Prima Traversata con l'Amico di Mio Marito

Sofia si fa scopare alla grande da Trent davanti al marito eccitato che si sega guardando.

27 min read September 02, 2026New

Il sole stava scendendo dietro l’orizzonte, tingendo di arancio e viola il terrazzo della casa al mare. Desmond, quarantadue anni, versava il vino rosso nei calici mentre osservava Sofia e Trent chiacchierare vicino al parapetto. Trent, l’amico di una vita, imprenditore di successo, quarant’anni abbondanti, spalle larghe, sorriso sicuro, stava raccontando una barzelletta sporca a voce bassa. Sofia, trentotto anni, abito estivo leggero che le scendeva sulle cosce, rise con la mano sulla bocca, le guance già arrossate. Desmond sentì un tuffo al basso ventre. Quella risata non era solo cortesia. Era fame.

«Hai visto come ti guarda?» pensò Desmond, fingendo di sistemare le posate. Il cazzo gli si era già irrobustito nei pantaloni solo a vedere le labbra della moglie curvarsi verso l’amico. Sofia si sporse un poco di più, il seno che premeva contro il tessuto sottile. Trent le sfiorò il braccio per sottolineare un punto della storia e lei non si ritrasse. Anzi, si avvicinò.

«Smettila, sei incorreggibile», disse Sofia, ma la voce era calda, roca. «Desmond, senti che roba ti racconta il tuo amico.»

Desmond alzò lo sguardo e sorrise, sentendo il sangue battere nelle tempie. «Racconta pure, Trent. Qui non ci scandalizziamo.» Dentro di sé, però, qualcosa si era acceso. L’umiliazione dolce e sporca di vedere Sofia arrossire per un altro uomo. Il desiderio represso di lei verso Trent era palese da anni, mai confessato fino in fondo. E lui, coglione eccitato, se la godeva in silenzio.

La cena scivolò via tra risate e sguardi. Sofia beveva più del solito, le ginocchia che si sfioravano sotto il tavolo con quelle di Trent. Desmond sparecchiava i piatti con calma eccessiva, lasciandoli soli sul divano del soggiorno affacciato sul mare. Dal terrazzo entrava la brezza salata. Quando tornò con le bottiglie vuote, li trovò già vicini. Le ginocchia di Sofia premevano contro quelle di Trent. Lei lo guardava con le pupille dilatate.

Trent non aspettò altro. Le mise una mano dietro la nuca e la baciò. Un bacio pieno, umido, con la lingua che entrava subito. Sofia gemette contro la sua bocca, le mani sul petto largo dell’amico del marito. Desmond restò fermo sulla soglia, il vassoio tremolante. Sofia staccò le labbra solo un attimo, si voltò verso di lui con gli occhi lucidi di lussuria.

«Desmond… vuoi davvero vedermi con il tuo amico?» La voce era un filo di seta e di porca. «Dimmelo. Se vuoi che continui, dimmelo adesso.»

Il cazzo di Desmond era già duro come pietra, premeva contro la zip. Annuì, la gola secca. «Sì. Continuate. Voglio vederti. Voglio che te lo prendi.» La parola uscì roca, umiliata e arrapata insieme. «Fallo. Ti prego.»

Sofia sorrise, un sorriso cattivo e riconoscente. Si girò di nuovo verso Trent e lo baciò con più fame, mentre una mano scendeva a palpare il pacco grosso nei pantaloni di lui. «Cazzo, quanto ce l’hai duro», mormorò. Trent le sbottonò l’abito con gesti sicuri, le tirò giù le spalline. I seni di Sofia saltarono fuori, capezzoli già duri. Lui li prese in mano, li strinse, ci si abbassò a succhiare. Sofia gettò la testa all’indietro, gemendo verso il marito. «Guardami, amore. Guardami mentre me lo faccio succhiare da lui.»

Trent la spinsedolcemente sul divano. Sofia si mise in ginocchio tra le sue gambe, gli aprì i pantaloni, tirò fuori il cazzo grosso, venoso, già lucido di liquido. Lo guardò un secondo, poi alzò gli occhi verso Desmond che si era seduto sulla poltrona di fronte, la mano già sul proprio membro sopra i pantaloni. «Segati», ordinò lei con voce ferma. «Voglio vederti masturbarti mentre glielo ingoio.»

Aprì la bocca e lo prese tutto d’un colpo, fino in gola. Un suono umido, gorgogliante. Trent gemette basso, una mano nei capelli di Sofia, spingendola ancora più a fondo. Lei succhiava con avidità, guance scavate, saliva che le colava sul mento e sul seno. Ogni tanto si staccava, ansimava, leccava il glande guardando il marito. «Ti piace, Desmond? Ti piace vedere la tua moglie con il cazzo dell’amico in bocca?» Desmond annuì, ormai con il cazzo fuori, la mano che lo strofinava forte. «Sì… cazzo sì. Continua.»

Trent la tirò su, le fece strizzare l’abito fino a farla nuda, le aprì le gambe e si sistemò tra le cosce. Il glande le sfiorò la figa già gocciolante. «Sei zuppa», borbottò lui. «Tua moglie è una troia bagnata, Desmond.» Poi entrò. Un colpo solo, fondo, che strappò un urlo a Sofia. «Ahh—cazzo, sì, così!»

