Emma Guarda Il Suo Uomo Al Mercato Notturno

Delphine spia la moglie del vicino che viene scopata.

5 min read August 21, 2026New

Delphine strinse la mano di Sergio mentre si facevano largo tra la folla del mercato notturno. L’aria era densa di spezie fritte, fumo di griglie e il odore caldo della pelle sudata. Aveva ventotto anni, i capelli scuri raccolti alla buona, e il vestitino leggero le si appiccicava alle cosce a ogni passo. Sergio le mormorò all’orecchio che andava a prendere due birre fresche e sparì tra le bancarelle di luci gialle.

Rimasta sola, Delphine si accostò a un vicolo laterale semi-buio, dove le ombre delle tende nascondevano angoli riparati. Fu allora che li vide. Yvonne, la moglie del vicino del piano di sotto—quella che salutava sempre con il sorriso falso e i tacchi troppo alti—era premuta contro il petto di un uomo massiccio. Non era il marito. Era Julius, alto, spalle larghe, le mani già affondate nei fianchi di lei. Si baciavano con una fame grezza, lingue che si cercavano, gemiti bassi che si perdevano nel chiasso del mercato. La gonna corta di Yvonne era già tirata su di qualche centimetro; le dita di Julius scivolavano sotto il tessuto.

Delphine sentì un tuffo caldo tra le gambe. Si bagnò all’istante, le mutandine che si inumidivano contro la figa. Il cuore le batteva in gola: e se qualcuno la vedesse? E se Sergio tornasse? Eppure non riusciva a staccare lo sguardo. Si nascose meglio dietro un carretto di cassette vuote, il fiato corto, le ginocchia mollhe. Quello spettacolo proibito le accendeva qualcosa di sporco e insistente, un prurito che non poteva ignorare.

Yvonne e Julius non si facevano scrupoli. L’atmosfera calda della notte li spingeva oltre. La mano di lui sparì del tutto sotto la gonna; Delphine lo vide muovere il polso, le dita che entravano e uscivano. Yvonne gettò indietro la testa, un gemito rauco tra i denti, e la sua mano scese a massaggiare il cazzo di Julius sopra i pantaloni. Era già duro, un rigonfiamento grosso e evidente. Lei lo strinse, lo strofinò con il palmo, gli aprì la cerniera abbastanza da farmi scivolare le dita dentro e tirare fuori il membro pesante, venato, già lucido in punta.

Delphine si morse il labbro fino a quasi far male. Con un gesto rapido, quasi automatico, infilò la mano sotto il proprio vestito, spingendo le dita nelle mutandine fradicie. La fica le pulsava, scivolosa; si toccò il clitoride con due dita, circoli lenti e pressanti mentre osservava. Yvonne si abbassò in ginocchio sul selciato sporco, senza esitazione. Afferrò il cazzo di Julius con entrambe le mani e lo prese in bocca con avidità, le labbra strette intorno al glande, la lingua che girava. Succhiava con rumori umidi, bava che colava sul mento, la testa che andava avanti e indietro ingoiando sempre di più. Julius le afferrò i capelli e spingeva piano, le anche che muovevano contro quella bocca ingorda.

«Cazzo, che brava puttana», borbottò lui, basso. Yvonne gemette intorno al cazzo, il suono vibrato che fece contrarre il ventre di Delphine. Lei si masturbava ormai senza pudore, due dita affondate nella figa bagnata, il pollice sul clitoride, il fiato che le usciva a scatti. Il desiderio l’aveva superata: non stava più solo guardando, stava partecipando in silenzio, la mente piena di immagini di quella bocca che succhiava, di quel cazzo grosso che spariva tra le labbra di Yvonne.

Julius la tirò su di scatto. La piegò contro il muro scrostato del vicolo, le alzò la gonna fino alla vita e le tirò di lato le mutandine. Delphine vide tutto: la fica rasata e lucida di Yvonne, le labbra gonfie. Julius le piantò il cazzo dentro con una spinta secca e profonda. Yvonne gridò soffocato, le mani che si aggrappavano al muro. Lui la scopava da dietro in piedi, spinte lunghe e rumorose, le palle che sbattevano contro di lei, il suono bagnato di carne che entrava e usciva. Ogni colpo faceva ondeggiare le tette di Yvonne; il suo culo si contrasse a ogni penetrazione.

Delphine si masturbava furiosamente, le dita che frullavano sul clitoride gonfio, tre che le riempivano la fica. Guardava rapita il cazzo grosso di Julius che spariva tutto in quella figa stretta, le cosce di Yvonne che tremavano. Quando la coppia cambiò posizione—lui la girò, la fece inginocchiare di nuovo e le cacciò il cazzo in bocca—Delphine venne. L’orgasmo la colpì forte, le gambe che si piegarono, un gemito strozzato tra i denti mentre la figa le si stringeva a scatti intorno alle dita. Nello stesso istante Julius tirò fuori e schizzò il seme caldo sulla lingua e sulle labbra di Yvonne, fiotti spessi che lei leccava e inghiottiva con la bocca aperta, il viso imbrattato.

Delphine restò qualche secondo appoggiata al carretto, il respiro spezzato, le mutandine zuppe e la figa ancora pulsante. Si sistemò in fretta il vestito, si asciugò le dita sul tessuto interno e tornò di corsa tra la folla. Trovò Sergio vicino alla bancarella delle birre, sorrise come se niente fosse, gli prese il braccio e lo baciò sulla guancia.

«Tutto bene?», chiese lui.

«Perfettamente», mentì lei, la voce un filo roca.

A casa, quella stessa notte, non resistette. Appena chiusa la porta lo spinse contro il muro, gli aprì i pantaloni e gli prese il cazzo già duro in mano. Lo cavalcò sul divano, la figa ancora molle e sensibile che scendeva su di lui fino in fondo. Mentre lo scopava con passione, i fianchi che battevano, gli raccontò tutto a voce bassa e sporca: la moglie del vicino in ginocchio, il cazzo di Julius che le spariva in gola, le spinte contro il muro, il sapore che lei aveva solo immaginato mentre veniva nascosta tra le ombre.

Sergio gemette, le mani strette sui suoi fianchi. «Ti è piaciuto così tanto spiare?»

«Da morire», ansimò Delphine, stringendosi intorno a lui. «Voglio rivederli. O altri. Domani sera torniamo al mercato. Ci nascondiamo meglio. Cerchiamo un’altra coppia. E se Yvonne c’è di nuovo… la guardo mentre se la fanno rifare, e tu mi metti le dita nella figa mentre lo faccio.»

Vennero insieme, lei con un grido soffocato contro la sua spalla, lui che le riempiva la fica a spinte profonde. Dopo, ancora sudati e intrecciati, Delphine disegnava già il piano nella mente: l’ora giusta, l’angolo più buio dietro le bancarelle di spezie, il modo in cui si sarebbe fatta toccare da Sergio mentre gli occhi restavano incollati a un’altra figa aperta e a un altro cazzo che entrava. Domani sera sarebbe stata di nuovo lì. E non avrebbe solo guardato.

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