Incontro Notturno sul Traghetto con Lei

Un uomo d’affari si fa scopare da una splendida trans di 28 anni sul traghetto notturno per la Sicilia.

23 min read September 04, 2026New

Sono un uomo d’affari di trentacinque anni e quella notte sul traghetto per la Sicilia credevo di conoscere già ogni angolo del mio desiderio. Mi sbagliavo.

Il ponte superiore era quasi deserto. Il vento salmastro mi sfiorava il collo mentre stringevo la ringhiera e guardavo le luci di terra allontanarsi. Poi l’ho vista. Leilani. Non sapevo ancora il suo nome, ma il corpo mi ha parlato prima della mente: un abito nero aderente che disegnava fianchi alti e seno pieno, calze a rete scure che salivano sotto l’orlo, tacchi a stiletto che battevano leggeri sul metallo. Ventotto anni, mi avrebbe detto dopo, e ogni centimetro di lei era eleganza consapevole. Mi ha sorriso. Timido, quasi esitante, ma gli occhi scuri non mentivano. Io non riuscivo a staccare lo sguardo. Lei se n’è accorta. Ha abbassato le ciglia, poi le ha rialzate e mi ha fissato di nuovo, e in quel secondo ho confessato a me stesso ciò che tenevo sepolto da anni: volevo una donna come lei. Volevo una donna trans. Volevo sentirla, assaggiarla, essere guidato. Il cazzo ha iniziato a indurirsi nei pantaloni solo a quella consapevolezza.

Sono sceso nella sala relax. Pochi passeggeri sparsi, luci soffuse, divani bassi. Lei era già lì, seduta con le gambe accavallate, la rete delle calze che brillava ogni volta che muoveva il piede. Mi sono avvicinato. «Posso?» ho chiesto a voce bassa. Ha annuito. Ci siamo parlati sottovoce, le labbra quasi a sfiorarsi per non farsi sentire. Si chiama Leilani. Lavora tra Milano e Palermo, ama vestirsi da donna ogni giorno, non solo la sera. «Sono trans», ha detto senza tremare, guardandomi dritto. «E voglio essere desiderata esattamente per questo. Non nonostante. Per.» Il cuore mi batteva in gola. Le ho preso la mano. «Ho sognato questo», ho ammessо. «Essere guidato da una donna come te. Sentirmi… suo.» Leilani ha sorriso, più sicuro adesso, e ha posato le mie dita sulle sue cosce. La seta delle calze era calda, liscia, tesa. Ho tracciato la riga posteriore con il pollice e lei ha tirato un respiro corto. «Continua», ha sussurrato. Ci siamo baciato. Prima piano, poi con fame. La sua lingua ha cercato la mia, dolce e audace. La mano le è scesa sul mio cavallo e ha trovato il cazzo già duro, pulsante. «In cabina», ho gemuto contro la sua bocca. «Adesso.»

Nella mia cabina la porta si è chiusa con un click sordo. Ci siamo spogliati con urgenza consensuale, mani che si cercavano, respiri caldi. Leilani ha sfilato l’abito e sotto indossava un reggiseno di pizzo nero che spingeva il seno, un reggicalze che teneva le calze a rete e mutandine di pizzo sottili. Il membro le sporgeva già teso, liscio, perfetto, senza un pelo, la pelle satinata. Mi ha guardato e ha deciso. Ha tirato fuori dalle sue cose un altro paio di mutandine di pizzo, più piccole, e le calze di scorta. «Infilale», ha detto con voce calda, non crudele. «Voglio vederti così. Il mio sissy segreto.» Le mani mi tremavano di eccitazione pura mentre obbedivo. Il pizzo mi stringeva le natiche, le calze mi salivano sulle cosce, il reggicalze — il suo — mi cingeva i fianchi. Il cazzo mi usciva dal bordo del pizzo, gocciolante. Lei mi ha accarezzato piano, dal glande alla base, mentre mi spingeva a inginocchiarmi. «Succhiami», ha chiesto. «Voglio la tua bocca.»

Mi sono inginocchiato. Il pavimento della cabina era freddo sulle ginocchia ma io non sentivo altro che lei. Ho preso il suo cazzo tra le labbra. Era caldo, liscio, sapeva di sapone e di pelle. L’ho preso in gola piano, poi più a fondo, mentre lei gemmeva e mi teneva i capelli. «Così… bravo…» La lingua le ho passato sotto il glande, ho succhiato piano, poi forte, e lei ha spinto i fianchi con dolcezza. Quando l’ho lasciato andare era lucido di saliva e duro come pietra. Mi ha fatto alzare, mi ha baciato assaggiandosi in bocca, e si è girata. Si è piegata sul letto ancora con reggiseno e reggicalze, le natiche alzate, il pizzo tirato da parte. «Prendimi», ha detto. «Da dietro. Adesso.»