La prese in missionario sul divano, spinte lunghe e pesanti, le cosce di lei spalancate, le caviglie sulle spalle di Trent. Ogni botta faceva sbattere i seni di Sofia. Lei guardava il marito mentre veniva scopata, gli occhi sgranati di piacere. «Più forte… scopami più forte davanti a lui.» Trent obbedì, martellandola, il suono umido di pelle contro pelle che riempiva la stanza insieme ai gemiti di lei. Desmond si segava a ritmo, le palle tese, l’umiliazione che gli bruciava il petto e gli faceva pulsare il cazzo ancora di più.

«Gira», ordinò Trent dopo qualche minuto. Sofia si lasciò voltare, si mise a carponi sul tappeto spesso, il culo alto verso l’amico. Trent le afferrò i fianchi e la trafisse di nuovo, fino in fondo. Colpi profondi, irregolari, che le facevano tremare le cosce. Sofia spingeva indietro incontro a lui, il viso rivolto verso Desmond. «Segati, amore. Guardami mentre mi fotte. Guardami prendere il cazzo del tuo amico. Voglio che ti sborra addosso mentre lui mi riempie.»

Desmond accelerò la mano, ansimando. Trent stringeva i fianchi di Sofia, le dita che lasciavano segni rossi, e la scopava con forza, il sacco che sbatteva contro la figa. «Stai per venire», borbottò Trent. «Lo sento. Sei stretta da pazzi.» Sofia urlò, un grido lungo e rotto, il corpo che si contraeva. «Vieni dentro… vienimi dentro, Trent. Riempimi.»

Trent spirò un gemito gutturale e si scaricò in profondità, spingendo fino all’osso, sparando getti caldi di sperma dentro la figa di Sofia. Lei tremava sotto di lui, ancora scossa dall’orgasmo, la figa che pulsava attorno al cazzo che la riempiva. Desmond, a quella vista, sborrò a sua volta, il seme che gli schizzava sulla mano e sulla maglietta, un gemito soffocato di pure sconfitta e godimento.

Sofia restò ansimante, ancora col cazzo di Trent sepolto dentro, sentendo lo sperma caldo che le colava un po’ lungo l’interno coscia. Si voltò di scatto, afferrò il volto di Trent e lo baciò a fondo, lingua contro lingua, assaggiando se stessa e lui. Poi staccò le labbra, si girò verso Desmond con un sorriso lento, soddisfatto, le guance rosse, i capelli scompigliati. La voce era rauca di piacere e di qualcosa di più grande, di una porta appena spalancata.

«D’ora in poi queste traversate diventeranno…»

«D’ora in poi queste traversate diventeranno… regolarità», finì Sofia con un sorriso lazy e vorace, la voce ancora rauca dal gemito. «Non una volta sola, Desmond. Ogni cazzo volta che Trent vorrà. E tu starai lì a guardare e a segarti come il cuckold che sei.»

Trent non si era ancora sfilato. Il cazzo gli rimaneva sepolto dentro di lei, ancora mezzo duro, e Sofia lo strinse coi muscoli della figa, tirandogli fuori un grugnito. Lo sperma caldo le colava già lungo la coscia interna, viscoso, e lei lo sentì scivolare mentre si muoveva appena, facendo scricchiolare il tappeto sotto le ginocchia. Desmond, ancora ansimante sulla poltrona con il cazzo floscio e lucido di sborra, alzò lo sguardo. Il petto gli bruciava di umiliazione e di una fame nuova, più sporca.

«Alzati», ordinò Trent a Sofia, uscendo da lei con un suono umido e schioccante. Un filo di seme bianco le pendeva dal labbro della figa aperta e gonfia. Sofia si alzò in ginocchio, si girò verso il marito e spalancò le cosce di proposito, mostrando tutto. «Guarda cosa mi ha lasciato, amore. Piena. Sgocciolante. Toccalo se vuoi. No, meglio: leccalo.»

Desmond esitò un secondo, il cuore a martello. Poi strisciò in avanti sulle ginocchia, si chinò tra le cosce della moglie e passò la lingua sulla fessura calda. Il sapore salato e amaro dello sperma di Trent gli riempì la bocca insieme al succo di Sofia. Lei gli afferrò i capelli e lo premette contro la figa. «Così, bravo cuck. Pulisci la figa della tua puttana dopo che l’ha usata il tuo amico. Senti com’è piena.» Desmond leccò a fondo, la lingua che entrava e usciva, raccogliendo ogni goccia. Il cazzo gli si rialzò di colpo, duro di nuovo solo a quel gesto di sottomissione.

Trent, in piedi, si strofinava il cazzo ancora unto, guardandoli. «Bravo, Desmond. Fagli posto, ora. Voglio di nuovo quella bocca.» Sofia spinse via il marito con un piede leggero e si girò verso Trent. Si mise a quattro zampe di nuovo, ma questa volta con il viso all’altezza del cazzo di lui. Lo prese in mano, lo leccò dalla base alla punta, pulendo il misto di sborra e figa, poi lo ingoiò fino in gola con un gorgoglio umido. Trent le tenne la testa ferma e iniziò a scoparle la bocca con spinte lente e profonde. «Guarda tua moglie, Des. Guarda come mi succhia il cazzo ancora caldo del suo buco. È una macchina da pompini, la tua Sofia.»

