Vapore e Sguardi Riconosciuti

In sauna, Marco e Luca si scopano alla grande la troia di Giulia.

17 min read August 24, 2026New

Il vapore denso avvolgeva la sauna privata come una coperta calda e umida, facendogli scintillare la pelle. Marco si lasciò cadere sulla panca di legno, le gambe divaricate, il cazzo già mezzo duro che gli pendeva tra le cosce muscolose. A ventotto anni, personal trainer del centro benessere più esclusivo della città, conosceva ogni centimetro di quel posto. La sua fidanzata Giulia era seduta accanto a lui, nuda, le tette pesanti e sode che gocciolavano di sudore, i capelli scuri appiccicati alla nuca. Ventisei anni, estetista, corpo da peccato con quel culo tondo e le cosce lisce che lui amava spalancare ogni notte.

La porta scivolò. Entrò Luca, il massaggiatore. Trenta anni, spalle larghe da facchino, pettorali scolpiti e un pacco che faceva girare la testa anche sotto l’asciugamano. Quell’asciugamano cadde subito. Il suo cazzo grosso e venoso si dondolò libero, già interessato. Giulia non distolse lo sguardo. Marco lo notò e sorrise, un sorriso basso, complicato di lussuria.

«Finalmente ti decidi a unirti a noi, eh?» disse Marco, voce roca. «Ogni cazzo di volta che passo dal tuo studio ti vedo occhieggiare il culo di Giulia.»

Luca rise, si sedette di fronte a loro, gambe aperte senza pudore. «E lei mi occhieggia il cazzo. Non dirmi che non l’hai notato, Marco. Quegli sguardi… cazzo, mi fanno indurire mentre massaggio le clienti anziane.»

Giulia leccò le labbra. Il calore le saliva tra le gambe, la fica già umida che le pulsava. «Siete due pezzi di carne incredibili. Guarda come sudi, Marco… e tu, Luca, quelle braccia. Vorrei toccarvi entrambi. Adesso. Sentire i cazzi caldi tra le dita mentre mi guardate.»

Marco si sporse e la baciò a bocca aperta, lingua profonda, una mano che le strinse un capezzolo già duro. «Fallo, troia mia. Toccali. Voglio vederti con le mani piene.»

Luca allungò un braccio sudato e le accarezzò la coscia interna, salendo fino a sfiorarle le labbra della figa. «È inzuppata. Sapevo che saresti stata così. Complimenti al culo, Giulia. Sembra fatto apposta per essere scopato da due.»

Lei gemette nel bacio di Marco, poi staccò le labbra e allungò entrambe le mani. Afferrò il cazzo di Marco, grosso e già pulsante, e quello di Luca, ancora più spesso, la pelle vellutata tesa sul glande lucido. Li strinse e iniziò a pompare lentamente, su e giù, sentendo le vene sotto i polpastrelli. Il vapore li faceva scivolare, precome che si mescolava al sudore.

«Cazzo, sì… così», borbottò Luca, spingendo i fianchi verso la sua presa. «Più stretto. Guardami mentre mi seghi.»

Marco le morse il collo. «Brava puttana. Dicci quanto li vuoi.»

«Li voglio dentro», ansimò lei, accelerando le mani. «Uno in gola e uno in figa. Poi tutti e due insieme. Scopate mi come una troia. Sono vostra.»

Il limite saltò. Marco la fece alzare di scatto, la girò a quattro zampe sulla panca scivolosa. Il culo di Giulia era lì, aperto, la fica rosa gocciolante e il buco del culo che si contraeva. Lui le sparò una sberla sonora su una chiappa, lasciando il segno rosso, poi le conficcò il cazzo fino in fondo in una spinta sola. Lei urlò di piacere, la testa all’indietro.

«Apri la bocca», ordinò Luca, mettendosi davanti a lei. Il suo cazzo le sfiorò le labbra. Giulia lo ingoiò affamata, succhiando con la gola aperta, bava che le colava sul mento e sulle tette. Marco la inculava forte in doggy, le palle che le sbattevano contro la clitoride, le mani che le stringevano i fianchi lasciando lividi.

«Che figa stretta… cazzo, ti sento stringermi», grugnì Marco, accelerando. «Succhialo bene, ingoia tutto.»

