Mascherata di Vapori
Marco guarda impotente mentre Brigitte si fa scopare duro da Barrett alla mascherata veneziana.
La nebbia dolce e densa di Mascherata di Vapori gli entrava già nei polmoni mentre Marco offriva il braccio a Brigitte sul ponte di legno umido. Aveva ventotto anni lei, il corpo stretto in un corsetto di velluto bordeaux che spingeva in fuori le tette morbide e lasciava scoperto il solco profondo tra le cosce a ogni passo. La maschera di merletto nero le copriva solo gli occhi; la bocca restava nuda, lucida di rossetto scuro, già socchiusa come se aspettasse qualcosa di sporco. Marco, devoto fino all’osso e da mesi incapace di darle un cazzo duro che durasse più di pochi secondi, sentiva il cuore battergli in gola. Quella sera l’avevano deciso insieme, nudi nel letto dopo l’ennesimo fallimento: lui avrebbe guardato, lei avrebbe preso un altro, e il suo posto di marito cuckold sarebbe diventato ufficiale.
Le sale del palazzo veneziano erano un labirinto di specchi appannati e tende di seta. La nebbia profumata—muschio, vaniglia e qualcosa di più peccaminoso che faceva pulsare l’inguine—riempiva ogni angolo. Uomini e donne mascherati si sfioravano, si palpavano, si facevano scopare piano contro le colonne. Brigitte premeva la coscia contro quella di Marco e sussurrò:
«Ricordati: stasera mi guardi. Non intervieni. Mi eccita da morire saperti lì, molle e arrapato mentre un altro mi usa.»
Lui annuì, la gola secca. Poi lo vide.
Barrett era alto almeno una spanna più di Marco, spalle larghe sotto il mantello nero, maschera d’oro che lasciava libere solo la bocca sottile e il mento rasato. Si avvicinò senza chiedere permesso, gli occhi chiari che bruciavano dietro le fessure. Brigitte non distolse lo sguardo. Al contrario, inclinò il collo e rise bassa quando l’uomo le prese il polso e se lo portò alle labbra.
«Questa è mia moglie», disse Marco, la voce più debole di quanto volesse.
Barrett non gli rispose. Guardò solo Brigitte.
«Vuoi ballare, cortigiana?»
«Voglio molto di più», rispose lei, e si lasciò trascinare sulla pista.
Marco li seguì come un cane. La musica era lenta, bastarda, fatta di archi e respiri. Barrett strinse Brigitte contro il bacino; il mantello si aprì abbastanza da far vedere il profilo grosso e già teso del cazzo contro il panno scuro. Lei ci si strofinò sopra senza vergogna, le mani che gli salivano sul petto, le tette che schiacciava contro di lui. Marco sentì le palle tirarsi, il proprio cazzo piccolo e semimolle che tentava una rezione patetica. La umiliazione gli bruciava le guance e allo stesso tempo gli mandava scosse dritte al perineo.
Quando Barrett le affondò la lingua in bocca, Marco dovette mordersi il labbro per non gemere. Il bacio era possessivo, umido, profondissimo: la vide succhiare quella lingua come se fosse già un cazzo, le mani di lui che scendevano e le palpavano il culo a piene mani, sollevandole la gonna di pizzo fino a mostrare le chiappe nuda e la stringa sottile infilata tra le labbra già lucide. Lo faceva davanti a tutti. Davanti a lui.
Brigitte staccò le labbra, si voltò verso il marito con gli occhi velati di piacere e gli sussurrò, abbastanza forte da farsi sentire anche da Barrett:
«Voglio che mi guardi mentre lui mi prende. Voglio che veda come mi si apre la figa per un cazzo vero. Seguici.»
Barrett sorrise appena, un ghigno da predatore, e li guidò verso un’alcova laterale protetta da tende pesanti di damasco rosso. Dentro c’erano un divano basso, candele e lo stesso vapore afrodisiaco che sembrava leccare la pelle. Marco restò in piedi vicino al muro, le mani che tremavano. Brigitte si voltò verso di lui un’ultima volta, gli soffiò un bacio e poi si inginocchiò davanti a Barrett senza esitazione.