Desmond si era rimesso a segare, seduto a terra ora, gli occhi fissi. Ogni volta che Sofia saliva e scendeva con la testa, saliva e lacrime le colavano sul mento e sul seno. Trent accelerò, le palle che battevano contro il mento di lei. Poi la tirò su per i capelli. «Sul tavolo del terrazzo. Voglio prenderla all’aperto, col vento sul culo.»

Uscirono tutti e tre. La brezza marina era fresca sulla pelle sudata. Sofia si chinò sul tavolo di legno, le tette schiacciate contro la superficie fredda, il culo alto e aperto. Trent le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa, lasciando il segno rosso, poi le aprì le natiche con le mani e le sputò sulla figa ancora gonfia. «Cazzo, sei ancora aperta e zuppa del mio carico. Perfetto.» Entrò di nuovo con una spinta secca, fino in fondo. Sofia urlò, il suono portato via dal vento. «Ahh—più forte, Trent! Scopami come una troia davanti a mio marito! Digli quanto sono stretta!»

Trent iniziò a martellarla. Colpi lunghi, pesanti, che facevano sbattere le cosce di Sofia contro il bordo del tavolo. Il suono umido di pelle e figa riempiva la sera. «È stretta da pazzi, Desmond. La tua moglie si chiude intorno al mio cazzo come se non volesse lasciarlo andare. Senti?» Prese la mano di Desmond—che si era avvicinato, il cazzo in pugno—e gliela fece posare sul basso ventre di Sofia, dove si sentiva il bulbo del cazzo di Trent spingere dal di dentro. Desmond gemette, umiliato e arrapato, le dita che sentivano il movimento alieno sotto la pelle della moglie.

«Parla, amore», ansimò Sofia, voltando la testa. Gli occhi lucidi, la bocca aperta. «Dimmi che ti piace. Dimmi che vuoi che mi faccia riempire di nuovo.»

Desmond, la mano che si muoveva veloce sul proprio cazzo, rispose con voce spezzata: «Mi piace… cazzo, mi piace vederti presa così. Voglio che ti sborri dentro ancora. Voglio che tu esca da qui zoppicando, piena del suo seme. Sono un coglione eccitato e… e voglio di più.»

Trent rise basso e accelerò. Afferrò i fianchi di Sofia e la sollevò quasi, piegandola di più, cambiando angolo. Ora la scopava verso l’alto, colpendo il punto che le faceva tremare le ginocchia. Sofia si aggrappò al tavolo, le unghie che graffiavano il legno. «Lì… cazzo lì! Sto venendo di nuovo—Desmond, guardami! Guardami squirtare sul cazzo del tuo amico!» Il corpo le si contrasse violentemente. Un getto caldo le uscì dalla figa, bagnando le cosce di Trent e il pavimento del terrazzo. Lei tremò, gemendo a lungo, la figa che pulsava e succhiava.

Trent non si fermò. Continuò a fotterla attraverso l’orgasmo, più duro, più irruento. «Ancora una volta. Voglio sentirti venire di nuovo mentre ti riempio.» Cambiò posizione senza uscire del tutto: la girò di scatto, la sollevò e la fece sedere sul bordo del tavolo, le gambe spalancate intorno ai suoi fianchi. Entrò di nuovo e iniziò a spingere in piedi, tenendola sotto le cosce. Sofia gli avvolse le braccia al collo e lo baciò con lingua e denti, succhiandogli il labbro. «Sborrami. Riempimi come prima. Voglio sentire i getti caldi mentre Desmond si sega e ci guarda.»

Desmond era in ginocchio ora, vicino, la faccia a pochi centimetri da dove i due corpi si univano. Vedeva il cazzo di Trent sparire e riemergere lucido di succhi misti, le labbra della figa di Sofia tirate e rosse. Si segava furiosamente, le palle tese di nuovo. «Sì… fallo. Sborrale dentro. Voglio vedere.»

Trent ruggì e scaricò. Spinte corte e profonde, il corpo che si irrigidiva mentre sparava getti spessi e caldi direttamente contro la cervice di Sofia. Lei sentì ogni pulsazione, ogni sparo, e venne di nuovo, più debole ma lungo, la figa che mungeva. «Sì… cazzo sì, sento tutto…»

Quando Trent uscì, un rivolo bianco e denso le scese subito, gocciolando sul legno del tavolo. Sofia ci passò due dita, le raccolse e se le portò alla bocca, succhiando. Poi ne offrì un po’ a Desmond. «Lecca. Assaggia di nuovo quanto mi ha riempito il tuo amico.» Desmond obbedì, leccando le dita di lei, il sapore amaro che gli faceva pulsare il cazzo.

Trent non aveva finito. Si sedette su una sedia a sdraio, il cazzo ancora semi-eretto e unto. «Vieni qui, Sofia. Cavalcami. Voglio che mi scopa tu mentre lui ti guarda in faccia.» Sofia strisciò sopra di lui, gli afferrò il cazzo e se lo infilò da sola, scendendo fino in fondo con un gemito guttural. Iniziò a muovere i fianchi, avanti e indietro, poi su e giù, le tette che ballavano sotto il mento di Trent. Lui le prese i seni in mano, li strinse, ci succhiò i capezzoli duri. «Più veloce. Usa quella figa. Mostra a tuo marito come si cavalca un vero cazzo.»

