Sguardi Rubati Tra Amiche
Giulia spia l’amica Priya che si masturba guardando video lesbici e viene invitata a guardare da vicino mentre si toccano.
L’appartamento estivo puzzava di mare e di crema solare quando Giulia spinse la porta d’ingresso, in anticipo di un’ora sul solito. Ventacinque anni, timida fino al midollo, la chioma castana raccolta in una coda sciatta dopo il turno al bar della spiaggia. Si tolse i sandali, sentì il fresco del marmo sotto i piedi nudi e stava per chiamare Priya quando udì il suono. Un gemito basso, umido, seguito dal rumore ritmico di qualcosa di bagnato che scivolava.
La porta della camera di Priya era socchiusa di un palmo. Giulia si avvicinò senza fiatare, il cuore che le batteva contro le costole come un pugno. Attraverso lo spiffero vide l’amica. Priya, sfacciata e bronzata, nuda sul lenzuolo bianco, gambe divaricate fino a far male, le ginocchia piegate. Sullo schermo del laptop appoggiato al cuscino due ragazze si leccavano la fica con lussuria filmata; i gemiti della porno riempivano la stanza. Priya si masturbava con forza, tre dita conficcate fino alle nocche nella figa rasata e lucida, il pollice che strofinava il clitoride gonfio. L’altra mano le stringeva un seno pieno, torcendo il capezzolo scuro finché non diventava rosso.
Giulia non riuscì a staccare lo sguardo. Sentì il calore salirle tra le cosce, la mutandina già umida che si attaccava alla pelle. “Cazzo, Priya…” mormorò tra sé, e il proprio corpo le tradì: i capezzoli le punsero contro la maglietta, il basso ventre le si contrasse. Continuò a guardare, divorata dalla tensione voyeuristica, mentre Priya accelerava, i fianchi che si sollevavano dal materasso, la fica che faceva schiocchi osceni ogni volta che le dita entravano e uscivano.
Priya girò improvvisamente la testa. Gli occhi neri di Giulia erano incollati a lei. Invece di coprirsi, sorrise con la bocca semiaperta, le labbra lucide di saliva. Non si fermò. Anzi, divaricò ancora di più le cosce, sollevò il bacino e spinse le dita più a fondo, gemendo forte: «Giulia… oh cazzo, Giulia, senti come sono bagnata per te». Si toccò i capezzoli con l’altra mano, tirandoli, arricciandoli, mentre lo sguardo restava fisso sulla fessura della porta. «Sì, guardami… guardami mentre mi scopo le dita pensando alla tua bocca».
Giulia, nascosta solo a metà, non respirava più. Una mano le scivolò da sola sotto la gonna, sotto la mutandina di cotone già zuppa. Si strofinò la fessura con due dita, silenziosa, mordendosi il labbro inferiore finché non le dolse. Il clitoride le pulsava, gonfio, e ogni gemito di Priya le mandava scosse giù per la schiena. Voleva fuggire e voleva restare inchiodata lì per sempre.
Priya estrasse le dita lucide e le portò alla bocca, leccandole con la lingua lenta, poi chiamò con voce roca, spezzata dal piacere: «Giulia. Entra. Adesso. Voglio che mi guardi da vicino mentre mi faccio venire».
Il desiderio era reciproco, consenziente, crudo. Giulia spinse la porta e entrò. Le gambe le tremavano. Priya era inginocchiata sul letto, le cosce aperte a libro, la figa spalancata che gocciolava sul lenzuolo. «Siediti lì», ordinò, indicando la poltrona di fronte. Giulia obbedì, la gonna alzata sulle cosce, le dita ancora nascoste tra le labbra. Priya si masturbò per lei, esplicita, sporca: aprì le labbra della figa con due dita, mostrò il buco roseo che si contraeva, ci ficcò dentro l’indice e il medio fino in fondo, poi li tirò fuori filando fili di bava. «Ti piace? Ti piace vedere la tua amica che si sfonda la fica per te?»
«Sì… cazzo sì», ragliò Giulia, la voce roca.
Priya non resistette. Saltò giù dal letto, afferrò Giulia per i polsi e la trascinò sul materasso. Le strappò la maglietta, le slacciò il reggiseno, le tirò via gonna e mutandine con un gesto brutale. Le tette di Giulia saltarono fuori, palle bianche e sode; Priya le afferrò, ci masticò i capezzoli, succhiandoli finché Giulia non gemette come una puttana. Poi si rovesciarono in un 69 selvaggio: Giulia finì sulla schiena, Priya le si sedette sulla faccia con la figa aperta, il culo sopra il naso. L’odore forte, salato, di fica calda invase Giulia; spinsò la lingua dentro, leccando labbra, clitoride, buco, mentre Priya le piantava la bocca tra le cosce e le succhiava la figa con rumori umidi e schifosi. Si leccavano a vicenda come bestie, lingue piatte che strisciavano su clitoridi gonfi, dita che si conficcavano dentro.
