Vinile Proibito del Padre del Mio Migliore Amico

Sonia si fa scopare e inculare dal padre del suo migliore amico mentre il marito guarda eccitato.

11 min read August 29, 2026New

La cantina odorava di polvere e legno vecchio, di quelle bottiglie di vino dimenticate e di cartone umido. Sonia scese i gradini con cautela, la gonna corta che le ballava sulle cosce, incuriosita dal mucchio di scatole che Julius le aveva accennato solo di sfuggita. Trent e il suo migliore amico erano rimasti di sopra a chiacchierare, ma lei aveva sentito il richiamo di quella stanza buia come un invito.

Trovò i vinili quasi per caso. Copertine sbiadite degli anni Settanta, donne nudi con le gambe spalancate, cazzi enormi stampati in bianco e nero, sessi aperti e lucidi, posture da troie spudorate. Sonia ne sfogliò uno, poi un altro, il cuore che le batteva forte tra le costole. Si bagnò subito. Le mutandine si appiccicarono alla fica solo a guardare quelle fotografie proibite, a immaginare mani ruvide che le avrebbero fatto le stesse cose.

«Ti piacciono?»

La voce di Julius la fece sussultare. Lui stava sulla soglia, alto, spalle larghe sotto la camicia bianca tirata su dopo il lavoro in studio, i capelli brizzolati pepe e sale, lo sguardo scuro e divertito. Cinquant’anni suonati e un corpo ancora duro da avvocato che passava le ore a comandare in tribunale. Vedovo da anni, viveva ancora con il figlio, e in quel momento sembrava fatto apposta per spaccare in due una moglie altrui.

Sonia non nascose il disco. Anzi, lo tenne aperto contro il petto, le tette che premevano sulla copertina oscena.

«Sono… filth. Meravigliosi», mormorò. «Non mi aspettavo che tu collezionassi sta roba.»

Julius scese due gradini, avvicinandosi. L’odore del suo dopobarba si mescolò a quello della cantina. Si fermò vicino a lei, abbastanza vicino da farle sentire il calore del corpo.

«Da mesi ti guardo, Sonia. Quando venite a cena, quando ridi con mio figlio, quando ti pieghi a prendere il bicchiere. So che Trent sa tutto. So che approva. So che ti piace essere offerta. Fantastico di ficcarti il cazzo in gola e di sentirti gemere il mio nome mentre lui guarda.» La voce era bassa, complice, senza una briciola di vergogna. «Marco— Trent lo sa da tempo. E tu sei bagnata adesso, vero? Solo a tenermi in mano ste coperte di troie.»

Sonia deglutì. Le ginocchia le tremarono. Sì, era fradicia. Il clitoride le pulsava contro il tessuto umido.

«Sì», ammise. «Sono zuppa. Solo a guardarti.»

Salirono di sopra quasi senza parlarne. Il salotto era vuoto: dal giardino arrivavano le risate di Trent e del suo amico, il tintinnio di bottiglie di birra. Julius chiuse la porta-finestra a metà, abbastanza da lasciare filtrare l’aria della sera ma non le voci precise. Sonia gli stava di fronte, le guance calde, le cosce che si strofinavano da sole.

«Sono bagnata fradicia solo a fissarti», gli confessò senza giri di parole, la voce roca. «Vuoi scoparmi davanti a mio marito? Vuoi usarmi come una di quelle puttane sui tuoi vinili mentre lui se la gira e si sborra guardandoci?»

Julius le prese il mento tra pollice e indice, lo sguardo duro, dominante, ma i suoi occhi cercavano il consenso chiaro, caldo, voluto.

«Inginocchiati.»

Sonia obbedì subito, le ginocchia sul tappeto, la gonna che le saliva sulle natiche. Con le mani frementi gli slacciò la cintura, aprì i pantaloni, calò la boxer. Il cazzo di Julius le sbatté contro il viso: spesso, pesante, venoso, già mezzo duro e che si induriva sotto il respiro di lei. La glande lucida, il foreskin tirato indietro, le vene che correvano lungo l’asta come cordoni.

«Tiralos fuori tutto. E succhia.»

Lei lo prese in mano con entrambe le mani, lo sentì scaldarsi e crescere, e lo cacciò in bocca con avidità. La lingua gli girò intorno alla testa, assaporando il sapore salato di precome, poi scese più giù, forzando la gola, gli occhi alzati nei suoi. Gemette intorno al cazzo, un suono umido e disperato.