Lei gorgogliava sul cazzo di Luca, occhi pieni di lacrime di piacere, mentre veniva già una prima volta, scossa che le faceva tremare le cosce. I due uomini si guardarono e decisero insieme. Marco si sfilò, gocciolando di succhi di lei. La fecero sdraiare di lato. Luca le spalmò saliva sul culo con due dita, poi spinse lentamente il glande contro l’anello stretto. Giulia ansimò, spingendo indietro.

«Fottimi il culo, Luca… e tu, Marco, riempimi la figa. Voglio sentirvi entrambi.»

Entrarono. Marco nella fica calda e bagnata, Luca nel culo che opponeva resistenza prima di cedere centimetro dopo centimetro. Doppio penetrazione piena: un cazzo che le stirava la vagina, l’altro che le apriva l’ano. Si muovevano a ritmo alternato, poi insieme, spingendo fino in fondo. Giulia urlava, un suono rotto e sfacciato che rimbombava nella sauna.

«Più forte… schiaffeggiatemi… sputatemi addosso!»

Marco le diede uno schiaffo sulla chiappa mentre la scopava, Luca le tirò i capelli e le sputò sulla schiena sudata. Lei veniva di nuovo, contrazioni che strizzavano entrambi i cazzi. Si toccavano tra loro: le mani di Marco sul petto di Luca, le labbra di Giulia che cercavano bocche a caso, lingue che si intrecciavano in baci salati di sudore e saliva.

Poi cambiarono. Luca si mise dietro di lei, cazzo ancora lucido di lei, e la rincoglionì di spinte profonde nel culo mentre lei cavalcava Marco. Si sedette astride sul fidanzato, ficandosi il cazzo di Marco in figa fino alle palle, e iniziò a saltare con forza, tette che rimbalzavano. Luca la teneva per i fianchi e la sfondava da dietro, alternando. Lei si piegava in avanti a succhiare di nuovo Marco quando lui si sfilava un attimo, pompini profondi che le facevano lacrimare gli occhi, poi tornava a cavalcare. Schizzi di saliva, mani ovunque, dita che strizzavano capezzoli e clitoride.

«Che troia di merda… guardate come ci prende tutti e due», ansimò Luca, dandole un altro schiaffo. Marco le afferrò le tette e la baciò mentre veniva dentro di lei, getti caldi che le riempivano la figa. Luca non resistette: si sfilò, si fece pompare le ultime volte dalla mano di Giulia e sparò sborra densa sulla sua schiena e sul culo, strisce bianche che si mescolavano al sudore.

Continuarono ancora, un groviglio di carne umida. Giulia inginocchiata a leccare i cazzi sporchi di sborra e succhi suoi, poi di nuovo penetrata a turno, urla, morsi, dita nel culo mentre un cazzo le stava in gola. Alla fine crollarono esausti sulla panca, petti che salivano e scendevano, corpi coperti di sudore, saliva e sperma che colava dalle sue buche aperte.

Si trascinarono nella doccia attigua. L’acqua calda li lavò, mani che ancora si accarezzavano con pigra lussuria. Giulia rise, voce roca. «Cazzo… non pensavo di farmi spaccare così forte da entrambi lo stesso pomeriggio.»

Marco le baciò la spalla. «Ogni settimana. Dopo la chiusura. Questa sauna è nostra.»

Luca annuì, passando le dita tra le gambe di lei per pulirle delicatamente, poi meno delicatamente. «Ogni cazzo di settimana. E la prossima voglio vederti prendere due cazzi in figa contemporaneamente prima di riempirti il culo.»

Si strinsero in un bacio a tre, lingue che si avvolgevano lente, sapori di sesso e sapone. Il vapore della doccia saliva ancora. Marco sentì il cazzo ritirarsi solo a metà; Luca aveva già lo sguardo acceso di nuovo. Giulia, tra i due, sapeva che quella sera non sarebbe finita lì, e che la settimana successiva avrebbe portato giochi ancora più sporchi, corpi ancora più affamati, e forse qualche ospite in più se il desiderio avesse continuato a bruciare così. L’accordo era sigillato, ma la fame restava aperta, pulsante, pronta a esplodere di nuovo appena avrebbero richiuso le porte del centro.

Il getto della doccia martellava le loro schiene sudate mentre Marco premeva Giulia contro le piastrelle bagnate, il cazzo che le risaliva già duro tra le natiche. L’acqua scivolava sulle tette di lei, sui capezzoli eretti, giù fino al pube rasato dove i resti della sborra di prima ancora colavano mescolati al sapone. Luca era dietro di loro, il corpo massiccio che bloccava l’uscita, le mani che afferravano le chiappe di Giulia e le aprivano senza pietà, esponendo il buco del culo rosso e ancora dilatato.