Sono entrato in lei con un gemito rauco. Il culo di Leilani era stretto, caldo, mi stringeva il cazzo a ogni spinta. Tenevo i suoi fianchi, guardavo le calze a rete tese sulle cosce, il reggiseno che si muoveva a ogni colpo. Scopavo con ritmo crescente, profondamente, e lei spingeva indietro incontrandomi. «Più forte… sì, così…» Le mani le ho scivolate sul seno ancora coperto, ho pizzicato i capezzoli attraverso il pizzo. Poi l’ho fatta girare. Mi sono sdraiato e lei si è seduta su di me, cavalcandomi. Il suo cazzo batteva contro il mio ventre mentre scendeva fino in fondo, si alzava, ridiscendeva con passione. I suoi capelli scuri le cascavano sulle spalle, gli occhi semi-chiusi di piacere. «Il mio sissy segreto», mi chiamava tra un respiro e l’altro, la voce roca. «Guardami mentre ti scopo. Sei bellissimo così.» Le mutandine di pizzo mi strofinavano il cazzo ogni volta che lei si muoveva; il contrasto mi faceva impazzire. Ci baciavamo sporchi, affamati. Alternavamo: un momento guidavo io, tenendola per i fianchi e spingendo dal basso; un momento era lei a dominare con dolcezza, bloccandomi i polsi sopra la testa e strusciandosi fino a farmi gemere il suo nome.

Il piacere saliva come un’onda. Leilani ha preso la mia mano e l’ha portata sul suo cazzo. L’ho pompato mentre lei mi cavalcava, il pizzo bagnato di precome, i respiri spezzati. «Vieni con me», ha sussurrato. «Insieme.» Sono esploso dentro di lei con un grido soffocato, spasmi lunghi che mi svuotavano mentre lei veniva sulle mie dita e sul mio ventre, getti caldi e densi che ci macchiavano la pelle. Ci siamo tenuti stretto attraverso gli ultimi sobbalzi, sudati, tremanti, il cuore che martellava contro il cuore.

Dopo siamo rimasti abbracciati sul letto stretto della cabina. L’aria sapeva di sesso e di sale. Leilani mi ha baciato con tenerezza, le labbra lente sui miei, poi sulla guancia, sulla tempia. Mi ha aiutato a sfilare le mutandine di pizzo e le calze, con gesti delicati, quasi rituali. Le ha piegate con cura. Il mio corpo era ancora sensibile, ogni centimetro vivo. Lei ha posato la testa sul mio petto e ha sussurrato contro la pelle: «Questo incontro notturno è stato perfetto proprio perché entrambi abbiamo scelto di vivere il nostro…»

Non ha finito. Il traghetto ha rollato leggermente; fuori, oltre l’oblò, il buio del Tirreno. Le sue dita disegnavano circoli pigri sul mio stomaco e io sentivo già, sotto la stanchezza dolce, un nuovo appetito che si risvegliava. Non era finita. Lo sapevamo entrambi. C’era ancora tutta la notte, e altre cose che non avevamo osato dire, e il modo in cui mi guardava diceva che il «sissy segreto» era solo l’inizio di ciò che voleva farmi diventare prima dell’alba.

Il traghetto rollò di nuovo, un dondolio lento che fece scivolare il seno di Leilani contro il mio costato. La frase rimasta a metà le tremava ancora sulle labbra, ma non la completò. Invece le sue dita scesero più in basso, tracciarono il bordo del mio stomaco ancora umido del suo sperma, e io sentii il cazzo muoversi, gonfiarsi di nuovo contro la coscia nuda di lei. Non era stanchezza quella che avevo addosso: era una fame nuova, più densa, come se il primo orgasmo avesse solo aperto una porta che tenevo chiusa da anni.

«Non abbiamo finito», mormorai io per primo, confesso, la voce roca. «Voglio… di più. Voglio che tu mi usi come vuoi.»

Leilani sollevò la testa. Gli occhi scuri brillavano nella luce bassa della cabina. Sorrise, lenta, e mi baciò sul collo, poi più in basso, sui capezzoli, succhiandoli finché non diventarono duri e sensibili. «Alzati», ordinò dolce. «In ginocchio sul letto. Voglio rivederti con le mie cose addosso.»

