Sotto le luci del bordo piscina, la sua resa

Yvonne e Carmen si baciano e scopano come matte sotto le luci della piscina.

17 min read August 24, 2026New

Carmen aveva sempre saputo che il fine settimana con Yvonne sarebbe stato diverso da tutti gli altri. L’aveva invitata nella villa fuori città con la scusa di riagganciare i fili dell’infanzia, ma in realtà da mesi non riusciva a togliersi dalla testa le foto che lei pubblicava: gambe infinite, labbra lucide, quel sorriso che sapeva di promessa. Ora Yvonne stava sdraiata sul lettino a bordo piscina, il bicchiere di rosso tra le dita, il vestitino leggero di seta nera che le scendeva appena sotto i fianchi. Le luci sommerse del bordo facevano brillare l’acqua e disegnavano ombre calde sulla sua pelle. Carmen, seduto di fronte a lei, faceva finta di ascoltare i racconti di Milano, ma i suoi occhi scivolavano continuamente più in basso: le calze autoreggenti color carne che stringevano le cosce sode, il bordo di pizzo che spuntava, e soprattutto quel rigonfiamento evidente sotto il tessuto leggero, il contorno del cazzo di Yvonne che premeva contro la seta ogni volta che lei incrociava le gambe.

—Mi stai mangiando con gli occhi, Carmen —disse lei a un tratto, la voce bassa, divertita. Bevve un sorso e gli porse il bicchiere. —Bevi. Sei pallido come se ti avessi colto con le mani nel sacco.

Carmen arrossì fino alle orecchie, ma prese il bicchiere. Le dita gli tremavano. Aveva ventotto anni e si sentiva di nuovo il ragazzino timido che da adolescente fissava Luca—adesso Yvonne—nascondendo il cazzo duro nei pantaloni. Solo che adesso Luca non c’era più. C’era questa donna splendida, trentun’anni, spalle larghe e seni piccoli e perfetti che spingevano contro la scollatura, e quel cazzo che non riusciva a smettere di immaginare.

—Scusa —mormorò lui—. È che… cazzo, Yvonne, sei…

—Sono io. Tutta io. —Yvonne si alzò lentamente. Il vestito le si arricciò un attimo sulle cosce e Carmen vide chiaramente il profilo teso del membro che si allungava contro la stoffa. Lei gli sorrise con complicità, si avvicinò e gli tese la mano—. Vuoi vedermi davvero come sono? Non le foto. Non i ricordi. Me, stanotte, qui sotto queste luci.

Carmen deglutì. Il cuore gli batteva in gola. Strinse quella mano calda e si lasciò tirare in piedi. Le luci del bordo piscina li avvolsero in un alone dorato. Yvonne lo guardò dritto negli occhi, poi lo baciò. Non fu un bacio dolce: fu bocca aperta, lingua che premeva, denti che gli morsicavano il labbro inferiore mentre le sue dita scivolavano sotto la camicia di Carmen e gli sfioravano i capezzoli già duri. Carmen gemette nel bacio, il cazzo che gli tendeva i pantaloni in modo umiliante e delizioso.

—Dimmi cosa vuoi —sussurrò Yvonne contro la sua bocca, le dita che scendevano a palpare il rigonfiamento di lui—. Dimmelo adesso, prima che ti scoperi fino a farti dimenticare il tuo nome.

—Voglio… —Carmen respirava a fatica, arrossato, le ginocchia molli—. Voglio che tu mi prenda. Che mi usi. Stanotte. Ti desidero da così tanto tempo che mi fa male, Yvonne. Voglio il tuo cazzo. Voglio essere tuo.

Yvonne sorrise, un sorriso affamato e tenero insieme. Lo baciò di nuovo, più profondo, mentre una mano gli sbottonava i pantaloni con gesti sicuri. Poi lo fece inginocchiare sul bordo pietra calda della piscina. Carmen obbedì senza esitare, le guance in fiamme, gli occhi all’altezza del bacino di lei. Yvonne sollevò il vestitino. Sotto non c’erano mutande: solo il suo cazzo già duro, grosso, venato, la pelle liscia e la testa lucida di precome. Carmen trasse un respiro strozzato. Yvonne gli accarezzò i capelli.

—Apri. E guarda mentre lo fai.

