Risveglio Notturno Con Il Marito Che Guarda

Una moglie italiana si fa scopare dal collega nero di suo marito mentre lui guarda.

16 min read August 22, 2026New

Sono Monica, una moglie italiana di ventotto anni, sposata da tre con Marco. Lui è bianco, magro, con gli occhi chiari che si accendono di una fiamma sporca ogni volta che immagina di condividermi. Io lo so da sempre: il suo piacere più grande non è solo scoparmi, ma guardarmi mentre un altro uomo lo fa. Tre anni di matrimoni, di baci, di scopate normali, e sotto sotto questa fame che ci mangiava entrambi. Una sera di metà ottobre abbiamo invitato a cena Jamal, il suo collega nero di trentadue anni. Atletico, spalle larghe, pelle scura come cioccolato fondente, sorriso che ti spoglia senza chiedere permesso. Entra in casa con una bottiglia di rosso e quel profumo di saponetta e pelle calda che mi ha fatto stringere le cosce già sull’uscio.

Sediamo a tavola. Io indosso un abito nero corto, scollato quanto basta perché il seno prema contro il tessuto ogni volta che mi chino. Jamal mi guarda. Non di sfuggita: mi fissa le labbra mentre parlo, scende al décolleté, risale agli occhi. Marco se ne accorge. Vedo la sua mano scivolare sotto il tavolo, il modo in cui si morde il labbro inferiore. La tensione sale come fumo. A un certo punto Jamal dice qualcosa sul lavoro e la sua gamba sfiora la mia sotto la tovaglia. Non mi scosto. Anzi, lascio che il contatto resti, caldo, deliberato. Marco beve un sorso di vino e sussurra, a voce bassa ma chiara: «Guardalo, Monica. Ti vuole». Il cazzo gli si è già indurito nei pantaloni; lo vedo dal rigonfiamento. Io sento la figa bagnarsi, le labbra gonfie contro le mutandine di pizzo. È tutto consenziente, tutto voluto. Ci stiamo spingendo da soli verso il bordo.

Dopo cena passiamo in soggiorno. Marco si siede sul divano, gambe divaricate, e non toglie più gli occhi da noi. Jamal e io restiamo in piedi vicino al mobile del liquore. Flirtiamo senza più maschere. Lui mi versa un bicchiere, le nostre dita si toccano sul vetro e restano intrecciate un secondo di troppo. Poi la sua mano scende, accarezza il dorso della mia, scivola sulla coscia nuda sotto l’abito. Io gli sussurro contro l’orecchio, la voce roca: «Mi ecciti da morire, la tua pelle scura contro la mia… questo corpo muscoloso. Voglio sentirlo». Lui emette un suono basso, quasi un ringhio, e mi bacia il collo. Labbra calde, lingua che traccia una linea umida fino alla clavicola. Marco dal divano geme piano, la mano già dentro i pantaloni a palpare il cazzo duro. «Voglio vedere tutto», dice con voce roca. «Non fermatevi. Mostratemelo. Fateglielo, Monica». Le sue parole ci spingono oltre. Non è più solo desiderio: è un permesso, un ordine dolce, una spinta che ci fa bruciare.

Jamal mi solleva quasi e mi adagia sul tavolo della sala da pranzo. L’abito sale sulle anche. Lui mi sfila le mutandine bagnate, le annusa un istante con un sorriso feroce, poi mi apre le cosce. La sua lingua calda mi lecca la figa da sotto in su, lenta, divorandomi il clitoride gonfio. Io arrecho la schiena, gemo forte, le mani nei suoi capelli ricci. Marco si è liberato il cazzo e si masturba guardandoci, il glande già lucido di liquido. «Leccala bene», borbotta. «Falla venire sulla tua lingua». Jamal succhia, penetra con due dita spesse, mi fotta lentamente la figa bagnata mentre leccchia. Io tremo, mollo, sento il primo orgasmo avvicinarsi ma lui si ferma giusto prima. Mi tira in piedi, mi spinge contro il muro del corridoio. Apre la cerniera, tira fuori un cazzo nero grosso, pesante, le vene in rilievo. Lo strofina tra le mie labbra bagnate e poi spinge dentro tutto d’un colpo. Urlo. Mi riempie da far male e da far godere insieme. Mi scopa forte, spinte profonde che fanno sbattere le mie tette, le mani che mi tengono i fianchi. «Cazzo, sei stretta», ringhia. «Tua moglie è una troia perfetta, Marco». Marco annuisce, si seghe più veloce. «Scopala. Fallo venire urlando».