Obbedii subito. Il cuore mi batteva forte mentre lei riprendeva le mutandine di pizzo nero che mi aveva fatto indossare prima, le calze a rete di scorta, il reggicalze. Questa volta le mani non mi tremavano solo di eccitazione: tremavano di anticipazione. Lei mi aiutò a infilare di nuovo le calze, tirandole su piano, lisciando la rete sulle cosce, allacciando il reggicalze intorno ai fianchi. Il pizzo delle mutandine mi strinse il culo e il cazzo, già di nuovo duro, sporgeva gocciolante dal bordo. Poi aprì la sua borsa e ne tirò fuori qualcosa che non avevo notato: un reggiseno di pizzo più piccolo, imbottito appena, e un collant nero lucido.

«Alza le braccia», sussurrò. Gliele alzai. Lei mi allacciò il reggiseno, sistemò le coppe sul mio petto piatto, e il contrasto mi fece arrossire e indurire ancora di più. Poi mi fece sedere e mi sfilò le calze solo abbastanza da farmi infilare il collant sopra, la seta che mi strinse le gambe, le natiche, il cazzo imprigionato in un bulbo teso e umido. Mi guardò. «Il mio sissy. Perfetto. Ora girati. Mani sul materasso.»

Mi piegai a quattro zampe sul letto stretto. Sentivo il collant tirare, il pizzo del reggiseno contro i capezzoli, e il mio cazzo pulsare imprigionato. Leilani si mise dietro di me. Sentii le sue unghie scorrere sulla seta del collant, poi le dita che mi aprivano le natiche attraverso il tessuto. «Che culo da sissy…», mormorò, e mi diede uno schiaffetto leggero, solo per sentirmi sussultare. «Rilassati. Ti voglio aperto.»

Aprì un piccolo flacone di lubrificante che aveva portato. Il gel era fresco, poi caldo. Le sue dita mi massaggiarono il buco attraverso il collant bagnato, poi lo strappò leggermente al centro — un suono di seta che cede — e mi penetrò con un dito, poi due. Gemetti, la fronte contro le lenzuola. «Sì… così…» Lei scosse le dita piano, le allargò, mi preparò con pazienza, baciandomi la schiena, le natiche. Il suo cazzo, di nuovo duro, batteva contro la mia coscia. «Vuoi il mio cazzo dentro di te, vero? Vuoi essere scopato come la mia puttanella elegante.»

«Sì», confessai, la voce spezzata. «Scopami. Usami. Fammi tuo.»

Leilani sporse il collant strappato da parte, posò il glande contro il mio anello e spinse. Entrai in me centimetro dopo centimetro, lento, inesorabile. Il dolore dolce si sciolse subito in piacere bruciante. Era grande, liscia, calda; mi riempiva in un modo che non avevo mai immaginato. Quando fu tutta dentro rimase ferma, lasciandomi abituare, le mani sui miei fianchi, le unghie che premevano il collant. «Respira. Sei bellissimo così, vestito da donna, pieno del mio cazzo.»

Poi iniziò a muoversi. Spinte lunghe, profonde, che mi facevano inarcare la schiena. Ogni volta che entrava il collant mi strofinava il cazzo imprigionato, il reggiseno mi tirava i capezzoli, e io gemévo il suo nome. «Leilani… cazzo… più forte…» Lei accelerò, mi tenne i capelli con una mano, mi tirò indietro contro di sé. Il suono umido delle nostre pelli, il battito del traghetto, i suoi gemiti rochi: tutto si mescolava. Mi scopava con ritmo costante, poi più duro, i fianchi che sbattevano contro il mio culo stretto nel collant. «Di’ chi sei», ordinò tra una spinta e l’altra. «Di’ cosa sei stanotte.»

«Il tuo sissy», rantolai. «La tua puttana. Solo tua. Scopami, usami, riempimi…»

Lei piegò il busto su di me, mi morse la spalla, e una mano scese a liberarmi il cazzo dal collant. Lo strinse, lo pompò a tempo con le sue spinte. Ero perso. Il piacere saliva da due direzioni, dal culo pieno e dal cazzo strofinato. «Non venire ancora», sussurrò. «Non finché non te lo dico.»

