Vendemmia Ardente: La Scommessa che Accese Sua Moglie
Talia scommette con Otto di farsi scopare dal giovane vendemmiatore mentre lui guarda tutto eccitato.
Il sole del tardo pomeriggio filtrava tra i filari di Sangiovese sulle colline toscane quando Talia e Otto, coppia di trentenni con la passione per il vino rosso e le vacanze in vendemmia, si sedettero su una panca di pietra accanto alla cantina. Il profumo dell’uva schiacciata riempiva l’aria. Otto riempì due bicchieri di Chianti giovane, gli occhi già scuri di quella fantasia che lo tormentava da mesi.
«Se ti facessi una scommessa, Talia?» mormorò, passandole il bicchiere. «Se riuscissi a sedurre quel ragazzo, Silas, il vendemmiatore biondo con le braccia da muratore… se te lo facessi infilare fino in fondo e te lo facessi scopare davanti a me, io resterei seduto a guardare senza toccarti. Ti guarderei diventare la mia hotwife.»
Talia arrossì, ma tra le cosce sentì già un pulsar caldo. Abbassò lo sguardo fingendo scandalo, mordendosi il labbro inferiore. «Sei ubriaco, Otto. Davvero vuoi vedermi presa da un altro? Come una puttana?» La voce le tremò di finta indignazione, mentre il pensiero di quel cazzo giovane che la apriva le faceva contrarre la figa. Otto si chinò, le labbra contro il suo orecchio.
«Voglio vederti gemere sul suo cazzo. Voglio vederti bagnata, aperta, che ti fai riempire mentre io mi tocco. Dimmi che non ti eccita.» Le dita di lui scivolarono sotto la gonna corta di lino, trovarono la mutandina già umida. Talia chiuse gli occhi un istante, poi soffiò: «Sei un porco. Ma… va bene. Se riesco a farmelo fottere, tu guardi. E non intervieni.»
La cena nella cantina scavata nella roccia fu il momento. Silas, ventitreenne dalle spalle larghe e le mani callose di chi lavora l’uva dall’alba, si unì al tavolo di rovere con un sorriso disinvolto. Otto lo aveva invitato con la scusa di assaggiare il mosto. Talia, seduta di fronte al marito, incrociò le gambe lentamente, lasciando scivolare la gonna un po’ più su. Silas non perse tempo: mentre passava il pane, la mano le sfiorò la coscia nuda, poi salì a palpare il lato tondo del culo sotto la stoffa. Otto osservava, il cazzo già duro che premeva contro i pantaloni di cotone.
«Che mani forti hai, Silas», disse Talia con voce melliflua, chinandosi in avanti così che la scollatura offrisse la vista dei seni pieni. «Scommetto che sai lavorare anche altre cose oltre l’uva.» Il ragazzo rise basso, le dita che ora premevano più decise sul suo sedere. Otto bevve un sorso, gli occhi lucidi di eccitazione. Talia gli lanciò uno sguardo complice e poi, con un sorriso da puttana consapevole, accettò la proposta di Otto.
«Facciamo un gioco della vendemmia», annunciò lei alzandosi. «Mi spoglio lentamente tra i tini. Tu, Silas, puoi toccare. Mio marito guarda.»
Si alzò e camminò tra le botti di legno e i tini d’acciaio ancora impregnati del profumo dolce dell’uva. Con gesti lenti slacciò i bottoni della camicetta di seta, lasciandola cadere. I seni, raccolti in un reggiseno di pizzo nero, saltarono fuori quando lo sfilò. Silas si avvicinò da dietro, le mani ruvide che le avvolsero le tette, stringendo i capezzoli già duri. Talia gemette quando le labbra del ragazzo scesero sul suo collo, baciandolo, leccandolo, mordicchiandolo mentre le dita scendevano lungo la pancia e alzavano la gonna.
«Sei già bagnata», borbottò Silas scoprendo le mutandine. Le spinse di lato e infilò due dita nella figa gonfia e scivolosa di Talia. Lei si piegò in avanti contro il bordo di un tino, le cosce che tremavano. «Otto… cazzo, le sue dita… le sento dentro. Voglio che mi prenda. Voglio che mi scopi davanti a te.» Le dita di Silas si muovevano con ritmo sicuro, curvandosi contro il punto che la faceva ansimare, il pollice che sfiorava il clitoride. Otto si era aperto i pantaloni e teneva il cazzo grosso e rosso in pugno, strofinandolo lentamente.
