Tempesta di Desiderio: Offro il Culo alla Mia Migliore Amica nella Vasca
La mia amica trentunenne mi scopa forte il culo nella vasca idromassaggio.
Giulia affondò il corpo curvy nell’acqua calda della vasca idromassaggio, i getti che le massaggiavano la schiena nuda e le spingevano i seni abbondanti a galleggiare. Aveva trentadue anni, avvocata di successo, e quella spa privata dell’hotel di lusso era il premio dopo settimane di processi. Accanto a lei, Sofia, trentunenne personal trainer dal fisico atletico e compatto, si stiracchiò facendo spiccare i muscoli delle braccia e il culo sodo che Giulia conosceva da anni di palestra insieme. Erano sole, la porta chiusa a chiave, solo loro due nude sotto le luci soffuse, bolle che salivano tra le cosce.
«Porca puttana, Giulia, questo culo tuo mi fa venire l’acquolina da mesi», disse Sofia senza giri di parole, la voce roca mentre fissava il sedere tondo dell’amica che emergeva appena dall’acqua. Gli occhi di Sofia erano famelici, le pupille dilatate. «Ogni volta che ti alleni e ti pieghi, io penso solo a quanto vorrei aprirlo e ficcarci la faccia».
Giulia rise, ma le guance le si scaldarono. I capezzoli le si indurirono sotto lo sguardo. «Sei una troia, Sofi. Mi guardi il culo da sempre e non l’hai mai detto così sporco». Si voltò di lato, offrendo meglio il profilo delle natiche, e sentì il pizzicore tra le gambe. Dentro di sé sapeva di averlo desiderato pure lei: quelle notti a casa, dita nel buco stretto immaginando le labbra dell’amica.
Sofia scivolò più vicino, l’acqua che si mosse tra i loro corpi. Le mani le uscirono dall’acqua e le posò sulle tette di Giulia, stringendo i seni pieni, i pollici che strofinavano i capezzoli duri. «Li ho sempre voluti toccare. E questo…» Una mano scese, le accarezzò il culo sott’acqua, un dito che premette leggero contro lo stretto anello. «Voglio leccartelo e fotterlo da mesi. Ti immagino aperta, che mi chiedi il cazzo nel culo».
Giulia gemette basso, si chinò e la baciò. Lingue che si cercarono subito, calde e umide, il sapore di menta e desiderio. Si accarezzarono le tette a vicenda sotto l’acqua bollente, dita che pizzicavano, unghie che graffiavano leggero. Il bacio si fece più sporco, saliva che scorreva mentre Sofia le succhiava il labbro inferiore. «Dillo», mormorò Sofia contro la bocca. «Dillo che lo vuoi pure tu».
«Lo voglio», respirò Giulia, arrossendo ma con gli occhi lucidi di lussuria. «Voglio che mi lecchi il buco del culo, che me lo apri e me lo scopi. Te lo offro, Sofia. Il mio buchetto stretto è tuo. Fottilo forte, usami come la tua troia anala». Le parole uscirono volgari, un crescendo che le fece bagnare ancora di più. Le mani di Sofia erano già più audaci: due dita le sfioravano l’ano, premendo senza entrare, mentre l’altra mano le massaggiava la fica gonfia.
Si alzarono ridendo nervosamente, l’acqua che cascava dai corpi. Giulia si sistemò a quattro zampe sul bordo imbottito della vasca, le ginocchia sul marmo caldo, il culo fuori dall’acqua a esporre tutto. Le natiche sode e bianche, la fessura rosa già lucida, e al centro il buchino chiuso che pulsava. Sofia le si mise dietro in ginocchio dentro la vasca, le mani che le spalancarono le chiappe con forza, aprendo l’ano al suo sguardo.
«Che buco da leccare, cazzo», ringhiò Sofia. Ci piantò la faccia contro, la lingua calda e piatta che iniziò a leccare profondamente il cerchio stretto. Girò la lingua intorno, poi la spins e dentro, fottendolo con la punta umida, spingendola il più a fondo possibile mentre Giulia gemette alto, spingendo indietro il culo contro la bocca. Sofia leccò e succhiò, saliva che colava giù sulla fica, il naso schiacciato contro le natiche. «Sapore di culo di troia, delizioso. Tienilo aperto».