Le dita veloci sbottonarono i pantaloni dell’uomo. Il cazzo di Barrett saltò fuori grosso, pesante, venato, già gocciolante: quasi il doppio di quello di Marco, la glande scura e lucida. Brigitte ci sputò sopra con gusto, poi lo ingoiò. La gola le fece un rumore umido e volgare mentre spingeva fino a sentirsi le palle sul mento. Barrett le afferrò i capelli e iniziò a scoparle la bocca a spinte lente e profonde.
«Brava puttana mascherata», borbottò lui. «Tuo marito ha un cazzetto da bambino, eh? Guarda come lo succhi tutto.»
Marco si toccò sopra i pantaloni, mortificato e durissimo di un’erezione che arrivava solo così, da spettatore. Brigitte tirò fuori il cazzo dalla bocca, un filo di bava che le collegava il labbro inferiore alla glande, e guardò il marito mentre leccava dal glande fino alle palle.
«È enorme, amore. Sapore forte. Non riesco a chiudere le dita intorno.»
Poi Barrett la sollevò come una bambola, la piegò a pecorina sul divano e le strappò via la stringa. La figa di Brigitte era gonfia, sgocciolante, le labbra aperte che già cercavano. Lui ci spalmò la glande sopra, su e giù, poi affondò d’un colpo solo. Il gemito di lei fu acuto, rotto.
«Oh cazzo—è molto più grosso del tuo, amore. Mi stira tutta… sì, così, spingi forte…»
Barrett le diede botte secche e profonde, le mani che le spalancavano le chiappe per far vedere a Marco ogni centimetro che spariva dentro quella figa sposata. Il suono era obsceno: pelle contro pelle, succhi di fica, i gemiti di Brigitte che chiamava il marito per nome solo per umiliarlo meglio.
«Marco… guardami… guardami mentre mi faccio sfondare… la mia figa non tornerà più come prima…»
Marco si era abbassato i pantaloni. Il suo cazzo piccolo palpitava rosso mentre si masturbava con la mano tremante nell’angolo. Barrett lo notò e rise.
«Continua a segarti, cornuto. Guarda come ti riempio la moglie. Questa figa è mia stasera. Dille quanto sei contento di essere un cuck.»
«Lo sono», raucò Marco, la vergogna che gli faceva lacrimare gli occhi e il piacere che gli stringeva le palle. «Sono il tuo cornuto… fottila…»
Barrett la girò di scatto in missionario, le gambe di Brigitte spalancate sulle sue spalle. La maschera d’oro non si era mossa; solo la bocca lavorava, e quella bocca le morsicò un capezzolo mentre il cazzo riprendeva a martellare. Brigitte si teneva ai bordi del divano, le tette che ballavano a ogni botta, e fissava Marco.
«Vieni qui. Più vicino. Voglio che veda il cazzo che mi esce e mi rientra.»
Marco obbedì, a mezzo metro da loro, la mano che non smetteva di pomparsi. Barrett accelerò, i colpi che facevano sbattere le palle pesanti sul culo di lei, poi si sfilò e le sparò il primo carico dritto in faccia. Sborra calda e densa le schizzò sulla maschera, sulle labbra, sul mento, una striscia che le colò tra le tette. Brigitte la leccò con la lingua lunga, ne prese altra dal labbro e la mostrò al marito prima di risucchiarla.
«Sapore di uomo vero», mormorò.
Non finì lì. Barrett si stese sul divano e la fece salire a cavalcioni. Brigitte si infilò da sola quel monumento di cazzo, scese fino in fondo con un urlo strozzato e cominciò a saltare. Le cosce le sbattevano, il clitoride strofinava contro la base a ogni discesa, e la nebbia intorno a loro sembrava più spessa, più calda. Barrett le slacciò del tutto il corsetto; le tette libere gli picchiavano sul petto mentre lui le parlava contro la bocca, guardando Marco.
«Tua moglie squirtà sul cazzo di un altro stasera, cornuto. Sei d’accordo, vero? Diglielo.»
