Doppio Appuntamento in Piscina
Laura guarda il marito mentre viene scopata dalla moglie.
Il sole del pomeriggio batteva sulla superficie della piscina dell’hotel, frantumandosi in migliaia di monete d’oro. Marco stava seduto sul bordo, gambe a mollo, e teneva lo sguardo fisso su Laura. Lei nuotava a rana lenta, il costume a due pezzi nero che le stringeva il culo tondo e le lasciava le tette pesanti quasi scoperte. Avevano trent’anni tutti e due, dieci di matrimonio, e quella vacanza al mare doveva essere solo riposo. Poi erano arrivati loro due.
Alessio e Davide. Amici di una sera, conosciuti al bar la notte prima: spalle larghe, addominali segnati, sorrisi da chi sa già di potersi prendere quello che vuole. Ora erano in acqua con Laura, ridendo troppo forte, troppo vicino. Marco sentì il primo colpo di quella vecchia eccitazione umiliante, quella che gli stringeva lo stomaco e gli faceva indurire il cazzo contro il tessuto del costume.
Laura si aggrappò al bordo accanto ad Alessio. Lui le passò una mano sulla schiena “per aiutarla a risalire”, ma le dita restarono un secondo di troppo sulla curva del fianco. Lei non si scostò. Anzi, girò la testa e rise, bocca aperta, denti bianchi, e lanciò a Marco uno sguardo che diceva tutto: ti piace, vero?
«Tuo marito è timido?» chiese Davide, la voce bassa e rauca, mentre si avvicinava dall’altra parte. L’acqua gli arrivava al petto e goccioline gli scorrevano tra i peli scuri.
«Marco osserva. Gli piace osservare», rispose Laura, e la frase le uscì come un rantolo dolce. Allungò una mano e toccò di sfuggita il bicipite di Davide, poi quello di Alessio, come se stesse scegliendo la frutta al mercato. «Veri pezzi d’uomo. A differenza di qualcuno che conosco.»
Marco arrossì fino alle orecchie. Il cazzo gli pulsava, traditore. Non disse niente. Bevve un sorso della birra tiepida che teneva in mano e restò lì, spettatore pagante del proprio matrimonio.
I quattro finirono al centro della vasca, dove l’acqua arrivava al petto. Qualcuno aveva portato calici di prosecco dal bar della piscina; le bollicine pungevano la lingua e scioglievano le ultime resistenze. Laura stava in mezzo ai due uomini. Ogni volta che rideva, il seno le sobbalzava e il costume scivolava di un millimetro. Alessio le mise una mano sul fianco, “per tenerla stabile”. Davide le sfiorò la coscia sotto l’acqua. Lei non protestò. Si strusciò indietro, il culo che premeva contro l’inguine di Alessio, e guardò Marco dritto negli occhi mentre lo faceva.
«Senti com’è duro», mormorò Alessio all’orecchio di lei, abbastanza forte perché Marco lo sentisse. «E non ho ancora fatto niente.»
Laura abbassò una mano sotto la superficie e toccò. Marco vide il movimento del braccio, vide gli occhi di lei che si socchiudevano. Il suo stomaco si rivoltò di vergogna e di lustro insieme. Il cazzo gli faceva male, stretto nel costume bagnato.
«Cazzo, Laura…», sospirò Davide quando fu il suo turno di essere toccato. «Tua moglie ha le mani da puttana, Marco. Lo sai?»
Marco annuì, la gola secca. «Lo so.»
Laura si voltò verso Alessio e lo baciò. Non un bacio leggero: lingua, denti, un gemito che uscì dalla gola di lei e si sparse sull’acqua. Poi si staccò, si girò verso Davide e fece lo stesso, ancora più famelica, tenendo gli occhi aperti e conficcati in quelli del marito. Le mani di entrambi gli uomini erano ormai sul suo corpo: una sul seno, a stringere la carne morbida fuori dal costume, l’altra sul culo, a premere le dita nella fessura attraverso il tessuto bagnato.
«Marco», disse Laura, la voce roca, le labbra lucide di saliva altrui. Si avvicinò al bordo dove lui sedeva, trascinandosi dietro i due. L’acqua le gocciolava tra le tette. «Vuoi vedermi scopata da loro? Dimmelo. Esplicito. Voglio sentirtelo dire mentre mi toccano.»
Il cuore di Marco batteva come un pugno chiuso. Guardò intorno: la piscina era quasi deserta a quell’ora, solo qualche ombrellone lontano, nessuno abbastanza vicino da capire cosa succedesse sotto la superficie. Laura gli prese una mano e se la portò sotto l’acqua, facendogli sentire quanto fosse dura la confusione di carne e tessuto contro il suo palmo – non il suo cazzo, ma quello di Alessio, premuto sulla pancia di lei.