Sofia accelerò, il culo che sbatteva sulle cosce di Trent. Guardava Desmond dritto negli occhi mentre lo faceva. «Vedi, amore? Vedi come lo prendo tutto? Come mi allargo per lui? Il tuo cazzo non mi ha mai riempito così. Mai.» Le parole colpirono Desmond come schiaffi, e lui si segava più forte, ansimando. «Dillo ancora», chiese lui con voce rotta. «Dillo che sono meno di lui.»

«Sei meno», ansimò Sofia, saltellando sul cazzo. «Il tuo amico mi scopa meglio. Mi fa venire più forte. E tu… tu ti seghi come un bravo cuckold mentre io mi faccio fottere. Continua. Voglio che sborri di nuovo guardandomi.»

Trent le diede uno schiaffo leggero su una tette e poi le afferrò i fianchi, aiutandola a scavallare più forte. «Inchino. Voglio entrare anche nel culo stasera. Sei pronta, troia?» Sofia annuì senza esitazione, gli occhi lucidi di lussuria. «Sì. Prendimi anche lì. Desmond non l’ha mai fatto fino in fondo. Fallo tu.»

Si sollevò, si girò di spalle a Trent in posizione inversa, e si chinò in avanti verso Desmond, le mani sulle ginocchia del marito. Trent le aprì le chiappe, le sputò sul buco stretto e ci premette il glande. Entrò piano, centimetro dopo centimetro, mentre Sofia ansimava e spingeva indietro. «Ahh—cazzo, grosso… sì, spingi.» Quando fu dentro fino alle palle, iniziò a muoversi. Colpi lenti all’inizio, poi più profondi. Sofia gemette contro il cazzo di Desmond, lo prese in bocca e lo succhiò mentre veniva penetata nel culo. Il doppio stimolo la faceva tremare.

Desmond sentiva la gola calda della moglie intorno al proprio membro e vedeva, oltre la sua testa, il cazzo di Trent sparire nel culo di lei. L’umiliazione era totale, dolce, bruciante. «Più forte… fottila più forte lì», mormorò. Trent obbedì, accelerando, le mani che stringevano i fianchi di Sofia lasciando segni. Il suono era grezzo, carne contro carne, gemiti e bavosi succhi di bocca.

Sofia si staccò un attimo dalla bocca di Desmond, saliva che le filava dal mento. «Voglio che mi sborriate entrambi. Trent nel culo, tu in faccia. Adesso.» Trent ruggì e scaricò di nuovo, spingendo a fondo, riempiendole il culo di sperma caldo. Sofia urlò di piacere e allo stesso tempo Desmond esplose, getti bianchi che le schizzarono sulle guance, sulla bocca, sui capelli. Lei leccò quello che poteva, sorridendo con la faccia sporca.

Restarono così un momento, ansimanti, i corpi ancora uniti. Trent uscì piano, e lo sperma le colò dal culo aperto. Sofia si alzò tremante, si girò verso entrambi con gli occhi ancora carichi. Toccò la figa e il culo, sentendo il misto caldo che le scendeva. «Non basta», disse a voce bassa, ma chiara. «Stanotte non finisce qui. Voglio che mi usiate finché non riesco più a camminare. E Desmond… tu mi guarderai e mi ringrazierai ogni volta. Capito?»

Desmond annuì, già sentendo il cazzo che si rialzava di nuovo a quelle parole. Trent sorrise, pulendosi con la mano e guardando Sofia. La porta era spalancata. La sera era ancora lunga, e il mare sotto di loro non sapeva nulla di quanto sporco potesse diventare.

Sofia si passò le dita tra le cosce, raccogliendo il misto di sborra che le scendeva dal culo e dalla figa ancora aperti. Li portò alle labbra e leccò lentamente, gli occhi fissi su Desmond mentre lui restava in ginocchio sul terrazzo, il cazzo già di nuovo duro e lucido. La brezza marina le asciugava il sudore sulle tette, ma il calore tra le gambe non calava. Trent era seduto sulla sedia a sdraio, le gambe aperte, il membro che si gonfiava di nuovo sotto lo sguardo di lei.

«Vieni qui», ordinò Sofia al marito con voce rauca. «In ginocchio, tra le mie gambe. Voglio che mi tieni aperta mentre Trent mi prepara per il prossimo giro.»

Desmond obbedì subito, strisciando fino a lei. Le mani tremanti le aprirono le natiche e le labbra della figa, esponendo i buchi gonfi e stillanti. L’odore di sesso e mare gli riempì le narici; il petto gli bruciava di vergogna e di un’eccitazione che lo faceva pulsare. Sofia gli afferrò i capelli e lo costrinse a guardare. «Vedi com’è ridotta la figa della tua moglie? Allargata, piena, usata. E non abbiamo ancora finito.»

Trent si alzò, il cazzo ormai di nuovo teso e venoso. Si avvicinò, si chinò e le sputò direttamente sul buco del culo, poi ci premette due dita, facendole entrare con un suono umido. Sofia gemette, spingendo indietro. «Più a fondo… cazzo, sì. Dilatami. Voglio sentirmi aperta per te tutta la notte.» Le dita di Trent entravano e uscivano, poi ne aggiunse una terza, stirandola. Desmond teneva le chiappe divaricate, le unghie che affondavano nella carne morbida, e vedeva tutto da vicino: i muscoli che si contraevano, lo sperma che veniva spinto fuori a ogni movimento.

