Vapore Bollente tra Amiche
Roxanne e Renata si spogliano nella sauna e si leccano la figa fino a venire insieme in un tribbing bollente.
L’aria della sauna privata era densa, pesante di vapore che si attaccava alla pelle come una seconda pelle calda. Roxanne si sistemò meglio sul legno scaldato, il telo di spugna bianco già umido e appiccicato ai seni, al basso ventre, alle cosce. Ventotto anni e una giornata intera di massaggi, fanghi e silenzi condivisi con Renata l’avevano lasciata molle, aperta, sensibile a ogni goccia che le scivolava tra le scapole. Guardò l’amica seduta di fronte, le ginocchia leggermente divaricate, i capelli scuri raccolti in modo disordinato, gocce d’acqua che le brillavano sul collo e scendevano verso la scollatura del telo.
«Sembri fusa», sussurrò Roxanne, la voce bassa, un filo di risata. «Tipo… sciolta del tutto.»
Renata alzò lo sguardo. Gli occhi scuri le brillavano nell’umidità. «E tu sembri una che sta pensando cose cattive.» Fece una pausa, le labbra curve. «Non ti fa niente stare nuda qui con me, vero? Solo noi due. Nessuno che bussa.»
Il cuore di Roxanne batté più forte. Lo sentiva. Quella tensione non era nuova: era cresciuta per mesi, nei sguardi troppo lunghi negli spogliatoi, nei complimenti sussurrati quando uscivano insieme, nel modo in cui Renata le toccava la schiena «per sbaglio» quando le passava accanto. Ora, chiuse in quella stanza di legno e vapore, non c’era più spazio per fingere.
«No», rispose Roxanne, e la parola le uscì roca. «Non mi fa niente. Anzi.» Lasciò scivolare lo sguardo sulle spalle di Renata, sul modo in cui il telo si era stretto sui seni pieni, sui capezzoli già induriti dal calore. «Sei bellissima così. Con il vapore che ti bagna tutto. Mi viene voglia di… di guardarti di più.»
Renata rise piano, un suono caldo che riempì lo spazio tra di loro. Si sistemò meglio, le cosce che si aprivano di un altro centimetro. Il telo scivolò un poco, rivelando la curva interna di un seno. «Allora guarda. Io ti sto guardando da quando siamo entrate. Quei tuoi capelli bagnati sulla schiena… e come ti sudi tra le tette. Mi fa venire sete.»
Il calore non era più solo quello della sauna. Roxanne sentì il basso ventre stringersi, un pizzicore lento che saliva. Il telo le aderiva ora in modo quasi osceno, segnando il profilo del pube rasato, la riga della figa già un po’ aperta per la posizione. Si leccò le labbra. «Renata…»
«Mmm?» L’amica si sporse in avanti, gomiti sulle ginocchia. Una goccia le cadde dal mento e finì sul legno tra i piedi di Roxanne. «Dillo. Siamo sole. Puoi dirmelo.»
«Ho voglia di toccarti», ammise Roxanne, e il sole confondersi con l’umidità le rese la voce ancora più bassa. «Da un pezzo. Di sentire se la pelle ti brucia come a me.»
Renata non rispose subito. Si alzò invece, lenta, il telo che le restava agganciato solo per un attimo prima che lei, con un sorriso malizioso e deliberato, lo facesse scivolare via del tutto. Cadde a terra con un tonfo umido. Rimase nuda, in piedi tra le panche, il corpo lucido di vapore: seni pesanti con i capezzoli scuri e turgidi, ventre morbido, il triangolo scuro del pube già lucido di qualcosa che non era solo sudore. Aprì leggermente le gambe, in modo che Roxanne potesse vedere la fessura rosata, le labbra gonfie.
«Toglitelo anche tu», disse Renata, la voce un po’ rauca. «Voglio vederti. Tutta. Come ti ho immaginata tante volte sotto la doccia, quando ti asciugavi i capelli e io facevo finta di non guardare.»
Roxanne sentì le guance bruciare, ma non di imbarazzo. Di desiderio puro. Si alzò a sua volta. Le dita tremavano appena mentre apriva il telo e lo lasciava cadere. L’aria calda le leccò i seni, il ventre, la figa già umida. Stette nuda di fronte a Renata, i capezzoli duri, le cosce che si toccavano leggermente. «Eccomi», mormorò. «Come mi vedi?»