«Dì di sì», lo incalzò lei. «Dimmi che vuoi vedermi piena di cazzo. Che vuoi restare a guardare mentre mi aprono.»
Marco sentì la faccia in fiamme. Il costume gli tendeva in modo obsceno. La voce gli uscì bassa, rotta: «Sì. Voglio vederti. Voglio che ti scopino. Tutti e due.»
Laura sorrise, soddisfatta, e si voltò di nuovo verso gli uomini. Si strusciò di più, una gamba che si apriva intorno alla coscia di Davide, il bacino che ondeggiava contro Alessio. Li baciò a turni, più a fondo, con piccoli suoni umidi. Le loro mani le calarono i copricapezzoli del costume; i capezzoli scuri, già duri, vennero presi tra le dita e stropicciati finché lei non gemette contro la bocca di Davide.
«Brava puttana», mormorò Alessio, e le morse la spalla. «Tuo marito sta a guardare col cazzo duro. Lo vedi? Sta godendo di questa umiliazione.»
Marco non poteva negarlo. Ogni parola gli entrava sotto la pelle come una lama calda. Guardava le mani grandi di Davide che scendevano nel costume di Laura, le dita che sicuramente le stavano già sfiorando la fica bagnata. Lei allargò un poco le cosce e sospirò, la testa buttata all’indietro contro il petto di Alessio.
«È già gonfia», riferì Davide a voce alta, rivolto a Marco. «Fradicia. Si sta preparando da sola per noi. Vuoi assaggiare quanto è pronta, cornuto?»
Laura rise, un suono basso e cattivo. Tolse la mano di Davide e si avvicinò di nuovo al marito. Si sollevò un poco sull’acqua, abbastanza da fargli vedere il costume tirato da una parte, le labbra rosa e lucide della figa, una striscia di pelo curato. Prese due dita di Marco e se le spinse dentro, lente, profonde. Era bollente, stretta, scivolosa.
«Senti», sussurrò. «È per loro. Ma tu lo sai. Tu sei qui solo per guardare e per soffrire col cazzo duro mentre mi riempiono. È quello che vuoi, vero?»
Marco annuì di nuovo, le dita ancora dentro di lei, sentendo le pareti che gli si contraevano intorno. Quando le ritirò, erano lucide. Laura le portò alla bocca di Alessio; lui le leccò senza esitazione, tenendo lo sguardo su Marco.
La tensione era diventata una corda tesa. Nessuno parlava più di “forse” o di “gioco”. Laura si faceva toccare apertamente: una mano le premeva un seno, l’altra le massaggiava il clitoride sotto il costume. Si strofinava contro i due cazzi duri che le premevano ai fianchi, un bacino e l’altro, lasciando che i tessuti scivolassero e che la carne nuda sfiorasse la carne nuda. Baciava Alessio mentre Davide le leccava il collo; poi invertiva, sempre con quegli occhi conficcati in Marco, sempre con quel sorriso da chi sta per ottenere esattamente ciò che ha chiesto.
«Stasera», disse finalmente lei, la voce un filo di miele sporco. «In camera. O qui, se riusciamo a non farci beccare. Voglio entrambi. Uno in figa e uno in bocca. E tu, amore… tu siederai sulla sedia e guarderai. Magari ti lascerò venire alla fine, se ti sei comportato bene. O magari no.»
Alessio ridacchiò e le diede uno schiaffo leggero sul culo, il suono smorzato dall’acqua. «Portala su, Davide. Voglio assaggiarle le tette fuori dall’acqua un secondo.»
Si spostarono verso i gradini meno esposti, dove una siepe di oleandro dava un minimo di riparo. Laura si lasciò sollevare a metà. Alessio le tirò giù la parte superiore del costume; i seni pesanti saltarono fuori e lui ci affondò la faccia, succhiando un capezzolo forte, mentre Davide le teneva i fianchi e le stropicciava il culo. Marco restò dove era, il cuore in gola, il cazzo che gli schizzava precome contro il costume. Guardava la moglie gemere a bocca aperta, le mani nei capelli di Alessio, e sentiva ogni briciola di dignità sciogliersi in un piacere denso, degradante, assolutamente consensuale.
Laura si staccò un attimo, ansimante, le labbra gonfie. Guardò il marito e gli fece un gesto col mento.
«Togliti il costume. Voglio vedere quanto sei duro mentre mi preparano. Fallo.»
