Sussurri Proibiti tra le Acque Buie

Una notte al lago, Carmen tradisce il marito con l’ex amante Lorenzo tra spinte appassionate nell’acqua buia.

11 min read September 07, 2026New

Sono Carmen, trentadue anni, e questa vacanza al lago avrebbe dovuto essere una tregua. Invece è diventata il luogo dove ho smesso di fingere. Mio marito Nikolai dorme già nella suite del resort, ronfante leggero dopo la cena e il secondo bicchiere di rosso; io sono scesa al pontile con il costume ancora umido dalla nuotata del pomeriggio, il cuore che batteva troppo forte per la quiete della notte. Le acque sono scure, quasi nere sotto la luna bassa, e l’aria puzza di pini bagnati e di qualcosa di antico, di segreto.

L’avevo visto nel pomeriggio. Lorenzo. Dopo anni. Stesso resort, stesso lago. Lui con la moglie al braccio, io con Nikolai che parlava di lavoro anche in vacanza. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo mentre scendevo le scale verso la spiaggia privata: lui mi ha riconosciuta subito, la bocca si è aperta appena, gli occhi si sono fatti scuri. Io ho sentito il calore salirsi tra le cosce come se il tempo non fosse mai passato. Ricordo ancora come ci cercavamo allora, anni fa, prima dei matrimoni, prima delle promesse. I suoi fianchi che spingevano contro i miei in macchina, le sue mani che mi aprivano le cosce sul divano del suo appartamento, il sapore della sua lingua quando mi leccava fino a farmi venire in silenzio. Tutto tornava a galla mentre nuotavamo di sera, lontani dai coniugi, e i nostri corpi si sfioravano per caso nell’acqua buia. Nessuno dei due voleva più ignorarlo.

Questa notte ho aspettato che Nikolai russasse. Sono scesa scalza, il costume intero nero aderente come una seconda pelle, i capelli sciolti. L’acqua mi ha avvolto fredda alle caviglie, poi alle ginocchia, poi al ventre. Ho nuotato lontano dal pontile, verso il centro del lago dove la luce del resort diventa solo un riflesso debole. Il silenzio era pieno del mio respiro e del battito sordo tra le gambe. Sapevo che sarebbe venuto. Lo sentivo.

E infatti, dopo pochi minuti, ho percepito il movimento nell’acqua alle mie spalle. Mi sono girata. Lorenzo emerse a pochi metri, i capelli scuri appiccicati alla fronte, il petto largo che saliva e scendeva. Niente costume, solo boxer scuri che si infilavano sull’inguine. Mi ha sorriso di quel sorriso che conoscevo, quello che diceva «so già cosa vuoi».

«Carmen», ha detto a bassa voce, nuotando più vicino. La voce era rauca, come se l’avesse tenuta chiusa per anni. «Non credevo davvero di rivederti. E qui. Di notte. Sola.»

«Nikolai dorme», ho risposto, e la mia voce è uscita più trasparente di quanto volessi. «E tua moglie?»

«Anche lei. Da un pezzo.» Si è fermato a un braccio di distanza. L’acqua ci arrivava al petto. I suoi occhi mi hanno percorsa, lente, dal collo ai seni che spingevano contro il costume bagnato, fino al punto dove le cosce si chiudevano. «Ti sei fatta ancora più bella. Dio, come ti sei fatta bella.»

Ho sentito il calore salirmi in faccia e più giù. «Non dire così. Siamo sposati entrambi.»

«Lo so.» Ha avanzato un altro mezzo metro. Le dita dei piedi si sono sfiorate sotto l’acqua. «E lo odio. Odio quanto mi manchi ancora. Quanto mi manchi il modo in cui mi prendevi in bocca quando eravamo soli, quanto mi manchi sentire il tuo culo contro il mio cazzo mentre ti scopavo da dietro. I matrimoni… cazzo, Carmen. I matrimoni ci hanno deluso entrambi, vero?»

Ho deglutito. L’acqua mi leccava i capezzoli induriti attraverso la stoffa. «Il mio sì. Nikolai è… gentile. Prevedibile. Non mi guarda più come guardavi tu. Non mi tocca come se morisse di fame. E tu?»