Prese l’olio da massaggio dal ripiano accanto, ne versò a fiotti sulla rima anale di Giulia. Le dita scivolarono: prima una, poi due, che entrarono nel buco stretto dilatandolo lentamente. Giulia tirò il culo indietro, sentendo le nocche spingere. «Più in fondo, Sofi, aprimi». Sofia le pompò le dita a ritmo costante, aprendole a forbice, l’olio che schizzava. Poi tirò fuori le dita lucide e allacciò il grosso dildo strap-on che aveva portato «per caso» nella borsa: lungo, grosso, venato, cinto sui fianchi atletici.
Si posizionò, la testa del cazzo finto contro l’ano oliato. «Prendi aria, troia. Te lo infilo tutto». Spin se avanti e il dildo entrò, allargando il buco di Giulia centimetro dopo centimetro. Giulia urlò di piacere-dolore, le unghie conficcate nel bordo, il culo che si apriva intorno alla gomma spessa. Sofia cominciò a scoparla forte e profondo in doggy, bacino che sbatteva, le palle finte che schiaffeggiavano la fica. Ogni spinta faceva ondeggiare le tette di Giulia, e Sofia le diede schiaffi sonori sulle natiche rosse. «Prendi questo cazzo nel culo, troia anala. Sei la mia puttana del buco, lo senti come ti dilata? Diglielo».
«Sì, fottemi il culo, Sofia, scopami da troia!» Giulia spingeva indietro incontro a ogni affondo, il dildo che spariva fino alla base. Sofia la scopò senza pietà, mani che le tenevano i fianchi, dita che le stiravano le chiappe aperte per vedere l’ano ingoiarsi tutto. Cambiarono: Sofia si sdraiò sul bordo, il strap-on dritto, e Giulia le si sedette sopra a cavalcioni, schiena a lei, il culo che scendeva sul cazzo finto fino in fondo. Poi si girò e si abbassò di più, il culo pieno mentre si sedeva sulla faccia di Sofia. Sofia le leccò la fica e le palle del dildo contemporaneamente, lingua che le invase la fica gocciolante mentre Giulia cavalcava selvaggia, saltando sul dildo che le sfondava l’ano.
L’orgasmo arrivò come un’onda. Giulia urlò, il corpo che si contrasse, l’ano che strinse a impulsi intorno al grosso cazzo di gomma, la fica che schizzò fluidi sulla faccia di Sofia. Continuò a tremare, cavalcando ancora qualche spinta, fino a crollare in avanti.
Sofia sfilò lentamente il dildo dal culo dilatato e pulsante di Giulia, guardando l’anello rosso che si chiudeva a stento, lucido di olio e saliva. Subito ci mise la lingua, leccando piano per calmare le contrazioni, baciando il buco usato con dolcezza porca. Giulia gemette esausta, ancora a scosse. Poi scivolarono entrambe nell’acqua calda, corpi sudati e oliati che si intrecciarono. Si abbracciarono strette, seni contro seni, le gambe di Sofia tra quelle di Giulia.
«Lo rifacciamo ogni volta che ne avremo voglia», sussurrò Sofia contro il collo di Giulia, una mano che le accarezzava ancora il culo molle e aperto. «Il tuo buco è troppo buono. La prossima volta ti legherò le mani e ti farò venire solo dal culo, finché non mi supplichi».
Giulia rise, complici, le dita che scendevano a stringere il cazzo strap-on ancora legato ai fianchi dell’amica. «E io voglio vederti mentre me lo fotti, e poi voglio provarlo pure io su di te. Stanotte in camera…» L’acqua li cullava, ma la tensione non era finita: il dildo era ancora duro, le labbra di entrambe già di nuovo calde, e fuori dalla spa la suite li aspettava con altri giocattoli e l’intera notte davanti.
Sofia non aspettò un secondo in più. Strinse Giulia contro di sé nell’acqua ancora bollente, il cazzo di gomma ancora legato ai fianchi che premeva duro contro la pancia dell’amica, e le morse il collo abbastanza forte da farle gemere. «In camera. Adesso. Voglio vederti a quattro zampe sul letto con quel buco ancora aperto che mi chiede di nuovo il cazzo».