«Confessalo più forte», ordinò il marito. Talia, ansimando mentre Silas le pompava le dita, gridò: «Voglio il suo cazzo. Voglio essere fotttuta come una cagna mentre tu mi guardi. Voglio che mi riempia.»
Lo spinse verso i sacchi di iuta pieni d’uva appena raccolta, ammassati in un angolo fresco della cantina. Talia alzò la gonna fino alla vita, abbassò le mutandine e le calciò via. Si piegò contro un tino di acciaio, le mani aggrappate al bordo freddo, il culo offerto. Silas sbottonò i jeans, liberò un cazzo lungo e teso, già gocciolante. Lo sporse tra le labbra gonfie della figa di Talia e entrò con una spinta profonda che la fece urlare.
«Ah, sì… così… fottemi», gemette lei mentre lui iniziava a scoparla da dietro con colpi decisi, le palle che sbattevano contro la sua pelle, le mani che le stringevano i fianchi. Ogni penetrazione le strappava un suono gutturale. Otto si masturbava a un metro di distanza, lo sguardo fisso sul punto in cui il cazzo di Silas scompariva nella figa della moglie. Talia girò la testa: «Più forte, Silas. Spaccami. Voglio che Otto veda quanto mi stai allargando.»
Silas accelerò, affondando fino in fondo, il suono bagnato e osceno che riempiva la cantina. Poi la girò, la mise a pecorina sui sacchi d’uva: i chicchi che scricchiolavano sotto le ginocchia, il profumo dolce che si mescolava a quello del sesso. Talia allargò le cosce, la schiena inarcata, e chiese: «Scopami più forte, cazzo. Spingi tutto.» Silas le afferrò i capelli, tirò la testa indietro e la martellò con spinte profonde e brutali, la figa di lei che schizzava liquidi. Otto si avvicinò quando lei lo chiamò con voce roca: «Vieni qui. Mettilo in bocca.»
Talia aprì le labbra e ingoiò il cazzo del marito mentre Silas continuava a fotterla da dietro. Succhiava con fame, la lingua che girava intorno al glande, la saliva che colava, mentre ogni botta di Silas le faceva avanzare la gola sul cazzo di Otto. «Che brava puttana», ansimò Otto. «Guarda come ti fai usare.» Lei gorgogliò di piacere, la gola che si stringeva.
Quando le gambe le tremarono, Silas si sdraiò sui sacchi e la tirò sopra di sé. Talia si sistemò a cavalcioni, abbassandosi piano sul suo cazzo fino a sentirlo battere in fondo. Poi iniziò a cavalcarlo, i seni che rimbalzavano pesanti a ogni scossa, le unghie conficcate nel petto muscoloso del ragazzo. «Leccami il clitoride», ordinò a Otto. Il marito si chinò tra le loro gambe unite, la lingua che trovò il bottone gonfio e lo succhiò, lo leccò, lo sfregò mentre Talia saltava sul cazzo di Silas.
Il ritmo divenne disperato. Talia strinse i muscoli della figa, cavalcando più forte, le tette che oscillavano. «Vieni dentro di me», gemette a Silas. «Riempimi mentre mio marito mi lecca.» Silas ruggì, le mani che le schiacciavano il culo, e sparò getti caldi e spessi in profondità. Talia urlò, l’orgasmo che la scosse come un’onda: la figa che pulsava, si contraeva, spremeva la sborra del ragazzo mentre la lingua di Otto le strappava un secondo climax sporco e urlato. I fluidi le colarono lungo le cosce, mescolati all’uva schiacciata.
Ansimanti, sudati, con il sapore del sesso e del mosto sulla pelle, Talia scese lentamente dal cazzo ancora semi-duro di Silas. Si voltò verso Otto, le labbra gonfie, gli occhi lucidi. «Non ho finito con lui», sussurrò, la voce già carica di una nuova fame. «Stanotte voglio di più. Voglio che mi prenda ancora, e che tu resti a guardare mentre mi insegna cose nuove.» Silas sorrise, già riassestando il respiro, la mano che le accarezzava ancora la coscia macchiata. Otto, il cazzo ancora teso e lucido di saliva, annuì con un sorriso affamato. Fuori, tra i filari, la notte toscana si addensava, e la scommessa non aveva ancora mostrato tutto il suo ardore.
