Fuga di Natale con l’amante di una notte
Carmen invita Ravi al rifugio di montagna e si fa scopare davanti al marito consenziente.
Carmen spense il telefono e sorrise al marito dall’altra parte del salotto del rifugio. Fuori la neve scendeva lenta sui pini, il camino crepitava già da un’ora e l’aria profumava di vin brulé e legno resinoso. Avevano trentacinque anni tutti e due, undici di matrimonio e una passione condivisa che non si era mai spenta: Damon amava vederla godere con un altro uomo, e lei amava esser guardata mentre lo faceva.
«Arriva tra venti minuti», annunciò lei, sistemandosi la vestaglia di seta nera che lasciava scoperto un seno quasi fino al capezzolo. «Sei ancora sicuro?»
Damon si alzò, le prese il viso tra le mani e la baciò a fondo, con quella calma possessiva che lei adorava. «Più di quanto tu possa immaginare. Voglio vederti squirtare sul cazzo di uno sconosciuto mentre mi guardi. Voglio sentire quanto sei troia per me.»
Lei gli morse il labbro inferiore. «Non è uno sconosciuto. Si chiama Ravi. L’ho conosciuto online tre settimane fa. Indiano, corpo da peccato, cazzo grosso come dice lui. E sa esattamente perché è qui.»
Il campanello del cancello esterno suonò. Carmen andò ad aprire a piedi nudi, la vestaglia semiaperta. Ravi era ancora più bello delle foto: pelle scura, barba curata, spalle larghe sotto il cappotto e un sorriso che sapeva di pericolo dolce. Entrò scuotendosi la neve dalle spalle, posò la borsa e le porse una bottiglia di whisky.
«Buon Natale, Carmen.» La voce era bassa, calda. Poi vide Damon dietro di lei e tese la mano senza esitazione. «Damon. Grazie per l’invito.»
«Prego. Fa come se fossi a casa. Anzi, fa di peggio.» Damon rise e strinse la mano dell’altro uomo con naturalezza. L’elettricità tra i tre era immediata, densa come il fumo del camino.
Durante la cena Carmen indossava solo un body di pizzo rosso sotto un maxi maglione che scivolava continuamente da una spalla. Aveva voluto cucinare lei: brasato, polenta, un dolce al cioccolato che lasciava le labbra lucide. Seduta tra i due uomini, teneva le gambe incrociate ma non abbastanza. Sotto il tavolo la sua mano destra scese sulla coscia di Ravi, salì piano fino a sentire il caldo duro del cazzo che già premeva contro i jeans.
Damon la guardava dritta negli occhi, il bicchiere di vino a mezz’aria, un mezzo sorriso sporco sulle labbra. Carmen non distolse lo sguardo mentre accarezzava il rialzo del tessuto, contornando il glande con l’unghia attraverso la stoffa. Ravi emise un suono basso in gola, posò la forchetta e le girò il viso con due dita sul mento.
«Sei già bagnata, vero?» le mormorò contro la bocca, prima di baciarla. Non un bacio educato: lingua, denti, una mano che scendeva lungo il collo e le apriva il maglione per scoprire il seno teso nel pizzo. Carmen gemette nel bacio mentre le dita di lui scivolavano tra le sue cosce, trovavano il body già umido e lo spingevano di lato. Due dita le entrarono dentro senza preamboli, curve, esperte.
«Cazzo…» ansimò lei, gli occhi ancora su Damon. «Voglio che mi scopi davanti a te. Voglio il suo cazzo grosso che mi apre mentre tu mi guardi. Dimmi che posso. Dimmi che vuoi vedermi usata.»
Damon si era già sbottonato i pantaloni. Il suo cazzo era duro, gocciolante, e lo strinse piano nella mano. «Fallo. Non trattenetevi. Voglio sentirti urlare. Voglio vedere quanto sei puttana quando non sei solo mia.»
Ravi sfilò le dita bagnate e le fece leccare. Carmen succhiò con avidità, tenendo lo sguardo del marito. Poi Ravi la sollevò dalla sedia come se non pesasse nulla e la portò nel soggiorno, dove le fiamme del camino disegnavano ombre arancioni sul tappeto di pelliccia sintetica. Damon li seguì, si sedette sulla poltrona di fronte e cominciò a masturbarsi lentamente, godendosi lo spettacolo.
Carmen si inginocchiò tra le gambe di Ravi. Gli aprì i jeans, liberò il cazzo: grosso davvero, scuro, venato, già lucido in punta. Lo guardò un attimo con fame, poi lo prese in bocca tutto d’un fiato, spingendo fino a sentirlo premere in gola. Ravi le afferrò i capelli e gemette.
«Brava troia… succhia. Tuo marito sta guardando quanto sei affamata.»
Lei lo succhiava con rumore, saliva che colava sul mento, una mano a massaggiargli le palle. Di tanto in tanto si staccava per leccare dal glande alla base, guardando Damon. «Ti piace, amore? Ti piace vedermi ingozzarmi di cazzo?»