Carmen aprì la bocca. Yvonne gli fece scivolare il cazzo sulle labbra e poi dentro, fino in fondo. Lui succhiò con avidità, la lingua che girava intorno alla glande, le mani che le stringevano le cosce fasciate dalle calze. Il sapore salato, il calore, il modo in cui Yvonne gemette basso e spinse i fianchi lo fecero gemere intorno al membro. Lei gli teneva la testa, lo usava con colpi lenti e profondi, il vestito sollevato fino al petto.

—Così… bravo… succhiami come se non avessi aspettato altro —ansimò Yvonne—. Adesso alzati. Sul lettino. Subito.

Carmen si alzò con le labbra lucide di saliva. Yvonne lo spinse a sdraiarsi sul lettino imbottito, gli calò del tutto i pantaloni e i boxer, gli lasciò il cazzo a scattare contro la pancia. Poi si sfilò le mutandine di pizzo nero che aveva tenuto infilate in una tasca del vestito—le aveva tolte prima, apposta—e gliele spinse in bocca.

—Zitto. Voglio solo sentirti gemere intorno a queste.

Il pizzo gli riempì la bocca, il sapore del suo stesso corpo e del profumo di Yvonne. Carmen annuì, gli occhi umidi di eccitazione. Yvonne si mise tra le sue gambe, gli allargò le cosce, si spalmò saliva e precome sulle dita e gli preparò il culo con gesti pazienti ma impazienti. Quando lo sentì abbastanza aperto, allineò il cazzo e spinse dentro. Carmen urlò contro le mutandine, il suono soffocato, mentre il membro grosso di Yvonne lo apriva centimetro dopo centimetro. Lei lo guardava fissamente, i seni che si muovevano sotto la seta, le calze che scricchiolavano contro la sua pelle.

—Cazzo, sei stretto… e mi prendi tutto —gemette Yvonne, iniziando a scoparlo in missione, colpi profondi e regolari che gli facevano rimbalzare il cazzo contro la pancia—. Dimmi che lo vuoi. Con gli occhi. Diglielo al mio cazzo.

Carmen annuiva disperato, le mani che le aggrappavano i fianchi, le unghie che le segnavano la pelle. Yvonne accelerò, poi lo fece girare di scatto. Carmen si ritrovò a quattro zampe sul lettino, le mutandine ancora in bocca, il culo offerto. Yvonne gli sparò dentro di nuovo da dietro, afferrandogli i fianchi con forza possessiva, e iniziò a scoparlo forte, pelle contro pelle, il suono umido e osceno che si mescolava al gorgoglio dell’acqua della piscina. Ogni spinta gli strappava un gemito soffocato. Il cazzo di Carmen gocciolava sul tessuto del lettino; Yvonne gli allungò una mano e lo strofinò a ritmo delle sue penetrazioni.

—Non ti fermo… non ti fermo finché non sborri con il mio cazzo piantato nel culo —ringhiò lei, sudata, bellissima sotto le luci dorate—. Sei mio stanotte. Dillo.

Carmen scosse la testa in un sì convulso. Il piacere saliva come un’onda che non poteva più trattenere. Yvonne gli diede un’ultima serie di colpi duri, profondi, e Carmen venne con un urlo strozzato dalle mutandine, il seme caldo che schizzava a fiotti sul lettino e sulle dita di lei. Il suo culo si strinse a ritmo convulso intorno al cazzo di Yvonne, e lei lo seguì un istante dopo, spingendosi fino in fondo e venendo dentro di lui con un gemito lungo, tremante, il corpo che si piegava sopra la sua schiena.

Rimasero così per lunghi secondi, ansimanti, uniti, il cuore che batteva all’unisono. Poi Yvonne uscì lentamente, si liberò delle mutandine dalla bocca di Carmen e lo girò di nuovo a pancia in su. Lo abbracciò stretto sotto le luci della piscina, il vestito ancora rialzato, il cazzo ancora semi-duro contro la coscia di lui. Gli accarezzò i capelli umidi di sudore, gli baciò la tempia.

