Stranieri in Ritardo, Lei Si Arrende
Sofia si arrende e si fa scopare dal francese davanti al marito Marco.
La stazione di Gare de Lyon alle undici e mezza di sera aveva quell’odore di ferro arrugginito e di caffè vecchio che Sofia conosceva bene. Marco tirava ancora il trolley dietro di sé quando la voce metallica annunciò che l’ultimo TGV per l’Italia era partito otto minuti prima. Restavano soli, o quasi, nella sala d’attesa di seconda classe: panche di plastica dura, una macchina del caffè spenta e due lampade al neon che ronzavano. Sofia si lasciò cadere a sedere, la gonna di seta scura che le saliva di un palmo sulle cosce, e tirò fuori il telefono solo per controllare l’orario del primo mattino. «Cazzo, Marco… sei sempre in ritardo.» Lui mormorò scuse, ma lo sguardo gli scivolò già più in basso, sul punto in cui le calze autoreggenti stringevano la carne morbida.
Fu allora che apparve Luc. Alto, spalle larghe sotto la giacca di lino, capelli castani tirati indietro, un sorriso sicuro che non chiedeva permesso. Si sedette di fronte a loro, a una panca di distanza, e i suoi occhi azzurri si conficcarono dritti nello scollo di Sofia. «Italiani?» chiese in un francese caldo, poi passò all’italiano con accento. «Avete perso il treno, vero? Io pure. Sono Luc.» Sofia arrossì subito, si morse il labbro inferiore e non distolse lo sguardo. Marco sentì il sangue scendere di colpo nel cazzo. Da mesi sognava esattamente questa scena: la moglie che si bagnava sotto lo sguardo di uno sconosciuto. «Sofia», si presentò lei, la voce già un filo più rauca. «E lui è mio marito, Marco.»
Luc non girò intorno al piatto. Le disse che aveva una bella bocca da scopare, che quelle cosce avrebbero fatto venire qualsiasi uomo. Sofia ridacchiò, ma le ginocchia si strinsero e poi si riaprirono di un centimetro. Marco vide la macchiolina umida che cominciava a formarsi sulla seta della gonna. Il francese si sporse, le offrì una sigaretta che lei rifiutò, e le dita gli sfiorarono il polso. «Tua moglie ha lo sguardo di una che vuole farsi riempire stanotte», disse dritto a Marco. Sofia non lo smentì. Si limitò a guardare il marito con le pupille dilatate, le guance in fiamme, e sussurrò: «Marco… mi sta facendo venire il fuoco tra le gambe.» Il cazzo di Marco premeva contro la cerniera dei jeans, già duro come legno. «Lo so», rispose lui, la gola secca. «Lo vedo.»
Luc si alzò, si allungò e le toccò la coscia nuda sopra la calza. Sofia non si scostò. Anzi, aprì un poco di più le gambe e lasciò che le dita salissero fino all’orlo della guaina. «C’è un hotel a duecento metri», disse il francese senza sorridere. «Camera doppia. Passiamo la notte lì. Io la scopo, tu guardi. O te ne vai. Decidi.» Sofia si voltò verso Marco, gli occhi lucidi di desiderio crudo. Si chinò fino alla sua orecchia e gli chiese a voce bassissima: «Vuoi davvero vedermi farmi fottere da un altro? Dimmi la verità.» Marco sentì le palle tirarsi. La voce gli uscì rotta: «Sì. Lo voglio da mesi. Voglio vederti prendere un cazzo che non è il mio. Voglio sentirti gemere per lui.» Sofia chiuse gli occhi un attimo, poi si alzò, andò dritta da Luc e lo baciò a bocca aperta davanti al marito. La lingua le uscì avidamente, le labbra si schiacciarono, e mentre baciava gli sussurrò in francese, abbastanza forte perché Marco sentisse: «Je veux que tu me remplisses comme une pute pendant qu’il regarde. Voglio il tuo cazzo grosso dentro finché non sborro come una troia.»