«La mia moglie è brava. Ordine, sorrisi, doveri. Ma non geme come gemevi tu. Non si bagna solo a sentirmi parlare sporco. Non mi chiede di spingerle le dita in gola mentre le lecc o la fica.» La sua voce era scesa a un sussurro caldo. «Mi sei mancata da morire. Ogni notte che mi segavo pensando a te, ogni volta che venivo chiamando il tuo nome sotto il cuscino.»

La tensione mi ha stretto il ventre. Mi sono spinta un poco più vicina, abbastanza da sentire il calore del suo corpo attraverso l’acqua. «Anche a me. Mi toccavo pensando alle tue mani. A come mi aprivi le labbra della fica con le dita e mi dicevi di guardarti mentre venivo.»

Lorenzo ha emesso un suono basso, quasi un ringhio. Una mano è scivolata sotto la superficie e mi ha toccato il fianco, poi è salita lentamente, audace, fino a coprire un seno. Il pollice ha trovato il capezzolo attraverso il costume e l’ha strofinato, lento, circolare. Ho trattenuto un gemito. «Così?», ha chiesto. «Ti piace ancora quando ti tocco i tette come se fossero mie?»

«Sì…» Ho allungato una mano e l’ho posata sul suo petto bagnato, scendendo giù lungo i pettorali fino all’addome duro. Sotto i boxer sentivo già il rigonfiamento pesante del suo cazzo. L’ho stretto attraverso la stoffa, sentendo il calore e il battito. «E a te piace ancora quando ti prendo in mano come facevo allora.»

«Cazzo, sì.» L’altra mano è scesa tra le mie cosce. Le dita hanno trovato l’orlo del costume, l’hanno scostato di lato e hanno sfiorato la fessura già gonfia e scivolosa. Un dito ha premuto tra le labbra bagnate, su e giù, raccogliendo il mio umore prima di premere contro il clitoride. Ho aperto un poco le gambe nell’acqua, abbandonandomi. «Sei già fradicia. Solo a parlarmi. Solo a farmi toccare.»

«Perché ti voglio», ho confessato, la fronte contro la sua spalla mentre le sue dita continuavano a strofinare, ora due, che entravano piano nella mia fica e uscivano, spalancandomi. «Ti voglio dentro. Come prima. Di più di prima.»

Ci siamo baciati allora. Non un bacio dolce: fame. Bocche aperte, lingue che si cercavano, denti che graffiavano labbra. Il sapore di lui era lo stesso di anni fa, misto all’acqua del lago. La sua mano sul seno ha stretto più forte, schiacciando la carne, il pollice che tormentava il capezzolo indurito. L’altra mano mi scopava piano con le dita, il pollice che girava sul clitoride finché le gambe mi tremavano nell’acqua. Io gli palpeggiavo il cazzo attraverso i boxer, sentendolo duro, grosso, che pulsava contro il palmo. L’ho liberato, facendolo scivolare fuori; era caldo, venato, la testa già umida di liquido. L’ho strofinato, su e giù, mentre lui mi baciava più a fondo.

Ci siamo staccati solo per respirare, le fronti unite, l’acqua che ci cingeva come un complice. I suoi occhi erano neri di desiderio.

«Lo facciamo», ha detto, la voce rotta. «Stasera. Qui. O dove cazzo vuoi. Cediamo. So che è sbagliato, so che sto tradendo, so che stai tradendo, ma non me ne frega più un cazzo. Voglio sentire la tua fica stretta intorno al mio cazzo. Voglio spingerti contro qualcosa e scoparti finché non riesci più a stare in piedi. Voglio venire dentro di te e sentire che sei mia di nuovo, anche solo per questa notte.»

Ho annuito, il cuore che mi martellava in gola e tra le gambe dove le sue dita erano ancora sepolte. «Sì. Lo voglio anch’io. Consapevolmente. Nessuna scusa. Solo questo.» Gli ho stretto il cazzo più forte, sentendo un brivido attraversarlo. «Ma non qui in mezzo al lago. Portami dove possiamo fare rumore. Dove puoi spingermi le gambe aperte e entrarmi fino in fondo senza che qualcuno ci veda dal pontile.»

Lorenzo ha sorriso di quel sorriso sporco che mi aveva sempre rovinata. Ha ritirato le dita dalla mia fica, se le è portate alla bocca e le ha leccate sotto i miei occhi, assaporandomi. Poi mi ha baciata di nuovo, lenta, profonda, facendomi assaggiare me stessa sulla sua lingua.

