Locker Room Con Il Pass Per Una Notte

Sofia seduce il personal trainer mentre il marito guarda.

4 min read August 27, 2026New

Marco spingeva la porta a vetri della palestra esclusiva con l’aria di chi sa già di aver perso qualcosa. Sofia gli camminava davanti, leggings neri che disegnavano il culo tondo e la canotta sportiva che lasciava scoperta una striscia di pelle dorata sulla schiena. Avevano il pass per una notte, omaggio dell’amico d’infanzia di Marco: Luca, personal trainer muscoloso, arrogante e con un sorriso da chi si sa troppo bello per stare zitto.

«Benvenuti, amici miei», tuonò Luca dall’area pesi, asciugandosi il sudore sul petto scolpito con un asciugamano. Gli addominali sembravano intagliati col scalpello. «Marco, sempre lo stesso faccino da pecorella. Sofia… cavolo, sei ancora più bollente di quando ti ho vista all’ultimo barbecue.»

Sofia rise, scuotendo i capelli castani. «Luca, smettila di farmi arrossire davanti a mio marito.» Ma non arrossiva affatto: gli occhi brillavano di malizia.

Marco borbottò un saluto, già sentendosi piccolo accanto a quell’uomo alto un metro e novanta. Luca propose di farle visitare la sauna privata e le docce VIP. «C’è una regola, però. Scherzo, eh… ma se Sofia vuole entrare, tu, Marco, stai seduto lì e guardi. Senza intervenire. Tipo… prove di resistenza per cuckold principiante. Che dici, ti va di fare il bravo spettatore?»

Sofia scoppiò a ridere e diede una spinta giocosa alla spalla del marito. «Dai, amore, è solo un gioco. Non scoppiare di gelosia subito.» Marco annuì, la gola secca, mentre qualcosa di caldo e confuso gli si agitava in basso. Luca gli fece l’occhiolino.

Nella zona sauna le luci erano basse, il vapore leggero. Sofia si tolse la canotta senza esitazione, restando col solo reggiseno sportivo che stringeva le tette sode. Poi scivolò via i leggings. Luca fischiò. «Guarda che corpo, Marco. Te lo meriti? Boh.»

Sofia si avvicinò al trainer, mise una mano aperta sul pettorale destro, le dita che tracciavano i muscoli duri. Guardò Marco dritto negli occhi, le labbra piegate in un sorriso cattivo. «È di pietra, amore. Senti… anzi, no, guarda soltanto.»

Luca chinò la testa e le baciò il collo, lento, lasciando un morso leggero sotto l’orecchio. Sofia gemette una risata. «Mmm… Marco, sei pronto a vedere quanto un vero uomo sa farmi bagnare? Perché qui sotto» — e infilò le dita tra le proprie cosce, mostrandole lucide — «sto già colando solo per queste battute.»

Marco si sedette sulla panca di legno, le mani sulle ginocchia, il cazzo che gli tendeva i pantaloni della tuta contro ogni volontà. «Sofia…» riuscì a dire, ma lei gli fece cenno di zitto con un dito, divertita.

Passarono alla doccia ampia delle docce private. L’acqua calda scorreva sulle piastrelle bianche. Sofia si inginocchiò davanti a Luca senza farsi pregare. Gli abbassò i pantaloncini e ne uscì un cazzo grosso, venato, già duro come un manubrio. «Gesù», sussurrò lei, e lo prese in bocca con avidità, le guance che si scavavano. Alzò lo sguardo verso Marco, le labbra strette intorno al glande lucido. «È più duro del tuo, amore. E ha un sapore… più da uomo. Guarda come mi riempie la bocca.» Succhiava con rumori umidi, la saliva che gli colava sul sacco, una mano che gli massaggiava le palle pesanti. Luca teneva i capelli di Sofia, spingendosi piano in gola, e lanciava frecciatine a Marco: «Tuo marito ha il cazzetto da ditino, vero? Poverino. Almeno stasera impara qualcosa.»

Sofia si staccò con un pop sonoro, ridendo. «Più saporito, sì. Scusami, tesoro.» Poi si alzò, si voltò e appoggiò le mani alle piastrelle. Luca le aprì le cosce, le sfregò la figa gonfia con la testa del cazzo e entrò d’un colpo. Sofia urlò di piacere, il suono che rimbalzava sulle pareti bagnate. «Cazzo, sì! Così forte!» Lui la scopava da dietro, le mani che le stringevano i fianchi, le palle che sbattevano contro il clitoride a ogni spinta. Sofia faceva le corna con le dita verso Marco, ridendo tra un gemito e l’altro. «Guarda, amore… ti faccio le corna mentre mi sfonda. Ti piace? Dimmi che ti piace, cuckoldino.»

Marco restava inchiodato, il respiro corto, umiliato e arrapato in un vortice ridicolo. Luca accelerò, le spinte che facevano ondeggiare le tette di Sofia. «Il suo cazzetto non arriva nemmeno a farti sentire niente, eh? Io ti riempio tutta.»

Poi Luca la sollevò quasi, la fece sedere sul bordo della panca di legno accanto alla doccia, e Sofia si infilò sopra di lui a cavalcioni. Scendeva e saliva, il culo che sbatteva sulle cosce muscolose del trainer, la figa che lo inghiottiva fino in fondo. «Vieni dentro, Luca… riempimi», ansimò, e quando venne lo fece rumorosamente, le cosce che tremavano, un grido lungo che mescolava piacere e risate. Luca ruggì e sparò schizzi caldi dentro di lei, tanti, che colavano fuori mentre lei ancora si muoveva, bagnando la panca. «Ecco il carico di un uomo vero, Marco. Il tuo probabilmente basterebbe per un ditino.»

Finito, Sofia baciò Luca con passione, la lingua che gli entrava in bocca, il corpo ancora scosso dai brividi. Poi scese, le cosce lucide di sborra mista ai suoi succhi, e si avvicinò a Marco ancora seduto, sudato, il cazzo che gli faceva male nei pantaloni. Gli accarezzò la testa, i capelli umidi tra le dita, e gli sussurrò ridendo contro l’orecchio, la voce calda e cattiva:

«La prossima volta dovrai restare inginocchiato a leccarmi pulita mentre lui mi rimonta… ce la fai, amore, o ti fa troppo paura il sapore di un vero cazzo?»

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