L'amico di mio marito mi prende per la prima volta

Priya si fa inculare per la prima volta dall’amico di suo marito sul divano.

22 min read September 04, 2026New

Sono Priya, trentadue anni, moglie da troppo tempo insoddisfatta. Il mio corpo lo sa prima di me: la vestaglia di seta corta mi arriva a metà coscia, niente sotto, e quando il campanello suona so già chi è. Callum, il migliore amico di mio marito da anni. Mio marito è via per lavoro, tre giorni di convegno, e Callum deve passare a prendere gli attrezzi che gli ha lasciato in garage. Apro la porta e il suo sguardo mi graffia subito le gambe nude, sale lento fino al collo della vestaglia socchiusa, dove il seno spinge senza reggiseno. Non mi copro. Lo lascio guardare.

«Priya…» la voce gli esce roca. «Scusa l’ora. Solo gli attrezzi.»

«Entra pure.» Lo faccio passare, chiudo la porta. L’aria tra noi è densa, pesante di cose non dette. Da anni ci giriamo intorno a cene, a pranzi di famiglia, a sguardi che durano un secondo di troppo. Stanotte scelgo di non fermarmi. Lo vedo ingoiare saliva mentre lo accompagno in soggiorno; il divano di pelle nera ci osserva già.

«Tuo marito mi ha detto che sono nel ripostiglio del garage» mormora lui, ma non si muove. Resta piantato lì, gli occhi scuri fissi sul bordo della vestaglia che si solleva appena quando mi siedo sul bracciolo.

«Gli attrezzi possono aspettare.» La mia voce esce bassa, consapevole. «Resta un attimo.»

Callum si avvicina. Odora di sapone e di uomo. «Sei sicura?»

«Lo sono da mesi» ammetto, e i nostri sguardi si confondono. Entrambi confessiamo con gli occhi ciò che sta per succedere: lo desideriamo da troppo tempo. Io scelgo di non alzare muri. Lui confessa senza parole stringendo la mascella.

Il flirt diventa sporco in pochi secondi. «Mio marito non mi ha mai presa nel culo» gli dico dritto in faccia, le cosce che si aprono un poco sulla vestaglia. «Mai. Nemmeno un dito. È troppo… rispettoso. Io invece ci penso ogni notte.»

Callum emette un suono gutturale. «Cazzo, Priya. Ti ho fantasticata mentre mi segavo. Centinaia di volte. Ti immaginavo esattamente così, in vestaglia, a chiedermi di sfondarti il buco del culo. Mi venivo sulle mani pensando al tuo culo stretto che si apre sul mio cazzo.»

Il desiderio mi inonda. Sono già bagnatissima; lo sento scorrere caldo lungo le labbra. Gli prendo la mano grossa, callosa, e me la porto tra le gambe. Spingo le sue dita contro la figa nuda, aperta, scivolosa. «Toccami. Voglio essere tua per la prima volta proprio qui, sul divano. Voglio che mi inculi tu. Nessun altro.»

Lui geme e mi bacia con fame, lingua profonda, denti che mordicchiano il labbro inferiore. La mano mi sfrega con decisione: due dita scivolano dentro la figa mentre il pollice preme il clitoride. Mi spoglia completamente. La vestaglia cade a terra. Resto nuda, seni pesanti, capezzoli duri, culo tondo esposto. Callum si toglie la maglia, i jeans; il suo cazzo grosso e spesso schiaffeggia l’aria, già duro, venato, la testa lucida di precome.

Mi mette a quattro zampe sul divano. Le ginocchia affondano nei cuscini. Mi spalanca le natiche con le mani ruvide e mi guarda il buco rosa, stretto, che pulsa. «Che buco del cazzo…» ringhia. Poi la lingua mi attacca. Profonda, vorace, piatta e poi a punta: mi lecca l’ano con fame animale, saliva calda che cola, lingua che spinge dentro il buco mentre due dita mi infila nella figa bagnata e mi tromba il canale. Gemiti strozzati mi escono dalla gola. «Cazzo, Callum, così… leccami il culo, sì…»

Mi fa sedere sulla sua faccia. Mi giro, mi accovaccio, le cosce che gli inquadrano la testa. Cavalco la sua lingua: mi siedo con tutto il peso sul suo muso, il buco del culo premuto contro la bocca aperta, e lui mi mangia vorace mentre io mi strofino, ansimando, le mani nei suoi capelli. «Ancora… mangiami il culo, troia di un amico di mio marito…» La figa mi sgocciola sulla sua mascella. Lui mi tiene le chiappe aperte e spinge la lingua più a fondo che può.

