Una Notte Nel Fienile Con La Figliastra
Una calda notte nel fienile, il patrigno Roman seduce la figliastra Noelle per una sodomia selvaggia.
Il temporale aveva lasciato l’aria pesante, carica di umidità e dell’odore dolce del fieno bagnato. Roman, quarantadue anni, spalle larghe e braccia segnate dal lavoro, spingeva la porta del vecchio fienile con una spalla mentre Noelle, la figliastra ventenne, lo seguiva con la cassetta degli attrezzi stretta contro il petto. La canotta chiara le si appiccicava alla pelle sudata, disegnando il contorno dei seni piccoli e sodi; gli short cortissimi saliva troppo su ogni movimento, lasciando scoperte le cosce lisce e la linea della mutandina.
«Qui sopra, il tetto ha preso acqua», borbottò Roman, alzando lo sguardo verso le travi. La lampada a olio che avevano acceso gettava ombre calde sui mucchi di fieno. Noelle si avvicinò, porgendogli il martello. Le dita le sfiorarono il dorso della mano e restarono un secondo di troppo.
Aveva desiderato quel contatto per mesi. Ogni volta che lui le passava vicino in cucina, ogni volta che le diceva «bravi» con quella voce grave, qualcosa le si stringeva basso nel ventre. Ora, da soli nella fattoria di famiglia mentre la madre di lei era in città, la tensione non aveva più dove nascondersi.
«Sei tutto bagnato di sudore», osservò Noelle, fissandogli il torace sotto la maglietta scura. «Ti sta bene, sai? Da uomo che sa lavorare.»
Roman si voltò. Gli occhi scuri le correvero sul corpo senza pudore, fermandosi sul punto in cui i capezzoli duri premevano contro il tessuto sottile. «E tu… ti sei vestita così apposta, Noelle? Quegli short ti mangiano il culo. Mi fai venire voglia di cose che non dovrei pensare.»
Lei arrossì, ma non indietreggiò. Gli passò i chiodi e, nel farlo, lasciò scorrere le dita lungo il suo avambraccio peloso, sentendo i muscoli tesi. «Li penso pure io. Da tempo. Quando mi tocchi la spalla per salutarmi… mi bagno. Mi immagino le tue mani più in basso. Il tuo cazzo. Tutto.»
Roman chiuse gli occhi un attimo, il respiro che gli si faceva più pesante. Poi la afferrò dolcemente per i fianchi e la tirò contro di sé. «Dillo di nuovo. Che mi vuoi.»
«Ti voglio, patrigno», sussurrò lei contro la sua bocca. «Voglio che mi prendi. Completamente.»
Il bacio fu immediato, affamato. Roman le affondò la lingua tra le labbra mentre le mani scendevano a stringerle le natiche sotto gli short. Noelle gemette, spingendosi contro il cazzo già duro che le premeva contro il ventre. Si toccavano sopra i vestiti con urgenza crescente: lui le massaggiava i seni attraverso la canotta, pizzicandole i capezzoli fino a farla inarcare; lei gli accarezzava il pacco gonfio del pantalone, sentendo lo spessore e il calore.
«Voglio sentirmi tutta tua», ansimò Noelle, staccandosi un attimo. «Niente limiti. Usami come ti pare. Anche lì dietro… l’ho sognato.»
Il controllo di Roman crollò. La sollevò quasi di peso e la portò più in fondo nel fienile, dove un grosso covone di fieno secco formava un letto improvvisato. La spogliò lentamente, con mani che tremavano di desiderio trattenuto. Prima la canotta, sfilata sopra la testa; poi gli short e le mutandine, tirate giù lungo le cosce. Noelle restò nuda, la pelle lucida di sudore, la figa già apertissima e lucida, il culo tondo e sodo. Roman si tolse la maglietta e i pantaloni. Il cazzo gli saltò fuori, grosso, venato, la testa gonfia e già gocciolante.
«In ginocchio. A quattro zampe sul fieno», ordinò con voce roca ma piena di cura. «Voglio vederti.»
