Sussurri e corpi intrecciati sull’ultimo treno
Elena si fa scopare da Warrick e Reid sull’ultimo treno notturno in un’intensa gangbang.
Sono Elena, ventotto anni, e quella notte stavo tornando a casa sull’ultimo treno notturno dopo una serata di lavoro che mi aveva lasciata stanca ma stranamente sveglia, con il corpo ancora teso sotto il cappotto leggero. Il vagone era quasi vuoto: luci soffuse, il ronzio monotono delle rotaie, qualche sedile occupato da figure addormentate in fondo. Mi sedetti vicino al finestrino, le gambe incrociate, la gonna che saliva un po’ sulle cosce, e aprii il telefono senza davvero guardarlo. Poi li notai.
Warrick era seduto di fronte a me, di sbieco, un uomo di trentadue anni con la mascella segnata, gli occhi scuri e un sorriso che non cercava di nascondersi. Accanto a lui, un paio di posti più in là, c’era Reid, coetaneo, spalle larghe, capelli un po’ spettinati e uno sguardo diretto che mi pinzò subito lo stomaco. Non dissero niente i primi secondi. Solo sguardi. Il mio scese sulla bocca di Warrick, poi sulle mani di Reid posate sulle ginocchia. Il loro salì lungo il collo della mia camicetta sbottonata, si fermò sul seno, tornò agli occhi. Io non distolsi lo sguardo. Sentii il calore salirmi tra le cosce come se qualcuno avesse già iniziato a toccarmi.
«Bel treno deserto, eh?» disse Warrick con voce bassa, un filo di ironia. Il suo italiano aveva un leggero accento, caldo, grezzo.
Io sorrisi, chiudendo il telefono. «L’ultimo. O ti addormenti o… trovi altro da fare.»
Reid rise piano, spostandosi un po’ più vicino sul sedile. «E tu cosa cerchi stasera, oltre il sonno?»
La domanda era già un tocco. Io inclusi le spalle, lasciando che il cappotto scivolasse un po’, e risposi guardandoli entrambi: «Dipende da chi offre.» Il mio cuore batteva forte, ma non di paura. Di fame. Quella fame che arriva quando sei da troppo tempo da sola e due sconosciuti ti guardano come se volessero mangiarti viva lì, tra i sedili.
Warrick si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. I suoi occhi scesero di nuovo sul mio décolleté, poi risalirono lenti. «Offriamo conversazione. E se la conversazione ti piace… altro. Hai un corpo che chiede di essere guardato, lo sai? Quelle gambe. Quella bocca.»
Il calore mi si sparse più in basso. Incrociai le gambe più strette, sentendo già l’umidità tra le labbra della fica. «Complimenti da sconosciuto sul treno. Classico.»
«Non classico se è vero», intervenne Reid. La sua voce era più roca. «Ti sto guardando da quando sei salita. Il modo in cui ti muovi. Come ti tocchi i capelli quando sei nervosa. Vorrei sapere come suoni quando non sei nervosa.»
Una battuta leggera sarebbe bastata a spegnere tutto. Io invece inclusi il capo e dissi: «E voi due… siete insieme in questo? Tipo, pacchetto completo?»
Warrick e Reid si scambiarono un’occhiata complici, un sorriso lento che mi fece stringere il basso ventre. «Siamo amici», disse Warrick. «Condividiamo i gusti. E stasera il gusto siamo io, lui, e una donna che sembra abbastanza coraggiosa da non fingere di non volerlo.»
Il treno sterzò leggero in una curva; le luci tremolarono. Io sentivo il polso nelle tempie e tra le cosce. «Coraggiosa o incosciente.»
«La differenza si vede dopo», mormorò Reid, e si alzò. Fece due passi e si sedette nel posto accanto al mio, non troppo vicino, abbastanza da farmi sentire il calore del suo braccio. Warrick rimase di fronte, le ginocchia quasi a toccare le mie.
La conversazione scivolò più in basso, più grezza, senza preamboli educati. Warrick mi guardò dritto e sussurrò: «Mi piace il tuo corpo. Quei seni che spingono contro la camicetta. Scommetto che i capezzoli sono già duri. Vorrei succhiarli finché non ti contorci. E quella figa sotto la gonna… è già bagnata, vero? Solo per come ti stiamo guardando.»
Un brivido mi attraversò la schiena. Non negai. «Forse. E tu parli tanto per uno che è ancora seduto con le mani a posto.»