Jamal mi gira, mi porta al divano. Mi mette in doggy proprio accanto a mio marito. Il suo cazzo nero scompare di nuovo nella mia figa, poi esce e preme contro il buco del culo. Spingo indietro, lo lascio entrare piano, il bruciore delizioso che si scioglie in piacere. Alterna: due colpi profondi in figa, tre nel culo, sempre più duri. Io mi chino su Marco, gli prendo il cazzo in bocca, lo succhio golosa mentre Jamal mi fotte. Sallo, saliva, gemiti. «Così, succhialo mentre ti riempio», ordina Jamal. Marco mi tiene i capelli, spinge su nella mia gola. Sento Jamal gonfiarsi, le palle battermi le cosce. Con un ultimo affondo profondo nel culo mi viene dentro, sborra calda a getti che mi riempiono, scivolano fuori mescolandosi ai miei succhi. Io esplodo, urlo contro il cazzo di Marco, la figa e il culo che si contraggono a ondate violente. Vengo così forte che le gambe mi cedono.

Ansimante, ancora col cazzo di Jamal sepolto dentro di me che pulsa gli ultimi getti, mi alzo abbastanza da guardare mio marito. Marco geme il mio nome e sborra sulle mie tette, fiotti caldi che mi colpiscono i capezzoli, scendono sul seno. Jamal mi tira su, mi bacia profondamente, lingua contro lingua, assaggiando tutto. Ci stacchiamo solo per andare in bagno. Sotto la doccia calda ci laviamo insieme, ridendo piano, mani che si accarezzano senza fretta: le sue dita mi puliscono tra le cosce, le mie gli saponeano il petto largo, Marco ci osserva dalla porta con un sorriso stanco e felice, poi si unisce per un bacio veloce. L’acqua scorre, i corpi scivolano. Quando usciamo, Jamal si rveste lentamente. Prima di uscire mi tira contro di sé all’ingresso, mi sussurra all’orecchio con voce bassa e greve: «Torno presto. La prossima volta voglio vederti pregare per questo cazzo mentre lui filma tutto con gli occhi». Mi lascia un morso leggero sul labbro e se ne va. Chiudo la porta, mi giro verso Marco. Sono soddisfatta, amata, il suo sperma ancora appiccicato sulle tette e quello di Jamal che mi cola piano lungo la coscia interna. Ma sono già bagnata di nuovo. Il pensiero della prossima volta mi brucia il basso ventre come una febbre che non vuole spegnersi. Marco mi guarda e capisce. Non abbiamo finito. Abbiamo solo acceso qualcosa che adesso chiede di bruciare più forte.

Sono ancora nuda quando Marco mi spinge contro il muro del corridoio, le dita che mi affondano nella figa ancora molle e cola di Jamal. «Lo senti?», mormora contro la mia bocca, leccandomi lo sperma che mi cola dal labbro. «Ancora caldo. Ancora suo». Gli stringo le spalle, gli ansimo addosso mentre mi scopre con le dita, due, poi tre, allargandomi come se volesse tenere vivo il ricordo di quel cazzo nero. Vengo di nuovo, debole, sulle sue mani, e lui se le lecca pulite guardandomi negli occhi. «Presto torna», dice. «E stavolta voglio vederti pregare».

