Una notte sola nella vasca idromassaggio

Una notte nella vasca idromassaggio, la vicina Estelle sfiora la gamba di Callum e scatena una passione segreta.

12 min read August 27, 2026New

La terrazza del condominio era avvolta in un silenzio raro, rotto solo dal mormorio basso dei getti della vasca idromassaggio e dal lontano brusio della città. Le luci soffuse sotto l’acqua trasformavano il vapore in un alone dorato, e Callum, appena tornato dal cantiere con le spalle ancora tese da una giornata di disegni e decisioni, aveva pensato di concedersi solo dieci minuti di calore. Invece aveva trovato lei.

Estelle stava già immersa fino alle spalle, i capelli scuri raccolti alla meno peggio sulla nuca, gocce d’acqua che le scendevano lungo il collo e sparivano tra le curve del bikini minuscolo. Due pezzi neri, ridotti all’essenziale: la coppa del reggiseno lasciava indovinare più di quanto coprisse, e il pezzo sotto, annodato sui fianchi con due laccetti sottili, disegnava l’osso dell’anca e la linea morbida del ventre. Lo guardò salire i due gradini di pietra e sorrise, quel sorriso malizioso che lui aveva notato tante volte dal pianerottolo, quando lei usciva di casa con la borsa della spesa o tornava di sera con i tacchi che battevano leggeri.

«Non mi dire che anche tu scappi dalla solitudine del divano», disse, la voce calda, un filo di ironia. «Entra. L’acqua è perfetta e io non mordo… almeno non subito.»

Callum esitò un secondo, le mani ancora sui lacci del costume scuro. Aveva trentadue anni, un corpo asciutto da chi scalava ponteggi e stava ore chino sui tavoli da disegno, spalle larghe, addome segnato senza esagerazione. Lei ne aveva ventotto, single dichiarata, e da mesi occupava l’appartamento di fronte al suo. Quante volte si erano salutati nell’ascensore con sguardi un po’ troppo lunghi, battute sul vicino rumore della pioggia o sul cattivo caffè del bar sotto casa. Mai niente di più. Stanotte, però, il terrazzo era deserto e l’aria sapeva di possibilità.

Si calò nell’acqua calda. I getti gli massaggiarono le cosce e la schiena mentre prendeva posto di fronte a lei, abbastanza vicino da sentire il calore del suo corpo oltre quello dell’acqua. Le bolle salivano tra di loro, facendole danzare il tessuto del bikini contro la pelle.

«Non pensavo di trovarti qui a quest’ora», disse lui, cercando di tenere un tono leggero. «Di solito a mezzanotte sei già chiusa in casa con un libro e una tisana, o sbaglio?»

Estelle rise piano, inclinando la testa. «I libri stasera mi annoiavano. E poi… sapevo che a volte vieni qui dopo i turni lunghi. Ti ho visto dalla finestra, Callum. Più di una volta.» Affondò un poco di più, le ginocchia che si aprivano appena sotto la superficie. «Sei un architetto molto… osservabile, quando ti togli la camicia sudata e resti in canottiera sul balcone.»

Il sangue gli salì alle tempie. Lei non distoglieva lo sguardo; le pupille dilatate dalla luce bassa, le labbra umide. Sentì il desiderio posarsi basso nel ventre, lento e preciso. «Quindi mi spiavi», rispose, sorridendo a sua volta, la voce più roca. «Dovrei sentirmi lusingato o preoccupato?»

«Lusingato», sussurrò lei. «Decisamente lusingato.»

Un getto più forte li scosse entrambi. Estelle spostò una gamba per sistemarsi meglio e il suo piede, nudo e caldo, sfiorò accidentalmente il polpaccio di Callum. Non lo ritirò. Restò lì, la pianta leggermente premuta contro la sua pelle, le dita dei piedi che facevano una pressione minima, quasi interrogativa. Lo guardò intensamente, senza sorridere più. Solo quel contatto sotto l’acqua, nascosto dalle bolle, e lo sguardo che diceva tutto il resto.

Callum non si mosse subito. Sentì il battito accelerare, l’erezione già evidente sotto il costume che l’acqua calda rendeva ancora più sensibile. Poi alzò una mano, lenta, deliberata, e la fece scivolare lungo la coscia di lei. Le dita rimasero sulla parte esterna prima, poi si spinsero più in alto, verso l’interno, dove la pelle era più morbida e tremante. Le accarezzò la coscia con decisione, il pollice che disegnava piccoli cerchi appena sotto l’orlo del bikini.