«Sì… sì, faló squirtare… usala…»
Brigitte andava sempre più veloce, i gemiti che si facevano acuti e disperati. «Marco—sto venendo—sto venendo sul suo cazzo grosso—aah!»
Un getto caldo le scoppiò dalla figa, schizzi chiari che bagnarono il ventre e le cosce di Barrett e gocciolarono sul divano. Lei continuò a cavalcare attraverso l’orgasmo, la figa che si contraeva a spasmi visibili intorno a quel cazzo che non le dava tregua. Barrett le diede ancora una scarica dentro, gemendo basso, riempiendola finché la sborra iniziò a uscire ai lati a ogni spinta.
Quando finalmente si fermarono, ansimanti, Brigitte restò impalata ancora un momento, poi si sollevò. Un filo denso di seme le colò lungo la coscia interna. Si chinò su Barrett e lo baciò con passione sporca, mescolando saliva e sborra sulle lingue, la maschera di lui che si macchiava. Poi, le gambe ancora tremanti, camminò verso Marco.
Gli prese i capelli con dolcezza crudele e gli premette il volto contro la figa colante.
«Lecca, tesoro. Pulisci quello che lui mi ha lasciato. Tutta.»
Marco obbedì. La lingua gli affondò tra le labbra gonfie, il sapore amaro e salato della sborra di un altro uomo mescolato ai succhi di lei. Leccó, succhiò, ingoiò mentre Brigitte gli accarezzava i capelli e gli sussurrava all’orecchio, la voce ancora rauca di piacere:
«Questa è la nostra nuova vita, tesoro. Stasera è solo l’inizio. Barrett non ha finito con me… e tu resterai a guardare ogni volta che te lo ordinerò. Sei il mio bellissimo cornuto. Dillo.»
«Sono il tuo cornuto», ripetè Marco contro la figa bagnata, il cazzo che gli pulsava dimenticato in mano, l’umiliazione e l’eccitazione fuse in un unico bruciore dolce.
Dietro di loro Barrett si era già rialzato, si era sistemato il cazzo ancora lucido di loro due e sistemava la maschera d’oro. Il sorriso soddisfatto si intravedeva appena. Pose una mano possessiva sulla natica di Brigitte, le dita che sparivano di nuovo tra le chiappe per spingere indietro un po’ di sborra che stava uscendo.
«La notte è lunga», disse con calma. «E ci sono altre stanze. Altre cose che voglio farle mentre tu stai in ginocchio a guardare, Marco.»
Brigitte rise bassa, si chinò a baciare la fronte sudata del marito e poi gli leccò una traccia di sborra dal labbro superiore.
«Alzati. Sistemati. Non abbiamo ancora finito di umiliarti come meriti… e come hai chiesto. Vieni.»
La nebbia di vapori li avvolse di nuovo mentre uscivano dall’alcova. Dalla sala grande arrivavano gemiti più forti, risa, il suono umido di altri corpi. Barrett camminava davanti con passo sicuro, Brigitte al suo fianco con la gonna ancora alzata su un fianco e la sborra che le luccicava sulla coscia, e Marco dietro di loro, il cuore martellante, il cazzo dolorante, già consapevole che la mascherata era solo all’inizio e che il suo posto—in ginocchio, a guardare, a leccare—era appena stato sigillato per il resto della notte.
La nebbia li riavvolse appena oltre le tende di damasco, densa e dolce come un alito caldo sulla pelle nuda. Barrett camminava davanti senza voltarsi, il mantello nero che oscillava sulle spalle larghe, la maschera d’oro che catturava i riflessi delle candele. Brigitte gli stava al fianco, la gonna ancora sollevata su un fianco così che chiunque potesse vedere la striscia lucida di sborra che le scendeva lungo la coscia interna, goccia dopo goccia. Marco li seguiva a due passi, il cazzo piccolo ancora fuori dai pantaloni, rosso e pulsante, le palle tese dal bisogno di venire che non osava concedersi. Ogni passo sul legno umido gli ricordava il sapore amaro ancora in bocca, la figa di sua moglie aperta e colante che aveva leccato come un cane.