Reid abbassò la voce, roca, vicina al mio orecchio. La sua mano scese e mi sfiorò il ginocchio nudo, un solo dito che tracciava un cerchio lento sulla pelle. «Voglio sapere se vuoi giocare con entrambi. Non uno alla volta. Tutti e tre. Le mie mani su di te mentre lui ti bacia. La tua bocca su uno di noi mentre l’altro ti scopa con le dita. Dimmi di no adesso e ci alziamo e andiamo a prendere un caffè come bravi ragazzi. Oppure dimmi di sì e smettiamo di fare finta.»
Il tocco sul ginocchio diventò un palmo caldo che salì di qualche centimetro sotto l’orlo della gonna. Io non lo respinsi. Aprii leggermente le cosce, abbastanza da fargli capire. Il mio respiro si era fatto corto. Dentro di me la voce che di solito dice «si domani, non ora» era muta. C’era solo il rumore del treno e il bisogno grezzo di essere presa, guardata, usata con il mio pieno consenso, da due uomini che non conoscevo e che mi desideravano senza filtri.
«Mi piace come parlate», dissi, la voce più bassa della mia. «Diretti. Sporchi. Continuate.»
Warrick si sporse ancora, le labbra quasi sulle mie. «Voglio sentire quanto sei stretta. Voglio vedere Reid che ti lecca mentre io ti tengo i capelli. Voglio che tu scelga. Non che ti lasci trascinare. Che tu ci prenda.»
La mano di Reid salì ancora, ora a metà coscia, il pollice che premeva piano, insistente, verso l’interno. Io sentivo la mia fica pulsare, le mutandine già umide attaccate alla pelle. Guardai prima Warrick, poi Reid. L’aria tra noi era densa, carica di respiro e di promesse grezze.
Fui io a muovermi per prima.
Mi sporsi e baciasse Warrick. Non un bacio cauto: aprii la bocca, gli presi il labbro inferiore tra i denti, lasciai che la lingua scivolasse dentro la sua. Lui rispose subito, una mano dietro la mia nuca, il bacio profondo, umido, con un gemito basso che mi vibrò contro le labbra. Il sapore di lui – menta, un filo di fumo – mi riempì la testa. Mentre lo baciavo, la mano di Reid sulla mia coscia diventò più audace: le dita si infilarono sotto la gonna, trovarono il bordo delle mutandine, lo seguirono fino a sfiorare il tessuto bagnato sul mio clitoride. Io gemetti nella bocca di Warrick e spinsi il bacino contro quelle dita.
Mi staccai da Warrick solo per voltarmi verso Reid. Lo presi per il collo della maglia e lo tirai a me. Il suo bacio era diverso: più affamato, più denti, la lingua che spingeva subito dentro. Mentre lo baciavo sentivo Warrick spostarsi, le sue mani che scendevano a aprirmi il cappotto, a sbottonare il primo bottone della camicetta, a scivolare dentro e a prendere un seno con il palmo caldo, a stringere, a far scorrere il pollice sul capezzolo già duro. Io arculi la schiena, offrendomi.
«Cazzo, sei già così bagnata», mormorò Reid contro la mia bocca, le dita che ora premevano in cerchio sul clitoride sopra il tessuto. «Vuoi questo. Lo vuoi tutto.»
«Sì», riuscii a dire, la voce spezzata. «Voglio entrambi. Voglio le vostre mani. Le bocche. Voglio che mi scopiate con le dita qui sul treno finché non vengo, e poi voglio di più. Tutto. Non fermatevi.»
Warrick mi baciò di nuovo, più duro, mentre l’altra sua mano scendeva a unirsi a quella di Reid sotto la gonna. Due paia di mani. Dita che tiravano da parte le mutandine. Un dito di Reid che scivolò tra le mie labbra gonfie, raccolse il bagnato e lo portò su, a spalmare sul clitoride. Un dito di Warrick che spinse piano dentro di me, solo la prima falange, poi più a fondo, sentendo quanto fossi stretta e calda. Io aprii le cosce di più, senza vergogna, il respiro spezzato contro la spalla di Reid.
«Brava», sussurrò Warrick all’orecchio, muovendo il dito dentro di me con colpi lenti e profondi. «Prendi. Così. Guardaci mentre ti tocchiamo. Siamo solo all’inizio. Questo treno ha ancora fermate. E noi abbiamo tutta la notte per farti venire finché non tremerai.»