Estelle spirò un respiro corto. «Dio…», mormorò. «Lo faccio da settimane, Callum. Ti guardo e immagino le tue mani esattamente così. Ogni volta che ci incrociamo nell’androne, ogni volta che sento la tua porta chiudersi di sera… mi bagnavo solo a pensarci. Volevo che mi toccassi. Volevo sentire come sei duro quando ti ecciti per me.»

Le parole gli arrivarono dritte tra le gambe. Si sporse, l’acqua che si agitava intorno ai loro petti, e la baciò. Non fu un bacio cauto: fu urgente, bocca aperta, lingua che cercava la sua con fame. Estelle gli rispose subito, le braccia che gli salivano al collo, il seno premuto contro il torace di lui attraverso il tessuto bagnato. Il bikini era così sottile che sentiva i capezzoli induriti, e le sue mani scesero lungo la schiena di lei, afferrandole i fianchi, tirandola più vicino finché le cosce di Estelle non si aprirono per accoglierlo tra di esse, ancora sopra i costumi.

Le bolle continuavano a salire, a far gorgogliare l’acqua intorno ai corpi che si cercavano. Callum le baciò il collo, il sapore del cloro leggero e della pelle calda, poi scese più in basso, le labbra sul bordo del reggiseno del bikini. Con le dita liberò un laccio, poi l’altro; le coppe scivolarono via e i seni di Estelle emersero, pieni, i capezzoli scuri e turgidi. Li prese in mano, li strinse con cura, poi chinò la testa e ne succhiò uno, forte, mentre l’altra mano scendeva tra le sue gambe e scostava il pezzo di stoffa già spostato di lato.

Lei gemette contro i suoi capelli. «Sì… toccami. Dio, le tue dita…» Si muoveva contro la sua mano, il clitoride già gonfio sotto il polpastrello di lui, le pieghe bagnate non solo dall’acqua della vasca. Callum le fece scivolare due dita dentro, lente all’inizio, poi più profonde, curvandole mentre il pollice continuava a strofinare in circolo. Estelle gli afferrò i capelli, gli morse la spalla senza fargli male, e con l’altra mano scese a cercare il contorno duro del suo cazzo sotto il costume.

Lo liberò. L’acqua calda avvolse la sua erezione mentre lei lo stringeva, lo pompava con un ritmo sicuro, il pollice che stendeva la goccia di liquido pre-eiaculato sulla testa. Si baciavano di nuovo, disordinati, denti e lingue, respiri corti che si mescolavano al suono dei getti. Callum le alzò un poco il bacino, abbastanza da far scivolare la punta del suo cazzo contro l’ingresso bagnato di lei, strofinandosi lì senza entrare ancora, solo per sentire quanto era stretta e pronta.

«Ti voglio dentro», ansimò Estelle contro la sua bocca. «Da settimane. Qui, adesso, prima che qualcuno…» Non finì la frase. Si sollevò ulteriormente, guidandolo con la mano, e fece scendere i fianchi. Lui entrò con un unico spinta lenta e profonda, fino in fondo, e entrambi restarono immobili un secondo, fronti unite, l’acqua che si muoveva intorno ai punti in cui i loro corpi si univano.

Poi lei iniziò a muoversi. Piccole ondate dei fianchi, avanti e indietro, prendendo tutto il suo spessore. Callum le tenne i glutei, la aiutò nel ritmo, spingendo verso l’alto ogni volta che lei scendeva. I seni di Estelle oscillavano a pochi centimetri dal suo volto; lui li prese di nuovo in bocca, succhiando mentre la scopava con colpi sempre più decisi. L’acqua schizzava sui bordi della vasca, i gemiti di lei si facevano più alti, meno controllati.

«Più forte», chiese, la voce spezzata. «Callum… così, proprio così…»

Lui le rovesciò il peso, la fece sedere meglio sul bordo interno della panca sommersa e si piazzò tra le sue gambe aperte, spingendo più a fondo, più duro. Una mano le restava sul clitoride, strofinando in tempo con le penetrazioni; l’altra le teneva un seno, il pollice sul capezzolo. Estelle aveva la testa riversa all’indietro, la gola esposta, le labbra socchiuse. Ogni spinta faceva uscire da lei un suono bagnato e affamato. Callum sentiva già la pressione salire, le palle tese, ma rallentò apposta, uscì quasi del tutto e rientrò millimetro per millimetro, guardandola negli occhi.

«Guardami mentre ti scopo», le disse, basso. «Voglio vederti quando ti vieni intorno al mio cazzo.»