Nella sala successiva gli specchi appannati moltiplicavano i corpi. Coppie e triad si sfioravano, si scopavano contro le colonne di marmo, gemiti bassi che si mescolavano al profumo di muschio e figa bagnata. Barrett si fermò vicino a una fontana di pietra da cui saliva vapore più denso, prese Brigitte per la nuca e la piegò in avanti sul bordo umido. Lei obbedì subito, le tette che pendevano libere dal corsetto slacciato, le chiappe spalancate. Senza una parola lui le spinse di nuovo il cazzo grosso dentro la figa ancora piena della sua stessa sborra. Il suono fu umido, schioccante, obsceno. Brigitte gemé forte, la testa gettata indietro, e guardò Marco dritto negli occhi mentre veniva sfondata di nuovo.
«Vieni qui, cornuto», ordinò Barrett con voce calma, quasi indifferente. «Tienile le chiappe aperte. Voglio che veda ogni centimetro che le entra. E non ti azzardare a toccarti finché non te lo dico.»
Marco si avvicinò tremando, le mani che le afferrarono le natiche morbide e le aprirono. Vide il cazzo di Barrett sparire e riemergere lucido di sborra e succhi, le labbra della figa di Brigitte stirate intorno a quella grossazza, rosse e gonfie. Ogni spinta faceva uscire un filo bianco che gli colava sulle dita. L’odore era forte, maschio e femmina mescolati. Brigitte ansimava, la voce rotta:
«Più forte… cazzo, sì… Marco, senti com’è piena? Il tuo cazzetto non arriva nemmeno a metà… aah… stai guardando bene? Voglio che ti segnino nella mente queste immagini…»
Barrett accelerò, le palle che sbattevano contro le dita di Marco, il ritmo crudele. «Parla, cuck. Dimmi quanto ti piace tenere aperta la figa di tua moglie per un cazzo vero.»
«Mi piace…» raucò Marco, la gola stretta, il cazzo che gli salivava precome sulla punta. «Mi piace vederti usarla… riempila di nuovo… sono solo il cornuto…»
Brigitte rise, un suono basso e sporco, e spinse indietro il bacino per prendere ancora più a fondo. «Sborrami di nuovo dentro, Barrett. Voglio che Marco lecca di nuovo mentre esce… voglio che assaggi quanto sei grosso rispetto a lui…»
Barrett non ci mise molto. Con un grugnito basso affondò fino in fondo e scaricò, le anche che si contrassero a scatti mentre pompava un’altra carica densa nella figa già piena. Quando si sfilò, un getto spesso le colò subito fuori, bianco e filante, e cadde sulle scarpe di Marco. Brigitte restò piegata, ansimante, e girò la testa verso il marito.
«In ginocchio. Subito. Pulisci.»
Marco obbedì, le ginocchia sul pavimento umido, e spinse la faccia tra quelle chiappe. La lingua gli entrò nella figa calda e aperta, leccando sborra fresca e succhi di lei, inghiottendo tutto mentre Barrett lo guardava dall’alto con un sorriso sottile. Brigitte gli premette la nuca più a fondo, dondolando i fianchi sulla sua bocca.
«Bravo cagnolino… succhia tutto… ah, sì, così… senti com’è cremosa adesso? È tutta per te da pulire, tesoro. Il tuo unico compito.»
Quando finalmente la lasciò alzarsi, la faccia di Marco era lucida di sborra e saliva. Barrett gli diede un colpetto leggero sulla guancia con il cazzo ancora semi-duro, poi lo rinfoderò senza fretta. «Andiamo più in là. C’è una stanza con specchi. Voglio che lei si veda mentre la monto di nuovo, e che tu stia proprio di fronte a riflettere la tua faccia da cornuto.»
Attraversarono un corridoio stretto dove la nebbia era quasi solida. Una donna mascherata li sfiorò di passaggio, le dita che scivolarono sulla coscia nuda di Brigitte e raccolsero un po’ di sborra rimasta, portandosela alle labbra con un sorriso. Brigitte non si scompose; anzi, le fece l’occhiolino. Marco sentì un’altra ondata di umiliazione bruciare più in basso delle palle. La sua moglie era esposta, usata, e a lui piaceva da morire.