Continuarono senza pausa. Il respiro di Talia era ancora corto, la figa che pulsava e gocciolava la sborra densa di Silas lungo l’interno delle cosce, mescolata al succo dolce dell’uva schiacciata sotto le ginocchia. Si voltò di scatto, afferrò il polso del ragazzo e lo trascinò più in fondo alla cantina, dove le botti di rovere secolari creavano un angolo buio e fresco. Otto li seguì senza una parola, il cazzo ancora duro che oscillava fuori dai pantaloni aperti, lucido di saliva e di voglia.
«Non basta», ansimò Talia, la voce roca di puttana soddisfatta e affamata. «Voglio sentirlo di nuovo. Voglio che mi allarghi di più. Otto, siediti lì e guardami bene.» Indicò una panca di pietra. Il marito obbedì, si sedette a gambe divaricate e riprese a strofinarsi il membro con lentezza deliberata, gli occhi neri fissi sulla moglie.
Silas non ebbe bisogno di inviti. Le mani callose le strapparono via il reggiseno rimasto e le afferrarono le tette pesanti, schiacciandole, torcendole i capezzoli duri finché lei non gemette di piacere. Poi la spinse in ginocchio sui sacchi d’uva. «Apri la bocca, signora. Assaggia quello che ti ho lasciato dentro.» Talia obbedì subito, le labbra gonfie che si aprirono intorno al cazzo ancora semi-duro e umido di sborra e di figa. Succhiò con rumore osceno, la lingua che leccava la propria bagnatura mescolata al seme del ragazzo, spingendosi fino a sentirgli le palle contro il mento. Gorgogliò, gli occhi alzati verso Otto.
«Guarda che puttana sono diventata per te», borbottò tra un sorso e l’altro. «Il suo cazzo sa di me e di uva. Voglio che me lo rifotta in gola finché non mi cola dalla bocca.» Silas le afferrò i capelli biondi, ora sciolti e appiccicati di sudore, e iniziò a scoparle la bocca con colpi lunghi e profondi. Ogni spinta le faceva lacrimare gli occhi, la saliva che filava sul mento e cadeva sulle tette. Otto gemette basso, stringendo più forte il pugno intorno al proprio cazzo.
Quando Talia tossì e si staccò, fili di saliva e sborra le pendevano dalle labbra. «Adesso il culo», disse senza esitazione, la voce già carica di una nuova eccitazione. «Voglio provarlo. Silas, prendimi il culo mentre Otto mi guarda. Voglio sentirmi piena come non mai.» Si alzò, si piegò di nuovo contro una botte, le mani che si allargavano le chiappe. La figa era ancora aperta e gocciolante; più su, il buco stretto del culo si contraeva al freddo dell’aria della cantina.
Silas sputò due volte sul proprio cazzo, poi premette il glande contro l’anello chiuso. Talia si morse il labbro, spinse indietro i fianchi. «Piano… no, cazzo, spingi. Voglio bruciare.» Lui entrò centimetro dopo centimetro, il membro spesso che dilatava il culo vergine di scommessa. Talia urlò, un suono gutturale e roco che riempì lo spazio tra le botti. «Ah… sì… mi sta aprendo… Otto, senti? Mi sta fotendo il culo. È così stretto, cazzo.»
Silas iniziò a muoversi, prima lente spinte che le facevano tremare le cosce, poi più profonde, più brutali. Le palle battevano contro la figa ancora piena. Ogni colpo faceva scricchiolare i chicchi d’uva sotto i loro piedi. Talia si allungò indietro con una mano, si divaricò ancora di più le chiappe per offrirgli tutto. «Più forte. Usami. Fottimi il culo come una cagna della vendemmia.»
Otto non resse. Si alzò, si avvicinò e le presentò di nuovo il cazzo alla bocca. Talia lo ingoiò avido mentre Silas martellava il suo sedere. Era piena da entrambe le estremità: la gola che si chiudeva sul marito, il culo che si allargava sul cazzo giovane e duro del vendemmiatore. I suoni erano umidi, osceni, il mix di gemiti, schiaffi di pelle e borbottii di piacere.