Reid mi baciò il collo, i denti che graffiavano la pelle, mentre aggiungeva un secondo dito a quello di Warrick, allargandomi, riempiendomi. Il bagnato faceva un suono osceno a ogni spinta. Io tenevo una mano sui capelli di Reid e l’altra sul polso di Warrick, spingendoli più a fondo, scegliendo ogni centimetro. Il desiderio non era più un’idea: era carne, era le loro dita che mi fottevano in sincronia, era la mia fica che si stringeva intorno a loro, era il pensiero di cosa sarebbe venuto dopo – le loro cazzi duri, la mia bocca su uno mentre l’altro mi prendeva da dietro, i gemiti che non avremmo potuto trattenere del tutto.
Il treno rallentò per una stazione quasi deserta. Nessuno salì nel nostro vagone. Le luci lampeggiarono di nuovo. Io e loro non ci staccammo. Warrick mi ritirò le dita, le portò alle labbra e le leccò guardandomi negli occhi. Reid continuò a strofinarmi il clitoride con il pollice bagnato, lento, crudele.
«Ancora», dissi io, chiara, senza tremare. «Baciatemi di nuovo. Tutti e due. E poi… voglio sentire i vostri cazzi. Voglio sceglierli. Voglio cominciare per davvero.»
Warrick sorrise contro la mia bocca. Reid premette più forte. Il vagone ronzava intorno a noi, vuoto e testimone, e la tensione non si sciolse: si irrigidì, pronta a spezzarsi nella fermata successiva, nei vestiti che avremmo tirato via, nei corpi che avremmo intrecciato senza più freni. Io ero già persa nel sì che avevo dato, e loro lo sapevano.
Continuai a baciarli a turno mentre le loro mani non mi lasciavano un istante. Warrick mi sbottonò del tutto la camicetta e mi tirò su il reggiseno, prendendomi i seni a piene mani, schiacciando i capezzoli tra le dita finché non gemetti. Reid intanto mi sfilò le mutandine lungo le cosce, le fece scivolare fino alle caviglie e me le tolse del tutto. L’aria fresca del vagone mi sfiorò la fica bagnata e io rabbrividii di puro bisogno.
«In ginocchio», ordinò Warrick con voce rauca, alzandosi abbastanza da sbottonarsi i pantaloni. «Voglio vederti prendere entrambi.»
Mi lasciai scivolare sul pavimento del vagone tra i sedili, le ginocchia sul moquette ruvido. Il treno dondolava piano, le luci soffuse ci avvolgevano. Tirai giù la cerniera di Reid per prima: il suo cazzo saltò fuori pesante, già duro, le vene in rilievo, la testa lucida di liquido. Lo presi in mano e lo leccai dalla base alla punta, assaporando il sapore salato. Poi aprii la bocca e lo succhiai a fondo, le labbra strette intorno allo scroto mentre la lingua gli girava intorno.
Dietro di me Warrick si inginocchiò, mi sollevò i fianchi e mi aprì le cosce. Sentii la testa del suo cazzo sfregare tra le labbra della figa, spingere, cercare l’ingresso. «Sei così bagnata che scivolo dentro da solo», borbottò, e con una spinta lenta ma decisa mi aperse. Il suo cazzo mi riempì tutta, centimetro dopo centimetro, fino a battersi contro il fondo. Io gemetti intorno al cazzo di Reid, la vibrazione gli fece contrarre i muscoli delle cosce.
Warrick iniziò a scoparmi con colpi regolari e profondi, le mani strette sui miei fianchi, tirandomi indietro contro di sé a ogni spinta. Io succhiavo Reid con avidità, saliva che mi colava dal mento, la testa che andava avanti e indietro mentre lui mi teneva i capelli. «Cazzo, Elena, la tua bocca…», ansimò Reid, spingendo leggermente in gola. Io lo presi più a fondo, quasi fino in fondo, respirando dal naso, gli occhi umidi di piacere.
Warrick accelerò, il suono umido della sua figa che lo ingoiava riempiva il vagone deserto. «Stringimi. Così. Brava troia, prendici entrambi.» Ogni parola mi faceva bagnare di più. Sentivo il suo cazzo pulsare dentro di me, le palle che mi sbattevano contro il clitoride a ogni botta. Continuai a succhiare Reid con fame, una mano che gli stringeva la base, l’altra che gli accarezzava le palle. Lui gemette e mi tirò i capelli più forte, spingendo la testa del cazzo contro il palato.