Passano tre giorni. Tre giorni in cui lavoro, cucino, sorrido ai colleghi, ma sotto la gonna le mutandine sono sempre umide. Marco mi manda messaggi dal ufficio: foto del rigonfiamento nei suoi pantaloni, frasi corte tipo «Stasera ti allargo io mentre aspettiamo il suo cazzo» o «Immagina quanto è grosso quando ti apre il culo». Io rispondo con foto delle tette schiacciate contro lo specchio del bagno, i capezzoli duri, e la didascalia «Voglio che me lo ficchi mentre lui mi guarda». La sera ci scopiamo come animali, ma non basta. Ogni orgasmo finisce con il suo nome, Jamal, sussurrato contro il cuscino.

Venerdì sera il campanello suona alle nove in punto. Marco mi ha fatta vestire di proposito: solo una camicia bianca di lui, sbottonata fino al seno, niente mutandine, le cosce già lucide. Apro io. Jamal è lì, maglietta nera tesa sui pettorali, jeans che non nascondono niente. Mi guarda su e giù, sorride lento. «Hai pregato, Monica?». La voce mi arriva dritta in figa. Non rispondo a parole: gli prendo la mano e me la metto tra le gambe. Le dita sue scivolano subito dentro, trovano il buco già aperto e bagnato. «Cazzo, sei già pronta», ringhia. Entra. Marco è sul divano, come la volta prima, ma stavolta ha il cazzo già fuori, duro, e una mano che lo accarezza lenta. «Salutalo come si deve», ordina. Io mi giro verso Jamal, mi inginocchio lì nell’ingresso, gli apro la cerniera coi denti. Il suo cazzo salta fuori pesante, già mezzo duro, l’odore di sapone e pelle calda che mi fa salivare. Lo prendo in bocca tutto d’un colpo, fino in gola, e gemo intorno. Marco geme dal divano. «Più profondo. Fallo bagnare». Jamal mi tiene la testa, spinge, e io lo lascio, le labbra che si stirano intorno alla sua grossezza nera, la saliva che cola sul mento e mi bagna le tette.

Mi alza, mi porta in salotto e mi butta a pancia in giù sul bracciolo del divano, proprio di fronte a Marco. La camicia sale sulla schiena. Mi apre le natiche con le mani grandi, mi guarda il buco del culo ancora un po’ arrossato dalla volta scorsa. «Qui ti sei fatta riempire bene», dice, e ci sputa sopra. Poi ci preme il glande e spinge. Entro piano, centimetro dopo centimetro, il bruciore che si trasforma subito in fame. Urlo nel cuscino. Marco si avvicina, mi prende il mento, mi fa alzare la faccia. «Guardami mentre ti apre. Dimmi quanto ti piace». «Mi piace… cazzo, mi piace da morire», ansimo. «Il suo cazzo nero nel mio culo… più grosso del tuo… mi spacca». Jamal ride basso e accelera, botte profonde che mi fanno ondeggiare le tette. Una mano mi scivola sotto, mi trova il clitoride e lo strofina a cerchi. Vengo in meno di un minuto, le gambe che tremano, il culo che si stringe a morsa intorno a lui.

Non si ferma. Mi tira fuori, mi gira, mi mette a cavalcioni su di lui sul divano. Marco si sposta di lato, abbastanza vicino da toccarmi. Scendo sul cazzo di Jamal, lo prendo tutto in figa questa volta, e comincio a saltare. Le tette rimbalzano, lui mi morde i capezzoli, succhia forte. «Più forte, troia», borbotta. «Fatti vedere da tuo marito quanto sei ingorda». Marco allunga la mano, mi spalma le dita sulle labbra gonfie intorno al cazzo nero che entra ed esce. «Cazzo che stretta sei ancora», dice, e mi bacia mentre vengo di nuovo, squirtando un po’ sulle palle di Jamal. Loro due ridono, soddisfatti.

