruzzava un filo caldo sulle sue dita. Errol non rallentò. Continuò a martellarla attraverso le onde, prolungando il piacere finché lei non collassò in avanti sulle braccia, ansimando.
«Ancora», ordìnò lui, la voce grave e animalesca. La sollevò senza uscire, la fece alzare in ginocchio e poi la girò di scatto, facendola sdraiare di schiena sul muschio. Le sollevò le gambe e le piegò fino al petto, esponendola completamente alla luna. Il cazzo lucido dei suoi succhi le sfiorò di nuovo l’ingresso, e lui entrò lento, centimetro dopo centimetro, facendole sentire ogni vena, ogni pulsazione. Camila lo guardò negli occhi verde bosco diventati più selvaggi, le pupille strette. «Più a fondo… sì, così, lo sento nel ventre. Sei troppo grosso e lo adoro.»
Errol cominciò a spingere con un ritmo lento e devastante, i muscoli delle cosce che si contraevano, le cicatrici sul torace che brillavano sotto le rune arancioni. Si chinò e le prese un capezzolo in bocca, succhiando forte mentre la fotteva, i denti che graffiavano appena. Camila gli affondò le unghie nella schiena, lasciando nuove strisce rosse accanto a quelle già presenti. La magia di lei esplose in fiammelle bluastre che leccavano la pelle di lui senza bruciare, aumentando la sensibilità finché ogni contatto diventava quasi doloroso di piacere. Lei venne di nuovo, un’ondata più profonda che le fece irrigidire tutto il corpo, la fica che lo stringeva a impulsi ritmici. «Cazzo… Errol… non smettere…»
Lui uscì di colpo, la lasciò pulsare a vuoto per un secondo eterno, poi le scese tra le gambe e le leccò tutta la fessura con la lingua larga e calda. Succhiò il clitoride ipersensibile, le ficcò tre dita dentro e le curvò contro quel punto spugnoso che la faceva contorcere. Camila urlò, le mani nei suoi capelli biondo scuro, i fianchi che si sollevavano incontro alla sua bocca. «Mangiami… sì, leccami i succhi, gustati come mi hai aperta.» Errol lo fece con fame, bevendo ogni goccia, le dita che pompavano mentre la lingua lavorava. Un terzo orgasmo la colpì più breve ma acuto, facendola spruzzare di nuovo sul suo mento. Lui leccò tutto, poi risalì e la baciò a bocca aperta, facendole assaggiare se stessa.
Camila lo spinse indietro con forza improvvisa, facendolo sedere contro l’albero sacro. Si mise a cavalcioni, gli afferrò il cazzo grosso e bagnato e se lo infilò tutta d’un colpo, gemendo quando la testa le toccò il fondo. Cominciò a saltare su di lui con spinte ampie e fameliche, i seni che rimbalzavano pesanti sotto il suo sguardo. Errol le afferrò i glutei, aiutandola a scendere più forte, le unghie che le segnavano la carne. La mezza mutaforma emergeva di più: un leggero ringhio le usciva dalla gola a ogni botta, le orecchie tremavano, e un brivido di pelo gli copriva ora anche le cosce. «Guarda come mi mungi, strega», ringhiò. «La tua fica mi vuole dentro per sempre. Cavalcalo. Rompiti su di me.»
Lei accelerò, strofinando il clitoride contro la base del suo membro a ogni discesa. Le rune pulsavano all’unisono, scosse di calore magico che li facevano gemere entrambi. Camila si piegò in avanti, lo baciò con passione selvaggia, lingue che si combattevano, denti che si mordevano il labbro. Continuò a muovere i fianchi anche mentre lo baciava, il suono umido e schioccante che riempiva la radura. Un altro orgasmo la investì mentre lo cavalcava, facendola tremare e stringerlo forte. Errol la sollevò senza uscire, restando in piedi, e la spinse di nuovo contro il tronco. La fotteva in piedi con spinte forsennate, i piedi piantati sul muschio, i glutei che si contraevano. Camila gli stringeva il collo, le gambe bloccate intorno ai fianchi, urlando a ogni penetrazione profonda. «Sfondami… sì, così… il tuo cazzo mi spacca e lo voglio di più. Riempimi, cazzo, riempimi.»
Lui rallentò all’improvviso, uscendo quasi del tutto, tenendola sull’orlo con la sola testa che le sfiorava l’ingresso bagnato. Lei piagnucolò, spingendo indietro. «No… non di nuovo… ficcamelo.»