«Basta così, la voglio sul sedile», disse Warrick ritraendosi all’improvviso. Il vuoto mi lasciò un brivido. Mi sollevarono entrambi come se non pesassi nulla. Mi distesero sul sedile lungo, la schiena contro il tessuto ruvido, le gambe divaricate. Reid si mise tra le mie cosce, mi sollevò un ginocchio e mi penetrò in missionario con una spinta secca. Il suo cazzo era leggermente più grosso, mi stirava in un modo delizioso. Mi baciò mentre mi scopava, lingua profonda, denti sul labbro inferiore. Warrick si chino dall’altro lato, mi prese un seno in bocca e succhiò il capezzolo con forza, mordicchiandolo.
«Più forte», chiesi, la voce spezzata. Reid obbedì, i fianchi che battevano contro i miei, il cazzo che entrava e usciva bagnato, il clitoride strofinato dal suo pube a ogni colpo. Warrick mi baciò il collo, poi la bocca, condividendomi con Reid in baci umidi e disordinati. Le loro mani mi esploravano ovunque: una sul seno, una sulla coscia, dita che scendevano a toccarmi dove eravamo uniti.
Dopo alcuni minuti Reid si ritirò e Warrick mi girò di scatto, mettendomi a pecora sul sedile. Mi afferrò i fianchi e mi infilò di nuovo dentro, questa volta da dietro, doggy style. Le spinte erano più profonde, più bestiali. Io aggrappai lo schienale, il culo alto, la schiena inarcata. Reid si mise davanti a me, mi offrì di nuovo il cazzo e io lo presi in bocca senza esitare, succhiandolo mentre Warrick mi scopava a ritmo forsennato. «Guarda come ti prende», mormorò Reid, accarezzandomi i capelli. «La tua figa lo ingoia tutto.»
Si alternarono ancora: Warrick mi stese di nuovo sulla schiena e mi penetrò in missionario, baciandomi i seni, le spalle, la bocca. Poi Reid mi rimise a pecora e mi fotteva con colpi lunghi e lenti, una mano che mi raggiungeva davanti per strofinarmi il clitoride. Io gemetto senza freni, il vagone vuoto assorbiva i suoni. «Vi voglio dentro insieme», dissi infine, la voce roca di saliva e piacere. «Tutti e due. Ora.»
Warrick si sedette sul sedile, il cazzo dritto e lucido del mio bagnato. Mi fece salire a cavalcioni sopra di lui, schiena contro il suo petto. Mi abbassai lentamente sul suo cazzo, sentendolo entrare di nuovo nella figa fino in fondo. Mi teneva i fianchi, mi baciava la spalla. Reid si posizionò dietro di me, si inginocchiò, spalmandosi saliva e il mio stesso liquido sul cazzo e sul mio buco del culo. Un dito prima, lento, che mi apriva, poi un secondo. Io spinsi indietro, accettando.
«Respira», sussurrò Reid. La testa del suo cazzo premette contro l’anello stretto. Spinse piano, millimetro dopo millimetro. Il bruciore si fuse col piacere mentre mi aprivo per lui. Quando fu dentro fino in fondo, entrambi fermi un secondo, io li sentivo entrambi: Warrick nella figa, Reid nel culo, i due cazzi separati solo da una sottile parete di carne. Ero piena come non ero mai stata.
Iniziarono a muoversi. Alternati all’inizio: quando uno entrava l’altro usciva. Poi insieme, sincroni, riempiendomi e svuotandomi in un ritmo che mi fece vedere stelle. Io mi toccai il clitoride con due dita, strofinando veloce e umido mentre loro mi scopavano. Le mani di Warrick sui miei seni, stringendo, tirando i capezzoli. Reid mi teneva i fianchi e spingeva più a fondo nel culo a ogni botta. «Cazzo quanto sei stretta», ansimava. «Ti sento pulsare intorno a entrambi.»
Il piacere saliva a ondate. Ogni spinta mi mandava più in alto. Baciavo Warrick all’indietro, poi mi voltavo quanto potevo per cercare la bocca di Reid. I loro gemiti si mescolavano ai miei. Mi strofinavo il clitoride più forte, cerchi stretti, pressione giusta. Il treno sterzò, ma noi non ci fermammo. Ero un corpo fatto solo di aperture piene e di nervi scoperti.
