Tenda Bagnata, Moglie Calda
Renata si fa scopare selvaggiamente da Victor mentre il marito guarda e si sega umiliato.
Sono Hassan, trentacinque anni, e scrivo qui perché non riesco più a tenermelo dentro. Da mesi confesso su questo forum la mia ossessione: guardare mia moglie Renata, trentadue anni, farsi prendere da un altro uomo mentre io resto lì, piccoletto e umiliato, a segarmi lentamente. Renata è bellissima, seni pieni, fianchi larghi, quella figa sempre calda che con me si limitava a gemiti educati. Victor, il nostro vicino di trentotto anni, atletico, spalle larghe, voce bassa, ha iniziato a venire nelle serate in giardino. Lei rideva alle sue battute guardandomi dritto negli occhi, e una sera mi ha sussurrato all’orecchio, mentre lui era a due metri: «Mi piace sentirmi desiderata da un uomo vero, Hassan. E so che ti ecciti a umiliarti.» Il cazzo mi è diventato di pietra nella mutanda. Da quel giorno ho capito che non c’era più scampo.
La sera che tutto è scoppiato faceva un caldo da morire. Victor è passato per un aperitivo. Renata aveva indossato un vestitino bianco leggerissimo, quasi trasparente sotto la luce del soggiorno, e sotto non c’era niente: niente mutandine, niente reggiseno. I capezzoli le premevano contro la stoffa ogni volta che si muoveva. Io preparavo i drink con le mani che tremavano. Lei gli sfiorava il braccio, rideva basso, e quando io facevo una battuta nervosa lei mi guardava con un sorriso cattivo e diceva: «Hassan, stai zitto e porta le olive.» Victor capiva tutto. I suoi occhi le scorrevano sulle cosce nude ogni volta che lei si chinava.
A un certo punto Renata si è seduta sul bracciolo della poltrona accanto a me, mi ha preso il mento e mi ha chiesto, voce dolce e sporca insieme: «Vuoi davvero vedere quanto è bagnata la mia tenda, amore? Vuoi vedere com’è la figa di tua moglie quando un uomo vero la fa colare?» Il cuore mi batteva in gola. Ho annuito. Solo un cenno di testa. Lei ha sorriso e si è alzata, si è girata verso Victor e senza una parola gli ha preso la mano e se l’è portata tra le gambe, sotto il vestitino. «Tocca. Dimmi se è abbastanza bagnata.» Victor ha passato le dita sulla sua fessura e ha tirato fuori due dita lucide. «È un lago», ha detto. Poi l’ha baciata. Davanti a me. Lingua profonda, una mano sul culo di lei che stringeva forte. Renata ha gemuto nella sua bocca e senza staccarsi mi ha ordinato: «Siediti lì. Sul divano di fronte. Mani sulle ginocchia. Non ti tocchi finché non te lo dico. Guarda e basta.»
Mi sono seduto. Le gambe mi tremavano. Il cazzo mi faceva male dentro i pantaloni. Victor le ha alzato il vestitino fino alla vita e le ha succhiato un capezzolo mentre lei mi guardava. Poi Renata è scesa in ginocchio. Ha sbottonato i jeans di lui, ha tirato fuori un cazzo grosso, venato, già duro, molto più grosso del mio. L’ha guardato un secondo, poi ha girato la testa verso di me e ha detto: «Guarda che cazzo, Hassan. Il tuo è un ditino al confronto.» Ha aperto la bocca e se lo è cacciato dentro fino in gola. Un solo movimento. Ha fatto un verso strozzato, gli occhi le lacrimavano, ma non si è fermata. Saliva che le colava sul mento mentre lo pompava. Ogni tanto si staccava, una filo di bava ancora attaccato al glande, e mi diceva: «È più grosso. È più duro. Mi arriva in fondo alla gola e a te non succede mai. Senti com’è duro, Victor? Scopami la faccia.» Lui le ha preso i capelli e ha iniziato a spingere, fotterle la bocca con colpi lunghi. Renata gorgogliava, ma teneva gli occhi su di me. «Tua moglie è una troia di gola», ha detto Victor. Lei ha annuito con il cazzo ancora in bocca.
Quando si è alzata aveva le labbra rosse e lucide. Ha spinto Victor a sedersi sul nostro divano, quello dove guardavamo la TV la sera, e gli è montata sopra a cavalcioni. Si è presa il cazzo con una mano, se l’è strofinato sulla fessura bagnatissima — faceva un suono schifoso, umido — e poi si è abbassata tutta d’un colpo. Un gemito lungo, di quelli che con me non ha mai fatto. «Cazzo, mi riempie tutta», ha ansimato. Ha iniziato a cavalcarlo con forza, tette che rimbalzavano fuori dal vestitino sceso. Ogni discesa un tonfo umido. Io guardavo il cazzo di Victor sparire dentro la figa di mia moglie e riapparire lucido del suo marcio. Renata mi guardava e rideva tra i gemiti. «Ti piace, cuck? Ti piace vedere come tuo moglie si fa sfondare? È così profondo… mi tocca posti che tu non hai mai toccato.» Si alzava quasi tutto fuori e poi si ripiombava giù con violenza. Le tette le ballavano. Victor le mordeva i capezzoli e le dava schiaffi leggeri sulle chiappe. «Più forte», digrignava lei. «Chiama mia moglie come si merita.»