—D’ora in poi potrai avermi ogni volta che vorrai —gli sussurrò contro l’orecchio, la voce roca e dolce—. Ogni volta che mi fisserai le gambe o il cazzo sotto i vestiti, basterà che me lo chieda. Io ci sarò. E ti prenderò di nuovo, più forte, più a lungo…

Carmen ansimava ancora, il corpo tremante, il seme caldo di Yvonne che gli colava piano dal culo e gli scendeva lungo la coscia, mescolandosi al suo. Le braccia di lei lo tenevano come se non avesse intenzione di lasciarlo andare quella notte, e lui sentiva già il desiderio riaccendersi basso nella pancia, la promessa di altre ore, di altre posizioni, di altre confessioni che non avevano ancora avuto il tempo di dire. Le luci del bordo tremolavano sull’acqua e sulle loro pelli sudate, e qualcosa di più grande della semplice scopata stava già aprendo la porta alla notte che doveva ancora venire.

Yvonne non lo lasciò andare. Le dita le scivolarono lungo la schiena sudata di Carmen, tracciando la curva della spina dorsale fino al culo ancora aperto e bagnato del suo stesso seme. Lo sentiva colare caldo, lento, e la cosa le fece indurire di nuovo il cazzo contro la coscia di lui. Carmen ansimava contro il suo collo, le labbra che sfioravano la pelle salata, e ogni respiro le diceva che non aveva ancora finito, che il fuoco gli bruciava ancora basso nella pancia.

—Alzati —ordinò lei con voce roca—. Voglio vederti in ginocchio di nuovo. Voglio la tua bocca sul mio cazzo mentre ti guarda l’acqua.

Carmen obbedì subito, le gambe ancora molli. Si mise in ginocchio sul bordo caldo della pietra, le luci sommerse che gli dipingevano il volto di riflessi dorati e blu. Yvonne restò in piedi, il vestitino di seta ancora arricciato sopra i seni piccoli e duri, le calze autoreggenti tirate su fino a metà coscia. Afferrò il suo cazzo semi-duro e lo strusciò sulle labbra gonfie di Carmen, lasciando una scia lucida di precome e del suo stesso sperma che ancora colava dalla fessura.

—Leccalo. Puliscilo. Tutto.

Carmen aprì la bocca e ci infilò la lingua, lunga e calda, risalendo dalla base fino alla glande gonfia. Succhiò con fame, chiudendo gli occhi un attimo per assaporare il mix salato e amaro, poi li riaprì per guardarla mentre ingoiava centimetro dopo centimetro. Yvonne gli affondò le dita nei capelli e spinse piano, sentendo la gola di lui aprirsi e chiudersi intorno a lei. Gemette basso, le anche che iniziavano a muoversi con colpi corti e profondi.

—Cazzo, mi prendi così bene… Guarda come ti scivolo dentro. Sei fatto per questo, Carmen. Fatto per il mio cazzo.

Lui gorgogliò intorno al membro, saliva che gli scendeva dal mento e gli gocciolava sul petto nudo. Una mano le salì a stringerle una coscia fasciata di nylon, l’altra le palpeggiò le palle tese. Yvonne accelerò, usandogli la bocca con ritmo sempre più duro, il suono umido di succhi e gola che si mescolava al fruscio dell’acqua della piscina. Quando sentì le gambe di lui tremare di nuovo, lo tirò su di scatto e lo baciò a bocca aperta, assaporando se stessa sulla sua lingua.

—Sul bordo. Seduto. Gambe aperte.

Carmen si sistemò a filo d’acqua, i piedi che sfioravano la superficie tiepida. Yvonne gli si mise a cavalcioni al contrario, il culo teso e perfetto davanti al suo viso, il cazzo duro che puntava verso il basso. Si chinò in avanti e gli prese il membro in bocca senza preamboli, succhiandolo fino in fondo mentre spingeva il proprio culo contro le labbra di lui.

—Leccami il culo mentre ti succhio —ansimò, la voce ovattata dal cazzo in gola—. Voglio sentire la tua lingua dentro.

Carmen obbedì con un gemito. Le mani le aprirono le natiche e la lingua gli si infisse tra di esse, leccando il buco ancora stretto e pulito, spingendo dentro, girando, assaporando la pelle liscia e il leggero sapore di sapone e sudore. Yvonne si dimenò contro di lui, succhiandolo più forte, le guance scavate, una mano che gli massaggiava le palle. Il piacere saliva a ondate; Carmen le ficcò due dita nel culo mentre leccava, e lei ragliò intorno al suo cazzo, il suono vibrante che lo fece pulsare.