Quando sono una pozza di bisogno, mi stende di nuovo. Si mette sopra. Missionario anale. Mi alza le gambe sulle sue spalle larghe, piegata a metà, il culo esposto. La testa del cazzo spesso preme contro il buchetto stretto, lubrificato solo dalla saliva e dal mio umore. «Respira» mi ordina. Spinge. Lento. Il glande forza l’anello, mi brucia di piacere doloroso. «Oh cazzo… mi stai aprendo…» Urlo basso mentre centimetro dopo centimetro mi penetra il culo. Il cazzo grosso mi dilata, mi riempie come non ho mai sentito. Arriva in fondo. Resta fermo un secondo, poi inizia a muoversi. Trazioni lunghe, profonde. Le mie gambe tremano sulle sue spalle.

Poi mi ribalta. A pecorina. Mi tira i capelli in un pugno, mi incula forte. Colpi profondi che mi fanno spingere avanti il bacino, il divano che scricchiola. Schiaffi secchi sulle chiappe: la carne mi brucia, mi ondeggia. Alterna. Profondo-profondo-schiaffo. «Sfondami il culo» gli urlo, la voce rotta di piacere. «Più forte, Callum, usami come una puttana, riempimi il buco… mio marito non saprà mai quanto mi piace farmi inculare dal suo amico…» Lui ringhia, accelera, il cazzo che mi martella l’interno, le palle che sbattono contro la figa grondante. Io vengo urlando, il culo che si stringe a ritmo intorno a lui, ondate che mi accecano.

Callum sborra un secondo dopo. Mi riempie il culo di sborra calda, getti spessi che mi pulsano dentro mentre continuo a venire come una troia, il corpo scosso. Si ritira piano. Mi tiene aperte le natiche con le dita e guarda: il suo seme bianco colare lento dal buchetto dilatato, fili densi che scendono verso la figa. «Guarda che meraviglia…» mormora. Mi bacia con dolcezza sporca, labbra ancora umide del mio sapore, e mi dice contro la bocca: «Questa è solo l’inizio, Priya. Stanotte non ho ancora finito con il tuo culo. Aspetta che ti riprenda fiato… poi ti faccio vedere quanti modi ho per sfondarti di nuovo mentre sei ancora piena della mia sborra.»

Callum non mi lascia riprendere davvero. Le sue dita restano conficcate tra le mie natiche spalancate, a tenere il buco aperto mentre la sborra gli cola ancora fuori, calda e densa, e scivola giù lungo la fessura della figa già di nuovo bagnata. Sento il battito del mio ano che si contrae a vuoto, come se cercasse ancora il cazzo che l’ha appena sfondato. Lui china la faccia e mi lecca. Lingua piatta che raccoglie il suo stesso seme, lo spinge di nuovo dentro, lo risucchia, lo rimette. «Gusto di puttana sposata che si fa riempire il culo» ringhia contro la mia carne. Io gemo e spingo indietro il bacino, offrendomi.

«Ancora…» ansimo. «Non smettere. Voglio che mi sporchi di più.»

Si alza, mi gira a forza su un fianco, una gamba sollevata alta contro il suo petto sudato. Il cazzo è già di nuovo duro, lucido della mia saliva e della sborra che gli cola ancora dal glande. Lo strofina tra le labbra della figa, raccoglie i miei succhi, poi torna a premere contro l’anello arrossato e dilatato. «Respira, troia. Stavolta non ti do il tempo di abituarti.» Spinge di botto. Tutto intero in un colpo solo. Il dolore-piacere mi esplode nella schiena; urlo e mi aggrappo al bracciolo del divano. Il cazzo mi riapre in un secondo, scivola nella sborra già presente, mi riempie fino alle palle che mi sbattono contro la figa. Inizia a scoparmi con colpi secchi, corti, brutali. Ogni spinta mi fa uscire un filo di sborra che gocciola sul cuscino nero.