Silas accelerò, le dita che le lasciavano lividi rosa sui fianchi. «Cazzo, che culo stretto… ti sto spaccando, signora. Tuo marito sta guardando come ti allargo.» Talia gorgogliò sul cazzo di Otto, la saliva che cola. Poi si staccò un attimo: «Vieni, Otto. Leccamela. Lecca la figa mentre lui mi scopa il culo.»
Il marito scese in ginocchio dietro di lei, la lingua che trovò la fessura gonfia e la leccò a lunghe strisciate, assaggiando la sborra di Silas che ancora usciva. Succhò il clitoride, lo sfregò coi denti leggeri mentre il ragazzo continuava a sfondarle l’ano. Talia impazzì. L’orgasmo le arrivò come un colpo: il culo che si strinse a morsa intorno al cazzo di Silas, la figa che spruzzò contro la lingua di Otto, un urlo lungo e rotto che le uscí dalla gola.
«Sto venendo… cazzo, sto venendo con il culo pieno!» Silas ruggì e sparò di nuovo, getti caldi che le riempirono l’intestino. Continuò a spingere mentre sborrava, spalmando il seme dentro di lei. Quando si sfilò, un filo bianco e denso le colò giù dalla fessura del culo fino alla figa.
Ma Talia non aveva finito. Si voltò, gli occhi lucidi di lussuria, e spinse Silas a sedersi sulla panca accanto a Otto. «Adesso vi prendo entrambi. Voglio uno in figa e uno in bocca. Voglio sentirmi usata come la puttana che ho scommesso di diventare.»
Salì a cavalcioni sul ragazzo, guidò il cazzo ancora duro e lucido di sborra nella figa gonfia e lo calò fino in fondo con un gemito. Poi si piegò in avanti, offrendo la bocca al marito. Otto le infilò il membro tra le labbra mentre lei iniziava a saltare sul cazzo di Silas. I seni rimbalzavano, pesanti, i capezzoli duri che graffiavano il petto sudato del vendemmiatore. Ogni scossa le faceva avanzare la gola sul cazzo di Otto.
«Così… usatemi. Fottemi e riempitemi la bocca», ansimava tra una spinta e l’altra. Silas le afferrò i fianchi e la martellò dal basso, il bacino che schioccava contro il suo culo ancora aperto e scivoloso. Otto le tenne la testa, scopandole la bocca con ritmo sincrono. Talia era un ammasso di gemiti e succhiamenti, la mente vuota di tutto tranne il piacere animale.
Sentì un altro orgasmo costruirsi, più sporco, più profondo. Strinse i muscoli vaginali, spremendo il cazzo di Silas. «Vieni di nuovo. Riempimi la figa mentre ti succhio il marito.» Silas non resistette: ruggì e scaricò il terzo carico caldo dentro di lei, i getti che le pulsarono contro il collo dell’utero. Talia esplose di nuovo, la figa che si contraeva a ondate, i fluidi che schizzavano intorno al membro del ragazzo e le cola lungo le cosce già macchiate.
Si staccò dalla bocca di Otto solo per ansimare: «Non ho ancora finito con voi due. Voglio di più. Stanotte voglio che mi portiate fuori, tra i filari, al chiaro di luna. Voglio che mi scopiate sull’erba, uno dopo l’altro, e poi insieme. Voglio che Silas mi insegni a prendere due cazzi nella stessa buca. Voglio che tu, Otto, mi guardi mentre divento la tua hotwife completa.»
Silas, ancora dentro di lei, le sorrise con gli occhi scuri di lussuria giovane. «Ti porto dove vuoi, signora. Ti fotto finché non cammini storta.» Otto le accarezzò i capelli umidi, il cazzo teso e pulsante ancora contro le sue labbra. «Andiamo. La notte è lunga e la scommessa è appena iniziata.»
Talia scese lentamente, la sborra di Silas che le usciva a rivoli dalla figa e dal culo. Si rialzò la gonna senza mutandine, i seni nudi che pendevano liberi. Afferrò una mano di ciascuno e li guidò verso l’uscita della cantina. L’aria notturna toscana li avvolse, fresca e carica del profumo dell’uva matura. Tra i filari di Sangiovese, le ombre lunghe della luna piena li aspettavano. Il corpo di Talia bruciava ancora, già pronto per il prossimo round, la fame che cresceva invece di spegnersi. Sapeva che prima dell’alba avrebbe preso tutto ciò che i due uomini potevano darle, e avrebbe chiesto ancora di più.