Noelle obbedì, presentandogli la schiena e le natiche spalancate. Roman si inginocchiò dietro di lei, le divaricò le chiappe e soffiò aria calda contro l’anello rosato. Poi la leccò. La lingua calda e umida girò intorno all’ano, lo baciò, lo spinse delicatamente finché Noelle non emise un gemito lungo e rotto.
«Cazzo… sì… continua…»
Due dita, bagnate di saliva, iniziarono a dilatarla. Prima una, poi due, che entravano e uscivano con pazienza mentre lui le leccava i bordi e le accarezzava la figa gocciolante con l’altra mano. Noelle spingeva indietro, cercando più pressione, il clitoride che pulsava.
Quando fu abbastanza aperta e lassa, Roman si alzò, si allineò e spinse la testa del cazzo contro l’ingresso stretto. «Dimmi se va bene. Piano.»
«Entra. Voglio sentirti tutto dentro il culo», ansimò lei.
Entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, il calore stretto che lo avvolgeva. Noelle digrignò i denti e poi si sciolse in un gemito di piacere quando lui fu fino in fondo, le palle contro la figa. Restarono immobili un momento, respirando insieme.
Poi Roman iniziò a muoversi. Lente, profonde spinte che le riempivano l’ano fino in fondo. Il fieno scricchiolava sotto le loro ginocchia. Noelle si toccò il clitoride con dita veloci, gemendo a ogni penetrazione.
«Più forte… scopami il culo, Roman… è tuo…»
Lui accelerò, le mani strette sui fianchi, il bacino che sbatteva contro le natiche con schiocchi umidi. Il cazzo spesso entrava e usciva lucido, dilatatola con ogni colpo. Sudore gli colava lungo la schiena. Noelle urlava di piacere, la voce che echeggiava tra le travi.
Li fece girare senza uscire da lei. La mise sulla schiena sul fieno, le alzò le gambe sulle spalle e riprese a scoparla in posizione missionaria anale, piegata in due, dominandola con spinte lunghe e possenti. Si guardavano negli occhi. Roman le accarezzava i seni, le baciava le caviglie, le diceva quanto fosse stretta e perfetta.
«Mi vengo… Roman, mi vengo con il tuo cazzo nel culo—»
Noelle si contrasse violentemente, l’orgasmo che le faceva pulsare l’ano intorno a lui. Roman non resistette: con un ruggito basso le sparò il carico caldo in profondità, spingendo fino in fondo mentre veniva a scatti lunghi. Restarono uniti, ansimanti, il seme che iniziava a colare lento mentre lui le baciava la gola.
Esausti e sudati, si accasciarono sul fieno. Roman la tenne stretta, una mano che le accarezzava la schiena nuda, le dita che seguivano la curva della spina dorsale. «Sei stata perfetta», le sussurrò contro i capelli umidi. «Così bella mentre ti prendevo. Non dimenticherò questa notte.»
Noelle alzò il viso e lo baciò teneramente sulle labbra, ancora saporite di lei. «Né io. E non sarà l’ultima volta… lo sai, vero? C’è ancora tanto che voglio farti. E che voglio che tu mi faccia.»
Si rivestirono con calma, scambiandosi sorrisi complici e occhiate cariche. Roman le allacciò di nuovo gli short, le mani che indugiavano un secondo sulle natiche ancora calde. Noelle gli sistemò la maglietta sul petto, le dita che sfioravano i capezzoli duri. Mano nella mano scesero i gradini di legno del fienile. L’aria notturna li investì, più fresca, ma il calore tra i loro corpi non si era affatto spento.
Mentre camminavano verso la casa al buio, Noelle strinse le dita di Roman e sussurrò, quasi un segreto: «Domani sera… se restiamo di nuovo soli… voglio provarne un’altra. Qualcosa di ancora più sporco. Mi fai venire voglia di tutto.»
Roman le lanciò un’occhiata laterale, il cazzo che già riiniziava a muoversi al solo pensiero. «Allora non dormire troppo. Perché io non ho ancora finito di prenderti, Noelle. Non di lontananza.»
La luce della casa li attendeva in fondo al sentiero, ma entrambi sapevano che qualcosa di nuovo e irreversibile era appena iniziato tra le travi del fienile, e che la notte seguente avrebbe chiesto di più.