Lei obbedì, lo sguardo velato di piacere, le unghie conficcate nelle sue spalle. Si strinsero di nuovo, il bacio diventato morsi leggeri, saliva e acqua. Le dita di Callum accelerarono sul clitoride; le spinte ripresero un ritmo sincopato, profondo, che faceva picchiare il bordo della vasca contro la schiena di lei. Estelle iniziò a stringerlo a ondate, i muscoli interni che pulsavano, e lui capì che era vicina.

Non si fermò. Continuò a prenderla, a toccarla, a sussurrarle contro l’orecchio quanto era stretta, quanto l’aveva desiderata anche lui guardandola dal pianerottolo con la hard-on nascosta nei pantaloni. Lei venne con un grido soffocato contro la sua spalla, il corpo che si inarcava, le cosce che gli tremavano ai fianchi, il calore umido che lo avvolgeva a ondate. Callum la tenne attraverso tutto l’orgasmo, le spinte più corte e più profonde, godendosi ogni contrazione.

Quando lei iniziò a riprendere fiato, lui non era ancora venuto. Restò dentro di lei, duro, pulsante, e le baciò la tempia bagnata di sudore e vapore. Estelle aprì gli occhi, un sorriso lento e sazio che già tornava a diventare affamato. La sua mano scese di nuovo tra i loro corpi, lo strinse alla base dove erano ancora uniti.

«Non hai finito», mormorò. «E io non ho ancora finito con te. Portami dentro… o restiamo qui e ti faccio venire in gola prima che l’acqua si raffreddi. Scegli, architetto. Ma scegli adesso.»

Callum la guardò, il cazzo ancora sepolto nella sua figa calda, il cuore che martellava, e capì che la notte era solo all’inizio. L’acqua gorgogliava intorno a loro, il terrazzo restava deserto, e le dita di Estelle già iniziavano a muoversi di nuovo, promettendo tutto il resto.

L’acqua gorgogliava ancora tra i loro corpi uniti quando Estelle precò le labbra contro quelle di Callum con una fame improvvisa, la lingua che si apriva a cercarlo mentre le anche iniziavano un movimento lento e circolare. Lui era ancora sepolto dentro di lei, duro e pulsante, e ogni piccolo rollio dei fianchi di lei lo faceva sentire più a fondo, le pareti calde e strette che lo stringevano. Le mani di Callum salirono lungo la schiena bagnata, liberarono del tutto i lacci del bikini già sciolti e gettarono via il tessuto. I seni di Estelle gli riempirono i palmi, pesanti e morbidi, i capezzoli scuri già turgidi dal desiderio e dall’acqua calda. Li strinse, li sollevò, poi chinò la testa e ne prese uno in bocca, succhiando forte, la lingua che ci girava intorno mentre l’altro lo pinzava delicatamente tra le dita.

«Cazzo, sì… così», gemette lei contro i suoi capelli, la voce roca. Si sollevò appena quanto bastava per far scivolare una mano tra di loro, abbassò del tutto il costume di lui già spostato e gli strinse il cazzo alla base, sentendo le vene turgide sotto le dita. Lo masturbò sott’acqua con un ritmo deciso, il pollice che stendeva il liquido pre-seminale sulla testa sensibile, pompandolo mentre lo baciava di nuovo, bocca aperta, denti che graffiavano il labbro inferiore. Poi si sollevò di più, guidò la punta gonfia contro l’ingresso già allargato e si lasciò scendere di colpo, prendendolo tutto fino in fondo con un gemito gola. «Dio, quanto sei grosso… lo sento che mi riempie tutta.»

Si mise a cavalcioni con le ginocchia piantate sulla panca sommersa, le mani sulle spalle larghe di Callum, e iniziò a cavalcarlo. Movimenti profondi, circolari, i fianchi che disegnavano ampi giri mentre lo inghiottiva e lo rilasciava a metà, poi di nuovo fino alle palle. L’acqua schizzava, le bolle le leccavano i seni e il ventre. Callum le afferrò i glutei, le dita che affondavano nella carne morbida, e la aiutò a spingere più forte, alzando il bacino incontro a ogni discesa. I seni di lei oscillavano davanti alla sua faccia; li prese di nuovo in bocca uno dopo l’altro, succhiando i capezzoli fino a farla inarcare la schiena e gemere più alto.

«Più lento… no, più fondo», ansimò Estelle, gli occhi semi-chiusi di piacere. Sentiva ogni centimetro di lui strofinarle il punto giusto dentro, il clitoride che sfregava contro il pube di lui a ogni cerchio. Il calore le saliva dal basso ventre, le cosce le tremavano già. Callum le baciò il collo, le morse piano la spalla, e le sussurrò contro l’orecchio: «Sei stretta da impazzire. Continua a scoparmi così, voglio vederti godere di nuovo sul mio cazzo.»