Priya si alzò solo per un attimo, recuperò dallo sportello del comodino uno strap-on nero, spesso, già lubrificato. Se lo allacciò in fretta intorno ai fianchi, il dildo che le pendeva dritto e minaccioso. «Giratemi il culo», ringhiò. Giulia obbedì, si mise a quattro zampe, la schiena inarcata, la figa che gocciolava lungo le cosce. Priya le aprì le natiche, ci sputò sopra, e conficcò lo strap-on dentro con una spinta sola. Giulia urlò, il cazzo di silicone che le riempiva fino in fondo, che le strofinava il punto giusto. Priya la scopò forte, mani strette sui fianchi, bacino che sbatteva contro il culo bianco di Giulia con schiaffi umidi. «Prendilo… prendi questo cazzo, guardami mentre ti scopo». Ogni spinta faceva ondeggiare le tette di Giulia; Priya le allungò una mano sotto, le pizzicò il clitoride, le infilò due dita in bocca perché le succhiasse.
Si rovesciarono di nuovo: Priya cavalcava la faccia di Giulia, schiacciandole la figa sulla bocca mentre le infilava due dita nella fica di Giulia e le curvava contro la parete anteriore. Giulia leccava, succhiava, ansimava, il naso schiacciato contro il clitoride di Priya. Urlavano insieme, suoni grezzi, parole sporche: «Leccami meglio… sì, così, mangiami la fica… ti faccio venire sulla mia lingua».
Vennero violente, quasi insieme. Priya scaricò prima, le cosce che le tremavano intorno alla testa di Giulia, il liquido che le colava sulla faccia; Giulia la seguì un secondo dopo, contraendosi intorno alle dita di Priya, urlando con la bocca piena di fica. I corpi si scossero a lungo, sudati, appiccicosi, il lenzuolo rovinato.
Ancora tremante, Priya fece sdraiare Giulia di nuovo sulla schiena, si girò sopra di lei in un 69 lento, tenero. Ora le lingue erano calme, languide, che tracciavano cerchi sul clitoride ancora ipersensibile. Si guardavano negli occhi tra le cosce aperte, le pupille dilatate, le bocche lucide. Priya sussurrò contro la figa di Giulia, la voce ancora rauca: «Non abbiamo finito… stanotte voglio vederti venire almeno altre tre volte, e voglio che tu mi guardi mentre lo faccio. E c’è qualcosa che non ti ho ancora mostrato…»
Giulia, ansimante, le leccò piano la fessura gonfia, sentendo già il desiderio rialzarsi tra le gambe. Gli occhi di Priya brillavano di promesse ancora più sporche, e l’aria della stanza restava carica, pesante, pronta a ricominciare.
Priya non tolse la bocca dalla fica di Giulia. Continuò a leccare piano, la lingua larga che spingeva tra le labbra gonfie, raccogliendo il succo denso che ancora colava dopo l’orgasmo. Giulia gemette contro la figa di Priya, il naso schiacciato contro il clitoride ancora pulsante, e leccò a sua volta con fame lenta. L’odore era ovunque: sale, sesso, sudore mescolato alla crema solare che non si era lavata via. I seni di Giulia premevano contro il ventre di Priya, i capezzoli ancora rossi e sensibili che strisciavano sulla pelle liscia.
«Guarda», mormorò Priya, alzando un poco i fianchi così che Giulia potesse vedere meglio. Aprì le proprie labbra con due dita, mostrò il buco che si contraeva ancora, lucido di saliva e di lei. «Voglio che tu veda tutto. Ogni goccia. Ogni volta che mi stringo pensando a te che mi spii». Giulia obbedì con gli occhi spalancati, la lingua che uscì a leccare proprio lì, spingendosi dentro quel calore stretto. Priya sussultò e ridiscese, sedendosi di più sul volto dell’amica, strofinandosi con movimenti circolari lenti. «Così… mangiami mentre ti guardo. Voglio vedere la tua faccia coperta della mia fica».