«Lo voglio dentro», borbottò tra una succhiata e l’altra, la saliva che le colava sul mento e le cadeva tra le tette. «Il tuo cazzo grosso nella mia fica, nel mio culo… fammi da troia, Julius. Usami.»

Sentì il rumore dei passi sul pavimento del corridoio un attimo prima che la porta si aprisse del tutto. Trent entrò con la bottiglia di birra ancora in mano, i ventotto anni stampati sul viso fresco, gli occhi che si spalancarono e poi si strinsero in un sorriso lento, eccitato, quasi grato. Si fermò un secondo a guardare la moglie in ginocchio con la bocca piena del cazzo del padre del suo migliore amico, poi chiuse quietamente dietro di sé e andò dritto alla poltrona di fronte al divano.

Si sedette, allargò le gambe, posò la birra.

«Cazzo sì», disse con voce rauca, già che si palpeggiava il pacco sopra i jeans. «È esattamente quello che volevo vedere. Continuate. Non fermatevi per me. Succhialo bene, amore. Fagli vedere che zoccola sei quando ti do il permesso.»

Sonia sentì un’ondata di calore scenderle dritta in fica. Guardò il marito mentre riprendeva a pompette sul cazzo di Julius, più profonda, più porca, i suoni di gola bagnata che riempivano il salotto. Trent si sbottonò i pantaloni, tirò fuori il proprio cazzo già duro e cominciò a masturbarsi piano, il pugno che saliva e scendeva, gli occhi conficcati su di loro.

Julius le tirò i capelli, la staccò dalla bocca con un filamento di bava che restò a collegarli.

«Sul divano. A pecorina. Adesso.»

Sonia si alzò tremante, si piegò sul bracciolo del divano di pelle, alzò la gonna sulle reni, scostò le mutandine di lato. La fica le colava lungo l’interno coscia, le labbra gonfie e lucide. Julius le diede uno schiaffo secco su una natica, poi sull’altra, il rumore croccante che fece gemere lei e sorridere Trent. Le afferrò i fianchi, le puntò il cazzo grosso contro l’ingresso bagnato e spinse dentro d’un colpo solo, fino in fondo, le palle che le sbattevano contro la fica.

Sonia urlò di piacere, la testa buttata indietro.

«Oh cazzo— sì, scopami, scopami forte…»

Julius cominciò a fotterla con colpi profondi e potenti, il bacino che sbatteva contro il suo culo con forza da uomo maturo che sapeva esattamente come sfondare una figa sposata. Le tirò i capelli con una mano, archiandole la schiena, e con l’altra continuò a schiaffeggiarle le natiche arrossate, a stringerle, a lasciarci i segni delle dita. Ogni spinta le strappava un gemito più alto, più rotto; la fica le faceva schiocchi osceni, succhiava il cazzo grosso e venoso come se non volesse mollarlo più.

«Guardalo», ordinò Julius, la voce spezzata dal fiato. «Guarda tuo marito mentre ti monto come una cagna.»

Sonia voltò la testa. Trent era rosso in viso, il pugno veloce sul proprio cazzo, precome che gli luccicava sulla glande, lo sguardo affamato fisso sul punto in cui il cazzo di Julius spariva e riemergeva dalla fica di lei.

«Ti piace, amore?», gemé lei. «Ti piace vedermi piena del cazzo di Julius?»

«Mi fa impazzire», rispose Trent, la voce strozzata. «Prendilo tutto. Fatti spaccare.»

Julius la tirò indietro ancora di più, poi uscì di scatto. Sonia protestò con un lamento, ma lui la fece girare, la stese sulla schiena sul divano, le aprì le gambe a compasso e le sollevò i glutei. Con due dita raccolse il suo stesso umido e lo spiaccicò sul buco del culo di lei, già contratto e bisognoso. La glande premette contro l’anello stretto.

«Respira. Lo prendi tutto. Lentamente, ma senza pietà.»

Sonia annuì, gli occhi lucidi, le unghie conficcate nella pelle del divano. Julius spinse. Il cazzo spesso forzò l’ingresso, centimetro dopo centimetro, aprendo il culo di lei con una pressione bruciante e deliziosa. Lei gemette lungo, un suono gutturale, mentre veniva riempita fino in fondo, le palle di lui finalmente a contatto con le sue natiche.

