Assaggio proibito con l'ex moglie del padre
Marco seduce la matrigna Kiara in cucina.
Marco rientrò in casa con la borsa ancora in spalla e il cuore che gli batteva già troppo forte. Ventacinque anni, vacanze estive, la stessa villa dove aveva trascorso adolescenza e rabbia silenziosa. Il divorzio del padre aveva lasciato Kiara sola tra quelle mura: quarantadue anni, corpo ancora teso e carnoso, niente più alleanze ufficiali a proteggerla dal desiderio che lui aveva sepolto per anni.
La trovò in cucina. Indossava soltanto una camicetta leggera di cotone bianco, semi-trasparente sulla pelle abbronzata, e un tanga nero che spariva tra le chiappe. Stava mescolando qualcosa sul fornello, piegata in avanti, e quel culo rotondo e sodo gli riempì lo sguardo come un pugno nello stomaco. Marco sentì il sangue scendere di colpo, il cazzo che iniziava a gonfiarsi nei jeans. Toccarla sarebbe stato il tradimento assoluto verso il padre. Lo sapeva. Eppure non riusciva a staccare gli occhi da quelle curve, dal modo in cui il tessuto sottile si sollevava ogni volta che lei si spostava.
«Sei tornato», disse Kiara senza girarsi, voce calda, consapevole. «Tuo padre è via per lavoro fino a lunedì. Casa tutta per noi.»
Durante la cena la tensione diventò elettrica. Kiara lo provocava con un sorrisetto malizioso, mangiando lentamente, le labbra lucide di olio.
«Non hai ancora una ragazza, Marco? Un ragazzo bello come te… che spreco. O forse ti piace qualcosa di più… complicato?»
Lui rise male, la gola secca. Lei si alzò, andò verso il pensile alto.
«Aiutami a prendere quel piatto, su. Sei più alto.»
Marco si alzò alle sue spalle. Quando allungò il braccio, i loro corpi si sfiorarono. Il suo bacino premette contro il sedere di lei. Kiara lo sentì subito: l’erezione dura, calda, che le premeva esattamente sulla fessura coperta dal tanga. Non si scostò. Anzi, spinse indietro leggermente il culo, facendolo scivolare lungo il suo cazzo ancora vestito.
«Lo so che lo vuoi da anni…», sussurrò, voltando appena la testa, l’alito contro la sua guancia. «Anch’io.»
Marco le afferrò i fianchi. I baci che seguirono furono sporchi fin dal primo istante: lingue che si cercavano, denti che graffiavano labbra, saliva, gemiti bassi. Lei gli palpeggiò il pacco con mano esperta, aprì la cerniera, estrasse il cazzo gonfio e già gocciolante.
«Cazzo grosso… proprio come immaginavo quando ti guardavo di nascosto.»
Kiara si chinò sul tavolo della cucina, spalle inarcate, culo offerto come un regalo proibito. Marco le tirò giù il tanga lungo le cosce, lo lasciò scivolare alle caviglie. Le natiche erano perfette, lisce, e tra di esse la fica già fradicia, labbra gonfie e lucide. Si inginocchiò e le leccò avidamente: prima la riga stretta del culo, lingua che premeva e girava, poi scese sulla fica, succhiando il clitoride, infilando la lingua in profondità nel buco bagnato. Kiara gemette forte, spingendo indietro il bacino contro la sua faccia.
«Leccami tutta, bravo ragazzo… sì, così, mettici la lingua nel culo…»
Marco la leccò finché lei tremò. Poi si alzò, allineò il cazzo e la penetrò di colpo da dietro, spingendo fino in fondo in un solo affondo. Kiara urlò, le unghie che graffiavano il legno del tavolo. Lui la scopò con forza, bagnato che schizzava a ogni spinta, palle che sbattevano contro la sua fica.
La sollevò, la spinse in piedi contro il muro. Una gamba alzata sul suo braccio, cazzo che entrava e usciva veloce, baci monchi e umidi. Kiara gli graffiò la schiena sotto la maglietta, lasciando strisce rosse.
«Più forte, Marco… fotticela come se mi odiassi…»
Poi la fece sedere sul bancone, gambe spalancate, culo sul marmo freddo. Entrò in missione, faccia a faccia, guardandola negli occhi mentre la sfondava. Lei gli avvolse le gambe intorno ai fianchi, lo tirò ancora più dentro, unghie conficcate nella sua schiena nuda.
«Dammi di più… riempimi… voglio sentirlo pulsare…»
Marco accelerò, i colpi diventarono brutali, umidi, il rumore della carne che sbatteva riempiva la cucina. Kiara venne per prima, vagina che si contraeva a spasmi intorno al suo cazzo, urla del suo nome che echeggiarono: «Marco! Cazzo, Marco!» Lui la seguì pochi secondi dopo, spingendo a fondo e venendole dentro a getti caldi, riempiendola finché il seme iniziò a colare fuori mentre ancora la fotteva con spinte lente e profonde.
Rimasero ansimanti, ancora uniti, il cazzo di Marco che pulsava dolcemente dentro di lei. Kiara gli sorrise, si leccò le labbra gonfie e gli accarezzò il petto sudato.
«D’ora in poi, ogni volta che tuo padre sarà via… tu verrai qui e mi darai il tuo assaggio proibito. Capito?»
Marco annuì, ancora dentro di lei, il cuore che batteva all’impazzata. Sapeva che quel segreto bollente avrebbe distrutto tutto se scoperto. E non aveva la minima intenzione di fermarsi.
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