«Non hai ancora finito di essere la nostra troia stasera», grugnì Luca, spingendole due dita dentro l’ano lubrificato dall’acqua e dal suo stesso sperma residuo. «Senti come sei aperta. Pronto a farmi spazio di nuovo, vero?»

Giulia gemette, la fronte contro il muro freddo, le gambe che tremavano. «Sì… cazzo sì. Usatemi. Riempitemi di nuovo. Voglio i vostri cazzi sporchi finché non riesco più a camminare.» La sua voce era roca, carica di quella fame che non si spegneva. Sentiva il cazzo di Marco pulsarle contro la figa ancora gonfia e gocciolante; lo afferrò dietro la schiena e se lo strofinò sulle labbra inferiori, spingendo il glande dentro di un centimetro solo per sentirlo.

Marco le morse la spalla, lasciando un segno rosso. «Guarda che puttana sei diventata. Un pomeriggio e già non ti basta più un cazzo alla volta.» Le slanciò un braccio intorno alla vita, la sollevò appena e la impalò di botto sulla figa. Il suono bagnato, schifoso, riempì la cabina mentre lei urlava di piacere, le unghie che graffiavano le piastrelle. Lui la scopò così, verticalmente, spinte corte e brutali che le facevano rimbalzare le tette sotto il getto.

Luca non stette a guardare. Si accostò di lato, afferrò i capelli bagnati di Giulia e le girò la testa verso il suo cazzo gonfio, le vene in rilievo, la testa lucida di precome. «Apri quella bocca da troia. Voglio sentirti tossire sul mio cazzo mentre lui ti sfonda la fica.» Lei obbedì affamata, allargando le labbra e prendendolo fino in gola. Bava e acqua le colavano dal mento, sugli occhi socchiusi, mentre gorgogliava e succhiava con rumori umidi e osceni. Luca le teneva la testa ferma e la inculava in bocca a ritmo, le palle che le sbattevano sul mento.

«Cazzo, che gola calda… la stessa che ha preso la mia sborra mezz’ora fa», ansimò Luca, accelerando. «Ingoia tutto, troia. Non perdere una goccia.»

Marco sentiva le contrazioni della figa di lei ogni volta che il cazzo di Luca le toccava la gola; era troppo. Si sfilò, la girò di scatto e la piegò in avanti, le mani sulle ginocchia, il culo sporgente sotto l’acqua. «Adesso te lo metto nel culo io. Luca, vieni sotto. Voglio vederla cavalcarti mentre le apro il culo.»

Si sistemarono in fretta, corpi scivolosi che sbattevano. Luca si sedette sul pavimento della doccia, schiena al muro, e tirò Giulia a cavalcioni. Lei si infilò il cazzo grosso di Luca in figa con un gemito lungo, scendendo fino alle palle, le cosce che si aprivano larghe. Marco le stava dietro, si inginocchiò e le sputò direttamente sul buco dell’ano già arrossato. Poi spinse. Il glande sfondò l’anello stretto e scivolò dentro centimetro dopo centimetro mentre Giulia urlava, la testa gettata all’indietro, i capelli bagnati che le frustavano la schiena.

«Due… due cazzi… mi state spaccando», ansimò lei, ma spingeva indietro lo stesso, cercando di prenderli più a fondo. «Più forte, stronzi. Scopate mi come se non valessi niente.»

Si muovevano insieme: Luca dal basso che le martellava la figa con spinte all’insù, Marco dal dietro che le rincoglioniva il culo a colpi lunghi e profondi. Le palle si toccavano, i cazzi separati solo da un sottile setto di carne che pulsava. Giulia veniva di continuo, onde che le facevano stringere entrambi, sborra vecchia e succhi nuovi che schizzavano fuori a ogni affondo. Le mani di Marco le strizzavano i fianchi lasciando lividi violacei; Luca le afferrava le tette e le pizzicava i capezzoli finché lei non piangeva di piacere.

«Sputami addosso di nuovo», supplicò Giulia tra un urlo e l’altro. Luca le tirò i capelli e le sputò in faccia, la saliva che le colava sugli occhi e sulla bocca aperta. Marco le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa, poi un altro, il rumore umido che si mescolava al fruscio dell’acqua. «Tua moglie è una vera cagna da doppia penetrazione», disse Luca guardando Marco, un sorriso sporco. «Senti come mi strizza. Sta per venire di nuovo.»