«Guarda come ti prende…» dice lui, voce rotta. «Il culo di Priya che si fa fottere come una cagna in calore mentre il marito è al convegno. Ti sei fatta inculare da me e ora lo vuoi di nuovo, vero? Diglielo.»

«Lo voglio… cazzo, Callum, sfondami… usami il buco, riempimi di nuovo… mio marito non mi ha mai dato questo… solo tu…» Le parole mi escono strozzate tra i gemiti. Lui accelera. Una mano mi afferra un seno, lo strizza, schiaccia il capezzolo tra le dita. L’altra mi tiene la gamba alzata e mi martella l’ano con una forza che fa scricchiolare il divano. Sento ogni vena del suo cazzo, ogni centimetro che mi dilata e mi lascia e mi dilata di nuovo. La sborra precedente schiuma intorno all’asta, diventa bianca e appiccicosa, cola sulle mie cosce.

Mi ribalta di nuovo a quattro zampe senza mai uscire. Mi afferra i fianchi e mi tira indietro contro di sé a ogni spinta, così forte che le chiappe sbattono contro il suo bacino con uno schiocco umido. Schiaffi. Uno, due, tre. La carne mi brucia. «Più forte» gli ordino. «Picchiami il culo mentre me lo inculi. Voglio sentire che sono la tua puttana.» Lui obbedisce. Schiaffi secchi che lasciano il segno rosso mentre il cazzo continua a martellare in profondità. Io spingo indietro, lo prendo tutto, il buco che si allarga e si chiude intorno a lui come una bocca affamata. La figa mi gocciola sul divano, un filo continuo di umore che bagna la pelle.

Callum si china sul mio dorso, mi morde la spalla, mi lecca il collo. «Ti ho sognata così per anni. La moglie del mio amico con il culo pieno di cazzo. Adesso sei qui, aperta, che mi chiedi di rovinarti. Voglio vederti venire di nuovo solo dal culo. Tocca la figa. Strozzati la clitoride mentre ti fotto il buco.»

Le mie dita scivolano giù. Sono pazzamente bagnata. Mi strofino in cerchi veloci, disperati, mentre lui mi martella. L’orgasmo arriva come un pugno. Il culo si chiude a morsa intorno al suo cazzo, pulsazioni violente che lo spremono. Urlo il suo nome, il corpo che trema, le ginocchia che cedono. Lui non si ferma. Continua a scoparmi attraverso le contrazioni, sfruttando ogni spasmo per spingere ancora più a fondo. «Sì… stringimi così… mungi il cazzo con il tuo culo di troia…»

Quando le onde calano un poco, mi tira fuori di scatto. Il buco resta aperto, un buco rosa scuro che palpita e lascia uscire un rivolo di sborra mista ai miei succhi. Callum si mette in ginocchio dietro di me, mi tiene le natiche spalancate e ci sputa dentro. Sputo grosso, caldo, che cola e lubrifica di più. Poi ci infila due dita, le fa entrare e uscire, le torce, le apre a forbice. «Ancora stretto. Ancora perfetto per essere rovinato.» Aggiunge una terza dito. Brucia. Io spingo indietro e le prendo tutte e tre, ansimando. «Quattro» dico. «Mettime quattro. Voglio sentirmi aperta.» Lui obbedisce. Quattro dita grosse che mi allargano l’ano, che entrano fino alle nocche, che mi trombano piano mentre lui mi lecca le palle con la lingua, raccogliendo tutto.

Quando le dita escono, il buco resta dilatato, un buco rotondo che non si chiude subito. Callum ci posa di nuovo la testa del cazzo e spinge. Entra facile questa volta, scivola fino in fondo in un solo movimento fluido. «Cazzo che bello… ti ho preparato bene.» Riparte con spinte lunghe, lente, che mi fanno sentire ogni centimetro. Poi accelera di nuovo. Mi tira i capelli indietro con un pugno, mi costringe a guardare lo specchio dello soggiorno. Ci vedo: me nuda, petto che sobbalza, seno che ondeggia, lui dietro che mi sfonda il culo con faccia tesa e sudata. «Guarda. Guarda la puttana che sei diventata stanotte. Guarda il cazzo del migliore amico di tuo marito che ti esce e ti rientra nel culo.»

