Sussurri proibiti nel backstage

Giulia si fa scopare dal chitarrista Luca mentre il marito Marco guarda e poi si unisce, hotwife totale.

5 min read August 21, 2026New

Il calore del backstage ancora pulsavà di echi distorti quando Marco chiuse la porta del camerino dietro di sé. Trentadue anni, cuffie ancora appese al collo, sudore leggero sulla fronte da tecnico audio che aveva tenuto in piedi l’intero concerto. Giulia, sua moglie, stava davanti allo specchio illuminato, ventotto anni di curve avvolte in un vestito nero aderente che le scendeva appena sotto il culo. I capelli scuri le cascavano in disordine sensuale sulle spalle nudi, le labbra ancora lucide del rossetto che aveva tenuto per tutto lo show.

Luca, il chitarrista ospite, entrò senza bussare. Alto, spalle larghe, quella presenza dominante che riempiva lo spazio come se gli appartenesse. Il suo sguardo scese subito su Giulia, poi su Marco, e un sorriso lento gli si aprì.

«Sei stata incredibile stasera», disse Luca, la voce bassa, roca. Si avvicinò, troppo vicino. «Quel pezzo finale… cazzo, ti avrei scopata lì sul palco».

Marco sentì il sangue accelerare. Lo sapeva da mesi, da quando Giulia gli aveva confessato a letto, ansimante, che voleva essere guardata mentre un altro uomo la prendeva. Lui le aveva detto di sì. Esplicito. «Voglio vederti godere con chi cazzo vuoi, purché torni a me». Adesso quella tensione era viva, elettrica, tra le pareti sudate del camerino.

Giulia si voltò. I suoi occhi scuri cercarono quelli del marito. Marco annuì una volta sola, lenta, e lei sentì il calore scenderle tra le gambe.

Luca non perse tempo. Si chinò all’orecchio di Giulia, le labbra quasi a sfiorarle la pelle.

«Vorrei piegarti su quel divano e aprirti le cosce. Metterti il cazzo fino in fondo mentre tuo marito guarda. Ti farei venire così forte che ti dimentichi il tuo nome».

Giulia rabbrividì. Guardò di nuovo Marco. Lui si era seduto sul divano, le gambe divaricate, e stava già massaggiandosi il cazzo attraverso i pantaloni, il profilo duro e evidente. Un sorriso complice gli storse le labbra. «Fallo», mormorò Marco. «Voglio vederti».

Fu tutto ciò che servì. Giulia si girò verso Luca e lo baciò. Bocca aperta, lingua affamata, un gemito che le salì dalla gola quando le mani grosse del chitarrista le scivolarono sul culo e lo strinsero forte. Si staccò solo per abbassare le spalline del vestito. Il tessuto scivolò via, rivelando tette pesanti con capezzoli già duri, la figa rasata lucida di desiderio. Si tolse anche le mutandine e le lanciò verso Marco, che le afferrò e se le portò al viso, inspirando profondamente.

«Guardami», disse lei al marito mentre si offriva a Luca. «Guardami mentre mi faccio scopare».

Luca la girò di scatto e la piegò sul tavolo del backstage. Bottiglie d’acqua e spartiti volarono. Le mani le tennero i fianchi mentre con un piede le allargava le gambe. Si liberò il cazzo — spesso, venoso, già duro come pietra — e lo strofinò sulla fessura bagnata di Giulia.

«Cazzo, sei fradicia», borbottò. Poi spinse.

Un gemito grosso le uscì dalla bocca quando lui la riempì d’un colpo solo, fino in fondo. Le spinte iniziarono profonde, potenti, il suono umido della carne che sbatteva contro la carne. Giulia teneva gli occhi aperti su Marco, che si era sbottonato i pantaloni e si stava pompando il cazzo lento, guardandola.

«Più forte», ansimò lei. «Scopami come se fossi una troia».

Luca la prese al volo. Una mano le afferrò i capelli, l’altra le tenne un’anca, e martellò. Ogni spinta le faceva rimbalzare le tette sul legno del tavolo. I gemiti di Giulia diventarono urla rauche, crude.