Us cirono gocciolanti, corpi lucidi di olio e acqua, seni che sbattevano, culi che ondegg iavano. Nella suite la luce era bassa, le tende chiuse, il letto king-size già smesso. Sofia spinse Giulia a pancia in giù, le ginocchio le aperte di scatto, le mani che le spalancarono di nuovo le natiche. L’ano di Giulia era ancora rosso, dilatato, lucido, che pulsava a vuoto. «Guarda che buchetto da troia. Ancora spalancato per me». Ci sputò sopra, denso, e ci ficcò subito tre dita fino alle nocche, pompando forte mentre Giulia spingeva indietro e urinava quasi di piacere.
«Cazzo, Sofi, aprimi di più, usami il culo come un cesso» ansimò Giulia, la faccia schiacciata contro le lenzuola, le tette schiacciate sotto il peso. Sofia sfilò le dita, si allacciò meglio lo strap-on grosso e venato, e lo piantò dritto nell’ano oliato con un affondo unico che fece urlare Giulia. En trò fino alla base, le palle finte che schiaffeggiavano la fica gocciolante. Cominciò a scoparla senza pietà, bacino atletico che martellava, ogni spinta che faceva ondeggiare tutto il corpo di Giulia. «Prendi, puttana. Senti come ti sfondo il culo. Digli quanto ti piace essere la mia chiavabile anale».
«Mi piace, cazzo, mi sfondi il buco, fottilo più forte, riempimi di cazzo finto fino a farmi squirtare dal culo!» Giulia spingeva indietro incontro a ogni colpo, l’ano che si allargava e si chiudeva intorno alla gomma spessa con suoni schioccanti e bagnati. Sofia le diede schiaffi roventi sulle chiappe, le lasciò segni rossi, poi le afferrò i capelli e la tirò su a forza, arricandola mentre continuava a incul arla a martellate. «Guarda allo specchio, troia. Guarda il tuo culo che ingoia tutto».
Giulia vide il riflesso: seni che ballavano, faccia contorta di piacere, e dietro Sofia che la martellava senza sosta. L’orgasmo le arrivò di botto, l’ano che si contrasse a spasmi intorno al dildo, la fica che schizzò fluidi sulle lenzuola. Sofia non si fermò. Continuò a scoparla attraverso le scosse, poi sfilò di colpo il cazzo lucido di olio e di culo, lo puntò contro la bocca di Giulia. «Leccalo. Pulisci il tuo buco dal mio cazzo».
Giulia succhiò avido, lingua che girava sulla testa e lungo l’asta, sapore di se stessa e di olio. Sofia le sputò in faccia, le prese la testa e la usò finché il dildo non fu di nuovo lucido di saliva. Poi la fece girare a cavalcioni, schiena a lei, e la costrinse a scendere di nuovo sul cazzo fino in fondo. «Cavalca, puttanella. Fatti fottere il culo da sola mentre io ti spacco le tette». Mani di Sofia che stringevano i seni pieni, unghie nei capezzoli, mentre Giulia saltava sul dildo con scatti selvaggi, il buco che schioccava a ogni salita e discesa.
Quando Giulia tremò di nuovo, Sofia la fece scendere, si tolse lo strap-on e lo allacciò ai fianchi dell’amica. «Adesso tocca a te. Voglio sentire quel cazzo nel mio culo. Aprimi come ti ho aperta io». Si mise a pecora sul letto, culo sodo e atletico in aria, e si spalancò le natiche con le mani. L’ano di Sofia era stretto, rosa scuro, che si contraeva in attesa. Giulia, ancora tremante, versò olio a fiotti, ci ficcò due dita, poi tre, e pompò finché il buco non fu pronto. «Prendi aria, Sofi. Te lo do tutto».
Spin se avanti. Il dildo entrò nell’ano di Sofia centimetro dopo centimetro, allargandolo con forza. Sofia ringhiò di piacere-dolore, spinse indietro e prese tutto fino alle palle. «Sfondami, Giulia. Usami il culo come ti ho usata. Fottilo da troia». Giulia cominciò a scoparla forte, bacino che batteva, mani che tenevano i fianchi muscolosi. Ogni affondo faceva gemere Sofia più alto, il culo che si apriva e si chiudeva, olio che schizzava. «Più forte, cazzo, martellami l’ano, voglio sentirlo bruciare domani».