«Lo vedo…» gemo, occhi lucidi. «Lo vedo e mi fa venire di nuovo… non smettere… voglio che mi sborri dentro ancora… voglio sentire i getti…»

Lui cambia ritmo. Profondo, fermo, poi fuori quasi tutto, poi dentro di botto. Mi fa piangere di piacere. Una mano mi scivola sotto e mi pinza il clitoride, lo strozza a ritmo delle spinte. Il secondo orgasmo mi prende di sorpresa, più violento del primo. Urlo contro i cuscini, il corpo che si contorce, il culo che sfiata e si contrae intorno a lui. Callum ringhia e sborra. Getti caldi, spessi, che mi riempiono di nuovo, che si aggiungono a quelli di prima. Sento la pressione, il calore che si espande, il seme che cerca di uscire ma lui rimane conficcato fino all’ultima goccia, a spingere tutto dentro.

Resta immobile un lungo momento, respiro pesante contro la mia schiena. Poi esce piano. Mi tiene aperta e guarda il disastro: sborra che cola a fiotti, il buco rosso e usato che non riesce a chiudersi, fili bianchi che scendono sulla figa e sul divano. «Perfetto» mormora. Mi gira a sedere, mi fa spalancare le gambe, si mette in ginocchio e mi lecca di nuovo. Lingua che pulisce, che raccoglie, che spinge la sborra di nuovo dentro l’ano con la punta. Io gli metto le mani nei capelli e lo tengo premuto contro il mio culo. «Mangiami… puliscimi con la lingua… poi risporcami.»

Si alza, cazzo ancora mezzo duro e lucido. Mi prende la mano e me la fa chiudere intorno all’asta. «Strofina. Fammi tornare duro mentre ti guardo col culo pieno.» Lo faccio. Mano lenta, stretta, che raccoglie la sborra e la saliva e mi scorre su e giù. Lui mi fissa negli occhi. «Stanotte non ho finito. Voglio vederti a cavalcioni, che ti infili il cazzo da sola nel culo e ti scopi mentre mi guardi. Voglio metterti le dita in gola mentre ti inculo. Voglio che mi dica quanto ti piace tradire tuo marito con il mio cazzo nel buco del culo. E dopo… dopo ti faccio venire così tante volte che non reggerai più in piedi. Il divano è solo l’inizio. C’è il tavolo. C’è il pavimento. C’è la tua camera da letto coniugale. Vuoi che ti porti lì e ti sfondi sul letto dove dormi con lui?»

Il cuore mi batte in gola. Sono ancora piena, ancora aperta, ancora gocciolante. Il desiderio non è sceso di un millimetro; è solo diventato più sporco, più affamato. Annuisco, voce rauca. «Portami dove vuoi. Usami come vuoi. Il mio culo è tuo stanotte. Tutto. E voglio che mi rovini ancora prima che torni lui.»

Callum sorride, un sorriso sporco e affamato. Mi solleva come se non pesassi nulla, mi fa avvolgere le gambe intorno alla vita. Il cazzo semiduro preme già di nuovo tra le natiche, pronto a indurirsi del tutto. Cammina verso il corridoio con me attaccata a lui, sborra che cola dalle mie cosce sui suoi fianchi. «Allora andiamo a sporcare il letto matrimoniale, Priya. E questa volta ti faccio venire col cazzo nel culo e le dita in gola contemporaneamente. Vediamo quanto urlare riesci senza che i vicini sentano.»

Callum mi porta in camera senza spegnere le luci del corridoio. La porta della stanza matrimoniale si apre con un cigolio lieve e lui mi scaraventa sul letto grande, quello dove dormo ogni notte con mio marito. I lenzuoli freschi di bucato mi accolgono nuda, ancora gocciolante di sborra che mi cola tra le natiche e bagna il copriletto. Mi spinge indietro con una mano sul petto, mi apre le gambe a forza e si mette in ginocchio tra di esse. Il cazzo è di nuovo di ferro, lucido, grosso, e lo strofina lento contro il mio buco già arrossato e pieno.

