Sguardi bagnati sull’ex che non ho mai dimenticato

Yvonne incontra l'ex Sergio al bar sul mare e lo fa impazzire toccandosi sotto il tavolo mentre la guarda, prima di farsi scopare sulla terrazza esposta alla spiaggia affoll

4 min read August 31, 2026New

La sera era ancora calda quando Yvonne entrò nel bar sul mare, il vestito leggero che le scivolava sulle cosce a ogni passo. La spiaggia davanti era un caos di turisti, ombrelloni chiusi e voci che si mescolavano al rumore delle onde. Cercava solo un tavolo libero e un bicchiere di vino bianco quando lo vide.

Sergio.

Stava al bancone, maglietta scura tirata sulle spalle larghe, lo sguardo già fisso su di lei come se l’avesse sentita arrivare. Trent’anni, lo stesso sorriso storto che lei non aveva mai smesso di ricordare a letto, da sola, con le dita tra le gambe. Yvonne aveva ventotto anni e un brivido le corse lungo la schiena.

«Non ci credo», mormorò lui quando lei si avvicinò. «Yvonne.»

«Sergio.» La voce le uscì più bassa del previsto. Si sedettero a un tavolino sul lato esterno, ancora in vista del bancone e della spiaggia. Tra di loro restava lo spazio di un bicchiere e di troppi ricordi. Lui le disse, senza giri di parole, che non l’aveva mai dimenticata: le notti, il modo in cui lei gemesse il suo nome, la voglia di rivederla anche solo una volta. Yvonne sentì il calore salirle tra le cosce. Sotto il tavolo, piano, aprì le ginocchia. La mano destra scivolò sotto il vestito, trovò la guaina della mutandina già umida e la spostò di lato. Due dita le sfiorarono la fessura, poi entrarono appena, mentre lei teneva lo sguardo conficcato in quello di Sergio.

Lui abbassò gli occhi, capì, e la mandibola si tese. «Cazzo, Yvonne… lo stai facendo adesso.»

«Guardami», sussurrò lei. «Solo tu. Anche se qualcuno al bancone può accorgersene.» Le dita circolavano sul clitoride gonfio, lente, bagnate. Sergio beveva a sorsi piccoli, le labbra strette, il cazzo già evidente contro i pantaloni. La tensione era un filo elettrico teso tra di loro: nostalgia, lustro, il brivido di essere quasi scoperti.

Si alzarono quasi insieme. Sergio la guidò verso la terrazza laterale, semibuia, affacciata direttamente sulla spiaggia ancora piena di gente che camminava, rideva, non alzava lo sguardo abbastanza in alto. La ringhiera di legno era calda di sole residuo. Yvonne si mise di spalle al mare, aprì di nuovo le gambe. Sergio le alzò il vestito, le dita grossi le trovarono la figa già scivolosa e ci entrarono con due digiti, mentre le sussurrava all’orecchio quanto gli piacesse vederla così esposta, le cosce aperte, la mutandina tirata di lato, sapendo che chiunque dalla spiaggia, con un po’ di attenzione, avrebbe potuto indovinare cosa stessero facendo.

«Prendimi qui», gli disse lei, la voce roca. «Voglio sentirlo. Voglio che mi guardi mentre mi scopi dove tutti possono vederci.»

Sergio non ebbe bisogno di altro. Le abbassò il top del vestito, le tette uscirono morbide e pesanti, capezzoli duri. La fece girare e appoggiare alla ringhiera, le mani strette sul legno. Da dietro le alzò il vestito fino alla vita, si sbottonò, e il cazzo caldo e grosso le sfiorò l’apertura bagnata prima di spingere dentro d’un colpo. Yvonne gemette forte, la testa reclinata. Lui la prese con spinte lunghe e profonde, le mani che le stringevano i fianchi e poi salivano a palparle i seni, a pizzicarle i capezzoli mentre la penetrava. Il rumore umido dei loro corpi si mescolava al fruscio del mare. Sulla spiaggia le luci dei lampioni creavano ombre; qualcuno poteva alzare gli occhi e vederla con le tette di fuori, il culo offerto, il cazzo di Sergio che entrava e usciva.

La girò. La sollevò sul tavolino basso della terrazza, le gambe aperte intorno ai suoi fianchi, e la scopò in missione, faccia a faccia. Yvonne gli graffiò la schiena sotto la maglietta, le unghie che lasciavano scie rosse, e gemeva senza trattenersi, sapendo che le voci e i passi sotto di loro potevano portarle l’eco. «Più forte… così… voglio che mi vedano mentre mi riempi.» Sergio accelerò, le baciò il collo, le mordicchiò una spalla. Il tavolino scricchiolava. Lei venne per prima, la figa che gli si chiudeva a ondate intorno al cazzo, il grido soffocato contro la sua bocca.

Poi la fece scendere e inginocchiare sul legno della terrazza. Yvonne gli prese il cazzo lucido dei suoi succhi, lo guardò negli occhi mentre lo succhiava fino in gola, e quando lui le venne in bocca lei lo bevve tutto, lentamente, le labbra strette intorno al glande che pulsava, godendo dell’idea che magari qualcuno, laggiù, avesse visto la sagoma di una donna in ginocchio che si faceva sborrare in faccia sotto le stelle.

Esausti, sudati, si rivestirono piano. Sergio le sistemò il vestito sulle spalle, le baciò la fronte, poi la bocca, tenero in un modo che faceva male. Yvonne gli sorrise maliziosa.

«Finalmente ho fatto la fantasia», mormorò. «Farsi guardare mentre ti riprendevo dentro di me. Dopo tutti questi anni.»

Si allontanarono mano nella mano verso la spiaggia, i piedi nudi sulla sabbia ancora calda. Quella notte aveva riaperto qualcosa che nessuno dei due voleva davvero richiudere.

Mentre camminavano, però, Yvonne teneva stretta in mano, nella tasca interna della borsetta, la chiave della stanza d’albergo che aveva preso due giorni prima solo per quella settimana. Sergio non sapeva che lei era tornata in città apposta, che aveva controllato i suoi social, che aveva scelto quel bar perché sapeva che lui ci andava ogni giovedì d’estate. La casualità era stata solo la sua.

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