Silenzio Tra Gli Scaffali

In biblioteca Otto guarda eccitato mentre Felix si scopa la moglie Rosa tra gli scaffali.

13 min read September 03, 2026New

Otto e Rosa spingevano la pesante porta di legno scricchiolante e entravano nella vecchia biblioteca universitaria di Bologna. L’odore di carta antica, cuoio e polvere li avvolse subito. Era pomeriggio tardi, quasi deserta: solo il ticchettio lontano di un orologio e il fruscio occasionale di pagine. Otto, trentacinque anni, occhiali sottili e mani un po’ sudate, strinse la mano della moglie. Rosa aveva una gonna estiva leggera che le scendeva a metà coscia, una camicetta bianca leggermente trasparente e i capelli scuri sciolti sulle spalle. Sapeva esattamente cosa bolliva in testa al marito da anni.

«Mamma mia, che posto», mormorò Rosa, la voce già un filo più bassa, più roca. «Sembra uscito da un film porno vintage.»

Otto rise nervoso, ma il cazzo gli si era già irrigidito nei pantaloni. Da anni sognava di vederla presa da un altro, di stare lì a guardare mentre lei si faceva fottere senza pudore. Rosa lo aveva sempre saputo. Non l’aveva mai giudicato. Anzi: a letto, a volte, gli sussurrava cose sporche su sconosciuti che l’avrebbero usata mentre lui guardava. Ma finora era rimasto solo fantasia.

Si addentrarono tra gli scaffali alti di legno scuro, carichi di tomi rilegati. Fu allora che apparve lui. Felix. Alto, spalle larghe da chi solleva pesi, maglietta nera aderente che segnava il petto e le braccia muscolose, jeans scuri, capelli castani un po’ lunghi e sguardo diretto. Il distintivo da bibliotecario gli pendeva sul petto. Quando vide Rosa, non fece nemmeno finta di nascondere l’apprezzamento. Gli occhi le scorrevero sulle gambe, sul seno, sulle labbra.

«Posso aiutarvi a trovare qualcosa?», chiese con un sorriso lento, la voce profonda. Guardava solo lei.

Rosa gli sorrise di lato, quel sorriso malizioso che Otto conosceva troppo bene. «Stiamo solo… esplorando. Siamo in vacanza.»

«Allora esplorate pure», rispose Felix, avvicinandosi di un passo. L’odore leggero del suo dopobarba raggiunse Otto. «Qui i corridoi laterali sono quasi sempre vuoti a quest’ora. Nessuno disturba.»

Otto sentì il sangue battergli nelle tempie e nel cazzo. Si spostò di mezzo metro, fingendo di consultare un volume di storia dell’arte, ma teneva gli occhi su di loro. Rosa non si tirò indietro. Anzi, si piegò leggermente in avanti per leggere il titolo di un libro sullo scaffale più basso, offrendo la vista della scollatura. Felix non distolse lo sguardo.

«Hai un bel culo per una turista», disse Felix a voce bassa, senza giri di parole. «E quelle gambe… sembrano fatte per essere aperte.»

Rosa rise piano, un suono umido e complice. La mano le sfiorò il braccio di lui, dita leggere sui bicipiti. «Complimenti diretti. Mi piacciono. Mio marito ascolta, sai? Gli piace quando gli uomini mi dicono cose del genere.»

Otto, nascosto appena dietro l’angolo dello scaffale successivo, si morse il labbro. Una mano scese e premette il cazzo duro contro il tessuto dei pantaloni. Il cuore gli martellava. Rosa gli lanciò un’occhiata di sottecchi, le labbra socchiuse, e gli fece un piccolo cenno con la testa: sto andando avanti, amore. Guardami.

Felix sorrise più largo, sicuro. «Allora il marito è uno di quelli che si eccita a vedere la propria puttanella usata?» La mano di lui scese e le afferrò un fianco, dita forti che stringevano la carne morbida attraverso la gonna. Rosa emise un piccolo sospiro. «Perché se è così… posso farti vedere roba bella.»