Si staccarono ansimanti. Yvonne si girò di scatto, lo spinse a sdraiarsi di nuovo sul lettino e gli montò sopra a cavalcioni, schiena dritta, seni piccoli che ballonzolavano sotto la seta. Afferrò il cazzo di lui, se lo allineò al buco ancora lubrificato dal suo stesso sperma precedente, e si calò tutta d’un colpo.

—Fuuuuck… —urlo Carmen, le mani che le affondarono nei fianchi.

Yvonne iniziò a scoparlo dall’alto, salendo e scendendo con colpi lunghi e pesanti, il culo che sbatteva contro le sue cosce con un suono umido e osceno. Ogni discesa gli faceva sparire il cazzo fino in fondo, e lei si stringeva intorno a lui con forze deliberata, guardandolo fisso negli occhi.

—Guardami. Guardami mentre ti uso. Dimmi quanto ti piace il mio culo sul tuo cazzo.

—Mi piace… cazzo Yvonne, mi piace da morire —ansimò lui, sudato, le guance rosse—. Sei stretta… e calda… voglio sborrarti dentro.

—Non ancora. —Lei accelerò, i capelli scuri che le sbattevano sulle spalle, le calze che scricchiolavano contro la pelle di lui a ogni movimento. Una mano le scese a strofinarsi il cazzo duro contro la pancia di Carmen, lasciando scie lucide di precome. —Prima mi fai venire di nuovo. Con le tue mani. Toccalo.

Carmen le avvolse il membro con il pugno e lo pompò a ritmo delle sue spinte, il pollice che girava sulla glande bagnata. Yvonne gettò indietro la testa e gemette alto, i seni che spingevano contro il tessuto sottile. Si chinò in avanti, lo baciò con denti e lingua, e continuò a cavalcarlo più forte, più profondo, il lettino che scricchiolava sotto di loro.

—Così… più forte… strizzami le palle… sì, bravo…

Il ritmo diventò disperato. Yvonne si raddrizzò di nuovo, una mano sul petto di Carmen per tenersi, l’altra che gli teneva il polso mentre lui la pompava. Il suo cazzo pulsava nel pugno di lui, le vene sporgenti, la testa viola e lucida. Carmen sentiva il proprio orgasmo salire di nuovo, le palle tirate, il piacere che gli bruciava alla base della spina.

—Vengo… Yvonne, sto per…

—Dentro di me. Sborrami tutto nel culo. Adesso.

Carmen si inarcò e esplose con un urlo rauco, fiotti caldi che riempivano il culo stretto di lei mentre lei continuava a muoversi, a mungere ogni goccia. Yvonne lo seguì pochi secondi dopo: il cazzo le scattò nel pugno di lui e sborrò a getti lunghi sul petto e sul ventre di Carmen, lo sperma caldo che gli schizzava fino al mento. Continuò a cavalcarlo a scatti finché non fu vuota, poi crollò sopra di lui, ansimante, il cazzo ancora dentro e che pulsava.

Rimasero uniti, sudati, i cuori che battevano come martelli. Le luci della piscina tremolavano sulle loro pelli lucide di sperma e sudore. Yvonne gli leccò una goccia di seme dal mento, poi lo baciò piano, profondo.

—Non abbiamo finito —sussurrò contro le sue labbra—. C’è ancora tutta la notte. Voglio portarti in acqua. Voglio che mi scopi in piedi contro il bordo mentre l’acqua ci bagna le cosce. E poi voglio legarti le mani con le mie calze e prenderti di nuovo, più lento, finché non mi supplichi.

Carmen la guardò con gli occhi ancora velati di piacere, il cazzo che già si rinvigoriva debolmente dentro di lei. Il desiderio non si era spento; si era solo trasformato in qualcosa di più affamato, più cupo. Le mani le scorrevano sulla schiena nuda sotto il vestito rialzato, e sapeva che avrebbe detto di sì a tutto.

Yvonne sorrise, quel sorriso affamato che lo faceva sentire piccolo e voluto allo stesso tempo. Si sollevò piano, lasciando che il seme di lui le colasse lungo le cosce interne e le calze, e gli tese la mano.

—Vieni. L’acqua è calda. E io non ho ancora finito di usarti.