Giulia si sentiva immersa. Il sapore amaro e dolce le riempiva la bocca, scorreva lungo il mento, le bagnava il collo. Con le mani aggrappate alle cosce di Priya le tenne aperte, le dita che affondavano nella carne morbida. Continuava a leccare, a succhiare, a spingere la lingua più a fondo possibile mentre Priya le restituiva lo stesso trattamento: le labbra chiuse sul clitoride di Giulia, una leggera pressione dei denti, poi la lingua che batteva rapida. Due dita di Priya scivolarono di nuovo dentro di lei, curvate, cercando quel punto che faceva arricciare le dita dei piedi a Giulia.
«Cazzo, sei ancora così stretta», ragliò Priya contro la fessura bagnata. «La tua figa mi succhia le dita come una puttana affamata. Ti piaceva spiarmi, vero? Stavi lì con la mutandina zuppa a guardarmi mentre mi sfondavo pensando a questa lingua». Giulia non poté rispondere a parole: aveva la bocca piena. Emmise solo un gemito gutturale e spinse i fianchi in su, chiedendo di più. Priya rise bassa e accelerò le dita, il pollice che premeva sul clitoride gonfio in cerchi umidi e rumorosi.
Si staccarono solo quando il secondo orgasmo di Giulia arrivò improvviso, violento. Le cosce le tremarono, si chiusero intorno alla testa di Priya, e un grido strozzato le uscì dalla gola mentre si contraeva a scatti intorno alle dita. Il liquido le schizzò sul mento di Priya, che lo leccò con avidità, senza fermarsi finché Giulia non fu un groviglio di singhiozzi e spasmi. Priya allora si voltò, strisciò lungo il corpo dell’amica e la baciò in bocca, facendole assaggiare se stessa. Lingue che si avvolgevano, saliva mista a fica, denti che mordevano labbra.
«Non ho ancora finito di guardarti», disse Priya, la voce rauca. Si alzò in ginocchio, il corpo bronzato lucido di sudore, i seni pesanti che oscillavano. Prese il laptop ancora acceso, lo girò verso di loro. Le due ragazze nello schermo continuavano a leccarsi, gemiti artificiali che riempivano di nuovo la stanza. «Guarda con me. Voglio che tu veda quello che guardavo io mentre mi masturbavo, e voglio che tu ti tocchi allo stesso tempo».
Giulia, ancora ansimante, si mise a sedere contro i cuscini. Priya le si accovacciò di fianco, una gamba gettata sopra la coscia di Giulia, e le prese la mano. La guidò tra le proprie gambe. «Metti le dita. Dentro. Adesso». Giulia obbedì, due dita che sprofondarono nella figa calda e stretta di Priya, sentendo le pareti vellutate che si chiudevano. Priya gemette e a sua volta scese con la mano tra le cosce di Giulia, trovando la fessura ancora gocciolante. Si masturbavano a vicenda mentre guardavano lo schermo: dita che entravano e uscivano con schiocchi umidi, pollici che strofinavano clitoridi, respiri che si facevano più pesanti.
«Più forte», ordò Priya. «Voglio sentire lo schiaffo della tua mano sulla mia fica». Giulia accelerò, il palmo che batteva contro le labbra bagnate ogni volta che le dita affondavano fino alle nocche. Priya faceva lo stesso, più dura, più sporca, aggiungendo un terzo dito che allargava Giulia. Lo sguardo di entrambe restava fisso sulle lingue pornografiche dello schermo, ma ogni tanto si voltavano l’una verso l’altra, bocche aperte, occhi lucidi di lussuria.
Priya si staccò improvvisamente, strisciò fino al comodino e tirò fuori qualcosa di nuovo: un piccolo vibratore sottile, nero, già carico. Lo accese. Il ronzio riempì l’aria. «Questo non te l’ho ancora mostrato», sussurrò, gli occhi neri che brillavano. «Lo usavo mentre pensavo a te dietro la porta. Ora lo userò su di te mentre mi guardi». Si mise a cavalcioni sulle cosce di Giulia, la figa aperta che sfiorava quella dell’amica, e premette il vibratore sul clitoride di Giulia. La vibrazione forte e costante fece inarcare la schiena a Giulia, un urlo acuto che le uscì dal petto.
«Guarda», comandò Priya. «Guarda la mia figa mentre ti faccio venire». Aprì le proprie labbra con le dita libere, mostrò tutto, il buco che si apriva e chiudeva, il clitoride scuro e turgido. Poi scese, strusciò la propria fica contro quella di Giulia, clitoride contro clitoride, mentre teneva il vibratore schiacciato tra di loro. Si strofinavano, scivolose, umide, il ronzio che mandava scosse a entrambe. Giulia alzò le mani, afferrò i seni di Priya, li strinse, torse i capezzoli scuri finché Priya non gemette forte.