Camminarono i tre fino all’hotel di quartiere, una reception che non faceva domande. Luc pagò, prese la chiave e li spinse dentro la stanza al secondo piano: letto matrimoniale, lampada bassa, tende tirate. Non appena la porta si chiuse a chiave, Luc spinse Sofia contro il muro e le alzò la gonna fino alla vita. Le mutandine erano già fradice. Se le tirò via con un gesto secco e se le portò al naso, annusando. «Puzzi di figa calda», ringhiò. Poi la spogliò del tutto: blusa aperta, reggiseno sganciato, tette sode che saltarono fuori, capezzoli duri. Sofia si lasciò fare, respirando a scatti, e quando rimase nuda si mise in ginocchio sul tappeto senza che glielo ordinasse. Aprì la cerniera dei pantaloni di Luc, tirò fuori il cazzo. Era grosso, più grosso di quello di Marco, venato, già gocciolante. Sofia lo guardò negli occhi e se lo cacciò in bocca fino in fondo, le labbra stirate, la lingua che girava intorno al glande. Succhiaava con rumore umido, saliva che le colava sul mento, mentre una mano gli massaggiava le palle. Marco si era seduto sulla sedia accanto al letto, si era sbottonato i jeans e si masturbava piano, il pugno stretto sul proprio cazzo, gli occhi fissi sulla moglie che ingoiava lo straniero.
Luc le afferrò i capelli e la scopò in gola un paio di volte, poi la tirò su e la girò di schiena contro il muro. Le alzò una gamba, le mise il cazzo all’imbocco della figa gocciolante e spinse dentro tutto d’un colpo. Sofia urlò. «Oh cazzo… è grosso… mi apre tutta…» Luc la fotteva in piedi, colpi secchi e profondi, le tette che sbattevano, le unghie di lei che gli graffiavano le spalle. Marco si strofinava più veloce, il precome che gli bagnava le dita. Dopo qualche minuto Luc la trascinò sul letto, la piegò a quattro zampe e riprese a scoparla da dietro. Le mani le tenevano i fianchi, le anche sbattevano contro il culo di Sofia con un suono umido e ritmico. Lei spingeva indietro, offrendo tutto, e gridava: «Più forte… scopami come una puttana… riempimi…» Il francese le diede uno schiaffo sul culo e accelerò, il cazzo che spariva tutto dentro quella figa stretta e succhiava.
Poi la girò di scatto, la mise di schiena, le bloccò i polsi sopra la testa con una sola mano e la martellò in missionario. Sofia teneva le gambe aperte larghe, le calze ancora su, e guardava dritto Marco mentre veniva martellata. «Marco… guarda… è più grosso del tuo… più duro… mi arriva dove tu non arrivi… mi sta spaccando… mi fa venire così forte…» Ogni parola le usciva a singhiozzo, spezzata dai colpi. Luc le morse un capezzolo, le leccò il sudore tra le tette e continuò a fotterla con forza animale, il letto che scricchiolava. Sofia veniva una prima volta, la figa che si contraeva a spasmi intorno al cazzo straniero, un grido lungo che riempì la stanza. Luc non si fermò. La lasciò riprendere fiato solo un momento, poi le disse: «Adesso montami tu. Voglio vederti saltarmi sul cazzo mentre tuo marito si sega.»
Sofia obbedì subito. Si alzò tremante, spinse Luc a sedere sul bordo del letto e gli montò a cavalcioni. Afferrò il cazzo bagnato, se lo puntò contro la figa ancora pulsante e si abbassò piano, centimetro dopo centimetro, fino a sentirlo tutto dentro, fino alle palle. Emesse un gemito gutturale, si appoggiò alle spalle di lui e cominciò a muovere il bacino, su e giù, il culo che sbatteva, le tette che ballavano davanti alla faccia del francese. Marco, di fronte a loro, accelerava la mano sul proprio cazzo, le palle già tese, lo sguardo fisso su quella figa che ingoiava e risputava il membro grosso e lucido di Luc. Sofia si piegò in avanti, gli baciò la bocca e gli sussurrò, abbastanza forte perché il marito sentisse ogni sillaba: «Mi stai fotte come una vera troia… e lui sta guardando… sta sborrando solo a vedermi piena del tuo cazzo…» Continuava a saltargli addosso, più veloce, più disperata, i muscoli delle cosce tesi, la figa che faceva rumore di succhio ad ogni discesa. Luc le afferrò i fianchi e cominciò a spingere dal basso, incontrandola a metà, e il suono delle pelli che sbattevano riempiva la stanza insieme ai gemiti di lei.
