Incontro proibito tra i barili
Incontro proibito tra i barili Ingrid, la calda MILF padrona della cantina, si fa scopare selvaggiamente dal giovane magazziniere Silas tra i bar
Il sole di mezzogiorno filtrava a stento dalle strette finestrelle del magazzino, disegnando strisce d’oro polveroso sui barili di rovere allineati come soldati silenziosi. Silas, ventidue anni, spalle larghe e braccia snodate dal lavoro, sollevava un’altra cassa di bottiglie con un grugnito basso. Il sudore gli colava lungo la schiena, bagnando la maglietta scura che gli si appiccicava al torace. Ogni settimana era lo stesso rito: lei compariva senza preavviso, Ingrid, la padrona, quarantacinque anni di curve morbide e seno generoso che tendeva le camicette di seta, moglie del proprietario ma con gli occhi sempre più affamati sul suo corpo giovane.
Quella mattina lo sguardo di lei si era attardato troppo a lungo mentre lui piegava le ginocchia per sollevare un fusto. Ingrid aveva sorriso, quel sorriso malizioso che faceva rizzare i peli sulla nuca a Silas, e aveva mormorato: «Guarda che muscoli… un ragazzo così vigoroso fa venire voglia di cose che una donna sposata non dovrebbe ammettere.» Lui aveva arrossito, ma il cazzo gli aveva già dato un tuffo nei pantaloni. I commenti diventavano ogni volta più audaci. «Se ti spogliassi, Silas, scommetto che troverei qualcosa di grosso e duro che pulserebbe per me.» Lei rideva basso, e se ne andava lasciandolo con le palle pesanti e la testa piena di fantasie sporche.
Quel pomeriggio il magazzino era deserto. Solo il ticchettio lontano di una pompa e l’odore acre del legno bagnato di vino. Silas stava contando le botti della fila est quando sentì i tacchi leggeri sul cemento. Ingrid si avvicinò fingendo di controllare le etichette, ma la mano le sfiorò volutamente il braccio nudo, dita calde che rimasero un secondo di troppo sulla pelle sudata.
«Mamma mia, come sudi…» sussurrò con voce roca, avvicinando il naso al suo bicipite. «Odori di uomo vero. Di giovane potente.» Gli occhi scuri di lei brillavano. «Sai da quanto tempo mi tocco la notte pensando a queste braccia che mi tengono aperta? Desidero un cazzo fresco e duro come il tuo, Silas. Non quello stanco di mio marito. Voglio sentirti spingere fino in fondo, farmi sborrare come una troia.»
Il sangue gli salì dritto al bacino. Silas la guardò, labbra socchiuse, e ammise a bassa voce, la gola stretta dall’eccitazione: «Da mesi, Ingrid. Da mesi mi seggo nel bagno del magazzino immaginando le tue tette pesanti sul mio volto, il tuo culo maturo che rimbalza mentre ti scopi. Ogni cazzo giorno.»
Non ci fu più spazio per le parole. Lei lo afferrò per la nuca e lo baciò con fame, lingua calda e umida che gli invase la bocca. Silas rispose con altrettanta violenza, le mani già sotto la gonna di lei, affondando nelle cosce morbide, poi più su fino a stringere le chiappe piene. Ingrid gemette nel bacio, digrignando i denti contro il labbro inferiore di lui mentre gli palpeggiava il pacco duro attraverso i jeans. «Cazzo, è grosso davvero…» ansimò, sbottonandolo frettolosa. Il cazzo di Silas saltò fuori, teso, venoso, la testa già lucida di liquido pre-eiaculatorio. Lei lo avvolse con le dita e lo strinse, sentendo il calore pulsante.
Senza esitazione Ingrid si inginocchiò tra i barili, le ginocchia sul pavimento freddo, e aprì la bocca. Lingua piatta prima a leccare dal glande fino alle palle, poi labbra che si chiudeero intorno allo stelo grosso e lo inghiottirono. Silas emise un gemito gutturale, una mano nei capelli scuri di lei mentre lei lo prendeva fino in gola, occhi alzati a guardarlo con fame pura. La saliva gli colava lungo le palle, il suono umido e schiocchianti di succhi e gola che si apriva. Ingrid pompava con la testa, sugando con avidità, una mano a massaggiarsi le tette ancora vestite, l’altra a grattargli delicatamente le palle pesanti. «Mmmh… che sapore di cazzo giovane…» borbottò tra una boccata e l’altra, prima di riaffondarlo fino a sentirsi il glande premere contro la parete della gola.
Silas non reggeva più. La sollevò di peso, le mani sotto le ascelle, e la piegò contro una botte enorme di rovere. La gonna le venne alzata di scatto, gli slip di pizzo nero strappati con un tiro secco. Il culo maturo di Ingrid, rotondo e pieno, gli si offrì nudo, la figa già gocciolante di eccitazione. Lui le diede uno schiaffo sonoro su una natica, lasciando l’impronta rossa, poi un altro sull’altra. «Strozzami con questa figa da MILF,» grugnì, e spinse il cazzo dentro di lei in un colpo solo, fino in fondo.