«Sì, così, usami i capezzoli. Guardami. Voglio che tu veda la mia faccia quando vengo sulla tua fica». Priya accelerò i movimenti del bacino, lo strap-on abbandonato sul letto a un lato, dimenticato per il momento. Il vibratore restava imprigionato tra i loro clitoridi, le vibrazioni che si trasmettevano da una all’altra. Giulia sentiva tutto: il calore, la scivolosità, l’odore più forte ora, i seni di Priya che le ballavano in faccia. Spinse i fianchi in su, cercando più contatto, e Priya rise di nuovo, una risata sporca e rotta.
Si baciarono mentre si strofinavano, lingue che si lottavano, denti che graffiavano. Priya scese con una mano e infilò di nuovo due dita nella fica di Giulia, accanto al vibratore, allargandola, pompando. «Cazzo quanto sei bagnata. Coli sulla mia mano. Voglio assaggiarti di nuovo dopo». Giulia non reggeva più. Il terzo orgasmo arrivò a ondate, le fece rizzare la schiena, le strappò un grido lungo mentre si stringeva intorno alle dita di Priya. Il liquido le schizzò sulle cosce, bagnando anche Priya.
Priya non si fermò. Continuò a strofinarsi, il vibratore ancora acceso, i fianchi che battevano contro quelli di Giulia finché anche lei non venne, cosce che tremavano, un gemito basso e gutturale che le uscì mentre scaricava sulla figa dell’amica. Restarono così, accollate, ansimanti, il vibratore che ronzava ancora debole tra di loro finché Priya non lo spense.
Ma non era finita. Priya, ancora tremante, afferrò di nuovo lo strap-on, se lo riallacciò con mani frettolose. Il dildo nero e spesso pendeva di nuovo, lucido di lubrificante. «Giratemi», ringhiò. «Voglio scoparti mentre mi guardi negli occhi. E poi… c’è ancora qualcosa. Qualcosa di più sporco. Stanotte non uscirai da questo letto finché non ti avrò fatto venire finché non riuscirai più a camminare. E voglio che tu veda ogni centimetro».
Giulia, esausta eppure già di nuovo accesa, si mise a quattro zampe, poi si girò sulla schiena come richiesto, le gambe aperte larghe, la figa rossa e aperta che invitava. Priya si mise tra le sue cosce, allineò lo strap-on e spinse dentro con un colpo solo, fino in fondo. Giulia urlò, le unghie che si conficcavano nelle spalle di Priya. Priya iniziò a scoparla con spinte lunghe e profonde, il bacino che batteva, le tette che oscillavano, gli occhi fissi in quelli di Giulia.
«Guardami. Non chiudere gli occhi. Voglio vedere la tua faccia mentre questo cazzo ti riempie». Ogni spinta faceva schioccare la pelle umida. Priya abbassò una mano, strofinò il clitoride di Giulia in tempo con le penetrazioni. «Dopo questo… ti farò qualcosa che non hai mai visto. Qualcosa che facevo da sola nei video. E tu starai lì a guardare da vicino, come quando mi hai spiata. Pronte?»
Giulia annuì, ansimante, già vicina di nuovo, il corpo che si contraeva intorno al silicone. Priya sorrise sporca, accelerò, e l’aria della stanza restò carica di promesse ancora più filth, di gemiti, di carne che si scontrava, pronta a salire di un altro livello.
Priya non rallentò. Continuò a spingere lo strap-on nero dentro la figa di Giulia con colpi lunghi e pesanti, il silicone che scompariva fino alla base e usciva lucido di succhi. Ogni volta che il bacino di Priya batteva contro le natiche bianche, faceva uno schiaffo umido che riempiva la stanza insieme ai gemiti della porno ancora accesa sul laptop. Giulia teneva gli occhi aperti come le era stato ordinato, le pupille dilatate, le labbra semiaperte da cui usciva un filo di saliva. Sentiva ogni centimetro di quel cazzo finto che le stirava le pareti, che le strofinava il punto gonfio all’interno finché le dita dei piedi non si accartocciavano.
«Più forte… cazzo, Priya, scopami più forte», ragliò Giulia, la voce spezzata. Le unghie le lasciarono segni rossi sulle spalle bronzate dell’amica. Priya sorrise sporca, sudore che le scorreva tra i seni e gocciolava sul petto di Giulia.