«Guardami» ordina. «Voglio vederti mentre ti infili il mio cazzo da sola nel culo.»

Mi alzo a cavalcioni, le cosce che tremano. Afferro l’asta calda, la posiziono contro l’anello dilatato e scivolo giù. Il glande entra facile, poi il resto mi dilata di nuovo in un’ondata di bruciore dolce. Gemendo, mi siedo fino in fondo, le palle che mi premono contro la figa. Inizio a muovermi: su e giù, lente e profonde all’inizio, poi più veloci. Le chiappe sbattono contro i suoi fianchi con schiocchi umidi. Ogni discesa mi fa uscire un filo di sborra vecchia che cola sulle sue cosce. Mi guardo nello specchio dell’armadio: seno che rimbalza, pancia che si contrae, il cazzo grosso che scompare nel mio culo a ogni spinta.

«Cazzo, Priya… ti stai scopando da sola come una troia esperta» ringhia lui. Le mani mi afferrano i fianchi e mi aiutano a scendere più forte. «Più a fondo. Voglio sentire le tue chiappe schiacciarsi contro di me.»

Obbedisco. Cavalco duro, ansimando, la figa che gocciola sul suo ventre. Una mano scende e mi strofina il clitoride a cerchi disperati. L’orgasmo arriva veloce, violento: il culo si chiude a morsa, mi stringe il cazzo a pulsazioni mentre urlo e mi piego in avanti. Callum non si ferma. Mi tiene piantata e continua a spingere dal basso, sfruttando ogni contrazione.

Quando le onde calano, mi ribalta. Ora sono a pancia in su, le gambe piegate contro il petto, culo esposto. Lui si rimette sopra e rientra di botto, tutto intero. Inizia a martellarmi con colpi lunghi e pesanti che fanno scricchiolare il letto matrimoniale. Una mano mi afferra la gola, non per stringere forte ma per tenermi ferma, il pollice contro la mandibola. L’altra mi apre la bocca e ci infila due dita.

«Succhia» comanda. «Come se fosse il cazzo. Voglio vederti con le dita in gola mentre ti sfondo il buco.»

Apro e le prendo. Le dita scivolano fino quasi alle nocche, toccano il fondo della lingua, mi fanno sbavare. Sputo cola sul mento mentre lui mi inculà senza pietà. Ogni spinta mi fa struggere le dita più a fondo. Mi sento piena da entrambi i lati, usata, rovinata. Gli occhi mi lacrimano di piacere puro. «Mmmh… più…» gemo intorno alle dita. Lui accelera, le palle che sbattono contro di me, il letto che urla sotto di noi.

«Diglielo» ringhia, le dita che mi trombano la gola a ritmo del cazzo nel culo. «Dillo quanto ti piace tradire tuo marito sul suo stesso letto.»

Tiro fuori le dita abbastanza da parlare, la voce rauca e bavosa. «Mi piace… cazzo, mi piace da morire… il letto dove lui mi bacia buonanotte e tu mi stai sfondando il culo… sono la puttana del suo migliore amico… riempimi, Callum, sborrami di nuovo qui…»

Lui ruggisce e mi mette le dita di nuovo in bocca, più profonde. Continua a incularmi a ritmo brutale. Sento il secondo orgasmo salire dalla schiena, più sporco, più basso. Quando scoppia, il culo mi pulsa in spasmi che lo mungono. Urlo intorno alle dita, saliva che cola, corpo che si contorce. Callum sborra un attimo dopo: getti caldi e spessi che mi riempiono di nuovo, che si mescolano a quelli di prima e creano una pressione calda e piena. Resta conficcato, spingendo ogni goccia dentro mentre le dita mi escono dalla bocca.