Ingrid urlò di piacere, le mani aggrappate al legno della botte mentre Silas la scopava selvaggiamente da dietro, bacino che sbatteva contro le chiappe morbide con schianti umidi. Ogni spinta faceva oscillare le tette pesanti ancora imprigionate nella camicetta; lui gliela strappò, bottoni che volarono, e le afferrò i seni, pizzicando i capezzoli duri mentre la sfondava. «Più forte, cazzo, scopami come una puttana…» ansimava lei, spingendo il culo all’indietro per prenderlo ancora più a fondo. Silas le schiaffeggiava le natiche a ritmo, la pelle che arrossava, la figa stretta che gli succhiava lo stelo a ogni ritirata.
Poi la girò, la stese sul pavimento fresco tra due file di barili, le gambe aperte. Si infilò di nuovo in lei in posizione missionario, il peso del corpo giovane che la schiacciava deliziosamente. Ingrid gli graffiò la schiena nuda, unghie che lasciavano strisce rosse mentre lui pompava a fondo, il pube che sfregava il clitoride gonfio a ogni spinta. «Sì… così… riempimi…» gemette, gli occhi socchiusi dal piacere. Il contrasto la faceva impazzire: la sua esperienza di donna matura che sapeva esattamente come stringere i muscoli vaginali intorno a quel cazzo duro e giovane, e la potenza bruta di Silas che la martellava senza pietà, sudore che gocciolava dal suo petto sulle tette di lei.
Il primo orgasmo la colse come un’onda. Ingrid si inarcò, urla rauche che rimbalzavano tra i barili, la figa che spasimava e spremeva lo stelo di lui in contrazioni violente. Silas non si fermò; continuò a spingere attraverso le scariche di lei, prolungandole, finché un secondo climax più profondo la scosse, gambe che tremavano intorno ai suoi fianchi, un filo di bava che le usciva dall’angolo della bocca. «Vengo di nuovo… cazzo Silas, mi fai squirtare…» singhiozzò, e un getto caldo le bagnò ulteriormente le cosce.
Solo allora Silas sentì le palle contrarsi. Affondò fino alla radice e esplose, getti spessi di sperma caldo che le riempirono la figa, pulsazioni lunghe che la inondavano. Ingrid lo strinse con le gambe ancora tremanti, trattenendolo dentro mentre lo sentiva sborrare a ondate. Ansimanti, sudati, il puzzolente odore di sesso mescolato a legno e vino, lei gli sorrise soddisfatta, le dita che gli accarezzavano i capelli umidi sulla fronte. Il cazzo di lui ancora semi-duro palpitava dentro di lei, lo sperma che già iniziava a colarle lungo la fessura verso il culo.
Ma i passi lontani di un furgone nel cortile li costrinsero a restare immobili un istante di troppo. Ingrid gli mormorò all’orecchio, la voce ancora rauca di orgasmi: «Non abbiamo finito, ragazzo mio. Domani mio marito è fuori tutta la giornata… e c’è una stanza dietro le botti grandi dove nessuno ci sente. Voglio che mi leghi i polsi e mi usi la bocca finché non piango, poi mi prendi di nuovo… e di nuovo.» Il sorriso malizioso le tornò sulle labbra gonfie mentre il seme di Silas le gocciolava ancora caldo tra le cosce.
Il giorno dopo il sole era già alto quando Silas scivolò nel magazzino dalle porte secondarie. L’aria odorava ancora di legno e di vinaccia fermentata, ma oggi c’era qualcosa di più denso, un’attesa che gli faceva pulsare il cazzo contro la zip dei jeans fin dal primo passo. Ingrid lo aspettava dietro le botti grandi, proprio dove aveva promesso. Indossava solo una camicia di seta bianca sbottonata fino al petto e niente sotto; le tette pesanti pendevano nude, i capezzoli già duri, e tra le cosce luccicava la figa rasata e gonfia. In mano teneva una corda di canapa grezza, quella che usavano per legare i fusti.
«Sei in ritardo, ragazzo», mormorò lei con un sorriso lascivo, la voce già roca. «Il mio culo ha bruciato tutta la notte ricordando quanto mi hai riempito ieri. Oggi voglio di più. Voglio che mi leghi e mi usi come una troia da cantina.»
Silas non rispose a parole. La afferrò per i fianchi, la spinse contro la botte più enorme e le strappò la camicia con un gesto secco. I seni rimbalzarono liberi; lui li prese a piene mani, schiacciandoli, mordendo un capezzolo finché lei non gemette. Poi le torse i polsi dietro la schiena e avvolse la corda stretta, nodo dopo nodo, finché la pelle non arrossò e le dita di lei non si contorsero inutilmente. Ingrid ansimava, la figa che già gocciolava sul cemento.