Lei si sporse, le labbra quasi contro l’orecchio di Felix. «Mi piace il tuo cazzo già solo a guardare il profilo nei jeans. Scommetto che è grosso. Vuoi farmelo sentire in gola mentre lui guarda?»

Otto gemette piano, strofinandosi più forte. Le dita di Rosa salivano e scendevano lungo il braccio di Felix, poi sfiorarono il petto. La tensione era una corda tesa. Felix non aspettò oltre. La afferrò per entrambi i fianchi, la tirò contro di sé e la baciò. Fu un bacio profundo, lingua che le entrava in bocca senza chiedere permesso, una mano che le scendeva a stringerle una chiappa. Rosa gemette contro le sue labbra, il suono bagnato e bisognoso. Si staccò solo un attimo, gli occhi lucidi, e guardò dritto verso lo scaffale dove sapeva che Otto si nascondeva.

«Otto…», sussurrò, la voce roca. «Vuoi vedermi scopata da questo qui? Vuoi guardare mentre mi riempie la figa con quel cazzo grosso? Dimmi di sì. Ti prego, dimmelo.»

Otto annuì, tremante, la gola secca. «S-sì… cazzo, sì. Fallo. Fottitela. Voglio vedere tutto.»

Felix rise basso, soddisfatto. «Bravo cornuto.» Spinse Rosa in ginocchio tra gli scaffali, sul pavimento di legno scuro. Lei non esitò. Con mani esperte gli sbottonò i jeans e tirò fuori il cazzo. Era spesso, venato, già duro come pietra, la testa lucida di liquido pre-seminale. Rosa lo guardò un secondo con fame, poi alzò gli occhi verso Otto e lo prese in bocca tutto d’un fiato.

Ingoiò fino in gola, le labbra stirate intorno alla base, il naso premuto contro il pube di Felix. Un suono umido e gorgogliante le uscì dalla gola mentre saliva e scendeva, saliva che le colava dal mento. Guardava Otto negli occhi mentre succhiava, le guance scavate, la lingua che lavorava sotto il glande ogni volta che risaliva. Felix le afferrò i capelli e iniziò a muovere i fianchi, fottenle la bocca con colpi profondi e controllati.

«Che brava troia», borbottò. «Ingoia tutto. Fagli vedere come prendi il cazzo di un vero uomo.»

Otto aveva già aperto la cerniera. Il suo cazzo più sottile palpitava nel pugno mentre si masturbava a ritmo lento, umiliato e arrapato da morire. Guardava la moglie ingozzarsi, sentiva i suoni schioccanti e bagnati, vedeva le lacrime di sforzo agli angoli degli occhi di lei. Rosa si staccò un attimo, un filo di saliva che collegava le sue labbra al cazzo lucido.

«È così grosso, amore… mi riempie tutta la bocca. Vuoi che me lo metta in figa adesso?»

Otto annuì di nuovo, incapace di parlare.

Felix la sollevò, la piegò in avanti su un antico tavolo di legno massiccio coperto di libri aperti. Le alzò la gonna fino alla vita, le tirò giù le mutandine bagnate e gliele lasciò a metà coscia. La figa di Rosa era già gonfia, lucida, le labbra aperte. Felix le diede uno schiaffo leggero sulla chiappa, poi allineò il cazzo e entrò d’un colpo solo, fino in fondo.

Rosa urlò piano, un gemito strozzato di puro piacere. «Cazzo… sì… così in fondo…»

Felix la prese forte, colpi profondi e brutali in doggy, le mani che le stringevano i fianchi lasciando segni rossi. Il suono umido di pelle contro pelle riempì il corridoio deserto. Ogni spinta faceva sbattere le cosce di Rosa contro il legno del tavolo. Lei guardava indietro, verso Otto, la bocca aperta, gli occhi vitrei.