Lei accelerò, i movimenti più ampi e più urgenti, l’acqua che si agitava violentemente intorno a loro. Poi, senza spezzare il contatto, si girò di schiena, ancora impaled, e si piegò in avanti afferrando il bordo di pietra della vasca con entrambe le mani. Il culo sollevato, la schiena inarcata, i capelli scuri che le cascavano bagnati sulle spalle. Callum non perse un secondo: le afferrò i fianchi, uscì quasi del tutto e la rifece entrare con una spinta potente che le strappò un grido. Iniziò a scoparla da dietro con colpi lunghi e duri, le palle che le battevano contro il clitoride a ogni affondo, l’acqua che schizzava sui loro corpi e sul terrazzo.

Schiaffeggiò un gluteo, poi l’altro, il suono umido che si mescolava ai gemiti di lei. La carne rose, marcata dalle sue dita. Estelle spingeva indietro incontro a ogni spinta, la figa che lo succhiava, i muscoli interni che già iniziavano a contrarsi. «Più forte… Callum, scopami più forte, ti prego», ansimava, la voce spezzata. Lui le diede un altro schiaffo sonoro sul culo e le fece scivolare una mano sotto, tra le pieghe bagnate, trovando il clitoride gonfio. Lo strofinò in cerchi rapidi e precisi mentre la penetrava a fondo, le spinte che facevano picchiare i fianchi di lei contro il bordo.

Il piacere le montò come un’onda. Estelle gettò la testa all’indietro, i seni che dondolavano, e venne gridando, un urlo lungo e rauco che non riuscì a soffocare. Il corpo le si contrasse tutto, le cosce che tremavano, la figa che pulsava intorno al cazzo di lui a ondate calde e strette. Callum la tenne ferma, continuando a spingere e a strofinarle il clitoride attraverso tutto l’orgasmo, godendosi ogni spasmo, ogni gemito strozzato. Quando lei iniziò a rammollirsi, ansimante, lui uscì lentamente, ancora duro come pietra, il cazzo lucido di lei e di acqua.

Estelle si voltò, le ginocchia che cedettero sul fondo della vasca, e si inginocchiò tra le sue gambe. L’acqua le arrivava al petto. Guardò su, lo sguardo ancora velato di orgasmo ma già affamato di nuovo, e gli strinse il cazzo con entrambe le mani. Lo pompò un paio di volte, poi chinò la testa e lo prese in bocca. Labbra calde che si chiusero intorno alla testa, lingua che ci girava, succhiando con passione. Scese più in basso, inghiottendo quanto poteva, la gola che si apriva mentre una mano gli massaggiava le palle tese. Callum le afferrò i capelli bagnati, gemendo basso. «Cazzo, Estelle… la tua bocca…»

Lei succhiava con ritmo, saliva e acqua che le colavano dal mento, la lingua che premeva sulla vena inferiore a ogni risalita. Lo guardava negli occhi mentre lo faceva, le labbra rosse e lucide intorno al suo spessore. Callum sentì le palle tirarsi, la pressione esplodere. «Sto per…» riuscì solo a dire. Lei non si ritrasse: lo prese più a fondo e lo lasciò esplodere dritto in gola. Getti caldi e spessi che le riempirono la bocca; li ingoiò tutti, uno dopo l’altro, la gola che lavorava, lo sguardo complice e sazio che non lasciava il suo. Quando l’ultimo spasmo passò, leccò via le ultime gocce con la lingua, pulendolo delicatamente, e si staccò con un suono umido.

Callum la tirò su, l’acqua che scivolava tra i loro corpi nudi, e la baciò. Un bacio lento, dolce, sapore di sé e di lei mescolati, le labbra che si sfioravano sotto le stelle che filtrava tra le nuvole sottili. I getti della vasca ripresero un ritmo più quieto intorno a loro. Estelle gli appoggiò la fronte contro la spalla, il respiro che si calmava, le dita che disegnavano cerchi pigri sul petto di lui.

«Questa notte sola…», mormorò lui contro i suoi capelli. «Non basta.»

Lei alzò lo sguardo, un sorriso piccolo e segreto. «No. Non basta. Da domani, quando ci incontreremo nell’androne, sapremo. Quando sentirai la mia porta chiudersi, saprai che ti sto aspettando. Questa vasca… è solo l’inizio.»

Si baciarono di nuovo, più piano, le braccia che si avvolgevano mentre l’acqua calda li cullava e la città lontana restava solo un brusio indifferente.

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