La Coppia Invita l'Amica nel Privé
Marco invita l'amica di sua moglie nel privé.
Marco osservò Sara entrare nel privé con quel vestito nero che le copriva a malapena le tette e le lasciava le cosce libere di muoversi come se sapesse esattamente cosa stava facendo. Giulia gli strinse la mano, un sorriso da complice già pronto sulle labbra. Erano sposati da otto anni, e Sara era stata lì da prima: migliore amica di Giulia dal liceo, la confidente, quella che sapeva tutto. Tutto tranne quanto cazzo Marco se la fosse scopata in testa per anni, e quanto Sara avesse ricambiato in segreto.
Il privée del club odorava di pelle e champagne caro. Luci basse, divano largo, porta chiusa a chiave. Niente sguardi indesiderati. Marco versò tre flûte mentre Sara si toglieva il cappotto, i capezzoli già induriti sotto il tessuto sottile.
«Finalmente ci siamo», disse Giulia, la voce calda. «Solo noi tre.»
Sara lo guardò dritto negli occhi. Quel gioco sporco che facevano da sempre: un tocco di troppo alla festa di compleanno, un commento sul cazzo di Marco quando Giulia era in bagno, un messaggio “per sbaglio” alle tre di notte che non era mai stato davvero per sbaglio. Avevano represso tutto. Per non fottere il matrimonio. Per non bruciare l’amicizia. Ma stanotte il tabù pendeva pesante tra loro come un cazzo duro che non puoi nascondere.
Bevevano. Lo champagne scendeva freddo e le bollicine andavano dritto in testa. Sara rideva di una battuta di Giulia e la coscia le sfiorava quella di Marco sotto il tavolino basso. Lui sentì il sangue scendere tutto in basso, il cazzo che si gonfiava contro i pantaloni. Anni di fantasie proibite — Sara in ginocchio a succhiarglielo mentre Giulia lo guardava, Sara che gli rideva addosso e gli diceva “scopami pure, tanto lei sa che lo desidero” — e adesso era lì, a un metro, con le labbra umide di champagne.
Giulia posò il flûte. Guardò prima il marito, poi l’amica.
«Lo so», disse piano. «Lo so da anni, Marco. E tu, Sara… lo so pure di te.»
Sara restò immobile. Marco sentì il cuore martellargli in gola.
«Ho sempre saputo dell’attrazione tra voi due», continuò Giulia, senza rabbia, con una luce calda e sporca negli occhi. «I tuoi sguardi sulle sue tette quando pensavi che non vedessi. I suoi flirt da troia quando credeva di essere sottile. Vi siete tenuti a freno per non distruggere tutto. Ma stanotte… stanotte propongo di condividerti. Di farmelo vedere. Di farvi godere senza più nascondervi.»
Il silenzio pesò un secondo, poi si ruppe. Sara mandò giù un sorso e scosse la testa, incredula e arrapata allo stesso tempo.
«Giulia… cazzo. Davvero?»
«Davvero. Voglio vederti sul cazzo di mio marito. Voglio che ti scopi come hai sognato. E voglio partecipare.»
Marco non riuscì a parlare. Il suo cazzo pulsava già dolorosamente. Sara si alzò, si avvicinò a Giulia e le prese il viso tra le mani. Si baciarono. Languide, lente, lingue che si cercavano come se si fossero ripromesse di farlo da chissà quanto. Marco le guardò: la moglie che apre le labbra all’amica, la lingua di Sara che le lecca il labbro inferiore, le mani di Giulia che scendono a stringere il culo di Sara sotto il vestito.
«Gesù Cristo», mormorò lui.
Le due si staccarono, bocche lucide di saliva. Sara si voltò verso Marco, gli occhi neri di voglia. Si avvicinò e gli si sedette di striscio sulle ginocchia, il culo caldo che premeva dritto sul cazzo duro. Si sistemò meglio, aprendo un po’ le cosce, e gli soffiò all’orecchio, la voce bassa e filthy:
«Sai quante notti mi sono fatta venire pensando a te? Al marito della mia migliore amica che mi sfonda la fica. Ti ho sognato mentre mi lecchi la figa, mentre mi tiri i capelli e mi chiami puttana. Mentre mi riempi di sborra e poi la levo e gliela faccio assaggiare a Giulia. Ho trattenuto tutto questo per anni. Per non rovinare tutto. Ma adesso… adesso voglio che me lo ficchi dentro. Voglio che mi scopi come una cagna mentre lei guarda.»