«Tua moglie è una troia che non si sazia», borbottò Trent, guardando Desmond. «Guarda come mi succhia le dita col culo. Vuoi assaggiare di nuovo?»

Desmond annuì senza fiato. Trent ritrasse le dita e gliele spinse in faccia. «Lecca. Pulisci.» La lingua di Desmond si mosse subito, raccogliendo il sapore amaro e salato. Sofia rise basso, un suono cattivo. «Bravo cuck. Ora stai fermo e guarda.»

Si voltò di scatto, si piegò in avanti sul parapetto del terrazzo, le tette che pendevano verso il buio del mare, il culo alto e offerto. Trent le diede uno schiaffo secco su una chiappa, poi un altro sull’altra, lasciando segni rossi. «Chiedilo. Chiedimi di fotterti il culo di nuovo davanti a lui.»

«Fottemi il culo», ansimò Sofia, la voce spezzata. «Spingi quel cazzo grosso nel mio buco e scopami come una puttana. Desmond deve vedere ogni centimetro.»

Trent le appoggiò il glande contro l’anello stretto e spinse. Entrò piano, millimetro dopo millimetro, mentre Sofia tirava fiato a scatti e stringeva i pugni sul legno del parapetto. Quando fu sepolto fino alle palle, restò fermo un secondo, facendole sentire l’invasione totale. Poi iniziò a muoversi: colpi lunghi e pesanti che facevano sbattere le cosce di lei contro le sue. Il suono era grezzo, umido, carne che sbatteva su carne. Sofia urlava verso il mare, i capelli scompigliati dal vento.

«Più forte… martellami! Digli quanto è stretto il culo di sua moglie!»

«È un morsa», grugnì Trent, accelerando. «Si chiude intorno al mio cazzo come se volesse mungerlo. Desmond, senti?» Afferrò la mano del marito e gliela fece posare dove i loro corpi si univano. Desmond sentì il movimento del cazzo che entrava e usciva sotto le dita, la pelle calda di Sofia tesa. Il suo stesso cazzo pulsava, dimenticato, gocciolante di liquido. Si segò con l’altra mano, ansimando.

Sofia voltò la testa, gli occhi lucidi. «Parla, amore. Dimmi che ti piace vedermi presa nel culo. Dimmi che sei grato.»

«Mi piace», riuscì a dire Desmond con voce rotta. «Cazzo, mi piace. Grazie… grazie per farmi guardare mentre ti fotti il culo. Sono un coglione e voglio di più.»

Trent le afferrò i fianchi con più forza e la sollevò quasi, cambiando angolo. Ora la scopava verso il basso, colpendo a fondo. Sofia tremava, le ginocchia che si piegavano. «Sto per venire… non fermarti! Desmond, leccami la figa mentre mi fotte il culo. Adesso!»

Desmond si chinò subito, la faccia tra le cosce di lei. La lingua le trovò la clitoride gonfia e iniziò a leccare in cerchio mentre Trent martellava da dietro. Il doppio stimolo fece esplodere Sofia: un urlo lungo, il corpo che si contraeva violentemente, la figa che spruzzava un getto caldo sulla faccia e sulla bocca del marito. Trent non si fermò, continuò a fotterla attraverso l’orgasmo, più duro, più irruento, fino a quando ruggì e si scaricò di nuovo nel culo di lei. Getti caldi e spessi che la riempirono, colando subito lungo le cosce quando uscì con un suono schioccante.

Sofia restò piegata, ansimante, lo sperma che le gocciolava dal buco aperto. Si raddrizzò lentamente, si girò e afferrò Desmond per i capelli, spingendogli la faccia contro il culo. «Pulisci. Lecca tutto fuori. Ogni goccia.» Desmond obbedì, la lingua che entrava nel buco allentato, raccogliendo il seme caldo. Il sapore lo faceva impazzire; il cazzo gli doleva di quanto era duro. Sofia lo teneva premuto lì, muovendo i fianchi contro la sua bocca. «Così… bravo cane. Pulisci la puttana di tuo marito.»

Quando lo lasciò andare, Desmond aveva la faccia lucida. Trent lo guardò con un sorriso storto. «Alzati, Des. Ora tocca a te farti usare. Sofia, montagli in faccia. Voglio che lo soffochi con quella figa zuppa mentre io ti prendo di nuovo davanti.»

Sofia spinse Desmond a terra, sulla schiena. Gli si sedette sulla faccia, la figa ancora gocciolante che gli copriva bocca e naso. Lui leccava avidamente, la lingua che spingeva dentro, mentre lei si dondolava, strofinandosi. Trent si mise in ginocchio dietro di lei, le aprì le chiappe e le infilò di nuovo il cazzo nella figa, questa volta con una spinta secca che la fece gemere contro il basso ventre di Desmond. «Cavalcalo. Usa la sua lingua mentre ti scopo.»

Sofia iniziò a muoversi, avanti e indietro, la figa che scivolava sulla bocca del marito a ogni colpo di Trent. Il suono era umido, schifoso, perfetto. Desmond ansimava sotto di lei, il cazzo dimenticato che pulsava contro l’aria fresca. Ogni tanto Sofia si sollevava appena e gli sputava in faccia. «Segati, cuck. Voglio sentire i tuoi gemiti contro la mia figa.»