Giulia esplose, il corpo che si contorceva tra i due, un grido rauco che rimbalzava sulle piastrelle. Le contrazioni la svuotarono, la fecero crollare in avanti sul petto di Luca, ma i due non si fermarono. Continuarono a scoparla attraverso l’orgasmo, allungandolo, trasformandolo in qualcosa di più grezzo e disperato. Quando Marco sentì le palle stringersi si sfilò dal culo, si alzò e le cacciò il cazzo in bocca. «Leccalo. Assaggia il tuo culo sul mio cazzo.» Lei succhiò come una pazza, le labbra strette, la lingua che girava sotto il glande mentre Luca le martellava ancora la figa dal basso.

Poi scambiarono. Luca la sollevò, la girò e la fece inginocchiare a quattro zampe sotto il getto. Marco le si mise sotto la faccia e lei lo prese di nuovo in gola. Luca le entrò nel culo a spinta secca, le mani che le tenevano le natiche aperte, guardando il suo cazzo sparire e riemergere lucido di tutto. «Che buco da troia… lo senti come ti si allarga? Presto ci metteremo entrambi in figa come ti ho promesso, e poi di nuovo qui dietro finché non ti cola sborra dalle ginocchia.»

Giulia gorgogliava sul cazzo di Marco, occhi pieni d’acqua e lacrime di piacere, una mano che si cacciava tra le gambe a strofinarsi il clitoride gonfio. «Fatelo… fatelo adesso se potete. Due in figa. Voglio provarlo. Scopate mi la figa insieme finché non mi spacca.»

Marco e Luca si guardarono, il desiderio che saliva di nuovo come una febbre. Si sfilarono entrambi, tirarono Giulia in piedi e la spinsero di nuovo contro il muro. Luca le sollevò una gamba alta, aprendo la figa bagnata e rossa. Marco si accostò da davanti, Luca da dietro e di lato, i due glandi che premevano insieme contro l’ingresso stretto. Lei ansimava, le unghie nelle spalle di Marco. «Forza… spingete. Voglio sentirvi entrambi lì.»

Entrarono. Lento all’inizio, poi più duro. La figa di Giulia si stirava all’inverosimile intorno ai due cazzi spessi, le vene che le sfregavano le pareti, il dolore-piacere che le faceva venire gli occhi bianchi. Urlava parole rotte, «cazzo… troppo… non fermatevi», mentre loro iniziavano a muoversi, uno dentro mentre l’altro usciva a metà, poi entrambi insieme fino in fondo. L’acqua scorreva tra i loro corpi uniti, i suoni erano schifosi, umidi, carnali: carne che sbatteva, gemiti, schiaffi di palle. Giulia venne di nuovo, un orgasmo che le fece perdere forza nelle gambe; i due la tenevano su, continuando a doppiarla in figa come bestie.

Quando Luca non ne poté più si sfilò, lasciò Marco solo a martellarle la figa e le sparò la seconda sborra sulla schiena e sui capelli bagnati, getti densi che l’acqua trascinava via a fatica. Marco la girò, la mise in ginocchio e le sborrò in faccia e in bocca aperta, strisce calde che lei leccava e ingoiava con la lingua fuori come una cagna in calore.

Ma non era finita. Ancora dritti, ansimanti, i cazzi che si rialzavano lenti sotto lo sguardo affamato di lei, si trascinarono fuori dalla doccia senza asciugarsi. Il pavimento del centro era deserto, le luci basse. Giulia camminava a gambe larghe, sborra che le colava lungo le cosce interne. Luca la spinse contro il bancone della reception, la sollevò e le cacciò di nuovo le dita nel culo mentre Marco le si metteva in ginocchio davanti e le leccava la figa gonfia e sborrata, succhiando i succhi misti.

«La prossima settimana portiamo qualcun altro», disse Marco alzando lo sguardo, la bocca lucida. «Una o due. Voglio vederti piena di cazzi da ogni buco mentre ti filmiano… no, mentre ti guardano e poi ti montano a turno. Sei d’accordo, troia mia?»

Giulia ansimava, i fianchi che spingevano contro la lingua di lui e le dita di Luca. «Sì… cazzo sì. Quanti volete. Usatemi. Fatemi la vostra puttana da gruppo. Ma stasera non avete ancora finito. Voglio ancora i vostri cazzi. Adesso. Qui. Sul bancone. Nelle sedie. Ovunque.»