Si ritrasse all’improvviso. Il vuoto mi fece gemere di protesta. Si girò, si sdraiò sulla schiena, le gambe aperte, il cazzo teso e lucido di lubrificante e di me. «Siediti sopra. Cavalcami. Voglio vederti saltare sul mio cazzo con quel reggiseno e quel collant a pezzi.»

Mi arrampicai su di lei. Guidai il suo membro contro il mio buco e scesi piano, fino in fondo. Il peso mi fece tremare le cosce. Poi iniziai a muovermi, alzandomi e ridiscendendo, le tette false che ballonzolavano nel pizzo, il collant strappato che mi lasciava le natiche nude. Leilani teneva i miei fianchi, mi guardava negli occhi, sorridente e affamata. «Bravo sissy… così… più veloce.» Mi aiutò, spingendo dal basso, e io saltavo sul suo cazzo come una puttana vestita di seta, il mio membro che sbatteva sul suo ventre, lasciando scie di precome. Ci baciammo sporchi, lingue intrecciate, saliva. Lei mi bloccò i polsi dietro la schiena con una mano e con l’altra mi pompò il cazzo.

«Voglio venire dentro di te», ansimò. «E voglio che tu venga sulle mie tette mentre ti scopi.»

«Sì… per favore…»

Accelerai. Le spinte divennero disperate, profonde. Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. Lei gemé forte, si irrigidì, e scoppiò dentro di me: getti caldi che mi riempirono, che traboccarono mentre continuavo a cavalcarla. Il calore mi spinse oltre. Venii con un grido soffocato, spruzzi lunghi e densi sul suo seno ancora nel reggiseno di pizzo, sul collo, sul mento. Spasmi che mi svuotavano mentre il suo cazzo ancora pulsava nel mio culo.

Caddi avanti, sul suo petto. Respiravamo a scatti. Lei mi baciò i capelli umidi, mi accarezzò la schiena attraverso il collant strappato. «Bravo», sussurrò. «Così bravo.»

Rimanemmo così a lungo. Poi lei mi fece scivolare di lato, si alzò e andò al piccolo lavandino della cabina. Tornò con un panno umido, mi pulì con gesti lenti, delicati: il culo, le cosce, il cazzo ancora sensibile. Mi sfilò il reggiseno e il collant a pezzi, ma lasciò le mutandine di pizzo. «Tienile ancora un po’», disse. «Mi piace vederti con qualcosa di mio addosso.»

Si sdraiò di nuovo, mi tirò contro di sé. Fuori l’oblò il mare era nero. Il traghetto fendeva l’acqua con un ronzio monotono. Leilani mi accarezzava i capelli e io sentivo già, di nuovo, il suo cazzo che cominciava a indurirsi contro la mia coscia. Non era finita. Lo sapevo dal modo in cui le sue dita scendevano a toccarmi il buco ancora molle e pieno del suo sperma. Dal modo in cui sussurrò all’orecchio: «Prima dell’alba voglio farti indossare qualcosa di ancora più intimo. Voglio legarti i polsi con le mie calze e fotterti la bocca finché non impari a chiedere “per favore, signora” ogni volta che ti do il cazzo. E poi… c’è una cosa che non ti ho ancora detto che voglio fare al tuo corpicino di sissy. Qualcosa che ti farà venire solo a pensarci.»

Il cazzo mi diede un sobbalzo violento. Alzai lo sguardo. I suoi occhi erano scuri, seri, desiderosi. «Dimmi», pregai.

Lei sorrise, e il sorriso era una promessa e una minaccia dolce insieme. «Non ancora. Prima voglio che tu mi succhi di nuovo, piano, mentre ti preparo con le dita. E questa volta non ti lascerò venire finché non avrai pianto di piacere sul mio cazzo. Siamo solo a metà notte, amore. E io ho appena cominciato a trasformarti in ciò che sogni di essere.»

Il traghetto rollò. Io tremavo già di nuovo. Le sue dita scivolarono tra le mie natiche, trovarono il buco caldo e pieno, e entrarono con naturalezza. Gemetti contro la sua spalla. Non era finita. Non di certo. C’era ancora tutta la notte, e il modo in cui mi teneva diceva che il prossimo passo sarebbe stato ancora più profondo, ancora più mio, ancora più suo.

Il traghetto rollò ancora e le dita di Leilani scivolarono più a fondo, due, poi tre, che mi aprivano con lentezza deliberata mentre il suo sperma caldo colava ancora sulle mie cosce. Gemetti contro la sua spalla, il suono roco, confesso, e il cazzo mi si rialzò subito, stretto nelle mutandine di pizzo che mi aveva lasciato addosso. «Sì… così…», mormorai, la voce già spezzata. «Usami ancora.»