L’aria notturna li avvolse fresca e dolce di uva matura mentre Talia li trascinava tra i filari di Sangiovese. La luna piena argenteava le foglie e le grappoli ancora appesi, illuminando il sentiero di terra battuta. Il suo corpo bruciava: la sborra di Silas le colava ancora caldo dalla figa e dal culo, scivolando lungo le cosce interne e macchiando l’erba bassa. La gonna di lino, senza mutandine, le sventolava sulle natiche nude; i seni pesanti oscillavano liberi a ogni passo. Otto camminava al suo fianco destro, il cazzo ancora teso che sporgeva dai pantaloni aperti, lucido. Silas a sinistra, già di nuovo duro, le mani callose che le sfioravano il culo aperto.
«Qui», ansimò lei fermandosi in un chiarore di luna tra due filari. Si chinò, le mani sulle ginocchia, e allargò le cosce. «Guardatemi. Sono la vostra puttana della vendemmia. Silas, fottemi sull’erba. Otto, voglio vederti masturbarti mentre mi riempie di nuovo.»
Silas non aspettò. La spinse in ginocchio sull’erba umida, i chicchi d’uva caduti che si schiacciavano sotto le sue palme. Le alzò la gonna fino alla vita, le spalmò le chiappe e spinse il cazzo grosso e scivoloso dritto nella figa ancora gonfia e piena. Talia urlò di piacere puro, la testa gettata indietro, i capelli biondi sparsi sull’erba. «Ah, cazzo… sì, così… spingi forte, sento ancora la tua sborra che mi lubrifica.» Lui la scopò con colpi lunghi e pesanti, le palle che sbattevano contro il clitoride, il suono umido e osceno che si mescolava al fruscio delle foglie. Ogni penetrazione le faceva spruzzare liquidi misti a seme, che gocciolavano sull’erba.
Otto si accovacciò di fronte a lei, il pugno stretto intorno al proprio membro rosso e pulsante. «Dimmi cosa senti», ordinò con voce roca. Talia lo guardò negli occhi mentre Silas la martellava. «Sento il suo cazzo che mi apre, che sbatte in fondo… è più giovane, più duro, mi sta scopando come una cagna in calore. Otto, mi piace. Mi piace essere la tua hotwife. Voglio che mi guardi mentre mi vengono dentro.»
Silas accelerò, le dita che le lasciavano segni rossi sui fianchi. La girò sulla schiena, le gambe divaricate in aria, e la riprese da sopra, affondando fino alle palle. Talia si aggrappò ai suoi polsi muscolosi, le unghie conficcate, i seni che rimbalzavano a ogni botta. «Leccami le tette», gemette. Silas chinò la testa, succhiò un capezzolo duro, lo mordicchiò mentre la fotteva senza pietà. Otto si avvicinò di più, strofinando il glande contro le labbra di lei. Talia lo prese in bocca con fame, succhiando forte, la lingua che girava, mentre il ragazzo le riempiva la figa di spinte brutali.
L’orgasmo la colse all’improvviso: la figa che si strinse a morsa, spruzzando contro il basso ventre di Silas, un urlo soffocato intorno al cazzo di Otto. «Sto venendo… cazzo, sto spruzzando mentre mi scopi!» Silas ruggì e scaricò il quarto carico caldo, getti spessi che le pulsarono contro il collo dell’utero, straripando subito e colando sull’erba. Continuò a spingere mentre sborrava, spalmandosi dentro di lei.
Ma Talia non si fermò. Si sfilò, ansimante, e si mise a pecorina di nuovo. «Adesso il culo. Voglio entrambi. Otto, mettitelo in figa. Silas, rientra nel culo. Riempitemi i buchi.» Otto obbedì subito, sdraiandosi sull’erba e tirandola sopra di sé. Lei si calò sul cazzo del marito con un gemito lungo, sentendolo entrare nella figa scivolosa e piena di sborra altrui. Poi si piegò in avanti, offrendo il sedere. Silas sputò sul proprio glande ancora lucido e premette contro l’anello allargato. Entrò centimetro dopo centimetro, il doppio allargamento che fece urlare Talia di piacere doloroso e sublime.