Marco gemette. Le mani le salirono sulle cosce nude, sotto l’orlo del vestito, fino a sentire il calore umido della mutandina. Sara si mosse sulle sue ginocchia, strusciando il culo contro il cazzo imprigionato nei pantaloni, e gli morse piano il lobo dell’orecchio.
«Mi senti quanto sono bagnata già? Solo a pensare che stai per tradire il tabù. Che stai per fotterti la migliore amica di tua moglie con il permesso di lei. È così sporco, Marco. È così proibito. E mi fa venire solo a dirtelo.»
Giulia si era inginocchiata accanto a loro sul divano, una mano sul ginocchio di Marco e l’altra che accarezzava la schiena di Sara.
«Dille quanto la vuoi», sussurrò Giulia al marito. «Dille la verità. Quella che ti sei tenuto in pancia per troppo tempo.»
Marco deglutì. Le dita di Sara gli slacciavano già la camicia, un bottone dopo l’altro, mentre il suo bacino continuava a strusciare lento e preciso sul cazzo.
«Ti voglio da anni», disse, la voce roca. «Ogni volta che venivi a cena e ti chinavi per prendere il vino, ogni volta che ridevi e mi toccavi il braccio “per scherzo”. Volevo spingerti contro il frigo e infilarti le dita in figa mentre Giulia era in un’altra stanza. Volevo sentirti venire sul mio cazzo e saperti che era sbagliato. Che se qualcuno l’avesse saputo avrebbe distrutto tutto. E adesso sei qui, seduta sul mio cazzo, e mia moglie ti sta offrendo a me.»
Sara gli affondò le unghie nel petto, un sorriso da troia soddisfatto.
«Allora smettila di trattenerti. Toccami. Metti le mani dove non dovevano mai andare.»
Marco gliele infilò sotto il vestito. La mutandina era già zuppa. La spostò di lato e le accarezzò la fica, le dita che scivolavano tra le labbra gonfie e calde. Sara gettò la testa indietro e gemette contro la bocca di Giulia, che l’aveva ripresa a baciare. Le due lingue si mescolavano mentre Marco le sfregava il clitoride con il pollice e le conficcava due dita dentro, lente, profonde.
«Cazzo… sì… così», ansimò Sara contro le labbra di Giulia. «Le dita del marito della mia amica nella mia figa. Me le sono immaginate mille volte.»
Giulia le leccò il collo e guardò Marco.
«Falle vedere quanto sei duro. Tiralo fuori. Voglio che lo tocchi.»
Marco slacciò i pantaloni con la mano libera. Il cazzo scattò fuori, grosso, venato, già gocciolante di liquido pre-sborro. Sara lo guardò, gli occhi spalancati di fame, e ci avvolse le dita intorno, stringendo e tirando lentamente dalla base alla punta.
«Merda, è ancora più grosso di come lo immaginavo», sussurrò. «Me lo metterai tutto dentro stanotte. Mi allargherai. Mi farai venire come una pazza sapendo che è il cazzo di Giulia che mi sta scopando.»
Lei si alzò un attimo solo per farsi togliere il vestito da Giulia. Rimasero le tette pesanti, i capezzoli scuri, la mutandina nera ormai inutile. Giulia gliela fece scendere lungo le gambe e la baciò di nuovo, mentre Sara tornava a straddlare Marco, la fica nuda che premeva contro il cazzo nudo, scivolando su e giù senza ancora infilarlo, solo strofinandosi, bagnandolo di succhi.
«Non ancora», mormorò Giulia, la voce calda di chi vuole prolungare il peccato. «Fagli sentire quanto ti sei bagnata per lui. Fallo impazzire. Poi… poi te lo diamo.»