Jamal mi alza e mi porta in camera da letto. Marco ci segue col cazzo in mano, gli occhi lucidi. Mi mettono sul letto a quattro zampe. Jamal mi entra di nuovo in culo, lento e profondo. Marco si sdraia sotto di me, mi tira giù la faccia sul suo cazzo. Lo succhio mentre vengo scopata da dietro. Poi Jamal esce e mi lascia vuota un secondo solo per dirmi: «Adesso entrambi». Il cuore mi batte fortissimo. Marco si sistema sotto, mi fa scendere sulla sua figa, mi penetra fino in fondo. Jamal si inginocchia dietro, allinea il glande al mio culo già aperto e spinge. Urlo. Due cazzi dentro di me, uno bianco magro e uno nero grosso, che si muovono insieme, si sfiorano attraverso la parete sottile. È troppo. È perfetto. «Guardalo, Monica», ansima Marco sotto di me. «Guardami mentre ti riempiamo». Io lo guardo, le lacrime di piacere agli angoli degli occhi, e prego ad alta voce come Jamal voleva: «Vi prego… scopatemi più forte… riempitemi… fatemi la troia di entrambi… vi prego, non fermatevi». Jamal accelera, le palle che mi sbattono contro. Marco mi tiene i fianchi e spinge dal basso. Vengo urlando, un orgasmo lungo che mi svuota la testa, la figa e il culo che pulsano intorno a loro.

Jamal è il primo a sparare. Affonda fino in fondo nel culo e sborra a getti caldi, tanto che lo sento colare già mentre ancora sborra. Marco lo sente, geme, e viene pure lui dentro la figa, fiotti che si mescolano ai miei succhi. Restiamo così, tre corpi appiccicati, ansimanti. Jamal mi bacia la schiena, Marco mi lecca il collo. Quando escono da me, lo sperma cola abbondante, bianco e denso, e scende sulle lenzuola. Mi girano a pancia in su. Jamal mi apre le cosce e mi lecca pulita, lingua larga che raccoglie tutto, poi si alza e bacia Marco sulla bocca, facendogli assaggiare il mix. Io guardo e mi bagno di nuovo.

Passa un’ora. Ci laviamo in doccia tutti e tre, mani ovunque, risate basse. Poi torniamo a letto. Jamal non se ne va. Si siede contro la testata, il cazzo che si indurisce di nuovo mentre mi guarda. Marco mi sussurra all’orecchio: «Vuoi di più?». Io annuisco, già a gambe aperte. Jamal mi fa strisciare verso di lui. «Stavolta lo prendi lento», dice. «Voglio sentirti chiedere ogni centimetro». Me lo strofina sulle labbra della figa, poi spinge solo la testa. «Prega». «Per favore… dammi tutto… il tuo cazzo nero… voglio sentirlo fino in fondo». Entra. Lento. Profondo. Marco si mette di lato e mi masturba il clitoride mentre Jamal mi scopa con colpi lunghi e pesanti. Parliamo sporco senza sosta. «Sei la moglie di Marco ma stasera sei la mia troia», ringhia Jamal. «Sì… la tua troia… scopami il culo di nuovo dopo… fammi venire finché non reggo più». Lui mi gira di nuovo a doggy, mi rientra nel culo ancora pieno del suo sperma, e mi fotte forte mentre Marco mi tiene le mani e mi bacia. Vengo tre volte di fila, l’ultima così forte che le gambe mi mollano del tutto.

Alla fine crolliamo sul letto bagnato di sudore e sborra. Jamal mi tiene contro il petto largo, le dita che giocano ancora con un capezzolo. Marco mi accarezza i capelli. Fuori è notte fonda. Nessuno parla di andarsene. Sento il cazzo di Jamal che pulsa di nuovo contro la mia coscia, già mezzo duro. Marco lo nota e sorride contro la mia pelle. «Domani mattina», mormora. «Voglio vederti sveglia con la bocca piena del suo cazzo mentre io ti fotte da dietro. E poi… c’è qualcosa che non abbiamo ancora fatto». Non dice cos’è. Non serve. Il basso ventre mi brucia già di nuovo, la fame che non si spegne. Jamal mi morde piano l’orecchio e sussurra: «Dormi un po’, Monica. Tra poche ore ti faccio pregare di nuovo. E stavolta non ti lascio fermare finché non mi dirai che sei nostra». Chiudo gli occhi, il corpo ancora aperto e cola, il cuore che batte forte. Non abbiamo finito. Non di lontananza.