La stanza degli specchi era tappezzata di lastre appannate dal vapore. Un letto basso al centro, candele ovunque. Barrett spinse Brigitte sul materasso e le fece aprire le gambe larghe, i piedi piantati ai bordi. Poi si tolse del tutto il mantello: corpo muscoloso, petto largo, il cazzo che tornava a irrigidirsi mentre la guardava. «Spogliala tu, Marco. Toglile tutto. Voglio vederla nuda e aperta solo per me.»
Le mani di Marco tremavano mentre sfilava la gonna, il corsetto ormai inutile, le scarpe. Restò solo la maschera di merletto sugli occhi di Brigitte e il rossetto sbavato. La figa era un pasticcio lucido, labbra gonfie, clitoride scoperto e duro. Barrett si chinò e ci sputò sopra, poi ci strofinò la glande, su e giù, senza entrare ancora.
«Guarda negli specchi, cornuto. Guarda la tua faccia mentre ti fotto la moglie. E tu, puttana, dimmi quanto sei stretta ancora dopo due cariche.»
Brigitte si voltò verso i riflessi molteplici: lei aperta, Barrett sopra, Marco in piedi a lato con il cazzetto in mano che non toccava. «Sono ancora stretta… ma mi stiri di più ogni volta… entra. Voglio che Marco veda la mia figa ingoiarti di nuovo…»
Barrett affondò lento questa volta, centimetro dopo centimetro, facendo vedere nello specchio come le labbra di lei si aprissero intorno a lui. Brigitte gemé lungo, le unghie che si conficcavano nelle lenzuola. «Cazzo… è così grosso… Marco, toccami le tette mentre mi scopa. Pizzicami i capezzoli. Fatti utile, amore.»
Marco obbedì, le dita che le torcevano i capezzoli duri mentre Barrett iniziava a spingere forte, il letto che scricchiolava. Ogni botta faceva ballare le tette di Brigitte, faceva uscire un suono bagnato dalla figa. Lei guardava gli specchi, poi il marito, gli occhi velati.
«Più veloce… usami come una troia di strada… Marco, guarda come mi viene la sborra fuori a ogni colpo… aah… sto per squirtare di nuovo…»
Barrett le afferrò le caviglie e le piegò fino alle spalle, martellando in profondità. «Squirtami addosso, puttana. Infaccia a tuo marito. E tu, cuck, resta fermo. Non venire. Se sborri prima che te lo dica, ti faccio leccare il pavimento.»
Brigitte scoppiò con un urlo acuto, un getto chiaro che schizzò sul ventre di Barrett e finì sulle cosce di Marco. Continuò a contrarsi, la figa che succhiava il cazzo grosso a spasmi. Barrett non si fermò; la scopò attraverso l’orgasmo finché non scaricò lui stesso, la terza carica, spingendola ancora più a fondo, tenendosi dentro mentre lei ansimava e singhiozzava di piacere.
Quando si sfilò, la sborra uscí a fiotti. Barrett si alzò, prese Marco per i capelli e lo costrinse a chinarsi di nuovo. «Lecca. Tutto. E questa volta ingoia senza lasciare tracce. Voglio che lei sia pulita per il prossimo giro… e ci sarà un prossimo giro. Forse le prendo pure il culo stasera. Ti piacerebbe, vero, cornuto? Vedere la tua moglie che prende cazzo nel culo mentre tu stai a guardare con la faccia piena di sborra?»
Marco leccò avidamente, la lingua che si spingeva dentro, il sapore sempre più forte, l’umiliazione che gli faceva pulsare il cazzo dimenticato. Brigitte gli accarezzò i capelli sudati, la voce rauca:
«Sì… diglielo che ti piace. Digli che vuoi vedermi prendere anche lì… che sei pronto a restare in ginocchio tutta la notte…»
«Lo voglio», mormorò Marco contro la figa. «Voglio vederti prendere il culo… voglio leccare dopo… sono il tuo cornuto… usami come vuoi…»
Barrett rise basso, sistemandosi di nuovo il cazzo lucido. «Bene. Allora alziamoci. C’è ancora la sala dei fumi più densi, e ho voglia di farla cavalcare di nuovo mentre tu le tieni le caviglie. E dopo… vedremo quanto resiste il suo culo. La notte è lunga, Marco. E io non ho ancora finito di riempirla sotto i tuoi occhi.»
