Assaggio Proibito in Cantina

Due vicine lesbiche, Sofia e Giulia, si scopano con le dita e la lingua nella cantina toscana fino a venire insieme.

19 min read September 05, 2026New

Il caldo umido della cantina avvolgeva tutto come un abbraccio pesante e dolce. Le pareti di pietra sudavano, le botti di rovere respiravano un odore antico di vino e legno bagnato, e Sofia, trentenne padrona di casa, sentiva il tessuto leggero del suo vestito attaccarsi alla pelle tra i seni e lungo la schiena. Cercava una bottiglia di Brunello del ’15, quella che teneva nascosta dietro la fila più interna, e al suo fianco Giulia, la nuova vicina di ventiquattro anni, la seguiva con passi leggeri e sguardi che non riuscivano a restare innocenti.

«Sta qui da qualche parte», mormorò Sofia, chinandosi per spostare una cassa. Il movimento le fece scivolare la scollatura in avanti; sentì gli occhi di Giulia posarsi lì, indugiare, poi risalire al suo volto con un sorriso malizioso che non nascondeva niente. Giulia era curiosa e provocante dal primo giorno in cui aveva bussato per presentarsi, e Sofia aveva represso per settimane il modo in cui il corpo di quella ragazza le scuoteva qualcosa di profondo e bagnato tra le cosce.

Si mossero tra le botti. Giulia sfiorò volutamente l’anca di Sofia con il proprio fianco, una volta, poi di nuovo, più lenta. «Scusa», sussurrò, ma il tono era tutto fuorché scusante. Sofia sentì il brivido salirle dalla schiena al collo. L’attrazione era reciproca, consenziente, tenuta a bada solo per un eccesso di buone maniere che ora, nell’aria densa e calda, si stava sciogliendo.

«Trovata», annunciò Sofia, estraendo la bottiglia. Si girò e si trovò a pochi centimetri dal volto di Giulia. Gli occhi scuri dell’altra erano lucidi di desiderio represso. Sofia pensò: Dio, quanto vorrei baciarti adesso, spogliarti qui in mezzo al legno e al vino. Giulia sembrava leggerne il pensiero.

Risero complici per una battuta stupida sul tappo che non voleva uscire. La risata di Giulia era bassa, rauca; appoggiò una mano sul fianco di Sofia, le dita calde attraverso il tessuto, e le si avvicinò all’orecchio. «Ti trovo irresistibile, Sofia. Da quando ti ho vista in giardino, con quel vestito leggero… penso a te ogni notte. Al tuo odore, alle tue tette, a come saresti bagnata se ti toccassi.»

Sofia sentì il sangue precipitarsi in basso. La figa le pulsò, già umida solo per quelle parole. Ricambiò il tocco: la mano salì a carezzare il collo di Giulia, il pollice che sfiorava la mandibola, poi scese a stringere la nuca. «Anch’io», ammise con voce roca. «Ti ho guardata dalla finestra. Ho immaginato la tua lingua su di me. Voglio assaggiarti.»

Il primo bacio fu lento, poi diventò affamato. Le labbra si aprirono, le lingue si cercarono, si succhiarono. Sofia spinse Giulia contro una botte di rovere; le mani salsero a coprire i seni dell’altra sopra il top leggero, a impastarli, a sentire i capezzoli già duri che premevano contro i palmi. Giulia gemette nella sua bocca e ricambiò, afferrandole le tette con urgenza, strizzandole attraverso il tessuto finché Sofia non ansimò. Il fuoco saliva, reciproco, consensuale, fuori controllo.

In piedi contro la botte, Sofia non perse tempo. Sollevò la gonna di Giulia fino alla vita, trovò gli slip di cotone già umidi al centro e li abbassò con un gesto deciso lungo le cosce. Giulia aiutò, scostando una gamba. Sofia infilò due dita nella figa fradicia della ragazza senza preavviso; il calore la avvolse subito, scivoloso, stretto. «Gesù, sei già tutta bagnata», mormorò contro le labbra di lei, pompando piano, poi più forte, il pollice che cercava il clitoride gonfio. Giulia le leccò il collo, succhiò la pelle salata, gemette «più dentro, Sofia, scopami con le dita, così…».