Il giorno dopo la casa restò vuota. La madre di Noelle aveva prolungato il soggiorno in città e il temporale estivo aveva lasciato il cielo basso e l’aria densa di umidità. Roman lavorava nei campi fino al tardo pomeriggio, ma ogni movimento gli ricordava il calore stretto dell’ano di Noelle, il modo in cui si era chiusa intorno a lui mentre veniva. Quando rientrò, la trovò già in cucina, in una canotta bianca senza reggiseno e gli stessi short cortissimi del giorno prima. I capezzoli le premevano scuri contro il tessuto. Si guardarono e bastò.
«Sali», disse lui con voce roca. «In camera mia. Stavolta niente fieno. Voglio vederti meglio mentre ti sfondo.»
Noelle salì per prima, le cosce che gli sfregavano una contro l’altra a ogni gradino. Nella camera di Roman la luce del tramonto filtrava gialla dalle tende. Lui chiuse la porta a chiave, la spinse contro il muro e le abbassò gli short con un gesto secco. Niente mutande. La figa era già aperta, lucida, e l’ano ancora leggermente arrossato dal giorno prima. Roman le girò le spalle, le divaricò le natiche con le mani grosse e le sputò direttamente sulla fessura stretta. La saliva calda scese lenta. Due dita entrarono subito, più ruvide, più impatienti.
«Ieri ti sei presa tutto il mio cazzo fino alle palle», mormorò contro il suo orecchio mentre le dita si muovevano. «Oggi lo voglio ancora più sporco. Voglio sentirti gemere mentre ti allargo con i pugni prima di rimettercelo dentro.»
Noelle spingeva indietro, il respiro corto. «Fallo. Usami il culo come un buco da riempire. Voglio che mi lasci zoppicare.»
Roman la trascinò sul letto, la mise a pecora con il culo alto e la faccia premuta contro le lenzuola. Si spogliò in fretta. Il cazzo era già duro, venato, la testa viola e gocciolante. Le leccò l’ano a lungo, la lingua che spingeva dentro, che girava, che lo rendeva lucido e morbido. Poi aggiunse tre dita, le torse, le aprì a forbice. Noelle gemette forte, le anche che oscillavano.
«Ancora… quattro… voglio sentirmi spalancata.»
Lui obbedì. Quattro dita fino alle nocche, poi il pollice che premeva sul perineo mentre le dita ruotavano. Il buco di Noelle si apriva, rosso e lucido, che succhiava le dita a ogni ritirata. Roman le masturbò il clitoride con l’altra mano, veloce, brutale, finché lei non venne una prima volta, l’ano che pulsava convulso intorno alle sue dita.
Non le diede tregua. Si allineò e spinse il cazzo dentro d’un colpo solo, fino in fondo. Noelle urlò, le unghie conficcate nel materasso. Roman le afferrò i fianchi e iniziò a scoparla forte, profonde spinte che facevano sbattere le natiche contro il suo bacino con schiocchi umidi e scome. Il cazzo entrava e usciva lucido di saliva e del suo stesso liquido pre-eiaculatorio, dilatandola a ogni colpo.
«Guarda come ti prendo», ansimò lui, piegandosi sopra di lei. «Il culo della mia figliastra tutto pieno del mio cazzo. Stretto, caldo, che mi succhia le palle. Digli al tuo buco di culo di tenermi dentro.»
Noelle si toccava la figa con due dita, frizionando il clitoride gonfio. «Scopami più forte… rompimelo… voglio sentirlo bruciare domani quando cammino.»
Roman accelerò. Le mani le scivolarono sotto, le pizzicarono i capezzoli duri, poi una le scese di nuovo tra le labbra e le infilò due dita in figa mentre il cazzo martellava l’ano. Doppia penetrazione grezza, le dita che le riempivano la fica e il grosso membro che le sfondava il culo. Noelle veniva di nuovo, il corpo che si contraeva a ondate, l’ano che stringeva spasmodico.
Lui si ritirò all’improvviso, il cazzo che uscì con un plop umido. La girò sulla schiena, le alzò le gambe fino a piegarle contro il petto, le tenne le caviglie e rientrò dritto nell’ano. Posizione missionaria anale profonda, il cazzo che spingeva contro le pareti interne, che la riempiva fino a farle gonfiare il ventre. Si guardavano. Roman sputava di nuovo sull’ingresso stretto ogni volta che usciva quasi del tutto, poi riaffondava con un colpo secco.