«Guardalo, amore… guardalo come mi fotte… mi sta spaccando la figa… oh cazzo, è più grosso del tuo…»

Otto si masturbava più veloce, le guance in fiamme, il senso di umiliazione che gli bruciava il petto e gli rendeva il cazzo ancora più duro. «Fottitela… usala… è la tua puttana adesso…»

Felix accelerò, poi la girò di scatto. La sollevò come se non pesasse niente, le schiena contro lo scaffale alto, i libri che tremavano. Rosa gli avvolse le gambe intorno alla vita. Lui entrò di nuovo, questa volta di fronte, e ricominciò a scoparla in piedi con spinte potenti che la facevano rimbalzare. Una mano le scese a schiaffeggiarle il culo, forte, lasciando l’impronta rossa. L’altra le strinse un seno attraverso la camicetta, pinzando il capezzolo.

«Dillo. Dì che sei una puttana», ordinò Felix, la voce bassa e dura vicino alla sua orecchia.

«Sono una puttana…», gemette Rosa, alta, senza vergogna. «Sono la puttana di mio marito e adesso anche la tua… scopami più forte… riempimi… ti prego, voglio la tua sborra nella figa…»

I colpi diventarono più irregolari, più feroci. Rosa si irrigidì all’improvviso, le unghie conficcate nelle spalle di Felix, e venne con un grido lungo e rotto, la figa che si contraeva a spasmi intorno al cazzo grosso. I fluidi le colavano lungo le cosce. Otto, a pochi passi, si morse il pugno per non gemere troppo forte mentre si segava guardando ogni dettaglio: il cazzo di Felix che spariva e riemergeva lucido, le chiappe rosse di schiaffi, la faccia contorta di piacere della moglie.

Felix non si fermò. Continuò a fotterla attraverso l’orgasmo, tenendola sospesa contro lo scaffale, le gambe di lei tremanti intorno a lui. Il respiro di entrambi era pesante, rauco. Rosa, ancora contrazioni, gli mormorò contro la bocca, guardando Otto di sottecchi:

«Riempimi… sparala tutta dentro… voglio sentire il caldo mentre lui guarda… poi gliela farò leccare se vuole…»

Felix grugnì, i fianchi che iniziavano a battere con urgenza nuova. Il cazzo gli pulsava visibilmente dentro di lei. Afferrò più forte le chiappe di Rosa, le aprì, e diede ancora due, tre spinte profonde fino in fondo—

Il suono bagnato, il gemito basso di Felix, lo sguardo di Rosa conficcato in quello di Otto mentre lei sussurrava «sì… così… dammela tutta…» e il marito che si strofinava il cazzo rosso e gocciolante, umiliato e sul punto di esplodere anch’egli, con la certezza che qualcosa di ancora più sporco stava per succedere tra quegli scaffali silenziosi.

Felix sbatté i fianchi con due, tre spinte ultime, brutali, il cazzo che gli pulsava come un cuore impazzito mentre esplodeva. Getti caldi e densi riempirono la figa di Rosa, sborra abbondante che le usciva già dai lati mentre lui continuava a pompare, a svuotarsi fino all’ultima goccia. «Prendi tutto, puttana… ecco la mia sborra…», grugnì contro il suo collo, i denti che le mordevano la pelle. Rosa gemette lungo e satollo, le unghie conficcate nei suoi trapezi, la figa che succhiava e contrasse ancora intorno a quel pezzo grosso che la teneva aperta.

«Cazzo sì… la sento… brucia… è tanta…», ansimò lei, gli occhi conficcati in quelli di Otto. Il marito stava lì, a due passi, il cazzo rosso e gocciolante stretto nel pugno, le ginocchia che tremavano. Non era venuto. Si era trattenuto a fatica, umiliato e arrapato da morire, le guance in fiamme, il cuore che gli batteva nella gola. Vedeva il cazzo di Felix che usciva piano, lucido di sborra e di succhi di lei, un filo denso che collegava ancora la testa gonfia alle labbra gonfie della figa di Rosa. La sborra cola lungo le cosce interne, bianca e cremosa, e si posa sul legno scuro del pavimento.

Felix la tenne in piedi ancora un momento, poi la posò delicatamente. Rosa rimase con la schiena allo scaffale, la gonna rialzata, le mutandine a metà coscia, le gambe aperte. La figa era un disastro bellissimo: aperta, rossa, che pulsava e perdeva. Guardò Otto e sorrise, quella stessa curva maliziosa di sempre.