Desmond si prese il cazzo in mano e lo strofinò forte, al ritmo delle spinte di Trent. L’umiliazione era totale: la moglie che lo usava come cuscino mentre l’amico la scopava sopra di lui. Trent accelerò, le palle che battevano contro il mento di Desmond a ogni botta. «Stretta da morire, Des. La tua Sofia si chiude e mi munge. Dicevi che non l’avevi mai presa così a fondo? Ecco perché. Serve un cazzo vero.»

Sofia rideva e gemmeva insieme. «È vero. Il tuo amico mi riempie come non hai mai fatto. Vieni, Trent. Sborrami di nuovo sulla lingua di mio marito.» Trent ruggì e uscì all’ultimo momento, sparando getti spessi direttamente sulla faccia di Desmond e sulla figa di Sofia. Lei si abbassò subito, strofinando lo sperma sulla bocca del marito, facendoglielo leccare e ingoiare. Desmond bevve tutto, il sapore amaro che gli faceva esplodere le palle. Sborrò a sua volta, getti che gli schizzarono sul ventre e sul torace, un gemito soffocato contro la carne di lei.

Sofia si alzò tremante, lo sperma che le colava ancora. Si chinò su Desmond e lo baciò a fondo, condividendo il sapore. Poi si voltò verso Trent. «Non basta ancora. Portami in camera. Voglio che mi leghiate al letto e mi usiate a turno finché non sverrò quasi. Desmond, tu mi terrai le gambe aperte e mi ringrazierai a ogni spinta. Capito?»

Desmond, ancora ansimante a terra, annuì con gli occhi lucidi di lussuria e sconfitta. «Sì… ti ringrazio. Portami dove vuoi. Usami.»

Trent raccolse Sofia tra le braccia come se non pesasse niente e la portò dentro, Desmond che strisciava dietro di loro, il cazzo già che si rialzava di nuovo. La stanza da letto affacciava sul mare; le tende leggere si muovevano al vento. Trent gettò Sofia sul letto matrimoniale e le strappò via quel che restava di controllo. «Mani sopra la testa.» Lei obbedì, i polsi che si incrociavano contro le sbarre di ferro della testata. Trent usò la cintura dei pantaloni per legarla lì, stretta ma non troppo. Desmond, a un cenno di Sofia, le aprì le gambe e le tenne piegate contro il petto, esponendola completamente.

Trent le si sistemò tra le cosce e entrò di nuovo nella figa con un colpo solo. Sofia urlò, il corpo che si inarcava contro le legature. «Cazzo—sì! Scopami legata! Digli che sono la tua troia adesso!»

«Sei la mia troia per stanotte», grugnì Trent, martellandola. «E Desmond tiene le gambe aperte come un bravo cornuto. Guarda come ti fotto, Des. Guarda come la tua moglie prende cazzo dopo cazzo.»

Desmond teneva le cosce di Sofia, le dita che affondavano, e guardava il cazzo di Trent sparire e riemergere lucido. Si chinò e lecciò i capezzoli di lei a turno, succhiandoli mentre lei veniva di nuovo, la figa che pulsava e schizzava. «Grazie», mormorava lui tra un leccata e l’altra. «Grazie per farmi vedere. Grazie per farmi tenere le gambe mentre ti riempie.»

Trent la scopò senza pietà per minuti lunghi, cambiando angolo, sollevandole il bacino. Poi uscì e le spinse il cazzo in bocca. «Pulisci. Poi Desmond ti lecca mentre io riposo cinque minuti. Dopo ti prendo di nuovo il culo, più duro.»

Sofia succhiò avidamente, saliva e sborra che le colavano. Quando Trent si ritrasse, lei ordinò a Desmond: «Tra le mie gambe. Lecca e digita. Preparami il culo con le dita mentre lui si riprende. Voglio tre dita almeno.»

Desmond si chinò e lecciò la figa gonfia, poi spinse due dita nel culo ancora unto, poi una terza. Sofia spingeva incontro, gemendo. «Più a fondo… aprimi. Voglio sentirmi vuota e piena allo stesso tempo.» Le dita di Desmond entravano e uscivano, stirandola, mentre la lingua le lavorava il clitoride. Trent si segava lentamente guardandoli, il cazzo che tornava duro.

«Basta», disse alla fine. «Togli le dita. Ora ci vado io.» Desmond ritrasse le mani e tenne di nuovo le gambe di Sofia spalancate. Trent le appoggiò il glande sul buco e spinse tutto d’un colpo. Sofia urlò, le legature che scricchiolavano. «Ahh—grosso! Scopami il culo! Riempimi di nuovo!»

Trent la prese con spinte profonde e irregolari, le palle che sbattevano. Desmond guardava da vicino, il volto a pochi centimetri, e si segava furiosamente. «Dimmi quanto è meglio di me», ansimò.

«È meglio», gridò Sofia. «Mi fotte il culo come un dio. Tu non arrivi neanche vicino. Continua a ringraziarmi, cuck.»

«Grazie… cazzo grazie. Grazie per farti prendere così. Grazie per farmi vedere il tuo culo pieno del suo cazzo.»