Dopo qualche spinta intensa, Giulia scivolò in ginocchio. Aprì la gonna di Sofia, le calò la biancheria e le seppellì il volto tra le cosce. La lingua esperta le tracciò la fessura da basso in alto, le girò intorno al clitoride con pressione esatta, poi la succhiò forte mentre due dita di Giulia entravano nella figa di Sofia. Sofia gettò la testa indietro, una mano nei capelli di Giulia, ansimando «leccami, mangiami tutta, sì così, non fermarti». Il sapore salato e dolce di Sofia riempì la bocca di Giulia; lei leccava con avidità, bagnandosi ancora di più.

Poi Giulia si alzò, si voltò e si mise a pecorina sul vecchio tavolo di legno che stava in un angolo, le ginocchia divaricate, la gonna rialzata sulla schiena, il culo nudo e rotondo esposto. «Scopami», chiese con voce rotta di bisogno. «Usa le dita, leccami anche lì, voglio sentirlo tutto.» Sofia le si sistemò dietro, le aperse le chiappe con le mani e le spinse tre dita nella figa gonfia e gocciolante, scopandola con forza, il suono bagnato che riempiva la cantina. Con l’altra mano le allargò il buco del culo e le passò la lingua sopra, leccandolo piano, poi più deciso, mentre le dita martellavano. Giulia urlò, spingendosi indietro contro la mano e la bocca di Sofia. «Più forte… sì, leccami il culo mentre mi scopi… cazzo, Sofia.»

Si alternarono. Sofia si sdraiò a sua volta sul tavolo, Giulia le montò sopra con la faccia tra le gambe, un 69 vorace: lingue che si conficcavano, dita che entravano, succhiavano, si scambiavano i ruoli di chi dominava e chi riceveva. Una volta Sofia teneva i capelli di Giulia e le guidava la bocca; un’altra Giulia le bloccava i polsi e le leccava la figa finché Sofia non tremava. Il piacere era reciproco, grezzo, consensuale fino all’osso. Quando Sofia tornò dietro a Giulia e le infilò le dita di nuovo, aggiungendo la lingua sul clitoride mentre l’altra mano le massaggiava i seni penduli, Giulia esplose. «Vengo… vengo con te», ansimò. Sofia sentì le pareti della figa di Giulia contrarsi forte intorno alle sue dita e nello stesso istante il proprio orgasmo la travolse: un’ondata calda che le partì dal basso ventre e le fece urlare contro la schiena sudata di Giulia. Vennero insieme, urlando, i corpi che si scuotevano, i succhi che cola vano sulle cosce e sul legno del tavolo.

Ansimanti e sudate, si rialzarono piano. Si baciano dolcemente, le lingue che si assaporavano ancora, le mani che carezzavano petto e fianchi mentre si rialzavano slip e gonne. Sofia le sistemò i capelli umidi dietro l’orecchio; Giulia le baciò lo sterno sopra il vestito. Gli sguardi erano complici, carichi di una promessa già chiara.

«Stasera», sussurrò Giulia, la voce ancora roca. «Saliamo in camera. Voglio continuare questo assaggio proibito tutta la notte. Voglio che mi lecki di nuovo, che mi scopi con le dita finché non posso più camminare, e poi voglio fare lo stesso a te.»

Sofia annuì, il cuore che batteva ancora forte, la figa che pulsava di postumi e di attesa. «Tutta la notte», confermò, stringendole la mano. «Ti porto il vino e ti porto a letto. Non abbiamo finito. Non abbiamo neanche cominciato davvero.»

Uscirono dalla cantina salendo le scale strette, i corpi che si sfioravano ancora a ogni passo, la tensione erotica che non si era spenta ma solo spostata più in alto, verso la camera da letto che le aspettava e verso tutto ciò che ancora dovevano assaggiarsi.