Giulia le diede schiaffi sonori, le afferrò i capelli e la tirò indietro mentre la inculava a ritmo bestiale. «Tieni il culo aperto, puttana. Guarda come ti dilata. Sei la mia chiavabile adesso». Sofia spingeva incontro, l’ano che ingoiava tutto con suoni obscene, e si masturbò la fica con tre dita finché non venne urlando, l’anello che strinse a spasmi intorno al dildo. Giulia continuò a fotterla attraverso l’orgasmo, poi sfilò, le mise la faccia contro il buco rosso e dilatato e leccò a fondo, lingua che entrava nel culo usato, saliva che colava.
Si scambiarono di nuovo. Sofia riprese lo strap-on, fece sdraiare Giulia sulla schiena, le alzò le gambe sulle spalle e la riinculò in missionary, affondi profondi che facevano vedere l’ano inghiottire ogni centimetro. «Guardami mentre ti sfondo. Dimmi che sei solo un buco da cazzo».
«Sono un buco da cazzo, Sofi, il tuo buco da scopare, riempimi, usami finché non riesco più a chiuderlo!» Giulia si toccava la fica freneticamente, clitoride gonfio, e venne di nuovo mentre Sofia la martellava senza pietà. Fluidi che schizzarono, l’ano che pulsava. Sofia sfilò, ci sputò sopra, ci ficcò quattro dita a pugno quasi, aprendo il buco come una fessura larga e rossa, e ci cacciò la lingua dentro a fotterlo di nuovo.
Poi le fece mettere a testa in giù sul bordo del letto, culo in alto, e la riinculò da dietro con colpi così violenti che il battito delle palle finte sulla fica risuonava nella stanza. «Prendi, troia anale. Questo culo è mio. Lo foto quando voglio, lo dilato, lo leccio, lo riempio. Diglielo».
«È tuo, cazzo, il mio culo è il tuo cesso da fottere, scopami più forte, fammi squirtare di nuovo dal buco!» Giulia urlò l’ultimo orgasmo, corpo che si contorse, ano che si strinse a morsa intorno al dildo grosso, fica che schizzò un getto lungo sulle lenzuola. Sofia non si fermò: continuò a incul arla fino a che Giulia non fu un ammasso tremante, buco spalancato e gocciolante, poi sfilò di colpo e ci piantò la faccia, leccando, succhiando, masticando il cerchio rosso e usato finché non restò solo un buco lucido, pulsante, che si chiudeva a stento.
Si rialzarono solo per riposizionarsi. Sofia si sdraiò, Giulia a cavalcioni sulla sua faccia col culo ancora aperto, e si fece leccare l’ano a fondo mentre cavalcava la lingua, poi si girò e le sedette di nuovo sul cazzo strap-on, scendendo fino in fondo e saltando selvaggia. «Ancora, Sofi, ancora nel culo, non smettere mai di fottermelo». Sofia le strinse i fianchi e la fece rimbalzare più forte, dildo che spariva e riappariva lucido di tutto, finché entrambe non vennero di nuovo, urla, fluidi, corpi che sbattevano.
All’alba la stanza puzza di sesso, lenzuola bagnate, culi rossi e aperti. Sofia spinse Giulia a quattro zampe un’ultima volta, le aprì le natiche a forza e le ficcò il dildo fino in fondo con un colpo solo, pompando forte e sporco. «Tienilo dentro, troia. Sentilo nel culo mentre ti dico che stanotte ti ho usato come un culo da hotel a pagamento». Giulia spinse indietro, l’ano che ingoiava tutto, e gemette grosso mentre Sofia le martellava l’ultimo carico di spinte profonde, olio e saliva che schizzavano, il buco che schioccava come una fica usata. «Fottermi il culo così, Sofi, riempilo di cazzo e lascialo aperto e gocciolante per sempre, cazzo sì, usami il buco fino a farlo diventare solo un buco per il tuo cazzo di gomma, troia di me che offro il culo alla mia migliore amica e me lo faccio sfondare nella vasca e sul letto come la puttana anale che sono».
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