Lei sorrise contro la mia pelle. «In ginocchio. Adesso. Voglio la tua bocca mentre ti preparo.»

Obbedii senza esitare. Mi misi a quattro zampe sul letto stretto, poi scesi in ginocchio sul pavimento freddo della cabina, le mutandine di pizzo che mi stringevano il culo ancora molle e pieno. Leilani si sedette al bordo del materasso, le gambe aperte, il cazzo già teso e lucido che sporgeva dritto verso di me. I suoi occhi scuri non lasciavano scampo. «Succhiami piano. Solo la lingua all’inizio. E non toccarti. Quel cazzetto da sissy resta imprigionato finché non te lo dico io.»

Avvicinai le labbra. Il sapore di lei — di noi — mi riempì la bocca: sapone, pelle, lubrificante, il retrogusto del mio culo. Passai la lingua sotto il glande, lenta, circolare, assaggiando ogni vena. Lei sospirò e mi prese i capelli con una mano leggera. «Bravo… più a fondo. Apri la gola per la tua signora.»

La presi tutta. Il membro liscio scivolò oltre la lingua, premette sul palato, poi discese finché il naso non mi sfiorò il basso ventre rasato. Respiravo dal naso, gli occhi umidi, e succhiavo con ritmo lento mentre lei spingeva i fianchi appena, dolce ma inesorabile. Le sue dita libere scesero tra le mie natiche ancora aperte, trovarono il buco caldo e vi rientrarono — due dita che si muovevano a tempo con la mia bocca. «Senti come ti allargo… sei già pronto a prendere di più stanotte. Il mio sissy segreto che si fa scopare e succhiare come una puttanella elegante.»

Il piacere mi saliva a ondate. Il cazzo mi pulsava contro il pizzo bagnato, gocciolando precome che macchiava il tessuto. Ogni volta che le dita di Leilani piegavano e premevano il punto dentro di me, mi veniva da gemere intorno al suo cazzo, la gola che si contraeva. Lei accelerò le spinte, mi tenne la testa ferma e scopò piano la mia bocca. «Guarda in su. Voglio vederti gli occhi mentre mi prendi in gola.»

Alzai lo sguardo. Lacrime di sforzo e di eccitazione mi bruciavano le ciglia. Lei era bellissima: seno pieno ancora nel reggiseno di pizzo nero, capelli scuri scompigliati, labbra socchiuse di piacere. «Di’ “per favore, signora”», ordinò, ritraendosi solo abbastanza da farmi parlare. «Chiedimelo.»

«Per favore, signora…», rantolai, la voce rauca di saliva e di voglia. «Lasciami succhiarti. Usami la bocca. Sono tuo.»

«Di nuovo. Più chiaro.»

«Per favore, signora. Scopami la gola. Fammi sentire il tuo cazzo fino in fondo. Ti prego.»

Leilani sorrise, soddisfatta, e mi spinse di nuovo giù. Questa volta andò più a fondo, più a lungo, tenendomi fermo mentre le dita nel mio culo diventavano tre, allargate, che mi massaggiavano da dentro. Il collant strappato di prima giaceva da qualche parte sul pavimento; adesso avevo solo le mutandine e la pelle nuda che bruciava. Il traghetto dondolava e il movimento mi faceva sprofondare ancora di più su di lei. Soffocavo piano, saliva che mi colava sul mento, e il cervello si svuotava di tutto tranne del bisogno di piacerle.

Quando mi lasciò andare ero ansimante, le labbra gonfie, il viso bagnato. Lei si alzò, andò alla borsa e ne tirò fuori un paio di calze a rete integre, nere, lucide. «Polsi. Dietro la schiena.»

Li porsi. Lei me li legò con le calze, nodo stretto ma non crudele, la seta che mi stringeva la pelle. Il cuore mi batteva in gola. Ero in ginocchio, le mani legate, le mutandine di pizzo tese sul cazzo duro e gocciolante, il buco ancora aperto e sensibile. Leilani mi guardò dall’alto, il suo membro che oscillava davanti al mio viso. «Alzati. Sdraiati a pancia in su sul letto. Gambe aperte. Voglio vederti esposto.»