Salirono le scale strette della cantina senza staccarsi davvero. Ogni gradino faceva sfregare le cosce ancora umide, i vestiti stropicciati, le dita che si cercavano al buio. Sofia sentiva il sapore di Giulia ancora sulla lingua, salato e dolce, e ogni tanto si fermava a mezzo passo per premerle la bocca contro il collo, leccarle il sudore che scendeva tra i seni. Giulia ansimava piano, una mano già sotto la gonna di Sofia a riaprire le labbra gonfie, a far scivolare due dita tra le pieghe ancora fradice.

«Non ce la faccio ad aspettare la camera», mormorò Giulia contro l’orecchio di Sofia, la voce roca. «Voglio ricascarti le dita dentro adesso.»

Sofia la spinse contro il muro a metà scala, le sollevò di nuovo la gonna e le cacciò tre dita fino alla radice. Il suono bagnato echeggiò nella strettoia. Giulia si aperse di più, una gamba sollevata sul gradino superiore, e spinse il bacino in avanti mentre Sofia pompava lento e profondo, il pollice a strofinarle il clitoride già duro di nuovo. «Cosi… cazzo, così…», gemette Giulia, gli occhi socchiusi. «Scopami qui, come una puttana, prima di portarmi a letto.»

Sofia le leccò la bocca aperta, le succhiò la lingua, e aumentò il ritmo. Le dita squittivano dentro la figa calda di Giulia, il palmo schiacciato contro il pube. Quando sentì le pareti contrarsi, rallentò apposta, le tolse le dita e se le portò alle labbra, leccandole lente sotto lo sguardo affamato della ragazza. «In camera. Voglio vederti nuda sulla mia lenzuola, voglio farti squirtare sul mio viso.»

Giulia annuì, le gambe che tremavano. Continuarono a salire, le mani ovunque: Sofia le strinse i capezzoli attraverso il top, Giulia le infilò una mano nei capelli e le tirò la testa indietro per morderle la gola. Arrivarono al pianerottolo ansimanti. Sofia aprì la porta della camera da letto, li spinse dentro e la chiuse a chiave con un clic secco. La stanza odorava di lino pulito e di legna secca; la luce del tramonto filtrava arancio dalle persiane socchiuse, disegnando strisce calde sul letto matrimoniale.

Si tolsero i vestiti senza grazia. Sofia strappò il top a Giulia, le scoperse i seni pieni, i capezzoli scuri e dritti, e se li prese in bocca uno dopo l’altro, succhiando forte finché Giulia non gemette e le affondò le unghie nella schiena. Giulia le calò la gonna e la mutandina già bagnata, le fece fare un passo indietro finché Sofia non cadde seduta sul bordo del letto. Subito le si inginocchiò tra le cosce spalancate e le seppellì di nuovo la faccia nella figa. La lingua di Giulia era vorace: le aprì le labbra con le dita, le leccò il clitoride con colpi larghi e lenti, poi lo chiuse tra le labbra e lo succhiò a ritmo, due dita già dentro a pompaggio rapido.

Sofia gettò la testa all’indietro, una mano a premere la testa di Giulia contro di sé. «Sì, mangiami… leccami tutta, leccami il buco anche… voglio sentire la tua lingua ovunque.» Giulia obbedì: scese più in basso, le leccò l’ano con la punta della lingua, lo bagnò di saliva, ci girò intorno mentre le dita continuavano a fotterle la figa. Sofia ansimava a bocca aperta, i seni che saltellavano a ogni spinta. «Mettime tre… cazzo, mettime tre e leccami il culo più forte.»

Giulia infilò il terzo dito, allargò le dita a forbice dentro la vagina stretta e calda, e spinse la lingua dentro il buco del culo di Sofia, penetrandola a piccoli colpi. Sofia gridò, le cosce che si chiudevano intorno alla testa di Giulia. Il piacere saliva troppo in fretta; Sofia la spinse via, la trascinò sul letto e le si montò sopra a cavalcioni, la figa aperta sopra la bocca dell’altra. «Leccami così, da sotto. Voglio cavalcarti la faccia finché non vengo.»