«Vengo», riuscii a dire, la voce alta, quasi un urlo. «Non fermatevi, vi prego, scopatemi, fatemi venire.»
Warrick spinse più forte dal basso, Reid accelerò nel culo, e le mie dita lavorarono frenetiche sul clitoride gonfio. L’orgasmo mi colpì come un’onda che spazza tutto: la figa e il culo si strinsero a ritmi convulsi intorno ai loro cazzi, il piacere mi esplose nella pancia, nelle cosce, fino alla gola. Urlai, un suono grezzo che echeggiò nel vagone, il corpo che tremava e si contorceva tra di loro. Continuarono a scoparmi attraverso le scariche, prolungandomi l’orgasmo finché non piangevo quasi di piacere.
Li sentii venire subito dopo, quasi insieme: Warrick sbottò caldo e abbondante dentro la mia figa, Reid si svuotò nel mio culo con gemiti bassi e profondi, spingendo fino in fondo mentre le loro sborrate mi riempivano. Restammo così, uniti, ansimanti, i loro cazzi ancora duri e pulsanti dentro di me, il mio corpo che ancora tremava di scosse residue.
Ma il treno non si era fermato. Le luci tremolarono di nuovo. Warrick mi baciò l’orecchio e sussurrò: «Non abbiamo finito con te.» Reid scivolò fuori piano, ma le sue dita restarono a accarezzarmi il buco ancora aperto e pieno. Io sentivo la sborra scivolare fuori mescolata, e già il desiderio tornava a bruciare più basso, più profondo. Volevo ancora. Volevo di più. E loro lo sapevano, i cazzi che già si indurivano di nuovo contro la mia pelle sudata mentre il vagone deserto continuava a correre nella notte.
Continuarono senza pausa. Warrick era ancora dentro la mia figa, il cazzo che si induriva di nuovo mentre la sua sborra calda mi colava lungo le cosce. Reid mi massaggiava il culo aperto, spingendo due dita dentro il buco ancora pieno della sua carica, e io gemetti sentendo il liquido spingersi più in fondo. «Ancora», ansimai, la voce roca, confessionalmente nuda come se stessi raccontando tutto a me stessa davanti a uno specchio sporco. «Scopatemi di nuovo. Voglio venirvi addosso finché non riesco più a stare in piedi.»
Warrick mi sollevò di scatto, mi girò a faccia in giù sul sedile lungo e mi penetrò da dietro con una spinta secca che mi fece urlare. Il suo cazzo, lucido di sborra mista al mio bagnato, mi riempì di botto, le palle che sbattevano contro il clitoride a ogni colpo. Reid si mise in ginocchio davanti al mio viso, mi afferrò i capelli e mi costrinse a ingoiarlo. Il sapore salato della sua sborra precedente mi riempì la bocca; lo succhiai con avidità, la lingua che puliva ogni millimetro mentre Warrick mi scopava come una bestia, i fianchi che battevano contro il mio culo con un suono umido e osceno. «Prendi tutto, troia del treno», borbottò Warrick, una mano che mi sculacciava forte, lasciando il segno rosso. «La tua figa è un pozzo di sborra. La sento che mi strizza.»
Mi toccai il clitoride con tre dita, strofinando in cerchi frenetici mentre i due cazzi mi usavano da entrambi i lati. L’orgasmo arrivò rapido, violento: mi contorsi, la figa che si chiudeva a scatti intorno a Warrick, il culo che pulsava vuoto ma ancora bruciava del ricordo di Reid. Urlai intorno al cazzo in bocca, saliva e pre-sborra che mi colavano dal mento sul sedile. Non si fermarono. Reid si ritirò dalla mia gola, mi sollevò le spalle e mi mise a cavalcioni di nuovo su Warrick, schiena contro petto. Il cazzo di Warrick mi sfondò la figa dal basso mentre Reid si posizionò davanti e mi costrinse a succhiarlo di nuovo, questa volta spingendo fino in gola finché non lacrimai di piacere.
