Amici che si Baciano al Ballo in Maschera

Carmen convince Cody a farsi scopare da Omar al ballo in maschera mentre lui guarda eccitato e umiliato.

5 min read August 29, 2026New

Sono Cody, un marito devoto di trentadue anni, e mia moglie Carmen ha ventinove anni, un corpo sensuale che conosco a memoria e una curiosità che da mesi mi tiene sveglio di notte. Eravamo stati invitati a un ballo in maschera esclusivo tra amici intimi, uno di quelli dove i costumi veneziani nascondono i volti e le regole scritte spariscono dietro il pizzo e i domino. Io indossavo un abito nero con una mezza maschera di cuoio; Carmen era una visionaria in corsetto rosso scuro, gonnellino corto di seta e una maschera dorata che lasciava libere solo la bocca e il mento. La sala odorava di cera, vino e profumi mescolati; le luci basse facevano brillare i monili e le spalle nude.

La tensione è nata presto. Omar, amico del gruppo, alto, spalle larghe, maschera nera che accentuava la linea della mascella, ha chiesto a Carmen un ballo con un tono che non ammetteva rifiuto. Lei ha accettato con un sorriso che conoscevo troppo bene. Li ho guardati mentre giravano: la sua mano sulla schiena di lei, le dita che scendevano un centimetro più in basso del consentito, lei che non si scostava. Quando la musica ha fatto una pausa, Carmen mi ha preso per il polso e mi ha trascinato in un angolo buio dietro una colonna di stucco. Il cuore mi batteva in gola.

«Cody», ha sussurrato contro il mio orecchio, la voce calda e un po’ tremante di eccitazione, «l’idea di baciarlo davanti a te… di farmi toccare da lui mentre tu guardi… mi fa bagnare da morire. Lo voglio. Dimmi che lo vuoi anche tu.»

Mi sono sentito umiliato e duro allo stesso tempo. Il cazzo premeva contro i pantaloni con una sincerità crudele. Ho inghiottito. «Lo voglio», ho risposto, la voce roca. «Voglio vederti. Voglio che lui ti tocchi e che tu goda sapendo che io sto qui a spalancare gli occhi.» Carmen mi ha baciato sulla bocca, un bacio breve e sporco, poi è tornata sulla pista.

Durante la danza lenta la maschera di Carmen è scivolata di lato. Omar non ha esitato: l’ha presa per la nuca e l’ha baciata in mezzo alla folla mascherata, lingua profonda, mano sul culo stretto nel raso. Io stavo a pochi metri, il cazzo duro che pulsava a ogni secondo. Carmen ha aperto gli occhi durante il bacio e mi ha cercato; quando mi ha trovato, il suo sguardo era carico di desiderio e di una punta di trionfo. Ha spezzato il bacio, mi ha preso la mano e mi ha tirato vicino.

«Voglio di più», mi ha soffiato sulle labbra, mentre Omar restava alle sue spalle, già con un’erezione evidente. «Voglio che mi scopi. Qui. Mentre tu assisti. Portaci via.»

L’umiliazione mi bruciava le guance e mi gonfiava ancora di più il cazzo. L’ho seguita senza una parola quando lei ha preso Omar per la cravatta e ci ha trascinati in una saletta privata fuori dalla sala da ballo: divano di velluto scuro, una lampada bassa, la porta che si è chiusa con un click sordo. L’aria odorava di polvere e di profumo di lei.

Carmen si è inginocchiata subito. Ha slegato i pantaloni di Omar con dita veloci e gli ha tirato fuori il cazzo grosso, già lucido in cima. L’ha guardato un secondo, poi ha alzato gli occhi verso di me. «Guardami, Cody. Guarda come lo succhio.» Ha aperto la bocca e l’ha preso fino in fondo, guance cave, saliva che scendeva lungo l’asta mentre Omar le teneva i capelli e spingeva piano. Il suono bagnato riempiva la stanza. Io mi sono appoggiato al muro, ho aperto la brachetta e ho preso in mano il mio cazzo, strofinandolo lento, impotente a toccarla, costretto solo a vedere. Lei gemmeva intorno a quel cazzo, occhi lucidi fissi nei miei, e ogni gemito mi umiliava e mi faceva pulsare.

Omar l’ha tirata su, l’ha girata e l’ha piegata sul bracciolo del divano. Le ha alzato il gonnellino, le ha abbassato le mutandine bagnate e gliele ha lasciate alle caviglie. Carmen ha voltato la faccia verso di me mentre lui le spingeva dentro con un colpo deciso, fino in fondo. Ha gemuto il mio nome — «Cody… cazzo, Cody» — e mi ha guardato dritto negli occhi mentre Omar iniziava a scoparla con spinte profonde e forti, le mani strette sui fianchi, il suono umido di pelle contro pelle. Io mi masturbavo più forte, le dita scivolose di precome, incapace di avvicinarmi, obbligato a restare spettatore del modo in cui il cazzo di un altro entrava e usciva da mia moglie.

«Più forte», ha ordinato Carmen, la voce spezzata. Omar le ha dato uno schiaffo secco sul culo; la carne ha tremato e lei ha urato di piacere. Poi l’ha fatta alzare, si è seduto sul divano e l’ha fatta montare in cowgirl inversa, schiena contro il suo petto, cosce aperte verso di me così che potessi vedere tutto: le labbra aperte, il cazzo grosso che spariva dentro di lei, il clitoride gonfio. Carmen cavalcava con forza, i seni che saltavano fuori dal corsetto, e Omar le schiaffeggiava il culo a ogni discesa, lasciando segni rosa. Lei urlava, mi guardava, mi diceva quanto fosse pieno, quanto gli piacesse sentirlo così a fondo mentre io mi strofinavo da solo come un cane.

Omar ha gemuto basso, l’ha stretta e le ha sparato dentro con spinte lunghe, riempiendola. Ho visto il suo cazzo pulsare, ho visto il seme spingere fuori intorno all’asta mentre Carmen veniva stringendosi, le cosce che tremavano, la bocca aperta sul mio nome. In quello stesso istante sono venuto anch’io, umiliato, sborrando sul pavimento di legno tra i miei piedi, il getto caldo che mi scivolava sulle dita mentre guardavo il gocciolio bianco uscire da mia moglie.

Carmen è rimasta ansimante, ancora seduta su di lui, il seme di Omar che le colava tra le cosce e le scendeva lungo l’interno fino al ginocchio. Si è alzata barcollando, è venuta verso di me, mi ha preso la faccia con entrambe le mani e mi ha baciato spingendo la lingua in bocca, facendomi assaggiare il sapore di lui mescolato al suo. Poi si è abbassata un poco, ha raccolto con due dita il gocciolio caldo che le usciva ancora dalla figa e me le ha spinte tra le labbra.

«Leccale, cornuto», ha sussurrato, gli occhi scuri e soddisfatti. «Ingoia il cazzo di Omar che mi ha riempito mentre tu sborravi per terra come un coglione.»

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