«Come una che voglio leccare da cima a fondo», rispose Renata senza esitazione. Si avvicinò di un passo. Le loro ginocchia quasi si sfiorarono. «Dio, Roxanne… hai i capezzoli così rosa. E lì sotto…» Il suo sguardo scese, indugiò. «Sei già bagnata. Lo vedo. Il vapore ti fa brillare sulle labbra della figa.»
Roxanne deglutì. L’odore di entrambe si mescolava al legname e al calore: muschio, pelle pulita, un sentore dolce e salato di eccitazione. «Anche tu. Quando ti sei aperta le gambe… ho visto quanto sei lucida.» Allungò una mano, esitante solo un secondo, e la posò sulla coscia di Renata. La pelle era bollente, scivolosa. Le dita scivolarono più in alto, «per caso», fino a sfiorare l’interno morbido vicino all’inguine. «Cazzo, sei calda.»
Renata emise un suono basso, un gemito trattenuto. La sua mano trovò la coscia di Roxanne a sua volta, il pollice che tracciava piccoli cerchi sulla pelle umida. «E tu sei morbida. Mi piace come ti muovi quando ti tocco. Continua. Più su.»
Le mani si sfioravano ora con meno pretesti. Roxanne sentì le dita di Renata salire fino a lambire l’orlo esterno della sua figa, senza ancora aprirla, solo accarezzando il calore. Lei ricambiò, la punta delle dita che sfioravano i peli bagnati di Renata, sentendo la scivolosità del liquido che già colava. I loro sguardi si incrociarono, scuri di desiderio reciproco, senza più scuse.
«Baciami», sussurrò Renata. «Adesso. Prima che mi scotti tutta da sola.»
Roxanne non ebbe bisogno di un secondo invito. Si sporse, una mano che saliva a prendere la nuca di Renata, le dita che si conficcavano nei capelli umidi. Le labbra si trovarono calde, aperte, già socchiuse. Il bacio fu immediatamente profondo: lingue che si cercarono, si avvolsero, un gemito soffocato che uscì dalla gola di Roxanne e finì direttamente nella bocca di Renata. Il sapore era di sale e di qualcosa di dolce, di vapore e di voglia repressa da troppo tempo.
Renata rispose con fame, le braccia che le cinsero la vita, i seni che si schiacciarono contro quelli di Roxanne, capezzoli duri che si strofinavano. Il bacio si fece più umido, più rumoroso: suoni di lingue, di respiro affannato, di piccoli gemiti che non riuscivano a restare dentro. Roxanne sentì la figa pulsare, il clitoride gonfio che chiedeva attenzione, e mosse i fianchi in avanti finché le loro cosce non si intrecciarono, il pube di Renata caldo e scivoloso contro il suo.
«Cazzo…», ansimò Renata contro le sue labbra, senza staccarsi del tutto. «Ti ho desiderata così tanto. Di sentirti così… bagnata contro di me.» Una mano scese lungo la schiena di Roxanne, afferrò una natica, la strinse. «Apri un po’ di più le gambe. Voglio sentire la tua figa sulla mia.»
Roxanne obbedì, le ginocchia che si allargavano mentre restavano in piedi, premuti corpo contro corpo. Il contatto diretto mandò una scossa su per la schiena: labbra gonfie che si sfioravano, clitoridi che quasi si toccavano attraverso il calore e i liquidi. Gemette nel bacio, la lingua che leccava quella di Renata con più insistenza. «Così… sì. Dio, Renata, sei così scivolosa. Mi fai venire voglia di chinarmi e leccarti adesso, di succhiarti finché non tremi.»
Renata rise contro la sua bocca, un suono rotto dal piacere. «Lo farai. Ma prima voglio baciarti ancora. E toccarti qui…» Le dita scivolarono tra i loro corpi, trovarono il clitoride di Roxanne, lo strofinarono in un cerchio lento e deliberato. Roxanne si contrasse, un gemito più alto che si ruppe a metà. «Senti come pulsi? Sei già vicina e ti ho appena toccata.»
«Non fermarti», chiese Roxanne, la fronte premuta contro quella di Renata, gli occhi semi-chiusi per il piacere. La sua mano esplorò a sua volta, scivolò tra le labbra di Renata, trovò l’ingresso già aperto e caldissimo, due dita che spinsero dentro appena, quanto bastava da sentire le pareti strette e bagnate. «Dentro… sei stretta. Ti immagino mentre mi cavalchi la coscia, mentre ti strofini fino a venire.»