«In ginocchio», ordinò lui. La fece scendere di peso. Il cazzo gli saltò fuori teso e venoso non appena calò i pantaloni; la testa lucida di pre-sborra gli batteva contro le labbra di lei. Ingrid aprì la bocca con fame, ma Silas le afferrò i capelli e se la infilò dritta in gola. «Succhia. E non fermarti finché non piangi di vero.»
Lei lo prese fino in fondo, le labbra tese intorno allo stelo grosso, la gola che si apriva con gorgoglii umidi e schiocchi. Silas pompava i fianchi, spingendo il glande contro la parete molle della gola, tenendola lì finché gli occhi di Ingrid non si riempirono di lacrime. La saliva le colava dal mento sulle tette, filamenti spessi che le bagnavano i capezzoli. «Mmmh… cazzo… più a fondo», borbottò lei tra un rantolo e l’altro, la lingua che gli leccava le palle ogni volta che lui si ritirava. Silas le schiaffeggiò una guancia con il cazzo, poi la riinfilò, più duro, più veloce. Le lacrime scesero libere, strisciando il mascara, e lei piangeva di piacere puro mentre la gola le veniva martellata. «Brava puttana matura», grugnì lui. «Piangi pure, Ingrid. Questa bocca è mia oggi.»
Quando lei iniziò a singhiozzare ad alta voce, il naso che cola e le labbra gonfie e lucide di bava e precome, Silas la sollevò di scatto. La girò, le gambe divaricate, e le diede uno schiaffo sonoro sul culo rotondo. L’impronta rossa spiccò sulla pelle cremosa. «Adesso ti scopro come meriti.» Entrò in un colpo solo, il cazzo che sprofondò nella figa calda e stretta fino alle palle. Ingrid urlò, il suono attutito dai barili, le natiche che ondeggiavano a ogni spinta. Silas la sfondava da dietro con violenza giovane, il bacino che batteva contro le chiappe morbide producendo schianti umidi e carne che sbatteva. Le mani le stringevano i fianchi così forte che lasciavano lividi, tirandola indietro mentre lui spingeva avanti, il glande che le toccava il fondo a ogni affondo.
«Più forte… scopami la figa da MILF… riempimi di nuovo», ansimava lei, spingendo il culo all’indietro. Lui le allungò una mano sotto, le dita che le sfregavano il clitoride gonfio a ritmo sincopato. Ingrid venne la prima volta così, legata e piegata, la figa che si contraeva a spasmi violenti intorno allo stelo, un getto caldo che le schizzò sulle cosce e gli bagnò le palle. Silas non si fermò. Continuò a martellarla attraverso l’orgasmo, prolungandolo, finché lei non urlò di nuovo e un secondo climax la scosse più a fondo, le ginocchia che cedevano.
La fece cadere in avanti sulle braccia legate, poi la girò di scatto e se la caricò a cavalcioni sulla botte orizzontale. Le tette le penzolavano pesanti; lui le afferrò e le strinse mentre la penetrava dal basso, salendo con spinte bruta. «Guarda come ti prendo, donna sposata», ansimò. «Questo cazzo giovane ti fa squirtare meglio di quello di tuo marito, vero?» Ingrid annuì singhiozzando, gli occhi ancora lucidi di lacrime, e strinse i muscoli vaginali per mungerlo. Il terzo orgasmo le arrivò mentre lui le leccava e le mordeva i capezzoli; lei spruzzò di nuovo, il liquido che colava lungo il legno della botte mescolato a vino vecchio.
Silas la scaricò a terra tra due file di barili, le gambe aperte a V. Si infilò di nuovo in lei in missionario, il peso del corpo giovane che la schiacciava deliziosamente contro il pavimento fresco. Lei gli graffiò la schiena con le unghie anche se aveva i polsi legati, lasciando strisce rosse. Lui pompava a fondo, il pube che sfregava il clitoride a ogni spinta, sudore che gocciolava dal petto sulle tette di lei. «Vieni dentro… sborrami la figa… voglio sentire il tuo sperma caldo scorrermi fino al culo», gemette Ingrid. Silas accelerò, le palle che battevano contro di lei, e quando sentì la stretta spasmodica del quarto climax di lei esplose. Getti spessi e caldi le riempirono la figa a ondate, pulsazioni lunghe che la inondavano. Continuò a spingere mentre sborrava, spingendo lo sperma ancora più a fondo, finché non restò una sola goccia.
Ansimanti, sudati, il puzzo di sesso e legno e vino che li avvolgeva, Silas le sciolse finalmente i polsi. Ingrid lo strinse ancora con le gambe tremanti, lo sperma che già le colava abbondante dalla fessura, filamenti bianchi che le scendevano verso il buco del culo e sul cemento. Lui le leccò una lacrima rimasta sull’angolo dell’occhio, poi le baciò la bocca gonfia e saporita di cazzo.
Restarono così un lungo momento, il cazzo di lui ancora semi-duro che palpitava dentro di lei, finché Ingrid non rise basso, la voce rauca e soddisfatta. «Ragazzo mio… se mio marito scopre quanta sborra hai lasciato tra questi barili, dovremo dirgli che è un nuovo millesimo di bianco frizzante.»
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