«C’è una baia piccola più avanti, tra le rocce», ha mormorato contro le mie labbra. «Alberi che coprono, acqua bassa vicino alla riva. Nessuno ci sente. Ti porto lì. Ti tolgo questo costume. Ti leccio finché non tremi. E poi ti scopo come ti sei fatta scopare solo da me, anni fa.»

L’acqua ci cullava ancora, scura e fredda contro la pelle calda. Le sue mani erano tornate sui miei seni, stringendo, e il suo cazzo pulsava nel mio pugno. Sapevo che da quel momento non c’era più ritorno: il tradimento era già cominciato nel modo in cui ci toccavamo, nel modo in cui confidavamo le delusioni, nel bacio affamato che ancora bruciava sulle labbra. Nikolai dormiva ignaro nella suite; la moglie di Lorenzo altrettanto. E noi due, nell’acqua buia, avevamo già deciso di prendere tutto quello che i matrimoni ci avevano negato.

Mi sono lasciata guidare mentre nuotavamo verso la baia, il corpo ancora vibrante sotto le sue dita che ogni tanto tornavano a sfiorarmi sotto la superficie, a pinzarmi un capezzolo, a scivolare di nuovo tra le cosce per sentire quanto fossi bagnata. Ogni tocco era una promessa. Ogni respiro era il peso di quello che stavamo per fare. La notte era lunga, il lago nascondeva, e il desiderio proibito non aspettava più.

Sono arrivati alla baia nascosta tra le rocce, l’acqua bassa che ci lambiva le cosce mentre i piedi toccavano finalmente il fondo sabbioso. Gli alberi pendenti coprivano tutto, un tetto di foglie scure che filtrava solo brandelli di luna. Lorenzo mi ha tirato a sé ancora prima che potessi dire una parola, le mani grandi sulle mie chiappe bagnate, stringendole con una fame che mi ha fatto gemere contro la sua bocca.

«Finalmente», ha soffiato contro le mie labbra. «Niente pontile, niente luci. Solo noi.»

Mi ha spinto indietro fino a farmi urtare la corteccia ruvida di un pino vicino alla riva. L’acqua ci arrivava ancora alle ginocchia, fredda e scura, ma il suo corpo era caldo, duro, pressato tutto contro di me. Le sue dita hanno cercato i lacci del mio costume intero, li hanno sciolti con gesti impazienti. La stoffa nera è scivolata giù dalle spalle, liberando i seni che lui ha afferrato subito, schiacciandoli, leccando un capezzolo e poi l’altro con la lingua calda mentre io gettavo la testa indietro. Il costume è finito ammucchiato sull’acqua bassa; restavo nuda sotto le sue mani, solo le onde che mi baciavano le cosce.

«Guardami», ha ordinato, rauco. Mi ha sollevata di peso, le mie gambe si sono avvolte al suo bacino per istinto. I boxer li aveva già calati; il suo cazzo grosso e pulsante premeva contro la mia fica scivolosa, la testa che sfiorava l’ingresso. «Stringimi le spalle. Voglio sentirti mentre ti apro.»

L’ho fatto. Le dita conficcate nei suoi muscoli bagnati mentre lui mi ha abbassata su di sé in un colpo solo, spingendo fino in fondo. Un grido mi è uscito strozzato: era grosso, caldo, mi riempiva come non succedeva da anni. Mi ha spinta contro l’albero, la corteccia che graffiava la schiena, e ha iniziato a scoparmi in piedi con spinte profonde, possessive, ogni affondo che mi sollevava e mi riabbassava sul suo cazzo. L’acqua schizzava intorno ai nostri fianchi. Io stringevo le spalle, le unghie che lasciavano segni, e guardavo i suoi occhi neri mentre mi martellava.

«Cazzo, Carmen… sei stretta come allora. Più stretta. La tua fica mi succhia tutto.»

«Più forte», ho ansimato. «Scopami come se fossi ancora tua. Solo tua.»

Lui ha accelerato, le mani sotto il mio culo che mi tenevano aperta, le spinte che arrivavano profonde fino a toccarmi un punto che mi faceva vedere stelle. Ogni colpo era un possesso: il suono umido della nostra carne che si scontrava, i gemiti che non riuscivo più a trattenere, il battito del suo cazzo dentro di me. Mi baciava tra una spinta e l’altra, lingua e denti, mentre io mi aggrappavo e muovevo i fianchi incontro a lui, cercando di prenderlo ancora più a fondo.