Mi alzai goffamente, le braccia bloccate dietro. Mi sdraiai. Lei mi aprì le cosce, si mise in mezzo, e riprese a prepararmi con le dita — lente, profonde, che cercavano il punto che mi faceva inarcare la schiena. Con l’altra mano mi accarezzò il cazzo sopra il pizzo, solo un tocco leggero, insufficiente. «Non venire. Te l’ho detto. Voglio che tu pianga di piacere prima.»

Le dita accelerarono. Tre, poi di nuovo due che premevano e ruotavano. Il piacere saliva troppo in fretta. Gemetti, mi contorsi, i polsi che tiravano contro le calze. «Signora… per favore… è troppo…»

«Ancora no.» Ritirò le dita. Il vuoto mi strappò un lamento. Lei si chinò e mi leccò il glande attraverso il pizzo bagnato, una sola passata di lingua calda. Poi si allontanò. «Girati. Culo in alto. Voglio fotterti di nuovo mentre sei legato.»

Mi voltuai a fatica, il viso contro le lenzuola, le natiche alzate, le mutandine tirate di lato da lei. Sentii il glande premere, scivolare dentro di me in un solo colpo lungo e pieno. Urlaì nel cuscino. Era più grande di prima, o forse ero solo più sensibile; mi riempiva fino a farmi tremare le cosce. Leilani iniziò a scoparmi con spinte profonde, regolari, le mani sui miei fianchi legati. «Di’ chi sei. Di’ cosa sei mentre ti riempio.»

«Il tuo sissy… la tua puttana… per favore, signora, scopami più forte…»

Lei accelerò. Il suono umido delle cosce che sbattevano, i suoi gemiti rochi, il mio cazzo che sbatteva inutilmente contro il materasso. Ogni spinta mi colpiva dentro e mi faceva vedere stelle. «Non venire», ripeté, e una mano scese a stringermi la base del cazzo attraverso il pizzo, tenendomi sull’orlo. «Piangi per me. Chiedi.»

Le lacrime vennero da sole — di piacere, di bisogno, di abbandono totale. «Per favore, signora… ti prego… lasciami venire… o scopami finché non esplodo… sono tuo, solo tuo…»

Lei si piegò su di me, mi morse l’orecchio, e sussurrò mentre continuava a spingere: «Non ancora. Prima voglio farti indossare qualcosa di più intimo. Qualcosa che ti ho portato apposta. Un plug di metallo liscio, freddo all’inizio, che ti terrò dentro mentre mi succhi di nuovo. E poi… la cosa che non ti ho ancora detto. Quella che ti farà venire solo a pensarci. Voglio truccarti un po’. Solo labbra e un po’ di mascara. Voglio vederti con la bocca rossa intorno al mio cazzo, gli occhi neri di lacrime, e poi voglio fotterti la faccia e il culo finché non mi chiederai di venirti dentro e sulla lingua insieme. E dopo… c’è ancora di più. Prima dell’alba voglio che tu mi cavalchi al contrario, legato, mentre ti masturbo io e ti costringo a guardarti nello specchio piccolo della cabina. Voglio che tu veda il sissy che stai diventando. E voglio che tu lo ami.»

Il solo sentirla parlare mi fece sobbalzare violentemente. Il cazzo pulsava, il culo si stringeva intorno a lei. «Sì… per favore, signora… tutto. Fammi tutto.»

Leilani si ritrasse all’improvviso, lasciandomi vuoto e tremante. Si sdraiò al mio fianco, mi slegò un polso solo abbastanza da farmi girare verso di lei, poi me lo rileyò insieme all’altro davanti al petto. Mi baciò, lenta, assaggiando la mia bocca ancora piena del sapore di lei. «Siamo solo a metà», mormorò. «Il traghetto arriverà all’alba, ma io non ho ancora finito di trasformarti. Adesso voglio che tu mi guardi mentre preparo il plug e il rossetto. E poi ti farò chiedere “per favore, signora” per ogni centimetro che ti metto dentro. E se sarai bravo… forse ti lascerò venire sulla mia lingua mentre ti tengo aperto.»

Il cuore mi martellava. Fuori l’oblò il Tirreno era nero e infinito. Le sue dita tornarono tra le mie natiche, due sole, pigre, che mi tenevano aperto e pieno della sua presenza. Il cazzo mi doleva di bisogno, le mutandine di pizzo erano un pasticcio umido. E io, uomo d’affari di trentacinque anni che credeva di conoscere il proprio desiderio, tremavo già per il prossimo passo, per il freddo del metallo che avrebbe sentito, per il rosso sulle labbra, per lo specchio, per tutto ciò che Leilani aveva ancora da farmi prima che la luce tornasse.