Marco esitò solo un secondo. Poi, con le mani che tremavano di vergogna e di bisogno, scese in acqua e calò il costume. Il cazzo gli balzò fuori, rosso, venato, gocciolante. Laura sorrise, soddisfatta, e si fece spingere di nuovo tra i due corpi muscolosi.
«Bravo cornuto», sussurrò. «Resta così. Guarda. Fra poco ti farò vedere com’è quando mi aprono per davvero.»
Davide le abbassò del tutto il pezzo di sotto del costume. L’acqua gli arrivava ancora alle cosce; la figa di Laura era lì, esposta, le labbra aperte e lucide. Alessio le mise due dita dentro senza preamboli, spingendole fino in fondo, e lei gettò la testa indietro con un gemito lungo. Marco non riusciva a distogliere lo sguardo. Ogni spinta delle dita, ogni suono bagnato, ogni “cazzo sì” che usciva dalla bocca di sua moglie gli entrava dritto nei coglioni.
«È pronta», annunciò Alessio. «Stretta ma pronta. Vuoi il primo assaggio tu o lo lascio a Davide?»
Laura rispose al posto di tutti, guardando ancora Marco: «Tutti e due. Uno dopo l’altro. E lui resta a guardare finché non dico io. Capito, amore? Questa è solo l’antipasto.»
Il sole continuava a battere. L’acqua si muoveva in cerchi lenti intorno ai loro corpi. Il cazzo di Marco pulsava a vuoto, ignorato, mentre le mani di due sconosciuti preparavano sua moglie sotto i suoi occhi. La tensione non si era sciolta: si era solo fatta più spessa, più scura, pronta a rompersi nella stanza d’albergo o in un angolo più riparato della terrazza, non appena qualcuno avesse avuto il coraggio di fare il passo successivo.
Laura si stava già facendo alzare di peso da Davide, le gambe intorno ai fianchi di lui, il costume abbandonato da qualche parte sul bordo. Alessio la seguiva, una mano ancora sul seno di lei. Marco li seguì a sua volta, nudo dalla vita in giù sotto l’acqua, rosso in viso, il cuore che batteva come un tamburo di resa, e la certezza ferrea che quella sera non avrebbe fottuto nessuno – avrebbe solo guardato, e sofferto, e goduto di ogni secondo.
Si spostarono dietro la siepe di oleandro, dove un angolo della piscina formava un privé naturale: acqua bassa, mattonelle calde, ombra densa. Nessuno li vedeva. Laura scese dalle braccia di Davide, nuda, le tette pesanti ancora lucide di saliva e gocce. Si piegò in avanti, mani sul bordo in cemento, il culo alto e tondo offerto come un invito. Alessio non aspettò. Si calò il costume, tirò fuori un cazzo grosso, venato, già gocciolante, e glielo spinse dritto in figa con una spinta secca che le fece schiacciare le tette contro la pietra.
«Cazzo, sì… aprila», gemette Laura, la voce già rotta. Alessio le afferrò i fianchi e la scopò selvaggio, pelle contro pelle, il suono umido e sordo dei bacini che sbattevano. Ogni spinta le faceva ondeggiare il seno, le strappava un rantolo. Davide si mise davanti a lei, il suo cazzo altrettanto lungo e scuro, e le prese i capelli. Laura aprì la bocca avida, ci infilò dentro tutto, le labbra che si stiravano, la lingua che leccava la base mentre Alessio la martellava da dietro.
Marco stava a un metro, nudo dalla vita in giù, il cazzo rosso e duro che gli pulsava dimenticato. Guardava. Vedeva il cazzo di Alessio sparire e riapparire lucido di succhi di Laura, vedeva le guance di lei scavarsi intorno a quello di Davide, saliva che gli colava sul sacco. Si toccò. Una mano lenta, quasi vergognosa, mentre il cuore gli batteva in gola.
Laura si staccò un attimo dal cazzo in bocca, fili di bava che le pendevano dal mento. Guardò il marito dritto negli occhi, ansimando sotto le spinte.
«Li vedi, cornuto? Quanto sono grossi. Quanto mi riempiono meglio di te. Il tuo è un ditino al confronto. Guarda come mi aprono… ah, cazzo, così!»
Alessio accelerò, schiaffi secchi sul culo che le lasciavano segni rossi. «Tua moglie è una troia famelica, Marco. Senti come tiagna. Sta già venendo sul mio cazzo.»