«Voglio venire di nuovo», ansimò Noelle, gli occhi lucidi di piacere. «Vieni dentro e poi leccami. Voglio assaggiare il tuo sborra che esce dal mio culo.»
Roman ruggì. Aumentò il ritmo, le palle che sbattevano contro la figa bagnata, il letto che scricchiolava. Con un’ultima spinta lunga le scaricò tutto il carico caldo in profondità, getti spessi che le riempirono l’intestino. Continuò a pompette lente mentre veniva, spremendosi fino all’ultima goccia. Quando uscì, un filo di sborra bianca e densa colò subito dall’ano semiaperto.
Noelle non aspettò. Si mise a cavalcioni sulla sua faccia, il culo sopra la bocca di Roman. «Leccami. Pulisci il tuo casino.»
Lui aprì la bocca e leccò. La lingua calda raccolse il proprio sperma che usciva a fiotti dal buco rosso e gonfio, lo succhiò, lo spinse di nuovo dentro con la punta della lingua e lo riassaggiò. Noelle si masturbava il clitoride sopra di lui, gemendo mentre lui le mangiava il culo pieno di sborra. Quando ebbe finito di leccare, lei scese, gli si mise a cavalcioni al contrario e gli prese il cazzo ancora semi-duro in bocca, leccando i residui del suo stesso ano e del suo sborra. Roman le divaricò di nuovo le natiche e le infilò due dita profonde mentre lei lo succhiava.
«Ancora», disse lui. «Non ho finito di usarti.»
La mise di lato, le alzò una gamba e rientrò nell’ano già lasso e scivoloso di sborra. Stavolta scopò piano ma profondissimo, ogni spinta che faceva uscire altro liquido bianco intorno al cazzo. Noelle si toccava la figa, due dita dentro, il pollice sul clitoride. Vennero quasi insieme: lei con un grido lungo, lui con un secondo carico più sottile che le si mescolò a quello precedente.
Roman uscì, le sparse le natiche e le spinse tre dita ancora dentro, le torse, le fece uscire un grosso fiotto di sborra densa che colò sulle lenzuola. «Guarda che casino hai fatto col tuo buco di culo, Noelle. Tutto aperto e pieno. Come una troia da fienile.»
Lei rise, ansimante, e si girò sulla pancia, il culo ancora alto. «Rimettimelo. Voglio un altro giro. Voglio che mi scopi finché non riesco più a chiudere le gambe.»
Roman le spitò di nuovo sull’ano, si allineò e spinse dentro per la terza volta. Il cazzo entrò facile, scivoloso, fino alle palle. Iniziò a scoparla con colpi lunghi e pesanti, le mani che le schiaffeggiavano le natiche rosse, lasciando impronte. Noelle spingeva indietro a ogni botta, chiedendo di più, più forte, più a fondo. Il suono era umido, osceno: carne che sbatteva, sborra che schizzava, gemiti rochi.
«Vieni di nuovo nel mio culo», ansimò lei. «Riempimi finché non riesco a tenerlo dentro. Voglio camminare domani con la tua sborra che mi cola lungo le cosce.»
Roman accelerò fino a perdere il ritmo. Con un ruggito finale le scaricò il terzo carico, spingendo fino in fondo e tenendola lì mentre i getti le riempivano l’interno. Restò conficcato, ansimante, poi uscì lentamente. L’ano di Noelle restò aperto un attimo, rosso, lucido, e un filo grosso di sborra densa gli scese subito, scivolando sulla figa e sulle lenzuola.
Noelle si alzò sulle ginocchia, si divaricò le natiche con le mani e si girò verso di lui, il buco ancora dilatato e gocciolante. Guardò Roman dritto negli occhi mentre un altro fiotto di sborra le usciva lento e caldo.
«Guarda com’è aperto e pieno il culo della tua figliastra, patrigno. Tutto tuo, tutto sporco di te. Adesso leccami di nuovo questa sborra dal buco e poi rimetticelo dentro finché non mi esce dalle orecchie.»
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