«Guarda come ti si apre. Guarda come la tua fica inghiotte tutto». Priya si sollevò un poco sulle ginocchia, tenne le cosce di Giulia divaricate con le mani e rallentò solo per farle vedere: il dildo che entrava e usciva, le labbra rosa gonfie che si allungavano intorno al nero lucido, i fili di bava che filavano. Poi riprese a martellare, più veloce, il clitoride di Giulia strofinato dal pollice a ogni spinta. «Stavi dietro quella porta a guardarmi mentre mi sfondavo le dita. Ora sei qui sotto di me e ti sto scopando come una troia. Ti piace? Ti piace essere la puttana della tua amica?»
«Sì… sì, cazzo sì», ansimò Giulia. Il desiderio le bruciava basso ventre, già di nuovo teso nonostante i tre orgasmi precedenti. Sentiva il vibratore abbandonato sul lenzuolo che ancora ronzava debole, l’odore di fica e lubrificante e sudore che le riempiva le narici. Priya si chinò, le morse un capezzolo, lo succhiò forte mentre continuava a pompate. La lingua calda, i denti che graffiavano. Giulia inarcò la schiena e Priya ne approfittò per infilarle due dita in bocca.
«Succhia. Gusta la mia fica sui miei stessi diti mentre ti scopo». Giulia obbedì, leccò, succhiò con rumori osceni, il sapore salato e amaro che le riempiva la bocca. Priya gemette a quella vista e accelerò ancora, il corpo che sbatteva, le tette che oscillavano pesanti. «Voglio vederti venire su questo cazzo. Voglio sentire la tua figa che mi stringe e ti guarda negli occhi mentre lo fai».
Giulia non resisté a lungo. Il quarto orgasmo la prese di sorpresa, violento, le cosce che le tremarono incontrollate intorno ai fianchi di Priya, un urlo lungo che le uscì mentre si contraeva a ondate intorno al silicone. Il liquido le schizzò fuori, bagnando l’addome di Priya e il dildo. Priya non si fermò; continuò a spingere attraverso gli spasmi, prolungandoli, finché Giulia non fu un groviglio di singhiozzi e scosse.
Solo allora Priya estrasse lo strap-on con un suono schioccante e umido. Si tolse l’imbracatura in fretta, la gettò di lato, e si accovacciò tra le gambe ancora aperte di Giulia. «Adesso guardi da vicino», ordinò, la voce rauca. Con le dita aprì le labbra gonfie e rosse della figa di Giulia, mostrò il buco che pulsava ancora, che colava. «Vedi? Tutto aperto. Tutto rovinato da me. E ora… adesso ti mostro quello che facevo nei video quando pensavo a te che mi spiavi».
Priya si voltò, strisciò fino al comodino e tirò fuori una piccola bottiglia di lubrificante e qualcosa di nuovo: un plug anale nero, corto ma spesso, con la base a forma di gioiello scuro. Lo tenne davanti agli occhi di Giulia, lo fece luccicare. «Lo usavo da sola mentre mi masturbavo guardando le ragazze che si leccavano. Me lo conficcavo nel culo e pensavo alla tua faccia rossa dietro lo spiffero della porta. Ora lo metto a te. E tu starai ferma a guardarmi mentre lo faccio».
Giulia ansimò, già di nuovo bagnata all’idea. «Sì… mettilo. Voglio vedere». Il cuore le batteva forte, la figa che pulsava di nuovo. Priya le lubrificò il buco del culo con dita lente e precise, un dito che entrava, poi due, allargando, facendo cerchi. Giulia gemette, il contrasto di quella penetrazione stretta e vietata che le mandava scosse lungo la spina dorsale. Priya la guardava negli occhi mentre lo faceva. «Respira. Spingi fuori. Lasciati aprire per me».
Quando il plug scivolò dentro, centimetro dopo centimetro, Giulia gridò basso, il pieno che la riempiva da dietro mentre la figa restava vuota e gocciolante. Priya lo spinse fino in fondo, la base che le premeva contro le natiche. «Perfetto. Ora sei piena. Guardami». Si mise a cavalcioni sul volto di Giulia di nuovo, ma questa volta di faccia, così che Giulia vedesse tutto: la figa di Priya aperta, il clitoride turgido, e più sotto il buco del culo che si contraeva. Priya scese, premette la fica sulla bocca di Giulia. «Leccami. Mangiami mentre ti tocchi la figa e senti quel cazzo di silicone nel culo».