Sono ancora mezzo addormentata quando sento le labbra calde di Jamal premere contro le mie. L’alba filtra appena dalle tende, una luce grigia e tiepida che bagna i corpi sudati sul letto disfatto. Il suo cazzo è già duro, pesante, che mi sfiora la guancia. Apro la bocca senza pensare, lo prendo dentro, la lingua che gira lenta intorno al glande gonfio. Sa di noi, di sborra seccata e di notte. Marco è dietro di me, lo sento muoversi, le sue mani che mi aprono le cosce. «Buongiorno, amore», mormora contro la mia schiena, e mi penetra d’un colpo nella figa ancora molle e piena. Gemmo intorno al cazzo di Jamal, il suono bagnato che riempie la stanza. Mi scopano insieme, lenti all’inizio, il ritmo che si cerca. La bocca mi si riempie, la saliva cola, mentre Marco spinge fino in fondo, le palle che mi battono contro il clitoride. «Succhialo bene», dice Jamal con voce roca di sonno. «Voglio sentirti pregare con la gola piena».

Lo faccio. La lingua preme, le labbra si stringono, lo prendo più a fondo finché il naso mi sfiora i ricci scuri alla base. Marco accelera, le dita che mi trovano il clitoride e lo strofinano a cerchi stretti. Vengo subito, un orgasmo improvviso che mi fa tremare le cosce, la figa che si contrae intorno a lui. Non si fermano. Jamal mi tiene la testa, spinge con colpi corti e profondi in gola, mentre Marco mi fotte con rabbia dolce, il cazzo magro che scivola dentro e fuori tra i miei succhi e la sborra della notte. «Sei nostra», ringhia Marco. «Dillo». Tolgo la bocca solo abbastanza da ansimare: «Sono vostra… cazzo, scopatemi… riempitemi di nuovo». Jamal ride basso e mi tira su, mi fa strisciare a cavalcioni su di lui. Scendo sul suo cazzo nero, lo prendo tutto in figa, le pareti che si stirano intorno a quella grossezza che conosco ormai a memoria. Marco si inginocchia dietro, mi apre le natiche e mi sputa sul buco del culo ancora rosso e sensibile. «Questo non l’abbiamo ancora fatto così», sussurra. «Tutti e due insieme, ma stavolta ti teniamo aperta finché non urli che non ne puoi più».

Spinge. Il glande preme, entra lento, centimetro dopo centimetro, finché sono piena di entrambi di nuovo. Due cazzi che si muovono, si sfiorano attraverso di me, il bruciore che esplode in piacere puro. Mi dondolo tra loro, le tette che rimbalzano, le mani di Jamal che mi strizzano i capezzoli finché gemo. «Più forte», prego. «Vi prego, fottemi come una troia… fatemi venire finché non reggo più le gambe». Lo fanno. Colpi profondi, sincroni, il letto che scricchiola. Marco mi morde la spalla, Jamal mi bacia la bocca aperta, lingua contro lingua. Vengo una volta, due, tre. Ogni orgasmo è più lungo, più umido; squirt un po’ sulla pancia di Jamal, il liquido che cola sulle palle di entrambi. «Guarda come ti apri», dice Jamal. «La figa della moglie di Marco che ingoia il mio cazzo nero mentre il marito le spacca il culo». Marco geme dietro di me: «È vero… sei perfetta così… la nostra puttana».