«Moglie troia», ha ringhiato Victor. «Figa di un altro. Culona da scopare.» Renata ha gemuto più forte. «Sì, sono la moglie troia di Hassan. Dimmi di più mentre mi scopi.» Si è girata a guardarmi di nuovo: «Hassan, tira fuori quel pisellino. Segati. Lento. Se vieni prima di lui ti faccio leccare il pavimento.» Ho obbedito. Ho abbassato la cerniera, ho tirato fuori il mio cazzo piccolo e duro e ho iniziato a masturbarmi con la mano tremante, lento, come ordinato. Ogni volta che stringevo di più lei scuoteva la testa. «Più piano. Devi soffrire.»
Dopo un po’ Victor l’ha sollevata, l’ha girata e l’ha messa a pecorina sul divano. Renata ha allargato le ginocchia, schiena inarcata, culo alto. Lui le ha messo una mano in mezzo alle scapole e l’ha spinta giù col viso contro il cuscino, poi le è entrato dentro d’un colpo solo. Il suono è stato obsceno, un tonfo bagnato. Ha iniziato a scoparla da dietro con spinte lunghe e pesanti. Ogni botta le faceva dondolare le tette e le strappava un gemito gutturale. «Ah… così… più forte… sfondami la figa…» Victor le dava schiaffi sul culo, lasciando macchie rosse. «Moglie troia. Figa da latte. Tuo marito ti guarda mentre ti riempio.» Renata urlava quasi. «Hassan non mi ha mai fatta venire così… mai… cazzo… sto squirtando…» E infatti un fiotto le è uscito mentre lui continuava a martellare. Io mi segavo guardando quel cazzo grosso sparire nel buco di mia moglie, i labbri della figa che si allargavano intorno, il suo succo che gli colava sulle palle e gli scendeva sulle cosce.
«Parlami sporco», le ho chiesto io con voce rotta, umiliato fino al midollo ma duro come non mai. Renata ha girato la faccia sudata verso di me, occhi lucidi. «Il suo cazzo è meglio del tuo. Mi scopa da vera femmina. Tu sei solo un cuck che si sega guardando. Quando finisce voglio che tu veda lo sperma che mi cola. E forse te lo faccio leccare.» Victor ha accelerato, le mani che le stringevano i fianchi lasciando lividi. «Prendi tutto, troia sposata. Prendi il cazzo del vicino.» Renata ansimava: «Vieni dentro… riempimi… voglio sentire i tuoi schizzi caldi mentre mio marito si tocca il pisello ridicolo.»
Victor ha spinto fino in fondo e ha ruggito. Ho visto i suoi fianchi contrarsi, le palle tirarsi su. Ha pompato schizzo dopo schizzo dentro la figa di Renata. Lei si stringeva intorno a lui e gemiti lunghi le uscivano dalla gola. «Lo sento… caldo… tanto… mi sta riempiendo…» Quando lui ha tirato fuori, un filo denso di sborra le è colato subito dalla fessura aperta, giù lungo la coscia interna, gocciolando sul divano. Renata è rimasta un secondo a pecorina, respiro affannoso, figa che pulsava e spitava altro bianco. Poi si è alzata lentamente. Le gambe le tremavano. Si è avvicinata a me con la figa ancora gocciolante, mi ha preso i capelli e mi ha baciato sulla fronte. Una goccia del suo sperma misto al cazzo di Victor mi è cascata sulla guancia. «Guarda», ha sussurrato. Ha allargato le labbra della figa con due dita davanti al mio viso: il buco era rosso, aperto, e ne usciva ancora sborra densa a filo. «Questo è quello che una vera scopata fa a una moglie. Ora vieni. Vieni come il cuck che sei mentre ti guardo.»
Ho accelerato la mano sul mio cazzo piccolo e bagnato di precome. Lei mi sputava parole. «Segati guardando la figa piena. Segati sapendo che non la rimpinzerai mai così. Sei solo un marito umiliato con le palle vuote di orgoglio.» Sono venuto con un gemito strozzato, schizzi deboli sulla mia mano e sul pavimento. Renata ha riso. Victor si riallacciava i jeans alle spalle di lei. Lei ha raccolto un po’ di sborra dalla sua coscia con due dita e me l’ha messa sulle labbra. «Lecca. Assaggia quello che mi ha messo dentro.» Ho leccato. Sapeva di sale e di sconfitta. Poi si è sistemata il vestitino, ancora senza mutande, la tenda bagnata che le cola ancora leggermente lungo la coscia, e mi ha guardato dall’alto in basso mentre io restavo seduto col cazzo floscio e la faccia sporca.
Victor è uscito con un cenno del capo, come se avesse appena preso in prestito qualcosa di suo diritto. Renata si è seduta di fronte a me, ha allargato le gambe e ha spinto fuori con le dita l’ultimo filo di sborra che le colava ancora dalla figa aperta, facendolo cadere sul pavimento tra i miei piedi.
«Domani sera torna, Victor», ha detto a voce alta verso la porta che si chiudeva. Poi ha fissato me, sorriso crudele, e ha sussurrato solo per le mie orecchie: «E tu, cuck, tieni la bocca aperta sotto la mia figa gocciolante, perché la prossima sborra me la faccio sparare in gola e te la sputo in faccia mentre ti seghi di nuovo come il marito frocio e cornutissimo che sei.»
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