La chat anonima alla lavanderia notturna
Un giovane atletico seduce la vicina procace in lavanderia.
Warrick spinse la porta a vetro della lavanderia a gettoni con la spalla, il sacco di vestiti sudati del turno serale appeso a una mano. Erano le due del mattino, le luci al neon ronzavano basse e l’aria sapeva di detersivo e calore umido. Solo una persona c’era già: Selena, la vicina del piano di sopra, quarantadue anni, corpo morbido e procace che riempiva la canotta leggera e i leggings neri. Stava caricando la lavatrice accanto a quella libera, e tra le dita aveva mutandine di pizzo trasparente, reggiseni a coppa piena, calze sottili. I seni pesanti si muovevano a ogni gesto, i capezzoli già visibili contro il tessuto sottile.
Lui la guardò senza nascondersi. Lei sollevò lo sguardo, lo fissò di rimando con fame palese, poi si piegò lentamente in avanti per spingere la biancheria dentro il cestello. Il culo tondo e largo si tese, le chiappe separate solo dal leggings attillato, e Warrick sentì il cazzo muoversi nei pantaloni. Selena rimase in quella posizione un secondo di troppo, consapevole, poi si raddrizzò e gli sorrise, un sorriso complice che diceva tutto.
«Notte lunga, eh?» chiese lei, voce roca.
«Come al solito. Tu invece… biancheria intima a quest’ora?»
«Meglio quando non c’è nessuno a guardare. O quasi.» Gli occhi le scesero sul suo torace atletico, sulle braccia definite, poi più in basso. «Sei proprio un pezzo di carne fresca, Warrick. Ventidue anni e già così pieno di energie.»
Lui rise basso, caricò i suoi vestiti nella macchina accanto, versò il detersivo. «E tu sei una MILF che sa esattamente cosa fa quando si piega così. Quel culo… cazzo, Selena.»
Lei chiuse lo sportello, avviò il ciclo. Il rombo della lavatrice riempì lo spazio. Si avvicinò, gli sfiorò il braccio nudo con le dita, lasciando una scia di caldo. «Un ragazzo giovane e vigoroso come te… mi eccita solo a guardarlo. Sai quant’è bello vedere quei muscoli che lavorano, immaginare come ti muoveresti sopra di me?»
Warrick si voltò del tutto verso di lei. I suoi occhi scesero sui capezzoli duri che spingevano contro la canotta. «Quei capezzoli… sono già duri da far male. Vorrei succhiarli fino a farti gemere. Le tue tette pesanti, i fianchi larghi… sei fatta per essere scopata a fondo.»
Selena si morse il labbro inferiore, un lampo di puro bisogno negli occhi. «Sono bagnata fradicia solo a guardarti. La figa mi cola, Warrick. Sento i leggings appiccicati.» Prese la sua mano grande e se la portò dritta sul seno. La carne morbida e calda riempì il suo palmo; lui strinse, sentì il capezzolo duro sotto le dita, e Selena emise un suono basso di piacere. «Fallo. Prendimi. Entrambi sappiamo cosa vogliamo.»
Lui non esitò. La baciò con passione grezza, lingua che spinse dentro la sua bocca, denti che le graffiarono il labbro. Lei rispose con altrettanta fame, una mano che scese a palpare il cazzo già duro e grosso contro i pantaloni. Si lasciarono andare senza freni, il desiderio reciproco che bruciava tra i rumori monotoni delle lavatrici. Le mani di Warrick scesero sul suo culo, lo impastarono forte, le dita che affondavano nella carne morbida.
Selena si staccò dal bacio solo per scendere in ginocchio sul pavimento di piastrelle fredde. Gli aprì i pantaloni con mani impazienti, tirò fuori il cazzo teso, grosso, le vene in rilievo, la testa già lucida di precome. «Cazzo che bel cazzo…» mormorò, poi lo prese in bocca con avidità profonda. Le labbra si tesero intorno allo scapo, la lingua girò sulla punta salata, e scese fino in gola in un colpo solo, ingoiandolo intero. Warrick gemette forte, le mani che le afferrarono i capelli, tenendole la testa mentre lei succhiava con rumori umidi e gola che si apriva. «Ecco così… succhialo tutto, troia. Fino in fondo.» Lei gorgogliò intorno a lui, saliva che colava sul mento, occhi alzati a guardarlo mentre la testa andava su e giù, vorace, senza ritegno. Le sue tette oscillavano sotto la canotta a ogni movimento.
Quando fu duro da far male, pronto a scoppiare, la tirò su. La piegò in avanti sulla lavatrice in funzione, il metallo che vibra sotto il suo ventre. Le abbassò i leggings e le mutandine in un solo strappo, scoprendo il culo rotondo e la figa gonfia, lucida di bagnato. «Guarda come sei aperta…» borbottò, e le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa. La carne tremò. Poi spinse il cazzo dentro di lei d’un colpo solo, fino in fondo. Selena urlò di piacere, la figa calda e stretta che lo inghiottiva. Lui la scopò da dietro con colpi forti e ritmici, le mani che le stringevano i fianchi larghi, il bacino che sbatteva contro il suo culo con schiocchi umidi. Ogni spinta faceva vibare la lavatrice, i seni di lei schiacciati sul metallo caldo. «Più forte… cazzo, fottemi più forte!» gemette lei. Lui le schiaffeggiò di nuovo il culo, rosso ora, e accelerò, il cazzo che entrava e usciva lucido dei suoi succhi.