Giulia aprì la bocca e ricevette tutto. Sofia si dondolava avanti e indietro, strofinandosi le labbra gonfie sul naso e sulla lingua di Giulia, bagnandole il mento di succhi. Le mani di Giulia le afferrarono le chiappe e le tennero aperte, le dita che scivolavano di nuovo verso l’ano, un pollice che premeva e entrava piano. Sofia gemette più forte, il bacino che sbatteva contro la bocca. «Così… succhiami il clitoride… sì, spingi il pollice più dentro… cazzo Giulia, mi fai venire di nuovo.»

Ma non volle venire ancora. Si staccò, scese e si girò, mettendosi a pecora sopra Giulia in un 69 rovesciato. Affondò la faccia tra le cosce della ragazza e le cacciò la lingua in figa fino in fondo, leccando e succhiando mentre le dita le aprivano l’ano. Giulia faceva lo stesso sotto di lei: lingue, dita, saliva e succhi che si mescolavano. Il letto scricchiolava. Sofia pompava tre dita nella figa di Giulia e due nell’ano, alternando, mentre leccava il clitoride con avidità. Giulia ricambiava, le dita bagnate che entravano e uscivano dalla figa di Sofia con un suono osceno, la lingua che le sfiorava l’ano a ogni spinta.

«Più forte», ansimò Giulia contro la figa di Sofia. «Scopami il culo con le dita mentre mi lecki… voglio sentirmi piena di te.» Sofia obbedì: le infilò due dita nell’ano stretto di Giulia, le fece girare, le pompò profonde mentre la lingua batteva sul clitoride. Giulia urlò nel cuscino della figa di Sofia e spinse indietro il bacino. Si scambiarono i ritmi, chi dominava e chi riceveva, le bocche e le mani sempre più sporche, più urgenti.

Poi Sofia si alzò, si sdraiò di schiena e tirò Giulia sopra di sé a forbice. Le fighe si strofinarono nude, clitoridi che si sfioravano, labbra che si baciavano bagnate. Sofia le tenne le cosce aperte e mosse il bacino con forza, lo sfrigolio umido che riempiva la stanza. «Guarda come ci bagniamo… cazzo, senti quanto sei scivolosa contro di me.» Giulia gemette, le mani sui seni di Sofia, a strizzarli, a tirarle i capezzoli. Si strofinarono più veloci, i clitoridi che sbattevano l’uno contro l’altro, le fighe che si aprivano e si chiudevano. Sofia infilò una mano tra di loro e le dita entrarono in entrambe le fessure insieme, pompando mentre i bacini ballavano.

«Vieni con me», ordino Sofia a denti stretti. «Voglio sentire la tua figa che mi bagna le dita mentre vengo.» Giulia annuì, gli occhi lucidi, e accelerò. Le onde salirono insieme: prima i tremori, poi le contrazioni forti. Giulia gridò il nome di Sofia, la figa che si chiudeva a scatti intorno alle dita comuni; Sofia le rispose con un urlo gutturale, l’orgasmo che le esplose dal basso ventre e le fece scuotere le cosce. I succhi cola vano tra le dita, sulle lenzuola, sulle pelli sudate. Continuarono a strofinarsi finché i tremori non diminuirono, ansimando, le bocche che si cercavano di nuovo in baci lenti e profondi.

Ma non si fermarono. Sofia si alzò sulle ginocchia, spinse Giulia a pancia in giù, le sollevò il culo e le riaperse le chiappe. Le leccò l’ano a lungo, la lingua larga e piatta, poi la punta che spingeva dentro. Allo stesso tempo le cacciò quattro dita nella figa gonfia, le scavò profonde, le curve a cercare il punto che faceva impazzire. Giulia si aggrappò alle lenzuola e spinse indietro. «Sì… leccami il buco… scopami più forte… voglio che mi fai squirtare.» Sofia accelerò, le dita che schizzavano, la lingua che fotteva l’ano. Il letto batteva contro il muro. Giulia venne di nuovo con un grido acuto, un getto caldo che bagnò il polso di Sofia e le lenzuola. Sofia non si fermò: continuò a leccare e a pomp are finché Giulia non tremò di nuovo, un secondo orgasmo che le fece perdere la voce.