Giulia obbedì con fame. La lingua le uscì, leccò labbra, clitoride, buco, mentre una mano le scendeva tra le cosce e si infilava due, tre dita nella propria figa ancora zuppa. L’altra mano le andò indietro a toccare la base del plug, a premerla, a farlo muovere dentro. Priya gemette forte, si strofinò sulla faccia dell’amica con movimenti circolari, bagnandola di nuovo di succhi. «Cazzo sì… così. Vedi come colo sulla tua lingua? Guarda la mia figa che si apre per te. Ti spiavi e adesso mi hai in faccia. Sei la mia troia personale».
Priya si piegò in avanti, allungò una mano e afferrò il vibratore. Lo accese di nuovo, il ronzio forte, e lo premette sul clitoride di Giulia mentre lei leccava. Allo stesso tempo infilò due dita nella propria figa e si pompò da sopra, così che Giulia vedesse tutto da sotto: le dita che entravano e uscivano, i fili di bava, il buco che si stringeva. «Guarda. Guarda come mi scopo le dita per te. Come facevo quando mi guardavi di nascosto. Solo che ora sei qui sotto e mi mangi».
Si strofinavano e si toccavano in un ritmo sempre più sporco e disordinato. Giulia succhiava il clitoride di Priya, ci batteva la lingua, ci ficcava la punta dentro il buco mentre il plug le riempiva il culo e le dita le riempivano la figa e il vibratore le martellava il punto più sensibile. Priya ansimava, spitava in basso verso la figa di Giulia, allargava le labbra dell’amica con le dita libere per vederla meglio. «Sei così aperta. Così bagnata. Coli sul lenzuolo come una puttana. Voglio vederti venire di nuovo con il culo pieno».
Il quinto orgasmo di Giulia arrivò a scatti, le fece chiudere le cosce intorno alla mano di Priya, un grido strozzato contro la fica dell’amica. Il liquido le schizzò, bagnando dita e vibratore. Priya non le diede tregua: continuò a farle vibrazioni e a muovere il plug con la base, prolungando gli spasmi finché Giulia non piagnucolò di troppa sensibilità. Solo allora Priya scese, si girò e si mise a quattro zampe di fronte a lei, il culo alto, la figa aperta e gocciolante verso il volto di Giulia.
«Ora tocca a te guardarmi da vicino mentre mi faccio venire. Come quando mi hai spiata. Avvicinati». Giulia, ancora tremante, strisciò fino a avere il naso a pochi centimetri dalla figa di Priya. Vide tutto in dettaglio: le labbra scure lucide, il clitoride che pulsava, il buco roseo che si apriva e chiudeva. Priya allungò una mano tra le proprie gambe e iniziò a masturbarsi forte, tre dita conficcate, il palmo che schiaffeggiava le labbra bagnate. «Vedi? Vedi come mi sfondo pensando a te che mi guardi. Metti la lingua. Lecca mentre mi tocco».
Giulia spinse la faccia avanti, leccò intorno alle dita di Priya, assaggiò i succhi freschi, spinse la lingua accanto alle dita che entravano. Priya gemette grosso, accelerò, si toccò il clitoride con l’altra mano in cerchi rapidi e umidi. «Sì… guardami venire. Voglio che tu veda ogni contrazione. Ogni goccia che mi esce». Il corpo di Priya si tese, le cosce tremarono, e venne con un urlo basso, il liquido che le colò sulla lingua di Giulia e sul mento. Giulia leccò tutto, avidamente, senza fermarsi finché Priya non fu scossa da postumi.
Ma Priya non cadde esausta. Si girò di scatto, afferrò di nuovo lo strap-on, se lo riallacciò ancora lubrificato, e spinse Giulia sulla schiena. «Non ho finito. Ora ti scopo di nuovo con quel plug ancora dentro. Voglio sentire quanto sei stretta con il culo pieno. E poi… c’è ancora una cosa. Qualcosa di più filth. Stanotte non smettiamo finché non ti avrò fatta squirtare sulla mia faccia mentre mi guardi farlo. E voglio che tu tenga gli occhi aperti su ogni secondo».
Allineò il dildo e conficcò dentro con una spinta sola. Giulia urlò, il doppio pieno che la faceva sentire stretta all’inverosimile, il silicone che le strofinava e il plug che premeva da dietro a ogni colpo. Priya iniziò a scoparla a ritmo frenetico, occhi fissi nei suoi, seni che ballavano, sudore che gocciolava. «Guardami. Non distogliere lo sguardo. Sei mia stanotte. La mia spiona. La mia puttana. E dopo questa scopata ti faccio qualcosa che non hai mai immaginato mentre stavi dietro quella porta».