Sara si piegò in avanti, le tette contro il petto di Marco, e gli sussurrò all’orecchio mentre continuava a strusciare la figa bagnata sulla sua lunghezza:
«Stanotte ti faccio venire dentro di me. E dopo voglio che mi lecchi la sborra mentre Giulia mi lecca i capezzoli. Voglio che mi usi. Voglio essere la tua puttana proibita. Quella che non dovevi mai toccare.»
Marco le afferrò i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne morbida. Il tabù bruciava tra loro tre: il matrimonio, l’amicizia, gli anni di silenzio che stavano per rompersi con un gemito. Giulia le si mise alle spalle, le mani che le stringevano le tette e gliele offrivano alla bocca di Marco.
«Succhiaglieli», ordinò piano. «E preparati, Sara. Perché stasera mio marito te lo metterà dove l’hai sognato per troppo tempo.»
Sara spinse il petto in avanti. Marco le prese un capezzolo in bocca e lo succhiò forte, mentre sotto di loro il cazzo e la fica continuavano a strofinarsi, scivolosi, pronti, a un soffio dall’entrare. Il privé era pieno solo dei loro respiri e del suono umido della carne che si cercava. Nessuno aveva ancora scopato. Nessuno aveva ancora ceduto fino in fondo. Ma il limite era stato superato a parole, a dita, a lingue. E ciò che restava da fare pendeva pesante, duro, proibito, tra le cosce di Sara e il permesso di Giulia.
Marco affondò i denti sul capezzolo di Sara e lo tirò finché lei non gemette alto, la figa che gli scivolava ancora più bagnata sulla lunghezza dura. Giulia le strinse le tette offrendogliele meglio, la bocca calda contro l’orecchio dell’amica.
«Adesso», sussurrò. «Mettilo dentro. Voglio sentirlo entrare.»
Sara sollevò il bacino. Marco le afferrò i fianchi e la spinse giù in un colpo solo. Il cazzo sprofondò fino alle palle nella figa stretta e scivolosa. Sara gridò, un suono rotto e sporco, mentre le pareti interne le si chiudevano intorno a lui come se lo aspettassero da anni.
«Cazzo… Marco… è enorme… mi stai aprendo…» ansimò, già muovendosi su e giù, le tette che ballavano sotto le mani di Giulia. Lui la scopò dal basso, spinte lunghe e profonde, ogni botta che faceva schioccare la carne umida. Il tabù bruciava: la migliore amica di sua moglie infilzata sul suo cazzo, Giulia che guardava con gli occhi lucidi di lustro.
Giulia si sfilò il vestito in fretta, rimase nuda e si stese sul divano largo, le cosce aperte. «Gira», ordinò a Sara. «Leccami mentre lui ti sfonda.»
Sara scese dal cazzo con un gemito di perdita, si mise a quattro zampe e affondò la faccia tra le gambe di Giulia. La lingua le leccò la figa gonfia, succhiando il clitoride già duro. Marco le si mise dietro, le afferrò i fianchi e le rificcò il cazzo dentro con violenza. La scopò da dietro a spinte secche, il bacino che sbatteva contro il culo sodo di Sara mentre lei leccava e succhiava la figa dell’amica, i gemiti soffocati contro la carne bagnata.
«Sì… leccala bene… mangiale la figa mentre ti scopo», ringhiò Marco, le dita che le affondavano nei fianchi lasciando segni rossi. Sara ansimava contro Giulia, la lingua che entrava e usciva, i succhi che le colavano sul mento. Giulia le teneva la testa, spingendola più a fondo, i fianchi che si alzavano contro la bocca.
Poi le due si misero a quattro zampe una accanto all’altra, culi allineati, fiche gocciolanti e aperte. Marco si inginocchiò dietro di loro. Prima entrò in Sara, spinte profonde che facevano ondeggiare le sue tette. Poi uscì e sprofondò in Giulia, che gemette alto, la figa che lo stringeva gelosa. Alternava le due fiche bagnate, il cazzo che usciva lucido di succhi da una e scompariva nell’altra, le amiche che gemevano e si baciavano di lato, lingue intrecciate mentre lui le usava entrambe.