Si baciarono di nuovo, più disordinate, denti che sfioravano labbra, lingue che si inseguivano. Il vapore li avvolgeva, faceva scivolare i corpi uno contro l’altro in un ritmo lento e osceno. Le cosce di Roxanne tremavano. Sentiva il liquido di Renata sulle dita, il proprio che le colava già lungo l’interno coscia. Ogni respiro era un gemito soffocato, ogni movimento un invito a di più.
Renata le morse piano il labbro inferiore, poi scese a baciarle il collo, la lingua che raccoglieva il sudore. «Voglio sdraiarti su questa panca», mormorò contro la pelle. «Aprirti le gambe e leccarti la figa finché non urli. Poi voglio che tu faccia lo stesso a me. E dopo… voglio sfregarci una contro l’altra, figa contro figa, finché non veniamo insieme. Bollenti. Come questo vapore.»
Roxanne ansimò, le dita che si mossero più a fondo dentro Renata, il pollice che trovò il clitoride gonfio e lo massaggiò. «Sì. Tutto. Voglio assaggiarti. Voglio sentire il tuo sapore sulla lingua mentre mi stai sopra. E voglio che mi guardi mentre tribo contro di te, mentre mi bagno tutta sulla tua figa.»
Si staccarono appena abbastanza da guardarsi negli occhi. I volti lucidi, le bocche rosse e gonfie, i petti che salivano e scendevano rapidi. La mano di Renata non aveva smesso di circolare sul clitoride di Roxanne; quella di Roxanne pulsava dentro l’amica. Il legno scricchiolò sotto i loro piedi mentre si premevano ancora più vicine, seni schiacciati, pance umide, cosce intrecciate in una promessa chiara di cosa sarebbe successo tra pochi istanti.
«Siediti», ordinò Renata a mezza voce, gli occhi scuri di fame. «Sulla panca. Gambe aperte. Voglio cominciare a leccarti prima che il calore mi faccia impazzire del tutto.»
Roxanne obbedì, il cuore che martellava, la figa che pulsava vuota e bisognosa quando ritirò le dita. Si sedette, la schiena contro il legno caldo, le cosce che si aprivano lentamente, offrendo la vista della fessura lucida, del clitoride eretto, del buco che si contraeva. Renata si inginocchiò tra le sue gambe, le mani che le aprivano ancora di più le cosce, il respiro caldo che già lambiva la pelle sensibile.
«Guardami mentre lo faccio», sussurrò Renata, e chinò il capo. La lingua uscì, piatta e calda, e diede la prima lunga leccata dal basso verso l’alto, raccogliendo tutto il sapore di Roxanne. Il gemito che uscì da Roxanne riempì la sauna.
Le labbra di Renata si chiusero sul clitoride, succhiando piano, mentre le dita tornavano a spingere dentro. Roxanne afferrò i capelli umidi dell’amica, i fianchi che si muovevano già incontro a quella bocca, il piacere che saliva a ondate, ancora lontano dal culmine ma già così intenso da farle piegare la schiena. Fuori dal vapore e dal legno non esisteva più niente: solo la lingua di Renata, le sue dita, il calore che le fondeva insieme, e la certezza che quella sera non avrebbero smesso finché entrambe non fossero venute, più e più volte, figa contro bocca, poi bocca contro figa, poi pelle contro pelle in un tribbing lento e disperato.
Renata alzò lo sguardo un attimo, il mento già lucido, e sorrise. «Sai di perfetto. E ho appena iniziato.» Poi tornò a leccare, più profonda, più affamata, mentre Roxanne gemeva il suo nome e apriva le gambe ancora di più, offrendosi del tutto al piacere che stava solo cominciando a consumarle entrambe.
Renata non si fermò. La lingua le sfiorò di nuovo le labbra gonfie, più lenta, più precisa, raccogliendo ogni goccia che scivolava da Roxanne. Il sapore era salato e dolce insieme, caldo come il vapore che li avvolgeva. Roxanne afferrò più forte i capelli umidi dell’amica, i fianchi che si sollevavano incontro a quella bocca affamata. «Così… cazzo, Renata, non smettere», gemette, la voce rotta. Renata succhiò il clitoride tra le labbra, tirandolo piano, poi lo leccò a cerchi stretti mentre due dita scivolavano di nuovo dentro, curve, trovando quel punto che faceva piegare la schiena di Roxanne contro il legno bollente.