Carmen si alzò, le gambe tremanti, lo sperma che gli colava dal culo e dal petto. La seguì verso il bordo illuminato, il cuore già di nuovo in gola, consapevole che la notte aveva appena cominciato a mostrare i denti. Le luci dorate li avvolsero mentre i piedi di Yvonne toccavano l’acqua, e qualcosa di più intenso, più grezzo, aspettava solo di essere scatenato.

Yvonne scese i gradini della piscina senza lasciargli la mano, l’acqua calda che le saliva lungo le calze fino a bagnarle il bordo di pizzo e a farle appiccicare la seta del vestito contro i seni piccoli e i capezzoli duri. Carmen la seguì, lo sperma che ancora gli colava caldo dal culo e gli scendeva lungo le cosce, mescolandosi all’acqua appena i piedi toccarono la superficie. Le luci sommerse li avvolsero di riflessi dorati e blu, illuminando ogni goccia, ogni vena tesa, ogni centimetro di pelle sudata.

—Contro il bordo —ordinò lei, già ansimante—. Scopami in piedi. Voglio sentire il tuo cazzo spingermi contro la pietra mentre l’acqua ci bagna le cosce.

Carmen non esitò. La spinse con la schiena contro il bordo basso, sollevandole una gamba e facendole appoggiare il tallone sulla pietra scivolosa. Il cazzo di lui, già di nuovo duro e gonfio, le sfiorò l’ingresso ancora scivoloso del culo pieno del suo stesso seme. Yvonne afferrò il membro, se lo allineò e si spinsero insieme: lui entrò d’un colpo, fino in fondo, sentendo il calore stretto che lo avvolgeva e il seme precedente che faceva da lubrificante. Gemette grosso, le mani che le affondavano nei fianchi, e iniziò a scoparla con colpi lunghi e pesanti. L’acqua schizzava a ogni spinta, bagnandogli le palle e il basso ventre, mentre il cazzo di Yvonne, duro e dritto, sbatteva contro la pancia di lui lasciando scie di precome.

—Più forte, cazzo —ansimò Yvonne, i denti che gli morsicavano la spalla—. Usami il culo come se fosse tuo. Spingi. Voglio sentire le palle che mi sbattono mentre mi riempi di nuovo.

Carmen accelerò, i fianchi che sbattevano contro le sue natiche con un suono umido e osceno, l’acqua che gorgogliava intorno a loro. Le leccò il collo, le succhiò un capezzolo attraverso la seta bagnata, e una mano scese a stringerle il cazzo, pompando a ritmo delle penetrazioni. Yvonne gettò indietro la testa e urlò basso, le unghie che gli segnavano la schiena.

—Guarda come ti prendo tutto… sei un cazzo perfetto per il mio culo —gemette lei—. Non fermarti. Sborrami dentro mentre l’acqua ci lecca le cosce. Voglio sentirlo caldo che mi cola mentre ti lego.

Lui non reggeva. Il piacere saliva troppo in fretta, le palle tirate, il culo di lei che si stringeva a ogni spinta. Con un grugnito rauco si infisse fino in fondo e sborrò a getti lunghi e caldi, riempiendola di nuovo mentre continuava a muoversi a scatti, mungendo ogni goccia. Yvonne gemette alto sentendo i fiotti, il proprio cazzo che pulsava nel pugno di lui, e venne un attimo dopo, lo sperma che le schizzò sul ventre di Carmen e sull’acqua, dissolvendosi in scie bianche sotto le luci.

Uscirono tremante, lo sperma che le colava lungo le cosce interne e le calze bagnate. Yvonne lo spinse di nuovo sul lettino, lo fece a quattro zampe, e si sfilò una calza autoreggente con un gesto lento e deliberato. Gliela avvolse intorno ai polsi dietro la schiena, tirò stretto, annodò. Carmen sentì la pressione del nylon umido, le braccia bloccate, il culo ancora aperto e gocciolante offerto all’aria notturna.

—Adesso ti prendo io. Lento. Finché non mi supplichi di sborrarti dentro di nuovo —disse lei, la voce roca, il cazzo già di nuovo duro e lucido di residui. Si mise dietro di lui, gli aprì le natiche con le mani e spinse dentro centimetro dopo centimetro, sentendo il calore stretto e il seme che faceva da olio. Carmen gemette a bocca aperta, le mani legate che si contorcevano, ogni spinta lenta che gli strofinava la prostata con precisione crudele.