«Continua», rauca la voce di Damon. «Ingoialo. Poi voglio che ti metta a pecora e ti sfondi.»
Ravi la fece alzare, le strappò il body con un gesto netto e la piegò sul bracciolo del divano. Le spalmò la figa bagnata con due dita, poi conficcò il cazzo dentro d’un colpo solo. Carmen urlò, le unghie conficcate nella stoffa. Era pieno, grosso, la apriva in modo delizioso. Lui iniziò a scoparla con spinte lunghe e profonde, tenendola pei fianchi, il suono umido della figa che lo ingoiava a ogni colpo.
«Più forte», singhiozzò lei. «Scopami come una puttana. Damon… Damon guardami…»
Damon si era avvicinato, ancora a farsi una sega, e le prese una mano. «Sei bellissima così. Tutta aperta. Tutta sua. Dimmi quanto ti piace.»
«Mi piace da morire… il suo cazzo mi arriva in fondo… sto già per venire…»
Ravi accelerò, le diede uno schiaffo sulla chiappa che lasciò il segno rosso, poi la tirò su e si sdraiò sul tappeto. «Cavalcami. Voglio vederti saltare finché non schizzi.»
Carmen gli salì sopra, si infilò il cazzo da sola e cominciò a muoversi. All’inizio lenta, sentendo ogni centimetro, poi più forte, i seni che rimbalzavano, i fianchi che battevano contro i suoi. La figa faceva un suono schifosamente bagnato. Presto sentì l’orgasmo salire dalle gambe: strinse i denti, poi urlò e schizzò davvero, un getto caldo che bagnò il ventre di Ravi e il tappeto. Continuò a cavallo mentre gocciolava, le cosce tremante, gli occhi bianchi dal piacere.
«Che brava zoccola», ringhiò Ravi, afferrandole le tette e spingendo dal basso. «Ancora. Vieni di nuovo sul mio cazzo.»
Damon le era accanto, le baciava la spalla, le sussurrava all’orecchio: «Sei la mia troia preferita. Guardalo come ti usa. Sei tutta arrossata, tutta aperta. Ti amo così.»
Quando le gambe di Carmen non reggevano più, Ravi la stese sulla schiena, le sollevò le gambe sulle spalle e rientrò in missione. Le spinte erano più profonde così, il glande che le strofinava il punto giusto a ogni affondo. Damon le tenne una mano, intrecciò le dita con le sue, e con l’altra le accarezzò il clitoride mentre veniva scopata.
«Vieni dentro di lei», disse Damon a Ravi, la voce roca. «Riempila. Voglio vedere la sborra che le cola fuori.»
Carmen ansimava, quasi piangeva di piacere. «Sì… sborra dentro… riempimi… Damon tienimi…»
Ravi perse il controllo. Spinse fino in fondo tre, quattro volte e venne con un gemito grosso, scaricando schizzi caldi e densi in fondo alla figa di lei. Carmen sentì il caldo spargersi e venne di nuovo, un orgasmo lungo e urlato che le contrasse tutto il corpo, le unghie conficcate nel braccio del marito.
Per un attimo restarono così, ansimanti, il cazzo di Ravi ancora dentro a pulsare. Poi lui si chinò e la baciò con una dolcezza inaspettata, lenta, mentre si sfilava. Damon non aspettò: scese tra le gambe della moglie e le leccò la figa gonfia, pulendola con la lingua, assaggiando la sborra mista ai suoi succhi. Carmen si contorse, troppo sensibile, ridendo e gemendo insieme.
«Cazzo, Damon… sei un porco meraviglioso.»
Quando fu soddisfatta, i tre crollarono sul tappeto davanti al fuoco, nudi, sudati, le gambe intrecciate. Carmen al centro, la testa sul petto di Damon, una gamba gettata su Ravi. Fuori nevica va ancora. Dentro c’era solo il crepitio delle fiamme e il respiro che si calmava.
«Ogni Natale», mormorò lei, baciando il collo del marito. «Promettete. Ogni anno un rifugio e un cazzo nuovo… o lo stesso, se si comporta bene.»
Ravi rise, basso. «Io mi comporto benissimo. E porto sempre il whisky.»
Damon le accarezzò i capelli umidi di sudore, gli occhi pieni di quella luce sporca e innamorata che lei conosceva a memoria. «D’accordo. Ma l’anno prossimo voglio anche vederti prenderlo in culo mentre mi succhi. Per completezza natalizia.»
Carmen alzò la testa, lo guardò, poi scoppiò a ridere di cuore, ancora con la figa che pulsava e la sborra che le colava piano sulla coscia interna.
«Amore», disse tra le risate, dandogli un pizzicotto sul fianco, «se continui a fare la lista della spesa mentre ho ancora il cazzo di un altro che mi cola dalle gambe, l’anno prossimo ti regalo solo le mutande di Ravi e un biglietto per dormire in tenda.»
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