Si rovesciarono. Ora era Giulia a dominare. Spinse Sofia sulla schiena, le divaricò le gambe fino a farle male dolce, e le cacciò tutta la mano quasi a pugno nella figa dilatata e zuppa. «Prendila… prendila tutta», mormorò mentre entrava lentamente, le dita raccolte. Sofia ansimava a bocca aperta, gli occhi spalancati. «Cazzo sì… riempimi… fottimi la figa con la mano.» Giulia pompò piano, poi più deciso, il pollice che le strofinava il clitoride. Con l’altra mano le aprì l’ano e ci spinse due dita. Sofia si contorceva, i seni che ballavano, la voce rotta. «Più… più dentro… voglio venire così.» Giulia le leccò i capezzoli, le morse la pelle, e aumentò la spinta. Sofia esplose di nuovo, un orgasmo lungo che le fece stringere la mano di Giulia dentro di sé a ondate forti, i succhi che schizzavano.

Si stesero una sull’altra, sudate, i capelli appiccicati alle tempie, le dita ancora dentro le fighe l’una dell’altra a piccoli movimenti pigri. Si baciaro, si leccarono i colli, i seni, i ventri. Sofia prese la bottiglia di Brunello che aveva portato su, stappò e bevvero a turni direttamente dal collo, il vino rosso che cola va agli angoli delle bocche e veniva leccato via. Il sapore del vino si mescolava al sapore delle fighe. Giulia si chinò di nuovo tra le gambe di Sofia e le leccò piano, pulendola, assaporando, mentre Sofia faceva lo stesso a lei in un altro 69 lento e sporco.

La luce fuori si era fatta viola. I corpi erano caldi, i muscoli ancora tesi. Sofia le passò una mano tra i capelli umidi e le sussurrò all’orecchio, la voce ancora carica: «Non abbiamo finito. Voglio legarti i polsi al letto e mangiarti per un’ora intera. Voglio farti venire finché non piangi dal piacere. E poi voglio che tu mi fotti l’ano con le dita e con la lingua finché non chiedo pietà.»

Giulia sorrise contro la figa di Sofia, le dita che già ricominciavano a entrare lente e profonde. «Allora legami. E dopo ti lego io. Abbiamo tutta la notte e io non ho ancora assaggiato abbastanza. Voglio sentire la tua figa che mi bagna la faccia di nuovo. Voglio i tuoi urli. Voglio tutto.»

Sofia sentì un nuovo brivido scenderle lungo la schiena. Si stesero di fianco, le gambe intrecciate, le dita che si toccavano ancora tra le pieghe bagnate, i respiri che si mescolavano. Il desiderio non si era spento; si era solo fatto più scuro, più esigente. Fuori la Toscana si faceva notte, e dentro la camera il letto scricchiolava di nuovo mentre le mani riprendevano a esplorare, a scavare, a promettere ancora più suono bagnato, ancora più grida, ancora più corpo contro corpo prima che l’alba potesse fermarle.

Le mani non si fermarono. Sofia sentì le dita di Giulia rientrare lente nella sua figa ancora gonfia e zuppa, tre dita che si aprivano a forbice, il pollice che tornava a premere l’ano già allentato e umido di saliva. Il letto scricchiolò più forte mentre Sofia le ricambiava il gesto, cacciando le proprie dita profonde tra le labbra di Giulia, cercando quel punto ruvido che faceva tremanre le cosce della ragazza. Il buio della camera era quasi completo, solo la luce viola del crepuscolo toscano filtrava ancora dalle persiane, disegnando strisce sui seni sudati, sui capezzoli duri, sul vino rosso che cola va ancora dall’angolo della bocca di Sofia.

«Più forte», ansimò Giulia contro il collo di Sofia, la voce roca di chi aveva già urlato troppo. «Scopami come se volessi aprirmi. Voglio sentire le tue unghie.» Sofia obbedì. Pompò più deciso, il suono bagnato e osceno che riempiva la stanza, le dita che squittivano a ogni spinta. Con l’altra mano le strinse un seno, lo impastò, le tirò il capezzolo finché Giulia non gemette e le morse la spalla. L’odore di figa, di vino e di sudore mescolato era denso, dolce e salato insieme. Sofia pensò: questa ragazza mi sta mangiando viva, e io la lascio fare, la voglio tutta.