Dopo diversi minuti di quella cavalcata grezza la girò, la sollevò e la stese sul tavolo pieghevole delle piegature. I leggings le pendevano da una caviglia. Selena gli aprì le cosce larghe, gli strinse le gambe intorno ai fianchi quando lui si infilò di nuovo dentro, questa volta faccia a faccia. «Incrociali, sì… così. Fottermi più forte, Warrick. Riempimi.» Lui la martellò in posizione del missionario, profondi e pesanti, il pube che sbatteva contro il suo clitoride a ogni colpo. Lei graffiò la sua schiena sotto la maglietta, i seni che saltellavano liberi ora, canotta tirata su. I gemiti di entrambi riempivano la lavanderia deserta, mescolati al ronzio delle macchine. Lui sentiva le pareti vellutate della sua figa stringersi, succhiarlo, e non riuscì a trattenersi oltre. Venne dentro di lei con potenti fiotti caldi, spasmi che lo scuotevano mentre svuotava le palle in profondità, il seme che la riempiva a ondate. Selena si tese sotto di lui, venendo a sua volta intorno al cazzo che pulsava, urlando il suo nome.
Ancora uniti, ansimanti, il cazzo di Warrick ancora semi-duro dentro la figa colma di sborra, Selena gli accarezzò il petto sudato e sussurrò contro le sue labbra: «Non abbiamo finito, vero? C’è ancora tutta la notte… e io voglio sentire di nuovo questo cazzo giovane che mi sfonda. Magari dopo ti faccio vedere quanto so cavalcare.» Gli occhi le brillavano di fame non saziata, le dita che già ricominciavano a strofinare il punto dove i loro corpi si univano, spargendo il liquido caldo che colava fuori.
Warrick era ancora sepolto dentro di lei, il cazzo che pulsava piano nella figa gonfia e colma di sborra. Selena si mosse sotto di lui sul tavolo pieghevole, i leggings che le pendevano da una caviglia come un trofeo sporco, le cosce spalancate e lucide di liquido misto. Sentiva ogni goccia calda che gli scivolava lungo le palle, e il bisogno di averlo di nuovo duro e brutale le bruciava tra le gambe. «Non basta», mormorò contro la sua bocca, la lingua che gli leccò il labbro inferiore. «Voglio montarti. Voglio sentire questo cazzo giovane che mi spacca mentre ti guardo negli occhi.»
Lui sorrise, selvaggio, e si ritrasse lentamente. Il cazzo uscì con un suono umido e schifoso, seguito da un rivolo denso di sborra che le colò dalla fessura aperta, giù sul buco del culo e sul metallo freddo del tavolo. Selena gemette alla sensazione di vuoto, ma non perse tempo. Lo spinse a sedersi sul bordo del tavolo, le gambe divaricate, il cazzo ancora lucido e semi-eretto che si sollevava tra le cosce atletiche. Lei scese in piedi, si tolse del tutto i leggings e la canotta, restando nuda nella luce al neon: seni pesanti e cadenti, capezzoli scuri e duri come pietre, il ventre morbido, i fianchi larghi da donna che ha partorito e che ora voleva solo essere usata. La figa era un disastro bellissimo, labbra gonfie e rosse, peli bagnati di bianco.
Si arrampicò su di lui a cavalcioni, le ginocchia sul tavolo ai lati dei suoi fianchi. Afferrò il cazzo con una mano, lo strinse alla base, lo strofinò tra le pieghe bagnate fino a sentirlo indurirsi di nuovo completamente sotto le dita. «Guardalo come si rialza… cazzo di bestia», sibilò, e poi si abbassò d’un colpo, inghiottendolo fino in fondo. Il gemito che le uscì fu gutturale, la figa che si aprì e lo succhiò dentro con un calore vellutato e scivoloso. Warrick le afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e spinse in su con i fianchi mentre lei iniziava a muoversi.
Selena cavalcò da subito come una forsennata. Alzava il culo e lo riaffondava con forza, le tette che rimbalzavano pesanti a ogni discesa, i capezzoli che gli sfioravano il petto sudato. Il rumore era osceno: schiaffi umidi di carne contro carne, il suo bagnato che schizzava ogni volta che il cazzo spariva fino alle palle. «Così… così mi sfondi», ansimava, la testa gettata indietro, i capelli appiccicati alla fronte. Dentro di sé sentiva ogni vena, ogni pulsazione, la testa grossa che le strofinava il punto profondo che la faceva vedere stelle. Warrick le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa, poi sull’altra, lasciando impronte rosse. «Più veloce, troia. Usami quel culo da MILF. Fammi vedere quanto sei affamata di cazzo giovane.»