Trent accelerò fino a scaricarsi di nuovo, spingendo a fondo, riempiendola di getti caldi. Sofia venne con lui, il corpo che si scuoteva contro le legature, la figa che gocciolava sul lenzuolo. Quando Trent uscì, lo sperma le colò abbondante. Sofia, ancora legata, ansimò verso Desmond: «Lecca. Poi scioglimi solo le gambe. Voglio cavalcare il tuo amico ancora una volta mentre tu mi lecchi i piedi e ti seghi. E dopo… dopo ti farò leccare tutto di nuovo mentre mi dice quanto sono sua stanotte.»

Desmond si chinò subito, la lingua che puliva il culo e la figa di lei, ingoiando. Trent si distese sul letto, il cazzo unto e semi-duro che si rialzava già sotto lo sguardo di Sofia. La sera non aveva ancora finito di scendere, e la fame di lei non aveva fondo. Desmond sentiva il cuore battere nella gola: sapeva che la notte li avrebbe portati ancora più in basso, più sporchi, e il suo cazzo pulsava all’idea di ringraziare ancora.

Desmond leccò fino all’ultima goccia, la lingua che spingeva nel culo ancora pulsante di Sofia, ingoiando lo sperma caldo e denso di Trent mescolato ai succhi di lei. Il sapore amaro gli riempiva la gola e gli faceva battere il cazzo contro il materasso come un martello. Sofia ansimava legata alla testata, i polsi arrossati dalla cintura, le cosce tremanti tenute aperte dalle mani del marito. «Bravo… così a fondo. Pulisci tutto, cuck. Voglio sentirmi vuota solo per un secondo prima che mi riempiano di nuovo.»

Trent si era disteso contro i cuscini, il cazzo già di nuovo teso, lucido di saliva e sborra. Sofia lo guardò con gli occhi socchiusi di lussuria. «Scioglimi le gambe, Desmond. Solo quelle. I polsi restano. Voglio cavalcarlo mentre tu mi lecchi i piedi e ti seghi come un cane.»

Desmond obbedì. Sciolse le caviglie con dita tremanti, poi si chinò ai piedi di lei mentre Sofia strisciava sopra Trent. Si afferrò il cazzo grosso dell’amico del marito e se lo infilò nella figa ancora gonfia con un gemito gutturale, scendendo fino alle palle in un colpo solo. «Ahh—cazzo, mi allarga ancora… Desmond, guarda. Guarda come sparisce tutto.» Iniziò a muovere i fianchi avanti e indietro, poi su e giù, il culo che sbatteva sulle cosce di Trent con schiocchi umidi. Le tette ballavano, i capezzoli duri che Trent afferrò e strinse fino a farla gemere più forte.

Desmond, in ginocchio ai piedi del letto, prese un piede di Sofia in mano e ci passò la lingua sopra, leccando l’arco, succhiando le dita dei piedi una per una mentre con l’altra mano si segava forte. L’odore di mare e sesso gli saliva al naso; l’umiliazione gli bruciava il petto e gli faceva pulsare le palle. Sofia lo guardava dall’alto mentre cavalcava. «Lecca più a fondo. Succhiami le dita dei piedi mentre mi scopa. Dillo che sei grato.»

«Grazie», ansimò Desmond, la voce rotta contro la pelle di lei. «Grazie per farmi leccare i tuoi piedi mentre ti fai fottere. Grazie per usare la mia bocca. Sono il tuo cuckold… cazzo sì.»

Trent grugnì sotto Sofia, le mani sui fianchi di lei che la sollevavano e la facevano ricadere più duro. «Più veloce, troia. Usa quella figa. Mostra a tuo marito quanto sei capace di mungere un cazzo vero.» Sofia accelerò, il suono di carne bagnata che riempiva la stanza insieme ai gemiti. Ogni discesa faceva uscire un filo di sborra precedente che colava sulle palle di Trent. Desmond leccava e succhiava, gli occhi fissi su dove i due corpi si univano, il proprio cazzo gocciolante di liquido preorgasmico.

Dopo minuti lunghi Sofia si sollevò, fece uscire il cazzo lucido e lo riposizionò contro il buco del culo. «Anche lì. Voglio sentirlo tutto mentre Desmond mi guarda in faccia.» Scese piano, centimetro dopo centimetro, ansimando a scatti finché non fu sepolto. Poi riprese a muoversi, più lenta, più profonda. Trent le diede uno schiaffo su una chiappa e poi sull’altra. «Stretta da pazzi anche qui. Desmond, vieni più vicino. Voglio che lei ti sborri in bocca quando viene.»

Desmond strisciò fino al bordo del letto, il volto a pochi centimetri dalla figa di Sofia. Lei lo afferrò per i capelli e lo premette contro il clitoride mentre continuava a scavallare il cazzo nel culo. «Lecca. Lecca mentre mi fotte lì. Sto per squirtare di nuovo.» La lingua di Desmond lavorava in cerchio, poi succhiava. Sofia urlò, il corpo che si contraeva contro le legature dei polsi. Un getto caldo le uscì dalla figa, bagnando la faccia e la bocca del marito. Trent non si fermò: accelerò le spinte dal basso, martellandola attraverso l’orgasmo finché non ruggì e si scaricò di nuovo nel culo di lei, getti spessi che la riempirono e colarono subito lungo le cosce.

Sofia restò impalata un momento, tremante, poi si sollevò con un suono schioccante. Lo sperma le scese abbondante. «Scioglimi i polsi adesso. Voglio il doppio. Entrambi dentro. Desmond nella figa, Trent nel culo. Usatemi insieme finché non riesco più a pensare.»