«Dimmi di nuovo chi sei stanotte», sussurrò lei, le labbra contro le mie.

«Il tuo sissy segreto», confessai, la voce rotta di lacrime e di fame. «La tua. Solo tua. Per favore, signora… continua. Non smettere.»

Lei sorrise, e il sorriso era una promessa che bruciava. Le dita si mossero più a fondo. Il traghetto rollò. E la notte, lunghissima, aveva ancora ore intere in cui potermi spezzare e rifare a modo suo.

Il traghetto rollò di nuovo e le dita di Leilani uscirono da me con un suono umido, lasciandomi vuoto e tremante. Si alzò, nuda tranne il reggiseno di pizzo nero che reggeva ancora il seno pieno, e andò alla borsa appoggiata vicino all’oblò. Io rimasi sdraiato, polsi legati davanti al petto con le sue calze a rete, le mutandine di pizzo bagnate che mi imprigionavano il cazzo duro e dolente. La guardai mentre tirava fuori un plug di metallo liscio, affusolato, con una base a forma di rosa, e un tubetto di rossetto rosso scuro insieme a un mascara nero. Il cuore mi martellava. «Guardami», ordinò dolce. «Voglio che tu veda ogni cosa.»

Aprì il flacone di lubrificante, ne cosparse il metallo finché brillò sotto la luce bassa della cabina. Poi si chinò su di me, mi baciò la fronte sudata e mi fece aprire le labbra. Il rossetto scivolò caldo e cremoso, andata e ritorno, disegnando una bocca piena, lasciva. «Così», sussurrò. «Labbra da puttanella elegante.» Poi il mascara: le setole fredde sulle mie ciglia superiori, un po’ sulle inferiori. Quando sbatté le palpebre i miei occhi mi sembrarono già più grandi, più umidi. Mi alzò lo specchietto della cabina. Mi vidi: un uomo di trentacinque anni con le labbra rosse, le ciglia annerite, le mutandine di pizzo tese sul cazzo gocciolante, i polsi legati. Un brivido mi scosse l’intero corpo. Ero bellissimo. Ero suo.

«In ginocchio», disse. Obbedii, scendendo dal letto sul pavimento freddo. Lei si sedette al bordo, gambe aperte, il cazzo già teso e lucido che mi puntava il viso. «Succhiami piano mentre ti metto il plug. E non smettere di guardarmi.» Avvicinai la bocca dipinta. Il sapore di lei mi riempì di nuovo — pelle calda, sapone, il retrogusto del mio culo — e le labbra rosse si chiusero intorno al glande. Lingueggiavo lento, circolare, mentre lei spingeva il metallo freddo tra le mie natiche. Il plug entrò centimetro dopo centimetro, allargandomi, riempiendomi di una pressione costante e pesante. Gemetti intorno al suo cazzo quando la base si fermò contro il mio anello. Era freddo all’inizio, poi diventò caldo del mio calore. Mi sentivo pieno, esposto, completamente suo.

«Più a fondo», ordinò. Aprii la gola. Il suo membro scivolò oltre la lingua, premette, discese finché il naso non mi sfiorò il ventre rasato. Respiravo a fatica, saliva e rossetto che mi colavano sul mento, mascara che già iniziava a stingersi. Le sue mani mi tenevano i capelli. Spingeva i fianchi con dolcezza inesorabile, scopandomi la bocca mentre il plug mi teneva aperto da dietro. «Guarda in su. Voglio vedere gli occhi neri di lacrime e quella bocca rossa intorno al mio cazzo.» Alzai lo sguardo. Lacrime di sforzo e di puro piacere mi bruciavano. Lei sorrise, soddisfatta, e accelerò. Il suono bagnato della mia gola che l’accoglieva riempiva la cabina insieme al ronzio del motore e al dondolio del mare. Il cazzo mi pulsava contro il pizzo, imprigionato, gocciolando senza tregua. Ogni movimento faceva spostare il plug dentro di me, strofinandomi quel punto che mi faceva vedere stelle.

Quando mi lasciò andare ero ansimante, il viso un disastro di rossetto sbavato, mascara colato, saliva. «Per favore, signora», rantolai subito, la voce rauca. «Usami. Scopami. Ti prego.»