Giulia annuì ansimante, già di nuovo vicina, il corpo che bruciava, la mente piena solo di fica e di sguardi e di promesse ancora più sporche che pendevano nell’aria calda della stanza. Priya accelerò, le dita sul clitoride di Giulia, la voce che le soffiava filth all’orecchio, e la tensione salì di nuovo, grezza, umida, pronta a spezzarsi in un altro livello.
Priya non rallentò di un millimetro. Il dildo nero scompariva e riemergeva lucido di succhi misti a lubrificante, ogni spinta faceva premere il plug anale contro la parete sottile che separava i due buchi di Giulia. Quella doppia pienezza la stava impazzendo: sentiva il silicone spingere in fondo alla figa e contemporaneamente il tappo che le allargava il culo, un ritiro e un affondo che le toglievano il respiro. Gli occhi neri di Priya restavano conficcati nei suoi, sudore che le scendeva tra i seni bronzati e gocciolava sul ventre bianco di Giulia.
«Guardami mentre ti sfondo», ringhiò Priya, la voce spezzata dal ritmo. «Senti come ti stringi intorno a questo cazzo con il culo pieno. Eri dietro quella porta a spiarmi, mutandine zuppe, e adesso sei la mia puttana personale con il culo tappezzato e la fica che mi inghiotte tutto». Spinse più forte, il bacino che schiaffeggiava le natiche di Giulia con un suono umido e ripetuto. Una mano scese, aprì le labbra gonfie di Giulia e strofinò il clitoride con due dita dure, rapide, mentre l’altra le afferrava un seno e ne torceva il capezzolo già rosso.
Giulia ansimava a bocca aperta, saliva che le colava all’angolo delle labbra. «Cazzo… Priya… mi riempi tutta… non smettere… scopami più forte, voglio venire con il culo pieno». Il desiderio le bruciava basso, nonostante i cinque orgasmi precedenti; ogni colpo del strap-on le mandava scosse elettriche lungo la spina dorsale. Pensava ancora allo spiffero della porta, a come aveva visto Priya conficcarsi le dita, e adesso era lei sotto, aperta, usata, guardata.
Priya estrasse lo strap-on con uno schiocco bagnato, si tolse l’imbracatura in due secondi e si accovacciò tra le cosce divaricate di Giulia. «Adesso la cosa più sporca», sussurrò. Afferrò il vibratore ancora carico, lo accese al massimo e lo premette duro sul clitoride di Giulia mentre con due dita le apriva la figa e ci soffiava dentro. Poi abbassò la faccia e iniziò a leccare con la lingua piatta, larga, raccogliendo tutto il liquido che colava intorno al plug ancora conficcato. «Voglio farti squirtare in faccia. Guarda. Tieni gli occhi aperti e guardami mentre ti mangio e ti faccio schizzare».
Giulia si sollevò sui gomiti, lo sguardo fisso tra le proprie gambe. Vide la lingua di Priya che si conficcava, le labbra che succhiavano, le dita che pompavano veloci contro il punto gonfio all’interno. Il vibratore ronzava contro il clitoride come un trapano. Il plug le riempiva il culo e ogni contrazione lo faceva muovere. «Sì… così… leccami, mangiami la fica, fammi venire in faccia come una troia». La tensione salì di colpo, violenta. Giulia sentì il basso ventre contrarsi, un calore liquido che saliva irrefrenabile. Urlò quando lo squirting arrivò: un getto caldo e potente le schizzò fuori, colpendo direttamente la bocca, il mento e le tette di Priya. Priya non si tirò indietro; aprì la bocca, bevve quello che poté, si fece bagnare il viso intero mentre continuava a pompate le dita e a tenere il vibratore premuto.
«Ancora», ordinò Priya, la faccia lucida di liquido. «Ancora una volta. Guardami». Continuò senza pietà, lingua e dita e vibratore, finché un secondo getto più debole ma altrettanto caldo le schizzò di nuovo sulle labbra. Giulia tremava tutta, le cosce che si chiudevano intorno alla testa di Priya, un piagnucolio continuo che le usciva dalla gola.