«Le vostre fiche… entrambe mie stanotte», ansimò. «La moglie e l’amica… entrambe da scopare.»
Si concentrò su Sara. Le aprì le chiappe e spinse la punta contro il buco stretto del culo. Sara spinse indietro, invitante. «Fallo… incula la puttana della tua moglie… voglio sentirti tutto.» Lui premette e sprofondò lento nel culo caldo e stretto. Sara urlo di piacere-dolore, il corpo che tremava mentre lui iniziava a scoparla di culo a colpi sempre più duri.
Giulia si girò parzialmente, una mano che gli stringeva le palle pesanti, l’altra che teneva aperta la chiappa di Sara. Chinò la testa e leccò il cazzo di Marco mentre entrava e usciva dal culo dell’amica, la lingua che lambiva l’asta venata e il buco allargato, assaporando la carne e i succhi. «Cazzo che bello… vederti entrare nel culo di Sara… leccami le palle e il cazzo mentre la sfondi», gemette lui. Giulia leccava, succhiava le palle, tracciava la lunghezza ogni volta che usciva, la saliva che colava sul punto di penetrazione.
Marco scopava il culo di Sara con violenza, le palle che sbattevano contro la figa gocciolante, mentre Giulia continuava a leccare e a massaggiargli le palle. Poi uscì, tornò nella figa di Giulia a spinte furibonde, le mani che le tiravano i capelli. Alternava ancora: figa di Giulia, culo di Sara, figa di Sara, culo di nuovo. Le due amiche ansimavano una contro l’altra, si baciavano umide e disperate, i corpi che si spingevano indietro per prenderlo più a fondo.
«Vi faccio venire tutte e due», ringhiò. Afferrò Sara per i fianchi e la scopò di culo fino a farla urlare, il clitoride strofinato dalla sua mano libera. Sara venne con un grido rotto, il culo che pulsava intorno al cazzo, i succhi che le colavano sulle cosce. Subito dopo spinse Giulia a quattro zampe e la sfondò nella figa a colpi che facevano sbattere la carne, le dita sul clitoride. Giulia venne secondi dopo, urlandogli il nome, la figa che lo mungeva a ondate.
Marco tirò fuori il cazzo gonfio e pulsante. Le due si voltarono verso di lui, ancora a quattro zampe ma facce vicine, e si baciarono profondamente mentre lui si segava veloce. Schizzò sborra calda e densa sulle loro facce, getti che le colpivano labbra, guance, lingue. Le due leccavano la sborra l’una dall’altra mentre si baciavano, le lingue che raccoglievano i fili bianchi e se li passavano in bocca, gemendo di gusto sporco. Altri schizzi le coprirono il mento e il collo. Marco gemette fino all’ultima goccia, il cazzo che spasimava.
Esausti, coperti di sudore e sperma, i tre crollarono sul divano largo. Si abbracciarono, corpi appiccicosi e caldi, e risero bassi, complici, il respiro ancora corto. Sara leccò un filo di sborra dal labbro di Giulia e rise di nuovo. Marco le strinse entrambe contro di sé.
«Questo… questo è solo l’inizio», mormorò Giulia, la voce roca. Si chinò e baciò Marco a fondo, assaporando il sapore misto di tutte e tre. «Amo vederti così sporco del piacere della mia migliore amica. Voglio che continuiamo. Una relazione segreta a tre. Niente di pubblico, niente di rovinato. Solo noi, quando vogliamo, come vogliamo. Ti presterò Sara quando brucerai. E lei mi presterà te.»
Sara annuì contro il petto di Marco, le dita che disegnavano cerchi nella sborra asciutta sulla sua pancia. «Segreto. Nostro. Per sempre.»
Rimasero stretti, i respiri che si allineavano lenti. Fuori dal privé il club continuava a battere, lontano. Dentro, solo il silenzio caldo dei corpi che si calmavano, il battito del cuore che scendeva, e il peso quieto di ciò che avevano appena rotto e ricostruito insieme.
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