Brigitte si alzò sulle gambe tremanti, raccolse un po’ di sborra dal proprio ventre con due dita e le porse alle labbra di Marco. Lui le succhiò senza esitazione. Lei lo baciò poi, sporca e profonda, condividendo il sapore, e sussurrò contro la sua bocca:
«Andiamo, amore. Seguici. Stasera ti umilio finché non piangi di eccitazione… e Barrett mi fotterà dove e come vuole. Non smettere di guardare. Mai.»
Uscirono di nuovo nella nebbia, Barrett che teneva Brigitte per il polso come una proprietà, Marco che zoppicava dietro con il cazzo dolorante e la faccia ancora lucida. Dai corridoi arrivavano già altri gemiti, altre promesse. La mascherata continuava, e il posto di Marco — in ginocchio, a leccare, a guardare — era appena diventato più basso, più sporco, più definitivo.
La nebbia dei fumi più densi li avvolse come una coperta calda e umida appena oltre l’arco di pietra. L’aria sapeva di vaniglia bruciata e di sesso antico; ogni respiro faceva pulsare l’inguine. Barrett spinse Brigitte verso un’ampia chaise longue di velluto scuro al centro della stanza, circondata da bracieri che vomitavano vapore bianco. Lei ci si sdraiò senza resistenza, le gambe già aperte, la figa ancora lucida e gonfia delle cariche precedenti. Marco restò in piedi a due passi, il cazzo piccolo che gli batteva contro la coscia, rosso e trascurato, le palle pesanti dal bisogno di sparare che non gli era ancora concesso.
«Tienile le caviglie», ordinò Barrett con voce bassa. «Aprila bene. Voglio che veda tutto mentre la faccio cavalcare.»
Marco obbedì. Le dita gli tremavano mentre afferrava le caviglie lisce di sua moglie e le sollevava, spalancandole fino a farle male un po’. Brigitte gemette di pure eccitazione, guardando il marito negli occhi. Barrett si sistemò sotto di lei, il cazzo grosso già di nuovo di pietra, venato e gocciolante. Lei si abbassò da sola, afferrandolo alla base e infilandoselo centimetro dopo centimetro. Il suo urlo fu rauco, rotto; la figa si stirò visibilmente intorno a quella monumento, inghiottendolo fino alle palle con un suono schioccante e cremoso.
«Cazzo… è ancora più grosso adesso che sono piena… Marco, senti? Senti come mi apre?» ansimò lei, iniziando a saltare. Le tette le ballavano libere, i capezzoli duri e scuri. Ogni discesa faceva uscire un filo di sborra vecchia mescolata ai suoi succhi che colava sulle palle di Barrett e poi sulle dita di Marco che tenevano ferme le caviglie. L’odore era animale, forte, maschio e femmina fusi. Marco sentiva il cuore martellargli in gola e il proprio cazzetto salivare precome incontrollato. L’umiliazione gli bruciava le guance ma gli stringeva le palle in un piacere malato, dolce e sporco.
Barrett le afferrò i fianchi e iniziò a spingere dal basso, incontrando ogni salto con una botta secca che faceva sbattere le palle contro il culo di lei. «Guarda tuo marito, puttana. Digli quanto ti stai godendo un cazzo vero mentre lui ti tiene aperta come una troia da bordello.»