«Vieni qui, amore. Adesso tocca a te. Leccamela. Mangia la sborra di un vero uomo dalla figa di tua moglie.»

Otto avanzò come ipnotizzato. Si inginocchiò sul pavimento freddo, il cazzo ancora fuori e duro, e avvicinò il viso. L’odore era forte, muschiato, mischiato al sesso e al dopobarba di Felix. La lingua gli uscì prima ancora che ci pensasse: leccò dal basso, dalla coscia dove scorreva il filo bianco, risalì fino alle labbra gonfie. Rosa gli afferrò i capelli e lo premette contro di sé.

«Così… più a fondo. Succhia. Ingoia tutto.»

Otto aprì la bocca e succhiò. La sborra di Felix era densa, salata, calda ancora. La figa di lei era scivolosa, i tessuti gonfi che gli si aprivano sotto la lingua. Leccava e beveva, umiliato e con il cazzo che gli batteva contro la pancia. Felix stava in piedi accanto, il cazzo ancora semi-duro che gli pendeva lucido, e gli diede una pacca leggera sulla testa.

«Bravo cornuto. Pulisci bene la tua puttanella. Guarda come l’ho riempita. Quella figa adesso è piena di me.»

Rosa gemette di nuovo, dondolando i fianchi contro la bocca di Otto. «Mi piace vederti così… in ginocchio… che mi lecchi la sborra di un altro. Continua. Fagli sentire quanto sei una brava moglie.»

Otto non riusciva a smettere. La lingua gli entrava dentro, raccoglieva ogni goccia, le labbra che succhiavano il clitoride gonfio finché Rosa non iniziò a tremare di nuovo. Venne una seconda volta, più soft, un orgasmo lungo e bagnato che gli inondò di nuovo la faccia di liquidi misti. Lui bevve tutto, le ginocchia che gli facevano male, l’umiliazione che gli riempiva il petto come una droga.

Quando si staccò, il mento lucido, gli occhi lucidi, Felix lo afferrò per il collo della camicia e lo sollevò. «Adesso tocca a me. Voglio vedere come succhi.» Spinse Otto in ginocchio di nuovo e gli presentò il cazzo ancora sporco di sborra e di figa. Otto aprì la bocca senza esitazione. Prese quel pezzo grosso, assaporò il sapore di Rosa misto al suo, e lo succhiò pulito. Felix gli tenne i capelli e gli diede un paio di spinte in gola, non troppo profonde, solo abbastanza da fargli lacrimare gli occhi.

«Guarda tua moglie mentre lo fai», ordinò. Rosa era seduta sul tavolo antico, le gambe spalancate, due dita che si spingevano dentro la figa ancora colante. Si masturbava guardandoli, le labbra socchiuse, un sorriso sporco.

«Che bella coppia di troie», mormorò lei. «Mio marito che pulisce il cazzo di un altro dopo che me l’ha scopata. Continua, Otto… succhia bene… voglio vederti ingoiare quello che è rimasto.»

Otto lo fece. Succhiò fino a quando Felix non fu pulito e di nuovo duro. Poi Felix lo spinsò via con un sorrisetto e tornò da Rosa. La fece alzare, la girò di nuovo contro lo scaffale, ma questa volta le alzò una gamba e le entrò di lato, lento, profondo, facendole sentire ogni vena. Rosa abbracciò Otto con un braccio, lo baciò in bocca assaggiando la sborra e il sesso sulle sue labbra, mentre Felix la scopava con colpi lunghi e pesanti.

«Parlagli», ordinò Felix. «Dì al tuo cornuto quanto ti piace.»

«Mi piace da morire…», gemette Rosa contro la bocca di Otto. «Il suo cazzo è più grosso… mi arriva dove il tuo non arriva… mi riempie… e adesso me lo sta rimettendo pieno di sborra fresca… senti com’è bagnata…»

Otto si strofinava il cazzo contro la coscia di lei, disperato. Felix accelerò di nuovo, le mani che le aprivano le chiappe, il pollice che le sfiorava il buco del culo. «Un giorno ti prendo anche qui», borbottò. «Davanti a lui. Vuoi?»