Luca rise basso, le leccò il collo salato. «Allora apri le gambe di più. Stasera ti scopiamo finché non chiude il sole, e poi di nuovo. E tu continuerai a chiederne di più, vero?»

Lei annuì, gli occhi lucidi di lussuria, il corpo già pronto a un’altra ondata. Marco si alzò, il cazzo di nuovo dritto e pulsante, e la sollevò sul bancone freddo. Luca le si mise dietro. I due cazzi premevano di nuovo, uno in figa uno in culo, pronti a ripartire. Il vapore della sauna e della doccia era lontano, ma il calore tra loro bruciava ancora più forte, aperto, senza fondo, con la notte intera davanti e la promessa di corpi ancora più numerosi e più sporchi che li aspettava oltre quella porta.

Marco la sollevò di peso sul bancone di marmo freddo della reception, le cosce divaricate fino a farle scricchiolare i tendini, e le conficcò il cazzo fino alla radice nella figa ancora gonfia e colante. Il contrasto tra la pietra gelida e la carne bollente le strappò un urlo rauco che rimbalzò contro le vetrate buie. Luca non perse un secondo: le si piazzò dietro, le aprì le natiche con le mani enormi e spinse il glande contro l’ano già ridotto a un anello rosso e lubrificato di tutto. Entrò con una spinta secca, centimetro dopo centimetro, finché le palle gli sbattevano contro quelle di Marco. Due cazzi che si muovevano uno contro l’altro dentro di lei, separati solo da quel magro setto di carne che pulsava e si stirava all’inverosimile.

«Cazzo, la sento… la sento che ti stringe», grugnì Marco, le mani che le schiacciavano le tette contro il bancone, i capezzoli duri che strisciavano sul marmo. «La nostra troia sta prendendo tutto. Diglielo, Giulia. Digli quanto ti piace essere piena di merda così.»

Giulia ansimava a bocca spalancata, saliva che le filava sul mento e gocciolava sulle tette. «Mi piace… mi piace da morire. Scopatemi più forte, spaccatemi, usatemi come un pezzo di carne. Voglio uscire da qui con la figa e il culo che non chiudono più.» Le parole le uscivano rotte, intervallate da gemiti gutturali ogni volta che i due uomini spingevano insieme, all’unisono, riempiendola fino a farle venire l’acqua agli occhi. Luca le tirò i capelli bagnati all’indietro, le leccò l’orecchio e le soffiò: «La prossima settimana ti porto due amici. Quattro cazzi. Uno in ogni buco e uno in mano. Ti filmiano mentre ti riempiono e poi ti fanno leccare tutto. Sei d’accordo, puttana?»

«Sì… cazzo sì, portateli tutti», urlò lei, spingendo indietro il culo per prenderli ancora più a fondo. Le contrazioni dell’orgasmo la colpirono all’improvviso, violente, facendole stringere i due cazzi come una morsa. Marco sentì le pareti della figa pulsargli intorno e accelerò, spinte corte e brutali che facevano sbattere le palle contro quelle di Luca. Il suono era schifoso, umido, carne contro carne, sborra vecchia che schizzava fuori a ogni affondo e colava sul bancone.

Si sfilarono solo per ribaltarla. Luca si sdraiò supino sul divanetto di pelle della sala d’attesa, il cazzo dritto e lucido di succhi, e la fece sedere a reverse cowgirl. Giulia si infilò il membro grosso in culo con un gemito lungo, scendendo fino a sentire le palle contro le chiappe. Marco le si mise davanti in ginocchio, le aprì le labbra della figa con le dita e le cacciò la lingua dentro, succhiando il clitoride gonfio mentre Luca la scopava dal basso. Poi si alzò, le premette il glande contro l’ingresso già occupato e spinse. La figa di Giulia si allargò in modo quasi impossibile intorno ai due cazzi insieme: quello di Luca che le martellava l’ano e quello di Marco che le sfondava la vagina, venendo a contatto, sfregandosi l’uno contro l’altro attraverso di lei.