Si rovesciarono di nuovo. Giulia spinse Sofia a pancia in giù, le sollevò il bacino e le riaprì le chiappe con entrambe le mani. La lingua calda le tracciò la fessura da dietro, leccò la figa già dilatata, poi salì all’ano e lo penetrò a colpi corti e urgenti. Sofia affondò la faccia nel cuscino e spinse indietro il culo. «Leccami lì… sì, fottici la lingua… cazzo Giulia, più dentro.» Giulia ci spinse due dita nell’ano stretto mentre la lingua lavorava il clitoride da sotto, succhiando, bagnando tutto. Il piacere saliva a ondate; Sofia sentiva le pareti della figa contrarsi a vuoto, il bisogno di essere riempita di nuovo.

«Dammi la mano», chiese Sofia a voce rotta. Giulia entrò piano con quattro dita, le piegò, le fece girare dentro il calore scivoloso. Sofia urlò nel cuscino, le unghie conficcate nelle lenzuola. «Tutta… mettila quasi tutta… voglio sentirmi spaccata da te.» Giulia spinse più a fondo, il pollice fuori a strofinare il clitoride gonfio a cerchi rapidi. Il letto batteva contro il muro a ritmo sordo. Sofia venne con un grido lungo, un getto caldo che bagnò il polso di Giulia e le cosce. Le contrazioni erano violente, la figa che stringeva le dita a scatti fortissimi. Giulia non si fermò: continuò a pomp are lente, a leccare l’ano, a farle cavalcare l’orgasmo finché Sofia non tremò di nuovo, un secondo picco che le fece perdere il fiato.

Si stesero di fianco, ansimanti, le dita ancora dentro l’una dell’altra a piccoli movimenti pigri. Sofia le leccò il sudore dal petto, scese a succhiare un capezzolo, poi l’altro. «Il tuo sapore mi fa impazzire», mormorò. «Voglio berlo tutta la notte.» Giulia le afferrò i capelli e le guidò la testa più in basso. Sofia si sistemò tra le sue cosce spalancate e le seppellì la faccia. La lingua esperta aprì le labbra gonfie, leccò il clitoride con pressione esatta, due dita già di nuovo in figa, due nell’ano. Giulia dondolava il bacino contro la bocca di Sofia, gemendo «mangiami… succhiami tutto… sì così, non fermarti mai». Il sapore era intenso, salato e dolce, misto al Brunello che ancora bruciava in gola. Sofia leccava con avidità, bagnandosi il mento, il naso, le guance. Infilò la lingua nell’ano di Giulia mentre le dita martellavano la figa, alternando ritmi, dominando.

Giulia esplose di nuovo, le cosce che si chiusero intorno alla testa di Sofia, un urlo acuto che echeggiò nella stanza. I succhi cola vano sulla lingua di Sofia; lei li bevve tutti, continuando a leccare e a pomp are finché i tremori non diminuirono. Poi si alzarono sulle ginocchia, fronte contro fronte, e si strofinarono le fighe a forbice. I clitoridi si sfioravano, si sbattevano, le labbra bagnate che si baciavano. Sofia infilò una mano tra di loro e le dita entrarono in entrambe le fessure insieme, pompando mentre i bacini ballavano veloci. «Guarda come ci scivoliamo addosso», ansimò. «Senti quanto siamo fradice. Vieni con me adesso. Voglio che la tua figa mi bagna le dita mentre io ti bagno le cosce.»

Accelerarono. I seni saltellavano, i respiri si facevano corti, i suoni umidi riempivano l’aria. Giulia le strinse i capezzoli, li tirò, li morse. L’orgasmo arrivò insieme, violento: prima i tremori alle cosce, poi le contrazioni forti che strinsero le dita comuni. Urlarono l’una contro l’altra, i corpi che si scuotevano, i succhi che schizzavano sulle lenzuola già macchiate. Continuarono a strofinarsi finché i picchi non scesero, ansimando, le bocche che si cercavano in baci lenti e profondi, le lingue che si assaporavano ancora.