«Resisti», sussurrò lui all’orecchio, il fiato caldo. «Voglio vederti spezzarti ancora. Voglio che la tua magia esploda prima che io ti riempia. C’è ancora tanto, Camila. Il portale pulsa, ma noi bruciamo di più.» La depose sul muschio di fianco, si sistemò dietro di lei in una posizione a cucchiaio profonda, sollevandole una gamba e rientrando lento. Una mano le pizzicava i capezzoli, l’altra le massaggiava il clitoride già dolorante di piacere. Spingeva profondo, indolente ma devastante, ogni colpo che le riempiva l’utero. Camila spingeva indietro il sedere, abbandonandosi. «Sento ogni vena… sei di pietra. Non sei ancora venuto. Marcami. Voglio la tua sborra che cola lungo le cosce.»
«Presto», promise lui, le labbra sulla sua nuca. «Prima voglio un altro orgasmo da te. Voglio sentirti stritolarmi mentre ti fotte la magia.» Aumentò la pressione delle dita e la profondità delle spinte. Camila chiuse gli occhi, il piacere che costruiva di nuovo come un’onda lenta e inesorabile. Le rune esplosero di luce arancione intensa; una scossa di calore li attraversò entrambi, facendola venire di nuovo con un grido lungo e spezzato. La fica le contraeva intorno al cazzo di lui a ondate, ma Errol restò duro, controllato, uscendo e rientrando attraverso le contrazioni per prolungarle.
Quando le tremò troppo, la fece inginocchiare di fronte a sé. Camila afferrò il membro lucido e se lo ficcò in bocca avidamente, succhiando i loro sughi misti, la lingua che girava intorno alla testa mentre una mano gli massaggiava le palle pesanti. Errol gemette, le mani nei suoi capelli, i fianchi che si muovevano appena per fotterle la gola con delicatezza. «Così… gustati come ti ho aperta tutta notte. La tua bocca è un forno.» Lei gorgogliò, saliva che le colava sul mento e sui seni, gli occhi alzati a lui. Succhiò più a fondo finché la punta non le toccò la gola, poi lui tirò indietro prima di cedere.
La sollevò di nuovo, la baciò assaporando se stesso sulla sua lingua, e la mise a quattro zampe. Rientrò con un colpo solo, riprendendo il doggy con spinte ancora più profonde e magiche. Le rune bruciavano piacevolmente; ogni penetrazione mandava scosse elettriche lungo la schiena di entrambi. Camila sentiva il piacere salire senza sosta, le gambe che cedevano, la mente svuotata di tutto tranne che del cazzo grosso dentro di lei e delle mani di lui che la reggevano. «Errol… di nuovo… sto per…» Lui rallentò, uscendo quasi, la testa che le sfiorava solo l’ingresso. Lei piagnucolò, spingendo indietro disperata. «Ficcamelo tutto. Ti prego. Non reggo più.»
«Resisti con me, strega», ringhiò lui, la voce piena di tensione non sciolta e di promessa. «C’è ancora di più sotto questa luna. Voglio vederti crollare di piacere finché non riuscirai più a dire il mio nome. Poi ti riempirò. E dopo ti prenderò di nuovo finché il portale non urlerà di gelosia. Ma non ancora. Abbandonati al fuoco. Lascia che ti bruci di più.» Riprese a spingere lenti e profondi, i corpi sudati che scivolavano, le urla di lei che si alzavano tra gli alberi di Eldrath, il desiderio che montava vorace e senza fine, lasciandoli sospesi sull’orlo di un’esplosione ancora più grande e selvaggia che li attendeva.
Errol affondò di nuovo con una spinta secca che le spaccò la fica fino in fondo, il cazzo grosso che scompariva nella carne gonfia e fradicia mentre le unghie uncinate le affondavano nei fianchi. Camila urlò, spingendo indietro il sedere con forza selvaggia, la schiena inarcata, i capelli corvini sparsi sul muschio umido. Le rune di fuoco esplosero di luce arancione intensa, scosse di calore magico che le bruciavano la pelle piacevolmente e gli stringevano il membro come dita invisibili. «Così… cazzo, così a fondo», gemette lei, la voce spezzata. «Mi stai aprendo l’utero, lo sento pulsare contro la punta. Non fermarti, Errol, usami come una troia della foresta.»
Lui ringhiò, la mezza mutaforma che lo prendeva di più: pelo scuro gli copriva ora le braccia e le cosce, le orecchie tremavano appuntite, gli occhi verde bosco ridotti a fessure animalesche. Cominciò a martellarla da dietro con colpi lunghi e pesanti, le palle che sbattevano contro il suo clitoride a ogni botta, il suono umido e carnale che echeggiava tra gli alberi. Camila sentiva ogni vena, ogni pulsazione; la magia di lei rispose con fiammelle bluastre che leccavano il torace di lui, rendendo ogni contatto elettrico. Un orgasmo la colpì all’improvviso, violento: le cosce tremarono, la fica si strinse a impulsi rabbiosi intorno al cazzo, e spruzzò un filo caldo sulle sue palle mentre urlava il suo nome. Errol non rallentò. Continuò a fotterla attraverso le onde, prolungandole finché lei non collassò in avanti sulle braccia, ansimando, il sedere ancora alto e offerto.