«Sì… cazzo sì… voglio tutto», ansimò Rosa. «Scopami il culo… riempimi ovunque… fagli vedere.»

Ma non quella volta. Felix la scopò ancora fino a farla venire una terza volta, poi si tirò fuori e le sborrò sul culo e sulla schiena, getti caldi che le scendevano lungo la spina dorsale. Rosa rise, satolla, e si voltò. Prese il cazzo di Otto in mano e lo segò veloce, guardandolo negli occhi.

«Vieni. Sborra per me. Sborra guardando la sborra di un altro sulla mia pelle.»

Otto esplose in pochi secondi, getti deboli e disperati che le finirono sulla coscia, mescolandosi a tutto il resto. Si accasciò quasi, ansimante, umiliato e vuoto e ancora arrapato in un modo che non aveva parole.

Si riassettarono piano, tra sorrisi e baci sporchi. Rosa si tirò su le mutandine bagnate, la gonna che ricadeva a nascondere il disastro. Felix sistemò i jeans, il distintivo da bibliotecario ancora al posto. Guardò Otto con un mezzo sorriso.

«Tornerete.»

Non era una domanda.

Rosa si avvicinò a Otto, gli accarezzò il viso ancora lucido. «Sì. Torneremo. Ma la prossima volta…», sussurrò, la voce roca e piena di promesse, «la prossima volta voglio che mi porti qui di sera, quando chiudono. Voglio che Felix mi leghi le mani con una cravatta dietro la schiena, che mi scopa la figa e il culo a turno mentre tu stai seduto su quella sedia di legno a guardare senza toccarti. E alla fine ti farò leccare tutto di nuovo. Poi forse… forse lasceremo che un altro bibliotecario si unisca. Due cazzi. Uno in bocca e uno dentro. Mentre tu filmi col telefono… no, niente video. Solo i tuoi occhi. Solo la tua umiliazione.»

Otto deglutì, il cazzo che già gli ricominciava a dare segni di vita. Rosa gli baciò l’orecchio.

«Ho già parlato con Felix. La prossima settimana, stesso giorno, stessa ora. Ma resteremo più a lungo. E tu, amore mio, porterai le manette. Quelle di metallo che teniamo nel cassetto. Voglio vederti ammanettato allo scaffale mentre lui mi usa come vuole. E dopo… dopo ti farò ringraziare. Ad alta voce. Come un bravo cornuto.»

Felix rise basso, sistemandosi i capelli. «Ci sarò. E porterò qualcosa di grosso. Qualcosa che la farà strillare.»

Rosa prese la mano di Otto e lo trascinò verso l’uscita, le cosce ancora umide che le sfregavano. Guardò indietro una volta sola, verso Felix, e gli fece l’occhiolino.

«La prossima volta non basterà una scopata», mormorò a Otto mentre attraversavano il corridoio deserto. «La prossima volta voglio che mi lasci qui per un’ora intera. Solo io e lui. E tu fuori, a sentire i miei gemiti attraverso la porta. Poi entrerai e mi troverai piena, aperta, usata. E mi leccerai di nuovo. E poi… poi decideremo se portarti a casa o se farti dormire sul pavimento come il cane che sei quando ti ecciti così.»

Otto annuì, la mente già in fiamme, il cuore che gli martellava. Sapeva che sarebbe tornato. Sapeva che avrebbe portato le manette. Sapeva che avrebbe guardato di nuovo, più in basso, più umiliato, più arrapato. E Rosa lo sapeva ancora meglio di lui.

Fuori, la luce del pomeriggio bolognese li accolse. Rosa strinse la sua mano e sorrise, già a schemare i dettagli: l’orario esatto, il corridoio più isolato, le parole esatte che avrebbe usato per farlo sentire ancora più piccolo mentre un altro uomo la riempiva di nuovo tra quegli scaffali silenziosi.

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