Cominciò a inculare piano, profondi e inesorabili, il ritmo che aumentava man mano che il culo di Sonia si arrendeva e si apriva. Lei squittì, poi urlò, la mano che le scese sulla fica a strofinarsi il clitoride con frenesia.

«Mi viene— cazzo, mi viene dal culo—»

Il primo squirt le schizzò fuori a getto, bagnando il pavimento tra le gambe di Julius, poi un altro, più forte, mentre lui continuava a fotterle il culo senza pietà, tirandole ancora i capelli. Il salotto puzzava di sesso, di fica bagnata e di culo aperto. Trent gemette dalla poltrona, la mano ormai un pistone sul proprio cazzo, le palle tirate, a un passo dal perdere il controllo.

Julius non rallentò. Continuò a sfondarle il culo con spinte lunghe e pesanti, guardando Trent dritto negli occhi mentre usava sua moglie, e Sonia tremante sotto di lui bofonchiava porcherie, chiedendo di essere riempita, di essere usata, di essere guardata. La porta-finestra era ancora socchiusa; dal giardino, lontano, si sentiva ancora la voce dell’amico che chiamava qualcosa, forse un’altra birra, forse i nomi di tutti e tre.

Nessuno in salotto rispose.

Julius non rallentò. Anzi, accelerò, il cazzo grosso che le apriva il culo a spinte lunghe e pesanti, la pelle che schioccava contro le natiche arrossate di Sonia a ogni colpo. Lei si disfaceva sotto di lui, la faccia premuta contro il cuscino del divano, la saliva che le colava dalla bocca aperta mentre bofonchiava porcherie senza freno.

«Più forte… sfondami il buco, Julius… usami come la troia dei tuoi dischi… cazzo, mi stai spaccando…»

Trent dalla poltrona gemette basso, il pugno ormai un pistone veloce sul proprio cazzo. Precome gli gocciolava sulle dita e sul jeans aperti. Guardava il punto esatto in cui l’asta venosa del padre del suo migliore amico spariva fino alle palle dentro il culo stretto di sua moglie, e gli occhi gli brillavano di una fame nera, grata, eccitata fino al midollo.

«Digli quanto ti piace, amore», raspò Trent. «Digli che sei la sua puttana personale stasera.»

Sonia voltò la testa di scatto, le guance fiammeggianti, gli occhi lucidi di lacrime di piacere. «Sono la tua puttana, Julius… la fica e il culo di mio marito sono tuoi… scopami, inculami, riempimi… voglio sentire il tuo sborra caldo che mi cola fuori mentre lui guarda…»

Julius le afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida, e la tirò indietro contro ogni spinta come se volesse fondersi dentro di lei. Il ritmo diventò bestiale, senza pietà. Il culo di Sonia si era arreso completamente, aperto e lubrificato dal suo stesso umido e dalla saliva che Julius aveva sputato prima di rientrare. Ogni penetrazione le strappava un urlo gutturale, il clitoride che lei si sfregava con tre dita in cerchi frenetici.

«Vieni di nuovo», ordinò lui, la voce spezzata dal fiato. «Squirtami addosso mentre ti monto il culo. Fallo vedere a tuo marito.»

Sonia scoppiò. Il secondo orgasmo le arrivò come un’ondata violenta, la fica che pulsava a vuoto e spruzzava di nuovo, un getto caldo che bagnò le cosce di Julius e il tappeto sotto di loro. Il culo le si strinse a morsa intorno al cazzo, milking every thick inch, e lei urlò il nome di entrambi, confondendoli, mentre le gambe le tremavano incontrollate.

Julius uscì di scatto solo per un attimo, il cazzo lucido di merda e di fica, e la girò di nuovo a pecorina. Questa volta le puntò la glande contro la figa gonfia e fradicia e la sfondò d’un colpo solo fino in fondo. Sonia gridò di sollievo e di piacere crudo. La figa le succhiava vorace, i muri interni che si aggrappavano alle vene dell’asta.

«Cazzo che figa calda… sposata e già crepata dal bisogno», borbottò Julius. Cominciò a fotterla con la stessa violenza, palle che sbattevano, una mano che le tornava a tirare i capelli e l’altra che le schiaffeggiava le tette penzoloni finché i capezzoli non le bruciarono di rosso.