«Ancora non basta», ringhiò lui. La sollevò senza uscire, la girò di scatto e la fece sdraiare di schiena sul muschio. Le piegò le gambe fino al petto, esponendo la fica rosata e dilatata, lucida di succhi. Entrò lento, centimetro dopo centimetro, facendole sentire ogni solco, poi cominciò a spingere con ritmo devastante. I muscoli delle sue cosce si contraevano, le cicatrici brillavano sotto le rune. Si chinò e le morse un capezzolo, succhiando forte mentre la scopava. Camila gli graffiò la schiena, lasciando nuove strisce rosse. «Più forte… sfondami, animale. Voglio sentire le tue palle sbattermi contro il culo.» Lui obbedì, accelerando, il pube che le pestava il clitoride. Lei venne di nuovo, un’ondata più profonda che le fece irrigidire tutto il corpo, la magia che esplodeva in scintille rosse intorno a loro.
Errol uscì di colpo, la lasciò pulsare a vuoto, poi le scese tra le gambe e le affondò la lingua larga nella fessura. Lecciò dal buco al clitoride, succhiò forte, ficcò tre dita e le curvò contro il punto spugnoso. Camila urlò, i fianchi che si sollevavano incontro alla sua bocca. «Mangiami i succhi… sì, bevi tutto, gustati come mi hai allargata.» Lui lo fece con fame, le dita che pompavano, la lingua che lavorava finché un altro orgasmo acuto non la fece spruzzare sul suo mento. Risalì e la baciò a bocca aperta, facendole assaggiare se stessa, poi la spinse a cavalcioni.
Camila si infilzò tutta d’un colpo, gemendo quando la testa le toccò il fondo. Saltò su di lui con spinte ampie e fameliche, i seni che rimbalzavano, il clitoride che si strofinava contro la base a ogni discesa. Errol le afferrò i glutei, le unghie che segnavano la carne, e la aiutò a scendere più forte. «Guarda come mi mungi, strega. La tua fica mi vuole vivo. Cavalcalo finché non crolli.» Lei accelerò, le rune che pulsavano all’unisono, scosse di calore che li facevano gemere entrambi. Si piegò e lo baciò con denti e lingua, continuando a muovere i fianchi. Venne di nuovo mentre lo cavalcava, stringendolo a ondate, ma lui restò duro come ferro.
La sollevò senza uscire, la spinse contro l’albero sacro e la fotteva in piedi con spinte forsennate. I piedi piantati sul muschio, i glutei che si contraevano, il cazzo che la spaccava. Camila gli stringeva il collo, le gambe bloccate, urlando a ogni penetrazione. «Sfondami… sì, così… riempimi l’utero, cazzo. Voglio la tua sborra che mi cola lungo le cosce.» La mezza mutaforma di lui era quasi completa a metà: ringhi bassi, pelo sulle cosce, unghie che le sollevavano il sedere per aprirla di più. La martellò finché lei non venne di nuovo, piangendo di piacere, la fica che lo stritolava.
La depose di fianco, rientrò da dietro in cucchiaio profondo, una mano sui capezzoli, l’altra sul clitoride ipersensibile. Spingeva lento e devastante. «Sento ogni vena… sei di pietra. Marcami. Sborra dentro.» Lui aumentò la pressione. «Prima un altro. Stritolami mentre la magia ti brucia.» Camila venne con un grido lungo, le contrazioni che lo mungevano, ma Errol restò controllato.
La fece inginocchiare. Camila gli ficcò il cazzo in bocca, succhiando i loro sughi misti, saliva che colava sui seni, occhi alzati. Lui le fotteva la gola con delicatezza bestiale. «Gustati come ti ho aperta tutta notte.» Poi la rimise a quattro zampe e rientrò con un colpo solo. Le spinte divennero animalsche, magiche, le rune che esplodevano. Camila sentiva il piacere salire senza sosta. «Errol… di nuovo… sto per…»
Questa volta non rallentò. Affondò fino alla radice, le dita sul clitoride, e la fotteva come un animale in fregola. «Vieni con me, strega. Esplodi.» Camila urlò, l’orgasmo più violento di tutti che la spezzò: la fica si contrasse rabbiosa, spruzzò, le gambe cedettero. Errol ruggì e si liberò dentro di lei, getti caldi e spessi che le riempirono l’utero a ondate, sborra che colava fuori intorno al cazzo ancora pulsante mentre continuava a spingere, svuotandosi fino all’ultima goccia nella sua carne fradicia e aperta.
Camila collassò a faccia in giù sul muschio, il culo alto, la fica che stillava sborra bianca e densa lungo le cosce interne mentre Errol le martellava ancora gli ultimi colpi, spingendo la sua colla più a fondo.
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