Si ritira piano. Mi tiene le gambe aperte e guarda. Il buco è un disastro rosso e lucido, sborra che esce a fiotti e bagna i lenzuoli bianchi. «Perfetto» mormora. Si china e mi lecca di nuovo, lingua vorace che raccoglie il seme e lo spinge dentro, che mi pulisce e mi risporca allo stesso tempo. Io gli affondo le dita nei capelli e lo tengo premuto. «Non smettere… mangiami il culo pieno…»

Quando si alza, il cazzo è ancora mezzo duro e gocciolante. Mi gira a quattro zampe sul bordo del letto, la testa che pende verso il pavimento. Si mette dietro e mi rientra senza preavviso, scivolando nella sborra calda. Riparte con spinte secche, profonde, che mi fanno avanzare sul materasso. Una mano mi tira i capelli indietro, l’altra mi schiaffeggia le chiappe a ritmo. «Schiaffo… cazzo… schiaffo…» La carne mi brucia, mi ondeggia. Io spingo indietro, lo prendo tutto, il buco che fa rumori osceni a ogni ingresso.

«Voglio sentire la tua voce» dice lui. «Raccontami cosa faresti se tuo marito entrasse adesso e ti trovasse così.»

«Lo guarderei…» ansimo tra una spinta e l’altra. «Lo guarderei negli occhi mentre tu mi continui a fottere il culo… gli direi che il tuo cazzo è più grosso… che mi riempie come lui non ha mai fatto… che mi faccio inculare da te da ore e che voglio ancora…»

Callum geme e accelera. Mi prende i fianchi e mi tira indietro contro ogni colpo, così forte che le ossa mi battono. Schiaffi più duri. Sputo che cola sulla mia schiena. Poi si china, mi morde l’orecchio. «Adesso ti faccio venire con le dita nella figa e il cazzo nel culo. Non toccarti. Lascia fare a me.»

Due dita grosse mi entrano nella figa bagnata mentre lui continua a martellarmi l’ano. Le muove a forbice, le torce, mi strozzano il clitoride dall’interno. Il doppio riempimento mi fa impazzire. L’orgasmo arriva come un’ondata che mi acceca: urlo contro i lenzuoli, il corpo che si scuote, entrambi i buchi che si contraggono intorno a lui. Continua a scoparmi attraverso, senza pietà, finché non cado in avanti, le ginocchia che cedono.

Mi tira fuori. Mi lascia a pancia in giù, culo alto e aperto, sborra che cola a rivoli sul letto coniugale. Cammina intorno, cazzo ancora duro, e mi prende la testa. «Apri. Gustati quello che ti ho messo dentro.»

Apro la bocca. Lui mi infila il cazzo lucido di sborra e di me. Succhio forte, lingua che gira, gola che si apre. Sa di me, di lui, di tradimento. Lo prendo fino in fondo, lacrime agli occhi, mentre lui mi tiene i capelli e mi usa la bocca con spinte lente. «Brava puttana… pulisciti il sapore dal cazzo… poi ti riporto nel culo.»

Quando lo tira fuori, è di nuovo di ferro. Mi solleva, mi mette a cavalcioni di nuovo ma questa volta di spalle, guardando lo specchio. Mi guida il cazzo contro il buco e mi fa scendere. Vedo tutto: il mio culo che si apre e lo ingoia, le chiappe che si schiacciano, il suo volto teso dietro di me. Inizio a muovermi, lenta, sentendo ogni vena. «Guarda» mi ordina. «Guarda come ti prendi il cazzo dell’amico di tuo marito. Guardati mentre ti rovini il buco sul suo letto.»

Mi guardo. Sono un disastro: capelli appiccicati, seni marchiati dalle sue mani, cosce lucide di sborra e umore. Cavalco più forte, ansimando, una mano sul clitoride. Lui mi tiene i fianchi e spinge dal basso. Il ritmo diventa animalesco. Il letto scricchiola come se stesse per rompersi. Un altro orgasmo mi prende di sorpresa, più lungo, che mi fa urlare il suo nome e stringere il culo a ritmo.