Trent non ce la fece più a restare seduto. Si alzò, il cazzo in pugno, e si avvicinò al divano. Si mise in ginocchio sul cuscino davanti al viso di Sonia, le offrì l’asta dura e gocciolante. Lei lo prese in bocca senza esitazione, succhiando grosso e umido mentre Julius le martellava la fica da dietro. I suoni di gola e di fica schioccante riempirono il salotto. Sputo, bava, gemiti.

«Guarda che brava», disse Julius a Trent, quasi orgoglioso. «Tua moglie succhia cazzi come se vivesse di questo. E la figa… porca puttana, sembra fatta apposta per essere condivisa.»

Trent le accarezzò i capelli mentre lei lo pompava più a fondo, la glande che le urtava la gola. «Lo so. Per questo te l’ho offerta. Goditela. Sborrale dentro quando vuoi. Ovunque.»

Sonia sentì le parole del marito scenderle dritto in vagina come un’altra spinta. Si strinse intorno a Julius, succhiando più forte, le unghie conficcate nei glutei di Trent. Voleva tutto. Voleva essere riempita, usata, guardata, marchiata.

Julius tirò fuori di nuovo, le raccolse i fluidi con le dita e li spiaccicò di nuovo sul buco del culo già largo e rosso. Rientrò nell’ano con un gemito basso e animale, stavolta fino in fondo senza pietà, e riprese a inculare con colpi corti e profondi che le facevano ballare le tette e le toglievano il fiato.

«Adesso ti riempio il culo», annunciò. «Lo vuoi? Lo vuoi tutto il mio sborra caldo che ti cola sulle palle di tuo marito mentre ti lecchi le labbra?»

«Sì… sì cazzo sì… sborrami il culo, Julius… riempimi… voglio sentirlo scendere…»

Trent si masturbava a un centimetro dalla sua bocca, le palle tirate, il respiro corto. «Fallo. Sborrale dentro. Voglio vederla gocciolare.»

Julius ruggì. Le spinte diventarono irregolari, selvagge. Poi affondò fino alle palle e esplose. Getti caldi e spessi di sborra le invasero il retto, pulsazione dopo pulsazione, mentre lui teneva i fianchi di lei bloccati contro di sé. Sonia venne di nuovo solo a sentire il calore che la riempiva, un orgasmo secco e tremolante che le fece chiudere gli occhi e gemere intorno al cazzo di Trent.

Quando Julius uscì lentamente, un filo denso di bianco le colò subito fuori dal buco aperto, scese lungo la figa e le cosce. Trent gemette a quella vista e sborrò a sua volta, schizzi caldi che le colpirono labbra, guance e lingua. Sonia li leccò avidamente, mescolando il sapore del marito a quello ancora caldo del culo pieno.

Julius le diede un ultimo schiaffo sulla natica, poi si lasciò cadere sul divano, il cazzo lucido e mezzo duro ancora. Sonia, le gambe molli, si girò e gli si sedette in grembo a cavalcioni al contrario, schiena contro petto, e si infilò da sola la figa ancora pulsante sul suo cazzo. Cominciò a saltellare lenta, facendo uscire altro sborra dal culo a ogni movimento, mentre Trent si rimetteva in ginocchio e le leccava il clitoride e le labbra gonfie, assaporando il misto di lei e di Julius.

«Puliscimi… succhiami tutto…», mormorò Sonia, la voce roca. «Poi scopami ancora la bocca. Voglio restare piena e usata fino a domani.»

Restarono così altri lunghi minuti: lei che cavalcava il cazzo ormai di nuovo duro di Julius mentre Trent le mangiava la figa e le leccava il culo che gocciolava, le dita di entrambi dentro di lei, le lingue, i morsi leggeri sulle cosce. Sonia venne un’ultima volta, lunga e silenziosa, il corpo che si contorceva tra i due uomini, e solo allora Julius sborrò di nuovo in profondità nella figa, tenendola premuta contro di sé finché ogni goccia non fu dentro.

Si sciolsero sul divano sudati, ansimanti, il salotto che puzzava di sesso crudo. Dal giardino la voce dell’amico chiamò ancora, più vicina.

Trent sorrise, sistemandosi i jeans. Julius le accarezzò i capelli umidi. Sonia chiuse gli occhi, sorridendo, il corpo gratificato e pieno.

Ma il vinile che aveva scoperto in cantina non esisteva affatto: era solo la scusa che Trent le aveva raccontato settimane prima per farla scendere da sola e far partire il gioco che avevano scritto insieme.

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