Brigitte rise, la voce spezzata dai gemiti. «Lo sto godendo da morire… il tuo cazzo mi arriva dove il suo non ha mai toccato… aah, sì, così… Marco, stai guardando bene la mia figa che lo mangia tutto? Sono la tua puttana sposata e lui mi sta sfondando… più forte, Barrett, usami…»
Marco teneva stretto, le unghie che lasciavano segni rosati sulla pelle di lei. Dentro di sé pensava solo a quanto fosse perfetta quella visione: sua moglie impalata, sudata, la maschera di merletto ormai storta, la bocca aperta che gemava il nome di un altro. Il suo posto era lì, a tenere le caviglie, a non toccarsi, a leccare dopo. «Sei bellissima così», raucò lui. «Fottitela… riempila di nuovo… sono solo il cornuto…»
Barrett accelerò. Le spinte diventarono brutali, profonde, il vapore che si attaccava ai loro corpi come saliva. Brigitte cominciò a squirtare senza preavviso: un getto caldo e chiaro le esplose dalla figa, bagnando il ventre di Barrett e schizzando fino al petto di Marco. Lei continuò a cavalcare attraverso le contrazioni, la figa che succhiava e spasimava visibilmente intorno al cazzo grosso. «Sto venendoooo—sul cazzo di un altro—Marco guardami—aah!»
Barrett non le diede tregua. La fece venire una seconda volta tenendola giù fino in fondo, poi ruggì e scaricò la quarta carica della notte dritto nell’utero di lei. Le anche si contrassero a scatti; la sborra uscì subito ai lati, spessa e bianca, colando lungo le palle e sulle mani di Marco. Quando Brigitte si sollevò tremando, un filo denso le pendette dalla figa aperta fino a toccare il pavimento.
«In ginocchio, cuck», disse Barrett. «Pulisci prima che le prenda il culo. Voglio che sia sloppy ma non troppo.»
Marco si buttò in ginocchio tra le gambe spalancate della moglie. La lingua gli affondò nella figa calda, cremosa, leccando avidamente la sborra fresca mescolata ai succhi di squirt. Il sapore era amaro, salato, maschile; lo ingoiò tutto, succhiando le labbra gonfie, spingendo la lingua il più a fondo possibile mentre Brigitte gli premeva la nuca e dondolava i fianchi sulla sua faccia. «Bravo cagnolino… ah, sì, lecca tutto… senti com’è piena di lui… il tuo unico lavoro adesso…»
Quando la figa fu abbastanza pulita, Barrett la girò a pecorina sulla chaise. Le chiappe di Brigitte erano morbide, bianche, già segnate dalle mani. Lui le sputò sul buco del culo, ci strofinò due dita ungendo, poi ci premette la glande ancora lucida di sborra. «Guardalo, Marco. Guarda come le apro il culo. Vuoi vedere tua moglie che prende cazzo nel culo sotto i tuoi occhi, vero?»
«Sì… cazzo sì… aprila…», gemé Marco, la voce strozzata, il cazzo che gli doleva dal non venire.
Barrett spinse lento. La testa del cazzo scomparve nel buco stretto di Brigitte; lei urlò, un suono lungo e gutturalo di piacere-dolore. «Oh dio—è enorme—mi stira il culo—Marco, guardami—sto prendendo un cazzo vero nel culo mentre tu stai lì a guardare con la faccia piena di sborra… spingi, Barrett, sfondami…»
Centimetro dopo centimetro il monumento scomparve. Quando fu tutto dentro, Barrett iniziò a scoparla con botte lunghe e profonde, le palle che sbattevano contro la figa ancora colante. Il suono era obsceno: pelle umida, gemiti rotti, il respiro pesante di Barrett. Brigitte si aggrappò ai bordi della chaise, le tette che pendevano e oscillavano, e fissava Marco negli occhi. «Più forte… usami il culo come una troia… Marco, toccami la figa mentre mi fotte lì… dita dentro, subito…»
Marco infilò due dita nella figa della moglie mentre Barrett martellava il culo. Sentiva il cazzo grosso muoversi dall’altra parte della parete sottile; la figa gli si contraeva intorno alle dita a ogni spinta. Brigitte squirtò di nuovo, bagnandogli la mano e il polso. Barrett grugnì e accelerò, le mani che le spalancavano le chiappe per far vedere a Marco ogni centimetro che entrava e usciva, il buco rosso e stirato intorno alla vena.
«Sto per sborrare nel culo di tua moglie, cornuto. Digli che sei contento.»