Poi mi ha girata di scatto. Mi ha piegata in avanti, le mani sulle cosce, il petto contro la corteccia umida. Dietro di me l’ho sentito sistemarsi, una mano che mi apriva le chiappe, l’altra che guidava il cazzo di nuovo dentro la mia fica gocciolante. Ha spinto tutto d’un fiato e ha iniziato a scoparmi da dietro con forza, le anche che battevano contro il mio culo con colpi duri, rumorosi, che facevano ondeggiare l’acqua intorno a noi.

«Sì… così», ho gemuto, la fronte contro l’albero. «Scopami dura, Lorenzo. Riempimi.»

Alternava. Spinte violente, profonde, che mi facevano avanzare a scatti, poi rallentava e una mano scivolava davanti, le dita che trovavano il clitoride gonfio e lo strofinavano in cerchi stretti mentre continuava a fottermi. Il contrasto mi faceva impazzire: i colpi duri che mi spalancavano e le carezze precise sul punto più sensibile. Sentivo il piacere salire a ondate, il ventre che si contraeva, le gambe che tremavano.

«Vieni per me», ha ringhiato contro la mia schiena. «Vieni sul mio cazzo. Urlami il nome. Voglio sentirti.»

Le dita sul clitoride premevano più forte, i polpastrelli scivolosi che giravano mentre lui mi martellava da dietro, più veloce, più possessivo. Non ho retto. L’orgasmo mi ha travolta come un’onda nera: mi sono stretta intorno a lui a spasmi, le ginocchia che cedevano, e ho urlato il suo nome nel buio della baia, lungo e rotto, mentre venivo a scatti, la fica che gli succhiava ogni centimetro.

«Lorenzo… cazzo, Lorenzo!»

Lui ha gemuto basso, le spinte diventate irregolari, disperate. Mi ha afferrata i fianchi e ha affondato fino in fondo un’ultima volta, esplodendo dentro di me con un grido soffocato. Ho sentito il calore del suo sborra che mi riempiva a getti, pulsante, che mi bagnava le pareti interne mentre lui continua a muoversi piano, svuotandosi tutto. Restavamo uniti, ansimanti, il suo cazzo ancora duro e sepolto in me, il mio corpo che gli stringeva gli ultimi spasmi.

Ansimanti e ancora uniti, mi ha raddrizzata delicatamente senza uscire. Si è voltato e ci siamo guardati negli occhi, i visi a pochi centimetri, i respiri che si mescolavano. L’acqua ci bagnava ancora le gambe; il suo seme iniziava a scivolare lentamente lungo l’interno delle mie cosce, caldo e proibito.

«Questo…», ho sussurrato, la voce roca. «Questo è il nostro. Nessuno deve sapere.»

Lorenzo ha annuito, la fronte contro la mia. «Il nostro segreto proibito. Ogni notte di questa vacanza. Mentre loro dormono, noi qui. O ovunque. Ti voglio di nuovo. Domani. Dopodomani. Finché restiamo.»

«Lo giuro», ho detto, e l’ho sentito vero fino alle ossa. «Lo ripetiamo. Non mi basta. Non basta a nessuno dei due.»

Mi ha baciata allora con tenerezza complice, lenta, le labbra che assaporavano ancora il sapore di entrambi. Non c’era più la fame cieca di prima; c’era qualcosa di più pericoloso, di consapevole. Sapevamo entrambi che il tradimento aveva appena iniziato e nessuno dei due voleva fermarsi.

Poi, ancora uniti per un ultimo istante, ci siamo staccati. Il suo cazzo è uscito da me con un suono umido; il caldo del suo sborra mi ha colato di più. Ci siamo presi per mano e siamo scivolati di nuovo nell’acqua più profonda, immersi fino al petto, lasciando che le onde scure cancellassero le tracce — il costume recuperato e tenuto in mano, i corpi lavati dal lago, l’odore del sesso che si disperdeva. Ci siamo guardati un’ultima volta sotto la luna bassa, sorridendo di quel sorriso sporco e compiaciuto, prima di nuotare piano verso il ritorno, il cuore ancora in gola, la fica ancora piena del ricordo di lui, sapendo che la notte successiva saremmo tornati.

Rate this story

Thanks for rating
Tagged

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.