Callum non sborra ancora. Mi solleva dal cazzo, mi gira e mi stende di nuovo a pancia in su. Mi alza le gambe sulle spalle e rientra. Spinte profonde, lente, che mi fanno sentire ogni centimetro che mi dilata. «Stanotte non ho finito» dice contro la mia bocca, baciandomi sporco. «Voglio farmi venire di nuovo dentro. Poi ti porto in bagno. Ti faccio piegare sul lavandino e ti inculò guardandoti nello specchio mentre ti tocchi. E dopo… dopo ti porto in cucina. Sul tavolo dove mangiate insieme. Ti siedo sopra e ti faccio cavalcare finché non riesci più a camminare. Il tuo culo è mio fino all’alba, Priya. E ogni volta che torni in questa stanza penserai a come te l’ho sfondato.»

Mi bacia di nuovo, lingua profonda, mentre riprende a muoversi con colpi che mi fanno vedere stelle. Sono piena, aperta, gocciolante, e il desiderio non scende: sale ancora, più filth, più affamato. Annuisco contro la sua bocca, voce rotta. «Sì… portami… usami ovunque… voglio che il letto puzzi di noi… voglio che mi rovini ancora…»

Lui sorride contro le mie labbra e accelera di nuovo, il cazzo che mi martella il buco già pieno, preparandosi a riempirmi un’altra volta mentre il mattino è ancora lontano e il divano, il letto, il resto della casa aspettano di essere sporcati.

Callum accelera sul letto matrimoniale, il cazzo che mi martella il buco già gonfio e pieno di sborra. Ogni spinta fa scricchiolare le molle, i lenzuoli bianchi si macchiano di scie densa che escono dal mio ano a ogni ritirata. Mi bacia con la lingua profonda, denti che mordono il labbro, mentre le mie gambe sulle sue spalle tremano. Sento il glande battere in fondo, la pressione che sale, e vengo di nuovo senza toccarmi: il culo si chiude a morsa, lo munge a pulsazioni violente, urlo nel suo bacio. Lui ruggisce e sborra. Getti caldi, spessi, che si aggiungono al disastro già dentro di me; resta conficcato, spinge tutto, fa sì che non ne esca quasi niente finché non ha finito di scaricarsi.

Si ritira piano. Il buco resta aperto, un anello rosso e lucido che palpita e lascia colare un rivolo bianco sui lenzuoli dove mio marito di solito mi tiene la mano. Callum mi guarda un secondo, poi mi solleva come un sacco di carne usata. «Bagno» ringhia. Mi porta di peso, sborra che gocciola dalle mie cosce sul pavimento del corridoio. In bagno accende la luce al neon. Mi piega sul lavandino di marmo, il petto schiacciato contro il freddo, il culo alto e esposto allo specchio. Vedo tutto: il mio riflesso sudato, i seni schiacciati, il buco che ancora sfiata seme.

«Guardati» ordina, e mi apre le natiche con le mani ruvide. Lo sputo caldo mi colpisce l’ano, cola, lubrifica di più. Poi il cazzo preme e entra di botto, tutto intero, scivolando nella sborra fresca. Gemendo, mi aggrappo ai bordi del lavandino. Lui mi inculà con colpi secchi, profondi, che mi fanno avanzare e indietreggiare. Ogni spinta mi fa uscire un filo di bianco che scende lungo la figa e gocciola sul pavimento di piastrelle. «Toccali» mi dice, voce rotta. «Strofina il clitoride mentre ti guardo sfondarti.»

Le dita scendono. Sono pazzamente bagnata. Mi strofico a cerchi veloci mentre lui mi martella, una mano che mi tira i capelli indietro perché guardi lo specchio. Vedo il cazzo grosso scomparire e riemergere dal mio culo, le chiappe che ondeggiano, il suo volto teso e affamato dietro di me. «Sono la puttana del migliore amico di mio marito» ansimo, guardandomi negli occhi riflessi. «Mi sto facendo rovinare il buco sul lavandino di casa… cazzo, Callum, più forte…»

Lui obbedisce. Schiaffi secchi sulle natiche rosse, il suono che echeggi. Spinte brutali che mi fanno sbattere il bacino contro il bordo freddo. L’orgasmo arriva basso e sporco: il culo si contrae, mi stringe l’asta a spasmi, urlo contro lo specchio appannato. Continua a scoparmi attraverso le onde, sfruttando ogni pulsazione, finché non sborra di nuovo. Getti che mi riempiono, pressione calda che si espande, seme che cerca di uscire ma lui lo tiene dentro spingendo fino all’ultima goccia.