Sofia alzò lo sguardo verso Marco, le labbra socchiuse, gli occhi velati di piacere, e gli disse con voce rotta mentre cavalcava ancora: «Guarda come mi prende… guarda come mi usa… non ho ancora finito di godere… voglio che mi sborri dentro mentre tu…»
Sofia non rallentò. Continuò a scendere e salire sul cazzo di Luc con scatti disordinati, la figa che succhiava e spitava il membro grosso e lucido, i succhi umidi che riempivano la stanza insieme al cigolio del materasso. Le cosce le tremavano, i muscoli bruciavano, ma non si fermò. Guardava Marco dritto negli occhi mentre cavalcava, le labbra aperte, la saliva che le colava sul mento, e spinse la frase fino in fondo:
«…mentre tu ti sborri in mano come un coglione, guardandomi. Voglio sentirlo venire dentro. Voglio la sborra di un altro uomo che mi scorre tra le cosce mentre tu ti tocchi. Fallo. Guardami. Guarda come mi usa.»
Marco gemé, la mano che si muoveva più veloce sul proprio cazzo rosso e teso. Le palle gli pesavano, il precome gli scorreva sulle dita. Ogni parola di lei gli apriva lo stomaco di umiliazione e di eccitazione cruda. Vedeva la figa della moglie dilatarsi intorno a quel cazzo francese, le labbra gonfie e lucide che lo ingoiavano fino alla radice, il clitoride gonfio che sfregava contro il pube di Luc a ogni discesa.
Luc le afferrò i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne morbida, e cominciò a spingere dal basso con colpi secchi. «Troia italiana… te la stai prendendo tutta. Tuo marito sta a guardare come una puttana che non sa scopa. Digli quanto è meglio il mio cazzo.»
Sofia si piegò in avanti, le tette che gli sbattevano sul petto, e gli morse un capezzolo mentre continuava a saltare. «È meglio… cazzo, è molto meglio. Mi riempie. Mi apre. Marco non mi ha mai fatto sentire così piena. Senti come gocciolo sul tuo cazzo… senti.» Spinse una mano tra i loro corpi, si toccò dove erano uniti e mostrò a Marco le dita lucide di sugo. Poi le portò alla bocca e le leccò, gli occhi fissi sul marito. «Assaggia pure tu dopo, se vuoi. Assaggerai il mio buco pieno della sua sborra.»
Luc rise basso, le diede uno schiaffo forte sul culo che lasciò il segno rosso, poi un altro. Sofia gridò e accelerò, il bacino che ruotava, cercando di prenderlo ancora più a fondo. Sentiva le palle di lui che le battevano contro il clitoride, sentiva il glande che le sfiorava il fondo dell’utero a ogni spinta. Il piacere saliva di nuovo, più sporco, più disperato. «Sto per venire di nuovo… sto per sborrare sul tuo cazzo mentre lui guarda… oh fuck, Luc, riempimi, sborrami dentro, voglio sentire il caldo…»
Marco non reggeva più. Si alzò dalla sedia, si avvicinò al bordo del letto, il cazzo in pugno a due centimetri dal viso di Sofia. Lei lo guardò, sorrise sporca e aperse la bocca. «Sborra sulla mia faccia mentre lui mi fotte. Fallo. Umiliami. Mostragli che sei solo un cornuto che si sega sulla moglie piena di cazzo straniero.»
Luc la sollevò di scatto, la girò senza uscire da lei e la mise di nuovo a quattro zampe. La prese dai fianchi e riprese a martellarla da dietro, colpi lunghi e profondi che facevano sbattere le tette di Sofia contro il materasso. «Parla, puttana. Digli tutto.»