«Sborrale dentro… riempile il culo… sono il tuo bellissimo cornuto…», raucò Marco, le lacrime di umiliazione e eccitazione che gli bruciavano gli occhi.
Barrett affondò fino in fondo e scaricò con un ruggito basso. La sborra calda riempì il culo di Brigitte; quando si sfilò, un fiotto bianco le uscì subito, colando sulla figa e sulle dita di Marco. Lei tremava tutta, ansimante, la maschera storta, il rossetto sbavato. «Lecca… lecca il mio culo pieno… adesso…»
Marco ci si buttò senza esitazione. La lingua gli entrò nel buco aperto e caldo, leccando e succhiando la sborra densa che usciva a ondate. Il sapore era ancora più forte, più sporco. Brigitte gemé di puro piacere, spingendo indietro il bacino sulla faccia del marito mentre Barrett lo guardava dall’alto, il cazzo ancora semi-duro che gli batteva una guancia.
«Ingoi tutto, cuck. Non lasciare neanche una goccia.»
Quando finalmente alzò la testa, la faccia di Marco era un pasticcio lucido di sborra e saliva. Barrett gli diede un leggero schiaffo col cazzo, poi si sistemò i pantaloni. Brigitte si girò, ancora ginocchio a terra, e prese il volto del marito tra le mani. Lo baciò a lungo, sporca e profonda, condividendo il sapore della sua stessa sborra e del culo, la lingua che gli leccava i denti.
«Sei perfetto così», sussurrò contro la sua bocca. «Il mio cornuto devoto. Stasera ti ho umiliato come meritavi… e come volevi.»
Barrett posò una mano possessiva sulla nuca di Brigitte, le dita che le accarezzavano i capelli sudati. «La notte finisce qui per ora. Ma non abbiamo finito.» Guardò Marco dritto negli occhi dietro la maschera d’oro. «La prossima settimana c’è un’altra mascherata, più privata, in una villa sull’acqua. Porterò due amici. Uomini grossi come me. Tua moglie li prenderà tutti e tre mentre tu stai in ginocchio a tenere le gambe aperte e a leccare quello che cola. Magari le leghiamo le mani e le bendiamo gli occhi. Ti piacerebbe, vero? Vedere la tua puttana sposata piena di tre cazzi mentre tu piangi di eccitazione.»
Brigitte rise bassa, ancora tremante, e leccò una traccia di sborra dal labbro di Marco. I suoi occhi brillavano di schemi già pronti. «Sì. Lo faremo. Ti farò guardare mentre mi riempiono figa, culo e bocca insieme. E tu pulirai tutto, uno dopo l’altro. Poi, quando torneremo a casa, ti farò dormire ai piedi del letto odoroso di loro. Sto già pensando a come vestirmi… a come farti inginocchiare appena entriamo. La prossima volta ti farò venire solo dopo avermi vista squirtare sui loro volti. Sei d’accordo, amore? Dimmi che non vedi l’ora.»
Marco, il cazzo ancora duro e dimenticato, la faccia lucida, annuì con la gola stretta dal piacere malato. «Non vedo l’ora… sono il tuo cornuto… usami come vuoi… la prossima settimana… tutti e tre…»
Barrett sorrise, sistemandosi la maschera. «Allora è deciso. Esci da qui con la figa e il culo ancora aperti, Brigitte. Lascia che la nebbia e gli altri vedano cosa ti ho fatto. E tu, Marco, cammina dietro con il cazzetto fuori. Voglio che tutti sappiano chi sei.»
Uscirono di nuovo nel labirinto di vapori, Brigitte con le gambe tremante e la sborra che le colava ancora lungo le cosce interne, Barrett che la teneva per il polso come una proprietà preziosa, e Marco zoppicante dietro, il cuore già a martello al pensiero della villa sull’acqua, dei due amici sconosciuti, delle legature, della sua faccia di nuovo tra le chiappe di lei a leccare tre cariche diverse. La mascherata di quella notte era finita, ma nella mente di Brigitte e di Barrett—e nel bruciore dolce tra le palle di Marco—la prossima umiliazione era già scritta, già sudata, già inevitabile.
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