Lei mi fece alzare e mi piegò a pancia in giù sul letto, le natiche alzate, il plug ancora dentro. Lo sfilò piano, lasciandomi un vuoto che mi strappò un lamento, poi posò il glande contro il mio buco e spinse tutto in un colpo solo. Urlai nel cuscino. Era enorme, calda, mi riempiva fino in fondo mentre le calze mi tenevano i polsi. Iniziò a scoparmi con spinte lunghe e profonde, le mani sui miei fianchi, le unghie che affondavano. «Di’ chi sei», gemé. «Di’ cosa sei mentre ti fotte la tua signora.»

«Il tuo sissy», singhiozzai. «La tua puttana vestita di pizzo. Solo tua. Per favore, signora, più forte… riempimi…»

Accelerò. Il suono umido delle cosce che sbattevano contro il mio culo, i suoi gemiti rochi, il mio cazzo che sbatteva inutilmente contro le lenzuola. Ogni spinta mi faceva piangere di piacere. Il mascara mi solcava le guance. Lei si piegò su di me, mi morse la spalla, e una mano scese a liberarmi il cazzo dalle mutandine solo abbastanza da stringerlo alla base. «Non venire. Non ancora. Prima lo specchio.»

Si ritrasse. Il vuoto mi fece tremare. Mi slegò i polsi solo per un attimo, abbastanza da farmi girare e risalire su di lei a cavalcioni al contrario, la schiena verso il suo petto, poi me li rileyò davanti. Mi sedetti sul suo cazzo, scendendo piano finché non fui pieno di nuovo. Davanti a noi, sullo specchietto che aveva appoggiato contro la parete, mi vidi: labbra rosse sbavate, occhi neri di mascara e lacrime, seno falso assente ma il pizzo delle mutandine tirato di lato, il cazzo duro che sporgeva, il suo membro che scompariva nel mio culo a ogni salita e discesa. «Guarda», sussurrò contro il mio orecchio, una mano che mi stringeva un fianco e l’altra che iniziava a pomparmi il cazzo con ritmo lento e crudele. «Guarda il sissy che stai diventando. Guardati mentre mi cavalchi. Amalo.»

Mi mossi. Alzavo e ridiscendevo, le cosce che bruciavano, il plug di prima sostituito dalla sua carne calda e pulsante. Lei mi masturbava a tempo, il pollice che strofinava il glande ogni volta che scendevo. Mi vedevo nello specchio: un uomo d’affari ridotto a puttanella elegante, legato, truccatо, pieno, che saltava sul cazzo di una splendida donna trans di ventotto anni. Il piacere saliva da due direzioni, dal culo stretto e dal cazzo strofinato. «Per favore, signora», piansi, guardandomi. «Lasciami venire. Ti prego. Sono tuo. Amami così.»

«Vieni», ordinò. «Vieni sulla mia mano mentre ti guardo. E poi voglio venire io dentro di te guardandoti nello specchio.»

Esplosi. Spruzzi lunghi e densi mi uscirono a getti mentre lei mi pompava, macchiando le sue dita, il mio ventre, le mutandine. Il culo si strinse intorno a lei in spasmi incontrollabili. Lei gemé forte, spinse dal basso una, due, tre volte e scoppiò: getti caldi che mi riempirono, che traboccarono mentre continuavo a cavalcarla attraverso gli ultimi sobbalzi. Ci tenemmo così, sudati, tremanti, il cuore che batteva contro il cuore allo specchio.

Poi caddi di lato. Lei mi slegò del tutto, mi pulì con il panno umido con gesti lenti, delicati, mi sfilò le mutandine ma le tenne in mano come un trofeo. Fuori l’oblò il cielo iniziava a schiarirsi di un grigio tenue. L’alba. Il traghetto stava arrivando. Ci abbracciammo nudi sul letto stretto, il suo seno contro il mio petto, le dita che mi accarezzavano i capelli ancora umidi. Il sapore di rossetto e di sesso mi restava sulle labbra. Non era solo sesso. Era la porta che avevo tenuto chiusa per anni, finalmente spalancata.

Leilani mi baciò la tempia e sussurrò, la voce ancora roca di piacere: «Il traghetto attracca tra poco. Ma io non ho finito con te, amore. Voglio il tuo numero. Voglio vederti di nuovo a Milano, vestito come ti ho lasciato stanotte, e voglio sentirti chiedere “per favore, signora” anche a terra, nel mio letto, ogni volta che ti do il cazzo. Dimmi la verità adesso, senza paura: vuoi essere il mio sissy segreto anche quando scendiamo da questa nave, oppure questa notte finisce qui con l’alba?»

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