Laura urlò, le cosce che le tremavano, la figa che si contraeva visibilmente intorno all’asta di Alessio. Poi si spinsero oltre. Davide si sdraiò sull’acqua bassa, spalle contro il bordo. Laura gli si arrampicò sopra, gli infilò il cazzo in figa con un gemito lungo, scese fino in fondo. Alessio le si mise dietro, le spalancò le natiche, sputò sulla strettissima ruga del culo e spinse. Lenta, crudele, fino a che il glande scomparve, poi l’asta intera. Laura gettò la testa indietro, bocca aperta, un urlo rauco che si spezzò in singhiozzi di piacere.
«Tutti e due… dentro… cazzo sì, riempitemi!»
La doppia penetrazione la scosse come un’onda. Davide spingeva dal basso, Alessio dall’alto, i due cazzi che la stiravano, che le sfregavano l’uno contro l’altro attraverso la sottile membrana. Lei li cavalcava e li prendeva insieme, tette che ballavano, unghie conficcate nella schiena di Davide. Ogni botta le faceva uscire un «più forte… più grosso… meglio di mio marito».
Marco si era avvicinato ancora, il viso a pochi centimetri dal punto dove i due uomini sparivano dentro sua moglie. Si segava con rabbia, le palle tirate, precome che gli filava sulle dita. Laura lo vide e rise, un suono sporco e trionfante mentre veniva di nuovo, il corpo scosso da crampi.
«Guarda, amore. Guarda come mi fottono. I loro cazzi mi arrivano dove il tuo non arriva mai. Sono più duri, più lunghi, mi fanno squirtare. Tu sei solo un pezzo di merda che sta a guardare col cazzo in mano. Dillo. Dillo che ti piace essere umiliato.»
«Mi… mi piace», rantolò Marco, la voce strozzata. «Siete più bravi. Più grossi. Scopatela… scopatele il culo e la figa…»
Alessio gli diede uno schiaffo leggero sulla guancia con la mano libera, ridendo. «Bravo cornuto. Resta a leccare le briciole.»
Continuarono così per minuti che sembravano ore. Laura veniva una terza volta, urlando, il culo e la figa che si stringevano a ritmo intorno ai due membri. Poi Alessio tirò fuori, le aprì la bocca con due dita e le sparò la sborra dritta sulla lingua e sulle labbra, getti spessi e caldi. Davide la sollevò appena, le sparò dentro la figa, spingendosi a fondo, riempiendola finché il bianco le colò fuori, scivolando lungo le cosce e mescolandosi all’acqua. Laura leccò tutto quello di Alessio, lo succhiò pulito, poi si voltò e prese in bocca anche Davide per gli ultimi getti, deglutendo con avidità, il mento lucido.
I due uomini si staccarono, ansimanti, sorrisi larghi e sazi. Si rimisero i costumi alla meno peggio, si scambiarono un’occhiata e si allontanarono ridendo, lasciando Laura nuda e gocciolante di sborra sul bordo. «Alla prossima, puttana. E porta il cornuto pure allora.»
Laura restò in ginocchio nell’acqua bassa, il respiro ancora corto. Si girò verso Marco, lo afferrò per i capelli e lo baciò a fondo, spingendogli la lingua in gola carica del sapore di entrambi. Poi lo trascinò più giù, gli fece leccare le tette ancora sporche di sborra, le gocce che gli scendevano sul petto. Lo costrinse a scendere ancora, a spingere la faccia tra le cosce, a leccare la figa piena e colante, a succhiare fuori i resti caldi di Davide mentre lei gli teneva la testa premuta.
«Lecca tutto, amore. Pulisci la tua puttana. Senti com’è piena… com’è usata.»
Marco leccava, la lingua che raccoglieva il salato denso, il cazzo che gli schizzava ancora contro la pancia, vicino a venire senza toccarsi. Laura gli sussurrò all’orecchio, la voce bassa e cattiva mentre lui le puliva il culo e la figa:
«La prossima volta ti lego alla sedia. Polsi e caviglie. Così guardi meglio, senza poterti toccare. Ti farò stare lì ore mentre mi fanno a pezzi. Sei già pronto, vero? Pronto per un altro doppio appuntamento?»
Marco annuì contro la carne di lei, umiliato, eccitato, il corpo che tremeva. Stava per rispondere, stava per dirle di sì, di legarlo subito, quando un rumore secco li interruppe. Passi. Una voce femminile, troppo vicina, oltre la siepe:
«Scusate… la direzione ha chiuso la piscina per manutenzione, dovete… oh.»
Una giovane addetta dell’hotel, vassoio in mano, si era fermata a due metri, occhi spalancati su Laura nuda e gocciolante di sborra, su Marco ancora inginocchiato con la faccia lucida tra le cosce di lei.
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