«Ah… sì… due cazzi… mi state spaccando… Otto sotto, Silas sopra… sento tutto, cazzo, sento le vene che mi strofinano.» I due uomini iniziarono a muoversi a ritmo alternato: Otto che spingeva dal basso, Silas che affondava nel culo. Talia era schiacciata tra loro, i seni schiacciati contro il petto sudato del marito, la bocca aperta in gemiti continui. Il profumo di uva, sesso e terra le riempiva le narici. Pensava solo a quanto fosse diventata puttana, a quanto le piacesse essere usata così, guardata, riempita. «Più forte… usatemi… fottemi come la scommessa ha promesso.»
Silas le afferrò i capelli e tirò la testa indietro, accelerando le spinte nel culo. Otto le leccò il collo, le morse la spalla, il bacino che schioccava contro di lei. Il doppio pompaggio diventò selvaggio: i cazzi che si sfioravano attraverso la sottile membrana, il suono bagnato e ritmico che riempiva la notte. Talia venne di nuovo, più forte, il culo e la figa che si contraevano a ondate, spremendo entrambi. «Sto venendo con due cazzi dentro… Otto, guarda come mi allargano…!»
Silas sborrò per primo nel culo, getti caldi che le riempirono l’intestino e strariparono intorno al membro. Otto seguì subito dopo, scaricando in figa con un ruggito, i suoi getti che si mescolavano a quelli del ragazzo. Talia collassò tra di loro, tremando, i fluidi che le colavano da entrambi i buchi sull’erba.
Ma la fame non era spenta. Si rialzò lentamente, le ginocchia sporche di terra e sborra, e si voltò verso di loro. «Non basta. Voglio due cazzi nella stessa buca. Silas ha detto che mi avrebbe insegnato. Metteteli entrambi in figa. Voglio sentirmi spaccata come mai.»
Otto e Silas si guardarono, eccitati oltre misura. Si alzarono; Talia si mise a quattro zampe di nuovo, le chiappe allargate con le mani. Otto entrò per primo nella figa gonfia, spingendo a fondo. Poi Silas premette il glande accanto, spingendo piano ma deciso. Talia urlò, un suono gutturale e rotto: «Sì… cazzo… spingete… mi state aprendo… due cazzi nella mia figa… brucia, è meraviglioso.» Entrambi affondarono, lenti all’inizio, poi più profondi, le aste che si strofinavano l’una contro l’altra dentro di lei. Lei spingeva indietro i fianchi, prendendoli fino in fondo, la mente vuota di tutto tranne la pienezza assurda.
«Fottemi… scopami la figa con due cazzi… Otto, guarda come sono piena per te… sono la tua puttana completa.» I due martellarono insieme, le spinte sincrone che la facevano dondolare sull’erba. I seni penzolavano, i capezzoli che sfioravano i fili d’erba. Un altro orgasmo la scosse violentemente: la figa che si strinse intorno a entrambi, spruzzi che schizzavano, un urlo lungo che echeggiò tra i filari. Silas e Otto sborrarono quasi insieme, getti caldi e abbondanti che la riempirono fino a farla traboccare, la sborra che colava a rivoli spessi lungo le cosce e sull’erba sotto.
Si sfilarono piano, lasciandola aperta e gocciolante. Talia si voltò a sedere sull’erba, le gambe divaricate, e raccolse la sborra mista con le dita, portandola alle labbra e leccandola con lenti sorsi. «Sapore di uva e di cazzi», mormorò. Silas e Otto si sedettero accanto a lei, ancora ansimanti, i membri semi-duri lucidi di tutto. Lei li prese entrambi in mano, strofinandoli piano, e chinò la testa a turni, leccando, succhiando i resti.
La notte avanzava, la luna alta. Talia si alzò, il corpo coperto di lividi rosa, di sborra secca e di terra, e li guardò con un sorriso da hotwife sazia e ancora affamata. Li baciò uno dopo l’altro, profondi, sporchi, condividendo il sapore. Poi si rialzò la gonna, lasciando i seni nudi, e li prese per mano di nuovo.
«La scommessa è vinta», disse con voce roca, gli occhi lucidi fissi su Otto. «Ma dimmi, marito… vuoi che Silas resti fino all’alba e mi insegni anche a prendere due cazzi nel culo insieme, o preferisci portarmi a casa così piena e farmi raccontare ogni dettaglio mentre mi scopi di nuovo?»
Rate this story
Popular Collections
Browse Categories