Lei accelerò, i muscoli delle cosce che tremavano per lo sforzo, la figa che si contraeva ritmicamente intorno a lui. Si chinò in avanti, gli offrì un seno alla bocca. Lui lo afferrò con i denti, succhiò il capezzolo fino a farla urlare, la lingua che lo girava e lo pizzicava mentre lei saltellava più forte. Il tavolo cigolava sotto di loro, le lavatrici ronzavano in sottofondo come un coro sordo. Selena sentiva la sborra precedente che veniva spinta fuori e risucchiata dentro a ogni colpo, un pasticcio caldo che le scorreva lungo le cosce interne. «Sto per venire… cazzo Warrick, mi stai riempiendo di nuovo», gemette, e le sue dita scesero a strofinarsi il clitoride gonfio in cerchi frenetici.
L’orgasmo la colpì come un pugno. Si irrigidì, la figa che lo strinse in spasmi violenti, un getto di liquido chiaro che gli schizzò sull’addome mentre urlava il suo nome. Warrick non si fermò. La sollevò di peso, ancora infilata, e la portò contro la lavatrice più vicina, quella che stava finendo il ciclo e vibrava forte. La mise in piedi, le spalle piegate in avanti sul metallo caldo e tremante, e le rincalzò da dietro con colpi lunghi e devastanti. Ogni spinta faceva sbattere le sue tette contro la superficie, faceva tremare le chiappe. «Tieniti», ordinò lui, e le afferrò i capelli con una mano, tirandole la testa indietro mentre l’altra le schiaffeggiava il culo a ritmo.
Selena spingeva indietro contro di lui, cercando di prenderlo ancora più a fondo. «Sì… così… rompimi la figa… riempimi di nuovo», rantolava, la voce rotta. Lui uscì di colpo, le spalmò la sborra e il bagnato sul buco del culo con la testa del cazzo, ma non entrò lì: tornò nella figa allargata e la martellò senza pietà. Le dita le scivolarono davanti, le trovarono il clitoride e lo strofinarono forte, grezzo, senza delicatezza. Lei venne di nuovo, le ginocchia che cedettero, solo le mani di lui e il metallo della lavatrice a tenerla su mentre la figa le pulsava e spremeva.
Warrick la girò di nuovo, la sollevò facendole avvolgere le gambe intorno alla sua vita. La tenne sospesa, i muscoli delle braccia e della schiena in tensione, e la scopò in piedi, sbatacchiandola su e giù sul cazzo come una bambola. I seni le rimbalzavano contro il suo petto, la bocca aperta in gemiti continui. «Dentro… vienimi dentro di nuovo», supplicò lei, gli occhi lucidi di lussuria. Lui annuì, i denti stretti, e accelerò fino a perdere il ritmo. Venne con un ruggito, fiotti spessi e caldi che le spararono in fondo all’utero, ondate dopo ondate che la riempirono fino a far traboccare il seme intorno al cazzo che pulsava.
Restarono così, lei appesa a lui, il respiro affannoso che si mescolava. Lui la depose lentamente sul tavolo, il cazzo che scivolò fuori con un filo denso di bianco. Selena si allargò le labbra della figa con le dita, guardando la sborra che le usciva a fiotti, e sorrise satolla e ancora affamata. «Ancora un po’… voglio leccarti pulito e poi rimontarti finché non riesci più a camminare.»
Si mise in ginocchio di nuovo sul pavimento di piastrelle, gli prese il cazzo molle e sporco in bocca, succhiando la sborra mista al suo gusto, la lingua che puliva ogni centimetro, le palle, fino a farlo indurire di nuovo con una lentezza tormentosa. Poi lo spinse a sdraiarsi sul tavolo e gli salì sopra un’ultima volta, questa volta di schiena, il culo verso di lui, le mani sulle sue ginocchia per fare leva. Cavalcò con movimenti lunghi e sinuosi all’inizio, poi sempre più selvaggi, il culo che sbatteva contro il suo bacino, la figa che risucchiava. Warrick le aprì le chiappe con le mani, guardò il proprio cazzo sparire e riapparire lucido, e le spinse un pollice nel culo stretto. Lei urlò di piacere puro e cavalcò più forte, fino a un terzo orgasmo che la fece collassare in avanti, le cosce che tremavano incontrollate.
Lui la finì da dietro sul tavolo, colpi finali profondi e pesanti, e le svuotò di nuovo le palle con un gemito lungo, riempiendola fino all’orlo mentre lei sussultava e stringeva. Si accasciarono insieme, sudati, il pavimento intorno a loro macchiato, l’aria pesante di sesso e detersivo. Selena gli accarezzò il viso, le labbra gonfie contro le sue. «Torna domani notte. E la prossima. Voglio questo cazzo ogni volta che la lavatrice gira.»
Warrick rise basso, ancora dentro di lei, e le diede un ultimo spintone lento. «Sei mia adesso, vecchia troia affamata. E non ho finito di usarti.»
Il seme le colava ancora tra le cosce aperte quando le luci della lavanderia tremolarono e lei capì che non avrebbe più potuto camminare dritta.
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