Poi Reid scivolò dietro, spalmandosi saliva abbondante sul cazzo e sul mio buco del culo già allargato. «Apri per me, Elena», ordinò. La testa premette, entrò, e di nuovo fui piena di entrambi. Due cazzi che mi stiravano, che battevano contro la parete sottile che li separava. Si mossero insieme, sincroni, profondi, grezzi. Io mi masturbai il clitoride bagnato di sborra, le dita che scivolavano veloci. «Cazzo, vi sento entrambi», ansimai. «Più forte. Sborratemi dentro di nuovo. Riempitemi.» Warrick mi morse la spalla, le mani che mi strizzavano i seni fino a farli male di piacere. Reid mi teneva i fianchi e mi inculava con colpi lunghi che mi facevano vedere lampi bianchi. L’orgasmo successivo mi spaccò: scossi, uriai, la figa e il culo che succhiavano i loro cazzi come bocche affamate. Venni a ondate, il corpo che si contorceva tra di loro, il bagnato che schizzava sul sedile e sui loro pubi.
Warrick sbottò per secondo dentro di me, caldo, abbondante, spingendo fino al fondo mentre gemette il mio nome. Reid lo seguì pochi secondi dopo, svuotandosi nel mio culo con grugniti bassi, le palle che si contraevano contro la mia pelle. Restammo uniti, ansimanti, i cazzi che pulsavano ancora mentre la sborra mi colava fuori da entrambi i buchi, scivolando sulle cosce, sul sedile, ovunque. Ma non bastava. Mi staccarono piano, mi distesero sulla schiena e si misero a leccarmi. Reid mi divorò la figa, la lingua che succhiava la sborra di Warrick mescolata al mio orgasmo, le labbra che tiravano il clitoride gonfio. Warrick mi leccò il culo, la lingua che si infilava nel buco ancora aperto, pulendo, spingendo. Io mi aggrappai ai loro capelli, spinsi i fianchi contro le bocche, e venni di nuovo, più debole ma più profondo, le cosce che tremavano incontrollate intorno alle loro teste.
Si alzarono i cazzi di nuovo. Warrick mi fece sedere sul bordo del sedile, mi aprì le gambe e mi scopò in piedi, le spinte verticali che mi sollevavano quasi da terra. Reid mi offrì il cazzo da succhiare di lato, e io lo presi a fondo, bavando, mentre Warrick mi fotteva la figa già stravolta. Si scambiarono: Reid mi penetrò, Warrick nella bocca. Poi mi misero di nuovo a pecora e si alternarono nella figa e nel culo senza preavviso, entrando e uscendo, lasciandomi vuota un secondo solo per riempirmi dall’altra parte. «Sei la nostra puttana del treno stasera», ansimò Reid mentre mi inculava. «La tua figa e il tuo culo sono fatti per i nostri cazzi.» Io annuii con la bocca piena del cazzo di Warrick, gemendo di assenso, il corpo che accettava tutto, che chiedeva di più.
Un altro orgasmo mi travolse mentre erano entrambi dentro, uno in figa e uno in culo, le dita che mi strofinavano il clitoride. Tremavo così forte che le ginocchia cedettero; mi tennero su, continuando a scoparmi attraverso le scariche, prolungando il piacere finché non piangevo di sborra e di bisogno. Vennemmi dentro di nuovo, quasi insieme, riempiendomi fino a far traboccare. La sborra scorreva calda lungo le cosce interne, gocciolava sul moquette del vagone. Ci fermammo solo quando i respiri diventarono rantoli e i muscoli non reggevano più.
Esausti e sudati, ci rivestimmo lentamente. Warrick mi passò le mutandine bagnate di sborra; le infilai sentendo il tessuto appiccicarsi alla figa ancora aperta e colante. Reid mi abbottonò la camicetta con dita impacciate, i pollici che sfioravano i capezzoli doloranti. Ci scambiammo sorrisi complici, baci teneri e umidi sulle bocche gonfie, sulle spalle segnate di morsi. Warrick mi leccò una goccia di sborra dal mento prima di baciarmi piano. Reid mi strinse i fianchi e mi sussurrò all’orecchio che sapevo già dove trovarli. Il treno rallentò. Riconobbi le luci della mia fermata.
Mi alzai sulle gambe che tremavano come foglie al vento, il corpo ancora vibrante, ogni passo che faceva colare altra sborra calda lungo le cosce sotto la gonna. Scesi sul marciapiede deserto portando con me il ricordo caldo di quella notte — le loro cazzi che mi sfondavano, le bocche, le sborrate multiple che ancora mi colavano dal culo e dalla figa — e la promessa silenziosa di un possibile nuovo incontro sull’ultimo treno.
La prossima volta voglio che mi sborrate in gola finché non annego e poi mi scopate il culo pieno di sborra fresca come le vostre troie personali.
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