«Mi piaci così», mormorò Renata contro la figa bagnata, le parole vibrazioni calde sulla pelle sensibile. «Aperta, che gemi il mio nome, che ti bagni tutta sulla mia lingua.» Riprese a leccare più a fondo, la punta della lingua che entrava e usciva mentre il naso premeva sul clitoride. Roxanne chiuse gli occhi, il mondo ridotto a quel calore umido, al suono osceno di labbra e lingua che lavoravano, al proprio respiro corto che riempiva la sauna. Sentiva le cosce tremare, il piacere salire a ondate sempre più alte, ma voleva di più, voleva dare.
Con uno sforzo, tirò i capelli di Renata verso l’alto. «Basta… adesso tocca a me. Voglio sentirti sulla lingua. Voglio che ti sieda sul mio viso.»
Renata alzò lo sguardo, il mento lucido di liquidi, gli occhi scuri e sorridenti. Si alzò in ginocchio, poi si piegò a baciarla, facendole assaggiare se stessa. Il bacio fu lento, profondo, lingue che si mescolavano al sapore di Roxanne. Poi Renata si distese sulla panca di legno, la schiena contro il calore, le gambe divaricate. «Vieni. Siediti. Fammi vedere come mi divori.»
Roxanne non aspettò. Si alzò, le ginocchia un po’ molli, e si posizionò a cavalcioni del viso di Renata, abbassandosi lentamente finché la figa aperta non premette contro la bocca calda. Un gemito lungo le uscì quando la lingua di Renata la trovò subito, piatta e insistente. «Oh… sì», ansimò Roxanne, le mani che si appoggiavano al legno dietro la testa di Renata per tenersi. Si mosse in piccoli cerchi, strofinandosi contro quella lingua esperta, sentendo le labbra chiudersi sul clitoride e succhiare.
Ma non si dimenticò di ricambiare. Si piegò in avanti, il busto che si abbassava, e allungò una mano tra le cosce aperte di Renata. Due dita scivolarono dentro senza fatica, immergendosi nel calore stretto e scivoloso. Renata gemette contro la figa di Roxanne, il suono muffato che mandò vibrazioni dritto al clitoride. Roxanne spinse le dita più a fondo, le curvo, le mosse in un ritmo lento e profondo mentre il pollice trovava il clitoride gonfio di Renata e lo massaggiava in cerchi stretti.
«Leccami più forte», chiese Roxanne, la voce roca, muovendo i fianchi contro la bocca. «Succhiami mentre ti scopro con le dita. Voglio sentire come ti stringi.» Renata obbedì, la lingua che accelerava, le mani che afferravano le natiche di Roxanne per tenerla premuta contro il suo viso. Si divoravano a vicenda: Roxanne che pompava le dita dentro Renata, sentendo le pareti contrarsi, i liquidi che le colavano sul polso; Renata che leccava e succhiava con fame, bevendo ogni goccia, il naso schiacciato contro il pube rasato.
Il vapore li rendeva scivolosi, i corpi lucidi di sudore e di eccitazione. Roxanne sentiva il piacere montare di nuovo, il ventre che si stringeva, ma voleva il contatto finale, quello che aveva immaginato per mesi. Si sollevò dal viso di Renata con un gemito di perdita, le gambe che tremavano. «Adesso. Figa contro figa. Voglio strofinarmi su di te finché non veniamo insieme.»
Renata si alzò a sedere, il volto lucido, e la attirò a sé. Si sistemarono sulla panca larga, una di fronte all’altra all’inizio, poi Roxanne spinse Renata a sdraiarsi di nuovo e le aprì le cosce. Si infilò tra di loro, abbassandosi finché le loro fighe non si toccarono, labbra gonfie contro labbra gonfie, clitoridi che si sfioravano attraverso il calore e i liquidi. Il contatto diretto fu una scossa elettrica. Entrambe gemettero allo stesso tempo.
«Cazzo…», sussurrò Renata, le mani che afferravano i fianchi di Roxanne. «Sei così calda. Così bagnata. Muoviti. Strofinati su di me.»
Roxanne obbedì. Iniziò a muovere i fianchi in avanti e indietro, piano all’inizio, sentendo ogni millimetro di contatto: le labbra che scivolavano una sull’altra, i clitoridi che si premevano e si strofinavano. Il suono era umido, osceno, mischiato ai loro respiri affannati. Renata alzò i fianchi incontro a lei, cercando più pressione, più attrito. I seni di Roxanne pendevano sopra quelli di Renata; si chinò e le baciò, la lingua che entrava nella bocca dell’amica mentre i loro corpi si muovevano in un ritmo sempre più intenso.