Yvonne lo scopò così, profondamente, ritmicamente, il suono umido di pelle contro pelle che copriva il gorgoglio dell’acqua. Una mano gli girava intorno al cazzo già rigido, lo strofinava lento, poi lo lasciava, poi lo riprendeva, tenendolo sul filo.

—Dimmi quanto lo vuoi —sussurrò lei, accelerando appena—. Dimmi che sei un buco per il mio cazzo. Dimmi che vuoi che ti riempia finché ti cola sulle palle.

—Lo voglio… cazzo Yvonne, scopami… usami il culo… sborrami dentro, ti prego —ansimò Carmen, la faccia premuta contro il tessuto del lettino, le lacrime di piacere che gli bruciavano gli occhi. Il desiderio lo bruciava basso, il cazzo che gocciolava sul lettino a ogni colpo lento e profondo.

Lei non ebbe pietà. Continuò così per minuti interi, cambiando angolo, spingendo più a fondo, tirandogli i capelli con l’altra mano, facendolo gemere e supplicare. Quando sentì le gambe di lui tremare e il culo stringersi convulsamente, accelerò di colpo, martellandolo duro, il suono delle natiche che sbattevano umido e sporco.

—Prendi tutto. Tutto il mio cazzo. Sborra mentre ti riempio.

Carmen esplose senza che nessuno gli toccasse il membro, lo sperma che schizzava a fiotti sotto di lui sul lettino mentre il culo gli pulsava intorno al cazzo di Yvonne. Lei lo seguì subito, conficcandosi fino alle palle e venendo con un ringhio gutturale, fiotti caldi che gli riempirono il retto e gli colarono subito fuori lungo le palle e le cosce, gocciolando sul tessuto già macchiato.

Non si fermò. Uscì, lo girò di scatto sulle spalle legate, gli montò a cavalcioni sul petto e gli ficcò il cazzo ancora semi-duro e sporco di sperma in bocca.

—Pulisci. Ingoia. Ogni goccia che mi esce dal cazzo e dal culo che ti ho appena scopato.

Carmen succhiò avidamente, la lingua che le leccava la glande, le vene, le palle, assaporando il mix amaro e salato di entrambi i loro orgasmi. Yvonne gli usò la gola con colpi corti, poi si sollevò, gli sputò in bocca e lo baciò per farglielo ingoiare tutto. Si rimise tra le sue gambe, gli infilò due dita nel culo ancora dilaniato e pieno, le mosse a forbice mentre gli pompava il cazzo con l’altra mano.

—Ancora. Un’altra volta. Voglio vederti sborrare di nuovo con le dita nel culo e il mio cazzo contro la faccia.

Carmen, le mani ancora legate, le cosce aperte, ansimava disperato. Il piacere lo lacerava. Yvonne gli strofinò il membro sulle labbra mentre lo fingerava più forte, più profondo, e lui venne di nuovo con un urlo soffocato, fiotti più deboli ma caldi che le schizzarono sul seno e sul mento. Lei leccò lo sperma dal suo stesso petto, poi glielo sputò di nuovo in bocca e lo costrinse a ingoiare.

Si slegò le mani solo per fargli girare le spalle di nuovo, lo costrinse a quattro zampe sul bordo della piscina, piedi nell’acqua, e gli rientrò nel culo senza preamboli, scopandolo a colpi secchi e profondi mentre una mano gli teneva la testa premuta verso il basso.

—Questo culo è mio stanotte. Lo riempio finché non riesci più a tenere lo sperma dentro. Guarda come ti cola già… cazzo, sei un disastro di sborra e saliva.

Carmen non poteva più parlare, solo gemere e spingere indietro il bacino, prendendo ogni spinta. Yvonne lo scopò fino a un altro orgasmo, il terzo per lei, il cazzo che pulsava e scaricava ancora dentro di lui, lo sperma che gli usciva a ogni ritirata e gli colava lungo le palle dritto nell’acqua illuminata.

Quando finalmente uscì, lo lasciò lì, a quattro zampe, il culo rosso e spalancato che gocciolava filo dopo filo di sborra bianca e densa sul bordo pietra e nell’acqua della piscina, mentre lei gli strofinava la glande ancora gocciolante sulla schiena sudata e gli diceva con voce roca e ferma che la notte non era finita finché quel buco non avesse smesso di colare.

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