Esce. Mi tiene aperta e guarda il disastro nello specchio: buco dilatato, sborra che cola a fiotti, cosce lucide. Lingua che scende, mi lecca, raccoglie, rispinge dentro. Io spingo indietro il bacino. «Ancora… non smettere di sporcarmi.»

Mi solleva di nuovo. Cucina. Il tavolo di legno dove mangiamo la sera, dove mio marito legge il giornale. Callum mi siede sopra, nuda, culo ancora gocciolante. Si mette in piedi tra le mie gambe aperte, cazzo di ferro lucido di tutto. «Cavalcami. Infilalo tu.»

Afferro l’asta, la posiziono contro l’anello arrossato e mi lascio scivolare giù. Entra facile, dilata, arriva in fondo. Inizio a muovermi: su e giù, le chiappe che sbattono sul legno con schiocchi umidi. Ogni discesa fa uscire sborra vecchia che bagna il tavolo. Lui mi tiene i fianchi e spinge dal basso, più forte. Una mano mi afferra un seno, strizza il capezzolo. L’altra scende e mi infila due dita nella figa bagnata mentre il cazzo mi tromba il culo.

«Doppio» ringhia. «Figa e culo pieni. Vieni così.»

Le dita si muovono a forbice, mi strozzano il clitoride dall’interno. Cavalco disperata, seni che rimbalzano, ansimando. L’orgasmo mi acceca: urlo, entrambi i buchi che si chiudono a morsa, corpo che si contorce sul tavolo. Lui non si ferma. Continua a spingere, a scoparmi attraverso, poi mi ribalta a pancia in giù sul legno. Mi inculà da dietro, colpi lunghi e pesanti che fanno tremare le gambe del tavolo. Schiaffi. Morsi sulla spalla. «Raccontami» ansima. «Cosa penserai domani quando siederai qui a colazione.»

«Penserò al tuo cazzo…» gemo, voce rotta. «Al modo in cui mi hai aperto… a come mi hai riempito di sborra sul tavolo di famiglia… e vorrò di nuovo…»

Ruggisce e accelera. Mi tira i capelli, mi costringe a guardare il vuoto della cucina mentre mi sfonda. Sborra profondo, getti che mi riempiono ancora, che si mescolano a tutto il resto e creano un calore liquido che cola appena lui si ritira. Mi lascia un momento a pancia in giù, culo alto, buco che sfiata e non si chiude.

Ma non ha finito. Mi porta di nuovo in camera, sul letto già distrutto. Mi mette a quattro zampe, mi rientra senza preavviso, scivola nella melma calda. Spinte lente adesso, profonde, quasi tenere nella loro brutalità. Una mano mi accarezza la schiena sudata, l’altra mi tiene aperta. «Ultima» mormora contro la mia nuca. «Vieni con me.»

Mi strofina il clitoride con le dita esperte mentre mi inculà a ritmo regolare. L’orgasmo sale lento, potente, mi prende tutto il corpo. Urlo il suo nome una volta sola, il culo che lo spreme a ondate lunghe. Lui sborra con un gemito basso, conficcato fino in fondo, scaricandosi dentro di me per l’ultima volta. Resta così, respiro contro respiro, cazzo che pulsa ancora mentre le ultime gocce escono.

Poi esce del tutto. Mi distendo di fianco, gambe molli, culo che cola lento sul lenzuolo macchiato. Callum si sdraia dietro di me, un braccio pesante intorno alla vita, il petto caldo contro la mia schiena. Non parla più. Io non parlo. Solo il suono del respiro che si calma, il ticchettio lontano di un orologio, la casa vuota e silenziosa intorno a noi. La sborra continua a scendere tra le mie cosce, calda e densa, ma nessuno si muove. Restiamo immobili nel buio che filtra dalle tende, il letto che puzza di sesso e tradimento, e il silenzio che si posa su tutto come una coperta.

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