Mi girano. Ora sono a pancia in su, le gambe divaricate al massimo. Jamal mi entra in figa di nuovo, spinte lunghe e pesanti che mi fanno vedere stelle. Marco mi si mette a cavalcioni sul petto, mi infila il cazzo in bocca. Lo succhio golosa mentre vengo ancora, le lacrime di piacere che mi scendono sulle tempie. «Ingoia tutto quando sborro», ordina. Lo faccio. Affonda in gola e viene a getti caldi, densi, che scendono dritti nello stomaco. Continuo a succhiare finché non trema. Jamal non si ferma: mi solleva le anche, mi fotte più forte, il suono umido della figa che lo inghiotte. «Adesso tocca a me», ringhia. «Voglio vederti pregare per la mia sborra». «Per favore… sborrami dentro… riempimi la figa… fammi tua… vi prego, non uscire». Affonda fino alle palle e sborra. Lo sento pulsare, i getti caldi che mi allagano, che colano già mentre ancora pompa. Vengo con lui, un urlo rauco che mi svuota i polmoni, il corpo che si inarca e poi crolla.

Restano dentro. Non escono subito. Mi tengono piena, le mani che mi accarezzano i fianchi, i seni, i capelli appiccicati di sudore. Poi Jamal esce lento, e lo sperma cola abbondante, bianco contro la pelle scura delle sue dita mentre me lo spalma sulle labbra della figa. Marco si china e lecca, lingua larga che raccoglie tutto, poi mi bacia e me lo fa assaggiare. Il sapore misto mi fa rizzare i capelli. «Ancora», sussurro. «Non ho finito».

Jamal sorride e mi gira a doggy di nuovo. Stavolta mi prende il culo, lento all’inizio, poi sempre più duro, le mani grandi che mi tengono i fianchi mentre mi spinge contro il materasso. Marco si sdraia sotto di me, mi lecca il clitoride mentre vengo scopata. La lingua di mio marito e il cazzo di Jamal insieme mi mandano fuori di testa. Vengo squirtando di nuovo, il getto che bagna il viso di Marco. Loro ridono, soddisfatti, e continuano. Jamal mi fotte il culo finché non sborra ancora, fiotti che mi riempiono e scendono sulle uova di Marco. Poi mi fanno leccare entrambi puliti, un cazzo dopo l’altro, la bocca che va da uno all’altro, saliva e sborra mescolate.

Passano ore così. Posizioni che si confondono: io a cavalcioni su Marco mentre Jamal mi scopa la bocca; poi entrambi in piedi, uno davanti e uno dietro, che mi tengono sospesa tra i loro corpi; poi sul pavimento, le ginocchia che bruciano sul tappeto, mentre mi riempiono di nuovo. Parlo sporco senza sosta, prego, confesso. «Sono la vostra troia… il cazzo nero mi ha rovinato per sempre… voglio che mi scopiate ogni volta che volete… riempitemi, marchiatemi, fatemi vostra». Loro rispondono con gemiti, con spinte, con mani che mi aprono e mi usano. Vengo finché le gambe non reggono più, finché la voce diventa un filo rauco, finché il basso ventre brucia di un piacere che confina col dolore dolce.

Alla fine crolliamo di nuovo sul letto. I corpi sono lucidi di sudore, di sborra, di succhi. Jamal è dietro di me, il petto largo contro la mia schiena, un braccio che mi cinge la vita. Marco è di fronte, la fronte contro la mia, le dita intrecciate alle mie. Il cazzo di Jamal è ancora mezzo duro contro il mio culo, ma non si muove. Marco mi bacia piano le palpebre. Fuori il sole è alto ormai, ma nella stanza c’è solo il respiro pesante di tutti e tre. Nessuno parla. Le mani si accarezzano lente, senza fretta, senza più urgenza. Sento il cuore di Jamal battermi contro la schiena, quello di Marco contro il petto. La figa cola ancora, il culo brucia buono, la bocca sa di loro. Chiudo gli occhi. Il silenzio si allarga, caldo, pieno, completo.

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