«Due in figa… due cazzi nella stessa buca», ansimò lei, gli occhi ribaltati, le unghie che si conficcavano nelle spalle di Marco. «Mi state distruggendo… non fermatevi, scopatemi finché non svenisco.» I due uomini si muovevano a ritmo alternato, poi sincrono, le vene che le sfregavano le pareti interne, il dolore-piacere che le faceva venire di continuo a ondate. Luca le schiaffeggiava le tette da sotto, Marco le sputava in faccia e le faceva leccare la saliva mescolata al sudore. «Ingoia, troia. Sei la nostra cagna da gruppo adesso. Ogni settimana questa figa e questo culo saranno aperti a chi cazzo vogliamo.»

Quando Marco sentì le palle stringersi si sfilò, le sparò la sborra densa direttamente in faccia e in bocca aperta, getti caldi che le colavano sugli occhi, sul naso, sulla lingua protesa. Lei leccava e ingoiava come una disperata mentre Luca la sollevava, la girava a quattro zampe sul divano e le rientrava nel culo a spinte lunghe e profonde, le mani che le tenevano le natiche spalancate per guardare il buco che si allargava e si richiudeva intorno al suo cazzo. «Sborra dentro… riempimi il culo», supplicò Giulia, una mano che si strofinava il clitoride fradicio. Luca ruggì e esplose, pompando getti spessi che le colarono subito fuori lungo le cosce quando si sfilò.

Ma la fame non era spenta. Si trascinarono nella zona massaggi, corpi scivolosi, gambe tremanti. Giulia venne spinta a pancia in giù sul lettino imbottito, il viso premuto contro la carta stropicciata. Marco le entrò in figa da dietro mentre Luca le si mise davanti e le cacciò il cazzo ancora semi-duro in gola. La doppia penetrazione riprese, più lenta, più sporca, con pause solo per sputarle addosso, schiaffeggiarle le chiappe rosse, tirarle i capelli e chiamarla puttana, cagna, buco da sborra. Lei veniva e riveniva, il corpo che si contorceva, le urla soffocate dal cazzo in bocca. A un certo punto Luca le tirò fuori il membro e le fece leccare le palle sudate mentre Marco le martellava l’ano ormai larghissimo, poi si scambiarono di nuovo, e di nuovo, finché i due uomini non sborrarono quasi insieme: Marco nel culo, Luca sulla schiena e nei capelli appiccicati.

Crollarono esausti sul pavimento freddo della sala, petti che ansimavano, sborra che colava da ogni buco di Giulia e si mescolava al sudore sul linoleum. Lei stava in mezzo, le gambe divaricate senza pudore, le dita che si cacciavano dentro per spingere fuori la sborra e poi leccarsela. «Non basta… non mi basta mai», mormorò con voce roca, gli occhi lucidi. Marco le accarezzò un seno molle, stanco ma già con un brivido di ripresa. Luca rise basso, le passò un dito sull’ano dilatato. «Allora restiamo qui fino all’alba. E domani sera portiamo gli altri. Ti riempiremo finché non camminerai dritta per una settimana.»

Si rialzarono comunque, spinti da quella fame che non moriva. Marco la mise a cavalcioni su di sé di nuovo sul lettino, il cazzo che le risaliva dritto dentro la figa sborrata. Luca le si accostò di lato e le conficcò due, poi tre dita nel culo insieme al cazzo del fidanzato che andava e veniva. Poi le dita diventarono il suo glande, e di nuovo i due cazzi la riempirono contemporaneamente, uno in ciascuna buca, spinte più lente ma più profonde, più possessive. Giulia piangeva di piacere, le lacrime che le solcavano le guance sporche di sborra secca. «Sono vostra… la vostra troia del centro… usatemi sempre…»

Continuarono così per quella che sembrò un’eternità: posizioni che cambiavano, bocche che succhiavano cazzi sudati e buchi colanti, schiaffi, morsi, sputi, urla. Giulia venne un’ultima volta, violenta, il corpo che si irrigidì e poi si sciolse completamente, crollando tra i due uomini che le riempirono ancora figa e culo con gli ultimi getti caldi. Restarono ammassati, ansimanti, il silenzio del centro deserto rotto solo dal respiro affannoso e dal gocciolio della sborra sul pavimento.

All’alba fioca che filtrava dalle vetrate, mentre i corpi ancora si toccavano con pigra lussuria e la promessa della settimana successiva bruciava già nelle vene, Giulia sorrise esausta e sussurrò la verità che li legava per sempre.

Non c’era più ritorno: da quella notte in poi sarebbe stata solo la troia aperta di Marco, di Luca e di chiunque avessero deciso di farle montare.

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