Sofia ansimava, la faccia schiacciata sul cuscino, il culo alto, la schiena inarcata. «Mi sta scopando… mi sta sfondando la figa… è più grosso… più duro… mi arriva dove tu non arrivi mai… mi fa venire a ondate… Marco, guardami… guardami prendere la sborra di un altro… oh cazzo sì, più forte, usami, riempimi come una cagna in calore…»
Luc le afferrò i capelli, le tirò la testa indietro e le sputò in bocca. Sofia lo inghiottì e aprì di più le labbra, offrendo la lingua. Marco non ce la fece. Con un gemito rotto sborrò. Getti caldi e spessi le colpirono la guancia, la fronte, le labbra. Lei li leccò avidamente mentre Luc la fotteva ancora più duro, il suono delle pelli che sbattevano diventato un ritmo sordo e umido. «Bravo cornuto», ringhiò Luc. «Sborra sulla faccia di tua moglie mentre io le riempio la figa. Guarda come la prende. Guarda come si contrae.»
Sofia venne di nuovo. Il corpo le si irrigidì, la figa le si strinse a spasmi violenti intorno al cazzo di Luc, un grido lungo e rotto le uscì dalla gola mentre le gambe le tremavano. «Dentro… sborra dentro… riempimi… voglio sentirlo sgocciolare…»
Luc non si trattenne. Affondò fino alle palle, tenne i fianchi di lei bloccati e sparò. Getti caldi e densi le esplosero in fondo alla figa, uno dopo l’altro. Sofia lo sentì, caldo, denso, che la riempiva, che le pulsava dentro. Gemé come una puttana mentre lui continuava a pompare, spremendosi ogni goccia dentro di lei. «Prendi… prendi tutta la mia sborra, troia. Tuo marito sta guardando come ti riempio. Digli grazie.»
«Grazie… grazie per avermi sborrata… grazie per avermi usata davanti a lui…» Sofia ansimava, ancora aperta, ancora piena. Luc uscì lentamente. Un filo di sborra densa e bianca le colò subito dalla figa, scese lungo la coscia interna, macchiò le calze e il lenzuolo. Sofia rimase a quattro zampe un momento, poi si girò, si sdraiò sulla schiena, le gambe larghe aperte verso Marco. Con due dita si aprì le labbra gonfie e mostrò il buco rosso e zuppo, da cui usciva ancora la sborra di Luc a spessi filamenti. «Guarda… è pieno. È pieno del cazzo di un altro. Toccalo. Tocca la sborra che mi ha messo dentro.»
Marco, ancora con il cazzo mezzo duro e sporco del proprio orgasmo, si chinò come ipnotizzato. Le dita gli tremarono mentre sfiorava la figa della moglie. Sentì il caldo, il viscoso, l’odore forte di sesso e di sborra altrui. Sofia gli afferrò il polso e gli spinse due dita dentro. «Più a fondo. Mescola. Senti com’è pieno. Poi leccalo. Voglio che tu assaggi la sborra di Luc dalla mia figa.»
Marco obbedì. Le dita entrarono nel buco caldo e scivoloso, sentì la sborra densa che gli imbrattava le nocche. Ne ritirò un po’, se la portò alle labbra e leccò. Il sapore amaro e salato gli riempì la bocca. Sofia sorrise sporca, le guance ancora macchiate della sua sborra secca. «Bravo cornuto. Ora lecca. Pulisci la figa di tua moglie con la lingua. Bevi tutto quello che lui mi ha lasciato.»
Marco si chinò tra le sue cosce. La lingua le sfiorò le labbra gonfie, poi affondò. Lecciò, succhiò, bevve. Il sapore di Sofia misto alla sborra di Luc gli entrò in gola. Sofia gli tenne la testa premuta contro la figa, muoveva il bacino contro la sua bocca, gemendo di nuovo. «Sì… puliscimi… lecca tutto… mangia la sborra di un altro uomo dalla figa di tua moglie… che cornuto di merda… che puttana di marito…»
Luc si era rimesso a sedere sul letto, si stava già rimettendo a duro guardandoli. Quando Marco alzò la faccia, lucida di sborra e di sugo, Luc lo spinse via con un piede e tornò su Sofia. «Non ho finito. Voglio un altro giro. Stavolta te la metto nel culo. Davanti a lui. Voglio vedere se reggi.»