Desmond la liberò. Sofia si mise a carponi al centro del letto matrimoniale, il culo alto, la schiena inarcata. Trent si sistemò dietro e le rifece entrare il cazzo nel buco ancora aperto e unto senza fatica. Desmond si stese sotto di lei, il volto tra le tette, e le fece scendere la figa sul proprio membro. Entrò con un gemito: era stretta, calda, piena già del movimento di Trent dall’altra parte. I due cazzi si strofinavano attraverso la parete sottile. Sofia gridò, le unghie che affondavano nelle spalle del marito. «Cazzo—sì! Entrambi! Spingete insieme! Riempitemi tutta!»

Si mossero a ritmo. Trent spingeva dal dietro con colpi lunghi e pesanti, Desmond dal sotto con spinte corte e profonde. Sofia era schiacciata tra loro, il corpo che oscillava, i seni che sbattevano sul petto di Desmond. Ogni botta produceva suoni umidi, grezzi, il letto che scricchiolava. «Più forte… digli quanto sono piena», ansimò lei. Trent grugnì: «È una morsa, Des. Due cazzi e si chiude ancora. Tua moglie è fatta per questo. Per essere usata.»

Desmond sentiva il cazzo di Trent muoversi contro il suo attraverso Sofia. L’umiliazione era totale, dolce, bruciante; il piacere lo accecava. «Grazie», mormorava contro il collo di lei. «Grazie per farmi stare dentro mentre lui ti fotte il culo. Grazie per questa figa. Sono niente… e voglio di più.»

Sofia venne di nuovo, un urlo lungo che le spezzò la voce, la figa e il culo che pulsavano e mungevano entrambi. Trent la seguì quasi subito, spingendo a fondo e scaricando l’ennesimo carico caldo nel suo interiori. Desmond resisté ancora qualche spinta, poi esplose a sua volta, getti che si mescolavano a quelli di Trent dentro di lei. I tre restarono uniti, ansimanti, sudati, lo sperma che già colava misto sui lenzuoli.

Uscirono piano. Sofia collassò di fianco, le gambe ancora aperte, i buchi gonfi e stillanti. «Non basta», bisbigliò rauca. «Ancora la bocca. Voglio assaggiarvi tutti e due insieme.» Trent e Desmond si avvicinarono in ginocchio. Lei li prese entrambi in mano, li leccò, li succhiò a turno, poi cercò di ingoiarli insieme, le labbra stirate, saliva e sborra che le colavano sul mento e sul seno. Desmond e Trent si toccavano le teste dei cazzi dentro la bocca calda di lei. Sofia gorgogliava di piacere, gli occhi lucidi fissi su quelli del marito.

Dopo li fece sborrare di nuovo: Trent sulla lingua, Desmond sulle tette. Lei li mescolò con le dita e se li portò alla bocca, succhiando piano, poi offrì le dita sporche a Desmond. «Lecca. Condividi.» Lui obbedì.

La notte proseguì così, più lenta ma non meno sporca. Trent la prese di nuovo in piedi contro il mobile, Desmond in ginocchio a leccarle i piedi e il clitoride. Poi Sofia legò le mani di Desmond dietro la schiena con la stessa cintura e lo fece stare seduto a guardare mentre Trent la scopava a lungo in missionario, dicendole parole filth che lei ripeteva al marito. «Sei meno di lui. Il suo cazzo mi fa squirtare. Tu sei qui solo per pulire e ringraziare.» Desmond annuiva, il cazzo duro e ignorato che gocciolava sul pavimento.

All’alba erano esausti. Sofia era stesa di pancia, lo sperma che le colava ancora da entrambi i buchi, il corpo segnato di morsi e schiaffi. Trent si era vestito in silenzio, aveva lasciato un bacio sulla spalla di lei e se n’era andato verso la porta con un sorriso stanco. «Ci rivediamo presto. Come ha detto lei: regolarità.»

Rimasero soli. Desmond sciolse i legacci, le pulì piano con un asciugamano umido, le baciò le cosce interne. Sofia si girò verso di lui, gli occhi ancora carichi ma più morbidi. Lo tirò sopra di sé e lo baciò a lungo, assaporando tutto quello che avevano condiviso. «Mi hai guardato tutto il tempo», sussurrò. «Mi hai ringraziato. Mi hai leccato pulita. Sei stato perfetto.»

Desmond le accarezzò i capelli. Il sole stava nascendo sul mare, la luce arancio che entrava dalle tende. Si sistemarono uno contro l’altra, nudi, stanchi, il corpo di Sofia ancora caldo e aperto contro il suo.

«D’ora in poi queste traversate diventeranno regolarità», ripeté lei piano, quasi a se stessa. «Ma solo perché tu lo vuoi. Solo perché ti ho visto eccitato come non ti avevo mai visto in vent’anni di matrimonio. Tutto questo… l’ho fatto per te.»

Desmond sorrise nel silenzio della stanza, la mano ferma sul ventre di lei ancora umido. L’ultima cosa che mormorò prima di chiudere gli occhi fu la verità che ribaltava ogni gemito, ogni umiliazione, ogni scarica della notte:

«Lo so. L’ho organizzato io da mesi. Trent ha solo seguito il copione che gli ho scritto.»

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