Priya si alzò solo per un attimo, si leccò le labbra e sorrise sporca. «Ora tocca a me. Voglio squirtarti in faccia mentre mi guardi da vicino, esattamente come quando mi spiavi». Si mise a cavalcioni sul volto di Giulia, ma di spalle questa volta, così che il culo e la figa fossero a pochi centimetri dagli occhi dell’amica. Con una mano aprì le proprie labbra scure, con l’altra si conficcò tre dita fino alle nocche e iniziò a pompate forte, il palmo che schiaffeggiava la fica bagnata. «Vedi? Vedi come mi sfondo per te. Metti la lingua sul mio buco del culo mentre mi tocco. Lecca».
Giulia obbedì avidamente. La lingua uscì, girò intorno al buco stretto di Priya, ci spinse dentro mentre guardava le dita che entravano e uscivano dalla figa sopra di lei. L’odore era fortissimo, sale e sesso e sudore. Priya gemette grosso, accelerò le dita, si strofinò il clitoride con il pollice in cerchi umidi e rumorosi. «Guarda… guardami venire… voglio che tu veda ogni goccia che mi esce sulla tua faccia». Il corpo di Priya si tese di scatto, le cosce tremarono violentemente intorno alla testa di Giulia, e squirtò: un getto caldo e abbondante le colò dritto sulla bocca, sul naso, sugli occhi di Giulia. Giulia tenne gli occhi aperti come le era stato ordinato, bevve, leccò, si fece inondare mentre Priya continuava a contrarsi e a gemere «cazzo… sì… prendilo tutto… la tua faccia è la mia figa adesso».
Non basta. Priya scese, si girò, recuperò lo strap-on ancora lucido e se lo riallacciò. Spinse Giulia a quattro zampe, le natiche alte, il plug ancora conficcato che luccicava. «Ultimo giro. Ti scopo con il culo pieno finché non vieni di nuovo, e poi ti faccio leccare il cazzo pulito». Allineò il dildo e conficcò dentro con una spinta sola. Giulia urlò, la doppia penetrazione che la faceva sentire spaccata in due nel modo più delizioso. Priya la scopò a ritmo bestiale, mani strette sui fianchi, bacino che sbatteva, tette che oscillavano. «Guarda indietro. Guardami mentre ti uso. Sei mia. La mia spiona. La mia troia di figa e di culo».
Giulia girò la testa, gli occhi lucidi, e li tenne fissi su quelli di Priya. Ogni spinta le faceva muovere il plug, ogni ritiro le faceva sentire il vuoto prima che il silicone la riempisse di nuovo. Priya allungò una mano sotto, le strofinò il clitoride con dita veloci. «Vieni. Vieni su questo cazzo adesso». Giulia non resisté: il sesto orgasmo la demolì, le cosce che le tremarono, un urlo lungo e rauco mentre si contraeva a ondate intorno al dildo e al plug. Il liquido le colò lungo le cosce interne, bagnando il lenzuolo già rovinato.
Priya spinse ancora qualche volta attraverso gli spasmi, poi estrasse tutto con un suono schioccante. Si tolse l’imbracatura, si sdraiò sulla schiena e tirò Giulia sopra di sé. «Leccami pulita. Tutto. La figa, il culo, i succhi. E poi ti leccio io». Giulia, tremante, scese con la bocca, leccò la figa di Priya ancora pulsante, ci spinse la lingua dentro, scese più in basso e le girò intorno al buco del culo, assaggiando se stessa e Priya mescolate. Priya gemette bassa e ricambiò: quando Giulia si girò in un ultimo 69 esausto, Priya le succhiò la figa gonfia, le leccò intorno al plug prima di estrarlo lentamente con le dita, facendo gemere Giulia una volta ancora per la sensibilità estrema. Poi le lingue si fecero più lente, più pigre, raccogliendo gli ultimi fili di bava e di liquido.
I corpi crollarono uno sull’altro, sudati, appiccicosi, il respiro ancora corto. Priya tenne Giulia stretta contro il petto, una coscia gettata sopra le sue, le dita che accarezzavano piano i capelli umidi. La porno sul laptop era finita da un pezzo, la stanza odorava solo di sesso e di mare lontano. Giulia posò la guancia sul seno di Priya, sentendo il cuore che le batteva ancora forte sotto la pelle calda, e chiuse gli occhi mentre le ultime scosse le attraversavano le cosce. Priya le baciò la fronte sudata, la voce ormai un sussurro rauco contro i capelli: «Domani mattina ti faccio vedere altre cose… ma adesso resta così. Vicino. Bagnata di me». Restarono immobili, pelle contro pelle, il plug e lo strap-on abbandonati di lato, il desiderio finalmente spento in un calore pesante e satollo che li teneva avvinti senza bisogno di altre parole.
Rate this story
Popular Collections
Browse Categories