Ma il fuoco non si era spento. Sofia si alzò, andò al comò e tornò con una cravatta di seta scura. «Polsi», ordinò con un sorriso malizioso. Giulia allungò le braccia sopra la testa senza esitazione, gli occhi lucidi di desiderio. Sofia le legò i polsi al legno del testata, stretto ma non troppo, abbastanza da farle sentire la costrizione. «Ora ti mangio per un’ora», sussurrò. «E tu non puoi toccarmi. Solo ricevere.» Si chinò tra le cosce legate di Giulia e ricominciò: lingua larga sulla figa, dita profonde, lingua sull’ano, succhi forti sul clitoride. Giulia si contorceva, tirava sui legacci, gemendo «Sofia… cazzo… più… non smettere». Sofia le fece venire una volta, poi rallentò apposta, la fece salire di nuovo, la tenne sull’orlo finché Giulia non piangeva quasi di bisogno. Solo allora le diede il permesso, le dita che scavavano, la lingua che fotteva l’ano, e Giulia esplose con un grido roco, un altro getto che bagnò il viso di Sofia.

Quando Sofia sciolse i nodi, Giulia la rovesciò subito. «Adesso tocco a me.» Legò i polsi di Sofia allo stesso modo, le divaricò le gambe e le cacciò quasi il pugno nella figa dilatata, lenta, decisa. «Prendila tutta. Guardami mentre ti apro.» Sofia ansimava a bocca aperta, gli occhi spalancati dal piacere grezzo. «Sì… riempimi… fottimi così… aggiungi le dita nel culo.» Giulia obbedì: due dita nell’ano mentre la mano lavorava la figa, il pollice sul clitoride. Sofia venne di nuovo, lunga, scuotendosi, i succhi che cola vano sul polso di Giulia. Continuarono a scambiarsi i ruoli, a legarsi e slegarsi, a leccarsi, a scoparsi con le dita e le lingue finché i muscoli non bruciarono e le voci non si fecero rauche.

Verso l’alba, sudate e esauste, si stesero una sull’altra, le gambe intrecciate, le dita ancora pigre tra le pieghe umide. Il vino era finito. La luce grigia entrava dalle persiane. Sofia le baciò la tempia, le carezzò i capelli appiccicati. «Non basta», mormorò. «Non basterà mai.»

Giulia sorrise contro la sua spalla, già schemando. «Domani sera. Io cucino. Poi ti porto di nuovo in cantina. Voglio che mi leghi alle botti, che mi scopi con le dita finché non urlo, e poi saliamo qui e ti fo lo stesso. E dopodomani… voglio portarti a casa mia. Ho un tavolo più basso, più largo. Ti ci metto a pecora e ti leccio per ore. E la prossima settimana andiamo in quel vigneto abbandonato dietro la collina. Niente muri, solo erba e sole. Ti scoperò all’aperto finché non tremerai. Sto già pensando a come tenerti aperta con le mie ginocchia mentre ti mangio. A come farò squirtare sul mio viso sotto le vigne. Non abbiamo finito, Sofia. Abbiamo appena iniziato l’assaggio. E io voglio ogni notte, ogni cantina, ogni letto, finché il tuo sapore non mi diventa casa.»

Sofia sentì il brivido risalirle la schiena, la figa che pulsava di nuovo solo a quelle parole. Strinse Giulia più forte, le dita che già ricominciavano a scivolare lente tra le labbra ancora bagnate. «Allora è deciso. Domani cantina. Dopodomani casa tua. E il vigneto. Ti faccio mia ovunque. E tu fai lo stesso. Tutta la Toscana saprà solo di noi due, sudate e aperte.»

Fuori il giorno nasceva lento sulle colline. Dentro la camera i corpi erano ancora caldi, ancora affamati, e le mani ripresero a esplorare, a promettere, a scavare verso il prossimo orgasmo e verso tutti quelli che avrebbero condiviso dopo.

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