Poi Luca la tirò su, la fece girare e la sollevò come se non pesasse nulla. La schiena di Giulia batteva contro il muro freddo mentre lui le apriva le gambe e se le avvolgeva intorno ai fianchi. La penetrò di nuovo in piedi, spinte verso l’alto che le colpivano il punto giusto ogni volta. Giulia gli affondò le unghie nelle spalle, la bocca aperta contro il collo di lui.

«Marco… cazzo… mi sta scopando così bene…»

Marco si alzò. Si avvicinò, baciò la moglie di sbieco mentre un altro uomo la sfondava. «Lo so, amore. Godi. Voglio sentirti».

Luca la scaricò un attimo, ansimante, e la spinse verso il marito. «Cavalcalo. Voglio vedere».

Giulia non se lo fece ripetere. Fece sdraiare Marco sul divano, gli strappò via i pantaloni e gli salì a cavalcioni. Afferrò il cazzo del marito — familiare, caldo, duro per lei — e se lo infilò dentro con un sospiro lungo. Iniziò a muoversi, anche avanti e indietro, le tette che ballavano. Luca le si mise davanti, il cazzo lucido dei succhi di lei, e glielo prese per i capelli.

«Apri la bocca».

Giulia obbedì. Luca le ficcò il cazzo grosso tra le labbra e iniziò a scoparle la gola a ritmo lento mentre lei saltava sul marito. Doppio riempimento. La figa stretta attorno al cazzo di Marco, la bocca piena di quello di Luca. Lacrime di piacere le bruciarono gli occhi. Ogni volta che scendeva sul marito, Luca spingeva più a fondo. I suoni erano osceni: succhi, schiaffi di pelle, gemiti strozzati.

«Cazzo, Giulia», rantolò Marco sotto di lei, le mani che le stringevano i fianchi. «Sei così bagnata… ti sento venire…»

Lei si staccò un attimo dal cazzo di Luca, un filo di saliva che le pendeva dal mento. «Me la state riempiendo entrambi… non fermatevi… vi voglio entrambi…»

Luca la riafferrò e riprese a usarne la bocca. Alternavano. A un certo punto Luca la tirò via da Marco, la rimise a quattro zampe e la ri-infilzò da dietro mentre Marco le offriva il cazzo da succhiare. Poi di nuovo lei sopra Marco, Luca che le sparava il cazzo in gola. Il doppio ritmo era brutale, consensuale, vorace. Giulia urlò quando l’orgasmo la travolse: la figa che si contraeva a spasmi sul cazzo del marito, le cosce che tremavano, la mente che si spegneva in un bianco di piacere grezzo.

Marco venne subito dopo, spingendo su e sparando dentro di lei a getti caldi. Luca si sfilò dalla bocca di Giulia, le prese i capelli e le sparò sulla lingua, sulle tette, sul ventre già lucido di sborra del marito. Gemiti bassi, animalistici. Giulia deglutì ciò che poté, il resto le colava sulla pelle mentre ansimava, gli occhi socchiusi, un sorriso stanco e sazio.

Marco la tirò giù contro il suo petto e la baciò. Lento, profondo, pieno d’amore. Luca, ancora nudo e ansimante, le accarezzò i capelli sudati con una mano sorprendentemente gentile.

«Sei una forza della natura», mormorò il chitarrista.

Giulia rise, fioca, e si voltò verso il marito. Gli sussurrò contro le labbra, la voce roca di chi ha urlato troppo: «Voglio rifarlo presto. La prossima volta portiamo anche qualcuno del team di Luca. O lo facciamo nel camerino prima del bis, con la folla che urla dall’altra parte della porta. Voglio che mi guardiate entrambi mentre mi fate venire finché non riesco più a stare in piedi».

Marco le baciò la fronte, il cuore che batteva forte per l’eccitazione che già rinasceva. «Quando vuoi. Dove vuoi. Sono tutto tuo».

Si rivestirono tra risate basse, complici, le mani che si sfioravano ancora. Giulia raccolse il vestito e se lo infilò senza mutandine, sentendo la sborra mescolata scivolarle lungo le cosce. Prima di uscire dal camerino lanciò a Marco e a Luca uno sguardo da predatrice soddisfatta, già schemando date, locali, notti successive. I sussurri proibiti non erano finiti. Erano solo all’inizio.

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