Sofia non esitò. Si girò di nuovo a quattro zampe, allargò le gote del culo con le mani e offrì il buco stretto, ancora chiuso, ma già umido di sborra scesa dalla figa. «Mettilo. Spaccami il culo. Voglio sentirlo tutto mentre Marco guarda e si tocca di nuovo.»
Luc sputò sul proprio cazzo ancora zuppo, lo puntò contro l’anello stretto e spinse. Sofia strinse i denti, emise un gemito lungo mentre il glande le entrava, centimetro dopo centimetro, dilatatando il buco. «Cazzo… è grosso… mi apre… oh fuck sì, spingi, fottemi il culo…»
Entrò tutto. Sofia urlò, le unghie che strappavano le lenzuola. Luc cominciò a muoversi, colpi corti e profondi, il culo di lei che si apriva e si richiudeva intorno al membro. La figa le gocciolava ancora sborra mista al proprio sugo. Marco si era rimesso a segare, il cazzo di nuovo duro a quella vista. «Digli», ordinò Luc, schiaffeggiandole il culo a ogni spinta. «Digli che preferisci il mio cazzo anche nel culo.»
«Lo preferisco… cazzo, lo preferisco… mi sta sfondando… mi sta usando come una troia di strada… Marco, guardami… guardami prendere un cazzo nel culo mentre la figa mi cola ancora la sua sborra… sborrami anche qui… riempimi anche il culo… voglio uscire da questa stanza con entrambi i buchi pieni e gocciolanti…»
Luc accelerò. I colpi diventarono più duri, più profondi, il suono delle palle che le battevano contro la figa ancora aperta. Sofia venne di nuovo, un orgasmo secco e violento che le strinse il culo a morsa intorno al cazzo straniero. Luc tirò fuori all’ultimo, le spalmò le gote del culo, le puntò il glande contro il buco rosso e dilatato e sborrò di nuovo. Getti bianchi e densi le coprirono l’ano, le labbra della figa, le cosce. Parte le entrò ancora dentro mentre lui spingeva i residui con le dita.
Sofia crollò a pancia in giù, ansimante, il culo alto e aperto, entrambi i buchi zuppi e gocciolanti di sborra. Si girò appena la testa verso Marco, gli occhi velati, la faccia sporca, e sorrise.
«Vieni qui. Sborra sulla mia figa e sul mio culo pieni. Copri la sua sborra con la tua. Mostrami che sei solo il cornuto che finisce per ultimo.»
Marco non ci mise un secondo. Si mise a cavalcioni sulle sue cosce, si segò veloce guardando quei due buchi aperti e bianchi di sborra, e esplose. Getti caldi le colpirono la figa, l’ano, la schiena bassa, mescolandosi a quelli di Luc. Sofia spinse indietro il bacino, offrendo tutto, e con le dita si massaggiò la figa e il culo, spingendo dentro la sborra mista di entrambi gli uomini.
Luc si alzò, si rifece i pantaloni senza fretta, guardò il casino sul letto — Sofia nuda, gambe aperte, buchi gocciolanti, faccia e tette macchiate — e rise basso. «Hai una brava puttana di moglie, Marco. La prossima volta che perdete il treno, chiamatemi. La uso di nuovo mentre tu ti segi in un angolo.»
Sofia restò sdraiata, le dita ancora dentro di sé, a spalmare e a spingere, e guardò il marito con un sorriso sporco e sazio mentre la sborra le colava lenta sul lenzuolo.
«Marco… prossima volta voglio due cazzi insieme. Uno in figa e uno in culo. E tu sotto a leccare quello che esce. Adesso leccami di nuovo. Bevi tutto. Non lasciare neanche una goccia di sborra straniera sulla figa di tua moglie, cornuto di merda.»
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