«Più forte», ansimò Renata contro le sue labbra. «Così… sì, proprio lì. Sento il tuo clitoride sul mio. Non fermarti.» Le unghie le graffiarono leggermente la schiena, scendendo fino alle natiche, spingendola più giù, più forte. Roxanne accelerò, i fianchi che oscillavano in cerchi e spinte, figa contro figa in un tribbing frenetica. Il calore della sauna sembrava entrare dentro di loro, fondersi con quello che saliva dal basso ventre. Ogni movimento faceva scivolare i loro liquidi insieme, un pasticcio caldo e scivoloso che rendeva tutto più intenso.
Roxanne sentiva il piacere costruirsi come un’onda che non poteva più trattenere. Guardava il volto di Renata sotto di sé: labbra socchiuse, occhi semi-chiusi, gocce di vapore e sudore che le scendevano lungo le tempie. «Sto per… Renata, vengo», gemette, il ritmo che diventava irregolare, disperato. Renata rispose stringendo di più i fianchi, alzando il bacino incontro a ogni spinta. «Anche io. Vieni con me. Insieme. Adesso.»
Si mossero più veloci, quasi selvagge, seni che si sbattevano, cosce che scricchiolavano contro il legno, gemiti che si facevano più alti e più corti. Poi l’orgasmo le colpì insieme: Roxanne si contrasse per prima, un grido soffocato che le uscì dalla gola mentre la figa pulsava contro quella di Renata, ondate di piacere che le attraversavano la schiena, le cosce, il ventre. Un secondo dopo Renata la seguì, il corpo che si inarcava, un gemito lungo e roco mentre si stringeva e si bagnava ancora di più contro Roxanne. Continuarono a strofinarsi attraverso le contrazioni, prolungando il piacere finché non divenne troppo, finché non dovettero rallentare, ansimanti, i corpi ancora uniti e tremante.
Per un lungo momento rimasero così, fighe premuti l’una contro l’altra, respiri che si mescolavano, cuori che battevano all’unisono. Poi Roxanne scivolò di lato, esausta e sorridente, e Renata la tirò contro di sé. Si abbracciarono sotto il vapore bollente, petti umidi premuti insieme, gambe ancora intrecciate. Renata le accarezzò i capelli bagnati, le labbra che le sfioravano la tempia, poi scesero a cercare la bocca in un bacio dolce, lento, tutto il contrario della frenetica urgenza di poco prima. Era un bacio di complicità, di scoperte condivise, di calore che non veniva più solo dalla sauna.
«Non sarà l’ultima volta», mormorò Roxanne contro le labbra di Renata, la voce ancora roca di piacere. «Lo sai, vero? Voglio ancora. A casa mia, a casa tua, di nuovo qui… ovunque.»
Renata sorrise, gli occhi lucidi e felici, le dita che tracciavano piccoli cerchi sulla schiena nuda di Roxanne. «Lo so. E voglio di più. Ogni volta che mi guardi così…» Si baciarono di nuovo, brevemente, poi si staccarono con riluttanza. Le braccia ancora intorno all’altra, si alzarono lentamente. Presero i teli di spugna bianchi dal pavimento umido, se li avvolsero intorno al corpo, il tessuto che aderiva subito alla pelle calda e sudata. Roxanne sistemò il telo di Renata sul seno, le dita che indugiavano un attimo di troppo; Renata le sistemò i capelli dietro l’orecchio, un gesto tenero dopo tutta quella fame.
Si guardarono una ultima volta nella stanza di legno e vapore, sorrisi complici che dicevano tutto senza bisogno di altre parole. Poi Roxanne porse la mano. Renata la prese, le dita che si intrecciavano strette. Aprirono la porta della sauna, l’aria più fresca del corridoio che le investì come una carezza, e uscirono insieme, mano nella mano, i teli stretti, i corpi ancora pulsanti del ricordo di cosa si erano fatte.
Renata si fermò un attimo prima di girare l’angolo, volse il viso verso di lei e chiese a mezza voce, con un sorriso malizioso che prometteva mondi interi: «La prossima volta… a casa mia, senza teli e senza limiti, mi fai venire due volte di fila solo con la lingua?»
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